domenica 30 maggio 2010

APPELLO PER DISOBBEDIRE? PERSONALMENTE, PRESENTE!

Lo disse anche Sandro Pertini, in un famosissimo appello ai giovani ancora oggi ascoltabile dalla rete. L'obiettivo primario delle nuove generazioni doveva diventare quello di difendere i valori dai più anziani conquistati, di lottare con ogni spasmo per difendere le posizioni che la Resistenza aveva conquistato con sangue e morti. L'obiettivo primario delle nuove generazioni doveva essere quello di avere consapevolezza del proprio ruolo nello Stato, di avere la certezza di poter mandare a casa tutti coloro che approfittavano della loro posizione pubblica per soddisfare loro sporchi interessi. Uno degli obiettivi primari, appunto. Poi, tutto d'un tratto, succede che qualche politico sotto processo decide di sfruttare la propria posizione, "democraticamente" guadagnata, per far passare sotto silenzio certi suoi sporchi interessi. Succede, tutto d'un tratto, che editori e giornali rischieranno multe, che il giornalismo diventerà una squallida parodia di sè stesso. Capiterà di avere, giustappunto per dover riempire a forza pagine, articoli ed articoletti in fac-simile a Tg1 o Studio Aperto. Capiterà di avere multe su multe per la pubblicazione di notizie "compromettenti", mentre certi altri Berlusconi continueranno a fare i loro sporchi interessi. Nel mentre, probabilmente, Sandro Pertini potrebbe piangere. Grazie al governo dell'obbedienza facile, l'Italia va rischiando mutismo e paralisi. Solite paure cattocomuniste o persecutorie? Purtroppo no, ce lo confermano anche dall'estero. "Avete un premier padrone che ha un controllo di mezzi di comunicazione che non ha eguali nel mondo" (Tana de Zululeta, Economist) "Da voi è in atto un'offensiva molto forte contro la libertà d'informazione, per fortuna siete compatti." (Eric Jozsef, Libèration) Con questo ddl, se mai diverrà legge, la lotta alla criminalità subirebbe un colpo pazzesco ed enormemente debilitante. Si sentono, soprattutto dal basso, grida di indignazione paurose ma paurosamente motivate: "Se i miei fossero vivi, morirebbero di crepacuore. Hanno sognato una Repubblica attenta a libertà, uguaglianza e fraternità" è il pensiero di Gino, pubblicato quest'oggi su l'Unità. Grazie a questo attentato alla Democrazia, l'Italia rischia di diventare un Paese dominato da una classe politica protetta dall'impunità, con i media imbavagliati ed una magistratura impedita nel suo potere d'indagine. L'Italia si trasformerebbe nel Paese delle multiproprietà di Scajola, del pluripremiato e pluristimato direttore sportivo Moggi, del Premier integerrimo ed eticamente incorruttibile Berlusconi. Una vergogna dietro l'altra, con la sola possibilità di disobbedire. Aggiungete anche me all'elenco dei dispettosi. Sarò sempre presente.

venerdì 28 maggio 2010

FRA BERLUSCONI ED UMORISMO: GLI OPPOSTI SI RESPINGONO

Silvio Berlusconi rappresenta probabilmente il solo caso nel quale una persona, più si sforzi di essere simpatica, più riesca incredibilmente ed ogni volta a rendersi ridicola. In un momento in cui, anche giustamente, la politica viene attaccata su ogni fronte, avere un uomo capace di sferrare certe presunte "verità" è cosa, francamente, demoralizzante. Nella storia dell'uomo, a maggior ragione in quella nostra d'Italia, sono passati molti individui particolari e particolarmente impegnati. Sono vissuti politici speciali, animi integerrimi, persone incapaci di rassegnarsi ad un mondo osceno, individui a tutto tondo degni di essere ricordati per atti stupendi ed unici nel loro genere. La citazione è forse il solo mezzo che l'uomo ha per rendere immortale qualcuno che lo meritava davvero. Ne sono passati moltissimi, di uomini speciali. Ad una persona normale, verrebbe in mente di citare Nelson Mandela, Albert Einstein, Martin Luther King, Leonardo da Vinci, ecc... Ad una persona normale, appunto. Quando si parla di Silvio Berlusconi succede che tutto si ribalta, magicamente. Dell'uomo stupisce la personalità poliedrica, del Premier stupisce l'impressionante coerenza. Giusto ieri invitava la Mercegaglia a divenire Ministro allo Sviluppo Economico dopo la fuga di Scajola, mentre qualche tempo fa diceva: "Emma Mercegaglia sembra una velina", relativamente al caso D'Addario-escort-Tarantini. Giusto ieri, inoltre, ha avuto l'onore di citare il Duce Mussolini. A proposito di persone speciali. "Io non ho nessun potere, forse ce l'hanno i gerarchi, ma non io. Io posso solo decidere se fare andare il mio cavallo a destra o sinistra, ma niente altro." Non ha nessun potere; affermazione pari all'affermare che non ha mai corrotto Mills. Controlla telegiornali, intimando probabilmente al "direttorissimo" Minzolini la necessità di inondare i teleschermi dell'Italia con servizi in prima serata inneggianti ad orsi in calore o mutande antiscippo. Questo non è, forse, controllare larga parte dell'Italia? Chiedere all'immenso Pulitzer un'opinione in merito potrebbe aiutare... A Parigi cita il Duce ed i suoi gerarchi "potentati". Uno dei tanti aspetti stranianti di Berlusconi è anche questo. Non si riesce a capire se certe cose le faccia apposta o senza accorgersene. Sa calibrarsi fino a quel punto per poter indurre l'opinione pubblica a sparare, sempre e comunque, a zero su di lui? Probabilmente, purtroppo, si. Niente di cui stupirsi, tutto questo è anche Silvio Berlusconi. Non è forse un caso che, prima di divorziare, la moglie Veronica Lario abbia chiesto a gran voce di aiutarlo. Non è un caso, così come potrebbe anche esserlo. Tutto questo cercando, forse, di far ridere. Missione incompiuta, quantomeno per l'Italia intelligente.

martedì 25 maggio 2010

SFONDO FILOSOFICO DI SCIENZA: FRAMMENTI DA "L'EVOLUZIONE DELLA FISICA" DI EINSTEN ED INFELD

La scienza, nel suo progredire, si incontra spesso con problemi che hanno a che fare con tolleranza, etica, etica sostenibile, progresso, futuro, amore per il prossimo e troppo altro. Dare un quadro specifico della scienza "correttamente" impostata entro quadri di maggiore umanità è possibile, a parole, leggendo qualche prezioso frammento tratto da un libro scritto a quattro mani da Albert Einstein e Leopold Infeld. Si riporta qualche frammento del seguito: "I risultati della ricerca scientifica impongono spesso mutamenti nell'interpretazione filosofica di problemi che oltrepassano di molto il ristretto dominio della scienza stessa. Qual'è l'obiettivo della scienza? Che cosa si richiede da una teoria, il cui intento è la descrizione della natura? [...] E' sui risultati scientifici che debbono basarsi le generalizzazioni filosofiche. Ma queste, appena enunciate e largamente accettate, esercitano bene spesso la loro influenza sull'ulteriore sviluppo del pensiero scientifico imponendo la scelta di un determinato indirizzo fra tutti quelli che si potrebbero seguire." Sulla base di questo, dunque, la filosofia dovrebbe imbastire il proprio percorso sulla base degli errori, o delle giuste scelte, "commesse" dalla scienza. Il progresso scientifico, in quanto atto pratico di un pensiero umano, deve essere fonte di prioritaria attenzione rispetto alla speculazione filosofica. La trattazione prosegue metodica nel seguente modo: "Tale indirizzo prevale finchè la ribellione vittoriosa contro le idee accette non conduca a nuovi ed inattesi sviluppi, che a lor volta divengono sorgenti di nuovi aspetti filosofici. [...] Ci proveremo, dunque, a tratteggiare le prime idee filosofiche sugli obiettivi della scienza. [...] Tutta la storia della scienza, dalla filosofia greca in poi, fino alla fisica moderna, ci palesa il costante intento di ridurre l'apparente complessità di fenomeni naturali a poche e semplici relazioni fondamentali. Questo è il principio basilare di ogni filosofia naturale." Ogni filosofia naturale cerca, quindi, di codificare la complessità del mondo secondo canoni di comprensione consoni all'essere umano. L'uomo sa capire solo ciò che è, rispetto all'immensa difficoltà del tutto, semplice. Allo stesso modo è una creatura che sa illudersi molto facilmente. Ne era convinto prima di tutti Democrito, oltre ventitre secoli fa: "Per convenzione il dolce è dolce; per convenzione l'amaro è amaro; per convenzione il caldo è caldo; per convenzione il colore è colore. Ma in realtà ci sono gli atomi ed il vuoto. E cioè, le cose che cadono sotto i sensi sono supposte essere reali ed è abitudine di tenerle per tali; ma in verità non lo sono. Soltanto gli atomi ed il vuoto sono reali." Dinnanzi a ciò, ad Einstein ed Infeld si affianca la reale pragmaticità di Democrito. Senza colpo ferire il filosofo atomista afferma che la dimensione conoscibile dall'uomo è niente meno che illusoria. La reale essenza spaziale è fatta di oggetti così estremamente minimi che l'essere umano non potrà mai concepirli appieno. Nella dimensione umana, dunque, scienza e filosofia si intrecciano strettamente. Non potrebbe d'altronde essere diversamente, dal momento che l'una senza l'altra non può sopravvivere. La scienza comporta pensiero, ed il pensiero è senza molti giri di parole filosofia. La filosofia comporta, alla fine dei pensieri, traduzioni necessarie in atti pratici. In altre parole, un mondo come un altro per giungere alla scienza.

E' (NEO)NATA UNA CELLULA

Prima o poi il progresso scientifico sarebbe arrivato anche ad inaugurare una prima, seppur primitiva, forma di vita artificiale. Con l'arrivo di quella infinitesimale cellula l'uomo può dirsi in piccola parte creatore di qualcosa? Ciò che è successo è, forse per la prima volta in tutta l'esistenza umana, una cosa che non può essere identificata nè come invenzione nè come scoperta. Sarebbe troppo riduttivo "etichettarla", così come sarebbe limitante fornire da profani notizie tecniche di rilievo. Ciò che ogni uomo può o dovrebbe fare è, in casi come questi, interrogarsi sulla sua reale dimensione esistenziale. Trovandosi nel ruolo di creatura dotata di ragione e curiosità, qualsiasi palazzo costruito assieme all'utilizzo del suo pensiero scientifico deve avere grande rilevanza di discussione. Nel nostro caso, una cellula piccolissima rappresenta per importanza mille mila palazzi. Molti, però, si sono già mobilitati per "controllare" l'evolversi di questo traguardo. Il Presidente USA Barack Obama ha, giustamente, disposto un'indagine etica relativamente alla questione. Laddove infatti il progresso scientifico reale giunga a scontrarsi con valori o limiti del pensiero umano, è opportuno fermarsi e riflettere sull'importanza delle potenzialità umane. Una condizione eticamente corretta nella quale muoversi potrebbe dare luogo ad una condizione scientificamente compromessa e corrotta, o viceversa. Quanto più si pensa al progresso, tanto più ci si scontra con giudizi e pregiudizi complicatissimi da abbattere od amalgamare. E' nata una cellula per mano nostra, è stata inaugurata una nuova vita. Fino a che punto questo risultato può scontrarsi con la natura umana? Il rapporto uomo-scienza è confermato in maniera magistrale da un concetto espresso da Albert Einstein: "Ho imparato una cosa nella mia lunga vita, e cioè che rispetto alla realtà tutta la nostra scienza è primitiva ed infantile, eppure è la cosa più preziosa che abbiamo." Il nostro modo di indagare è piccolo, minimo, impercettibile. Tutto ciò che conta, per fortuna o purtroppo, è che quello stesso modo di conoscere e scoprire per noi sia un mondo ricolmo di potenzialità. Potenzialità che allo stesso modo potrebbero venire risvegliate da una cellula nata per mano umana, potenzialità che grazie a mani sbagliate potrebbero diventare sventure per l'umanità intera. Tutto è, anche qui, profonda questione di etica. Ciò che è eticamente sostenibile è anche ciò che è più tollerabile per l'uomo stesso. Il Vaticano, divenuto ormai preda di una crisi di valori senza precedenti, ha certificato che tale scoperta è segno dell'intelligenza concessa all'uomo per mano divina. La sola cosa che importa è, forse, difendere ancora una volta quell'impronta di superiorità che il divino deve avere nella vita umana. Ciò che conta è che, se un divino esiste, non ha bisogno certo delle parole di protettori clericali per manifestare la propria superiorità. Il traguardo conseguito da Craig Venter potrà assumere mille mila possibili direzioni: la palla è tutta nelle mani dell'etica sostenibile umana.

giovedì 20 maggio 2010

FRA SIGNIFICATI, TECNOLOGIA ED ANIMA: QUANDO L'UOMO PUO' DISPERARSI

E' forse, da un pò di tempo, smessa la ricerca dei significati da parte dell'essere umano. Muovendosi contrariamente alle sue inclinazioni istintive l'uomo non è più riuscito ad abbracciare quella sua, naturale, vocazione alla curiosità. E' diventato sordo nell'ascoltare gli stimoli esterni, è diventato incapace di sforzarsi appieno nel cercare di comprendere l'inconcepibile. Ha svilito, nei fatti, la necessaria ricerca di "virtute e conoscenza" dell'Ulisse dantesco. Nei suoi secoli quaggiù ha perso molto, forse troppo tempo dietro a cose futili ed inutili. Ha fatto diventare la scienza un passatempo, la tecnologia e la verità soprammobili in una stanza dove già naturalmente regna il caos. Ha costruito un sistema fatto di economia, un mondo costruito su una finanza che come castello di sabbia gli è franato addosso. Si è ridotto ad inseguire un caos ancora più incasinato, per sua stessa colpa. Fin da quando ero piccolo sono sempre stato abituato a cercare un significato od un perchè, per ogni singola cosa. Alle volte ho messo a dura prova la mia razionalità, la mia speranza di comprendere ciò che, qualche volta, va per quieto vivere ignorato. Fra i banchi di scuola la cosa più facile è stata, da sempre, quella di imparare le cose a memoria perchè la fretta con cui dovevi assimilare i concetti ti impediva di poterli capire a fondo. Allo stesso modo, in questi anni, credo che l'uomo abbia avuto troppa fretta. Ha avuto troppa fretta e troppa presunzione nel poter controllare il mondo, nel poter trivellare a destra e manca alla ricerca del barile di petrolio in più per poter organizzare un GP di Formula Uno. Ha avuto troppa fretta nel non ascoltare i segnali che la Terra ha, da troppo tempo a questa parte, inviato. Ci fa caso solamente quando arriva un evento inaspettato a ricordargli che qualcuno più forte di lui c'è, SEMPRE. Servono terremoti, morti per mancate precauzioni strutturali negli edifici. Servono, appunto, pensieri frettolosi per elaborare un'idea di difesa del mondo. Fino a poco tempo fa bastavano selce e pietra focaia, oggi non bastano più neppure aerei invisibili ai radar e satelliti tecnologicamente alla super-avanguardia. Lo stato accumulato dal progresso ha reso l'uomo meno curioso e sempre più presuntuoso. Ce lo ricorda, crudamente, il superbo Albert Einstein in una lettera indirizzata ad Otto Juliusburger nell'11 ottobre 1946: "Credo che l'orribile deterioramento nel comportamento etico della gente oggi derivi dalla meccanizzazione e disumanizzazione della nostra vita, un disastroso sottoprodotto della mentalità scientifica e tecnica. Nostra culpa!...L'uomo si raffredda più velocemente del pianeta su cui vive." Divenuto freddo, ha freddato anche (quasi) tutte le sue potenzialità positive. Ce lo ricorda anche Charlie Chaplin, in un sublime frammento tratto da "Il grande dittatore": "[...]La vita può essere libera e bella, ma noi abbiamo smarrito la strada: la cupidigia ha avvelenato l'animo degli uomini, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell'oca, verso l'infelicità e lo spargimento di sangue. Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi dentro. Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno lasciato nel bisogno. La nostra sapienza ci ha resi cinici; l'intelligenza duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.[...]" Allo stato attuale delle cose, molta vita è violenta e molte cose sono già andate perdute. Ciascun essere umano potrebbe, se solo volesse, avere dentro di sè un universo intero colmo di stelle e galassie meravigliose e meravigliosamente splendenti. Se solo volesse potrebbe piegarsi solo alla sua volontà ed ai suoi sogni. Fra significati e speranze, forse niente è ancora perduto. Tanto alla fine la sola cosa che potrebbe salvarci è una sola.

martedì 18 maggio 2010

INTERNAZIONALE E CAMPIONATO: A BOCCE FERME, QUALCHE RIFLESSIONE...

La serie A è, non troppo silenziosamente, terminata. Il campionato è finito, con la quinta vittoria di fila della solita squadra che assieme ad altre due/tre si gioca ogni anno gli onori della cronaca. Gli oneri, purtroppo, rimangono ad altri. Rimangono alle squadre retrocesse, a quelle che hanno lottato fino all'ultimo per farcela ed a quelle che mai potranno vedere neppure la parte sinistra della classifica. Salutano la gloria della ribalta Livorno, Siena ed Atalanta. Saranno prossime ad una futura serie B che, purtroppo, quasi nulla farà entrare nelle tasche delle "povere" società. E' stato il campionato dei giocatori strapagati, dei "tituli" monopolizzati e delle proteste accese della domenica e del lunedì sera. E' stato l'ennesimo campionato di conferma di una metafora Italia-calcio mai più azzeccata di oggi. E' stato il campionato dei giovani mancati, delle vecchie bandiere definitivamente sparite e del razzismo che mai sparisce dal campo. E' stato il campionato di Balotelli, della mancata convocazione di Cassano, degli ultimi lampi di classe di Totti. E' stato il campionato di Ranieri, è stato il campionato della grande coerenza e lealtà del Leonardo milanista. E' stato un campionato che, come tanti altri, non ha smentito in alcun modo i pronostici. Sono lontanissimi i tempi nei quali un Verona sconosciuto poteva puntare allo scudetto. E' stato il campionato di Antonio Di Natale e dei suoi 29 gol, è stato il campionato delle battaglie fuori dal campo del grandissimo Clarence Seedorf. E' stato un campionato che ha avuto qualche nota positiva ma moltissimi coni d'ombra. Ci sono state moltissime partite, diluite in 38 giornate, divise fra stipendi pagati in ritardo e tribolazioni societarie. Qualcuna di loro, soprattutto alla fine, è stata biscottata. Qualcuna di loro, purtroppo, è stata teatro di fenomeni indegni per poter essere menzionati. Quasi tutte, però, sono state riflesso della condizione di questo Paese. Il Presidente del Milan Berlusconi contestato dai tifosi coincide con un crollo dei consensi del governo e del Pdl. Ragionare secondo logica potrebbe indurre a pensare che tutta Italia sia milanista. Meglio non pensarci. E' stato il campionato dove il Bologna ha vissuto le ennesime ombre moggiane, è stato il campionato dove le tribune calcistiche infiammano molto di più di quelle politiche. I tifosi si muovono per contestare squadre agli allenamenti ma non muovono nulla per contestare chi dovrebbe amministrare il bene pubblico ed invece si fa, puntualmente, gli affari suoi. Il calcio muove e mobilita, il malessere italiano molto meno. Tutti questi sono fenomeni che, a partire dallo sport, non sono sottovalutabili. Su tutto e tutti, è stato il campionato di Mourinho. Allenatore, attore e comunicatore senza precedenti, ha saputo con un ego sterminato spezzare l'Italia. Amato ed odiato, ha saputo vincere e convincere. Da qualsiasi punto lo si guardi è una persona particolare. Odiando, a giusta ragione, il sistema italiano ha saputo in questi due anni scavare e disegnare un nuovo panorama calcistico nel quale far sfogare decine di giornalisti sportivi assetati di colpe e scoop. Ha fatto gesti di manette, ha preso squalifiche, ha fatto irritare un paese intero. Nonostante tutto una larga parte dell'Italia non solo calcistica si è innamorata di lui. E' voluto venire qui, ha voluto osare e probabilmente, se tutto andrà per il meglio, vincerà ancora qualcosa. Cresciuto calcisticamente nel Porto, se ne andò da re dispensando una delle sue prime perle-provocazioni: "Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto, con una bella poltrona blu, la Coppa dei Campioni, Dio e dopo di lui io." Dotato di un ego sterminato e di un'intelligenza e capacità comunicative incredibili ha rappresentato, comunque, un valore aggiunto per tutto il Paese. Nonostante tutto, giustamente, quasi certamente se ne andrà. E' stato un campionato controverso, particolare ed indeterminato. La sola cosa certa è un Bologna, salvo, al diciassettesimo posto. Meglio che niente.

lunedì 17 maggio 2010

FRA DISTRUZIONE, DEVOLUZIONE, NOIA E CURIOSITA': PENSIERI SENZA TEMPO

Sulla cura e mantenimento di un piccolo pianeta c'è una citazione, non molto incoraggiante, di Karl Schroeder che, però, sta avendo alla luce dei fatti storici notevolissima aderenza alla realtà: "Erano condannati. Lo siamo tutti: la civiltà tecnologica rappresenta un disperato tentativo di una specie di costruire una bolla per tenere a bada ambienti ostili. Le specie coscienti inoltre non cooperano mai tra loro a lungo termine, perchè gli ambienti di cui hanno bisogno per vivere sono incompatibili. Distruzione o devoluzione sono le uniche alternative." Alternative che l'essere umano smista continuamente per resistere nel marasma di ogni giorno. Essenze che ogni giorno abbiamo dentro e che, per Ellen Parr, sono assolutamente e diametralmente opposte: "La cura per la noia è la curiosità. Non c'è cura per la curiosità."

domenica 16 maggio 2010

C'ERA GIA' ACQUA SUL PIANETA DISPERSO.....

Iniziò tutto con una grande esplosione di materia che molti hanno poi, forse, chiamato divinità. Iniziò tutto con la formazione di particelle e molecole elementari, partendo da quei pochissimi atomi disposti a volare qua e là, senza particolare ragione. Iniziò da lì la formazione delle stelle, la composizione di un universo infinito ma ancora in espansione. Iniziò, così, anche l'avventura lunga milioni di anni che portò alla formazione dello spazio come lo conosciamo, precariamente, oggi. Arrivarono poi, su un pianeta Terra qualunque, vita e luce. Arrivò tutto da chissà dove, chissà quando, chissà come. Le sole spiegazioni ha provato fino ad ora a darsele l'essere umano, senza neppure riuscire ad avere ben chiaro il quadro complessivo della situazione. Gli sono sempre mancate le condizioni al contorno da attribuire al proprio percorso su questo pianeta, in questo sistema solare, in questo Universo sterminato. Uomo che, assieme agli altri inquilini dell'astronave, ha ricevuto in dono un patrimonio enorme, un pianeta intero sul quale vivere e dimorare gratuitamente. Su questo pianeta la vita è (da sempre?) stata possibile grazie ad una molecola fondamentale, incolore ed inodore, che molti chiamano acqua. Formata da due atomi di idrogeno e da uno di ossigeno, è così importante da non poter essere in alcun modo trascurata. Noi stessi ne siamo fatti, senza accorgercene, per oltre il 60% del nostro peso totale. Senza acqua non c'è vita, ma senza vita c'è mai stata acqua? Una domanda importante, dietro alla quale si celano tutte le interpretazioni possibili del nostro passato. Secondo moltissimi senza vita c'era già acqua, quantomeno sul nostro piccolissimo pianeta. E' quanto afferma uno studio condotto dalla ricercatrice britannica Maria Schonbachler. Secondo quanto sostenuto l'acqua sarebbe presente sulla Terra sin dalla nascita del pianeta. A detta della ricercatrice, e non solo, una tale scoperta sarebbe capace di riscrivere enormemente l'intera storia del nostro pianeta. Il suo gruppo di ricerca ha scoperto che elementi volatili, che probabilmente comprendevano acqua, erano presenti nel violento processo di nascita della Terra fra 30 e 100 milioni di anni dopo la formazione del Sistema Solare. Se così fosse potrebbe passare tanta altra acqua sotto i ponti della nostra, precaria ed instabile, visione del mondo...

venerdì 14 maggio 2010

FRA COMBUSTIBILI FOSSILI E TECNOLOGIA: PIU' TECNOLOGICI SAREMO, PIU' VULNERABILI DIVENTEREMO

Gli avvenimenti degli ultimi mesi possono, e devono, fare riflettere l'umanità intera. Pur riuscendo a comunicare con immediatezza da una parte all'altra del mondo e pur riuscendo a volare e far volare milioni di persone ogni anno, basta pochissimo a metterci con le spalle al muro. Ogni volta che l'essere umano torna a pensarsi completamente onnipotente, arriva qualcosa di inaspettato a destarlo dai torpori. E' sufficiente un piccolissimo vulcano islandese a metterci in ginocchio con trasporti, economie e prospettive di progresso. Tutto ciò forse accade anche perchè l'uomo ha smarrito il suo necessario sviluppo da vivere in funzione della natura, di tutto ciò che lo circonda. Allo stesso modo, trivellando trivellando alla ricerca di fonti energetiche a veloce esaurimento, può accadere che per un "errore umano" si scateni la più grave crisi ambientale mai registrata. In questi momenti continuano a fuoriuscire ingentissime quantità di combustibile fossile in quel Golfo del Messico. Quantità impressionanti di petrolio continuano a fuggire dalla stiva del pianeta, minando specie animali assieme ad habitat marittimi. Ogni tanto arriva, per fortuna anche, qualche battito inconsulto del pianeta a segnalarci cosa dovremmo fare per far quadrare meglio la nostra dimensione con quella dell'astronave Terra che ci ospita senza chiedere nulla. Da quanto la storia insegna basta pochissimo per farla arrabbiare. Più ingrandiamo la nostra forbice tecnologica e più diventiamo dipendenti da fattori che, con pochissimo, possono annullarci. Basti pensare a tutta l'informatica, l'elettronica, la meccanica computerizzata e le tecnologie alla super-avanguardia che in questi secoli hanno via via preso piede. L'appello per migliorare il migliorabile deve essere fatto ai vertici della politica mondiale, a tutti coloro che a capo dei governi possono rendere più positiva e tollerabile la questione energetico-ambientale. Allo stesso modo la pensava, qualche tempo fa, un certo Alcide De Gasperi: "Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista pensa alle prossime generazioni." Sarebbe l'ora di vedere davvero una nuova politica "mondialista", capace di percepire il nostro massimo senso di relatività e la nostra troppo grande presunzione nel poter controllare qualsiasi fenomeno che accada nel mondo. Si fa moltissima fatica ad accettarlo: io in primis, da scienziato in erba, sento che è la sola via possibile. E' la sola strada percorribile in nome di chi verrà dopo di noi, in nome di quanti nasceranno nei paesi sottosviluppati e saranno costretti a stare peggio per colpa di tutto il nostro "troppo". Lo sosteneva anche lo stesso Blaise Pascal, filosofo dotato guarda caso anche di fortissime influenze scientifiche. Nel suo muoversi su questa Terra, l'essere umano non dovrà dimenticare mai la sua natura di canna al vento. Sarebbe bello fosse percepito ovunque. Condizionale d'obbligo, purtroppo.

RICERCA: PROGRESSI DAL FRONTE ITALIA

Mentre l'istruzione e la cultura nello Stivale annaspano, le migliori componenti del nostro Paese continuano a battere importantissimi segnali di presenza. E' potenzialmente rivoluzionaria l'ultima scoperta fatta da un consorzio di ricerca sardo: secondo loro la causa della sclerosi multipla è attribuibile ad una mutazione chiave nel DNA umano. Una variazione del gene CBLB sarebbe causa di un aumento di rischio per l'insorgenza della malattia. Dopo moltissime ricerche mal finanziate da chi ha il potere si è giunti ad un traguardo che, forse, riuscirà a divenire nuovo punto di stupenda partenza. I ringraziamenti doverosi vanno a coloro i quali hanno lottato per ottenere tutto ciò: l’Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia (Inn) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, le Università di Cagliari e di Sassari, il Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna (CRS4), oltre alle aziende ospedaliere di Cagliari, Sassari e Ozieri. Un risultato fondamentale, tutto di profilo italiano. L'opinione di Francesco Cucca, direttore dell'Inn-Cnr, è di notevole apertura verso la scoperta realizzata: "Questo gene produce una proteina dotata di molteplici funzioni che regola l’attivazione del recettore dei linfociti, cellule chiave nel regolare le risposte immuni. [...]I nostri risultati sono coerenti con studi genetici su modelli animali: nel topo, l’assenza di questo gene, indotta sperimentalmente, causa infatti l’encelofalomielite autoimmune, malattia simile alla sclerosi multipla." Lo studio può vantare, a detta di Serena Sanna dell'Inn-Cnr, un altro importantissimo primato: "Abbiamo analizzato oltre sei milioni di marcatori genetici, il triplo rispetto a quelli finora studiati da altri gruppi di ricerca. [...] Sperimentalmente abbiamo identificato solo un milione di marcatori che però, grazie a metodi statistici innovativi e all’utilizzo di un potente centro di calcolo, sono stati integrati con quelli derivati dalle sequenze genomiche di 52 individui europei del progetto internazionale ‘1000 genomi’, permettendoci di predirne altri cinque milioni." Superando il tecnicismo, si può urlare al mondo che almeno in qualcosa il nostro Paese sa ancora essere forte. GRAZIE a tutti voi.

domenica 9 maggio 2010

MALATTIA E CULTURA: SAPER CONIUGARE I REALI BISOGNI

La cultura, disse qualcuno qualche tempo fa, è la sola cosa che può rendere ragione all'esistenza dell'uomo. Senza necessità culturali mancano le certezze con le quali l'umanità ha costruito, fino ad oggi, tutto ciò che la circonda. Ogni invenzione ed ogni scoperta fatta nei nostri attimi di passaggio è stata figlia di un progresso culturale sempre proteso verso la "nuova" ed incausata novità. Fare cultura equivale a dare, quindi, ragione d'esistere a qualche cosa. Ragione di vita che, per natura umana, spesso viene a mancare nei momenti di malattia o di sconforto. Coniugare malessere e cultura non è un'impresa semplice, eppure provarci costerebbe davvero poco. E' ciò che hanno pensato forse in alcuni Istituti Fisioterapici Ospedalieri (Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e quello Dermatologico San Gallicano), dove in corsia sono stati avviati esperimenti di incontro fra malati ed arte, pittura, musica e cinema. Sentirsi meno soli, dare forse quella ragione in più per ritrovare il sorriso o per guardare avanti. I motivi di una tale, azzeccatissima, scelta possono essere molteplici. Di pari passo i volontari dell'associazione torinese "Circolo dei Lettori" hanno selezionato letture da proporre ai pazienti delle Molinette e di Gradenigo. Basta poco per fare piccole, grandi cose: in particolare alleviare il dolore di chi purtroppo già soffre.

sabato 8 maggio 2010

ESSERE UMANO, TERRA ED INDIFFERENZA: TUTTO CIO' CHE PUO' SCONVOLGERCI DAVVERO

Nei deliri di onnipotenza l'essere umano ha, nei secoli, distrutto tutto ciò che di più positivo e splendido aveva messo a disposizione l'astronave Terra. A causa di piccoli "smottamenti" nella volontà del pianeta siamo, per fortuna o purtroppo, costretti a rivedere ogni nostro piano e qualunque nostro, possibile, destino. Perdutamente celati dietro a problemi di dubbia validità lasciamo che la politica si spartisca onere il più delle volte senza nè onore nè merito alcuno, lasciamo che continui ed aberranti errori di percorso vengano compiuti nei confronti di un pianeta che ci ospita, fino ad ora senza chiedere nulla di particolarmente grave in cambio. Nel suo passaggio, ancora infinitesimale, quaggiù l'essere umano si è davvero mai chiesto quale sia il prezzo da pagare per aver sottomesso la forza immensa che governa l'Universo intero? Convinto di essere onnipotente ed onnipresente, molto probabilmente no. Allargando il suo punto di vista potrebbe forse trovarsi a condividere l'opinione di Joan Vinge: "L'indifferenza è la massima forza dell'Universo. Rende insignificante tutto ciò che tocca." Guardando alla realtà da un differente sistema di riferimento si può acquisire un altro punto di vista, per l'appunto relativo rispetto a tutto ciò che potevamo fino a poco tempo prima pensare. Sottomettiamo popolazioni e facciamo guerre per uccidere e possedere petrolio quando basta solo un vulcano islandese eruttante a fermare tutte le nostre linee aeroportuali per molti giorni. Riusciamo "miracolosamente" ad incrementare sempre più il debito dei Paesi Poveri, quando facciamo fatica a controllare il sistema capitalistico, in questi anni degenerato, che impietoso si abbatte sempre sulle spalle dei più indigenti. Permettiamo che si allarghino le forbici delle disparità sociali, delle differenze culturali e delle sottomissioni morali, non riuscendo a capire appieno tutto ciò che, nel nostro infinitamente piccolo, vorrebbe dire avere consapevolezza di essere uomini. Crederci esseri unici in un mondo unico ed unicamente popolato non serve a nulla, fintanto che non ci solletica nella testa la "sbalorditiva" idea espressa tempo fa da Andrew Chaikin: "Prima o poi, quasi a tutti passa per la mente la fantasia irresistibile, sbalorditiva: e se tutto quello che conosciamo, l'intero nostro universo, fosse soltanto un granello di polvere sulla spalla di qualcun altro?" Siamo, non troppo incredibilmente, figli di una mancanza di relatività impressionante. Basta una bolla di metano di troppo in superficie per causare la più grande tragedia ambientale di ogni tempo, figlia forse di un pozzo di trivellazione dimensionato male o sottovalutato nella sua pericolosità. Essere umani equivale ad essere predatori del nostro stesso futuro e del destino del mondo intero? Meglio rifletterci, pensarci e penarci sopra.

giovedì 6 maggio 2010

MADRE TERRA, USO E ABUSO: QUALCHE URLO DAGLI INDIANI D'AMERICA

"Onorare e rispettare significa pensare che il territorio, l'acqua, le piante e gli animali che vivono qui hanno il nostro stesso diritto di viverci. Non siamo gli esseri supremi e onniscienti, il culmine dell'evoluzione; siamo invece membri del sacro cerchio della vita, insieme con gli alberi e le rocce, i coyote e le aquile, i pesci e i rospi, ciascuno dei quali ha uno scopo." (Wolf Song, Abenaki) "Oh, si, ho frequentato le scuole dell'uomo bianco. Ho imparato a leggere dai sussidiari, dai giornali e dalla Bibbia. Ma ad un certo punto ho capito che questi non erano sufficienti. La gente civilizzata dipende troppo dalle pagine scritte dall'uomo. Io mi affido al libro del Grande Spirito, che rappresenta l'interezza della creazione. Potete leggere una grossa parte di quel libro se studiate la natura. Sapete, se prendete tutti i vostri libri, li esponete al sole, e lasciate che neve, pioggia e insetti facciano il loro lavoro, dopo un pò non rimarrà più niente. Ma il Grande Spirito ha concesso a voi e a me l'opportunità di studiare all'Università della natura le foreste, i fiumi, le montagne e gli animali a cui noi apparteniamo." (Walking Buffalo [1871-1967], inciso su una roccia)

martedì 4 maggio 2010

...A PROPOSITO DI COMBUSTIBILI FOSSILI...

"L'energia dei combustibili fossili è davvero l'unica che può soddisfare i bisogni della nostra vita moderna e della nostra civiltà?" (Giacomo Ciamician, 1912) "Se la nostra civiltà nera e nervosa, basata sul carbone, sarà seguita da una civiltà più tranquilla, basata sull'utilizzo dell'energia solare, non ne verrà certo un danno al progresso ed alla felicità umana." (Giacomo Ciamician, 1912) "Agisci sempre come se le tue azioni facessero la differenza. La fanno." (Wiliam James) Forse non sapevamo che... a) Oggi al mondo si consumano ogni secondo 1000 barili (=159000 litri circa) di petrolio e 79000 metri cubi di gas; b) In Italia non abbiamo riserve significative di combustibili fossili, ma il 90% del nostro fabbisogno energetico deriva proprio da queste fonti. Importiamo il 94% del petrolio e l'89% del gas che consumiamo; c) Oggi il consumo di energia elettrica in Italia è ventiduemila volte più alto che nel 1938.

lunedì 3 maggio 2010

EINSTEIN, VITA ED INTERVISTA IMMAGINARIA: SE SOLO POTESSIMO AVERLO QUI...

Ho sempre creduto che Albert Einstein sia stato il più geniale e strepitoso essere umano che la storia dell'umanità abbia saputo consegnarci fino ad oggi. Condensato perfetto di sintesi scientifica e pragmatica visione della vita, ha saputo essere tutto ciò che di più incredibile può essere un uomo. Se potessi intervistarlo per un attimo, vorrei chiedere lui troppe cose. Mi basta, però, ricordarlo da un piccolo libro di sue memorie e citazioni che conservo gelosamente fra i testi di immediata consultazione. Domanda: "Come amavi vivere?" Risposta: "Soltanto una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena vivere." Domanda: "Cosa immagini quando pensi all'amore?" Risposta: "L'amore porta molta felicità, molto di più di quanto struggersi per qualcuno porti dolore." Domanda: "Hai un consiglio da dare all'umanità intera per poter progredire all'insegna delle sue enormi potenzialità e possibilità?" Risposta: "Senza personalità creatrici capaci di pensare e di giudicare autonomamente, il progresso della società è impensabile, proprio come lo sviluppo della personalità individuale senza l'humus nutriente della comunità." Domanda: "Hai sempre creduto che la curiosità muovesse il mondo intero e l'evoluzione umana. Ogni uomo la possiede, ma pochi sanno davvero definirla. Tu cosa puoi dirci in proposito?" Risposta: "La curiosità è una piantina delicata che, a parte gli stimoli, ha bisogno soprattutto di libertà." Domanda: "Il valore più grande che si è perso è quello, purtroppo, della moralità. Cosa puoi dirci a proposito di ciò che per te vuol dire moralità?" Risposta: "L'aspirazione fondamentale degli uomini consiste nel cercare di agire con coerenza morale. Ne dipendono il nostro equilibrio interiore e persino la nostra stessa esistenza. Solo la moralità delle nostre azioni può conferire alla vita bellezza e dignità." Domanda: "Cosa diresti a chi vive una vita cercando il successo senza limiti di moralità e divieti?" Risposta: "Cercare di diventare non un uomo di successo, ma un uomo di valore." Domanda: "Credi che sia giusto farsi troppe domande sulla propria vita, anche avendo poche risposte da parte?" Risposta: "Qual è il significato della vita umana, e, più in generale, della vita di ogni creatura? Essere religiosi significa avere la risposta a questo interrogativo. Voi chiedete: è giusto porsi questa domanda? Ed io rispondo: chi non attribuisce un significato alla propria vita e a quella delle altre creature è non solo infelice, ma anche poco dotato per la vita." Domanda: "Hai collegato vita e religione, dimostrando di concepire una relazione fra le due. Sei religioso pur essendo scienziato? In quale senso?" Risposta: "Sono un non credente profondamente religioso...In un certo senso è un nuovo genere di religione." Domanda: "Non credente profondamente religioso? Spiegati meglio..." Risposta: "Non cerco di immaginare un Dio: mi basta guardare con stupore ed ammirazione la struttura del mondo, per quanto essa si lascia cogliere dai nostri sensi inadeguati." Magari potesse essere ancora qui fra noi...Ci sarebbe davvero di aiuto.

domenica 2 maggio 2010

FRAMMENTO DA "MANUALE DEL GUERRIERO DELLA LUCE" DI PAULO COELHO

"Un guerriero della luce fa sempre qualcosa fuori dal comune. Può ballare per strada mentre si reca al lavoro, guardare negli occhi uno sconosciuto e parlare di amore al primo incontro, difendere un'idea che può sembrare ridicola. I guerrieri della luce si permettono simili cose. Egli non ha paura di piangere per antiche pene, o di gioire per nuove scoperte. Quando sente che è giunto il momento, lascia tutto e parte per l'avventura tanto sognata. Quando capisce di essere al limite della resistenza, abbandona il combattimento, senza colpevolizzarsi per aver fatto un paio di follie inaspettate. Un guerriero della luce non passa i giorni tentando di rappresentare il ruolo che altri hanno scelto per lui. [...] Tutte le strade del mondo conducono al cuore del guerriero: egli s'immerge senza esitazioni nel fiume di passioni che scorre sempre attraverso la vita. Il guerriero sa che è libero di scegliere ciò che desidera: le sue decisioni sono prese con coraggio, distacco e, talvolta, con una certa dose di follia. Accetta le proprie passioni, e le vive intensamente. Sa che non è necessario rinunciare all'entusiasmo delle conquiste: esse fanno parte della vita, e ne gioisce con tutti coloro che ne partecipano. Ma non perde mai di vista le cose durature, e i solidi legami creati attraverso il tempo. Un guerriero sa distinguere ciò che è transitorio da quello che è definitivo."

venerdì 30 aprile 2010

DEDICATO A DIO

Il pensiero dell'uomo sfida la divinità, ed ancora i gesti concreti con cui Dio si manifesta mandano da troppo tempo in crisi la religione e le idee che l'uomo ha su un "eventuale divino". Può esserci religione giusta o meno giusta, può esserci fede consapevole e meno consapevole. Nonostante tutto e tutte le smentite possibili, l'idea di infinito l'uomo se la porterà dietro per sempre. Dietro quella idea di infinità l'essere umano riempie la propria religione, illuminando il proprio mondo ed i propri, intimi, buchi neri. Di seguito ricopio qualche stralcio di pensiero profondissimo, proveniente da quel non-qualunque che fu l'immenso Albert Einstein. La sua idea di Dio e di religione sono fra le più belle e concrete che abbia mai potuto concepire nella mia vita. "La scienza senza la religione è zoppa; la religione senza la scienza è cieca." (forse gioco di parole da una frase di Kant) "Qualunque cosa ci sia di divino e buono nell'universo, deve farsi strada in noi ed esprimersi attraverso di noi. Non possiamo rimanere in disparte ed aspettare che lo faccia Dio." (autunno 1940) "Non ho trovato parola migliore di religione per definire la fiducia nella natura razionale della realtà, per quanto sia accessibile alla ragione. Ogni volta che questo sentimento è assente, la scienza degenera in un piatto empirismo." (gennaio 1951, Lettera a Maurice Solovine) "Sono un non credente profondamente religioso...In un certo senso è un nuovo genere di religione." (30 marzo 1954, Lettera a Hans Muehsam) "La mia religione consiste in una umile ammirazione dello spirito superiore ed infinito, il quale si rivela nei dettagli minuti che riusciamo a percepire con le nostre fragili e deboli menti. Ecco la mia idea di Dio, la convinzione profondamente emotiva della presenza di una razionalità che si rivela nell'universo incomprensibile." Se un divino esiste, è racchiuso per gran parte dietro o dentro parole pesanti e pensanti, immense come queste.

giovedì 29 aprile 2010

COSA POTREBBE ESSERE E COSA E' STATA L'ITALIA: FRAMMENTI DA PIERO CALAMANDREI

"Domandiamoci che cosa è per i giovani la Costituzione. Che cosa si può fare perchè i giovani sentano la Costituzione come una cosa loro, perchè sentano che nel difendere, nello sviluppare la Costituzione continua, sia pure in forme diverse, quella Resistenza per la quale i loro fratelli maggiori esposero, e molti persero, la vita. [...] Nella nostra Costituzione c'è un articolo che è il più impegnativo, impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l'avvenire davanti.
Esso dice: Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sè. La Costituzione è un pezzo di carta: lo lascio cadere e non si muove. Perchè si muova bisogna che ogni giorno, in questa macchina, metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere quelle promesse, la propria responsabilità. [...]
Quindi voi, giovani, alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendervi conto che ognuno di noi non è solo, non è solo; che siamo in più, che siamo parte anche di un tutto, un tutto nei limiti dell'Italia e del mondo. [...]
Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!Dietro ad ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta, Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione."
(da un discorso tenuto nel 1955 ad alcuni giovani studenti milanesi)

...profuma ancora di un Nuovo che non sento più.

mercoledì 28 aprile 2010

DISBOSCAMENTI E DEFORESTAZIONI (NON) SOLO PER MANO UMANA...

Sarebbe un pò come se in soli cinque anni un'area grande come tre volte l'Italia se ne andasse, completamente cancellata.
E' ciò che succede, purtroppo, anche grazie all'animale uomo. L'enorme crollo si riferisce alle aree verdi della nostra piccola Terra, sopraggiunte in pochissimo tempo ad una discesa impressionante.
Tale, triste, verità è il risultato di uno studio basato sulle immagini satellitari e pubblicato dalla rivista Pnas. Secondo tali immagini dal 2000 al 2005 il mondo ha perso il 3% delle sue foreste, pari a un'area di 1 milione di chilometri quadrati.
Il polmone verde del mondo se ne sta, non troppo lentamente, andando dalla nostra piccola astronave. Nel 2000 c'erano oltre 33 milioni di chilometri quadrati di spazi disponibili, miseramente calati di una consistente cifra. Il nostro continente ha rinunciato al 2,8% del suo patrimonio di alberi, assestandosi più o meno sulla media mondiale. Tale percentuale corrisponde indicativamente ad 86mila chilometri quadrati.
"I nostri risultati confermano che in tutto il pianeta si stanno perdendo grandi quantità di foreste - scrivono gli autori dello studio - bisogna dire però che questo metodo non distingue fra le perdite naturali e quelle dovute all'uomo".
L'opinione degli esperti fa presagire che il disboscamento non è solo merito della mano umana; per fortuna o purtroppo, ormai non si sa più cosa dire.
Vorrà a dire che abitueremo i nostri polmoni a respirare solo pietra e smog, viste le aridità degli ultimi tempi.

martedì 27 aprile 2010

BERLUSCONI E L'ENERGIA NUCLEARE: PERCHE' NON FARE UNA BELLA CENTRALE AD ARCORE?

Giunti al 2010 la questione energetica diventa ormai una primaria emergenza per tutto il pianeta. Ci ritroviamo in balia di combustibili fossili ormai in fase di esaurimento, capaci però ancora di infestare l'atmosfera terrestre consegnando il pianeta al più terribile delirio climatico immaginabile.
Il problema dell'energia, con la quale facciamo tutto, è di assoluta urgenza per l'essere umano.
Senza di lei, infatti, la nostra vita quotidiana oggi come oggi si ridurrebbe ad un'assoluta immobilità tecnologico-prestazionale.
L'energia è strana, in quanto riesce sempre e solo a trasformarsi, senza mai nè rinascere nè distruggersi. Si trasforma aumentando sempre più il disordine nel nostro piccolo pianeta, fino ad un probabile punto di collasso.
Qualche anno fa fu lo stesso Ludwig Boltzmann a capire l'importanza che la tematica energetica DEVE avere nel dibattito quotidiano: "La lotta per l'esistenza è la lotta per avere energia."
Dinnanzi a ciò non c'è davvero nulla da dire. Noi stessi, in quanto esseri viventi, siamo mossi da energia. Energia che proviene dal cibo, dalle reazioni elettrochimiche nel nostro corpo e da quanto altro comporti trasformazioni funzionali atte a produrre pensiero e movimento.
Le modalità con le quali avere energia a disposizione sono, oggi, molteplici e molto approfondite a livelli tecnologico-scientifici.
Una di queste è, per fortuna o purtroppo, l'energia nucleare.
E' di ieri l'ennesimo trattato di pseudo cooperazione fra Italia e Russia, stipulato dal Premier Silvio Berlusconi ed il leader russo Vladimir Putin. Berlusconi è stato, come sempre, lapidario e trionfalista nei proclami.
A detta sua, entro tre anni avremo la prima centrale nucleare in costruzione e riusciremo a convincere tutta Italia sull'uso di questa energia attraverso campagne di convincimento e consapevolezza mediatica. Secondo lui in Francia molti cittadini bramano spasmodicamente centrali nucleari vicino casa, dal gran che questa energia è sicura e affidabile.
Preliminarmente alla sicurezza e all'affidabilità, è sufficiente considerare una frase di Carlo Rubbia:
"Non esiste un nucleare sicuro. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di nucleare innovativo."
E' opportuno affermare che facendo scienza la prima cosa che è necessario conoscere è la certezza che manca sempre. Nulla è certo in affidabilità, nè in funzionalità.
Si può parlare invece di funzionalità sulla base di indici di probabilità ritenuti affidabili; il che è molto diverso.
Per Silvio Berlusconi pare che il nucleare sia sicuro solo se riuscirà a comunicarlo efficacemente la televisione. Nel sistema di lavaggio di cervelli italiano questo discorso funziona alla perfezione. Basterà qualche ora e qualche trasmissione costruita ad hoc per abbattere il terrore dell'atomo.
Ciò che stupisce è che tale parere è obiettivamente molto realistico in un'Italia come questa.
Dal nucleare l'Italia potrebbe trarre davvero giovamento? Affidandosi alla produzione di nuova energia e basta, potenzialmente si.
Guardando alla totalità della vicenda, assolutamente no. Il primo punto sul quale concentrarsi è su dove sia possibile reperire il materiale utilizzabile per il processo di fissione nucleare.
La sostanza più adatta è, come risaputo, l'uranio. Si tratta di un tipo di atomo perfettamente adatto a sprigionare enormi quantità di energia se sottoposto a "bombardamento".
La prima domanda da fare è una: dove trovare l'uranio necessario per le nostre centrali?
La soluzione necessaria e sola dovrebbe essere, appunto, importarlo dall'estero in quanto tutto il Paese ne è completamente sprovvisto.
Andando a vedere chi sta ai primi posti per giacimenti di uranio troviamo tutti i paesi possibili, ad eccezione della nostra Italia: Australia, Kazakistan, Canada, Stati Uniti, Sudafrica, Namibia, Brasile, Niger, Federazione Russa, Uzbekistan, Ucraina e qualche altro, escludendo l'Italia.
Dinnanzi alla produzione di energia, un primo forte scompenso sarebbe quindi costituito dai costi di importazione del materiale necessario per far funzionare le nostre, miracolose, centrali.
Il secondo punto, scottante, è costituito dalle modalità di smaltimento delle scorie radioattive, ossia da quei residui/rifiuti derivanti dal ciclo di produzione energetica nucleare.
Il processo utile per ricavare energia dal nucleare è una tipologia di tecnologia pericolosa, inquinante ed assai dispendiosa in termini economici.
Basti pensare che alcune regioni stanno tuttora portando avanti a cifre assai elevate opere di dismissione e smantellamento delle centrali nucleari chiuse dopo il referendum del 1987.
Nonostante tutti questi punti critici, l'opera di convincimento di Silvio Berlusconi DEVE cominciare.
Arrivato all'età di 73anni, del futuro non gliene importa molto.
Futuro che parla di fonti di energia rinnovabile e sicura, al 2007 diffuse solamente sullo 0,7/0,9% della produzione energetica mondiale.
L'energia rinnovabile annovera al suo interno moltissime potenzialità, derivanti dagli elementi che la natura ci ha messo attorno. Si pensi al Sole, al vento, od al calore naturale che la Terra produce grazie al suo infiammato nucleo interno.
Basterebbe poco per soddisfare tutto il fabbisogno energetico di uno Stato, utilizzando le energie rinnovabili. Basti pensare che, in un paese come la sola Italia, tutta l'energia necessaria alla popolazione potrebbe essere fornita ricoprendo di pannelli fotovoltaici lo 0,8% circa del territorio nazionale.
Così facendo potremmo quindi stare lontani da centrali nucleari dispendiose, inquinanti e molto poco redditizie in termini di futuribilità.
Nonostante tutto, di questo il Premier non parla nè parlerà forse mai.
Ciò che conta, per lui, sono queste stramaledette centrali nucleari. Lasciamogliene fare una proprio davanti a casa sua, sia mai che non possa essere contento.

lunedì 26 aprile 2010

CLIMA E DELIRIO TERRESTRE: (GRAN) PARTE DELLA COLPA E' NOSTRA

Qualche mese fa, che pare diventato secolo, c'è stato un vertice di importanza mondiale sul clima.
C'è stato un appuntamento importante, gestito dai rappresentanti politici e tecnici provenienti da tutte le nazioni del mondo.
In quella sede si presero decisioni importanti, promesse consistenti. Decisioni imprescindibili per le future generazioni, alle quali chi sta distruggendo il pianeta Terra dovrà rendere conto.
Si era, all'incirca, preventivata l'adozione di misure urgenti di tutela e sostenibilità ambientale, proporzionate allo stato di emergenza nel quale la nostra astronave versa.
Il pianeta sta sempre peggio, come sempre peggio stanno i buoni intenti e le promesse prese non molto tempo fa. Ad oggi pare, infatti, tutto quanto un miraggio.
I dati di questo ultimo periodo affermano che l'umanità immetterà nell'atmosfera al 2020 il 10/20% di anidride carbonica in più rispetto ai valori di oggi.
L'essere umano si era ripromesso di dimezzare le emissioni entro il 2050. Partire con un aumento del genere in soli 10 anni non è un buon punto di partenza, affatto.
I valori sulle emissioni di gas serra saranno inoltre di molto superiori alle medie ipotizzate, stando agli ultimi modelli matematici elaborati.
Ci si era inoltre detti molto "amichevolmente" di contenere il surriscaldamento climatico a "soli" 2°C. Ad oggi sembra che ci sarà un 50% di probabilità di avere un aumento uguale o superiore a 3°C. In caso di concreta realizzazione di ipotesi ad oggi non affatto lontane dal manifestarsi, gli effetti di delirio climatico per il pianeta diventerebbero assolutamente ingestibili.
In tal caso l'equilibrio termodinamico del sistema Terra diventerebbe solo un lontano ricordo.
Il fascicolo di buone promesse e di famosissime "buone pratiche" aperto a Copenaghen è lontano secoli luce dal realizzarsi.
Mettendo insieme tutti i calcoli fatti e/o fattibili, pare che l'umanità al 2020 passerà ad un'immissione di anidride carbonica nell'aria pari a 53,6 miliardi di tonnellate.
Ad ora staziona su un "misero" valore di 47,9. Un aumento che riuscirebbe inevitabilmente a compromettere il futuro, consegnando il pianeta ad un dissesto senza precedenti nè, probabilmente, potenziali eventi posticipati.
Ad ora il mondo, anche su segnalazione del gruppo di scienziati delle Nazioni Unite (IPCC), rischia il collasso climatico secondo una preoccupante probabilità.
Sta all'uomo giocarla evitando i soliti binari di tragicomici compromessi.
La partita, a quanto pare, è troppo difficile per poter essere giocata.

domenica 25 aprile 2010

BERE, CON RISCHI

Non si capiscono le ragioni di quell'ossessiva ricerca del bisogno di lasciarsi andare che fa capo all'uso e abuso dell'alcol, soprattutto fra giovani e giovanissimi.
L'età di inizio delle bevute è sempre più precoce e sempre più sconsiderata. I dati che emergono dall'Istituto Superiore di Sanità non sono per nulla confortanti; in Italia i bambini si avvicinano all'alcol prima che in tutto il resto d'Europa, diventando consumatori già attorno all'età di 11-12 anni.
L'alcol è tristemente la prima causa di morte tra ragazzi perchè all'origine di moltissimi incidenti stradali.
Si beve e poi con mancanza di responsabilità e consapevolezza si va alla guida di macchine che per l'occasione diventano armi di distruzione incontrollata.
I servizi di alcologia ed il Sert hanno, in questo malcapitato paese, un numero indicativo fra 1600 e 1800 pazienti sotto i 19 anni in cura abituale. Si inizia, in maniera sconsiderata, sempre più precocemente.
Si inizia senza, la maggior parte delle volte, sapere neppure i perchè ed i per come.
L'ebbrezza fa presa soprattutto sui più più giovani e sugli anziani.
I consumatori potenzialmente "a rischio" sono circa 9 milioni, di cui 3 milioni circa hanno superato i 65 anni. Come solito, di un'emergenza come questa in un paese come il nostro si parla poco.
Ai posteri l'ardua sentenza, se saranno abbastanza sobri per poterla pronunciare.

sabato 24 aprile 2010

PRIMAVERA&RESISTENZA

Oggi più che mai si avverte nell'aria l'importantissima missione di vita alla quale è chiamato l'essere umano. Siamo condannati, in quanto animali dotati di semplice pensiero e ragione, a costruire il nostro futuro partendo dagli sbagli fatti nel passato.
Errori a cui qualcuno ha, con sofferenza e morte, trovato un rimedio che riuscisse ad essere il più efficace possibile. La responsabilità che il tempo affida all'uomo è saper trovare la formula migliore per trasmettere ogni vero valore alle future generazioni.
Il tesoro della Memoria è un patrimonio inestimabile che non può essere in alcun modo scalfito dalle nebbie del tempo e del revisionismo.
Resistenza è, fortunatamente, sinonimo stretto di responsabilità, dovere e futuro.
Per poter essere individui forti è necessario applicare con rigore gli insegnamenti provenienti dal passato, esercitando con consapevolezza e moralità il proprio, quasi sacro, potere di uomini.
L'indifferenza che troppo spesso si calpesta oggi è un altro attentato alle vite spezzate di quanti hanno sudato sangue per regalarci la libertà che oggi stiamo respirando.
Lo disse Gramsci, in un monito che più assoluto di così non poteva essere: "Odio gli indifferenti."
Oggi più che mai l'uomo ha il dovere di mobilitarsi, di reagire e di ribellarsi a questo senso di "ordinaria precarietà" che ci avvolge quasi perennemente.
Oltre ai valori, ci sono rimasti i luoghi nei quali "Resistenza fu". Dove trovare ancora oggi tutti questi tesori in terra? Ce lo ricorda, da frasi diventate eterne, Piero Calamandrei:
"Andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perchè lì è nata la nostra Costituzione."
Resistenza che fu, Resistenza diversa che deve e dovrà essere, prepotentemente, anche in futuro.
E' importante non disperdere il patrimonio accumulato nella Storia umana.
Solo così, a rigor di memoria storica, tutto ciò che sarà potrà essere meglio di ciò che è stato.
Il presupposto da tenere in considerazione dovrà essere fisso e perentorio: lasciare qualcosa di migliore alle generazioni che verranno.
Tutto questo calderone di intenzioni deve diventare quasi una consapevolezza istintiva, una certezza nè momentanea nè periodica. Il dovere dell'uomo deve riassumere in sè tutte queste, primitive ed urgentissime, necessità.
Ce lo ricorda anche Albert Einstein, dall'alto della sua genialità: "Dobbiamo fare del nostro meglio. E' questa la nostra sacra responsabilità di esseri umani."
La sola cosa sacra che abbiamo a disposizione è, dunque, la responsabilità. La primitiva responsabilità che abbiamo nei confronti del tutto che ci circonda.
Come uomini abbiamo in mano davvero moltissimo; la sola speranza è ritrovare speranza di lottare fra i timidi raggi di sole della primavera.
Ai giovani come me ed a chi prenderà in mano il mondo negli anni che seguiranno voglio regalare aria importante, dai polmoni di Antonino Caponnetto:
"Ragazzi godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova resistenza, la resistenza dei valori, la resistenza degli ideali. Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare e di agire da uomini liberi e consapevoli."
Il mondo è, più che mai, in mano nostra.

venerdì 23 aprile 2010

IL CROLLO DEL FUMETTO

E' aumentata, da ieri, la consapevolezza italica di dimorare in un fumetto dalle tinte ancora molto vaghe ed indefinite. Siamo in un contesto strano, senza condizioni al contorno chiare e senza un orientamento nitido e chiaramente definibile.
C'è stata aspra battaglia, in quel di Roma ieri. Nella direzione nazionale del PdL, Silvio Berlusconi non la ha mandata a dire all'aspro dissenso espresso da Gianfranco Fini. Reso ormai impossibilitato a fare finta di niente, è stato costretto, come da suo marchio di fabbrica, ad un attacco frontale e spregiudicato nei confronti di un co-fondatore che ha, come lui, gli stessi diritti di confronto e dibattito politico, culturale e valoriale.
Quello che conta, per il Premier, non è nulla di tutto ciò. Ciò che conta per lui sono le bilance della giustizia, rigorosamente sempre pendenti verso la sua innocenza; ciò che conta per lui sono i sondaggi favorevoli ed i finti proclami di un "Partito dell'Amore" che distrugge tutto e tutti a suon di mazzate nei denti.
Fa bene Gianfranco Fini a sottolineare la necessità di evitare il passaggio da un centralismo democratico ad un centralismo carismatico. Fa altrettanto bene, dal suo punto di vista, Silvio Berlusconi ad aizzarsi ed attaccare a spada tratta con tutta la fenomenologia del perfetto comunicatore a lui intimamente connessa.
L'opinione che Berlusconi vorrebbe sempre vedere è a tinte monocromatiche; l'opinione emersa ieri è stata figlia di tinte colorate e colorite che a lui vogliono da sempre sfuggire.
Nonostante offese ed ossessioni di impunità ad-personam, qualche crepa in questo fumetto inizia a mostrarsi. Il Paese addormentato dovrebbe sapere come e cosa volere da un leader che individua nella riforma istituzionale l'emergenza principale di un'Italia stremata.
Entrato in politica per scappare alla galera, il fenomeno Berlusconi è destinato a durare ancora per qualche tempo. E' importante e significativa, anche, la necessità di avere una voce fuori dal coro di silenzi e timidi assensi come Gianfranco Fini.
Esponente in questo momento di un'idea rinnovata ed aggiornata di destra e di politica, ha fatto emergere pluralismo ed una disponibilità al confronto che fanno ben promettere.
Ne ha tuonate moltissime il Premier, ieri. Ha accusato esponenti finiani di aver ridotto il PdL a "pubblico ludibrio".
Non si ricorda di tutte le volte che lui ha rappresentato l'Italia come "pubblico ludibrio", come cloaca o qualsivoglia altro termine impressibo.
Basti ripensare alle corna ai vertici mondiali, basti pensare all'abbronzatura di un certo Obama.
Basti pensare ai discorsi personali fatti dinnanzi alla cortese attenzione di Zapatero e di giornalisti spagnoli assetati di ben altre notizia.
Per immaginare un esempio di ludibrio, paradossalmente, il primo riferimento va a Silvio Berlusconi.
Ridicolizzatore a più non posso, non ama sentirsi nè essere ridicolizzato.
Il solo modo per essere ridicolizzati, secondo lui, si esprime forse attraverso il dissenso ed il contraddittorio. Questi due ingredienti causano una miscela esplosiva, capace di far emergere a più riprese tutta la sua incoerenza e tutta la sua, straordinaria, capacità di recitazione.
Si accontenta di avere dalla sua una platea di silenzi, di mani battenti a comando e di persone che con lui o per lui hanno avuto particolari rapporti.
Affermare prima di essere liberale, contattando poi "direttorissimi" ed esponenti di agenzie di sicurezza e comunicazione per far rimuovere voci "non gradite" al pifferaio magico.
Dall'alto dei suoi 73anni, Silvio Berlusconi si trova con una nuova voce nel coro.
Si ritrova vicino la voce di un co-fondatore con la legittima necessità di esprimere opinioni importanti all'insegna della tanto richiesta pluralità.
Il vero ribelle, rispetto ai valori di politica e moralità richieste, è proprio il Premier.
Potrebbe cogliere, una volta tanto, una buona occasione per vergognarsi.
Nel mentre, la nostra fumettosa e fumosa storia italiana continua.

giovedì 22 aprile 2010

HEART DAY: UN' (ALTRA) OCCASIONE PER PENSARE

La Terra è un pianeta vivo, forse ancora così vivo da poterci sorprendere giorno dopo giorno con le sue manifestazioni reali di vitalità. Fermarsi all'aperto e sentire un moto d'aria provenire da qualche dove, correre e declinare lo scorrere dell'anima al vibrare delle foglie e dell'erba.
Sentire la propria consapevolezza interiore muoversi sotto un cielo velato di stelle lontanissime, forse anche spente.
Capire quanto siamo piccoli potrebbe renderci, al contempo, anche consapevoli di essere speciali. La natura è rigore, la natura è tutto ciò che di più semplice ed al contempo imprevedibile può esistere al mondo.
E' debole quando spezzi rami di albero o calpesti foglie secche, mentre è potente e prepotente quando fa eruttare vulcani o causare terremoti. La natura ci ha consegnato nelle mani un mondo in stabilissimo equilibrio, un regno nel quale noi abbiamo avuto la possibilità di diventare qualcosa di nuovo, al di là dei soliti viventi confini animale e vegetale.
Abbiamo nell'anima la missione di essere tutori del mondo, architetti del suo stesso futuro attraverso quell'ingegneria di pensiero che oggi vedo così poco attorno a noi.
Se c'è un sogno che è diventato realtà, quel sogno per moltissima parte dell'umanità fa da sempre rima con forbice tecnologica che avanza a gran giornate.
Le affilatissime risorse delle quali disponiamo sono ormai così taglienti da ferire addirittura il pianeta stesso. Nonostante ciò, basta davvero pochissimo perchè la natura riesca a ricordarci quanto siamo prepotentemente controllati da lei.
Nel giorno della Terra, che giorno solo non dovrebbe essere, l'uomo dovrebbe avere il supremo potere di riflettere su argomenti come questi. Il calderone di problemi nei quali ci siamo immersi al 2010 non fa più solo rima con squilibri termodinamici, pressioni e temperature fuori controllo; fa rima con effetto serra, con deforestazione e politiche energetiche sconsiderate.
Rincorriamo le energie rinnovabili solo sulle pagine di libri universitari, sentendo professori e docenti predicare un necessario allontanamento dai tanto inquinanti combustibili fossili.
Se la Terra fosse studentessa universitaria non potrebbe sentire consapevolmente certe parole. Con i se e con i ma l'uomo è andato, paradossalmente rispetto alla sua natura, davvero molto lontano.
Dalla selce alla bomba nucleare è stata fatta davvero tanta strada.
Quanta strada potremo ancora fare, per fortuna o purtroppo, non dipende solamente da noi.
Larga parte delle nostre possibilità dipendono dai piani che Madre Natura disegnerà su di noi, dal ruolo sempre più decisivo o sempre più marginale che deciderà di affidarci.
Ciò che deve sapere è che non tutti la hanno delusa o la deluderebbero; a loro dovrebbe arrivare e tornare a parlare, nel mondo intero attorno a lei.
Se tutto è manifestazione di natura, tutto è altrettanto chiaro e semplificabile secondo armoniche leggi matematiche che l'uomo ha analizzato fin dal suo arrivo come essere pensante.
La rinnovata coerenza dell'essere umano, in un frangente come questo, dovrebbe essere imponente.
Dovrebbe essere stabile e perenne, similmente a quanto scrisse l'inarrivabile Albert Einstein in una lettera ad un pastore di Brooklyn del 1950:
"L'aspirazione fondamentale degli uomini consiste nel cercare di agire con coerenza morale. Ne dipendono il nostro equilibrio interiore e persino la nostra stessa esistenza. Solo la moralità delle nostre azioni può conferire alla vita bellezza e dignità."
Allo stesso modo una nuova umana moralità ridarebbe alla Madre Terra quella bellezza, quella dignità e quella consapevolezza che da sconsiderati gli abbiamo tolto, giorno dopo giorno.

mercoledì 21 aprile 2010

A TUTTI I GIOVANI FUMATORI...

Ce ne sono sempre di più di amanti della sigaretta, in un mondo che fa tante battaglie contro tante droghe che non portano profitti certi nei rigonfi portafogli di qualche potente o potentato.
Ci si lava la coscienza con il "deterrente scritto" sulle confezioni di sigarette, riempiendo pacchetti su pacchetti con "Il fumo nuoce gravemente alla salute", "Il fumo uccide" e tanto altro.
Siamo nell'Italia fatta di compromessi impliciti, siamo in un mondo dove fino a poco tempo fa le case produttrici di sigarette erano i principali sponsor sulle vetture di Formula Uno.
Siamo in un mondo dove una mano lava l'altra e tutte e due si rubano poi l'asciugamano.
Il fumo è l'oppio di sempre più giovani individui, alla ricerca di chissà quale soddisfazione da pescare in fiumi di tabacco montato e pronto per l'uso.
Si fuma senza un perchè esatto, senza una scelta consapevole.
Ci si trascina inesorabilmente, sigaretta dopo sigaretta. Il computo delle ceneri accumulate nei polmoni cresce senza sosta, corroborato da quel troppo smog che le nostre automobili ogni benedetto giorno ci obbligano a respirare.
Dal punto di vista della salvaguardia del pericolo fumo il nostro Paese è, come suo solito, indietro secoli luce. Un sondaggio DOXA-Iss, intitolato "Il fumo in Italia" ed aggiornato al 2008, ha al suo interno sacche di preoccupante verità.
Ci sono domande che hanno altissime percentuali di brutte risposte. Contano molto, appunto, anche le responsabilità dei venditori e di chi distribuisce sigarette e quanto altro.
Alla domanda "A Lei è capitato di vedere un tabaccaio che si rifiuta di vendere le sigarette ad un minore di 16 anni o che chiede un documento per verificare l’età?" la maggior parte delle risposte faceva capo ad un generico "No, mai" (83,8% delle persone intervistate).
Lo Stato potrebbe attuare anche alcune misure preventive concrete per arginare tale, potenziale, distruzione di massa futura. I rimedi possibili commissionati dal sondaggio furono disposti così per ordine di importanza:
1) accesso gratuito ai centri di dissuefazione;
2) vietare la vendita ai minori di 18 anni(anziché 16 anni);
3) medicinali per smettere di fumare gratuiti;
4) estendere il divieto di fumare;
5) aumento sensibile del costo delle sigarette.
Sapendo dove tira il soldo in concreto, c'è poco da fare ed ancora meno da commissionare.
Da ieri qualche altra scottante e non fumosa puntualizzazione fatta da Umberto Veronesi, non certo uno sconosciuto. Impegnato nel lancio della campagna "Giovani in Salute" promossa dall'assessorato alla salute milanese, ha affermato che la lotta al fumo è molto più importante di quella conducibile su alcol e droghe.
Tutto ciò soprattutto perchè i morti ogni anno per tumore polmonare sono oltre 50mila.
Nella sola Milano almeno 1 minorenne su 5 fuma, per una prima sigaretta consumata a soli 15 anni.
Mentre appaiono solo esserci "prime sigarette" all'orizzonte, qualcuno ancora attende la fatidica "ultima sigaretta" appartenente alla Coscienza di Zeno di antica memoria.
Ultima sigaretta che potrebbe risparmiarci in futuro guai assolutamente pericolosi, come ad esempio il rischio esponenzialmente superiore di contrarre tumori polmonari.
Secondo Veronesi, infatti, ai fumatori giovani e giovanissimi potrebbe succedere di avere un tumore attorno alla precoce età di 40/45 anni.
Si sa, prevenire è meglio che curare.
Peccato che nessuno pare voglia farlo davvero in concreto.

martedì 20 aprile 2010

DIO E' MORTO, OPPURE SI NASCONDE

Mi ricordo qualche momento d'infanzia passato a guardare con attenzione, riverenza e quasi ammirazione la Sindone che molti definivano e definiscono come prova provata del passaggio di Gesù in Terra. Mi ricordo del velo di paura che mi attraversava pensando all'importanza di tale testimonianza, di quel telo così importante che avrebbe dovuto regalarci certezze riguardo l'importanza del comportarsi per davvero con rettitudine.
Mi ricordo tante, troppe domande che da sempre mi facevo quasi istintivamente.
Mi ricordo di tante certezze non spiegate appieno in tantissime ore di religione, svolte con attenzione e speranza di comprensione fino alla fine del necessario.
Mi ricordo di una religione che sapeva di povertà, mi ricordo di una religione che aveva dentro sè fibre di umana linearità e semplicità. Mi ricordo, di pari passo allo studio, di un uomo sempre più potente e sempre più distruttivo, capace di divenire quel superuomo che secondo qualche filosofo sbiaditamente liceale aveva ucciso l'idea di Dio dalla faccia della Terra.
Mi ricordo di un'esigenza mia di chiarimento, di consapevolezza e chiarificazione.
Mi ricordo di aver visto il divino in cose che non pensavo minimamente potessero nè volessero contenerlo. Mi ricordo molte vicende, molte delle quali per nulla sorprendenti.
Mi ricordo di un signore con la barba bianca e la tunica al quale rivolgermi per ottenere conforto, amore e benevolenza. Mi ricordo di una voglia di luce incredibile al solo pensare alla sua figura, mi ricordo di voci che mi dicevano di andare ciecamente verso la sua figura.
Mi ricordo di compassione, di rispetto, di modelli comportamentali rigidi e rigorosi per divenire sempre più a sua immagine e somiglianza.
Mi ricordo di un libro sacro dalle parole nude e crude, mi ricordo di una voce che mai smetteva di parlare ed interpretare la sua testimonianza.
Mi ricordo tantissime storie, tantissime piccole emozioni che hanno in tutta la mia vita composto la mia necessità di poter credere in un qualcosa di sovrumano.
Qualcosa di sovrumano che sta sempre più coincidendo con i sovrumani silenzi a cui Leopardi faceva riferimento nel contemplare il suo infinito.
Se Dio è infinito e va interpretato secondo le misere possibilità dell'uomo, credo sia diventato infinitamente silenzioso nel suo comunicare con noi.
Mi potrebbero dire che i segnali della sua presenza vanno cercati e capiti, nella vita di ogni giorno.
Mi potrebbero dire tante cose che non riusciranno a confortarmi.
Mi potrebbero dire di cercarlo, di comprendere la sua vera intima natura. Potrei dire loro che, se esiste, alle volte ama nascondersi o non guardarci.
Si è forse sintonizzato su qualche altro pianeta per ricreare un'altra umanità, migliore e diversa dalla nostra. Ci ha bollato con un "sbagliando si impara", dedicandosi ad altro?
La risposta non la ho certamente io, affatto.
Potrei dire a chi dice di cercarlo nei fatti di ogni giorno di dirmi dove stava quando poche ore fa si consumavano le vite di due ragazzine di 13 e 14 anni, uccise sul colpo dalla caduta di una roccia di tufo in quel di Ventotene. Potrei chiedere loro di mostrarmela lì, questa presenza del divino protettore di uomini.
Potrei chiedere di reinsegnare all'umanità intera a credere, dinnanzi ad una Chiesa che si dice ferita perchè accusata di proteggere e custodire preti pedofili.
Potrei chiedere di accendere le antenne della consapevolezza per guardare alle migliaia di morti dei terremoti di Haiti, Cina e Cile fra i tristi ultimi. Potremmo cercare Dio in diecimila uomini confusi, od in quei milioni di disoccupati che a fine mese regalano ai loro figli solo pance vuote e piatti vuoti.
Potrei chiedere loro tanto di tutto ciò, potremmo cercare di nuovo Dio in tutto ciò che scriveva Guccini non molto tempo fa.
Potremo vedere un Dio finalmente risorto in ciò che crediamo, in ciò che vogliamo e nel mondo che faremo custodendo e proteggendo l'amore e lo stupendo patrimonio regalatoci da Madre Natura.
Magari mi sbaglio, Dio esiste e sa di umano molto più di quanto io possa pensare.
Nel caso, ben lieto di accoglierlo in questo mondo disastrato.
Nel mentre, almeno, credo.
Guccini docet.

lunedì 19 aprile 2010

COSA E' L'ESSERE UMANO...

Siamo davvero animali incredibili, con potenzialità enormi che nel corso della Storia si sono tradotti in aberranti errori di percorso. Avevamo, abbiamo ed avremo ancora per chissà quanto possibilità enormi, paurose, incredibilmente uniche.
Sul pianeta Terra siamo quasi unici per intelligenza e possibilità di pensare e ragionare, mentre siamo sicuramente unici per bestialità commesse e connesse alla distruzione della nostra astronave Terra.
Camminiamo a passi non troppo felpati, rincorrendo a più non posso la destabilizzazione di quel precario equilibrio che ha da sempre governato il nostro sistema.
Siamo creature sorprendenti, nel bene e nel male. Tutta la nostra potenza è racchiusa in quel "libro" che scrive ciò che siamo ed ancora di più ciò che saremo.
Governando il nostro sviluppo il nostro DNA sa molto più di qualsiasi Bibbia sul nostro futuro.
Siamo un prodotto di combinazioni di zuccheri, fosfati e basi.
Siamo adenina, timina, citosina e guanina in variabili modalità disposte. Siamo prodotto di questo nostro, incredibile, codice genetico.
Il mistero su quella struttura a doppia elica è ancora enorme e troppo grande per poter essere inquadrato con chiarezza. Ciò che conta, ad oggi, è che dentro qualcosa siamo scritti.
Quel DNA è racchiuso in ogni singola cellula, avendo dati veramente impressionanti dentro sè stesso.
Ciascun DNA ha una lunghezza, se "srotolato", di circa 2 metri.
Il mistero più grande è come faccia a stare in uno spazio di pochissimi millesimi di millimetro.
Esistono tuttavia altri misteri su questo codice genetico, infinitamente più sorprendenti di questo ultimo.
Se potessimo collocare tutto il nostro DNA "srotolato", potremmo ottenere una specie di autostrada lunga oltre 20 milioni di chilometri.
L'essere umano è anche tutto questo. In ciascuna molecola genetica ci sono qualcosa come 3,2 miliardi di lettere in codice, accoppiate secondo i legami sempre stabili Adenina-Timina e Citosina-Guanina.
Dentro sè l'essere umano ha una struttura ad elica; in questo risiede forse la sua straordinaria potenzialità di poter volare e far volare il mondo intero che lo circonda.
Sicuramente non sarà così, però mi affascina pensarlo.
Siamo un mistero enorme, tutt'oggi. Mi fa un certo effetto vedere risuonare sensazioni di assurda onnipotenza, deliri incredibili di sovrumana consapevolezza.
Sentiamo l'esigenza strana di ricercare socialità, di parlare e condividere idee e pensieri.
Sappiamo scambiare opinioni e riusciamo a pensare.
Pensare è tutto ciò che di più meraviglioso potesse capitarci in questo strano percorso evolutivo.
Sia che abbia ragione Darwin o che abbia qualche merito Lamarck, il pensiero è una delle cose più incredibili che sappiamo inconsapevolmente amministrare.
Pensiero potente e prepotente, pensiero che ha saputo costruire architetture ed opere impressionanti.
Ciascuno di noi è, da sempre, ingegnere senza saperlo.
Ciascuno di noi potrebbe, se solo volesse, pensare a quella farfalla che con il suo battito di ali può riuscire a sconvolgere tutto.
Siamo profondamente straordinari, ma altrettanto profondamente inconsapevoli di esserlo.
Tutto questo è, davvero, sconvolgente.

domenica 18 aprile 2010

LUNA PARK ITALIA: DIVERTITEVI!

L'Italia è un paese dove fa scandalo il bicchiere tirato in faccia al fenomeno del Grande Fratello, è il paese dove fanno notizia i provini da 007 di Fabrizio Corona e dove le notizie di gossip vengono mescolate a quelle di cronaca nera.
Dinnanzi a tutto ciò, l'Italia è il paese dell'ordinaria follia. Siamo in uno Stato complesso, particolare. Qui si racconta e si narra di orsi ballerini nei tg nazionali, si vedono servizi che annunciano riforme che mai arrivano.
Se Cristo esiste, si è fermato alla dogana dei nostri confini. Sembra uno stato dove i veri problemi non esistono. Sembra avvolta sotto una torbida cortina di fumo la storia dell'uomo di 44 anni impiccatosi a Bologna per un lavoro che non arrivava mai.
Ha lasciato moglie, disoccupata, e due figlie sole. Ha fatto una scelta, forse, troppo facile o troppo disperata. Di fronte a casi come questo è impossibile stabilire margini e confini netti.
Nessuno parla delle continue morti sul lavoro; ne abbiamo di continue ogni giorno.
Solo ieri un operaio di 26 anni è morto a Vizzini, a causa dell'urto con i cavi dell'alta tensione del braccio semovente di un'autopompa. E' deceduto sul colpo folgorato, lasciando sole moglie e figlia.
L'Italia è il paese dove queste notizie rimangono nei trafiletti, nei fondo pagina, nei sottotitoli.
Questo è il nostro quanto, purtroppo.
L'Italia è il paese dove quindici malati di Parkinson sono al palo perchè i loro "peacemaker" cerebrali si vanno spegnendo. Hanno batterie troppo costose, circa di 10mila Euro cadauna.
Basterebbero le mensilità di quindici deputati per un mese solo, ma il Sistema Sanitario Nazionale non ha soldi. Di pari passo loro marciano verso una tremenda passività.
Franco, 70enne colpito da questa terribile malattia, si piega tristemente al corso degli eventi:
"Sono 53 giorni che non esco di casa, e chi si fida? Non ho più forza nelle gambe, non controllo più il tremore, mi sento calare la voce mentre parlo, anche le palpebre si abbassano da sole: avevo ritrovato una vita quasi normale, nei limiti della mia malattia, adesso è peggio di prima."
Il calvario è iniziato a dicembre, quando le batterie cerebrali hanno iniziato a manifestare i primi segni di cedimento. Batterie importantissime in quanto elettrodi collegati a batteria inserita sotto pelle, all'altezza della clavicola.
Sostituisce gli stimoli alterati della malattia, secondo una tecnica sperimentale chiamata "Deep Brain Simulation". Grazie a questa panacea i malati di Parkinson ritrovano una vita che però sta per arrestarsi nuovamente.
Questi poveri quindici sono stati fatti correre da varie parti; sono state vittime di un pellegrinaggio inarrestabile che non ha prodotto per loro il risultato tanto sperato.
Eppure basterebbe pochissimo davvero.
L'associazione "Azione Parkinson" motiva così tristemente le ragioni di tale ineluttabile disagio:
"A noi risulta che nelle condizioni di Franco siano quindici persone, tutte in lista d'attesa al Cto; il punto è che il chirurgo inoltra le richieste ma la Asl non dà seguito perchè questa spesa non è inserita in bilancio."
L'Italia è purtroppo anche questo e molto altro di triste.
Che fare dunque? Come migliorarlo?
Uno dei pochi modi rimasti, a quanto pare, è risvegliare le coscienze etiche e le sensibilità degli italiani.
Chissà mai che non si fermino solo a fare il tifo per la propria squadra del cuore.
Qualche causa sociale in più non guasterebbe affatto, anzi.