L'alchimia magica di un leader politico capace di avere consensi è una ricetta che è difficoltoso quantificare con esatta certezza. Si può riscuotere successo in qualche frangia di popolazione ed al contempo avere tracolli vertiginosi da altre.
Si può far comporre un Parlamento di nominati per una legge-porcata così come si può scegliere di portare uno Stato dinnanzi al mondo solo per fargli fare figuracce. Si possono guadagnare migliaia di Euro di indennità ogni mese e far ripiegare amici o compagni di merende presso strutture ospedaliere o presidenze varie. Sono tutte fette, piuttosto spesse a scriver la verità, di un malessere politico che ha oggi più che mai metastasi in moltissimi spicchi della società. Chi sta alla base della piramide della società vede una vetta che va "scollandosi" dalle reali esigenze di tutti coloro che la hanno messa lassù per "amministrare".
Amministrare oggi sembra per moltissimi una parola priva di alcun senso civico. A partire dal Premier, il quale pensa che governare il bene pubblico equivalga a minare il Paese con teorie complottistiche ed intasare il Parlamento per produrre inarrivabili leggi ad-personam.
Il significato della parola "amministrare", per l'appunto. Una questione su cui vale la pena interrogarsi.
Nello Stato italiano, oggi, a molti i nostri amministratori statali fanno al contempo arrabbiare, ridere e piangere. Cosa potrebbe essere una persona addetta al controllo del bene pubblico? In primo luogo un dipendente dello Stato, una persona mossa dalla volontà rappresentativa dei cittadini.
Albert Einstein riassunse il significato del rapporto fra uomo e Stato molto meglio di qualsiasi mia parola:
"[...] Lo Stato è fatto per l'uomo, non già l'uomo per lo Stato. Lo Stato dovrebbe essere il nostro servitore, e non noi schiavi dello Stato.[...]" (The Nation, 1931)
Pur essendo un parere di quasi ottant'anni fa è davvero troppo attuale. Dove può condurre la cattiva amministrazione? A traguardi irraggiungibili ed alle volte perfino inimmaginabili: si va dal tracollo economico alla rivolta collettiva.
Si potrebbe perfino arrivare ad un genocidio culturale ed etico di massa. Una società dall'alto controllata e conformata non può condurre il destino del mondo su binari felici. Lo spiega senza appello un'altra volta il genio di Albert Einstein: "[...]Senza personalità creatrici capaci di pensare e giudicare autonomamente, il progresso della società è impensabile, proprio come lo sviluppo delle personalità individuale senza l'humus nutriente della comunità.[...]" (Mein Weltbild, 1934).
Ci si conduce, senza altrettanta possibilità, su binari pericolosi. L'incapacità di pensiero autonomo e di sua diffusione è deleterio per un Paese che cerca confronto ed incontro su tematiche scottanti o quantomeno importanti. Dalla base ci sono stimoli urgenti che la classe politica ha il fermo dovere di vedere e convertire in energie positive, propositive e sul medio-lungo termine il più possibile efficaci.
Mi chiedo se bastino i cartelloni che giungono ad intasare le vie delle città ed i luoghi pubblici prima di ogni benedetta campagna elettorale.
Ci si perde in frasi alle volte senza riscontro pratico, od in momenti di non memoria sui traguardi raggiunti in passato. Così facendo, si incrementa il male peggiore per uno Stato: l'astensionismo od il rifiuto a credere nella classe dirigente massima di un Paese.
L'errore sfocia poi nel difendere teorie anarchiche di dubbia efficacia, od ancora nell'inneggiare a tristi momenti di necessaria ed aggressiva ribellione collettiva.
Capita così che qualche politico, tristemente nazionalmente visibile, inneggi alla necessità di imbracciare fucili e forconi per lottare contro Roma ladrona, od ancora che più di qualcuno prometta cose che qualche mese dopo puntualmente riesce, miracolosamente, a dimenticare.
In fondo ad ogni strategia o ricerca politica si smarrisce il valore di base che devono rivestire punti cardine quali opinione pubblica e credibilità.
La credibilità quale valore essenziale, per l'appunto. In uno stivale distrutto e smarrito da troppi osceni eventi, non si fa mai in tempo a guardare il fondo che ci si accorge di cadere sempre più in basso ogni attimo di più.
Di pari passo, però, la gente si stanca di indicare o quantomeno di fornire una tantum un contributo costruttivo da seguire ed inseguire. Come servitori dello Stato, potremmo avere tutti ben altre modalità comunicative.
La bancarotta morale è dietro l'angolo, non vorrei mai che fosse solamente colpa nostra e dei modelli che siamo capaci di fornire alla collettività intera.
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
venerdì 12 febbraio 2010
CHE FINE FARA' LA CREDIBILITA'?
L'alchimia magica di un leader politico capace di avere consensi è una ricetta che è difficoltoso quantificare con esatta certezza. Si può riscuotere successo in qualche frangia di popolazione ed al contempo avere tracolli vertiginosi da altre.
Si può far comporre un Parlamento di nominati per una legge-porcata così come si può scegliere di portare uno Stato dinnanzi al mondo solo per fargli fare figuracce. Si possono guadagnare migliaia di Euro di indennità ogni mese e far ripiegare amici o compagni di merende presso strutture ospedaliere o presidenze varie. Sono tutte fette, piuttosto spesse a scriver la verità, di un malessere politico che ha oggi più che mai metastasi in moltissimi spicchi della società. Chi sta alla base della piramide della società vede una vetta che va "scollandosi" dalle reali esigenze di tutti coloro che la hanno messa lassù per "amministrare".
Amministrare oggi sembra per moltissimi una parola priva di alcun senso civico. A partire dal Premier, il quale pensa che governare il bene pubblico equivalga a minare il Paese con teorie complottistiche ed intasare il Parlamento per produrre inarrivabili leggi ad-personam.
Il significato della parola "amministrare", per l'appunto. Una questione su cui vale la pena interrogarsi.
Nello Stato italiano, oggi, a molti i nostri amministratori statali fanno al contempo arrabbiare, ridere e piangere. Cosa potrebbe essere una persona addetta al controllo del bene pubblico? In primo luogo un dipendente dello Stato, una persona mossa dalla volontà rappresentativa dei cittadini.
Albert Einstein riassunse il significato del rapporto fra uomo e Stato molto meglio di qualsiasi mia parola:
"[...] Lo Stato è fatto per l'uomo, non già l'uomo per lo Stato. Lo Stato dovrebbe essere il nostro servitore, e non noi schiavi dello Stato.[...]" (The Nation, 1931)
Pur essendo un parere di quasi ottant'anni fa è davvero troppo attuale. Dove può condurre la cattiva amministrazione? A traguardi irraggiungibili ed alle volte perfino inimmaginabili: si va dal tracollo economico alla rivolta collettiva.
Si potrebbe perfino arrivare ad un genocidio culturale ed etico di massa. Una società dall'alto controllata e conformata non può condurre il destino del mondo su binari felici. Lo spiega senza appello un'altra volta il genio di Albert Einstein: "[...]Senza personalità creatrici capaci di pensare e giudicare autonomamente, il progresso della società è impensabile, proprio come lo sviluppo delle personalità individuale senza l'humus nutriente della comunità.[...]" (Mein Weltbild, 1934).
Ci si conduce, senza altrettanta possibilità, su binari pericolosi. L'incapacità di pensiero autonomo e di sua diffusione è deleterio per un Paese che cerca confronto ed incontro su tematiche scottanti o quantomeno importanti. Dalla base ci sono stimoli urgenti che la classe politica ha il fermo dovere di vedere e convertire in energie positive, propositive e sul medio-lungo termine il più possibile efficaci.
Mi chiedo se bastino i cartelloni che giungono ad intasare le vie delle città ed i luoghi pubblici prima di ogni benedetta campagna elettorale.
Ci si perde in frasi alle volte senza riscontro pratico, od in momenti di non memoria sui traguardi raggiunti in passato. Così facendo, si incrementa il male peggiore per uno Stato: l'astensionismo od il rifiuto a credere nella classe dirigente massima di un Paese.
L'errore sfocia poi nel difendere teorie anarchiche di dubbia efficacia, od ancora nell'inneggiare a tristi momenti di necessaria ed aggressiva ribellione collettiva.
Capita così che qualche politico, tristemente nazionalmente visibile, inneggi alla necessità di imbracciare fucili e forconi per lottare contro Roma ladrona, od ancora che più di qualcuno prometta cose che qualche mese dopo puntualmente riesce, miracolosamente, a dimenticare.
In fondo ad ogni strategia o ricerca politica si smarrisce il valore di base che devono rivestire punti cardine quali opinione pubblica e credibilità.
La credibilità quale valore essenziale, per l'appunto. In uno stivale distrutto e smarrito da troppi osceni eventi, non si fa mai in tempo a guardare il fondo che ci si accorge di cadere sempre più in basso ogni attimo di più.
Di pari passo, però, la gente si stanca di indicare o quantomeno di fornire una tantum un contributo costruttivo da seguire ed inseguire. Come servitori dello Stato, potremmo avere tutti ben altre modalità comunicative.
La bancarotta morale è dietro l'angolo, non vorrei mai che fosse solamente colpa nostra e dei modelli che siamo capaci di fornire alla collettività intera.
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