mercoledì 7 aprile 2010

FIUME LAMBRO, EMERGENZA CESSATA?

Fino ad un mese fa se ne parlava dovunque, fino al punto che giornali e televisioni sembravano non vedere più altro. Poi, forse per par condicio o per chissà quali altri motivi, l'emergenza sembra cessata.

Uno dei mali principali dell'informazione contemporanea sta proprio in questa sua disastrosa capacità di valutare gli allarmi e le emergenze a "corrente alternata".
Se c'è un'emergenza, quella rimane tale finchè gli schermi televisivi e le pagine dei giornali ne parlano. Non appena il silenzio arriva, tutto passa.
L'informazione italiana pare un pò come la filosofia di Democrito, all'insegna del più assoluto "tutto scorre". Un altro tutto pare essere passato, in questo sfortunato paese.
Giusto un mese fa, come scrivevo sopra, l'emergenza Lambro doveva essere di impronta e di emergenza nazionale.
2800 tonnellate di idrocarburi finiti nel Po, una massa velenosa che avrebbe potuto far morire animali ed acque fluviali. Con l'arrivo della campagna elettorale e delle elezioni regionali, molto gradualmente, quasi nessuno ne ha più parlato. Allo stato attuale delle cose la marea velenosa è stata arginata, gradualmente "smembrata". Persistono veleni che viaggiano lenti fra anse ed isolotti, di concentrazione e visibilità nettamente minori.
Si disperdono nelle acque ma viaggiano ancora, lente ma inesorabili.
Nonostante tutto, prima o poi arriveranno al mare. E' questo il succo di un reportage redatto il 30 marzo scorso, al quale hanno collaborato i redattori di Focus e gli esperti di alcune fra le massime associazioni ambientali italiane.
I punti cruciali della marea nera sono, all'oggi, i seguenti:
- il grosso della marea nera riversata nel Po è stata frenata ed arginata dal depuratore di Monza;
- l'acqua corrente ha di per sè provveduto a diminuire di moltissime volte l'avvelenamento delle acque;
- molti residui oleosi si sono fermati in "nicchie", anse ed isolotti. Tutto ciò potrebbe concretamente compromettere la stagione degli amori delle specie migratorie;
- migliaia di vongole nell'Adriatico continuano a morire per motivi molteplici. Che ne sarà di loro non appena i residui di veleno giungeranno al mare?
Allo stato attuale delle cose i residui inquinanti, stando alle utlime rilevazioni, si stanno accumulando presso le lanche dei fiumi. In gergo scientifico-ambientale le lanche non sono altro che diramazioni dove la corrente rallenta fino quasi a fermarsi, creando lingue di sabbia ed isolotti dove il fiume deposita ciò che trasporta.
Di pari passo, sulle lanche avviene ogni anno la riproduzione di molte delle specie migratorie che giungono nel nostro Paese. Nessuno ha detto nè scritto che la loro stagione degli amori sarà certamente rovinata da residui di combustibile ed idrocarburi.
Nel mentre, nel Delta del Po e nell'Adriatico continuano a morire le vongole. La causa non è ancora riconducibile alla presenza di idrocarburi, almeno stando al giudizio degli esperti: "La causa è l'abbassamento della salinità delle acque salmastre per le piogge dei giorni scorsi, ed è da escludere ogni correlazione con lo sversamento di idrocarburi."
E' questa l'opinione di Attilio Rinaldi, presidente del Centro Ricerche Marine di Cesenatico, a cui collabora anche il Corso di Laurea in Acquacoltura dell'Università degli studi di Bologna e la nave oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna.
Nessuno ha scritto nè detto sulle prime pagine dei giornali che Arpa Emilia-Romagna ha deciso di intensificare i controlli di monitoraggio e prevenzione ambientale sulle acque del Po per i prossimi 18-24 mesi.
Come sempre più incredibilmente si mostra, sono le campagne elettorali ed i volti di politici e politicanti ad intasare le acque del fiume Italia. Non tutte sono inquinanti, ma moltissime sono disturbanti.
A detta degli esperti,sentiremo ripercussioni a distanza di anni su tutto il bacino idrofluviale del Po e dell'Adriatico. Comunque sia, moltissimi se ne erano dimenticati.
Saranno, come sempre, gli animali a pagare il prezzo più alto di nostri errori.
Bello il coraggio dell'essere umano.

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