Se Sanremo può essere considerato il Festival della Musica Italiana c'è veramente da piangere.
Da moltissimi punti di vista è obiettivo dire che la musica di un tempo è differente da certe canzonette di oggi. E' pure comparso Emanuele Filiberto, reduce da reality show e tentativi di candidature europee.
E' comparso un Cassano strapagato, al quale è stato permesso addirittura di tessere le lodi della sua ignoranza senza colpo ferire. Non che non possa essere simpatico o di compagnia gradevole, però il proclamare con toni ossessivi le sue benedette sei bocciature è stato francamente ridicolo e patetico.
Concorrenti che arrivano ad un teatro che, non so perchè, ha il nome di un forno a microonde.
Presentatrici vestite con abiti pieni di lustrini e paillettes.
Hanno voluto movimentare la vigilia con qualche moralismo di troppo, salvo poi giustificare il tutto con una bella esibizione del Moulin Rouge che regala l'ennesima immagine della donna come artificio dello spietato maschio. Siamo nel regno delle apparenze, sul trono della più assoluta mancanza di originalità.
Più si va avanti con le edizioni, più la musica vera non basta più a riempire il Festival.
Ogni anno si importano talentini o mezzi talenti reduci da qualcuno dei troppi talent show partoriti dalle folli menti di autori senza arte nè parte. Nel mentre si cerca di riesumare la gloria sanremese fagocitando ospiti di ogni tipo e genere.
Si portano 91enni sul palco che leggono i testi di canzoni che neppure più loro si ricordano, quasi come se si volesse tornare indietro agli anni migliori dell'arte italiana.
Se esiste un'arte in questo paese siamo incapaci di darle merito. Arrivano ogni anno gli "Amici" di Maria De Filippi e gli "X-Factor" dai quali puntualmente emergono cantanti votati per gran parte dai giovanissimi o dediti a vendere dischi intonando cover su cover.
Se Sanremo sa essere solo questo dobbiamo davvero preoccuparci.
Nonostante lo scempio italiano che ne è della vera musica? La riassume in maniera perfetta Hans Einstein, figlio del genio assoluto Albert. Parlando del padre e del rapporto con l'arte, il figlio andò affermando quanto segue: "Mi diceva spesso che la musica era una delle cose più importanti della sua vita. Ogni volta che si sentiva in un vicolo cieco o comunque in difficoltà con il lavoro, si rifugiava nella musica e di solito bastava questo a risolvere ogni problema."
La musica dovrebbe essere un rimedio alle difficoltà, al male di vivere. Non dovrebbe essere il mezzo nel quale ficcare di tutto per cattare su qualche soldo o qualche punto di audience in più.
Sono finiti i tempi dell'eco di "Bohemian Rapsody", del suono millenario de "La Cura" o delle fermate de "La Locomotiva". Povera Italia.
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venerdì 19 febbraio 2010
MUSICA&ONESTA': QUANDO AD UN PAESE MANCA L'ARMONIA
Se Sanremo può essere considerato il Festival della Musica Italiana c'è veramente da piangere.
Da moltissimi punti di vista è obiettivo dire che la musica di un tempo è differente da certe canzonette di oggi. E' pure comparso Emanuele Filiberto, reduce da reality show e tentativi di candidature europee.
E' comparso un Cassano strapagato, al quale è stato permesso addirittura di tessere le lodi della sua ignoranza senza colpo ferire. Non che non possa essere simpatico o di compagnia gradevole, però il proclamare con toni ossessivi le sue benedette sei bocciature è stato francamente ridicolo e patetico.
Concorrenti che arrivano ad un teatro che, non so perchè, ha il nome di un forno a microonde.
Presentatrici vestite con abiti pieni di lustrini e paillettes.
Hanno voluto movimentare la vigilia con qualche moralismo di troppo, salvo poi giustificare il tutto con una bella esibizione del Moulin Rouge che regala l'ennesima immagine della donna come artificio dello spietato maschio. Siamo nel regno delle apparenze, sul trono della più assoluta mancanza di originalità.
Più si va avanti con le edizioni, più la musica vera non basta più a riempire il Festival.
Ogni anno si importano talentini o mezzi talenti reduci da qualcuno dei troppi talent show partoriti dalle folli menti di autori senza arte nè parte. Nel mentre si cerca di riesumare la gloria sanremese fagocitando ospiti di ogni tipo e genere.
Si portano 91enni sul palco che leggono i testi di canzoni che neppure più loro si ricordano, quasi come se si volesse tornare indietro agli anni migliori dell'arte italiana.
Se esiste un'arte in questo paese siamo incapaci di darle merito. Arrivano ogni anno gli "Amici" di Maria De Filippi e gli "X-Factor" dai quali puntualmente emergono cantanti votati per gran parte dai giovanissimi o dediti a vendere dischi intonando cover su cover.
Se Sanremo sa essere solo questo dobbiamo davvero preoccuparci.
Nonostante lo scempio italiano che ne è della vera musica? La riassume in maniera perfetta Hans Einstein, figlio del genio assoluto Albert. Parlando del padre e del rapporto con l'arte, il figlio andò affermando quanto segue: "Mi diceva spesso che la musica era una delle cose più importanti della sua vita. Ogni volta che si sentiva in un vicolo cieco o comunque in difficoltà con il lavoro, si rifugiava nella musica e di solito bastava questo a risolvere ogni problema."
La musica dovrebbe essere un rimedio alle difficoltà, al male di vivere. Non dovrebbe essere il mezzo nel quale ficcare di tutto per cattare su qualche soldo o qualche punto di audience in più.
Sono finiti i tempi dell'eco di "Bohemian Rapsody", del suono millenario de "La Cura" o delle fermate de "La Locomotiva". Povera Italia.
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