Saranno anche stati soppressi e sottomessi ormai troppo tempo fa, ma certe loro idee e certi loro pensieri riecheggiano ancora oggi con una prepotenza impressionante.
Se siamo immersi e figli di un mondo che non controlliamo nè riconosciamo più, è altrettanto brutto dire che sempre meno facciamo per provare a riprenderne le redini.
Potrebbero cambiare i modi con cui guardare al mondo, i punti di vista su cui accentrare il fuoco sacro delle nostre menti. Più di qualsiasi religione, più di qualsiasi altra differente dimensione riusciamo a plasmarci apprendendo dalle esperienze passate di certe genti molto più virtuose di noi.
Nel tempo che è stato concesso all'umanità fino ad oggi, molti uomini si sono spesi più per viversi dentro che per approfondire le loro, esteriori e superficiali, apparenze.
Il culto della banalità di oggi è uno strascico imponente che non finiremo forse mai di scontare. Nonostante tutto, da qualche pagina della storia del mondo emergono frasi che ci restituiscono quel minimo di consapevolezza sopita per concepire l'importanza del nostro ruolo nel mondo:
"Nascere uomo su questa Terra è un incarico sacro. Abbiamo una responsabilità sacra, dovuta a questo dono eccezionale che ci è stato fatto, ben al di sopra del dono meraviglioso che è la vita delle piante, dei pesci, dei boschi, degli uccelli e di tutte le creature che vivono sulla Terra. Noi siamo in grado di prenderci cura di loro." (Shenandoah)
Erano senza ogni dubbio un popolo speciale, permeato da una cultura che vedeva nella natura e nel cielo i massimi pilastri di una fede assoluta. Concetti universali senza tempo, guerre condotte contro avversari che infestavano le loro terre senza avere chiesto loro alcun permesso. Nella loro civiltà c'era anche un concetto completamente unico sul ruolo del guerriero, del combattente:
"Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non è chi combatte, perchè nessuno ha diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica sè stesso per il bene degli altri. E'suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a sè stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità." (Toro Seduto)
Quanto più si approfondisce questa cultura, tanto più ci si accorge dell'enorme voragine di differenza culturale nella quale stiamo non troppo lentamente sprofondando.
Guerriero oggi è chi uccide, chi stermina e chi dilapida esistenze inermi. Quando si parla di guerra e guerrafondai, il pensiero è solamente negativo.
Qualora si potesse parlare di esercito formato da guerrieri d'amore, forse molto potrebbe cambiare.
Sottolineo forse.
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sabato 20 febbraio 2010
AMORE UNIVERSALE: LEZIONI INFINITE DAGLI INDIANI D'AMERICA
Saranno anche stati soppressi e sottomessi ormai troppo tempo fa, ma certe loro idee e certi loro pensieri riecheggiano ancora oggi con una prepotenza impressionante.
Se siamo immersi e figli di un mondo che non controlliamo nè riconosciamo più, è altrettanto brutto dire che sempre meno facciamo per provare a riprenderne le redini.
Potrebbero cambiare i modi con cui guardare al mondo, i punti di vista su cui accentrare il fuoco sacro delle nostre menti. Più di qualsiasi religione, più di qualsiasi altra differente dimensione riusciamo a plasmarci apprendendo dalle esperienze passate di certe genti molto più virtuose di noi.
Nel tempo che è stato concesso all'umanità fino ad oggi, molti uomini si sono spesi più per viversi dentro che per approfondire le loro, esteriori e superficiali, apparenze.
Il culto della banalità di oggi è uno strascico imponente che non finiremo forse mai di scontare. Nonostante tutto, da qualche pagina della storia del mondo emergono frasi che ci restituiscono quel minimo di consapevolezza sopita per concepire l'importanza del nostro ruolo nel mondo:
"Nascere uomo su questa Terra è un incarico sacro. Abbiamo una responsabilità sacra, dovuta a questo dono eccezionale che ci è stato fatto, ben al di sopra del dono meraviglioso che è la vita delle piante, dei pesci, dei boschi, degli uccelli e di tutte le creature che vivono sulla Terra. Noi siamo in grado di prenderci cura di loro." (Shenandoah)
Erano senza ogni dubbio un popolo speciale, permeato da una cultura che vedeva nella natura e nel cielo i massimi pilastri di una fede assoluta. Concetti universali senza tempo, guerre condotte contro avversari che infestavano le loro terre senza avere chiesto loro alcun permesso. Nella loro civiltà c'era anche un concetto completamente unico sul ruolo del guerriero, del combattente:
"Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non è chi combatte, perchè nessuno ha diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica sè stesso per il bene degli altri. E'suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a sè stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità." (Toro Seduto)
Quanto più si approfondisce questa cultura, tanto più ci si accorge dell'enorme voragine di differenza culturale nella quale stiamo non troppo lentamente sprofondando.
Guerriero oggi è chi uccide, chi stermina e chi dilapida esistenze inermi. Quando si parla di guerra e guerrafondai, il pensiero è solamente negativo.
Qualora si potesse parlare di esercito formato da guerrieri d'amore, forse molto potrebbe cambiare.
Sottolineo forse.
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