giovedì 28 gennaio 2010

OLOCAUSTO 2010: UNA TRAGEDIA SILENZIOSAMENTE INFINITA

Ieri 27 gennaio 2010. Qualcosa che viene dimenticato per 364 giorni ritorna a farsi vivo, un giorno all'anno. Non bastano come sempre le buone intenzioni, non servono finti buoni propositi od assurde parole. Giusto ieri Elie Wiesel ha avuto parole di illuminante fuoco nei confronti della tragedia che in maniera ineguagliabile ha il dovere di essere ricordata: "C'è solo una parola che definisce la mia vita, che definisce ciò di cui la nostra generazione ha più bisogno: è la memoria. Senza la memoria la speranza non potrebbe esistere." Memoria e speranza sono, senza troppo guardare al fondo, i soli mezzi per sovvertire i pronostici di dimenticanza che i vincoli del tempo ci impongono. Quello che conta è resistere dinnanzi al passare degli anni, instaurare giorno per giorno importanti rivoluzioni. Cambiamenti che devono in primo luogo investire noi stessi. Non si può neppure rimanere indifferenti dinnanzi a certe tragedie. Il contrario dell'amore non è odio, ma proprio l'indifferenza. Essere vaghi e silenziosi dinnanzi a certi episodi equivale a perpetuarli senza coraggio di ammettere le proprie colpe. Sarebbe un pò come scagliare un'ultima pietra e pretendere poi di cavarsela nascondendo la mano. Un gesto ridicolo, da qualsiasi punto di vista la si guardi. Lo ripete Elie Wiesel in maniera significativa, rinnovando gli appelli a denunciarsi e battersi: "Ai più bassi livelli della politica e al più alto livello della spiritualità il silenzio non aiuta mai la vittima, il silenzio aiuta sempre l'aggressore." Viene da pensare che sia proprio così, senza ombra di dubbio. Qui, fra le mani dell'umanità intera, che tesoro di memoria rimane al 2010? Qualcosa di anche tristemente importante, ma onorato e celebrato in maniera veramente infima. Con il tempo che passa la forbice dei sopravvissuti si assottiglia sempre di più. Quasi tutti i superstiti hanno ormai superato la soglia degli ottant'anni; fra non molto non rimarrà più nessuno capace di raccontare l'esperienza vissuta sulla pelle. Attualmente restano 517mila reduci, concentrati specialmente fra Israele, Stati Uniti ed ex-Unione Sovietica. Sono un patrimonio inestimabile, verrebbe da supporre. In termini assoluti e quasi retorici, sicuramente si. Ciò che colpisce è che per il senso pratico dell'agire umano non è affatto così. Uno studio realizzato dalla Jewish Claim Conference (Jcc, la conferenza delle rivendicazioni ebree) mostra che moltissimi di loro vivono in una situazione di povertà anche estrema. Un numero di indigenti fra i reduci tendenzialmente prossimo alla metà del totale dei superstiti. Fra tutti i reduci se ne contano ben 259500 al di sotto della soglia di povertà. Sono diffusi specialmente fra Israele (74mila) ed ex-Unione Sovietica (120mila). Sul totale ben 104mila sono in povertà totale e necessitano di aiuto immediato. Quali possono essere le cause di questa realtà teoricamente folle? Molteplici, ma contemporaneamente assolutamente innumerabili. Rientrano come fattori di "colpa" l'educazione negata, le esperienze traumatiche del ghetto e dei campi di concentramento così come la perdita della famiglia che ha reso impossibile per i reduci la costruzione di una vita umanamente intesa come il più possibile indipendente. I superstiti sono divenuti testimoni ineguagliabili di un patrimonio che, proprio nel Giorno della Memoria, avrebbe il dovere estremo di venire preservato. Nonostante le moltissime conferenze e le moltissime buone intenzioni spese ieri se fenomeni come questi continuano e continueranno a persistere, qualcosa di piuttosto grande non starà funzionando a dovere. Le promesse come sempre si sprecano, così come si stanno sprecando le opportunità per salvaguardare questo inestimabile patrimonio che il tempo va spazzando via. Piangersi addosso e ricordare il male compiuto non serve a molto in episodi come questi. Sarebbe meglio vedere, in quei 364 giorni che esulano dal 27 gennaio, qualche seme piantato che in altrettanti anni di fatica potrebbe far consapevolmente nascere una pianta stupenda. Nel mentre, non siate indifferenti.

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