Qualcuno a caso si è azzardato a dire che meno immigrazione è equivalente a meno criminalità in questa piccola Italia. Qualcuno a caso è stato forse costretto a dire questo dall'alleanza con una Lega Nord che vorrebbe legare le coscienze degli italiani ad un palo o cacciare tutti i non-settentrionali al di fuori dei confini padani.
Quel qualcuno a caso ha dimostrato di non conoscere a fondo il tessuto del paese. Scrivere di immigrazione e di numeri che l'immigrato ci fornisce è sprecato, in quanto già stato fatto ed abbondantemente sbandierato. Sabato scorso, a Santarcangelo di Romagna,è avvenuto un fatto che potrebbe minuziosamente smentire le tronfie ed assolute dichiarazioni di un qualcuno basso ed ormai imbalsamato.
C'è stata una rapina in un supermercato, c'è stato un colpevole ITALIANO 32enne che ha tentato la fuga per rendersi innocente.
C'è stato un colpevole, tale G.d'A., già implicato per un omicidio commesso a Napoli il 2 settembre del 2001. Sorprende che sia proprio italiano questo criminale.
In un Paese dove meno immigrati ci sono meno criminalità c'è sapere di un italiano che commette certi gesti fa effetto, molto effetto.
Il resto è questione di punti di vista, si intende. E'meno un problema di punti di vista se si guarda al gesto eroico di un senegalese qualsiasi, guarda caso clandestino.
L'eroe è un ragazzo qualunque di 26 anni, un individuo che ha voluto resistere alla possibilità di eclissarsi dopo la rapina del nostro italiano. Nonostante potesse fuggire, ha voluto seguire il rapinatore ed aspettare i carabinieri per testimoniare.
Cosa mai lo avrà spinto ad un gesto così folle e sconsiderato penserà qualcuno? La risposta è molto semplice e proviene dalla sua stessa bocca: "Non ho avuto paura. [...]Il rapinatore pensava di scappare, non certo a me."
Il 26 enne senegalese è originario di Dakar. Di mestiere fa il venditore ambulante, in Italia da cinque anni ormai. Dotato di un senso civico senza pari, ha saputo resistere anche alla paura di essere individuato dalla polizia ed allontanato dal paese: "non ho pensato se mi mandavano via o no dall'Italia."
E'esemplare riflettere anche sul doppio peso della sua esistenza, in Italia ed in Senegal.
Quello che qui è semplicemente un clandestino da dover rispedire ad ogni costo indietro, là è un diplomato ragioniere ed ebanista.
Ha pendente sulla sua testa un decreto di espulsione firmato a Bergamo nel non lontano 2006. E'stato arrestato, dopo l'eroica testimonianza. Nonostante le tiepide apparenze nella caserma dei carabinieri è stato trattato benissimo: "[...]Mi hanno trattato bene:non ero rinchiuso in cella, anzi mi muovevo liberamente e mangiavo alla loro mensa. Non avevo paura, non pensavo che mi potevano portare via, c'era un bel clima.[...]"
Sono queste le sincere parole di un ragazzo che è più italiano di molti altri nostri conterranei. Ha pieno diritto a restare nel nostro Paese, ha pieno diritto a cercare una possibilità in questa terra di sventura.
Ieri, finalmente, un giusto epilogo. E'stato condotto in Questura, a Rimini, per vedere applicata la legge in maniera non ottusa o cieca: ha ottenuto dal Pm Irene Lilliu un permesso di soggiorno per motivi giuridici. Durerà sei mesi, giusto il tempo per poter cercare un lavoro stabile ed ottenere un permesso di durata biennale.
Sullo sfondo passato e clandestinità, cancellati. Davanti a tutti noi, un uomo che non ha avuto paura di denunciare l'ingiustizia compiuta da un nostro connazionale.
Fa effetto sentire di certe cose, specialmente se chi amministra il nostro bene pubblico la pensa in maniera assoluta e categorica diversamente da certi, microscopici ma enormemente importanti, fatti.
L'italo-senegalese (così voglio chiamarlo,nds) ragioniere e venditore ambulante adesso è contento, realizzato: "In questi anni ho sempre pensato al permesso di soggiorno. E non mi aspettavo certo arrivasse così."
Benvenuto, facci da esempio.
Nel mentre, qualcuno avverta quel qualcuno di cui scrivevo sopra. Molto probabilmente si sbagliava nel pronunciare certe affermazioni.
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
mercoledì 3 febbraio 2010
IMMIGRAZIONE E CLANDESTINITA' = MENO CRIMINALITA'?
Qualcuno a caso si è azzardato a dire che meno immigrazione è equivalente a meno criminalità in questa piccola Italia. Qualcuno a caso è stato forse costretto a dire questo dall'alleanza con una Lega Nord che vorrebbe legare le coscienze degli italiani ad un palo o cacciare tutti i non-settentrionali al di fuori dei confini padani.
Quel qualcuno a caso ha dimostrato di non conoscere a fondo il tessuto del paese. Scrivere di immigrazione e di numeri che l'immigrato ci fornisce è sprecato, in quanto già stato fatto ed abbondantemente sbandierato. Sabato scorso, a Santarcangelo di Romagna,è avvenuto un fatto che potrebbe minuziosamente smentire le tronfie ed assolute dichiarazioni di un qualcuno basso ed ormai imbalsamato.
C'è stata una rapina in un supermercato, c'è stato un colpevole ITALIANO 32enne che ha tentato la fuga per rendersi innocente.
C'è stato un colpevole, tale G.d'A., già implicato per un omicidio commesso a Napoli il 2 settembre del 2001. Sorprende che sia proprio italiano questo criminale.
In un Paese dove meno immigrati ci sono meno criminalità c'è sapere di un italiano che commette certi gesti fa effetto, molto effetto.
Il resto è questione di punti di vista, si intende. E'meno un problema di punti di vista se si guarda al gesto eroico di un senegalese qualsiasi, guarda caso clandestino.
L'eroe è un ragazzo qualunque di 26 anni, un individuo che ha voluto resistere alla possibilità di eclissarsi dopo la rapina del nostro italiano. Nonostante potesse fuggire, ha voluto seguire il rapinatore ed aspettare i carabinieri per testimoniare.
Cosa mai lo avrà spinto ad un gesto così folle e sconsiderato penserà qualcuno? La risposta è molto semplice e proviene dalla sua stessa bocca: "Non ho avuto paura. [...]Il rapinatore pensava di scappare, non certo a me."
Il 26 enne senegalese è originario di Dakar. Di mestiere fa il venditore ambulante, in Italia da cinque anni ormai. Dotato di un senso civico senza pari, ha saputo resistere anche alla paura di essere individuato dalla polizia ed allontanato dal paese: "non ho pensato se mi mandavano via o no dall'Italia."
E'esemplare riflettere anche sul doppio peso della sua esistenza, in Italia ed in Senegal.
Quello che qui è semplicemente un clandestino da dover rispedire ad ogni costo indietro, là è un diplomato ragioniere ed ebanista.
Ha pendente sulla sua testa un decreto di espulsione firmato a Bergamo nel non lontano 2006. E'stato arrestato, dopo l'eroica testimonianza. Nonostante le tiepide apparenze nella caserma dei carabinieri è stato trattato benissimo: "[...]Mi hanno trattato bene:non ero rinchiuso in cella, anzi mi muovevo liberamente e mangiavo alla loro mensa. Non avevo paura, non pensavo che mi potevano portare via, c'era un bel clima.[...]"
Sono queste le sincere parole di un ragazzo che è più italiano di molti altri nostri conterranei. Ha pieno diritto a restare nel nostro Paese, ha pieno diritto a cercare una possibilità in questa terra di sventura.
Ieri, finalmente, un giusto epilogo. E'stato condotto in Questura, a Rimini, per vedere applicata la legge in maniera non ottusa o cieca: ha ottenuto dal Pm Irene Lilliu un permesso di soggiorno per motivi giuridici. Durerà sei mesi, giusto il tempo per poter cercare un lavoro stabile ed ottenere un permesso di durata biennale.
Sullo sfondo passato e clandestinità, cancellati. Davanti a tutti noi, un uomo che non ha avuto paura di denunciare l'ingiustizia compiuta da un nostro connazionale.
Fa effetto sentire di certe cose, specialmente se chi amministra il nostro bene pubblico la pensa in maniera assoluta e categorica diversamente da certi, microscopici ma enormemente importanti, fatti.
L'italo-senegalese (così voglio chiamarlo,nds) ragioniere e venditore ambulante adesso è contento, realizzato: "In questi anni ho sempre pensato al permesso di soggiorno. E non mi aspettavo certo arrivasse così."
Benvenuto, facci da esempio.
Nel mentre, qualcuno avverta quel qualcuno di cui scrivevo sopra. Molto probabilmente si sbagliava nel pronunciare certe affermazioni.
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