martedì 16 febbraio 2010

DISTURBI E STRESS DA LAVORO? CITOFONARE ITALIA...

L'Italia è una terra in crisi, ma già si sapeva. Pian piano che si pensa di essere fuori dalla crisi economica, ci si accorge che grandissima parte dei problemi devono ancora arrivare. Salvato il sistema produttivo, ci si accorge sempre troppo tardi dei problemi causati ai lavoratori. Vite dimezzate, decurtate in linea direttamente proporzionale agli stipendi. Cassa integrazione, mobilità o disoccupazione. Per moltissimi il sogno diventa incubo e quasi mai viceversa. Sempre meno persone lottano e si mobilitano per cambiare le cose, presi come sono dal mantenere quel pochissimo che gli è rimasto a disposizione. L'Ispesl conferma la tendenza italiana alla sofferenza lavorativa in maniera totale. Secondo un rapporto recente, sono circa 4milioni gli italiani che soffrono di disturbi psicologico-psichiatrici associabili al lavoro. I più frequenti sono disturbi depressivi, ansiosi e dell'adattamento. Una quantità impressionante, sicuramente esponenzialmente in crescita dopo il tragico periodo dal quale stiamo lentamente e faticosamente uscendo (si spera, nds). I numeri della produttività non sono affatto dalla nostra parte; giocano contro le vite dei componenti della base della piramide produttiva. All'incirca 2 milioni e 797mila riconoscono nell'attività lavorativa la causa maggiore di disturbo e malessere. La più colpita è proprio quella fascia a cavallo fra i trenta e quarant'anni, dove il senso di gioventù viene a mancare e continua imperterrito ad essere presente quello del precariato. Il "target" è attorno alla fascia 35-44. Le donne sono più colpite degli uomini. Ciò che conta è che da qualsiasi dato emerge continuamente un malessere dilagante ed apparentemente senza fine. Povera Italia.

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