
Ogni tanto mi chiedo cosa si provi e perchè si ricerchi la sbronza cronica, quasi come fosse una fonte di conoscenza assoluta e miracolosa.
Grazie all'alcol chi o cosa potrai mai diventare? A volte me lo domando, ma non trovo mai risposte.
Potrei pensare che si beve per danneggiare il proprio corpo, potrei pensare che si beve per moda o per sentirsi anche grandi, chi lo sa. Potrei pensare tante cose, con un condizionale dentro senza possibilità di smentita.
Il momento del primo drink è sempre più anticipato, arrivando a toccare di recente perfino gli under 15.
Alle volte ci si sballa sotto i 14 anni, per chissà quali motivazioni. Bevendo si pensa forse di dare miglior voce ad un dolore, di colmare meglio un vuoto che non è nè mai sarà riempibile in alcun modo.
Si beve per dimenticare, si beve per dimenticarsi di sè stessi.
Sull'alcol si ride anche, per fortuna o purtroppo. Qualche volta compaiono dei "quiz" in televisione, dove a giovani e meno giovani tramortiti da alcol e chissà cos'altro vengono poste domande semplicissime che non trovano mai risposta.
In tutta Europa abbiamo, secondo cifre ottimistiche, oltre 55 milioni di persone a rischio. Quelli già colpiti dalla malattia si rivelano essere oltre 23 milioni.
Sono cifre spaventose. L'essere umano, in tutto questo, pare sottovalutare la natura precaria ed instabile dell'involucro corporeo che racchiude tutto quello che molti chiamano anima. Bere troppo significa rovinare in termini biologici l'equilibrio di un corpo umano, debilitandone definitivamente le funzioni vitali sul lungo termine.
Testimonianze concrete di queste speculazioni? Basti scrivere che ogni anno oltre 195000 persone muoiono in tutt’Europa per una delle sessanta cause di morte legate all’uso di alcol.
Nonostante tutto, soprattutto tra i giovanissimi, se ne usa e se ne abusa.
Qualcuno potrebbe, in assoluta sincerità, spiegarmi i perchè di questi abusi.
Dal mio punto di vista c'è un rischio che non vale la candela. Laddove un tempo si cercavano fiumi di parole per spiegare dolori e per parlare con il mondo oggi si cercano laghi di alcol per dimenticarsi della propria natura di animali sociali.
Passata la sbornia tornano dolore, problemi e quanto altro fosse stato "dimenticato". Da ultimo il triste episodio avvenuto a Bologna qualche giorno fa.
Una quindicenne è stata ricoverata all'ospedale Sant'Orsola per imminente coma etilico. Aveva un tasso di alcol nel sangue pari ad 1,8 grammi/litro, di troppo superiore al "tollerabile".
I baristi del locale incriminato si sono giustificati dicendo di averle perfino chiesto i documenti. Era lei invece a non averli. Di pari passo, presi da chissà quale istinto di fiducia, le hanno concesso l'impossibile. Nove cicchetti ed oltre sono stati consumati.
Piccoli "assaggi" di sostanze alcoliche, per lei appositamente caricate di vodka e mojito. La stessa ragazzina aveva più volte detto di essere maggiorenne.
Poverini, i baristi si erano fidati. Con la loro fiducia, la giovane ha rischiato davvero grosso.
Soffermandosi sui dettagli della storia, si possono capire meglio le radici di un malessere purtroppo diffuso. La ragazzina, a detta della mamma, giovedì sera era uscita la prima volta con le amiche.
Il programma originario era "Alice nel paese delle meraviglie" più pizza post-film.
E' spesso un mio modello di programma serale. Eccezion fatta che io ho ventidue anni.
Più o meno "misteriosamente", la serata è poi cambiata. Finito il film, di corsa in questo locale in Piazza Maggiore e dritto a consumare alcolici senza che nessuno chiedesse a lei ed alle amiche documenti od altro.
La probabile causa era l'eccitazione mal gestita della "prima volta". Subito dopo lo svenimento e la folle rincorsa all'ospedale.
Si beve per sentirsi leggeri, si beve per chissà quali altri motivi che fanno, non a caso, rima con i malesseri di una generazione incapace di parlare ed ascoltarsi.
Nel mentre, è arrivata la primavera. Nel cuore di certi giovani permane l'inverno più rigido.
Serve solo capire i perchè.
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