venerdì 16 aprile 2010

16 APRILE 1995 - ADDIO, IQBAL.

Il passaggio di certe anime in un mondo terribile come questo riprende l'eco di passi felpati, alle volte timidi ma sempre pesanti.
Nel caos quotidiano il valore di certe figure si perde e si disperde, nella più piena mediocrità. Ci sono stati individui che hanno saputo lanciare un grido di cambiamento concreto, piccolo, costante, potente e prepotente al tempo stesso.
Ci sono stati tantissimi angeli misteriosi che hanno spiegato il loro volo in mezzo alla nostra tremenda ed ossessiva normalità. In questo 16 aprile ricorre il triste anniversario della morte di un ragazzo, una giovane creatura divenuta giustamente eroico Simbolo di lotta e verità.
Nel 1995, ormai quindici anni fa, moriva Iqbal Masih.
Se ne andava, ucciso a colpi di pistola da alcuni sicari, un giovanissimo eroe. Nato nel 1983, se ne è andato a soli 12 anni. Ha avuto una vita grande nella sua brevità, accorta e responsabile nel suo brevissimo passaggio quaggiù.
Fin da piccolo ho da sempre avuto una sterminata ammirazione per questo piccolissimo combattente.
Da qualche foto rimasta di lui si vede una luce particolare negli occhi, uno sguardo complice e sempre positivo.
Diventato simbolo della lotta contro lo sfruttamento minorile, ha vissuto tutta la sua infanzia a ribellarsi e denunciare gli sfruttamenti cui i suoi coetanei erano e sono tutt'ora purtroppo costretti.
La sua storia è complessa e articolata.
Nato nel 1983, venne venduto dal padre ad un fabbricante di tappeti per una cifra prossima ai 12 dollari. Inizia da lì per lui una schiavitù infinita. "Assoldato" dal suo padrone, non riuscirà mai a ripianare "l'investimento" fatto dal fabbricante di tappeti nei suoi confronti.
Fu picchiato, fu più volte sgridato ed umiliato; quale massima ed umiliante condanna venne incatenato al telaio e costretto a lavorare per oltre dodici ore al giorno.
Iqbal, uno schiavo fra tantissimi piccoli schiavi.
La giovane schiavitù, in paesi come il Pakistan, pretende poco: modesti salari per mani giovani e veloci.
Piccoli e giovanissimi costretti ad eseguire ogni tipo di faccenda, qualsiasi sforzo sovrumano per salari irrisori. La campana della consapevolezza per Iqbal suonò prestissimo.
Costretto da una vita orribile a diventare uomo e resistente prima del tempo, si ritrovò nel 1992 già, purtroppo, troppo cresciuto.
In un giorno di quell'anno Iqbal ed altri giovani schiavi fuggirono di nascosto dalla fabbrica dei tappeti per assistere alla celebrazione della giornata della libertà organizzata dal Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato.
Per la prima volta nella sua giovanissima vita Iqbal sentì parlare di lui, della sua dura vita e delle sue orrende condizioni. Scelse di ribellarsi, questa piccola creatura diventata uomo troppo presto.
Racconta la sua storia a tutti, facendo scalpore nei giornali locali.
Iqbal non vuole tornare al lavoro; si fa aiutare da un avvocato del Fronte di Liberazione per preparare una lettera di dimissioni da consegnare al suo ex-padrone.
Preso da una spinta divulgativa impressionante, arrivò a raccontare la sua storia a tutto il mondo.
Divenne simbolo e portavoce di tutti qui bambini che, come lui, venivano massacrati ed uccisi nell'anima in condizioni disumane.
Diventato giovane sindacalista, iniziò a studiare per coltivare un suo grande sogno.
Voleva diventare avvocato e lottare per far lavorare meno i bambini come lui.
La storia della sua libertà fu piuttosto breve; venne ucciso in quel 16 aprile 1995.
Ricevette un premio di 15mila dollari per la sua azione di informazione e protesta nei confronti di quella realtà. Voleva destinare tutti i soldi alla costruzione di una scuola perchè tutti i bambini schiavi potessero tornare a studiare.
Per lui il solo strumento del bambino doveva essere la matita, il solo mezzo per affermarsi doveva essere lo studio. Grazie a lui ed anche ad altri come lui rimasti in silenzio il mondo ha ricevuto schegge di infinito.
Il giovane Iqbal rifiutò borse di studio in America per rimanere nel suo Pakistan a lottare contro l'orribile sistema.
Nella sua breve vita ci ha regalato tanto, forse troppo per la sua giovanissima età.
Se ne andò, vittima di un attentato spregiudicato e folle.
Se ne andò, ma sta a noi non disperdere l'importanza di una vita così prepotentemente grande.
Dal mio basso un piccolo ricordo per te, giovanissimo Iqbal.

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