lunedì 12 aprile 2010

CALCIO ITALIANO E STIPENDI: STIAMO MESSI MALE NOI, LORO MENO...

Mentre si riempiono gli stadi, si svuotano i portafogli dei contribuenti. Per un calcio fatto di abbonamenti, coppe, gol e trionfi non c'è nè speranza positiva nè quasi nessuna squadra che regga il confronto con valori essenziali di moralità e trasparenza. Il tifo è sempre alle stelle, non appena scendono in campo i talenti capaci di rincorrere un pallone. Il più delle volte lo rincorrono senza nè arte nè parte, quasi come se lo spettacolo nel calcio moderno sia diventato superfluo. Divenute incapaci di fluidificare il gioco e di armonizzare le manovre di gioco, le squadre di calcio badano ai punti, ai catenacci ed agli stipendi, senza colpo ferire per lo spettacolo decaduto. Nell'anno in cui abbiamo ancora un'italiana fra le ultime quattro in Champions League, è opportuno riflettere sul ruolo profondo che il calcio riveste nella nostra Italia. I modelli positivi nel campo sono ridotti al lumicino, di pari passo a finte bandiere che come girasoli si voltano verso il "Sol Danaro". Cambiare squadra come petali di margherite è la priorità in questo mondo malato, mentre "giornalisti" si logorano ore intere a discutere su pseudo-trattative od infuocate sessioni di mercato nelle quali perfino respirare può anticipare un "botto" di mercato. Nel mentre il tifo infuoca, i cori razzisti aumentano ed i modelli positivi per le nuove generazioni scarseggiano. Abbiamo avuto una fuga di talenti impressionante negli ultimi anni. Decine di giovanissimi sono fuggiti presso le squadre giovanili dei più grandi club europei; è stata innestata una fuga veramente impressionante. Il calcio è, purtroppo, anche fedele specchio della condizione in cui versa lo stivale. Sono all'ordine del giorno accordi ed accordicchi fra dirigenti ed arbitri, con allenatori che vanno e vengono all'insegna dell'ultimo risultato inutile consecutivo. La sola cosa dalla quale si capisce il distacco secolare dal resto del Paese è la questione stipendi. I calciatori sono semplicemente sempre più strapagati. Laddove nel resto dello stivale i lavoratori stiano sempre più alla canna del gas, gli stipendi dei calciatori stanno lievitando in una maniera esponenziale. Il monte ingaggi nella stagione 2009-2010 ammonta a "soli" 800 milioni di Euro; siamo a quota 31 milioni in più rispetto all'anno 2008-2009 ed addirittura a 133 milioni in più rispetto a quella 2007-2008. Le casse dei club di serie A, B e LegaPro sono alla frutta, spesso indebitate senza possibilità di appello o seconda lettura. Squadre con oltre 300milioni di debito che possono ancora lottare per lo scudetto. Tutto questo è inevitabilmente uno schiaffo alla dignità ed alla moralità, non solo della questione lavoro. Siamo alla frutta anche dal punto di vista del "minimo sindacale". In serie A, al livello di stipendio lordo, si permane attorno ai 28757 Euro. Scendendo nella serie B l'importo annuo lordo minimo si aggira attorno a 24838 Euro. Gli stipendi quindi crescono, con atleti stipendiati a furor di milioni di Euro. Si hanno calciatori con stipendi stratosferici, prossimi addirittura ai 10 milioni di Euro per anno di contratto. Squadre di bassa classifica, già in virtuale retrocessione, consegnano a giocatori cifre fisse di 800mila/900mila Euro per anno. Se tutto ciò non è scandaloso, deve quantomeno far riflettere profondamente.

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