Mentre il mondo scopre tramite la NASA l'acqua sulla Luna l'Italia si arrovella ancora nell'individuare dentro sè stessa quelli che possono essere definiti come suoi, pressochè genetici, difetti.
Abbiamo un paese allo sfascio, uno stivale che prende a calci il futuro dei giovani, la sete di cambiamento ed il fervente desiderio di conquiste importanti sul lungo termine.
Ciò che c'è è sotto gli occhi di tutti; oggi più che mai manca però credo chi debba periodicamente darsi da fare per diagnosticarle, queste infinite metastasi.
Manca la cultura diffusamente alle persone, mancano i progetti ed i sogni. Mancano modelli positivi, mancano Piero Angela ed Enzo Biagi a divulgare Amore come qualche anno fa.
Manca tanto, troppo.
Il ruolo dell'intellettuale sta andando disperso. Rimane ancorato a qualche figura ingobbita dal tempo e dall'età. Figura ormai rarissima, quasi unica appunto.
Visioni del mondo più complete, unici regali all'umanità attraverso un illuminismo che si dipana dalle frontiere della comune ignoranza.
Sto avendo occasione di compiere un viaggio incredibile dentro il mondo vissuto di uno di questi ultimi Grandi rimasti: Alberto Asor Rosa.
Sto leggendo il libro-intervista redatto assieme a Simonetta Fiori, nel quale spazia fra i fardelli della società italiana di oggi, le possibili conseguenze della politica che non sa guardare più al Domani e questo sempre più duraturo Silenzio del quale scrivevo sopra.
L'opera è intitolata, non casualmente, "Il Grande Silenzio- Intervista sugli Intellettuali".
Volevo condividere con gli interessati uno stralcio che ritengo meritevolissimo di attenzione.
Uno spaccato che in poche righe mostra e condanna l'Italia al male incurabile del non sapere da che parte iniziare a lottare per migliorarsi. Lo scrivo, senza troppa pietà, di seguito:
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venerdì 8 gennaio 2010
Fra intellettuali e penne disperse (15 novembre 2009)
Mentre il mondo scopre tramite la NASA l'acqua sulla Luna l'Italia si arrovella ancora nell'individuare dentro sè stessa quelli che possono essere definiti come suoi, pressochè genetici, difetti.
Abbiamo un paese allo sfascio, uno stivale che prende a calci il futuro dei giovani, la sete di cambiamento ed il fervente desiderio di conquiste importanti sul lungo termine.
Ciò che c'è è sotto gli occhi di tutti; oggi più che mai manca però credo chi debba periodicamente darsi da fare per diagnosticarle, queste infinite metastasi.
Manca la cultura diffusamente alle persone, mancano i progetti ed i sogni. Mancano modelli positivi, mancano Piero Angela ed Enzo Biagi a divulgare Amore come qualche anno fa.
Manca tanto, troppo.
Il ruolo dell'intellettuale sta andando disperso. Rimane ancorato a qualche figura ingobbita dal tempo e dall'età. Figura ormai rarissima, quasi unica appunto.
Visioni del mondo più complete, unici regali all'umanità attraverso un illuminismo che si dipana dalle frontiere della comune ignoranza.
Sto avendo occasione di compiere un viaggio incredibile dentro il mondo vissuto di uno di questi ultimi Grandi rimasti: Alberto Asor Rosa.
Sto leggendo il libro-intervista redatto assieme a Simonetta Fiori, nel quale spazia fra i fardelli della società italiana di oggi, le possibili conseguenze della politica che non sa guardare più al Domani e questo sempre più duraturo Silenzio del quale scrivevo sopra.
L'opera è intitolata, non casualmente, "Il Grande Silenzio- Intervista sugli Intellettuali".
Volevo condividere con gli interessati uno stralcio che ritengo meritevolissimo di attenzione.
Uno spaccato che in poche righe mostra e condanna l'Italia al male incurabile del non sapere da che parte iniziare a lottare per migliorarsi. Lo scrivo, senza troppa pietà, di seguito:
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