Ci provò Hobbes a determinare la sottile linea concettuale che intercorre fra le varie dimensioni del sapere, connettendole strettamente tutte alle fibre inerenti alle teorie del meccanicismo.
Il meccanicismo fu, nelle sue origini, probabilmente un modo per concepire un metodo di analisi della realtà. Tutt'oggi nell'ingegneria la pratica di analisi meccanica è essenziale.
Si procede osservando il reale, matematizzando quanto osservato e "regolarizzando" l'essenza a misura d'uomo. Così facendo si è fatta grandissima parte della scienza che conosciamo oggi.
E' la radice del metodo sperimentale, di quella base prioritaria che ci permette di godere delle tecnologie di cui possiamo disporre oggi.
Il principio base quando si guarda ad una macchina progettata dall'uomo è uno solo: ogni singolo componente riveste una funzione essenziale. Ci sono giunti ed innesti per collegare alberi, senza i quali catene cinematiche non potrebbero esistere.
Ci sono viti, dadi e bulloni per collegare pezzi aventi profili vari. Ciascun pezzo è essenziale, fondamentale e progettabile secondo rigorosissimi criteri. Ciò che colpisce è che la meccanica umanamente intesa prevede un universo non solo creato per l'uomo, ma straordinariamente simile o analogo all'uomo.
L'essere umano è parte di un mondo che può e deve comprendere, in quanto deve viverlo.
La meccanica ha in sè anche lo studio di azioni interne ai corpi solidi che svolgono azioni di disturbo o rottura. Ciò che l'ingegnere meccanico può fare è "allentare" queste tensioni dimensionando il pezzo a dovere per assicurarne un corretto uso e funzionamento.
La meccanica prevede la costruzione di pezzi e di opere che devono durare nel tempo, che devono essere godute ed utilizzate dagli utenti.
La meccanica avrebbe, secondo la filosofia meccanica del tardo Seicento, la possibilità di guardare "oltre" alla mera realtà fisico-matematica, incapace di contemplare la dimensione umana.
Hobbes guardò proprio alla realtà capace di prevedere l'essenzialità per ogni componente minimo del mondo. Ciascuno dovrebbe, allo stesso modo, avere la capacità di essere utile al mondo.
Capacità che dovrebbe sapersi tradurre anche in occasione vincente, in possibilità da cogliere.
Meccanica applicata al reale sa essere anche, per fortuna o purtroppo, ideologia ed utopia.
Paradossalmente la filosofia meccanica applicata alla società saprebbe (forse) costruire un modo differente di fare politica.
Una politica maggiormente "analitica" e strutturata, capace di amministrare il bene comune dal minimo dettaglio per poi, integrando la funzione società, giungere a strutturarsi su scala totale.
Facile a dirsi, viste le enormi complessità e burocrazie del mondo d'oggi difficilissimo a farsi.
Ciò che conta, però, è che qualche meccanico umanista su questa Terra sappia di volta in volta quali passi studiare ed analizzare per provare a "razionalizzare" il caos nel quale ci ritroviamo immersi.
D'altronde, lo insegna anche il principio base dei cicli di lavorazione: basta una sequenza semplice di procedure per ottenere un pezzo armonico e funzionale al proprio ruolo interno alla macchina.
Basta poco, sembrerebbe.
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domenica 14 febbraio 2010
FILOSOFIA MECCANICA E POLITICA
Ci provò Hobbes a determinare la sottile linea concettuale che intercorre fra le varie dimensioni del sapere, connettendole strettamente tutte alle fibre inerenti alle teorie del meccanicismo.
Il meccanicismo fu, nelle sue origini, probabilmente un modo per concepire un metodo di analisi della realtà. Tutt'oggi nell'ingegneria la pratica di analisi meccanica è essenziale.
Si procede osservando il reale, matematizzando quanto osservato e "regolarizzando" l'essenza a misura d'uomo. Così facendo si è fatta grandissima parte della scienza che conosciamo oggi.
E' la radice del metodo sperimentale, di quella base prioritaria che ci permette di godere delle tecnologie di cui possiamo disporre oggi.
Il principio base quando si guarda ad una macchina progettata dall'uomo è uno solo: ogni singolo componente riveste una funzione essenziale. Ci sono giunti ed innesti per collegare alberi, senza i quali catene cinematiche non potrebbero esistere.
Ci sono viti, dadi e bulloni per collegare pezzi aventi profili vari. Ciascun pezzo è essenziale, fondamentale e progettabile secondo rigorosissimi criteri. Ciò che colpisce è che la meccanica umanamente intesa prevede un universo non solo creato per l'uomo, ma straordinariamente simile o analogo all'uomo.
L'essere umano è parte di un mondo che può e deve comprendere, in quanto deve viverlo.
La meccanica ha in sè anche lo studio di azioni interne ai corpi solidi che svolgono azioni di disturbo o rottura. Ciò che l'ingegnere meccanico può fare è "allentare" queste tensioni dimensionando il pezzo a dovere per assicurarne un corretto uso e funzionamento.
La meccanica prevede la costruzione di pezzi e di opere che devono durare nel tempo, che devono essere godute ed utilizzate dagli utenti.
La meccanica avrebbe, secondo la filosofia meccanica del tardo Seicento, la possibilità di guardare "oltre" alla mera realtà fisico-matematica, incapace di contemplare la dimensione umana.
Hobbes guardò proprio alla realtà capace di prevedere l'essenzialità per ogni componente minimo del mondo. Ciascuno dovrebbe, allo stesso modo, avere la capacità di essere utile al mondo.
Capacità che dovrebbe sapersi tradurre anche in occasione vincente, in possibilità da cogliere.
Meccanica applicata al reale sa essere anche, per fortuna o purtroppo, ideologia ed utopia.
Paradossalmente la filosofia meccanica applicata alla società saprebbe (forse) costruire un modo differente di fare politica.
Una politica maggiormente "analitica" e strutturata, capace di amministrare il bene comune dal minimo dettaglio per poi, integrando la funzione società, giungere a strutturarsi su scala totale.
Facile a dirsi, viste le enormi complessità e burocrazie del mondo d'oggi difficilissimo a farsi.
Ciò che conta, però, è che qualche meccanico umanista su questa Terra sappia di volta in volta quali passi studiare ed analizzare per provare a "razionalizzare" il caos nel quale ci ritroviamo immersi.
D'altronde, lo insegna anche il principio base dei cicli di lavorazione: basta una sequenza semplice di procedure per ottenere un pezzo armonico e funzionale al proprio ruolo interno alla macchina.
Basta poco, sembrerebbe.
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