La Terra può ribellarsi, ed è capace di farlo forte e prepotentemente.
Ciò che emerge da questo primo scorcio di 2010 è stato un incredibile aumento delle attività sismiche nel nostro piccolo pianeta. La Terra, come qualsiasi altra entità fisica e fisicamente tangibile, è un sistema termodinamico che deve rimanere in equilibrio per poter essere stabile e, di conseguenza, vivibile.
Deve essere in equilibrio su pressione, temperatura e volume fra le tante variabili possibili.
Laddove il corretto bilanciamento delle tre entità venga meno si avvertono non pochi problemi.
Il pianeta si ribella, si rivolta contro tutti i suoi abitanti rei di averlo colpito a morte.
Terremoti violentissimi che sono forse testimonianza di un malessere di fondo? Un pensiero forse assurdo, folle od istintivo mi suggerisce che dinnanzi ad episodi come questi l'essere umano dovrebbe avere il supremo potere di capire e comprendere ciò che ancora può fare per migliorare.
Immaginare nascosta una felicità nuova e più responsabile per tutte le creature esistenti non è un'utopia.
Svincolare da logiche di profitto individuale, liberarsi da logiche delittuose per librarsi sempre più in alto.
Avendo una speranza in comune da coltivare assieme, l'umanità intera può migliorare ancora davvero il pianeta che la ospita.
Senza la Terra noi non saremmo niente. Non saremmo nulla, non esisteremmo neppure.
Le conferme di un pianeta malato ci sono, ed ogni giorno aumentano sempre di più.
E' di oggi una raccolta di indici piangenti per i quali "New Scientist" classifica la Terra come pianeta ormai al palo. Secondo tale dossier i sistemi ai quali la Terra si sorregge per mantenere la vita sono nove.
Tali sistemi vengono chiamati "sistemi di sostegno". Senza di loro il pianeta è destinato a morte certa, in quanto impossibilitato ad autosostenersi.
Sono stati classificati come segue:
a) cambiamenti climatici;
b) biodiversità;
c) livelli di azoto;
d) utilizzo di acqua dolce;
e) sfruttamento della terra;
f) acidificazione degli oceani;
g) impoverimento dello strato di ozono.
La Terra ha queste vite di "supporto" a disposizione. Nonostante tutto, larghissima parte di queste sono già compromesse. Per tre di loro non c'è più alcuna speranza, in quanto gli indici di normalità o tollerabilità sono già stati ampliamente compromessi: cambiamenti climatici, biodiversità e livelli di azoto sopra tutti.
In altri tre di loro è imminente la soglia di non ritorno: utilizzo di acqua dolce, sfruttamento della terra ed acidificazione degli oceani su tutti.
Il solo miglioramento è riscontrato, purtroppo, per l'impoverimento dello strato di ozono.
Siamo purtroppo alla frutta, non solo leggendo questi dati.
Puntando gli occhi al di fuori della nostra normalità ci si accorge di tante, tristissime conferme.
Tutto ciò che rimane è tutto ciò che, oggi più che mai, si può e si deve migliorare.
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
martedì 2 marzo 2010
SE IL PIANETA NON RESPIRA
La Terra può ribellarsi, ed è capace di farlo forte e prepotentemente.
Ciò che emerge da questo primo scorcio di 2010 è stato un incredibile aumento delle attività sismiche nel nostro piccolo pianeta. La Terra, come qualsiasi altra entità fisica e fisicamente tangibile, è un sistema termodinamico che deve rimanere in equilibrio per poter essere stabile e, di conseguenza, vivibile.
Deve essere in equilibrio su pressione, temperatura e volume fra le tante variabili possibili.
Laddove il corretto bilanciamento delle tre entità venga meno si avvertono non pochi problemi.
Il pianeta si ribella, si rivolta contro tutti i suoi abitanti rei di averlo colpito a morte.
Terremoti violentissimi che sono forse testimonianza di un malessere di fondo? Un pensiero forse assurdo, folle od istintivo mi suggerisce che dinnanzi ad episodi come questi l'essere umano dovrebbe avere il supremo potere di capire e comprendere ciò che ancora può fare per migliorare.
Immaginare nascosta una felicità nuova e più responsabile per tutte le creature esistenti non è un'utopia.
Svincolare da logiche di profitto individuale, liberarsi da logiche delittuose per librarsi sempre più in alto.
Avendo una speranza in comune da coltivare assieme, l'umanità intera può migliorare ancora davvero il pianeta che la ospita.
Senza la Terra noi non saremmo niente. Non saremmo nulla, non esisteremmo neppure.
Le conferme di un pianeta malato ci sono, ed ogni giorno aumentano sempre di più.
E' di oggi una raccolta di indici piangenti per i quali "New Scientist" classifica la Terra come pianeta ormai al palo. Secondo tale dossier i sistemi ai quali la Terra si sorregge per mantenere la vita sono nove.
Tali sistemi vengono chiamati "sistemi di sostegno". Senza di loro il pianeta è destinato a morte certa, in quanto impossibilitato ad autosostenersi.
Sono stati classificati come segue:
a) cambiamenti climatici;
b) biodiversità;
c) livelli di azoto;
d) utilizzo di acqua dolce;
e) sfruttamento della terra;
f) acidificazione degli oceani;
g) impoverimento dello strato di ozono.
La Terra ha queste vite di "supporto" a disposizione. Nonostante tutto, larghissima parte di queste sono già compromesse. Per tre di loro non c'è più alcuna speranza, in quanto gli indici di normalità o tollerabilità sono già stati ampliamente compromessi: cambiamenti climatici, biodiversità e livelli di azoto sopra tutti.
In altri tre di loro è imminente la soglia di non ritorno: utilizzo di acqua dolce, sfruttamento della terra ed acidificazione degli oceani su tutti.
Il solo miglioramento è riscontrato, purtroppo, per l'impoverimento dello strato di ozono.
Siamo purtroppo alla frutta, non solo leggendo questi dati.
Puntando gli occhi al di fuori della nostra normalità ci si accorge di tante, tristissime conferme.
Tutto ciò che rimane è tutto ciò che, oggi più che mai, si può e si deve migliorare.
lunedì 1 marzo 2010
FERMARSI PER RIFLETTERE
E' stata una giornata importante, di protesta silenziosa ma importante. Una folla paragonabile ad un infinito ha scelto di non lavorare per non rimanere nell'ombra. Una folla ha scelto di reagire, rispondere alle provocazioni che un paese incapace di indignarsi ha emesso fino ad oggi.
Dire basta sottoforma di protesta, essenziale e misurata.
Un colore giallo sopra tutto, sullo sfondo. Ultimamente l'Italia sta diventando il paese dei colori.
Prima viola, poi giallo. Segnali di protesta, scelti tanto per far capire tutto ciò che continua a girare per il verso sbagliato.
C'è un'economia che piange, nella quale vi è nettissimo contributo proveniente da quell'immigrazione della quale non si parla mai. Gli organizzatori della giornata di sciopero nazionale sono stati lapidari nell'annunciare la protesta: "L'Italia funziona ogni giorno grazie a loro ma se ne vergogna. Così cerca di ignorarli, chiuderli fuori, annegarli in mare. Si vergognano di noi? Bene, vediamo che succede se per un giorno noi non ci siamo."
Hanno consapevolmente scelto di timbrare il cartellino delle assenze. Consapevolmente rischiando, sicuramente. Una protesta non appoggiata dai sindacati, una protesta condivisa tuttavia da quella parte di Italia che è ancora consapevolmente intelligente nonostante lo stordimento continuo.
Chi è incapace di distrarsi ha apprezzato questa protesta, sotto ogni possibile ed infinita forma.
Nel mentre spuntano conferme di importanza dell'immigrato da parte delle associazioni addette al controllo delle produzioni agricole.
La Coldiretti ha annunciato oggi che servono subito 80mila lavoratori stagionali.
Serve un esercito, una foltissima schiera di persone disposte a spaccarsi la schiena e il morale al posto nostro. Da queste migliaia di stagionali dipende il 10% circa degli interi raccolti nelle campagne italiane.
L'Italia è un paese strano, soprattutto per questi motivi.
Pieno di paradossi che non fanno indignare, colmo di controsensi che fa forse comodo non risolvere.
Ciò che conta, è che l'organizzazione agricola ha sollecitato la tempestiva pubblicazione del decreto flussi 2010 in gazzetta ufficiale, poichè il ritardo rischia di danneggiare settori di grande rilevanza per il Made in Italy agroalimentare. Dopo la pubbicazione del decreto bisognerà attendere altri adempimenti amministrativi.
Nonostante tutto, sembra che ci sia davvero bisogno di questi immigrati oggi.
Nonostante tutto, i controsensi enormi a cui questo paese sta giorno dopo giorno andando incontro non finiscono di stupire. Si è affidato il paese nelle mani di un partito che vuole il non-italiano fuori, quando sono circa 90mila i rapporti di lavoro in agricoltura identificati come extracomunitari.
E' un dato che emerge da archivi Inps, appartenente a 155 differenti nazionalità.
Fra loro abbiamo una larghissima percentuale di albanesi (17,2%), di marocchini (12,6%) ed addirittura indiani (13,8%). Siamo un paese monoculturale nelle parole ma più che multiculturale nei fatti.
Un gran bel paradosso, a quanto pare.
La fatica più grande è, come sempre, non essere razzisti. Basta poco per essere stupidi, ignoranti ed intolleranti.
Basta essere solo mentalmente minimali, purtroppo.
domenica 28 febbraio 2010
MEDITARE FRA RELIGIONE E SCIENZA, DUBITANDO...
sabato 27 febbraio 2010
CAMMINARE ALLA PARI CON LA TERRA
Nella danza della vita ci si può guardare dentro e provare a scoprire cosa si può fare in modo concreto e tangibile per migliorare il mondo.
Laddove le parole chiave sono indignazione e reazione, per il moto di consapevolezza che deve salvare il pianeta c'è davvero ancora tanto da fare. La nostra madre è sempre più, anche consapevolmente, addolorata e sempre più si deve fare per cambiare le cose.
La rabbia, la possessività ed il desiderio di ricchezza dell'uomo hanno tristemente fatto il resto in tutto questo pezzo di storia vissuta fino ad oggi. Se il 20% di noi possiedono l'80% delle ricchezze esistenti qualcosa non va davvero profondamente.
Qualcosa non è forse neppure mai andato, chissà. I passi acerbi ed incerti con i quali siamo stati capaci di infestare questa Terra hanno, oggi più che mai, un peso crescente ed imponente.
Laddove l'essere umano perde consapevolezza il futuro della Terra si tinge di oscure e cupe tinte.
Siamo stati sempre troppo poco consapevoli del male inferto. Siamo stati capaci di sparare, di non pensare, di inquinare e di manovrare la nostra tecnologia per creare disastri.
Siamo stati sempre troppo lontani dalla dimensione di tutelatori alla quale eravamo stati chiamati, un tempo forse perduto. Saremo per sempre figli di una specie sperduta, incapace di parlare il linguaggio del pianeta che la ospita.
Se le parole si potrebbero sprecare, i flebili segnali di un pianeta allo spasmo non mancano:
"Non camminare davanti a me, potrei non seguirti.
Non camminare dietro di me, potrei non saperti guidare.
Cammina al mio fianco e saremo sempre amici."
Amicizia fra terra ed uomo, allo stato attuale delle cose assolutamente incapace di tradursi in amore puro e cristallino. Possiamo solo chiedere scusa a questo pianeta già tremendamente vessato dalle nostre prepotenze.
venerdì 26 febbraio 2010
SCHEGGE DI ORGOGLIO ITALIANO
Nel deserto c'è ancora qualche luce.
Mentre lo stivale va allo sfascio c'è qualcosa che continua, quasi imperterrito, a brillare di luce propria.
Sapere che un altro motivo di lustro proviene dalla ricerca tanto bistrattata e sottovalutata rende ancora più stupendo il sentire certe notizie.
Combattere con l'uso della medicina malattie insormontabili è un vanto che l'umanità ha conseguito grazie all'inarrestabile progresso scientifico al quale è andata incontro. Nonostante tutto ciò rimangono ancora moltissimi punti in ombra nella rincorsa alla minor sofferenza possibile.
Rimangono ancora tremende malattie che colpiscono, senza nè cura nè alcuna spiegazione.
Una di queste è la sclerosi multipla. Servono iniziative nazionali e maratone televisive per dare visibilità a tragedie come queste che nel marasma comune perdono pietosamente visibilità.
Nonostante tutto l'Italia prosegue, piccola ma costante, nella sua marcia di consapevolezza nazionale.
E' di oggi la notizia che un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto una delle cause di insorgenza della malattia. Un gruppo di ricercatori dell'Universita' Cattolica di Roma ha scoperto che, dopo essere entrati in contatto con un innocuo batterio modificato, alcuni topi sviluppano una malattia autoimmune molto simile a quella in oggetto.
Date le similitudini geniche fra uomini e topi, molto studiati ed utilizzati negli esperimenti da laboratorio, non si escludono possibili implicazioni verso una spiegazione più chiara verso questa terribile malattia della quale non si parla mai abbastanza.
La strada è ancora enormemente lunga, irta di ostacoli e probabilmente di potenziali fallimenti.
Nonostante tutto, è meraviglioso sapere che la scienza italiana continua a timbrare il cartellino dei miracoli.
Davvero.
giovedì 25 febbraio 2010
UOMO, PETROLIO E MORTE: UN TRINOMIO TRISTEMENTE EFFICACE
Siamo arrivati ancora una volta a fare la nostra parte a questo ecosistema piangente, ormai ferito a morte. In questi momenti 600mila litri di gasolio stanno navigando beatamente su corsi d'acqua, mescolandosi fra torrenti, fiumi ed affluenti.
C'è poco da fare, la colpa non è certo attribuibile ad altri all'infuori dell'essere umano.
Fisicamente si sa che 1 litro è uguale ad un decimetro cubo in condizioni di pressione, volume e temperatura "normali". Facendo un pò i conti, è come dire che 600mila decimetri cubi sono in marcia verso meta ignota. Una quantità impressionante di combustibile, capace di segnare uno dei peggiori disastri ambientali mai registrati in terra italiana.
La Protezione Civile è in difficoltà nel fermare la marea nera, appunto perchè i materiali assorbenti non riescono con facilità a rimanere in profondità e quindi a frenare l'odissea che le specie vegetali ed animali stanno passando.
"E'complicato perchè ci sono tratti del fiume in cui l'acqua scorre molto...ma ci sono tratti in cui ci sono insenature naturali...in cui si crea la classica patina fluida di idrocarburi...una poltiglia nerastra" è il parere di Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia.
Verrà forse da scrivere, fra qualche settimana, che era stata una tragedia annunciata. Quella ex-raffineria Lombarda Petroli è stata capace di perdere così tante quantità di idrocarburi per qualche motivo. Sarà anche stato sabotaggio, qualunque disperata ricerca di soluzione è lecita.
I danni saranno ingenti, in primo luogo sulla catena alimentare che si vedrà disperatamente minata e disequilibrata. Proprio in questi giorni le specie animali stavano iniziando a nidificare, in vista dell'imminente primavera.
Non c'era miglior modo di salutare l'inverno di questo. Le regioni coinvolte stanno chiedendo a gran voce lo stato di emergenza, pretendendo le giuste attenzioni del Governo e del Ministero delle Politiche Ambientali.
Il gasolio, già di per sè, è un idrocarburo letale per gli esseri viventi. Ha una composizione chimica di per sè fatale. Mescola carbonio allo stato non legato per una percentuale pari a circa l'86,3%, idrogeno legato H2 per un totale di circa il 12,7% ed infine addirittura tracce di zolfo per un totale di circa lo 0,3%. Queste sostanze costituiscono un pauroso pastone chimico pericoloso per qualunque essere vivente, sia animale o vegetale.
Se a ciò si aggiunge la reazione di dispersione superficiale che si genera a contatto con l'acqua, si ottiene un pò come quando si versa dell'olio da cucina in un bicchiere d'acqua. Una patina giallastra nerastra in superficie a cui però segue sotto una massa nera e densa che fa rima con morte per tutti gli abitanti del bacino idrico.
I depuratori attualmente stanno facendo il loro dovere, cercando di frenare circa il 70% della mistura fatale petrolio-gasolio, ma come è ovvio non potranno andare avanti a lungo. La marea nera avanza, arrivando a lambire addirittura il mare Adriatico.
Se così fosse, sarebbe una tragedia ancora più grande. L'Ente Protezione Animali di Milano ha lanciato più di un'allerta verso moltissime specie animali: garzette, germani, aironi, cormorani e gallinelle d'acqua.
La tragedia potrebbe pure essere annunciata, qualora l'impianto di quella maledetta Lombarda Petroli fosse già stato etichettato come compromesso.
In tal caso oltre all'anomalia umana emergerebbe nuovamente anche l'anomalia italiana.
Poco importa, tragedia è comunque in corso.
Si spera solo che la giustizia e l'indagine metodica faranno il loro corso.
mercoledì 24 febbraio 2010
24 FEBBRAIO 1990 - 24 FEBBRAIO 2010: SI VIENE E SI VA, ANCORA OGGI
Dal basso della mia inesperienza ho potuto conoscere la figura di Sandro Pertini solo tramite video, frasi, immagini o significati. Ho saputo di lui dall'eco che certi valori da lui propugnati fino all'ultimo anelito di vita hanno avuto fino ad oggi, ho saputo di lui dai meandri degli anniversari che periodicamente tornavano a bussare all'immoralità ed all'anormalità italiane.
Ho potuto guardarlo ed ammirarlo per citazioni, per aforismi o per prese di coscienza sulla moralità integerrima di una persona esemplare.
Nel mentre un uomo comune timbra il cartellino per scomparire da questo mondo può capitare che abbia la straordinaria opportunità di diventare immortale.
Può vivere in ricordi, può essere riesumato con la velocità di un impulso elettrico cerebrale. Pochi ricevono questa capacità in dono.
Forse l'anima è proprio questa capacità di arrivare dovunque in brevissimo tempo, alla fine della fiera della vita umana. Se si ha avuto la consapevolezza di aver recitato una parte bellissima nel gioco del mondo si può pure andare via felici, chi lo sa.
A ventidue anni ignoro queste tematiche con forse troppo poca consapevolezza.
Ciò non toglie che, ogni tanto, si vorrebbero ritrovare accanto a noi uomini come certi che se ne sono andati. In questi ultimi periodi quell' "ogni tanto" diventa improvvisamente un "tanto spesso".
E' oggettivo dire che senza persone come queste tutto sia andato peggiorando, in questi ultimi decenni.
La colpa primaria è nostra. Siamo stati incapaci di reggere sulle nostre gambe i valori essenziali e fondamentali che uomini così hanno lottato per donarci, per farceli capire.
Siamo stati forse troppo ottusi, disinteressati, ignoranti od inconsapevoli.
Sandro Pertini fu, fra i nostri sbagli, un grande uomo ed una grande figura moralmente ed umanamente super partes. Fu forse capace di andare al di là dei frutti di un periodo storico nero, maturato e forgiato come era stato da anni di lotte, combattimenti e milizia partigiana.
Fu un pò di tutto, oltrechè Presidente della Repubblica.
Fu imbianchino, lavatore di taxi, comparsa di cinema, operaio e cospiratore dall'estero.
Guardò la becera realtà italiana di allora con occhi multicolori e multiformi, arrivando a divenire quello che oggi fa commuovere ancora con alcuni suoi frammenti di discorsi riesumati da archivi audiovisivi.
Rifiutò i caratteri normalizzanti e tediosi della demagogia populistica, riuscendo ad andare oltre alla dimensione che ancora oggi siamo costretti a respirare.
Seppe avere coraggio mescolato sapientemente a pragmatismo e realismo.
Scomparve, forse con un velo di retorica non piccolo, troppo presto. Potrebbe essere tutt'ora un maestro unico ed inestimabile.
L'umanità vorrebbe un'immortalità anche fisica per certe figure. Non è neppure giusto questo però, forse.
Lo pensava anche Giovanni Falcone, tanto tanto tempo fa: "Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini."
Con la morte fisica non deve arrivare la morte morale, MAI.
Finchè ci sarà qualcuno disposto a cercare una ragione essenziale ai drammi di oggi ed a ricercare pesanti e pensanti soluzioni alle avversità, l'immortalità vera rimarrà saldissima nelle nostre mani.
Sullo sfondo, un sorriso dietro occhiali pensanti e rughe stupendamente sudate.
martedì 23 febbraio 2010
TELESCOPIO WISE E CONSAPEVOLEZZA UMANA: LA MISSIONE PROSEGUE
Salire a riveder le stelle può aiutare l'uomo a sentirsi meno onnipotente, prepotente ed autoritario nei confronti di tutto ciò che lo circonda.
Acquisire la piena consapevolezza di essere su una misera casualità dell'universo costretta ad orbitare attorno ad un corpo più grande grazie ad una regola altrettanto casuale non è cosa facile da concepire.
Preso ogni giorno dalla dominazione della guerra, dalla distrazione nei confronti dei reali problemi e dal mancato concepimento delle oscenità quotidiane che soverchiano l'ordine morale può illudersi di poter arrivare a conoscere realmente ogni cosa.
Illusione che non può essere più sbagliata di così.
Per fortuna ci pensano la scienza e le tecnologie a ricordarci la reale essenza dell'essere umano.
Il telescopio Wise non troppo tempo fa venne lanciato in orbita nel tentativo di esplorare ancora di più quell'universo che mai più misterioso di così ha saputo essere.
Mandato in orbita lo scorso 14 dicembre, Wise ha l'obiettivo di costruire la mappa completa del cielo nell'infrarosso per comprendere l'origine di stelle, galassie e sistemi planetari.
Uno strumento che potrà divenire capace di regalarci altra conoscenza, progresso e consapevolezza.
Ha inviato immagini che dovrebbero imprimersi a caratteri cubitali e magici nei libri di scuola delle nuovissime generazioni, nel tentativo di restituire a scienza e astronomia quella magia che hanno perso ormai da troppo tempo.
Ci ha fatto avere spettacolari e meravigliosi ritratti della galassia Andromeda, della cometa Siding Spring con la sua coda rossa e brillante, ammassi di galassie e nubi incubatrici di stelle in formazione.
E' solo la prima fase finalmente operativa di una missione che potrà regalarci nuova conoscenza e nuova consapevolezza. Il tutto senza dimenticare le spregiudicate voglie di conoscenza e curiosità dell'essere umano.
lunedì 22 febbraio 2010
FRA SANREMO E BASSE VITTORIE: IL TUTTO A RITMO DI CALCI ALLA DIGNITA'
Ci vogliono come in catena di montaggio, neanche fossimo figuranti e non più liberi cittadini in libero Stato. A confronto della vera musica, gli sproloqui di oggi hanno lo stesso suono del denaro sonante.
Tutto ciò che fa rima con successo discografico e con portafoglio gonfio può vincere concorsi su concorsi. L'equazione di punta dell'ultimo Festival è stata fin troppo semplice:
Pubblico di Amici + Pubblico di XFactor = Votanti di Sanremo
Non è un caso se è ormai da due anni che la nuova mafia musicale è entrata nel giro della massima rassegna italiana di quella che una volta era etichettabile come arte.
Significati minuscoli, testi caricaturali e musiche lontane secoli luce dall'essere ricordate come importante. Eccezion fatta per qualche fuoriclasse che deve poi accontentarsi di un miserrimo premio della critica.
Gli ascolti sono andati bene, o quantomeno meglio del previsto per una rassegna cadaverica.
Siamo giunti a 12 milioni e 462 mila spettatori di media, ottenendo uno share di oltre il 53,21%.
Tanti lustrini, tante luccicanti stelline e talentini per un Festival senza anima nè fondo.
Sono tutti e tanti usciti dai talent show che si arrovellano ogni anno per creare sempre più fenomeni, destinati a dividersi poi fra baraccone e carrozzone mediatico.
Un cantante non sarà forse mai più uno spacciatore di contenuti, avviato più che mai ad affermarsi come paurosa macchina "produci soldi".
Un cantante verrà votato perchè è bello, perchè è apparso in seno all'edizione passata di Amici o perchè ha saputo giocarsi le sue discografiche opportunità. Dietro tutto ciò, un talento che tarderà nella stragrande maggioranza dei casi a manifestarsi.
Non a caso chi sa di Arte e Musica si indigna e/o straccia spartiti in aria. Tutti hanno fischiato contro un esito osceno ed indegno per un paese come il nostro.
Sentire un principe intonare un'estrema fiducia in un'Italia che ha respinto ed insultato, sentire che sente battere più forte "il cuore di un'Italia sola, che oggi più serenamente si specchia in tutta la sua storia."
Questo è quanto di più apparente possa esistere.
Apparenza ed appariscenza sono, non a caso, le parole chiave di questa sventurata terra.
I televoti sono sotto scacco, i cantanti sono sotto scacco mentre il genocidio culturale galoppa assolutamente senza sosta.
Un piatto creativo che viene servito freddo e vuoto per il nostro paese.
domenica 21 febbraio 2010
CULTURA E PROGETTI SVENDUTI: ELEMENTI DI ENNESIMO POPULISMO
sabato 20 febbraio 2010
AMORE UNIVERSALE: LEZIONI INFINITE DAGLI INDIANI D'AMERICA
Saranno anche stati soppressi e sottomessi ormai troppo tempo fa, ma certe loro idee e certi loro pensieri riecheggiano ancora oggi con una prepotenza impressionante.
Se siamo immersi e figli di un mondo che non controlliamo nè riconosciamo più, è altrettanto brutto dire che sempre meno facciamo per provare a riprenderne le redini.
Potrebbero cambiare i modi con cui guardare al mondo, i punti di vista su cui accentrare il fuoco sacro delle nostre menti. Più di qualsiasi religione, più di qualsiasi altra differente dimensione riusciamo a plasmarci apprendendo dalle esperienze passate di certe genti molto più virtuose di noi.
Nel tempo che è stato concesso all'umanità fino ad oggi, molti uomini si sono spesi più per viversi dentro che per approfondire le loro, esteriori e superficiali, apparenze.
Il culto della banalità di oggi è uno strascico imponente che non finiremo forse mai di scontare. Nonostante tutto, da qualche pagina della storia del mondo emergono frasi che ci restituiscono quel minimo di consapevolezza sopita per concepire l'importanza del nostro ruolo nel mondo:
"Nascere uomo su questa Terra è un incarico sacro. Abbiamo una responsabilità sacra, dovuta a questo dono eccezionale che ci è stato fatto, ben al di sopra del dono meraviglioso che è la vita delle piante, dei pesci, dei boschi, degli uccelli e di tutte le creature che vivono sulla Terra. Noi siamo in grado di prenderci cura di loro." (Shenandoah)
Erano senza ogni dubbio un popolo speciale, permeato da una cultura che vedeva nella natura e nel cielo i massimi pilastri di una fede assoluta. Concetti universali senza tempo, guerre condotte contro avversari che infestavano le loro terre senza avere chiesto loro alcun permesso. Nella loro civiltà c'era anche un concetto completamente unico sul ruolo del guerriero, del combattente:
"Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non è chi combatte, perchè nessuno ha diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica sè stesso per il bene degli altri. E'suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a sè stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità." (Toro Seduto)
Quanto più si approfondisce questa cultura, tanto più ci si accorge dell'enorme voragine di differenza culturale nella quale stiamo non troppo lentamente sprofondando.
Guerriero oggi è chi uccide, chi stermina e chi dilapida esistenze inermi. Quando si parla di guerra e guerrafondai, il pensiero è solamente negativo.
Qualora si potesse parlare di esercito formato da guerrieri d'amore, forse molto potrebbe cambiare.
Sottolineo forse.
venerdì 19 febbraio 2010
MUSICA&ONESTA': QUANDO AD UN PAESE MANCA L'ARMONIA
Se Sanremo può essere considerato il Festival della Musica Italiana c'è veramente da piangere.
Da moltissimi punti di vista è obiettivo dire che la musica di un tempo è differente da certe canzonette di oggi. E' pure comparso Emanuele Filiberto, reduce da reality show e tentativi di candidature europee.
E' comparso un Cassano strapagato, al quale è stato permesso addirittura di tessere le lodi della sua ignoranza senza colpo ferire. Non che non possa essere simpatico o di compagnia gradevole, però il proclamare con toni ossessivi le sue benedette sei bocciature è stato francamente ridicolo e patetico.
Concorrenti che arrivano ad un teatro che, non so perchè, ha il nome di un forno a microonde.
Presentatrici vestite con abiti pieni di lustrini e paillettes.
Hanno voluto movimentare la vigilia con qualche moralismo di troppo, salvo poi giustificare il tutto con una bella esibizione del Moulin Rouge che regala l'ennesima immagine della donna come artificio dello spietato maschio. Siamo nel regno delle apparenze, sul trono della più assoluta mancanza di originalità.
Più si va avanti con le edizioni, più la musica vera non basta più a riempire il Festival.
Ogni anno si importano talentini o mezzi talenti reduci da qualcuno dei troppi talent show partoriti dalle folli menti di autori senza arte nè parte. Nel mentre si cerca di riesumare la gloria sanremese fagocitando ospiti di ogni tipo e genere.
Si portano 91enni sul palco che leggono i testi di canzoni che neppure più loro si ricordano, quasi come se si volesse tornare indietro agli anni migliori dell'arte italiana.
Se esiste un'arte in questo paese siamo incapaci di darle merito. Arrivano ogni anno gli "Amici" di Maria De Filippi e gli "X-Factor" dai quali puntualmente emergono cantanti votati per gran parte dai giovanissimi o dediti a vendere dischi intonando cover su cover.
Se Sanremo sa essere solo questo dobbiamo davvero preoccuparci.
Nonostante lo scempio italiano che ne è della vera musica? La riassume in maniera perfetta Hans Einstein, figlio del genio assoluto Albert. Parlando del padre e del rapporto con l'arte, il figlio andò affermando quanto segue: "Mi diceva spesso che la musica era una delle cose più importanti della sua vita. Ogni volta che si sentiva in un vicolo cieco o comunque in difficoltà con il lavoro, si rifugiava nella musica e di solito bastava questo a risolvere ogni problema."
La musica dovrebbe essere un rimedio alle difficoltà, al male di vivere. Non dovrebbe essere il mezzo nel quale ficcare di tutto per cattare su qualche soldo o qualche punto di audience in più.
Sono finiti i tempi dell'eco di "Bohemian Rapsody", del suono millenario de "La Cura" o delle fermate de "La Locomotiva". Povera Italia.
AMORALITA', CORRUZIONE ED ILLEGALITA': PILASTRI PORTANTI DI UN SISTEMA MALATO
Alle volte, l'opinione pubblica si risveglia con qualche notizia veritiera, profondamente di rottura.
L'Italia è una terra che, oggi più che mai, ha bisogno di verità e concretezza.
Siamo un popolo di addormentati, un paese che gode e riflette solo dinnanzi ad un gol in fuorigioco per due metri o al moviolone sull'ennesima oscenità sanremese.
Ci vogliono calciatori già strapagati ed ingaggiati a suon di soldoni, ci vogliono ospitate all'insegna di finzione e banalità. Se questo viene fatto passare per tutto, è meglio pensare che il nostro paese non abbia davvero bisogno di niente.
Tutto va via, ci scivola addosso. Scivola via la crisi economica, basta un sorriso ed un consumo da reincentivare per sconfiggerla. Non esiste la necessità di potenziare ammortizzatori sociali, non esiste pressochè nulla di definitivo su cui costruire un progetto.
Siamo incapaci di pensare, di protestare. Inneggiamo a V per Vendetta senza poi toglierci la maschera per lanciare sassi in faccia alle ingiustizie. Sembriamo un popolo combattente, siamo un popolo strano in realtà. Facciamo protestare gli immigrati e non ci lamentiamo degli inquisiti che vengono lasciati al loro posto.
Siamo un popolo consapevole di incarnare il più fervido qualunquismo universalmente riconoscibile.
Dopo oggi, l'ennesimo colpo al cuore di un Paese incancrenito. Siamo un popolo di corruttori, è ufficiale.
Non si sa quali possano essere i corrotti.
In un paese dove una mano lava l'altra e tutte e due si rubano l'asciugamano c'è poco da fare. Ciò che emerge dagli ultimi dati è che l'Italia ha un cancro immane che si chiama corruzione. Fra il 2008 ed il 2009 c'è stato un incremento di denunce pari al 229% alla Guardia di Finanza.
C'è stato un aumento dei reati del 153% inerenti la concussione nella Pubblica Amministrazione.
Come sempre, chi è abilitato ad esercitare una carica capace di richiedere solidità etica e valoriale si sente in un qualche modo autorizzato a "deficitare" dai suoi compiti.
La Pubblica Amministrazione è primatista nei reati di corruzione (221 casi) ed abuso d'ufficio (1714 casi nel solo 2009). Tullio Lazzaro, presidente della Corte dei Conti, afferma lapidario: "E'una nebbia che avvolge il Paese, non si può fare a meno di notare che l'oscuramento resta tuttora grave, non accenna neppure elntamente a dissolversi o flettere nella sua intensità ispessita."
Siamo un paese nebbioso, immerso in una calda e rassicurante cappa bianca che ci impedisce di avere piena coscienza dei nostri mali.
Siamo un paese con un illegalità dilagante capace di annullare una moralità che già di per sè non è mai stata più casuale ed aleatoria di così.
Povera Italia.
mercoledì 17 febbraio 2010
ALL'UOMO ERA STATO CHIESTO...
All'uomo erano state chieste tante cose, forse troppe per la sua piccola mente.
Aveva una sete di potere troppo grande per potersi limitare a possedere il suo orto di vita.
All'uomo era stato assegnato un posto importante nel mondo: avrebbe dovuto essere arbitro dell'esistenza sul pianeta Terra, creatura in perfetta armonia con tutte le altre che vivevano attorno a lei. Avrebbe dovuto condividere diritti e doveri con gli altri animali.
Avrebbe dovuto, ma non ha mantenuto la promessa.
Avrebbe dovuto respirare la sua dose quotidiana di ossigeno, lasciandone altrettanto da respirare alle altre creature.
Avrebbe potuto costruire tecnologie positive, non aberranti o distruttive soprattutto per sè stesso.
L'essere umano non ha forse mai saputo di essere una speranza per il pianeta Terra intero.
L'essere umano ha deluso e stremato il pianeta, riducendolo ad una cozzaglia di speranze bruciate.
L'essere umano sta affogando, neppure troppo lentamente, senza rendersene conto.
All'uomo è stata data la possibilità di avere idee da trasformare in progetti. Gli è stata donata la possibilità di concretizzare sogni.
Se l'essere umano non ha quasi mai saputo parlare la lingua del futuro, c'è davvero poco da fare.
Con tutto il bene che avrebbe potuto mettere in circolo si sarebbero potute costruire infinite e sempre nuove occasioni.
Il mondo è sempre stato forse troppo piccolo per la sete di potere e di invidia dell'essere umano.
Uomo che non ha mai saputo cavalcare la sua stella danzante, uomo che non ha mai saputo leggere dentro il caos dei suoi pensieri assoluti.
L'essere umano ha saputo dimostrare, nei secoli, di essere la creatura più disumana del pianeta.
Se non addirittura dell'universo intero.
Avrebbe potuto volare in alto come le aquile, esplorando pianeti e galassie sperdute nell'immensità della volta celeste. La storia positiva dell'uomo è sempre stata frutto di continue parentesi, scolpite nella carta con un condizionale balbettante e precario.
Le pagine sono scalfite, stinte e sporche. Ha compilato commi e lemmi interi alle voci razzismi, intolleranze, persecuzioni, genocidi, ecc...
Ha tralasciato di scrivere eccezioni ed accezioni a termini di pace, solidarietà, libertà, speranza, uguaglianza, equità...
Dinnanzi a ciò che avrebbe potuto fare, vedere ciò che l'uomo ha davvero fatto in tutto questo tempo fa stare un pò male.
Ci avevano chiesto forse troppe cose.
Nonostante tutto, qualcosa può ancora migliorare.
Davvero.
martedì 16 febbraio 2010
DISTURBI E STRESS DA LAVORO? CITOFONARE ITALIA...
L'Italia è una terra in crisi, ma già si sapeva. Pian piano che si pensa di essere fuori dalla crisi economica, ci si accorge che grandissima parte dei problemi devono ancora arrivare. Salvato il sistema produttivo, ci si accorge sempre troppo tardi dei problemi causati ai lavoratori. Vite dimezzate, decurtate in linea direttamente proporzionale agli stipendi. Cassa integrazione, mobilità o disoccupazione. Per moltissimi il sogno diventa incubo e quasi mai viceversa. Sempre meno persone lottano e si mobilitano per cambiare le cose, presi come sono dal mantenere quel pochissimo che gli è rimasto a disposizione. L'Ispesl conferma la tendenza italiana alla sofferenza lavorativa in maniera totale. Secondo un rapporto recente, sono circa 4milioni gli italiani che soffrono di disturbi psicologico-psichiatrici associabili al lavoro. I più frequenti sono disturbi depressivi, ansiosi e dell'adattamento. Una quantità impressionante, sicuramente esponenzialmente in crescita dopo il tragico periodo dal quale stiamo lentamente e faticosamente uscendo (si spera, nds). I numeri della produttività non sono affatto dalla nostra parte; giocano contro le vite dei componenti della base della piramide produttiva. All'incirca 2 milioni e 797mila riconoscono nell'attività lavorativa la causa maggiore di disturbo e malessere. La più colpita è proprio quella fascia a cavallo fra i trenta e quarant'anni, dove il senso di gioventù viene a mancare e continua imperterrito ad essere presente quello del precariato. Il "target" è attorno alla fascia 35-44. Le donne sono più colpite degli uomini. Ciò che conta è che da qualsiasi dato emerge continuamente un malessere dilagante ed apparentemente senza fine. Povera Italia.
V PER VENDETTA
Buona sera, Londra. Prima di tutto vi chiedo di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno ahimè sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere. Alcuni vorranno toglierci la sicura, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate un colpevole.. non c'è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie. C'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale Alto Cancelliere, Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato.
domenica 14 febbraio 2010
FILOSOFIA MECCANICA E POLITICA
Ci provò Hobbes a determinare la sottile linea concettuale che intercorre fra le varie dimensioni del sapere, connettendole strettamente tutte alle fibre inerenti alle teorie del meccanicismo.
Il meccanicismo fu, nelle sue origini, probabilmente un modo per concepire un metodo di analisi della realtà. Tutt'oggi nell'ingegneria la pratica di analisi meccanica è essenziale.
Si procede osservando il reale, matematizzando quanto osservato e "regolarizzando" l'essenza a misura d'uomo. Così facendo si è fatta grandissima parte della scienza che conosciamo oggi.
E' la radice del metodo sperimentale, di quella base prioritaria che ci permette di godere delle tecnologie di cui possiamo disporre oggi.
Il principio base quando si guarda ad una macchina progettata dall'uomo è uno solo: ogni singolo componente riveste una funzione essenziale. Ci sono giunti ed innesti per collegare alberi, senza i quali catene cinematiche non potrebbero esistere.
Ci sono viti, dadi e bulloni per collegare pezzi aventi profili vari. Ciascun pezzo è essenziale, fondamentale e progettabile secondo rigorosissimi criteri. Ciò che colpisce è che la meccanica umanamente intesa prevede un universo non solo creato per l'uomo, ma straordinariamente simile o analogo all'uomo.
L'essere umano è parte di un mondo che può e deve comprendere, in quanto deve viverlo.
La meccanica ha in sè anche lo studio di azioni interne ai corpi solidi che svolgono azioni di disturbo o rottura. Ciò che l'ingegnere meccanico può fare è "allentare" queste tensioni dimensionando il pezzo a dovere per assicurarne un corretto uso e funzionamento.
La meccanica prevede la costruzione di pezzi e di opere che devono durare nel tempo, che devono essere godute ed utilizzate dagli utenti.
La meccanica avrebbe, secondo la filosofia meccanica del tardo Seicento, la possibilità di guardare "oltre" alla mera realtà fisico-matematica, incapace di contemplare la dimensione umana.
Hobbes guardò proprio alla realtà capace di prevedere l'essenzialità per ogni componente minimo del mondo. Ciascuno dovrebbe, allo stesso modo, avere la capacità di essere utile al mondo.
Capacità che dovrebbe sapersi tradurre anche in occasione vincente, in possibilità da cogliere.
Meccanica applicata al reale sa essere anche, per fortuna o purtroppo, ideologia ed utopia.
Paradossalmente la filosofia meccanica applicata alla società saprebbe (forse) costruire un modo differente di fare politica.
Una politica maggiormente "analitica" e strutturata, capace di amministrare il bene comune dal minimo dettaglio per poi, integrando la funzione società, giungere a strutturarsi su scala totale.
Facile a dirsi, viste le enormi complessità e burocrazie del mondo d'oggi difficilissimo a farsi.
Ciò che conta, però, è che qualche meccanico umanista su questa Terra sappia di volta in volta quali passi studiare ed analizzare per provare a "razionalizzare" il caos nel quale ci ritroviamo immersi.
D'altronde, lo insegna anche il principio base dei cicli di lavorazione: basta una sequenza semplice di procedure per ottenere un pezzo armonico e funzionale al proprio ruolo interno alla macchina.
Basta poco, sembrerebbe.
sabato 13 febbraio 2010
MORIRSI PER UNA CRISI ORRIBILE
Affezionarsi al proprio Paese e lottare con ogni spasmo per provare a renderlo migliore è un'azione che dinnanzi a certe notizie perde tremendamente valori, motivazioni e forze.
Più ci si rende conto del basso silenzio assordante nel quale la moralità ed i principi etici sono scivolate, meno ci si sente realizzati per il bene che si prova a mettere in circolo. C'è un baratro grande di paura in ogni giovane in questa Italia.
Si ha l'impressione di invecchiare molto lentamente, di potersi sentire giovani fino all'età di una pensione che non arriverà mai. Si hanno tante impressioni, troppe speranze e nessuna certezza.
E' questo un problema gravissimo.
Qualche filosofo disse molto tempo fa che si doveva avere un caos enorme dentro per poter generare una stella danzante. La nostra stella danzante oggi non la vede più quasi nessuno, purtroppo.
Siamo in preda ad un marasma interiore senza alcuna possibilità di avere scialuppe e vie d'uscita a disposizione.
Siamo immersi in un'Italia dove i disoccupati presenti o futuri si danno fuoco o si impiccano.
L'ultima, tristissima, dipartita è di ieri. E'accaduto a Torino.
Un operaio si è impiccato per una probabile futura cassa integrazione o disoccupazione. Si chiamava Emanuele, aveva appena 28 anni.
Ha deciso di farla finita in mezzo agli ultimi scatoloni che si stavano chiudendo nell'azienda per la quale lavorava, la cooperativa Tecnodrink, che aveva appena perso l'unica commessa sulla quale si incentrava tutta la sua attività.
L'azienda per la quale lavorava è una delle tante piccole-medie imprese che in Italia stanno chiudendo i battenti, l'una dopo l'altra. E' stato ritrovato così, dai suoi colleghi di lavoro.
Il suo corpo era appeso ad una trave, ormai defunto da chissà quanto.
Il suo lavoro era invece un mezzo per farlo sentire importante: era benvoluto dai colleghi e tramite esso conosceva sempre nuove persone.
Era affezionato forse soprattutto all'aspetto personale della sua occupazione: sapeva di poter girare il mondo, di poter allargare le sue vedute ed i suoi punti di vista.
Colpiscono tante cose in questa terra, che puntualmente dopo troppo poco tempo finiscono nel silenzio più totale.
In casa sua è rimasto un biglietto, dove parlava alla madre. Qualcuno ha riferito cosa ci fosse scritto, ma non penso sia doveroso riportarlo. Il gesto estremo era stato preceduto da un grave periodo di crisi depressive, da fortissimi momenti di disperazione causate da questa crisi economica che morde, ininterrottamente e continuamente da troppo tempo.
Morde, morde e non lascia mai spazio.
Sgonfia i portafogli e svuota le anime.
Vorrei poter scrivere tanto altro, ma mancano le parole.
venerdì 12 febbraio 2010
CHE FINE FARA' LA CREDIBILITA'?
L'alchimia magica di un leader politico capace di avere consensi è una ricetta che è difficoltoso quantificare con esatta certezza. Si può riscuotere successo in qualche frangia di popolazione ed al contempo avere tracolli vertiginosi da altre.
Si può far comporre un Parlamento di nominati per una legge-porcata così come si può scegliere di portare uno Stato dinnanzi al mondo solo per fargli fare figuracce. Si possono guadagnare migliaia di Euro di indennità ogni mese e far ripiegare amici o compagni di merende presso strutture ospedaliere o presidenze varie. Sono tutte fette, piuttosto spesse a scriver la verità, di un malessere politico che ha oggi più che mai metastasi in moltissimi spicchi della società. Chi sta alla base della piramide della società vede una vetta che va "scollandosi" dalle reali esigenze di tutti coloro che la hanno messa lassù per "amministrare".
Amministrare oggi sembra per moltissimi una parola priva di alcun senso civico. A partire dal Premier, il quale pensa che governare il bene pubblico equivalga a minare il Paese con teorie complottistiche ed intasare il Parlamento per produrre inarrivabili leggi ad-personam.
Il significato della parola "amministrare", per l'appunto. Una questione su cui vale la pena interrogarsi.
Nello Stato italiano, oggi, a molti i nostri amministratori statali fanno al contempo arrabbiare, ridere e piangere. Cosa potrebbe essere una persona addetta al controllo del bene pubblico? In primo luogo un dipendente dello Stato, una persona mossa dalla volontà rappresentativa dei cittadini.
Albert Einstein riassunse il significato del rapporto fra uomo e Stato molto meglio di qualsiasi mia parola:
"[...] Lo Stato è fatto per l'uomo, non già l'uomo per lo Stato. Lo Stato dovrebbe essere il nostro servitore, e non noi schiavi dello Stato.[...]" (The Nation, 1931)
Pur essendo un parere di quasi ottant'anni fa è davvero troppo attuale. Dove può condurre la cattiva amministrazione? A traguardi irraggiungibili ed alle volte perfino inimmaginabili: si va dal tracollo economico alla rivolta collettiva.
Si potrebbe perfino arrivare ad un genocidio culturale ed etico di massa. Una società dall'alto controllata e conformata non può condurre il destino del mondo su binari felici. Lo spiega senza appello un'altra volta il genio di Albert Einstein: "[...]Senza personalità creatrici capaci di pensare e giudicare autonomamente, il progresso della società è impensabile, proprio come lo sviluppo delle personalità individuale senza l'humus nutriente della comunità.[...]" (Mein Weltbild, 1934).
Ci si conduce, senza altrettanta possibilità, su binari pericolosi. L'incapacità di pensiero autonomo e di sua diffusione è deleterio per un Paese che cerca confronto ed incontro su tematiche scottanti o quantomeno importanti. Dalla base ci sono stimoli urgenti che la classe politica ha il fermo dovere di vedere e convertire in energie positive, propositive e sul medio-lungo termine il più possibile efficaci.
Mi chiedo se bastino i cartelloni che giungono ad intasare le vie delle città ed i luoghi pubblici prima di ogni benedetta campagna elettorale.
Ci si perde in frasi alle volte senza riscontro pratico, od in momenti di non memoria sui traguardi raggiunti in passato. Così facendo, si incrementa il male peggiore per uno Stato: l'astensionismo od il rifiuto a credere nella classe dirigente massima di un Paese.
L'errore sfocia poi nel difendere teorie anarchiche di dubbia efficacia, od ancora nell'inneggiare a tristi momenti di necessaria ed aggressiva ribellione collettiva.
Capita così che qualche politico, tristemente nazionalmente visibile, inneggi alla necessità di imbracciare fucili e forconi per lottare contro Roma ladrona, od ancora che più di qualcuno prometta cose che qualche mese dopo puntualmente riesce, miracolosamente, a dimenticare.
In fondo ad ogni strategia o ricerca politica si smarrisce il valore di base che devono rivestire punti cardine quali opinione pubblica e credibilità.
La credibilità quale valore essenziale, per l'appunto. In uno stivale distrutto e smarrito da troppi osceni eventi, non si fa mai in tempo a guardare il fondo che ci si accorge di cadere sempre più in basso ogni attimo di più.
Di pari passo, però, la gente si stanca di indicare o quantomeno di fornire una tantum un contributo costruttivo da seguire ed inseguire. Come servitori dello Stato, potremmo avere tutti ben altre modalità comunicative.
La bancarotta morale è dietro l'angolo, non vorrei mai che fosse solamente colpa nostra e dei modelli che siamo capaci di fornire alla collettività intera.
giovedì 11 febbraio 2010
VESTITE L'ITALIA A LUTTO GRAZIE A UN PIFFERAIO MAGICO
L'Italia è uno straordinario paese con una capacità, molto meno straordinaria, di non sapersi indignare dinnanzi allo sfregio che qualcuno sta compiendo a nostra insaputa.
Sembriamo così, dispersi su un piano inclinato in caduta libera.
Ne siamo forse anche troppo consapevoli, eppure non troviamo la forza di reagire o mobilitarci.
Nessuno crede più nella politica e nei politici, rimanendo alla finestra a criticare tutto e tutti.
Pare facile risolvere tutto non andando a votare, quando spesso non ci si rende conto che astenendosi si fa il gioco di tutti coloro che vogliono monopolizzare o mono-pollizzare, che scriver si voglia, un Paese al palo. Pare facile criticare senza però riuscire mai in alcun modo a criticarsi appieno.
Dall'estero molti ci compatiscono. Siamo preda di un pifferaio magico che va in giro ad ammaliarci ed a raccontare barzellette ai quattro venti.
E' votato non per ciò che promette, senza mai puntualmente mantenerlo, ma perchè molti di coloro che lo cercano sulla scheda elettorale vorrebbero sotto sotto essere come lui.
Si è andato perso il distintivo della dignità, la segnaletica di etica o morale politica.
La funzione pubblica è un modo per debellare problemi che capitano ad uno solo, mentre 57 e passa milioni di altre persone trascorrono il loro tempo ad una fermata dell'autobus in una piovosa giornata. Stanno attendendo i miracoli promessi da un omuncolo che si aggira con 57 e passa milioni di ombrelli fra le sue mani. Senza mai donarne uno a nessuno.
L'Italia è questo, un paese inconsapevolmente strangolato nelle sue fibre morali, nella sua capacità di essere differente da certe frange di individui corrotti e degenerati da un potere malato.
Ci teniamo tanto anche ad essere un paese di stereotipi, capace di vivere per prodotti e pensieri stereotipati. Abbiamo un'arte iniqua, una musica inutile ed un'offerta formativa per i giovanissimi che fa impallidire qualsivoglia sete di futuro.
Facciamo protestare gli immigrati al posto nostro, facciamo di tutto per assegnare le chiavi del Paese Italia ad una macchina leghista che vuole correre per fare star bene solo un terzo delle nostre regioni.
Sappiamo tutto in fondo, ma non riusciamo a vergognarci. Creiamo appalti bluff, bruciando la credibilità della Protezione Civile e sprecando 327milioni di Euro fra donne d'alto borgo ed appalti truccati.
Sappiamo che tutto ciò esiste, purtroppo. Cullati come siamo nell'orrenda quotidianità che ci pervade, siamo incapaci di avere quell'istintiva reazione di schifo che tanto ci servirebbe per voltare pagina.
Facciamo di tutto per essere incasellati al ritmo di un pifferaio che non ha niente da perdere, fuorchè il giudizio della magistratura o l'eventuale carcere.
Stiamo perdendo punti e moralità in tutto ciò che non si può vedere. Non esiste più cultura, finanziamenti a cultura o visione prospettica sul medio-lungo termine delle cose. Non esiste più nulla che sappia godere di un ampio respiro.
Stanno forse facendo di tutto per cancellare la fibra viva e consapevole del Belpaese? Non mi stupirei neppure di questo, ormai.
Oltre i nostri confini ci vedono così: "L'Italia perde punti in quasi tutte le classifiche che riguardano la scuola, la salute, l'ecologia, i diritti, la cultura ed anche la tecnologia. L'Italia di Berlusconi, un paese in via di imbarbarimento" (Liberation, 10 febbraio 2010)
Perdiamo punti in tutti quei campi dove oggi potremmo iniziare a costruire il nostro futuro.
Che effetto potrà mai fare sapere di essere una terra senza Domani?
Attualmente non so proprio cosa pensare.
mercoledì 10 febbraio 2010
GLAXO ED INDUSTRIA FARMACEUTICA: RICERCA USA E GETTA
Nel marasma di cifre e fatti che attanagliano questo ultimo periodo non si sa più che parole spendere, nè tantomeno cosa poter pensare. Se da un lato ci sono realtà aziendali messe al palo e ridotte al lumicino, ce ne sono tante altre che sono state messe in condizione di poter navigare con bilanci in notevole attivo.
Fra le poche realtà che ancora godono di ingenti profitti ci sono sempre le stesse, mai troppo rispettate, industrie farmaceutiche. E' recente lo straordinario piano di anti-pandemia messo in piedi contro l'influenza A/burla che scriver si voglia. Quantità di cifre spese dai singoli Stati esageratamente paurose, seguendo chissà quale spregiudicato tentativo di "immunizzazione" collettiva.
Fra le case produttrici di questo glorioso rimedio c'è anche tale GlaxoSmithKline, appunto.
Questa stessa industria farmaceutica ha di recente deciso un nettissimo sottodimensionamento delle proprie capacità aziendali. Ha previsto la chiusura fra Europa e Canada di ben cinque centri di ricerca, tagliando un totale di 4500 ricercatori.
Fra loro spunta un centro di Verona, dove trovavano lavoro fino a poco fa circa 600 persone. Nonostante proteste e proposte di soluzioni alternative, la prepotenza della Glaxo ha fatto si che 500 ottimi ricercatori si troveranno senza più un'occupazione.
Le scelte di tale drastica riduzione potrebbero essere molteplici. In un periodo di crisi economica, si potrebbe attribuire ad una "necessaria" riorganizzazione delle aree di personale, od eventualmente a chissà quale altra manageriale teoria.
Non è affatto la realtà che emerge dai bilanci di questa multinazionale. La Glaxo è infatti un'azienda che ha ritrovato prosperità e ricchezza, specialmente in questo trascorso 2009. Ci sono stati utili per circa 2 miliardi di Euro, molti dei quali sono stati introitati dal business pandemico.
Rispetto al 2008 si sono incrementati di circa il 66%. Mica poco, quindi.
Quanto basta a far dubitare ancora di più è la situazione italiana.
Nell'anno scorso la Glaxo ottenne dall'Italia ben24 milioni di fondi PUBBLICI per sviluppare i suoi progetti di ricerca. Incassare un patrimonio per poi abbandonare quella realtà che ha offerto fondi freschi.
A risentire di questa politica di tagli sarà il settore delle neuroscienze.
Nello specifico il centro di Verona scelto per la chiusura si occupava di fare ricerca su dolore, depressione, disturbi del sonno,dipendenze da droghe, alcool o fumo.
Una bella mazzata, appunto. Scelte come queste devono fare riflettere sulle contraddizioni intrinseche alle case farmaceutiche così tanto interessate alla salute dei comuni cittadini.
Le grandi multinazionali farmaceutiche sono, in maniera di gran lunga superiore a tutte le altre, irresponsabili dinnanzi ai loro comportamenti. Chiudono o scelgono di reinvestire su stabilimenti e "branche" scientifiche in maniera completamente aliena a qualsiasi logica o ragione economico-redditizia.
A quanto pare, poi, la nuova tendenza delle case farmaceutiche sembra sia quella di concentrare nuove realtà imprenditoriali a completo vantaggio del continente asiatico. Europa e Nord America vanno inevitabilmente perdendo appeal industriale od imprenditoriale.
Le logiche aziendali delle case farmaceutiche rimangono, come sempre, sconosciute.
Così come rimane sconosciuto il perchè della loro impossibilità a rispondere legalmente a vaccini con effetti potenzialmente dannosi, o quanto di simile si possa pensare.
Si potrebbe pure continuare, ma i paradossi sono troppi.
martedì 9 febbraio 2010
FRA MAFIA E POLITICA: RADICI DI UN PIETOSO MALESSERE ITALIANO
Sono tornate a rintoccare ieri le campane della minaccia mafiosa all'autonomia politica italiana.
Il potere pare non essere più così indipendente come un tempo; si ha la sensazione che lo stato mafioso collocato dentro lo Stato italiano sia un male accettato e connaturato francamente da troppo tempo.
Che siano vere o che siano false, le dichiarazioni di Massimo Ciancimino risuonano come fulmini a cielo già abbondantemente coperto e nuvoloso.
Una minaccia inconsulta ad un sistema tollerato ed al contempo intollerabile.
Il succo delle sue dichiarazioni vedono "Berlusconi come entità politica frutto della trattativa tra Stato e mafia." Un'istanza che non lascia appello ad altre possibilità interpretative.
Sia vero o sia falso, starà alla magistratura dimostrarlo con la più ampia efficacia possibile.
Se fosse vero, gli scenari politici degli ultimi sedici anni si tingerebbero di tinte orrende ed oscene.
Se tutto ciò fosse falso, si potrebbe rivalutare il ruolo e la purezza del pentito di mafia.
Assieme alle dichiarazioni, ieri, c'era anche qualche "prova scritta".
Un pizzino di Bernardo Provenzano ne è la prima, tremenda, potenziale conferma:
"Intendo portare il mio contributo che non sarà di poco perchè questo triste non si verifichi, sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive."
Si è passati quindi dal controllo della fibra occulta del paese alla necessità di possedere l'opinione pubblica, veicolandone e distraendone i contenuti dal potenziale mal comune.
In questo possibile percorso di intima connessione fra Stato e mafia entrerebbero moltissimi fattori.
Verrebbero inglobate in questa connessione per esempio i punti del famoso papello di Riina, qualche sospetto inerente al mancato scioglimento del Consiglio Comunale di Fondi per infiltrazioni mafiose.
Salta alla mente le mancate dimissioni di Cosentino dopo la bufera di colpe che lo hanno attraversato.
Secondo Massimo Ciancimino "Berlusconi era l'entità politica frutto della trattativa" fra Stato e mafia.
Rappresentava il legame base con il quale la mafia avrebbe potuto collegarsi alle relazioni più intime dello Stato italiano.
Se così fosse, sarebbe l'ennesima tristissima conferma di un'immonda depressione italiana.
In questo percorso sarebbero state coinvolte altre figure, quali ad esempio Marcello Dell'Utri.
Dinnanzi a questo pesantissimo fardello, la destra si smarca ritrattando la solita tesi del complottismo.
Non è possibile per uno Stato di diritto reggere un'atmosfera come questa, così come è altrettanto vero che è lecito che una giustizia, UGUALE PER TUTTI, possa essere messa nelle condizioni di fare il suo corso.
Silvio Berlusconi, evidentemente, non la pensa allo stesso modo: "è il solito copione di ogni volta che si avvicinano le elezioni.[...] è un complotto ordito dalla stessa mano che vuole sabotare l'azione del governo, [...]L'uso politico della giustizia."
Il Premier non sa forse che la giustizia, per giudicare un politico, deve affinarsi alla politica stessa? Giudicare Berlusconi, poi, è impossibile. Verrà nei mesi prossimi protetto con mille mila scudi o leggi ad hoc sul filo della costituzionalità.
Nonostante tutto ciò è doveroso che la giustizia faccia il suo corso, senza troppi conflitti o complotti di norma. Se l'azione di governo è stata positiva nella lotta alla mafia si dimostri che non si ha paura di quella stessa legge alla quale ci si affida per delegittimare questo cancro ormai con troppe metastasi.
Comunque vada il Premier avrà a disposizione il suo essenziale scudo per l'immunità.
Può dormire sonni tranquilli, da questo punto di vista.
Il resto del centrodestra lavora fra minacce, farsa o fango elettorale.
In un momento come questo, le tematiche di confronto potrebbero essere ben altre.
Condizionale d'obbligo, come sempre italianità prevede.
lunedì 8 febbraio 2010
BERLUSCONI ED ALFANO: GENERAZIONE DI FENOMENI (DA BARACCONE?)
A vendere il proprio fumo non tutti sono bravi, ma a tessere trame ordite per far sembrare leggi straordinarie dei rimedi tappabuchi anti-carcere solo pochissimi possono essere definiti fenomeni.
Uno di questi è sicuramente il Ministro della Giustizia Alfano.
Pare acclarato che sia un prodotto generato dalla fiorente scuola berlusconiana di orazione, distrazione e finzione. Nella trasmissione "In mezz'ora" di ieri ha dato prova di brillantissime doti di affabulatore, od imbonitore televisivo alla Wanna Marchi.
Secondo lui l'italiano medio non arriverebbe a capire che il Premier lotta con ogni suo spasmo per evitare l'aria della giustizia e della non innocenza.
Pur di non essere processato sta facendo di tutto. Paralizza l'Italia per discutere di immunità e di riforme della Giustizia plasmate addosso alla sua presunta non colpevolezza.
Ha alterato il metro di innocenza italiana, andando ad intaccare perfino le più banali ed ovvie regole di moralità, correttezza e rispetto delle istituzioni. Si perde per fuggire dall'incostituzionalità delle sue leggi ad-personam, sfrutta la macchina statale per muoversi a pieno regime fra libertà, populismo e demagogia.
Lascia all'opposizione la possibilità di discutere in Commissione Giustizia sulla normativa per scegliere la lunghezza delle code dei cani, mentre nelle "segrete stanze" assieme ai suoi fedelissimi prepara scudi per il suo immenso desiderio di restare oltre-sbarre.
Nonostante tutto, viene votato ed i suoi Ministri continuano a difenderlo.
Ieri Alfano intervistato da Lucia Annunziata è stato capace di barzellettare a trecentosessanta gradi sulla sua figura. Ha parlato di un premier "secchione", capace di stare "sempre sulle carte e studiare i faldoni" immensi dei suoi processi. Difesa ad oltranza per poi continuare imperterrito a rassicurare l'italianità media su una figura che VUOLE farsi processare: "Il premier non si sottrarrà alla giustizia. Quando avrà finito di governare si sottoporrà ai processi."
Se si andrà avanti di questo passo, continuerà a ricercare consensi fra gli italiani fino alla morte.
Almeno in quella, si sa, siamo tutti uguali.
Male che vada alla fine processeremo la bara di Berlusconi. E' un uomo intasato da processi non perchè colpevole ma perchè perseguitato. E' un uomo che lotta, un nuovo messia che è qui per liberare l'oppresso popolo italiano dalla giustizia e dalla Costituzione, così tremendamente ingiuste ed antiquate.
E' l'uomo del cambiamento, è l'uomo che sa tirarti fuori diecimila cilindri da un coniglio.
Pochi vedono che lui ed i suoi fedelissimi non hanno arrosto da vendere, ma solo questo osceno ed impietoso fumo. Dobbiamo sorbirci perfino un Ministro della Giustizia che parla di un nonnetto 73enne che a "missione" politica completata si farà processare.
La domanda è una...Quando finirà la "missione" politica di Berlusconi? Meglio non pensarci, ma lottare per far cambiare le cose.
Alfano parla di giudici e magistrati che sbagliano a perseguitare il Presidente secchione di turno, fino al punto in cui da tutte le parti politiche qualcuno parla della legittimità di qualche inciucio per poter tornare a fare il Bene del Paese.
Roba da altra, tristissima, Italia. Il Ministro ha poi continuato paventando un altro pò di prodotto da venderci.
Dopo la bocciatura della Corte Costituzionale ripenserà ad un ennesimo Lodo Alfano.
Ne farà finchè non lo faranno passare, come ad un esame universitario.
Ripensa anche all'immunità parlamentare. Provvedimenti seri e concreti, fatti per "far si che nel nostro Paese si restituisca alla Costituzione repubblicana la sua struttura originaria, cioè ricostruire l'argine che separa il potere legislativo dall'ordine giudiziario. Va smontata l'equazione immunità=impunità della casta."
Altra, splendida ed eccelsa, demagogia. Altro populismo, altra tragica e patetica recita.
Una megafarsa finalizzata a nascondere la reale essenza dei fatti.
Povera Italia.
domenica 7 febbraio 2010
BERLUSCONI E LA CRISI ECONOMICA: DELIRI DI ONNIPOTENZA O DELIRI DI INCOMPETENZA?
Avvicinandosi il periodo di campagna elettorale per le prossime elezioni regionali, ritorna sempre più vivo e prepotente lo psiconano. Evidentemente non pago di aver censurato le località di costruzione delle prossime centrali nucleari, va rafforzando la dose sparando a zero sulla tragica crisi italiana dell'ultimo periodo.
Le spara grosse, evidentemente anche contraddicendosi. Nel mentre, tutta l'Italia in rivolta non sa più a chi appigliarsi per essere ascoltata nella folle richiesta di un posto di lavoro. Chiamala crisi, chiamala necessità di sicurezza futura.
E'possibile chiamarla come si vuole, salvo evitare di risolvere in maniera concreta i problemi.
Chiuderà l'Alcoa, chiuderà la Fiat, ci saranno migliaia di altri disoccupati e distrutti messi a casa.
Sarà questa la nostra meravigliosa Italia.
Nonostante tutto, il nano riprova a vendere il suo fumo per illudere noi poveri italiani. Ha passato tutto ieri a decantare il nuovo miracolo italiano, attualmente senza precedenti: "[...]l'Italia se l'è cavata meglio di tutti in Europa. Abbiamo abbassato le tasse togliendo l'Ici e togliendo 2 miliardi alle imprese. Con il nuclare le bollette saranno meno care. Nonostante la crisi l'Italia c'è, con un governo che ha continuato a lavorare per il bene degli italiani.[...]"
Non basta più andare in giro per il mondo a raccontare baggianate senza precedenti. Silvio Berlusconi ha la missione di illudere con ogni mezzo l'italiano inconsapevole od occluso.
Non la pensa allo stesso modo un certo Paolo Manasse, docente di Politica Economica all'Università di Bologna. Uomo dall'illustre curriculum, ha lavorato in passato per Ocse, Fmi e Banca Mondiale. Nei confronti della piccola Italia ha un'opinione per niente rosea:
"[...]Partivamo avvantaggiati perchè avevamo un deficit meno pesante dall'inizio. Forse poi la scelta di evitare politiche espansive ha dato la percezione di maggiore stabilità. Resta il fatto che, nonostante non sia stato varato alcun pacchetto di aiuti, il bilancio pubblico è comunque peggiorato, ed anche di molto. In più c'è il debito pregresso che è uno dei più pesanti al mondo. Se i mercati dovessero concentrarsi sui Paesi ad alto debito, anche noi finiremmo nel ciclone. Speriamo che questo non avvenga."
L'Italia starà fuori dalla crisi economica solo grazie ad una speranza, grazie ad un miracolo. Quasi una meravigliosa congiuntura astrale. Dire ciò a chi non ha più neanche il pane per mangiare suona un pò come un fortissimo schiaffo in faccia.
Nonostante tutto rimane questo Presidente del Consiglio che continua nella sua missione irreversibile: vendere il suo fumo all'Italia affamata e desiderosa di distrazione ed inibizione.
Le frasi sulle tasse abbassate risalgono a ieri, 6 febbraio.
Alla faccia della coerenza, quando lo scorso 12 gennaio diceva laconico: "L'attuale crisi non permette alcuna possibilità di riduzione delle imposte. In questa situazione è fuori discussione poter pensare ad taglio delle tasse."
Ipse dixit. Che uomo integerrimo.
sabato 6 febbraio 2010
SCIENZA E FEDE: MISTERO INSCINDIBILE
Lo ha ribadito da poco anche un'autorità quale Umberto Veronesi, affermando che "scienza e fede non possono andare insieme perchè la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e i dogmi che vanno accettati, o meglio, subiti."
Nonostante tutto, è obiettivo dire che in qualsiasi essere umano ricerca di scienza o qualche forma di fede coesistono.
La sola curiosità istintiva che l'essere umano possiede fa di lui una figura potenzialmente suscettibile alla scienza, mentre la fiducia e la speranza nei confronti di una qualche vita migliore o possibile è potenzialmente una potente fede.
Il fare scienza presuppone una ricerca sempre più folle di confini oltre i quali spingersi. Arrivati ad un certo punto limite, è lecito provare paura ed arrivare ad uno stato oltre il quale la logica umana non riesca più a penetrare? E' lecito pensarlo, ma ad oggi pare anche impossibile.
E' stato fatto più in questi ultimi 2mila anni che nei milioni di anni precedenti all'avvento razionale e consapevole dell'essere umano sul mondo che lo circonda. E' stato fatto troppo, purtroppo in bene ed in male.
In mezzo a tutto, fra scienza e fede, esiste e resiste la mente umana. Fra circonvoluzioni cerebrali e cellule nervose si nascondono quegli immensi miracoli costituiti dai nostri pensieri, dalle nostre scelte e dalle nostre occasioni da non buttare.
Tutto parte e tutto torna, inevitabilmente, alla conoscenza che riusciamo ad avere di noi stessi e della nostra mente, solo veicolo capace di condurre alla piena consapevolezza tipica dell'essere umano.
Come specificato da Veronesi si ha un punto di non ritorno fra fare la scienza e pensare la fede.
Avere fede significa sforzarsi di sopire la propria curiosità, accontentandosi di risposte pre-strutturate da adattare alla propria dimensione di esseri umani.
Fare scienza significa "sbrigliare" quella curiosità, cercando di andar oltre l'architettura di risposte ritenute scontate prefigurandosi la possibilità di costruire castelli di solide domande.
Fare scienza significa ritenere tutto aleatorio, significa morire nel dubbio perenne od alle volte perdersi fra convinzioni solo apparentemente valide. Basta un'eccezione per distruggere una legge scientifica ritenuta perfetta fino a pochi momenti prima.
E' il brutto dell'efficace metodo sperimentale.
Sul suolo dove camminiamo c'è un mondo disposto ad essere compreso tramite la scienza.
Essa è infatti il solo veicolo con il quale la limitatezza dell'uomo può provare a superare i vincoli che l'insondabilità di certi fenomeni gli impone.
Come fare scienza conciliando l'esplorazione del mondo? La domanda è una, molto pesante.
Superarla cercando una risposta significa tentare di ritagliarsi una fede individuale, un punto di riferimento al quale appendersi per non scivolare troppo in basso.
C'è anche qui un punto di incontro efficace fra fede e possibilità di scienza. Si può provare a guardarlo da vicino capendo la struttura della scienza, decodificandola a misura d'uomo.
La miglior risposta alla pesantezza della domanda la fornì il grandissimo Galileo Galilei:
"[...]La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innnanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intender se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscere i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, ed i caratteri sono triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto. [...]" (Saggiatore)
La scienza è dunque una luce su un oscuro labirinto che la fede contribuisce a dare per scontato.
Per capire il mondo bisogna conoscere matematica, parola umana, fare esperienza ed avere curiosità.
venerdì 5 febbraio 2010
MORGAN E SANREMO: UN MATRIMONIO CHE (PER LUI) E' MEGLIO NON FARE
Morgan è fuori dalla competizione dell'ennesimo Festival di Sanremo.
Si potrebbero scrivere tante cose, forse anche troppe per poterle condensare efficacemente su un virtuale pezzo di carta.
Ciò che è certo è che Sanremo è una competizione musicale ormai ridotta ai minimi termini. Nel panorama italiano, se il Festival rappresenta la vera musica, c'è da piangersi addosso. Si è ridotto, in divenire, ad una succursale di tanti reality show d'importazione o di triste matrice "De Filippiana".
Se c'è una musica che nasce e muore piccola, quella è a Sanremo. Da troppo tempo non si vede più una festa che abbia per la maggiore una grandissima musica. Qualche Artista rimane inconsapevolmente o volutamente fuori. Qualche profeta che un tempo era avanti oggi è sparito, in questa musica italiana.
Lo immaginate Francesco Guccini sul palco di Sanremo? Molto probabilmente no, oppure non più.
Le colpe di questa degenerazione culturale sono troppe per essere circoscritte con efficacia.
Una delle prime che emerge è che la musica è tale solo se produce soldo, solo se è capace di arricchire spregiudicati e pietosi discografici alla ricerca del fenomeno di turno.
Ti spremono, ti succhiano energia e potenzialità fregandosene di un tuo virtuale talento.
Quando hai finito di fare copertine e dischi d'oro ritorni sul fondo del fiume.
Nonostante tutto e quanti cerchino di smentire questa opinione, alla luce dei fatti tutto ciò si configura come una tragica verità.
Basti ripensare a tutte le edizioni dei vari "Amici","X-Factor" o chissà quale altro format di pseudo-talentscouting.
Ne è mai riuscito ad emergere qualcuno che ha saputo resistere od almeno durare nel tempo?
Certamente no, a meno che la memoria non mi tradisca.
Tutto ciò perchè il soldo finisce con la novità della persona che vince o che emerge da una determinata edizione di un reality show.
Arrivato il nuovo anno, la produzione ripenserà ad una nuova edizione del format dovendo di fatto cancellare o mettere in secondo piano il vincitore od il talento delle edizioni precedenti.
E' un circolo vizioso, questa musica. Trionfa chi fa testi osceni e banali, mentre rimangono nel silenzio migliaia di talenti che spaziano differenti generi musicali.
C'è chi vive facendo rock, rap, hip-hop, contaminazione di genere, metal , nu-metal, jazz, blues.
C'è tantissima gente che ama la musica e che si meriterebbe di vivere con essa. Nonostante tutto è impossibilitato dal sistema a farlo.
Deve reinventarsi una professione, oppure smettere di punto in bianco di fare il musicista.
Anche qualche sfruttato dal sistema deve reinventarsi. Ricordo, fra i troppi, tale Dennis Fantina.
Qualcuno se lo ricorda? Fu il vincitore conclamato di una delle primissime edizioni di quell'oscenità di "Amici".
Venne glorificato, incensato e celebrato. Venne sfruttato, soprattutto.
Che ne sarà stato di lui dopo le vittorie ed i successi?
"Il mondo dello spettacolo mi ha abbandonato. [...]Non ho più nulla tra le mani e mi ritrovo senza lavoro e con un mutuo da pagare. Sì, devo ricominciare da zero, rimboccandomi le maniche. Ecco perché ho chiesto di tornare a lavorare come operaio nella fabbrica di tappi di sughero dove lavoravo prima di entrare nel mondo dello spettacolo."
Sono parole sue, del cantante che fu. I dubbi ora sono ancora più forti.
Un sistema di teorica "arte" può trattare così chi vorrebbe vivere da artista? La sola risposta possibile è no, a meno che quello stesso sistema non sia marcio, corrotto od indecente. Lasciare una persona in miseria od in povertà può indurlo a compiere chissà quali gesti scellerati; fra questi, eventualmente, l'uso di stupefacenti per stordire ed inibire la depressione ed il momento nero.
E' interessante vedere come, quando vuole, il mondo della musica si dimentichi di casi e casualità come queste. Sei bravo, fai successo e sei forte finchè vogliamo.
Appena possibile, mettiamo la freccia per superarti ed andare al prossimo.
Se questa è la regola dell'autostrada della musica è perfettamente concepibile quanto sia meglio per un artista fragile ed ammalato starne fuori.
Starne fuori specialmente se si viene buttati fuori per sordi ed obsoleti motivi di pseudo-perbenismo.
Se c'è qualche ragione per attaccare un uomo devastato come Morgan, ce ne sono altrettante per attaccare questa musica e queste case discografiche che spremono individui fino all'ultimo, giusto per cattare su qualche soldo in più.
Si finirà, alla fine della fiera, in qualche "Isola dei Famosi" od in qualche "Music Farm" di turno per tornare a pigliare qualche euro in più.
Un uomo come Morgan non deve trovare posto in quello che è un vero e proprio, squallido, carrozzone.
Parlare poi di chi ha scritto e pubblicato per intero quell'articolo è come sparare sulla croce rossa.
La malattia della ricerca ossessiva del successo non potrà mai portare a nulla di duraturo od autentico.
Per non scrivere poi di quello che fu Sanremo in tempi non troppo lontani. Ripenso alla comparsata, dietro lautissimo compenso, del fondatore di Playboy l'anno scorso od ancora alla presenza di una fetecchia come Paris Hilton.
Quella ragazza che aveva disseminato internet di video pornografici e di reality show dove ingenui giovani e giovanissimi venivano coinvolti per scegliere il suo "Best Friend" e "Best Friend 4ever (2nd edition)" (è la tristissima verità, nds).
Se Morgan è rimasto fuori da Sanremo per una debolezza giustamente da criticare? Dinnanzi a questa poltiglia di Festival è solo fortuna sua.
Non c'è spazio per gli artisti sotto i riflettori. Puoi essere vendibile e commerciabile solo se riesci ad omologarti. Altrimenti nicchia.
giovedì 4 febbraio 2010
COME DIVENTARE IMMORTALI RIMANENDO POVERI
Henrietta Lacks, un nome che a prima vista non dice niente.
E' sconosciuta forse ai più, eppure ha avuto un'esistenza che è servita a migliorare tutto il genere umano.
E' stata un'eroina inconsapevole, è stata sorgente di scienza e progresso scientifico.
Vediamo più nel dettaglio ciò che è servito per condurla a diventare tutto questo.
E' una donna nata a Roanoke nel 1920, in Virginia. Morì nel 1951 per un tumore all'utero.
Una coltura di cellule da lei prelevate durante un intervento chirurgico per la rimozione della massa tumorale non è solamente sopravvissuta, ma ha continuato a moltiplicarsi e riprodursi all'infinito.
Così progredendo sono arrivate alle cosiddette HeLa Cells, attualmente diffuse a livello mondiale in tutti i laboratori di biologia molecolare.
Sono cellule in poche parole immortali. Continueranno a riprodursi, all'infinito.
Le cause di tale anormalità? Nulla di miracoloso, tutto di scientifico o casuale (dipende dai punti di vista, nds).
Normalmente una cellula umana può, nel corso della vita, dividersi e differenziarsi fino a 50 volte.
Le cellule di Henrietta Lacks, invece, non hanno seguito nè seguiranno mai questa legge.
Non appena venne colpita dal tumore, i dottori che la ebbero in cura notarono che quel cancro si metastatizzava ad una velocità elevatissima, di gran lunga superiore alla triste normalità.
Da quella visita chirurgica, dalle poche cellule prelevate, ne sono derivate circa 100 mila miliardi.
Sono comunque calcoli approssimati, non perfettamente attendibili.
La causa di tale eccessiva moltiplicazione è stata fatta risalire ad un'anormalità cromosomica.
In poche parole un uomo per essere tale deve avere 46 cromosomi in ogni sua cellula.
Ciascuna specie animale ne ha, solitamente, un numero diverso: si va dalla scimmia con 48 al cane con 78 cromosomi per cellula.
Henrietta Lacks aveva 82 cromosomi per ogni cellula. Un'anormalità notevolissima, che però fruttò alla scienza ed al progresso scientifico enormi traguardi.
Ciò che non è mai stato detto, però, è che quelle cellule furono da lei prelevate senza alcun consenso.
Sfruttando la loro accidentale capacità di riprodursi all'infinito vennero impiegate per testare un vaccino antipolio, per studiare herpes e leucemia.
Alla luce di tutto ciò è indubbio scrivere e lecito pensare che l'industria del farmaco grazie a lei ha fatto i miliardi. Come sempre, però, per certe persone il mondo funziona al contrario.
I discendenti di questa donna simbolo di scienza sono attualmente talmente poveri da non riuscire a pagarsi neppure l'assicurazione medica.
Pare un osceno paradosso, ma purtroppo è così.
Essere personaggi chiave per la medicina e per la scienza ed avere discendenti incapaci di pagarsi la mutua.
Siamo sulla Terra, molte cose vanno al contrario.