Nel marasma di cifre e fatti che attanagliano questo ultimo periodo non si sa più che parole spendere, nè tantomeno cosa poter pensare. Se da un lato ci sono realtà aziendali messe al palo e ridotte al lumicino, ce ne sono tante altre che sono state messe in condizione di poter navigare con bilanci in notevole attivo.
Fra le poche realtà che ancora godono di ingenti profitti ci sono sempre le stesse, mai troppo rispettate, industrie farmaceutiche. E' recente lo straordinario piano di anti-pandemia messo in piedi contro l'influenza A/burla che scriver si voglia. Quantità di cifre spese dai singoli Stati esageratamente paurose, seguendo chissà quale spregiudicato tentativo di "immunizzazione" collettiva.
Fra le case produttrici di questo glorioso rimedio c'è anche tale GlaxoSmithKline, appunto.
Questa stessa industria farmaceutica ha di recente deciso un nettissimo sottodimensionamento delle proprie capacità aziendali. Ha previsto la chiusura fra Europa e Canada di ben cinque centri di ricerca, tagliando un totale di 4500 ricercatori.
Fra loro spunta un centro di Verona, dove trovavano lavoro fino a poco fa circa 600 persone. Nonostante proteste e proposte di soluzioni alternative, la prepotenza della Glaxo ha fatto si che 500 ottimi ricercatori si troveranno senza più un'occupazione.
Le scelte di tale drastica riduzione potrebbero essere molteplici. In un periodo di crisi economica, si potrebbe attribuire ad una "necessaria" riorganizzazione delle aree di personale, od eventualmente a chissà quale altra manageriale teoria.
Non è affatto la realtà che emerge dai bilanci di questa multinazionale. La Glaxo è infatti un'azienda che ha ritrovato prosperità e ricchezza, specialmente in questo trascorso 2009. Ci sono stati utili per circa 2 miliardi di Euro, molti dei quali sono stati introitati dal business pandemico.
Rispetto al 2008 si sono incrementati di circa il 66%. Mica poco, quindi.
Quanto basta a far dubitare ancora di più è la situazione italiana.
Nell'anno scorso la Glaxo ottenne dall'Italia ben24 milioni di fondi PUBBLICI per sviluppare i suoi progetti di ricerca. Incassare un patrimonio per poi abbandonare quella realtà che ha offerto fondi freschi.
A risentire di questa politica di tagli sarà il settore delle neuroscienze.
Nello specifico il centro di Verona scelto per la chiusura si occupava di fare ricerca su dolore, depressione, disturbi del sonno,dipendenze da droghe, alcool o fumo.
Una bella mazzata, appunto. Scelte come queste devono fare riflettere sulle contraddizioni intrinseche alle case farmaceutiche così tanto interessate alla salute dei comuni cittadini.
Le grandi multinazionali farmaceutiche sono, in maniera di gran lunga superiore a tutte le altre, irresponsabili dinnanzi ai loro comportamenti. Chiudono o scelgono di reinvestire su stabilimenti e "branche" scientifiche in maniera completamente aliena a qualsiasi logica o ragione economico-redditizia.
A quanto pare, poi, la nuova tendenza delle case farmaceutiche sembra sia quella di concentrare nuove realtà imprenditoriali a completo vantaggio del continente asiatico. Europa e Nord America vanno inevitabilmente perdendo appeal industriale od imprenditoriale.
Le logiche aziendali delle case farmaceutiche rimangono, come sempre, sconosciute.
Così come rimane sconosciuto il perchè della loro impossibilità a rispondere legalmente a vaccini con effetti potenzialmente dannosi, o quanto di simile si possa pensare.
Si potrebbe pure continuare, ma i paradossi sono troppi.
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mercoledì 10 febbraio 2010
GLAXO ED INDUSTRIA FARMACEUTICA: RICERCA USA E GETTA
Nel marasma di cifre e fatti che attanagliano questo ultimo periodo non si sa più che parole spendere, nè tantomeno cosa poter pensare. Se da un lato ci sono realtà aziendali messe al palo e ridotte al lumicino, ce ne sono tante altre che sono state messe in condizione di poter navigare con bilanci in notevole attivo.
Fra le poche realtà che ancora godono di ingenti profitti ci sono sempre le stesse, mai troppo rispettate, industrie farmaceutiche. E' recente lo straordinario piano di anti-pandemia messo in piedi contro l'influenza A/burla che scriver si voglia. Quantità di cifre spese dai singoli Stati esageratamente paurose, seguendo chissà quale spregiudicato tentativo di "immunizzazione" collettiva.
Fra le case produttrici di questo glorioso rimedio c'è anche tale GlaxoSmithKline, appunto.
Questa stessa industria farmaceutica ha di recente deciso un nettissimo sottodimensionamento delle proprie capacità aziendali. Ha previsto la chiusura fra Europa e Canada di ben cinque centri di ricerca, tagliando un totale di 4500 ricercatori.
Fra loro spunta un centro di Verona, dove trovavano lavoro fino a poco fa circa 600 persone. Nonostante proteste e proposte di soluzioni alternative, la prepotenza della Glaxo ha fatto si che 500 ottimi ricercatori si troveranno senza più un'occupazione.
Le scelte di tale drastica riduzione potrebbero essere molteplici. In un periodo di crisi economica, si potrebbe attribuire ad una "necessaria" riorganizzazione delle aree di personale, od eventualmente a chissà quale altra manageriale teoria.
Non è affatto la realtà che emerge dai bilanci di questa multinazionale. La Glaxo è infatti un'azienda che ha ritrovato prosperità e ricchezza, specialmente in questo trascorso 2009. Ci sono stati utili per circa 2 miliardi di Euro, molti dei quali sono stati introitati dal business pandemico.
Rispetto al 2008 si sono incrementati di circa il 66%. Mica poco, quindi.
Quanto basta a far dubitare ancora di più è la situazione italiana.
Nell'anno scorso la Glaxo ottenne dall'Italia ben24 milioni di fondi PUBBLICI per sviluppare i suoi progetti di ricerca. Incassare un patrimonio per poi abbandonare quella realtà che ha offerto fondi freschi.
A risentire di questa politica di tagli sarà il settore delle neuroscienze.
Nello specifico il centro di Verona scelto per la chiusura si occupava di fare ricerca su dolore, depressione, disturbi del sonno,dipendenze da droghe, alcool o fumo.
Una bella mazzata, appunto. Scelte come queste devono fare riflettere sulle contraddizioni intrinseche alle case farmaceutiche così tanto interessate alla salute dei comuni cittadini.
Le grandi multinazionali farmaceutiche sono, in maniera di gran lunga superiore a tutte le altre, irresponsabili dinnanzi ai loro comportamenti. Chiudono o scelgono di reinvestire su stabilimenti e "branche" scientifiche in maniera completamente aliena a qualsiasi logica o ragione economico-redditizia.
A quanto pare, poi, la nuova tendenza delle case farmaceutiche sembra sia quella di concentrare nuove realtà imprenditoriali a completo vantaggio del continente asiatico. Europa e Nord America vanno inevitabilmente perdendo appeal industriale od imprenditoriale.
Le logiche aziendali delle case farmaceutiche rimangono, come sempre, sconosciute.
Così come rimane sconosciuto il perchè della loro impossibilità a rispondere legalmente a vaccini con effetti potenzialmente dannosi, o quanto di simile si possa pensare.
Si potrebbe pure continuare, ma i paradossi sono troppi.
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