martedì 27 aprile 2010

BERLUSCONI E L'ENERGIA NUCLEARE: PERCHE' NON FARE UNA BELLA CENTRALE AD ARCORE?

Giunti al 2010 la questione energetica diventa ormai una primaria emergenza per tutto il pianeta. Ci ritroviamo in balia di combustibili fossili ormai in fase di esaurimento, capaci però ancora di infestare l'atmosfera terrestre consegnando il pianeta al più terribile delirio climatico immaginabile.
Il problema dell'energia, con la quale facciamo tutto, è di assoluta urgenza per l'essere umano.
Senza di lei, infatti, la nostra vita quotidiana oggi come oggi si ridurrebbe ad un'assoluta immobilità tecnologico-prestazionale.
L'energia è strana, in quanto riesce sempre e solo a trasformarsi, senza mai nè rinascere nè distruggersi. Si trasforma aumentando sempre più il disordine nel nostro piccolo pianeta, fino ad un probabile punto di collasso.
Qualche anno fa fu lo stesso Ludwig Boltzmann a capire l'importanza che la tematica energetica DEVE avere nel dibattito quotidiano: "La lotta per l'esistenza è la lotta per avere energia."
Dinnanzi a ciò non c'è davvero nulla da dire. Noi stessi, in quanto esseri viventi, siamo mossi da energia. Energia che proviene dal cibo, dalle reazioni elettrochimiche nel nostro corpo e da quanto altro comporti trasformazioni funzionali atte a produrre pensiero e movimento.
Le modalità con le quali avere energia a disposizione sono, oggi, molteplici e molto approfondite a livelli tecnologico-scientifici.
Una di queste è, per fortuna o purtroppo, l'energia nucleare.
E' di ieri l'ennesimo trattato di pseudo cooperazione fra Italia e Russia, stipulato dal Premier Silvio Berlusconi ed il leader russo Vladimir Putin. Berlusconi è stato, come sempre, lapidario e trionfalista nei proclami.
A detta sua, entro tre anni avremo la prima centrale nucleare in costruzione e riusciremo a convincere tutta Italia sull'uso di questa energia attraverso campagne di convincimento e consapevolezza mediatica. Secondo lui in Francia molti cittadini bramano spasmodicamente centrali nucleari vicino casa, dal gran che questa energia è sicura e affidabile.
Preliminarmente alla sicurezza e all'affidabilità, è sufficiente considerare una frase di Carlo Rubbia:
"Non esiste un nucleare sicuro. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di nucleare innovativo."
E' opportuno affermare che facendo scienza la prima cosa che è necessario conoscere è la certezza che manca sempre. Nulla è certo in affidabilità, nè in funzionalità.
Si può parlare invece di funzionalità sulla base di indici di probabilità ritenuti affidabili; il che è molto diverso.
Per Silvio Berlusconi pare che il nucleare sia sicuro solo se riuscirà a comunicarlo efficacemente la televisione. Nel sistema di lavaggio di cervelli italiano questo discorso funziona alla perfezione. Basterà qualche ora e qualche trasmissione costruita ad hoc per abbattere il terrore dell'atomo.
Ciò che stupisce è che tale parere è obiettivamente molto realistico in un'Italia come questa.
Dal nucleare l'Italia potrebbe trarre davvero giovamento? Affidandosi alla produzione di nuova energia e basta, potenzialmente si.
Guardando alla totalità della vicenda, assolutamente no. Il primo punto sul quale concentrarsi è su dove sia possibile reperire il materiale utilizzabile per il processo di fissione nucleare.
La sostanza più adatta è, come risaputo, l'uranio. Si tratta di un tipo di atomo perfettamente adatto a sprigionare enormi quantità di energia se sottoposto a "bombardamento".
La prima domanda da fare è una: dove trovare l'uranio necessario per le nostre centrali?
La soluzione necessaria e sola dovrebbe essere, appunto, importarlo dall'estero in quanto tutto il Paese ne è completamente sprovvisto.
Andando a vedere chi sta ai primi posti per giacimenti di uranio troviamo tutti i paesi possibili, ad eccezione della nostra Italia: Australia, Kazakistan, Canada, Stati Uniti, Sudafrica, Namibia, Brasile, Niger, Federazione Russa, Uzbekistan, Ucraina e qualche altro, escludendo l'Italia.
Dinnanzi alla produzione di energia, un primo forte scompenso sarebbe quindi costituito dai costi di importazione del materiale necessario per far funzionare le nostre, miracolose, centrali.
Il secondo punto, scottante, è costituito dalle modalità di smaltimento delle scorie radioattive, ossia da quei residui/rifiuti derivanti dal ciclo di produzione energetica nucleare.
Il processo utile per ricavare energia dal nucleare è una tipologia di tecnologia pericolosa, inquinante ed assai dispendiosa in termini economici.
Basti pensare che alcune regioni stanno tuttora portando avanti a cifre assai elevate opere di dismissione e smantellamento delle centrali nucleari chiuse dopo il referendum del 1987.
Nonostante tutti questi punti critici, l'opera di convincimento di Silvio Berlusconi DEVE cominciare.
Arrivato all'età di 73anni, del futuro non gliene importa molto.
Futuro che parla di fonti di energia rinnovabile e sicura, al 2007 diffuse solamente sullo 0,7/0,9% della produzione energetica mondiale.
L'energia rinnovabile annovera al suo interno moltissime potenzialità, derivanti dagli elementi che la natura ci ha messo attorno. Si pensi al Sole, al vento, od al calore naturale che la Terra produce grazie al suo infiammato nucleo interno.
Basterebbe poco per soddisfare tutto il fabbisogno energetico di uno Stato, utilizzando le energie rinnovabili. Basti pensare che, in un paese come la sola Italia, tutta l'energia necessaria alla popolazione potrebbe essere fornita ricoprendo di pannelli fotovoltaici lo 0,8% circa del territorio nazionale.
Così facendo potremmo quindi stare lontani da centrali nucleari dispendiose, inquinanti e molto poco redditizie in termini di futuribilità.
Nonostante tutto, di questo il Premier non parla nè parlerà forse mai.
Ciò che conta, per lui, sono queste stramaledette centrali nucleari. Lasciamogliene fare una proprio davanti a casa sua, sia mai che non possa essere contento.

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