sabato 6 febbraio 2010

SCIENZA E FEDE: MISTERO INSCINDIBILE

Lo ha ribadito da poco anche un'autorità quale Umberto Veronesi, affermando che "scienza e fede non possono andare insieme perchè la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e i dogmi che vanno accettati, o meglio, subiti." Nonostante tutto, è obiettivo dire che in qualsiasi essere umano ricerca di scienza o qualche forma di fede coesistono. La sola curiosità istintiva che l'essere umano possiede fa di lui una figura potenzialmente suscettibile alla scienza, mentre la fiducia e la speranza nei confronti di una qualche vita migliore o possibile è potenzialmente una potente fede. Il fare scienza presuppone una ricerca sempre più folle di confini oltre i quali spingersi. Arrivati ad un certo punto limite, è lecito provare paura ed arrivare ad uno stato oltre il quale la logica umana non riesca più a penetrare? E' lecito pensarlo, ma ad oggi pare anche impossibile. E' stato fatto più in questi ultimi 2mila anni che nei milioni di anni precedenti all'avvento razionale e consapevole dell'essere umano sul mondo che lo circonda. E' stato fatto troppo, purtroppo in bene ed in male. In mezzo a tutto, fra scienza e fede, esiste e resiste la mente umana. Fra circonvoluzioni cerebrali e cellule nervose si nascondono quegli immensi miracoli costituiti dai nostri pensieri, dalle nostre scelte e dalle nostre occasioni da non buttare. Tutto parte e tutto torna, inevitabilmente, alla conoscenza che riusciamo ad avere di noi stessi e della nostra mente, solo veicolo capace di condurre alla piena consapevolezza tipica dell'essere umano. Come specificato da Veronesi si ha un punto di non ritorno fra fare la scienza e pensare la fede. Avere fede significa sforzarsi di sopire la propria curiosità, accontentandosi di risposte pre-strutturate da adattare alla propria dimensione di esseri umani. Fare scienza significa "sbrigliare" quella curiosità, cercando di andar oltre l'architettura di risposte ritenute scontate prefigurandosi la possibilità di costruire castelli di solide domande. Fare scienza significa ritenere tutto aleatorio, significa morire nel dubbio perenne od alle volte perdersi fra convinzioni solo apparentemente valide. Basta un'eccezione per distruggere una legge scientifica ritenuta perfetta fino a pochi momenti prima. E' il brutto dell'efficace metodo sperimentale. Sul suolo dove camminiamo c'è un mondo disposto ad essere compreso tramite la scienza. Essa è infatti il solo veicolo con il quale la limitatezza dell'uomo può provare a superare i vincoli che l'insondabilità di certi fenomeni gli impone. Come fare scienza conciliando l'esplorazione del mondo? La domanda è una, molto pesante. Superarla cercando una risposta significa tentare di ritagliarsi una fede individuale, un punto di riferimento al quale appendersi per non scivolare troppo in basso. C'è anche qui un punto di incontro efficace fra fede e possibilità di scienza. Si può provare a guardarlo da vicino capendo la struttura della scienza, decodificandola a misura d'uomo. La miglior risposta alla pesantezza della domanda la fornì il grandissimo Galileo Galilei: "[...]La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innnanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intender se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscere i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, ed i caratteri sono triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto. [...]" (Saggiatore) La scienza è dunque una luce su un oscuro labirinto che la fede contribuisce a dare per scontato. Per capire il mondo bisogna conoscere matematica, parola umana, fare esperienza ed avere curiosità.

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