giovedì 22 aprile 2010

HEART DAY: UN' (ALTRA) OCCASIONE PER PENSARE

La Terra è un pianeta vivo, forse ancora così vivo da poterci sorprendere giorno dopo giorno con le sue manifestazioni reali di vitalità. Fermarsi all'aperto e sentire un moto d'aria provenire da qualche dove, correre e declinare lo scorrere dell'anima al vibrare delle foglie e dell'erba.
Sentire la propria consapevolezza interiore muoversi sotto un cielo velato di stelle lontanissime, forse anche spente.
Capire quanto siamo piccoli potrebbe renderci, al contempo, anche consapevoli di essere speciali. La natura è rigore, la natura è tutto ciò che di più semplice ed al contempo imprevedibile può esistere al mondo.
E' debole quando spezzi rami di albero o calpesti foglie secche, mentre è potente e prepotente quando fa eruttare vulcani o causare terremoti. La natura ci ha consegnato nelle mani un mondo in stabilissimo equilibrio, un regno nel quale noi abbiamo avuto la possibilità di diventare qualcosa di nuovo, al di là dei soliti viventi confini animale e vegetale.
Abbiamo nell'anima la missione di essere tutori del mondo, architetti del suo stesso futuro attraverso quell'ingegneria di pensiero che oggi vedo così poco attorno a noi.
Se c'è un sogno che è diventato realtà, quel sogno per moltissima parte dell'umanità fa da sempre rima con forbice tecnologica che avanza a gran giornate.
Le affilatissime risorse delle quali disponiamo sono ormai così taglienti da ferire addirittura il pianeta stesso. Nonostante ciò, basta davvero pochissimo perchè la natura riesca a ricordarci quanto siamo prepotentemente controllati da lei.
Nel giorno della Terra, che giorno solo non dovrebbe essere, l'uomo dovrebbe avere il supremo potere di riflettere su argomenti come questi. Il calderone di problemi nei quali ci siamo immersi al 2010 non fa più solo rima con squilibri termodinamici, pressioni e temperature fuori controllo; fa rima con effetto serra, con deforestazione e politiche energetiche sconsiderate.
Rincorriamo le energie rinnovabili solo sulle pagine di libri universitari, sentendo professori e docenti predicare un necessario allontanamento dai tanto inquinanti combustibili fossili.
Se la Terra fosse studentessa universitaria non potrebbe sentire consapevolmente certe parole. Con i se e con i ma l'uomo è andato, paradossalmente rispetto alla sua natura, davvero molto lontano.
Dalla selce alla bomba nucleare è stata fatta davvero tanta strada.
Quanta strada potremo ancora fare, per fortuna o purtroppo, non dipende solamente da noi.
Larga parte delle nostre possibilità dipendono dai piani che Madre Natura disegnerà su di noi, dal ruolo sempre più decisivo o sempre più marginale che deciderà di affidarci.
Ciò che deve sapere è che non tutti la hanno delusa o la deluderebbero; a loro dovrebbe arrivare e tornare a parlare, nel mondo intero attorno a lei.
Se tutto è manifestazione di natura, tutto è altrettanto chiaro e semplificabile secondo armoniche leggi matematiche che l'uomo ha analizzato fin dal suo arrivo come essere pensante.
La rinnovata coerenza dell'essere umano, in un frangente come questo, dovrebbe essere imponente.
Dovrebbe essere stabile e perenne, similmente a quanto scrisse l'inarrivabile Albert Einstein in una lettera ad un pastore di Brooklyn del 1950:
"L'aspirazione fondamentale degli uomini consiste nel cercare di agire con coerenza morale. Ne dipendono il nostro equilibrio interiore e persino la nostra stessa esistenza. Solo la moralità delle nostre azioni può conferire alla vita bellezza e dignità."
Allo stesso modo una nuova umana moralità ridarebbe alla Madre Terra quella bellezza, quella dignità e quella consapevolezza che da sconsiderati gli abbiamo tolto, giorno dopo giorno.

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