Affezionarsi al proprio Paese e lottare con ogni spasmo per provare a renderlo migliore è un'azione che dinnanzi a certe notizie perde tremendamente valori, motivazioni e forze.
Più ci si rende conto del basso silenzio assordante nel quale la moralità ed i principi etici sono scivolate, meno ci si sente realizzati per il bene che si prova a mettere in circolo. C'è un baratro grande di paura in ogni giovane in questa Italia.
Si ha l'impressione di invecchiare molto lentamente, di potersi sentire giovani fino all'età di una pensione che non arriverà mai. Si hanno tante impressioni, troppe speranze e nessuna certezza.
E' questo un problema gravissimo.
Qualche filosofo disse molto tempo fa che si doveva avere un caos enorme dentro per poter generare una stella danzante. La nostra stella danzante oggi non la vede più quasi nessuno, purtroppo.
Siamo in preda ad un marasma interiore senza alcuna possibilità di avere scialuppe e vie d'uscita a disposizione.
Siamo immersi in un'Italia dove i disoccupati presenti o futuri si danno fuoco o si impiccano.
L'ultima, tristissima, dipartita è di ieri. E'accaduto a Torino.
Un operaio si è impiccato per una probabile futura cassa integrazione o disoccupazione. Si chiamava Emanuele, aveva appena 28 anni.
Ha deciso di farla finita in mezzo agli ultimi scatoloni che si stavano chiudendo nell'azienda per la quale lavorava, la cooperativa Tecnodrink, che aveva appena perso l'unica commessa sulla quale si incentrava tutta la sua attività.
L'azienda per la quale lavorava è una delle tante piccole-medie imprese che in Italia stanno chiudendo i battenti, l'una dopo l'altra. E' stato ritrovato così, dai suoi colleghi di lavoro.
Il suo corpo era appeso ad una trave, ormai defunto da chissà quanto.
Il suo lavoro era invece un mezzo per farlo sentire importante: era benvoluto dai colleghi e tramite esso conosceva sempre nuove persone.
Era affezionato forse soprattutto all'aspetto personale della sua occupazione: sapeva di poter girare il mondo, di poter allargare le sue vedute ed i suoi punti di vista.
Colpiscono tante cose in questa terra, che puntualmente dopo troppo poco tempo finiscono nel silenzio più totale.
In casa sua è rimasto un biglietto, dove parlava alla madre. Qualcuno ha riferito cosa ci fosse scritto, ma non penso sia doveroso riportarlo. Il gesto estremo era stato preceduto da un grave periodo di crisi depressive, da fortissimi momenti di disperazione causate da questa crisi economica che morde, ininterrottamente e continuamente da troppo tempo.
Morde, morde e non lascia mai spazio.
Sgonfia i portafogli e svuota le anime.
Vorrei poter scrivere tanto altro, ma mancano le parole.
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
sabato 13 febbraio 2010
MORIRSI PER UNA CRISI ORRIBILE
Affezionarsi al proprio Paese e lottare con ogni spasmo per provare a renderlo migliore è un'azione che dinnanzi a certe notizie perde tremendamente valori, motivazioni e forze.
Più ci si rende conto del basso silenzio assordante nel quale la moralità ed i principi etici sono scivolate, meno ci si sente realizzati per il bene che si prova a mettere in circolo. C'è un baratro grande di paura in ogni giovane in questa Italia.
Si ha l'impressione di invecchiare molto lentamente, di potersi sentire giovani fino all'età di una pensione che non arriverà mai. Si hanno tante impressioni, troppe speranze e nessuna certezza.
E' questo un problema gravissimo.
Qualche filosofo disse molto tempo fa che si doveva avere un caos enorme dentro per poter generare una stella danzante. La nostra stella danzante oggi non la vede più quasi nessuno, purtroppo.
Siamo in preda ad un marasma interiore senza alcuna possibilità di avere scialuppe e vie d'uscita a disposizione.
Siamo immersi in un'Italia dove i disoccupati presenti o futuri si danno fuoco o si impiccano.
L'ultima, tristissima, dipartita è di ieri. E'accaduto a Torino.
Un operaio si è impiccato per una probabile futura cassa integrazione o disoccupazione. Si chiamava Emanuele, aveva appena 28 anni.
Ha deciso di farla finita in mezzo agli ultimi scatoloni che si stavano chiudendo nell'azienda per la quale lavorava, la cooperativa Tecnodrink, che aveva appena perso l'unica commessa sulla quale si incentrava tutta la sua attività.
L'azienda per la quale lavorava è una delle tante piccole-medie imprese che in Italia stanno chiudendo i battenti, l'una dopo l'altra. E' stato ritrovato così, dai suoi colleghi di lavoro.
Il suo corpo era appeso ad una trave, ormai defunto da chissà quanto.
Il suo lavoro era invece un mezzo per farlo sentire importante: era benvoluto dai colleghi e tramite esso conosceva sempre nuove persone.
Era affezionato forse soprattutto all'aspetto personale della sua occupazione: sapeva di poter girare il mondo, di poter allargare le sue vedute ed i suoi punti di vista.
Colpiscono tante cose in questa terra, che puntualmente dopo troppo poco tempo finiscono nel silenzio più totale.
In casa sua è rimasto un biglietto, dove parlava alla madre. Qualcuno ha riferito cosa ci fosse scritto, ma non penso sia doveroso riportarlo. Il gesto estremo era stato preceduto da un grave periodo di crisi depressive, da fortissimi momenti di disperazione causate da questa crisi economica che morde, ininterrottamente e continuamente da troppo tempo.
Morde, morde e non lascia mai spazio.
Sgonfia i portafogli e svuota le anime.
Vorrei poter scrivere tanto altro, ma mancano le parole.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento