
Il punto forte nel carattere dell'uomo è stato da sempre la possibilità di ricredersi, reinventarsi e migliorarsi attraverso pensieri e consapevoli parole. Laddove un tempo il divino erano Sole, giorno e notte, qualche secolo più tardi è divenuto ciò che non può toglierci la vita e ciò che generalmente l'essere umano non riesce nè forse mai riuscirà a capire.
Laddove la scienza sia andata conquistando luce la religione ha perso enormi fette di certezza e di affermazioni ritenute senza troppo logorio certe.
Religione e scienza hanno avuto un rapporto inversamente proporzionale, capace però di far avere all'umanità lo stesso costante prodotto di incertezze, dubbi o possibilità.
L'emblema del rapporto proporzionale su una qualsiasi funzione matematica y=f(x) è dato dalla funzione iperbolica "classica" seguente:
y = k/x dove k=costante
In tale scorcio matematico, laddove la variabile y dipenda dalla variabile x, si deve determinare se sia la religione a dipendere dalla scienza o viceversa.
A tal proposito, è umano dubbio ricercare ogni tentativo possibile per determinare il valore più esatto possibile di quella costante k da esercitare nella pratica di vita e fede comune.
La religione dipende dalla scienza o è la scienza che è controllata non troppo occultamente dalla fede religiosa?
La domanda è una, le risposte infinitamente possibili e molteplici. Ciò che è oggettivo dire è che la religione, così come la scienza, deve essere percepita ed interpretata dalla dimensione umana.
E' l'uomo con i suoi consapevoli limiti ed i suoi tremendi difetti a dettare legge nell'evolversi dei fatti.
Laddove le teorie religiose siano giuste, non sono altrettanto ferrate. Nella storia umana la percezione della religione ha regalato all'umanità realtà tremende di follia e persecuzione.
Per un certo periodo storico salvarsi dalla follia coincideva, non troppo casualmente, con il doversi salvare dalla religione.
Scienza e religione potrebbero forse essere ridotte al minimo comune denominatore dell'esperienza umana.
Nel tempo, il metodo sperimentale della vita ha ridotto il campo di esistenza della fede.
Fede umanamente intesa, ovviamente. Fede che ha saputo plasmarsi e reinterpretarsi attraverso mille mila civiltà umane.
Se le fedi possono essere tante, la scienza riesce ad essere fatta ottimamente in un solo modo: provando e riprovando, alla ricerca della legge che meglio approssimi le fenomenologie sconosciute.
Avendo una sola scienza e tante possibili religioni si può, sotto certe logiche e condizioni iniziali, subordinare la fede alla sperimentazione tenico-scientifica.
Se la fede è subordinata, ci sarà qualche relazione che la riesce a vincolare alla scienza.
Nella funzione iperbolica classica si ha dunque una relazione similare alla seguente:
Religione = k / Scienza;
Matematicamente interpretandola, tale relazione avrà validità soltanto se la scienza sia presente.
Tutto ciò perchè, nello studio di analisi matematica, l'espressione y=k/x ha valore e significato se e solo se x è diverso da zero. A tale proposito, anche la scienza dovrà essere differente dalla nullità.
Se tutto ciò è vero, quindi, una società in evoluzione che ha un credo scientifico effervescente non può vedere rovinate le sue fibre religiose.
Il dubbio rimane sulla costante k, simbolo di un punto chiave che ancora deve essere ritrovato.
Tale valore potrà rimandare ai grandi nomi di intellettuali che hanno speso la loro vita per cercare un rapporto vero e fondato fra umano ed insondabile: Galileo Galilei, Copernico, Albert Einstein e tanti, tantissimi altri.
A tutti loro andrà un tributo nel momento in cui scienza e religione verranno riconosciute come paritarie ed ugualmente degne di ricerca e speranza.
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