domenica 21 febbraio 2010

CULTURA E PROGETTI SVENDUTI: ELEMENTI DI ENNESIMO POPULISMO

Sul fatto che l'Italia abbia bisogno di vitali iniezioni di cultura, niente da dire. Catapultati come siamo stati in una terra di reality show, gossip ed apparenze non c'è da stupirsi se il terreno fertile a disposizione sta rovinosamente diminuendo. Alla fine della fiera c'è davvero poco da aggiungere di positivo e propositivo. I dati italiani sulla cultura e sul modo di fare cultura fanno pena. Guardando al libro ed al piacere della lettura, universale forma di proporre conoscenza e nobiltà d'animo, i dati non sono affatto confortanti. L'Italia è fatta da italiani che non sanno nè leggere nè, forse, leggersi dentro. Attualmente solo l'8% della popolazione legge più o meno con regolarità, tradotti in 4milioni di unità che leggono almeno sei libri per anno. E' un dato allarmante che stranamente non fa paura. Se la cultura è il fattore in più che rende l'uomo un non-accidente dell'Universo intero, un paese senza fibre culturali diventa una casualità in un mondo che, oggi più che mai, esige uomini disposti a sapersi proiettare "oltre". Nonostante tutto, il governo del fare sa leggere in maniera demagogica anche questi dati. Parlando con i fatti la lingua di una scuola ridotta ai minimi termini nella quale si fa fatica ad inserire la geografia, proclama più o meno mediaticamente nuove iniziative che spaccia per enormemente rilevanti. E' nato il "Centro per il Libro e la Lettura", promosso dal Ministro-poeta Bondi e diretto dall'uomo Mondadori Gian Arturo Ferrari. I propositi del presidente sono ambiziosi, volendo puntare in toto ad ottenere un 50% di lettori in dieci anni. Risulterà difficilissimo, stando alle tristissime ed attuali condizioni iniziali. Risulterà proibitivo soprattutto perchè il terreno fertile disponibile è già stato inaridito in partenza. Basta accendere la televisione o guardare il culto dell'apparenza fuori per percepire inequivocabili testimonianze di un sistema tremendamente marcio, fino al midollo. Dal sito ufficiale del Centro si può ammirare una presentazione in pompa magna: "Promuove e realizza: campagne informative e progetti per sensibilizzare l’opinione pubblica; politiche di diffusione del libro, della cultura e degli autori italiani in Italia e all’estero; manifestazioni, fiere ed eventi in Italia e all’estero. [...]" E' senza dubbio un'istituzione importantissima, capace di porsi obiettivi essenziali ed importanti. Vedremo negli anni a venire che ne sarà di questi buoni propositi. Sul realizzare campagne informative e progetti per sensibilizzare l'opinione pubblica ci sarà un lavoro enorme da fare, ma questa è un'altra triste storia. Ci si pone anche l'obiettivo di promuovere gli autori italiani all'estero. Se guardiamo a quelli purtroppo già stranoti qui, con Federico Moccia capofila, possiamo già regalare fazzoletti per piangere dalla disperazione agli stranieri. Ciò che stupisce è l'esorbitante costo dell'iniziativa, capace di divenire sotto questa luce un'altra imponente forma di populismo quasi cronico. Costerà circa 6 milioni di Euro all'anno, una cifra spropositata. Tre milioni proveniranno dal Ministero per i Beni Culturali, altri tre saranno "a carico" di casualità non meglio specificate. Le domande, dinnanzi a proposte come queste, potrebbero essere moltissime. Non si potrebbero far fruttare in maniera meno pomposa e roboante soldi come questi? Un pò come costruire un Ponte sullo Stretto e lasciare condonate ed insicure migliaia di case in tutto il Paese. Per una terra che ha fatto del rischio idrogeologico il suo biglietto da visita è importante avere bene a mente progetti come questi. Idee assurde, tipiche di un "governo del fare" che si riempie le mani di progetti che non servono pressochè a nessuno. Ci mancava anche un colpo demagogico alla Cultura. Sublime.

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