In quanto animale dotato di ragione e razionalità, l'essere umano è costretto a vivere ponendosi domande che, molto spesso, rimangono quasi completamente buie e senza risposte certe.
Di pari passo la sete di certezze fa il resto, annacquando con troppa consapevolezza la continua ricerca dell'essere umano.
Nella ricerca di una risposta a tutte le possibili domande, la questione inerente la ricerca della felicità è un tema tanto importante quanto irrisolvibile. La parola felicità è già di per sè così casuale da non poter avere un'esatta definizione esprimibile a parole.
E' un pò sinonimo concettuale di tutte quelle altre parole che, come ad esempio la parola normalità, hanno bisogno di soggettività ed esperienza per poter essere definite con ragionevole certezza.
In un mondo caotico come quello moderno ciascuno deve avere od almeno inseguire una propria, individuale, felicità. Un altro discorso è poi dove andarla a cercare, quella stessa felicità.
La si può rincorrere cercandola nel mondo, in sè stessi, facendo le scarpe agli altri oppure passando una vita ad inseguire sogni e bene collettivo.
C'è una felicità per tutti, sempre ammesso che questa parola esista anche nella realtà di ogni giorno. Purtroppo o per fortuna, infatti, sono esistiti ed esistono tuttora moltissimi uomini che vivono rinnegando l'esistenza stessa della felicità.
Il mio primo pensiero va a Rita Levi Montalcini. In un'intervista tratta da un libro di Piergiorgio Odifreddi di qualche tempo fa rinnegò infatti la parola felicità, attribuendole la caratteristica di sentimento tipico degli inconsapevoli. Tutto ciò che esiste nel mondo e che rende il mondo così come è oggi secondo lei basta a rendere impossibile l'esistenza e la percezione della felicità in quanto tale.
Un concetto simile era condiviso da Enzo Biagi, seppur rapportato all'amore come fonte di maggior "felicità" possibile.
Ancora oggi la ricerca di questa felicità è un tema sentito, percepito ma purtroppo non condiviso come si dovrebbe. Viene scelto, non a caso, dalle giovani generazioni nel tema della maturità.
E' un argomento di così semplice ed immediata percezione, ma di terribile e temibile ricerca di risposte.
Guardandosi attorno, infatti, si respira tutto tranne che ciò che si dovrebbe.
Il sentimento di depressione diviso e quantomeno condiviso che attanaglia l'umanità da un pò di tempo a questa parte potrebbe far riflettere.
Ammesso per assurdo che felicità non esista, deve esserci però qualche cosa d'altro di più profondo ed immediato capace di farci sognare, sperare e sorridere.
Quel qualcosa viene da molti fatto coincidere con il concetto di serenità. Serenità è, in breve, una microscopica porzione, individuale, di felicità.
Il raggiungere traguardi per noi importanti, il superare ostacoli fino a poco tempo prima ritenuti invalicabili: tutto ciò fa rima stretta con il concetto di serenità.
Serenità come microscopica e personale forma di felicità? Questa è, probabilmente, un'interpretazione meno sbagliata di altre.
Mi sovviene anche l'opinione di Eugenio Scalfari, capace di attribuire al pensiero ed alla consapevolezza umane, pienamente mature e formate, le colpe principali della mancanza di felicità umana.
Tutto ciò che resta è, per fortuna o purtroppo, metafisica.
Immergendosi a mollo nel mondo ci si può bagnare in acque non proprio pulite.
Ma dopotutto, appunto, la felicità è una ricerca senza fine.
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
mercoledì 30 giugno 2010
SERENITA' E (OPPURE E') FELICITA'?
In quanto animale dotato di ragione e razionalità, l'essere umano è costretto a vivere ponendosi domande che, molto spesso, rimangono quasi completamente buie e senza risposte certe.
Di pari passo la sete di certezze fa il resto, annacquando con troppa consapevolezza la continua ricerca dell'essere umano.
Nella ricerca di una risposta a tutte le possibili domande, la questione inerente la ricerca della felicità è un tema tanto importante quanto irrisolvibile. La parola felicità è già di per sè così casuale da non poter avere un'esatta definizione esprimibile a parole.
E' un pò sinonimo concettuale di tutte quelle altre parole che, come ad esempio la parola normalità, hanno bisogno di soggettività ed esperienza per poter essere definite con ragionevole certezza.
In un mondo caotico come quello moderno ciascuno deve avere od almeno inseguire una propria, individuale, felicità. Un altro discorso è poi dove andarla a cercare, quella stessa felicità.
La si può rincorrere cercandola nel mondo, in sè stessi, facendo le scarpe agli altri oppure passando una vita ad inseguire sogni e bene collettivo.
C'è una felicità per tutti, sempre ammesso che questa parola esista anche nella realtà di ogni giorno. Purtroppo o per fortuna, infatti, sono esistiti ed esistono tuttora moltissimi uomini che vivono rinnegando l'esistenza stessa della felicità.
Il mio primo pensiero va a Rita Levi Montalcini. In un'intervista tratta da un libro di Piergiorgio Odifreddi di qualche tempo fa rinnegò infatti la parola felicità, attribuendole la caratteristica di sentimento tipico degli inconsapevoli. Tutto ciò che esiste nel mondo e che rende il mondo così come è oggi secondo lei basta a rendere impossibile l'esistenza e la percezione della felicità in quanto tale.
Un concetto simile era condiviso da Enzo Biagi, seppur rapportato all'amore come fonte di maggior "felicità" possibile.
Ancora oggi la ricerca di questa felicità è un tema sentito, percepito ma purtroppo non condiviso come si dovrebbe. Viene scelto, non a caso, dalle giovani generazioni nel tema della maturità.
E' un argomento di così semplice ed immediata percezione, ma di terribile e temibile ricerca di risposte.
Guardandosi attorno, infatti, si respira tutto tranne che ciò che si dovrebbe.
Il sentimento di depressione diviso e quantomeno condiviso che attanaglia l'umanità da un pò di tempo a questa parte potrebbe far riflettere.
Ammesso per assurdo che felicità non esista, deve esserci però qualche cosa d'altro di più profondo ed immediato capace di farci sognare, sperare e sorridere.
Quel qualcosa viene da molti fatto coincidere con il concetto di serenità. Serenità è, in breve, una microscopica porzione, individuale, di felicità.
Il raggiungere traguardi per noi importanti, il superare ostacoli fino a poco tempo prima ritenuti invalicabili: tutto ciò fa rima stretta con il concetto di serenità.
Serenità come microscopica e personale forma di felicità? Questa è, probabilmente, un'interpretazione meno sbagliata di altre.
Mi sovviene anche l'opinione di Eugenio Scalfari, capace di attribuire al pensiero ed alla consapevolezza umane, pienamente mature e formate, le colpe principali della mancanza di felicità umana.
Tutto ciò che resta è, per fortuna o purtroppo, metafisica.
Immergendosi a mollo nel mondo ci si può bagnare in acque non proprio pulite.
Ma dopotutto, appunto, la felicità è una ricerca senza fine.
martedì 29 giugno 2010
VIAREGGIO, UN ANNO DOPO LA TRAGEDIA
Le storie si sono mescolate, inevitabilmente sovra raccontate ed anche confuse.
La mano umana applicata ad una cattiva tecnica mostrò purtroppo, ancora una volta, i suoi tragici esiti.
La fatalità volle proprio che un treno merci deragliò, causando l'esplosione di due vagoni carichi di gas. Morirono 32 persone, senza una colpa specificatamente attribuita.
C'è chi parlò di caos nelle normative di controllo sugli alberi sorreggenti le bombole, c'è chi parlò di mancato controllo da parte della compagnia responsabile della loro circolazione.
Ad oggi, a quanto pare, le responsabilità sembrano "distribuite nel tempo". Il procuratore di Lucca Aldo Cicala è categorico sulla prosecuzione delle indagini di colpa: "Le cause del disastro ferroviario sono molteplici. Stiamo indagando a tutti i livelli, su diversi ambiti, esaminando via via le varie responsabilità che emergono."
Sono partiti, sulla spinta della strage, circa diciotto avvisi di garanzia. Tre di questi sono i responsabili dell'agenzia tedesca che non fecero controllare a dovere quel maledetto asse del carro.
La causa del deragliamento fu, infatti, tutta lì. Da laureando in ingegneria meccanica qualcosa in merito posso capire e scrivere.
Con oltre trenta esami sulla groppa svolti, ho trascorso tre anni di studio a capire quanto e come la tecnologia sappia essere, alle volte, così tremendamente spiazzante per l'umanità intera.
Quell'albero rotto non ha potuto cedere improvvisamente. In un pezzo meccanico quasi mai una rottura netta avviene improvvisamente.
Un buon 90% dei prodotti realizzati in materiale ferreo resiste, infatti, per una durata superiore ai due milioni di giri. Si possono scegliere poi le dimensioni del pezzo tenendo presenti fattori di sicurezza opportuni, atti a minimizzare rischi e tensioni prodotte internamente al materiale.
Sono state prodotte norme precisissime sulla fatica e su quanto un pezzo possa, a fatica, resistere.
In una materia come ingegneria, per fortuna, nulla dovrebbe essere lasciato al caso.
In quel di Viareggio, eppure, forse più di qualche precauzione mancò. L'aberrante responsabilità di chi non ha fatto quei controlli e quei calcoli, minimi ma fondamentali, ha causato 32 morti e troppo dolore incolmabile nei confronti di tutti coloro che sono rimasti in vita.
Dinnanzi a tragedie come queste chi crede in una tecnologia senz'anima DEVE ricredersi.
In mezzo a questi episodi c'è ancora chi soffre. E' il caso di Ibitsen Ayad, giovane neoitaliana che ha perso tutti i suoi cari nella strage di Viareggio.
E' da poco cittadina italiana a tutti gli effetti, nonostante un precorso di tredici anni nel nostro Paese.
E' giunta qui grazie agli sforzi dei suoi genitori, grazie al lavoro di suo padre che dopo tanto tempo le ha fatto avere il tanto agognato documento di cittadinanza.
E' contenta di essere italiana; il traguardo raggiunto rimanda un pensiero immediato al ricordo del padre:
"E' un sogno che si avvera. Anzi. E' come se si avverasse il sogno di mio padre. Lui ha vissuto 18 anni in Italia, lavorando come verniciatore navale. Noi lo abbiamo raggiunto e siamo cresciuti qui.[...]"
In mezzo alla gioia, un'immancabile tristezza ed un incolmabile vuoto. Le sue parole riecheggiano meglio di qualsiasi altro discorso:
"Mi manca l'affetto e la gelosia di mio fratello quando la nostra sorellina mi voleva tutta per lei. Mi mancano le canzoni del Carnevale che ascoltavamo sempre in casa. E mi mancano le preoccupazioni dei miei genitori quando andavo fuori da sola perchè ormai ero maggiorenne. Ora che non mi dice più niente nessuno mi mancano. Mi mancano tanto."
La tecnologia, se abbinata all'etica, potrebbe addirittura evitare il dolore di certi, spiacevolissimi inconvenienti. Basta perdere un pò di tempo in più a calcolare una deformata, a ricavare una linea elastica.
Basterebbe perdere un pò di tempo consultando qualche norma: UNI 7670, UNI-CNR 10011 solo per fare qualche nome. Basterebbe consumare qualche foglio per verificare a mano un incastro che non torna, una tensione pericolosa, un raccordo da migliorare fra due porzioni di albero meccanico.
Basterebbe davvero poco per evitare un dolore.
La tecnica favorisce tutto questo.
lunedì 28 giugno 2010
"LA DANZA A SPIRALE"- FRAMMENTI DI INDIANA MEMORIA
Madre Terra, madre stella,
tu che sei invocata con migliaia di nomi,
ricordiamo tutti che siamo cellule del tuo corpo e danziamo insieme.
Tu sei il grano e il pane
che ci sostiene ogni giorno.
E come tu sei paziente con i nostri sforzi
per apprendere,
noi saremo pazienti con noi stessi e chiunque altro.
Siamo raggi di luce e buio inviolabile,
l'equilibrio.
Tu sei l'abbraccio che rincuora
e la libertà al di là della paura.
Entro di te nasciamo, cresciamo, viviamo e moriamo.
Tu ci conduci attorno al cerchio per rinascere,
tra di noi danzi
per sempre."
(Starhawk)
INDIVIDUI E PERSONALITA'- FRAMMENTI DA ALBERT EINSTEIN
Essere scienziati ed analisti di sociologia non è cosa affatto semplice; tante e troppe conoscenze diversificate sono richieste al fine di essere maggiormente consapevoli su ogni fronte.
Le speranze sono tante, ancora di più sono da radicare profondamente per un'umanità che deve ritrovarsi su moltissimi fronti.
Dalle eco della Storia giunge, per fortuna ancora oggi, la voce di un intellettuale intellettualmente onnipotente: il grandissimo Albert Einstein.
Individuare una linea "fissa" di pensiero fra le sue infinite ed espresse opinioni è cosa pressochè impossibile: lo scienziato si è infatti destreggiato in tutta la sua vita fra una serie infinita ed indefinita di tematiche, riflessioni, spunti importantissimi e pensieri.
Guardando dall'oblò del suo universo, riporto di seguito qualche frammento di infinito ed infinita umanità.
"La società umana riesce a produrre grandi cose soltanto quando è abbastanza flessibile da consentire il libero sviluppo delle qualità individuali."
"L'elemento prezioso nel grande corteo dell'umanità non è lo Stato, ma è l'individuo creatore e cosciente, la personalità; è questa sola che crea il nobile ed il sublime mentre il gregge è stolido nel pensiero e stolido nei sentimenti."
"E' importante per il bene collettivo incoraggiare l'individualità; perchè soltanto l'individuo può produrre le nuove idee che servono alla comunità per continuare a migliorare ed a soddisfare i propri bisogni, proprio per evitare la sterilità e la pietrificazione."
Da citazioni, preziosissime, come queste, si evince la qualità più grande necessaria ed assolutamente sufficiente per lo sviluppo di una società degna di essere chiamata tale: la crescita dell'individuo, il culto di ogni singola, infinitesima e mitica personalità.
Ogni uomo deve essere fatto sentire e vivere come inestimabile, irrinunciabile. Ciascuno dovrebbe non vedere mai gettato nel vuoto il suo sogno più grande, la sua fervida speranza.
Stando alle tristezze degli ultimi tempi, il condizionale è purtroppo d'obbligo.
lunedì 21 giugno 2010
LEGA NORD ED ITALIA: PIU' INCOERENTI DI COSI' NON SI PUO'...
Descrivere il rapporto fra la Lega Nord e l'Italia intera è un qualcosa di surreale, quasi fantascientifico.
In primo luogo perchè gli stessi esponenti di spicco del verdano non credono nell'Unità d'Italia, invocando rivolte, violente prima e pacifiche poi, per liberare quella Padania che tanto va soffrendo e trainando il Sud Italia.
Al popolo padano fino a qualche anno fa veniva paventata la necessità di imbracciare fucili e forconi per marciare su Roma ladrona. Al popolo padano venivano chieste troppe, incoerenti ed incostanti, cose.
In secondo luogo perchè fanno dichiarazioni allucinanti per qualsiasi forma di umano buonsenso.
Si arrivi, da ultimo, alle affermazioni di Umberto Bossi in quel di Pontida. Intento a celebrare il ventennale anniversario padano, dinnanzi ad una folta schiera di spettatori ha invocato una rivolta pacifica per liberare questa benedetta Padania, affermando inoltre di essere contento per suo figlio che ha, finalmente, trovato la sua vera strada.
In poche parole chi non riesce nella scuola può sempre provare la via maestra della politica, tanto per salvare vita e portafoglio. Che poi l'istruzione possa servire anche per migliorare il modo di fare politica, questo è un altro discorso che con certe menti è più giusto non fare.
La Lega Nord è, per il resto, un "partito" davvero strano, complesso.
Dalla morfologia indefinita, risulterà per molto tempo ancora funzionale solo all'approvazione delle leggi ad-personam utili per Silvio Berlusconi. Predica e chiede ovunque, a gran voce, l'avvento di questo federalismo.
Con la manovra fiscale, infatti, slitterà ancora più lontana la messa in opera di questa così imponente rivoluzione. Leghisti che sono, di tutto punto, ministri nel Governo ITALIANO.
Ministri che, al ritrovo celebrativo di Pontida, hanno consentito l'esposizione di cartelli inneggianti all'Unità d'Italia ed al Risorgimento come "radici della vergogna" per l'orgoglio padano.
Giustamente Silvio Berlusconi non può nè sgridarli nè redarguirli pubblicamente. Appeso più che mai ai loro voti, è costretto a divincolarsi come meglio può per mantenersi attaccato alla poltrona.
Da quest'ultimo ritrovo è emerso il bivio al quale la Lega è giunta: o federalismo oppure secessione.
Quale tragico futuro ci attende?
Predicano il decentramento amministrativo e fiscale quando poi approvano una manovra fiscale che sottrarrà risorse ingenti agli Enti Locali e Regionali. Certi piccoli Comuni arriveranno fino a perdere il 60% dei loro introiti.
Approvano tutto, salvo poi ritrattare le proprie posizioni portando i sindaci leghisti a consegnare le fasce tricolori in segno di protesta per lo strangolamento al quale si sta andando incontro.
La Lega Nord è uno schieramento complesso, troppo eterogeneo appunto.
Fiduciosi in un futuro di maggior profilo e migliore coerenza, guardiamo al pragmatismo della "trota" Renzo Bossi.
Qualcosa mi dice che c'è poco per stare sicuri...
domenica 20 giugno 2010
AVEVA PROPRIO BISOGNO DI UNA VACANZA...
Con una strage ambientale mai vista dal pianeta Terra intero, c'è qualcuno che ha ben pensato di distrarsi un pò da così tanti e gravosi impegni.
Un grande potere comporta grandi responsabilità, diceva in un lontano tempo lo zio a Peter Parker divenuto già Uomo Ragno. Questa è una frase che ad oggi pochi davvero mettono in pratica con rigore ed accortezza.
Laddove una falla farà fuoriuscire per mesi quantità incredibili di combustibile fossile, uccidendo specie animali di ogni sorta, qualcuno pensa di rilassarsi un pò. Il gravoso compito è spettato all'amministratore delegato della multinazionale coinvolta nel disastro, la Bp.
Sto scrivendo di Tony Hayward, precisamente; preso da chissà quali stress ulteriori ha voluto andarsene, per un pò, lontano dall'emergenza. Poco importa se migliaia di persone e milioni di animali vedranno distrutto per sempre un ecosistema che fino a poco tempo fa era uno dei più belli del mondo.
Ironia della sorte, è andato in vacanza per fare una gara di yacht. Guardandosi dal rimanere in America, è ritornato nella più sicura Inghilterra per condurre una competizione assolutamente irrinunciabile.
Inutile scrivere il disagio ed il dissenso di tutti i coinvolti; basta poco a riassumere il pensiero comune emerso da servizi condotti dai mass-media americani dopo una notizia come questa:
" A noi, che per vivere abbiamo bisogno di uscire in mare , [...] da due mesi è vietato adoperare le nostre barche, e lui se ne va su uno yatch? Data la situazione, ci sentiamo offesi”.
Si sentono offesi, a buonissimo diritto. Qualcuno infatti scrive che la marea nera, molto probabilmente, potrà continuare a fuoriuscire fino al 2012.
Qualcuno ha, dinnanzi a notizie come queste, tutto il diritto e quasi tutto il dovere di indignarsi.
Il portavoce del gruppo petrolifero britannico, evidentemente preso da un mostruoso spirito di solidarietà, ha liquidato in fretta e furia la faccenda:
"[...]sta trascorrendo alcune ore di vacanza con la sua famiglia. Dal giorno dell’incidente, il 20 aprile scorso, non ha mai preso una giornata di riposo. Sono certo che chiunque possa capirlo.[...]"
Ne sono altrettanto certo io che chiunque non stia pagando sulla propria pelle errori altrui possa capirlo.
Capire un gesto come questo è, a tutti gli effetti, un mistero.
Se è vero che per meritare potere si deve dimostrare responsabilità, casi come questi insegnano che senza responsabilità deve immediatamente cessare anche il potere.
In ogni caso si è ribellata anche la Casa Bianca, mentre qualcuno per distrarsi pensava a gareggiare con il proprio yacht.
Nel curriculum di Tony Hayward si vedono attestati di ogni tipo: laurea, dottorato di ricerca conseguito presso l'Università di Edinburgo. Di fronte a cotanti titoli, eppure, è mancato qualcosa di meramente umano.
A parer mio un gesto come questo si commenta, purtroppo, da solo. Non ci vuole una gran mente per capire che assistere ad una gara in mare mentre un mare intero, anche per colpa sua, sta morendo è un qualcosa di non commentabile.
Non ci vuole una gran mente, o almeno credo.
Finchè lo yacht va lasciamolo andare e stiamo a guardare, vero signor Hayward?
MESSAGGIO AL MONDO DI AAUNG SAN SUU KYI
Nel giorno del suo 65esimo compleanno la leader dell'opposizione birmana Aaung San Suu Kyi ha rivolto alle pagine dell'Indipendent il suo messaggio, disperato ma concreto, di consapevolezza ed autocoscienza nei confronti del mondo intero.
Lo ricopio di seguito:
"Per favore, usate la vostra libertà per promuovere la nostra. E voglio aggiungere qualcosa di più.
Per favore portateci più libertà, in Birmania. Siamo affamati di libertà e stiamo aspettando che qualche istituzione o Paese la porti."
Per quanto possibile, certi messaggi dovrebbero arrivare al mondo non solo spegnendo le candeline.
venerdì 18 giugno 2010
A MUSO DURO - RICORDANDO PIERANGELO BERTOLI
E adesso che farò, non so che dire
e ho freddo come quando stavo solo
ho sempre scritto i versi con la penna
non ordini precisi di lavoro.
Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani
e quelli che rubavano un salario
i falsi che si fanno una carriera
con certe prestazioni fuori orario
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Ho speso quattro secoli di vita
e ho fatto mille viaggi nei deserti
perchè volevo dire ciò che penso
volevo andare avanti ad occhi aperti
adesso dovrei fare le canzoni
con i dosaggi esatti degli esperti
magari poi vestirmi come un fesso
per fare il deficiente nei concerti.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Non so se sono stato mai poeta
e non mi importa niente di saperlo
riempirò i bicchieri del mio vino
non so com'è però vi invito a berlo
e le masturbazioni celebrali
le lascio a chi è maturo al punto giusto
le mie canzoni voglio raccontarle
a chi sa masturbarsi per il gusto.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
E non so se avrò gli amici a farmi il coro
o se avrò soltanto volti sconosciuti
canterò le mie canzoni a tutti loro
e alla fine della strada
potrò dire che i miei giorni li ho vissuti.
giovedì 17 giugno 2010
VOCI DA L'AQUILA: AL DI LA' DEGLI SCHERMI TELEVISIVI...
A distanza di tempo la situazione abruzzese è tutto tranne che risolta. L'atmosfera surreale e "congelata" di quella città, esplicata anche dal recente film-documentario della Guzzanti, mostra giorno dopo giorno crepe imbarazzanti e deprimenti. Si è passati a descrivere quei momenti con diecimila parole, attraverso miriadi di articoli e reportage televisivi.
Finchè c'era il bisogno, c'erano i riflettori puntati. Legge inevitabilmente confermata, specialmente in un paese tremendamente malato come quello italiano.
Legge poi smentita, d'improvviso. Tutto all'insegna del così italiano motto "ciò che non appare, non esiste". Allo stesso modo, non appena la sete di sondaggi del nano è cessata, tutte le minuziose descrizioni sullo stato delle cose sono cessate.
Dalla città abruzzese, purtroppo, si ricordano abomini compiuti da giornalisti terribili. Basti pensare a quelle menti così brillanti che andavano a bussare in piena notte ai vetri di automobili con dentro terremotati dormienti, giusto per chiedere loro come andavano le cose.
Passata l'emergenza televisiva, nessuno oggi si chiede più con la stessa costanza come stiano andando le cose. Il Governo annuncia altre proroghe su affitti, tasse e stipendi, annunciando che la manovra devierà dalla strada abruzzese.
La città, mentre tutto ciò va avanti, è esattamente come allora. E' stata sostituita da tante "new town", dotate di ogni confort. Ci sono tante casette, così belle, però impossibili da personalizzare. Devi stare in una casa senza poterla sentire tua.
Dal film "Draquila" le voci erano purtroppo tante, e tutte troppo chiare. La priorità per gli ospitati era addirittura conservare il portachampagne donato dal Governo, decorato con i preziosi loghi del duopolio Repubblica Italiana- Protezione Civile.
Al di là di questi, anche inutili, riferimenti, come si sta a L'Aquila oggi?
Avrebbero potuto chiederlo a quei 20mila individui che, ieri, hanno marciato per ricordare che ci sono.
Esistono ancora, nonostante l'assenteismo televisivo. Resi incapaci di timbrare il cartellino mediatico, concentrato più che mai a dare al nano la possibilità di affermare che nello stivale siamo tutti intercettati od intercettabili.
Ce ne erano tanti ieri, ciascuno con storie pesanti e pensanti da raccontare.
C'era Raffaele, nato proprio nella notte del terremoto. C'era sua madre che ancora lo ringrazia per averle fatto passare quei momenti al sicuro nell'ospedale.
Se quel Raffaele non è un angelo, davvero pochissimo ci manca.
C'era il neo presidente Pdl della Provincia, Antonio Del Corvo. C'erano tantissimi sindaci, con tricolori pesanti come macigni.
C'erano tanti e tanti altri, ciascuno con problemi che i mass media sembrano non voler o non poter ascoltare.
"Ho un'azienda con i miei fratelli. Abbiamo 15 dipendenti. Dopo il terremoto, [...] abbiamo dovuto provvedere a tutto da soli. [...] Siamo andanti in banca ed abbiamo fatto ricorso alla nostra disponibilità per andare avanti, l'aiuto dello Stato è stato irrisorio."
E'questa la voce di Giampaolo Cotellessa, imprenditore che annuncia di poter tornare nuovamente a pagare le tasse, salvo dover sacrificare qualcuno dei suoi quindici dipendenti.
"Siamo un pensionato e una casalinga. Siamo stati costretti a mettere da parte il denaro in più che abbiamo avuto a disposizione ogni mese grazie alla sospensione delle tasse. [...] Con un figlio in cassa integrazione, un affitto da pagare ogni mese, l'autonoma sistemazione non siamo riusciti a spendere. [...] Ci avrebbe aiutato semplicemente una linea chiara sul futuro."
Sono queste le voci unite e riassunte di Lidia e Roberto Fusco.
Ci sono poi persone che hanno riaperto negozi in nuovi locali affittati, con una clientela però dispersa in tante altre zone di questa immensa "new-town".
"Il giro d'affari è diminuito: tutti i miei clienti abitavano in centro ed ora sono dislocati in nuovi quartieri."
E' la storia di Ugo Aleandri, proprietario di una ferramenta in piedi solamente per le proroghe nei pagamenti delle tasse. Mancano linee chiare sul futuro, accampando un pò qualche rassicurazione di volta in volta.
Si spendono 500 milioni di Euro per la Maddalena e poi si raschia il fondo del barile per l'Aquila e per tutti quegli altri terremotati che da troppo tempo l'Italia si trascina dietro.
Giuseppe Gasbarri paga ancora i fornitori per la merce che giace sepolta sotto le macerie del terremoto.
Aveva un negozio di articoli sportivi. Non lavora dal 6 aprile 2009; tornare a pagare le tasse è allo stato attuale delle cose una semplice follia.
Non è il solo, purtroppo. Mentre il Premier va sbarellando affermando l'intercettabilità di tutto il Paese rimangono oltre 16mila persone senza lavoro.
Qualcuno è stipato in alberghi, qualcun altro non vorrà neppure tornare in quella città distrutta e deserta. Comunque vada, l'attenzione dei media si è spenta.
Con essa, per fortuna, rimane accesa la speranza di Raffaele.
Ci si potrebbe scrivere il seguito de "L'uomo che verrà".
martedì 15 giugno 2010
SULL'ACUTEZZA DELL'INGEGNO UMANO: FRAMMENTO DAI MASSIMI SISTEMI GALILEIANI
Figlio di una cultura il più possibile contemporaneamente letteraria e tecnico-scientifica, sono da sempre rimasto più che affascinato dal compendio universale scritto da Galileo Galilei qualche secolo fa: "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo".
Scritto da un genio assoluto ed universalmente conosciuto, si presta ad essere teatro di ferventi discussioni, problematiche ed interpretazioni sui rapporti che intercorrono fra scienza, società, pregiudizi ed opinioni alternative alle correnti scientifiche allora conosciute.
Ci sono assaggi di meccanica, di moti celesti, di astronomia e di tutto quell'altro che, appunto, è etichettabile come "massimo sistema del mondo". Laddove c'è un massimo sistema, esiste di pari passo un'infinitesimale capacità dell'essere umano di poter provare a comprendere la complessità di quell'enorme amalgama di concetti e pulsioni universali.
Nel libro galileiano le voci delle possibili opinioni umane sono interpretate da tre differenti personaggi, ciascuno con le loro autonome e differenti caratteristiche di pensiero: Sagredo, Salviati e Simplicio.
Ciascuno ha la sua, inimitabile, parte.
Sagredo rappresenta infatti l'interessato, colui il quale si adopera con orecchio consapevole a certe tematiche pur rimanendone completamente esterno dal punto di vista "specifico".
La sua figura rispecchia, non a caso, la curiosità degli esseri umani e la finalità con cui Galileo volle rivestire la sua opera: attrarre intelligenze curiose a capire i massimi sistemi del mondo, anche se non esperte di quel mondo.
Sullo sfondo dibattono, su poli opposti di pensiero, l'aristotelico Simplicio ed il copernico-galileiano Salviati. Nel libro sono moltissime le occasioni di incontro e scontro fra i protagonisti, moderate ogni volta dal curioso Sagredo. Nel mare di contenuti, emerge un frammento bellissimo riguardante le possibilità e le caratteristiche della mente umana.
Sono parole che Galileo attribuisce, non a caso, a Sagredo. E' un intervento fatto a margine di un capitolo, a segnalare la dovuta presa di consapevolezza che ogni essere umano dovrebbe avere dinnanzi al baratro delle proprie, pressochè infinite, potenzialità. Lo riporto di seguito:
"[...] Io son molte volte andato meco medesimo considerando, [...], quanto sia grande l'acutezza dell'ingegno umano; e mentre io discorro per tante e tanto maravigliose invenzioni trovate dagli uomini, sia nelle arti come nelle lettere, e poi fo riflessione sopra il saper mio, tanto lontano dal potersi promettere non solo di ritrovarne alcuna di nuovo, ma anco di apprendere delle già ritrovate, confuso dallo stupore ed afflitto dalla disperazione, mi reputo poco meno che infelice. Se io guardo alcuna statua delle eccellenti, dico a me medesimo: sabato 12 giugno 2010
BERLUSCONI E MUSSOLINI, NON SIETE POI COSI' LONTANI...
Qualche anno fa qualcuno pronunciava queste parole: "La stampa più libera del mondo intero è la stampa italiana. Il giornalismo italiano è libero perchè serve soltanto una causa ed un regime; è libero perchè, nell'ambito delle leggi del regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione."
Quel qualcuno che pronunciò queste parole fu Benito Mussolini. Oggi, dopo tanto cercare, possiamo dire con certezza di aver trovato il suo erede nella figura del Premier Silvio Berlusconi. Democraticamente eletto dal popolo, si è da sempre caratterizzato per la sua straordinaria capacità di smontare ed attaccare a destra e manca ogni pilastro di quella stessa democrazia.
Colpisce la separazione dei poteri, attacca la magistratura, vede comunisti dovunque. E' un Premier tuttofare: un presidente operaio, ferroviere, imprenditore, artigiano, industriale, allenatore, monopolizzatore.
E' re del conflitto d'interessi, fino al punto in cui ormai è diventato normale parlare di certe cose.
Spara contro tutto e tutti, inondando qualsiasi mass media con le sue prepotenti armi di distrazione di massa. E' incapace di vergogna, oppure è talmente abile e perspicace da confondere la vergogna con la sete di consenso e ricerca di sondaggi. Ieri ne ha sparate altre, accusando la Carta Costituzionale di rallentare l'attività governativa.
La definisce figlia di compromessi cattocomunisti, la definisce datata. Governare il Paese è un inferno, una missione impossibile. E' una missione impossibile guardando alla Costituzione, è una missione impossibile per un vecchietto che si crede onnipotente.
Siamo arrivati al punto che le testate estere ci offrono solidarietà per divulgare i nostri articoli, compromessi dalla prossima legge-bavaglio. Siamo arrivati al punto che c'è un'Italia che, prossima ad una manovra "lacrime, sangue e sacrifici", vede come suoi massimi problemi le intercettazioni da bloccare per i potenti e per le varie cricche di potentati.
Nel mentre, per distrarre dalle infami verità, Silvio Berlusconi procede sparando a zero su tutto e tutti. L'Associazione Nazionale Partigiani Italiani è indignata per le oscenità pronunciate ieri, dando mandato di trasmettere al Paese la propria pietosa consapevolezza delle cose a comunicati stampa.
Nel mentre, il Paese sta sempre peggio. Sta sempre peggio anche Silvio Berlusconi, a quanto sembra.
Ha un volto contrito, raggrinzito e resistente ad ogni possibile plastica facciale. Qualche capello in più viene tradito da una voce sensuale, da un doppiopetto irresistibile e da un'altezza invidiabile ai più.
Il nostro Paese è comodo, ed altrettanto accomodante per accogliere dittature morbide. Siamo in una condizione surreale; definirci Democrazia fra poco sarà, tristemente, un lusso.
Il Parlamento, se così può essere ancora chiamato, approva tutto a colpi di fiducia impedendo dibattiti e dialettiche democratiche. Siamo al punto in cui la manovra che interesserà tutti noi viene mediaticamente nascosta per spostare la gravità del dibattito su altre baggianate galattiche.
Sullo sfondo questo schizofrenico nanetto, capace di attaccare a destra e manca qualsiasi persona o cosa che non condivida le sue idee ed i suoi pensieri.
In periodo di crisi tutto cala: l'occupazione, i redditi dei lavoratori, la produzione, i discorsi seri di Silvio Berlusconi. Ciò che non è mai calato, però, è il suo introito annuale.
Si è innalzato in questo infausto periodo di oltre 8milioni di Euro, passando ad oltre 23milioni per anno.
Si ha ancora il coraggio di succhiare fondi pro-manovra 2010 dal basso, dai più indigenti.
Vergogna.
LEGGE-BAVAGLIO: QUANDO L'INDIGNAZIONE SUPERA QUALSIASI FRONTIERA
Non sapendo più da che parte guardarsi le spalle, qualcuno ha deciso fosse meglio fare piazza pulita di tutto ciò che è voce, libertà e sano controllo in un altrettanto sano Stato di diritto.
Non ci saranno più le condizioni al contorno per un regime fascista, non ci saranno più le condizioni per bardare lo psiconano di nero e mandarlo in giro a fare paragoni con un duce a caso; non ci saranno più molte cose simili ad allora, però l'autoritarismo è di tutto punto simile a quello di una volta.
Mettendo di fatto un bavaglio alle indagini, alle cronache giornalistiche ed alle intercettazioni si impedirà di fatto il reale fluire spontaneo delle correnti di "giusta giustizia" che potrebbero ancora animare il Paese.
La cosa più allucinante è che perfino una legge come questa viene dalla destra demagogicamente e populisticamente giustificata. Alcuni autorevoli esponenti sostengono che il ddl è stato necessario per far stare più tranquilli e sicuri gli italiani, altri ancora hanno invocato un necessario riservo sulla salvaguardia della privacy.
Poco importa se, su numeri concreti, risulta intercettato al 2009 un misero 0,2% della popolazione. Stando a ciò, le ipotesi sono due:
1. Il Governo amministra il Paese e ne percepisce i bisogni limitatamente a quello 0,2%;
2. Il restante 99,8% non conta assolutamente niente per lo sviluppo del Paese.
La più probabile pare, a fatti, la prima. Se fosse verò ciò, quello 0,2% potrebbe rappresentare proprio quella cricca di persone che potrebbero beneficiare di questa legge liberticida.
In cifre, gli intercettati sono risultati essere poco meno di 80mila cittadini su oltre 60milioni. Più che una cosa che faccia paura a molti, pare che le intercettazioni e la loro divulgazione siano cose che facciano molta paura al Premier.
In epoca di pieno berlusconismo si potrà stare comunque sicuri: nessuno verrà mai a spiegarci a voce chiara questa verità. Potranno poi parlare, potranno poi straparlare su una sicurezza che c'è nella legge bavaglio quando poi, in realtà, sulle questioni di reale bisogno di sicurezza tutto piange.
Che ne è, tanto per fare un misero esempio, del tanto conclamato piano carceri? L'impianto sta esplodendo, con un record di suicidi mai così nero e rivelatore.
Nonostante gli 841 posti persi ogni giorno mediamente, il problema principale del Governo è questo ormai mitico bavaglio. Non è un caso se tale legge è, da qualsiasi punto di vista, assurda.
Testate giornalistiche estere si sono offerte di pubblicare i nostri scottanti problemi, in un atto di solidarietà ormai ordinaria. Sky ha minacciato di ricorrere addirittura al Tribunale per i diritti dell'uomo, mentre autorevoli studiosi contano segnali di incostituzionalità ovunque in questo pietoso decreto legge.
Imporre un freno al giornalismo ed alla libertà di pubblicazione cosa produce in prima istanza?
Produce in primissimo luogo ciò che Silvio Berlusconi va, da sempre, cercando: aumento dei consensi per governare e, quindi, scappare alle sue responsabilità penalmente punibili.
Non sapendo più da che parte pararsi, però, pare avere al momento sottovalutato la corrente in piena del web. Internet, diversamente dalle televisioni, pullulerà sempre di voci od informazioni che allo stato attuale delle cose è difficilissimo contrastare.
Il problema ancora più dirimente è, però, che purtroppo oltre l'80% dell'Italia si informa dalle televisioni.
Finchè in televisione si parlerà di come guardare i mondiali o di quali mutande antiscippo scegliere per la propria personale sicurezza, ci sarà ben poca speranza.
Governare o silenziare l'opinione pubblica: sono questi, in parole poverissime, le linee guida di questo vergognoso punto della storia italiana.
La mancanza assoluta di etica politica in un ddl come questo è, sotto ogni aspetto, tristemente scontata.
Cosa comporta, in ultima istanza, porre freni al giornalismo ed al libero fluire delle notizie?
Ce lo ricorda Joseph Pulitzer: "Un'opinione pubblica ben informata è la nostra corte suprema. Perchè ad essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l'indifferenza popolare o gli errori del governo; una stampa onesta è lo strumento efficace di un simile appello."
Uno come Pulitzer è, per fortuna, difficilmente smentibile sul terreno del giornalismo e delle implicazioni stato-opinione pubblica.
Senza opinione pubblica, stando alla sua premessa, in uno Stato finirebbero con il trionfare le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l'indifferenza popolare e, non da ultimo, gli errori del Governo.
La stampa fatta passare per disonesta è lo strumento più efficace per ridurre ogni italiano a persona inconsapevole ed irresponsabile nei confronti dei suoi stessi governanti.
Dopotutto, però, ormai si sa: l'obiettivo del nano è quello di cercare consenso per farlo rimanere, non troppo democraticamente, fuori dalle sbarre.
Tutto il resto è ordinaria noia italiana.
mercoledì 9 giugno 2010
lunedì 7 giugno 2010
COSE CHE HO IMPARATO TROPPO TARDI...MADE FROM PEANUTS
La mia vita se ne va troppo in fretta...L'unica mia speranza è che si facciano gli straordinari.
Quando ci si deve alzare alle 7 in punto, le 6 e 59 sono il momento peggiore del giorno!
Il collo odia l'esercizio fisico. Se i colli fossero piedi, non faremmo un passo.
Le estati volano sempre...gli inverni camminano!
Se sei depresso, è d'aiuto appoggiare la testa al braccio e fissare il vuoto. Se sei insolitamente depresso, forse dovrai cambiare di braccio.
Se tieni le mani all'ingiù, otterrai il contrario di quello per cui stai pregando.
Se nessuno risponde al telefono, fa il numero più forte.
Mai starsene svegli la notte a rivolgersi domande a cui non si sa rispondere...
La vita è più facile se si teme soltanto un giorno alla volta.
Avrei vinto se non fossi incappato in un pessimo finale!
La vita è piena di scelte, ma a te non ne viene data alcuna!
domenica 6 giugno 2010
ITALIA E GUERRA: IN TEMPO DI CRISI NON SI CALANO I COSTI...
La tendenza a risparmiare nei periodi di crisi economica è assolutamente doverosa; lo è altrettanto salvaguardare i principi fondativi di una società che, teoricamente, dovrebbe avere il dovere di dirimere all'individuo le proprie piene facoltà di uomo libero.
A livello ideologico, lo stesso Albert Einstein ci ricorda quanto sia compromessa una società che ha come cardine essenziale di pensiero la "militarità". Leggendo un frammento tratto dal libro "The Militar Mentality" (1947), possiamo trovare quanto segue:
"[...]E' caratteristico della mentalità militare il ritenere essenziali i fattori non umani (bombe atomiche, basi strategiche, armi di ogni genere, possesso delle materie prime, ecc...), mentre l'essere umano, i suoi desideri e i suoi pensieri, in parole povere i fattori psicologici, vengono ritenuti secondari e trascurabili...L'individuo viene degradato a "materiale umano". [...]"
E' proprio, quindi, tipico di una società sorda il bisogno di incuneare logiche guerrafondaie anche in momenti dove non ce ne sarebbe assolutamente necessità.
In un momento di congiuntura economica devastante dovrebbe sorgere, altrettanto spontaneamente, la necessità di stringere i cordoni nei confronti di tutto ciò che già in condizioni normali dovrebbe essere superfluo.
Come stiamo in questa Italia? Pietosamente, come sotto moltissimi altri punti di vista d'altronde.
Nella manovra che avrà il compito di assestare il bilancio si taglierà dovunque, specialmente nel campo culturale; tutto ciò va ad avvallare l'impietosa degradazione dell'individuo a materiale umano con pulsioni dell'anima inutili, secondarie o trascurabili.
Laddove paesi europei come la Germania stiano sforbiciando specialmente in campo bellico, l'Italia continua ad acquistare e produrre in maniera quasi allarmante per il nostro disastrato bilancio statale.
Il deficit pubblico prossimo a sforare il tetto del 120% è incrementato da spese folli, allucinanti per i tempi che stiamo attraversando.
Facendo una specie di "elenco della spesa", riporto di seguito le principali voci di previsione nel bilancio di questo guerrafondaio paese:
a) 15 miliardi di Euro di spesa programmata per l'acquisto di 131 caccia F-35;
b) 915 milioni di Euro di costo programmato per l'acquisti di due sommergibili di nuova generazione;
c) 1,3 miliardi di Euro di costo per l'acquisto di 8 aerei a pilotaggio remoto per acquisire dati dall'alto;
d) 12 miliardi di Euro per dotare di nuovi sistemi digitali le forze militari;
e) 120 milioni di Euro per comprare sistemi anti-carro di nuova generazione.
In totale si parla di oltre 30 miliardi di Euro: più di una manovra aggiusta-crisi, per l'appunto.
Nonostante ciò, però, si taglia nella cultura.
Si chiuderanno teatri, verrà impedito alle compagnie di programmare in anticipo le proprie stagioni. Chi fa cultura viene silenziato, mentre le spese di guerra vengono alacremente incentivate.
E' anche questo uno dei molti aspetti, contraddittori, di questo paese orrendamente malato.
Ma i molti stiano tranquilli, l'Inter ha quasi trovato l'allenatore nuovo e la nazionale ha pareggiato scaramanticamente con la Svizzera come negli anni 1982 e 2006.
Niente paura.
sabato 5 giugno 2010
A LEZIONE DI SCIENZA DALL'ESPERIENZA NEL MONDO...
Mi sono sempre chiesto veramente quanta attinenza avessero con la realtà le formule e le nozioni che vengono assimilate in materie quali fisica, matematica o geometria.
Mi sono sempre chiesto se potesse e come potesse esistere un piano completamente privo di attrito, mi sono sempre chiesto come potesse essere possibile trattare matematicamente numeri con un segno meno davanti. Mi sono chiesto se e quale segreto rimanesse dietro al valore della costante di Nepero, mi sono chiesto se è sempre vero che la sola cosa che ci lega al suolo è la costante di gravitazione g=9,81 m/s^2.
Mi sono chiesto cosa volesse dire fare scienza, come si facesse a semplificare così tanto il caos che regna sovrano attorno a noi. Se formule e fenomeni rappresentati sui libri corrispondono a realtà, il mondo esterno deve essere molto più semplice di quanto realmente appaia.
Il complesso ingegno umano ha, nel corso degli anni, semplificato moltissimo le difficoltà che si incontravano nella "decifrazione" dell'universo. Si è inventato il concetto di zero per raffigurarsi il nulla, si è inventato che ciascun numero è indivisibile per quello stesso zero da lui postulato.
E' insita nella natura umana la tendenza a semplificare, ad approssimare la complessità del mondo circostante. L'uomo è riuscito a fare passi in avanti immensi grazie a questa sua ossessione nel semplificare tutto il possibile.
Ha capito che la precisione alle volte è figlia non di un'esattezza irraggiungibile ma di errori trascurabili, ha capito che più si guarda in profondità nella materia più la curiosità umana viene inghiottita in una spirale senza via d'uscita.
In tutto ciò e per tutto ciò, l'uomo è da sempre stato immenso. Cosa unisce, però, la scienza all'interpretazione della realtà? Ce lo ricordano Albert Einstein e Leopold Infeld, nella chiusura del loro libro "L'evoluzione della fisica":
"Quali sono le conclusioni generali che possono trarsi dallo sviluppo della fisica[...]? La scienza non è una raccolta di leggi, un catalogo di fatti senza nesso. E' una creazione dell'intelletto umano, con le sue libere invenzioni di idee e di concetti. Le teorie fisiche tentano di costruire una rappresentazione della realtà e di determinarne i legami con il vasto mondo delle impressioni sensibili. [...]
Abbiamo assistito alla creazione di nuove realtà, per virtù dei progressi della fisica. Ma la catena di tali creazioni prende inizio molto prima del sorgere della fisica. Uno dei concetti primordiali è quello di oggetto. I concetti di albero, cavallo, oggetto in genere, sono creazioni ricavate dall'esperienza, [...]
La sensazione psicologica e soggettiva del tempo ci mette in grado di ordinare le nostre impressioni e di affermare che un evento ne precede un altro. Ma il collegare ogni istante di tempo ad un numero, usando un orologio, il considerare il tempo come un continuo è già un'invenzione. [...] Con l'aiuto delle teorie fisiche cerchiamo di aprirci un varco attraverso il groviglio dei fatti osservati, di ordinare e d'intendere il mondo delle nostre impressioni sensibili. Aneliamo a che i fatti osservati discendano logicamente dalla nostra concezione della realtà. Senza convinzione che con le nostre costruzioni teoriche è possibile raggiungere la realtà, senza convinzione nell'intima armonia del nostro mondo, non potrebbe esserci scienza.
Questa convinzione è, e sempre sarà, il motivo essenziale della ricerca scientifica. [...]"
Fare scienza, dunque, equivale a ricercare armonia e musicalità nel caos che ci circonda.
Forse sta già tutto là fuori e non in miliardi di possibili formule?
Ai posteri l'ardua sentenza.
venerdì 4 giugno 2010
BUCO IN GUATEMALA, COSA E' SUCCESSO?
Ne hanno parlato moltissimi, alcuni con toni anche apocalittici. Facendo qualche breve ricerca su internet si notano epiteti allucinanti, dalla "porta dell'inferno" ad altri inerenti ad un, ennesimo, annuncio di pre 2012. Svicolando dalle solite tesi complottistiche ed apocalittiche, rinnovo l'invito a pensare a quell'apocalisse che l'essere umano va regalando al mondo da molto tempo a questa parte.
Ci sono luoghi della Terra in cui quel 2012 che ci fa tanto paura è arrivato da un pezzo, per grandissima parte a causa nostra. Il pensiero va alle lande del continente africano che è tanto bello considerare così sperdute e così lontane da noi, il pensiero va a tutti quegli stati che hanno un debito classificato come paesi del "Terzo Mondo" che la Banca Mondiale riesce ad azzerare solo in occasione di un terremoto che fa oltre 200mila vittime.
Il pensiero va molto lontano, in dimensioni umane che sfuggono a moltissimi.
Superando questi, anche ovvi, discorsi, che è successo in quel del Guatemala?
Quella fetta di terra inghiottita nei meandri del pianeta per quali motivi è crollata? Molti hanno, purtroppo, addotto le solite cause mistiche o preventivate dai famosissimi Maya.
In realtà, in maniera molto più semplice, quel fenomeno avvenuto è perfettamente normale ed altrettanto, forse, perfettamente spiegabile.
E' stato classificato come "sinkhole". Che cosa è, innanzitutto, un sinkhole?
Leggendo dal sito dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) si evincono preziose informazioni relativamente alla natura di questi "buchi".
Nel gergo più comune sono appunto indicati come fenomeni di sprofondamento; tutt'al più oggi l'accezione sinkhole è ritenuta troppo generica o confusa per poter circoscrivere fenomeni in realtà più complessi di quanto possano sembrare.
Tale termine venne introdotto per la prima volta attorno al 1968 da Fairbridge, stando ad indicare una forma di depressione sub-circolare dovuta al crollo di cavità carsiche sotterranee.
Stando a tale denominazione, dunque, la natura del sinkhole è legata strettamente alla natura del suolo nel quale tale fenomeno può manifestarsi.
Nel tempo a tale termine sono state accostate terminologie più specifiche, volte a chiarirne maggiormente la genesi. Sono nati, così, termini come: solution sinkhole, collapse sinkhole e subsidence sinkhole.
Sono fenomeni assolutamente improvvisi, e di conseguenza alle volte imprevedibili come avviene per i terremoti. Ci può anche essere, alle volte, una formazione graduale dovuta al progressivo cedimento delle pareti carsiche circostanti.
Prima di procedere, però, è necessario specificare una caratteristica su tutte tipica dei territori cosiddetti "carsici". Tali terreni sono affetti da una solubilità maggiore delle loro rocce se sottoposte ad acque naturali.
Per farla breve, ciò che è "carsico" ha maggiore possibilità di sciogliersi in acqua.
Da ciò, facilmente si spiega come le rocce carsiche abbiano maggior possibilità delle altre di "sciogliersi".
Come mai un fenomeno così proprio in Guatemala? Nei nostri mezzi di informazione, purtroppo, quasi nessuno ne ha parlato fino alla possibilità di innescare terrorismo con l'avvento di questo fantascientifico buco.
La "porta dell'inferno" può suscitare ansia, preoccupazione o stimolare apocalittici pensieri. Nessuno ha quasi mai detto che in questi giorni il Guatemala è uno stato in emergenza. Nel giro di questo inizio 2010, dopo due terremoti piuttosto forti che hanno fatto moltissime vittime, è arrivata l'eruzione del Pacaya con altri 115 morti ed infine, come se non bastasse, l'avvento della tempesta Agatha.
Le precipitazioni sono state molto intense ed il terreno già "in evoluzione" si è tutto in un colpo destabilizzato. Sapendo poi che le precipitazioni aumentano la probabilità di formazione di "sinkhole", da qui si evincono le cause di questo "buco del mistero" guatemalteco.
Fin troppo naturali, per l'appunto. Tutto ciò a testimonianza del fatto che la Terra è un pianeta profondamente vivo ed, al tempo stesso, irritabile.
Che il 2012 abbia o no ragion d'essere, poi, lo scopriremo solo vivendo.
Personalmente ho in merito più di qualche dubbio.
giovedì 3 giugno 2010
FRA UOMO, PROBABILITA' ED EMERGENZA: MEGLIO NON AFFIDARSI SEMPRE ALLA MATEMATICA...
In questi istanti petrolio continua a fuoriuscire; nella migliore delle ipotesi, pare, continuerà fino a dicembre inoltrato. Allo stato attuale una quantità inimmaginabile di idrocarburi sta fuoriuscendo dalla tristemente famosa falla, minando un ecosistema che senza l'aberrante errore umano avrebbe saputo sopravvivere ugualmente.
Prima di quella data di aprile un incidente come questo si poteva evitare? E' questa la domanda, fondamentale, che ci si pone in questi casi. Da uomo interessato alla salvaguardia ambientale dico fermamente si, ma da giovane laureando in ingegneria ho più di un dubbio in merito.
Costruendo con tecniche sempre più all'avanguardia, aumenta inevitabilmente anche il rischio di errore e di annullabilità delle opere umane dinnanzi a certi gesti spontanei della natura: per riferimento si pensi al vulcano islandese ed alla paralisi totale degli aeroporti in tutta quella parte di mondo tecnologicamente "avanzata".
Allo stesso modo costruendo non si può nè si potrà, purtroppo, avere mai la certezza di costruire qualcosa di affidabile in eterno. Tutte le teorie ingegneristiche di funzionamento e vita delle macchine si basano, per fortuna o purtroppo, su probabilità.
Numeri su numeri ci dicono ad esempio che, per qualsiasi pezzo meccanico, la rottura non avverrà prima di 2milioni di cicli d'esercizio in un 90% circa dei casi. Nel restante 10%, purtroppo, ci sarà rottura o conseguenze ben peggiori.
Fare ingegneria e scienza significa, volente o nolente, mettere a disposizione dell'uomo la traduzione in realtà di ipotesi scientifiche. Le ipotesi scientifiche, però, possono sbagliare o venire mancate da qualche "piccolo" sussulto di natura.
Come si possono fare, quindi, scienza ed ingegneria in maniera completamente esente da rischi?
La risposta è molto, forse troppo, semplice. Un 100% di sicurezza in ciò che è artificiale non ci sarà mai.
La percentuale di ragionevole sicurezza cala, ovviamente, in maniera proporzionale agli aberranti errori umani. La falla dalla quale sta fuoriuscendo petrolio ne è, tristemente, l'ennesima conferma.
Da quanto emerge dagli ultimi dossier non erano stati superati parecchi esami per mettere in piena sicurezza il posto.
Qualcosa che non andava c'era e già qualcuno, ai vertici della Bp, sapeva. Qualcuno sapeva di un rischio che ha voluto correre e che, nell'ultimo, è divenuto tragica fatalità. Il direttore generale Tony Hayward lo conferma a mezzi toni in un'intervista al Financial Times:
"[...] Le critiche alla mancanza di preparazione per evitare una simile fuga di petrolio in acque profonde erano pienamente fondate. [...] Eravamo impreparati a un'incidente come la marea nera, che aveva una probabilita' su un milione di verificarsi."
C'era una possibilità, bassissima, ma c'era.
C'era come in ogni possibile scienza od opera ingegneristica. C'erano, assieme a questa probabilità, anche la sete di guadagno e la freddezza di certi uomini nei confronti di una Terra che sta sempre peggio, soprattutto per colpa nostra.
Fino a quando le soluzioni dell'equazione uomo-mondo saranno dettate da soldo, freddezza e matematica non ci sarà mai speranza di miglioramento. E' anche grazie a questo modus vivendi che ci stiamo, lentamente, scavando la fossa.
Se mai ci sarà un'apocalisse che qualcuno paventa da troppi anni, l'uomo potrà fregiarsi del titolo di becchino di sè stesso. La Terra è un ecosistema unico, inestimabile e troppo prezioso per poter essere sottomesso alla logica esclusiva dell'oro nero che ha creato quei pessimi risultati che oggi sono sotto tutti i nostri occhi.
La Terra ci concede ospitalità, riposo e sopravvivenza senza chiedere nulla in cambio.
Nel mentre, grazie a noi, trivellazioni sempre più profonde e sempre meno autorizzate si vanno compiendo alimentando quella malsana tendenza a distruggere qualsiasi forma di vita all'infuori della nostra.
Poco ci importa di fronte alla potenza prepotente dell'oro nero.
Se mai si potrà parlare di oro verde, animale o vegetale, vorrà dire che l'uomo avrà compiuto passi da gigante in avanti.
Ad oggi troppi animali stanno soffrendo, distrutti o attaccabili da questo combustibile fossile che serve solo a mettere in moto gli ultimi residui di un'economia divenuta, ormai, completamente marcia.
Gli effetti li subiremo, in un periodo non troppo lontano, anche noi.
Nell'ecosistema mondiale tutto è un cerchio, tutto è in uno strano equilibrio dove qualcuno disse che anche lo sbatter d'ali di una farfalla era capace di creare qualcosa di grande. Sperando che presto l'uomo possa arrivare a capirlo, possessore solamente di una scienza del tutto imperfetta ma essenziale.
Meglio tardi che mai, si potrebbe dire.
Ma chissà...
mercoledì 2 giugno 2010
CARA ITALIA, NON SEI FORSE UN PAESE PER GIOVANI NE' FORSE PER ONESTI?
In periodo di crisi economica mordente ed opprimente l'Italia non ha saputo guardare al futuro. Contrariamente ai proclami, parlano purtroppo i fatti.
In un giorno di festa come questo le atmosfere risuonano, purtroppo, di tinte funeree. Mentre si avvia a divenire realtà la tragicomica manovra correttiva fatta di ennesime derive populiste, si rivedrà il bilancio per ovviare a quei 24 miliardi di Euro ormai divenuti celeberrimi.
Il tasso italiano di disoccupazione è ritornato al 9%, ai livelli di quasi dieci anni fa.
In mezzo ai giovani, abbiamo nella fascia under 25 un 30% di disoccupati che non fanno, purtroppo, notizia. In un solo anno sono andati completamente bruciati 307mila posti di lavoro, al ritmo di circa 841 al giorno.
Mentre il paese va allo sfascio, perchè di questo problema si tratta, chi governa pensa ad affrettare i tempi per bloccare le intercettazioni e limitarne fortissimamente la pubblicazione e diffusione.
Il problema principale pare, un'altra volta, incrementare i poteri della vera o presunta "casta".
Sullo sfondo, tristemente, l'italiano che scende in piazza solo per il trionfo in Champions League o che protesta per il rigore non dato nel moviolone del lunedì sera.
La fortuna però è che, per fortuna, non tutta l'Italia è affetta da inibizione. Le fibre migliori, per fortuna, continuano a rimanere parzialmente attive.
Prima delle elezioni regionali, a rigor di fulgida propaganda elettorale, qualche Presidente del Consiglio aveva parlato di riforme imminenti, di traguardi importanti da raggiungere con l'aiuto di un'opposizione forte, unita e concreta su tematiche utili per il Paese.
Passata la sbornia elettorale, la sola riforma più imminente diviene quella sulle intercettazioni e sul bavaglio alla stampa. Saranno forse questi i temi che interessano al popolo italiano?
Ho più di qualche dubbio in merito.
Sullo sfondo, non da ultimo, la suprema manovra correttiva. Il governo ha sbandierato con grande pragmatismo la necessità di fornire ai politici una decurtazione nei compensi che non fosse semplicemente un "aperitivo" (Tremonti dixit, nds).
Ad oggi i soli a venire "decurtati" saranno due ministri su 22 e 7 sottosegretari su una trentina di possibili nomi. Il risparmio totale da tale geniale trovata? 72mila Euro circa, su un totale di oltre 24 miliardi.
In percentuale, sperando di non far ridere alcuno, si parla di un colpo alla casta pari a circa lo 0,0003%.
Il restante 99,9997% verrà "manovrato", ovviamente, nel resto del paese.
Il motto italiano è tagliare e tagliare, dovunque si possa. Sforbiciare nella cultura, sforbiciare fra enti "inutili" come quelli teatrali.
Se così andrà, di questo passo la prossima stagione uno degli storici teatri di Bologna come il "Duse" sarà costretto a chiudere i battenti.
La scure che pioverà sugli invalidi porterà a tagli quantificabili in "soli" 460milioni di Euro.
La scure penalizzerà tutti coloro che saranno invalidi al di sotto dell'85%.
Nel mentre, purtroppo, il debito pubblico incalza e la disoccupazione lievita a livelli mai visti da un bel pò di tempo a questa parte. Quelli oggi giovani rimarranno precari a vita, quelli oggi vecchi vedranno un Paese morire sotto la scure di un governo che vede i bavagli come priorità anche mediatica.
Nel mentre, buona Resistenza a tutti.
martedì 1 giugno 2010
FRA EINSTEIN, BETANCOURT E PACE: UN MODO COME UN ALTRO PER EVITARE DI SENTIRSI FIGLI DELLA GUERRA
C'è, un pò ovunque nel mondo, questo serpentone inarrestabile di guerre, vittime innocenti e stragi poco importanti se non trasmesse ai telegiornali. C'è, un pò ovunque nel mondo, una tendenza ad evitare di accostare alla parola guerra le parole "mai più".
E' stata attaccata una nave di pacifisti; davvero poco rimane a disposizione della sete di futuro migliore per l'umanità. Questa è una di quelle vicende per le quali, purtroppo, le parole si possono solamente sprecare.
Qualcuno che cercava di forzare il blocco attorno alla Striscia di Gaza con un carico di merci ed aiuti umanitari è stato aggredito e ridotto al silenzio. Su quel bastimento molto probabilmente carico d'amore c'erano oltre 10000 tonnellate di materiale e 650 attivisti, disposti solamente ad essere utili al prossimo. Episodi come questi dovrebbero, davvero, far riflettere profondamente l'umanità intera.
Potrebbero far riflettere sul peso specifico della pace, sul suo significato e sulla reale importanza che oggi i fatti del mondo le consegnano. Secondo il Premier israeliano si è solo trattato di una difesa derivata da un attacco precedente.
Indignazione e sgomento in casi come questi si sprecano, per l'appunto. Alla lunga diventano quasi retorici, qualora poi ciascuno nel proprio piccolo non combatta fino all'impossibile per "seminare positivo".
Rincrescimento per le vite umane perdute e per la possibilità, ennesimamente perduta, di dialogo fra parti ad oggi lontane secoli luce.
In momenti come questi la confusione regna in una mente che, logicamente, non trova una ragione a gesti così, profondamente, inconsulti.
Sulla pace molti ne hanno detto, scritto o pensato. Se non c'è pace, c'è purtroppo quasi sempre guerra.
Da qualsiasi punto di vista si guardi il mondo, dinnanzi a temi come questi non deve mai esserci indifferenza.
Ciascuna guerra comporta, inevitabilmente, un decadimento verticale di principi positivi. Idee che dovrebbero ispirare pace, pensieri profondamente inclini alla comprensione di chi subisce dal basso le decisioni dei potenti.
Chi è in alto deve avere il dovere di preoccuparsi di rispettare i principi e le voglie di pace di chi è alla base della piramide umana. Ne era convinto, in primo luogo, lo stesso Abert Einstein:
"La pace non può essere mantenuta con la forza, può essere solo raggiunta con la comprensione."
Un raggiungimento che passa per le fibre di una dimensione che, all'oggi, all'essere umano è completamente sconosciuta.
Einstein e la pace: un rapporto vissuto e combattuto che ha attraversato, nella vita dello scienziato, varie fasi. Partito come convinto pacifista, venne devastato dall'arrivo del terribile Hitler.
La lucidissima follia di quel genio del male portò in lui una convinzione alle volte necessaria di azione militare. Il suo primo pensiero era quello di dover salvaguardare la civiltà e la libertà individuali.
In qualche citazione a noi pervenuta lo scienziato si pronuncia, molto consapevolmente, a favore della pace.
"Il mio pacifismo è un sentimento istintivo, un sentimento che mi abita perchè l'omicidio è ripugnante. Non nasce da una teoria intellettualistica, ma da un profondo orrore per ogni forma di odio e crudeltà."
Si tratta di un frammento del luglio 1929, tratto da una lettera a Paul Hutchinson.
Nel suo pensiero, però, arrivò prestissimo la traccia lasciata nel mondo dal perfido genio tedesco. Negli anni posteriori al '40 si proclamò "paficista militante ma non assoluto", capace di resistere "con la violenza a chi tentasse di uccidermi o di portare via a me e ai miei i necessari mezzi di sussistenza."
Tutto ciò avveniva a cavallo fra il 1951 ed il 1953. Le ragioni del saper parlare di pace risiedono invece nella consapevolezza di ciò che sta dentro all'anima dell'essere umano.
E' questa l'opinione di Ingrid Betancourt:
"La pace, che sogniamo, sarà possibile il giorno in cui ci sarà un atteggiamento diverso nei cuori."
Ciò equivale ad affermare che, finchè le condizioni al contorno del mondo rimarranno queste, davvero poca speranza ci sarà per le nuove generazioni.
Ad oggi, purtroppo, non si vede traccia di atteggiamenti diversi a prevalere.
Intanto continuano richieste di chiarimenti e spiegazioni per il gesto di mancata consapevolezza avvenuto ieri in quel di Gaza. Mancano i perchè, mancano le spiegazioni reali anche se purtroppo abbondano quelle "ufficiali".
Poco importa che, ad oggi, oltre 300mila palestinesi vivano in condizioni di povertà con difficile accesso a beni per noi essenziali quali cibo, sapone od acqua potabile.
Poco importa se, in quella sventurata terra, un 41,8% di disoccupati la catapulta al primo posto nel mondo per mancanti d'impiego. Poco importano davvero molte cose, in questo mondo d'oggi.
Fino a quando qualcosa non cambierà, sarà la pace ad avere al suo seguito le parole "mai più."
domenica 30 maggio 2010
APPELLO PER DISOBBEDIRE? PERSONALMENTE, PRESENTE!
Lo disse anche Sandro Pertini, in un famosissimo appello ai giovani ancora oggi ascoltabile dalla rete.
L'obiettivo primario delle nuove generazioni doveva diventare quello di difendere i valori dai più anziani conquistati, di lottare con ogni spasmo per difendere le posizioni che la Resistenza aveva conquistato con sangue e morti.
L'obiettivo primario delle nuove generazioni doveva essere quello di avere consapevolezza del proprio ruolo nello Stato, di avere la certezza di poter mandare a casa tutti coloro che approfittavano della loro posizione pubblica per soddisfare loro sporchi interessi. Uno degli obiettivi primari, appunto.
Poi, tutto d'un tratto, succede che qualche politico sotto processo decide di sfruttare la propria posizione, "democraticamente" guadagnata, per far passare sotto silenzio certi suoi sporchi interessi.
Succede, tutto d'un tratto, che editori e giornali rischieranno multe, che il giornalismo diventerà una squallida parodia di sè stesso.
Capiterà di avere, giustappunto per dover riempire a forza pagine, articoli ed articoletti in fac-simile a Tg1 o Studio Aperto. Capiterà di avere multe su multe per la pubblicazione di notizie "compromettenti", mentre certi altri Berlusconi continueranno a fare i loro sporchi interessi. Nel mentre, probabilmente, Sandro Pertini potrebbe piangere.
Grazie al governo dell'obbedienza facile, l'Italia va rischiando mutismo e paralisi.
Solite paure cattocomuniste o persecutorie? Purtroppo no, ce lo confermano anche dall'estero.
"Avete un premier padrone che ha un controllo di mezzi di comunicazione che non ha eguali nel mondo" (Tana de Zululeta, Economist)
"Da voi è in atto un'offensiva molto forte contro la libertà d'informazione, per fortuna siete compatti."
(Eric Jozsef, Libèration)
Con questo ddl, se mai diverrà legge, la lotta alla criminalità subirebbe un colpo pazzesco ed enormemente debilitante. Si sentono, soprattutto dal basso, grida di indignazione paurose ma paurosamente motivate:
"Se i miei fossero vivi, morirebbero di crepacuore. Hanno sognato una Repubblica attenta a libertà, uguaglianza e fraternità" è il pensiero di Gino, pubblicato quest'oggi su l'Unità.
Grazie a questo attentato alla Democrazia, l'Italia rischia di diventare un Paese dominato da una classe politica protetta dall'impunità, con i media imbavagliati ed una magistratura impedita nel suo potere d'indagine. L'Italia si trasformerebbe nel Paese delle multiproprietà di Scajola, del pluripremiato e pluristimato direttore sportivo Moggi, del Premier integerrimo ed eticamente incorruttibile Berlusconi.
Una vergogna dietro l'altra, con la sola possibilità di disobbedire.
Aggiungete anche me all'elenco dei dispettosi.
Sarò sempre presente.
venerdì 28 maggio 2010
FRA BERLUSCONI ED UMORISMO: GLI OPPOSTI SI RESPINGONO
martedì 25 maggio 2010
SFONDO FILOSOFICO DI SCIENZA: FRAMMENTI DA "L'EVOLUZIONE DELLA FISICA" DI EINSTEN ED INFELD
La scienza, nel suo progredire, si incontra spesso con problemi che hanno a che fare con tolleranza, etica, etica sostenibile, progresso, futuro, amore per il prossimo e troppo altro.
Dare un quadro specifico della scienza "correttamente" impostata entro quadri di maggiore umanità è possibile, a parole, leggendo qualche prezioso frammento tratto da un libro scritto a quattro mani da Albert Einstein e Leopold Infeld.
Si riporta qualche frammento del seguito:
"I risultati della ricerca scientifica impongono spesso mutamenti nell'interpretazione filosofica di problemi che oltrepassano di molto il ristretto dominio della scienza stessa. Qual'è l'obiettivo della scienza? Che cosa si richiede da una teoria, il cui intento è la descrizione della natura? [...] E' sui risultati scientifici che debbono basarsi le generalizzazioni filosofiche. Ma queste, appena enunciate e largamente accettate, esercitano bene spesso la loro influenza sull'ulteriore sviluppo del pensiero scientifico imponendo la scelta di un determinato indirizzo fra tutti quelli che si potrebbero seguire."
Sulla base di questo, dunque, la filosofia dovrebbe imbastire il proprio percorso sulla base degli errori, o delle giuste scelte, "commesse" dalla scienza.
Il progresso scientifico, in quanto atto pratico di un pensiero umano, deve essere fonte di prioritaria attenzione rispetto alla speculazione filosofica.
La trattazione prosegue metodica nel seguente modo: "Tale indirizzo prevale finchè la ribellione vittoriosa contro le idee accette non conduca a nuovi ed inattesi sviluppi, che a lor volta divengono sorgenti di nuovi aspetti filosofici. [...] Ci proveremo, dunque, a tratteggiare le prime idee filosofiche sugli obiettivi della scienza. [...] Tutta la storia della scienza, dalla filosofia greca in poi, fino alla fisica moderna, ci palesa il costante intento di ridurre l'apparente complessità di fenomeni naturali a poche e semplici relazioni fondamentali. Questo è il principio basilare di ogni filosofia naturale."
Ogni filosofia naturale cerca, quindi, di codificare la complessità del mondo secondo canoni di comprensione consoni all'essere umano.
L'uomo sa capire solo ciò che è, rispetto all'immensa difficoltà del tutto, semplice. Allo stesso modo è una creatura che sa illudersi molto facilmente. Ne era convinto prima di tutti Democrito, oltre ventitre secoli fa: "Per convenzione il dolce è dolce; per convenzione l'amaro è amaro; per convenzione il caldo è caldo; per convenzione il colore è colore. Ma in realtà ci sono gli atomi ed il vuoto. E cioè, le cose che cadono sotto i sensi sono supposte essere reali ed è abitudine di tenerle per tali; ma in verità non lo sono. Soltanto gli atomi ed il vuoto sono reali."
Dinnanzi a ciò, ad Einstein ed Infeld si affianca la reale pragmaticità di Democrito. Senza colpo ferire il filosofo atomista afferma che la dimensione conoscibile dall'uomo è niente meno che illusoria.
La reale essenza spaziale è fatta di oggetti così estremamente minimi che l'essere umano non potrà mai concepirli appieno.
Nella dimensione umana, dunque, scienza e filosofia si intrecciano strettamente. Non potrebbe d'altronde essere diversamente, dal momento che l'una senza l'altra non può sopravvivere.
La scienza comporta pensiero, ed il pensiero è senza molti giri di parole filosofia.
La filosofia comporta, alla fine dei pensieri, traduzioni necessarie in atti pratici.
In altre parole, un mondo come un altro per giungere alla scienza.
E' (NEO)NATA UNA CELLULA
Prima o poi il progresso scientifico sarebbe arrivato anche ad inaugurare una prima, seppur primitiva, forma di vita artificiale. Con l'arrivo di quella infinitesimale cellula l'uomo può dirsi in piccola parte creatore di qualcosa?
Ciò che è successo è, forse per la prima volta in tutta l'esistenza umana, una cosa che non può essere identificata nè come invenzione nè come scoperta.
Sarebbe troppo riduttivo "etichettarla", così come sarebbe limitante fornire da profani notizie tecniche di rilievo. Ciò che ogni uomo può o dovrebbe fare è, in casi come questi, interrogarsi sulla sua reale dimensione esistenziale.
Trovandosi nel ruolo di creatura dotata di ragione e curiosità, qualsiasi palazzo costruito assieme all'utilizzo del suo pensiero scientifico deve avere grande rilevanza di discussione.
Nel nostro caso, una cellula piccolissima rappresenta per importanza mille mila palazzi.
Molti, però, si sono già mobilitati per "controllare" l'evolversi di questo traguardo. Il Presidente USA Barack Obama ha, giustamente, disposto un'indagine etica relativamente alla questione.
Laddove infatti il progresso scientifico reale giunga a scontrarsi con valori o limiti del pensiero umano, è opportuno fermarsi e riflettere sull'importanza delle potenzialità umane.
Una condizione eticamente corretta nella quale muoversi potrebbe dare luogo ad una condizione scientificamente compromessa e corrotta, o viceversa. Quanto più si pensa al progresso, tanto più ci si scontra con giudizi e pregiudizi complicatissimi da abbattere od amalgamare.
E' nata una cellula per mano nostra, è stata inaugurata una nuova vita.
Fino a che punto questo risultato può scontrarsi con la natura umana?
Il rapporto uomo-scienza è confermato in maniera magistrale da un concetto espresso da Albert Einstein:
"Ho imparato una cosa nella mia lunga vita, e cioè che rispetto alla realtà tutta la nostra scienza è primitiva ed infantile, eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."
Il nostro modo di indagare è piccolo, minimo, impercettibile. Tutto ciò che conta, per fortuna o purtroppo, è che quello stesso modo di conoscere e scoprire per noi sia un mondo ricolmo di potenzialità.
Potenzialità che allo stesso modo potrebbero venire risvegliate da una cellula nata per mano umana, potenzialità che grazie a mani sbagliate potrebbero diventare sventure per l'umanità intera.
Tutto è, anche qui, profonda questione di etica. Ciò che è eticamente sostenibile è anche ciò che è più tollerabile per l'uomo stesso.
Il Vaticano, divenuto ormai preda di una crisi di valori senza precedenti, ha certificato che tale scoperta è segno dell'intelligenza concessa all'uomo per mano divina.
La sola cosa che importa è, forse, difendere ancora una volta quell'impronta di superiorità che il divino deve avere nella vita umana. Ciò che conta è che, se un divino esiste, non ha bisogno certo delle parole di protettori clericali per manifestare la propria superiorità.
Il traguardo conseguito da Craig Venter potrà assumere mille mila possibili direzioni: la palla è tutta nelle mani dell'etica sostenibile umana.
giovedì 20 maggio 2010
FRA SIGNIFICATI, TECNOLOGIA ED ANIMA: QUANDO L'UOMO PUO' DISPERARSI
E' forse, da un pò di tempo, smessa la ricerca dei significati da parte dell'essere umano.
Muovendosi contrariamente alle sue inclinazioni istintive l'uomo non è più riuscito ad abbracciare quella sua, naturale, vocazione alla curiosità.
E' diventato sordo nell'ascoltare gli stimoli esterni, è diventato incapace di sforzarsi appieno nel cercare di comprendere l'inconcepibile. Ha svilito, nei fatti, la necessaria ricerca di "virtute e conoscenza" dell'Ulisse dantesco.
Nei suoi secoli quaggiù ha perso molto, forse troppo tempo dietro a cose futili ed inutili. Ha fatto diventare la scienza un passatempo, la tecnologia e la verità soprammobili in una stanza dove già naturalmente regna il caos. Ha costruito un sistema fatto di economia, un mondo costruito su una finanza che come castello di sabbia gli è franato addosso.
Si è ridotto ad inseguire un caos ancora più incasinato, per sua stessa colpa.
Fin da quando ero piccolo sono sempre stato abituato a cercare un significato od un perchè, per ogni singola cosa. Alle volte ho messo a dura prova la mia razionalità, la mia speranza di comprendere ciò che, qualche volta, va per quieto vivere ignorato.
Fra i banchi di scuola la cosa più facile è stata, da sempre, quella di imparare le cose a memoria perchè la fretta con cui dovevi assimilare i concetti ti impediva di poterli capire a fondo.
Allo stesso modo, in questi anni, credo che l'uomo abbia avuto troppa fretta.
Ha avuto troppa fretta e troppa presunzione nel poter controllare il mondo, nel poter trivellare a destra e manca alla ricerca del barile di petrolio in più per poter organizzare un GP di Formula Uno.
Ha avuto troppa fretta nel non ascoltare i segnali che la Terra ha, da troppo tempo a questa parte, inviato. Ci fa caso solamente quando arriva un evento inaspettato a ricordargli che qualcuno più forte di lui c'è, SEMPRE.
Servono terremoti, morti per mancate precauzioni strutturali negli edifici.
Servono, appunto, pensieri frettolosi per elaborare un'idea di difesa del mondo.
Fino a poco tempo fa bastavano selce e pietra focaia, oggi non bastano più neppure aerei invisibili ai radar e satelliti tecnologicamente alla super-avanguardia.
Lo stato accumulato dal progresso ha reso l'uomo meno curioso e sempre più presuntuoso.
Ce lo ricorda, crudamente, il superbo Albert Einstein in una lettera indirizzata ad Otto Juliusburger nell'11 ottobre 1946:
"Credo che l'orribile deterioramento nel comportamento etico della gente oggi derivi dalla meccanizzazione e disumanizzazione della nostra vita, un disastroso sottoprodotto della mentalità scientifica e tecnica. Nostra culpa!...L'uomo si raffredda più velocemente del pianeta su cui vive."
Divenuto freddo, ha freddato anche (quasi) tutte le sue potenzialità positive.
Ce lo ricorda anche Charlie Chaplin, in un sublime frammento tratto da "Il grande dittatore":
"[...]La vita può essere libera e bella, ma noi abbiamo smarrito la strada: la cupidigia ha avvelenato l'animo degli uomini, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell'oca, verso l'infelicità e lo spargimento di sangue. Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi dentro. Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno lasciato nel bisogno. La nostra sapienza ci ha resi cinici; l'intelligenza duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.[...]"
Allo stato attuale delle cose, molta vita è violenta e molte cose sono già andate perdute.
Ciascun essere umano potrebbe, se solo volesse, avere dentro di sè un universo intero colmo di stelle e galassie meravigliose e meravigliosamente splendenti.
Se solo volesse potrebbe piegarsi solo alla sua volontà ed ai suoi sogni.
Fra significati e speranze, forse niente è ancora perduto.
Tanto alla fine la sola cosa che potrebbe salvarci è una sola.
martedì 18 maggio 2010
INTERNAZIONALE E CAMPIONATO: A BOCCE FERME, QUALCHE RIFLESSIONE...
La serie A è, non troppo silenziosamente, terminata.
Il campionato è finito, con la quinta vittoria di fila della solita squadra che assieme ad altre due/tre si gioca ogni anno gli onori della cronaca.
Gli oneri, purtroppo, rimangono ad altri. Rimangono alle squadre retrocesse, a quelle che hanno lottato fino all'ultimo per farcela ed a quelle che mai potranno vedere neppure la parte sinistra della classifica.
Salutano la gloria della ribalta Livorno, Siena ed Atalanta. Saranno prossime ad una futura serie B che, purtroppo, quasi nulla farà entrare nelle tasche delle "povere" società.
E' stato il campionato dei giocatori strapagati, dei "tituli" monopolizzati e delle proteste accese della domenica e del lunedì sera. E' stato l'ennesimo campionato di conferma di una metafora Italia-calcio mai più azzeccata di oggi.
E' stato il campionato dei giovani mancati, delle vecchie bandiere definitivamente sparite e del razzismo che mai sparisce dal campo. E' stato il campionato di Balotelli, della mancata convocazione di Cassano, degli ultimi lampi di classe di Totti. E' stato il campionato di Ranieri, è stato il campionato della grande coerenza e lealtà del Leonardo milanista.
E' stato un campionato che, come tanti altri, non ha smentito in alcun modo i pronostici. Sono lontanissimi i tempi nei quali un Verona sconosciuto poteva puntare allo scudetto.
E' stato il campionato di Antonio Di Natale e dei suoi 29 gol, è stato il campionato delle battaglie fuori dal campo del grandissimo Clarence Seedorf. E' stato un campionato che ha avuto qualche nota positiva ma moltissimi coni d'ombra.
Ci sono state moltissime partite, diluite in 38 giornate, divise fra stipendi pagati in ritardo e tribolazioni societarie. Qualcuna di loro, soprattutto alla fine, è stata biscottata.
Qualcuna di loro, purtroppo, è stata teatro di fenomeni indegni per poter essere menzionati.
Quasi tutte, però, sono state riflesso della condizione di questo Paese.
Il Presidente del Milan Berlusconi contestato dai tifosi coincide con un crollo dei consensi del governo e del Pdl. Ragionare secondo logica potrebbe indurre a pensare che tutta Italia sia milanista.
Meglio non pensarci. E' stato il campionato dove il Bologna ha vissuto le ennesime ombre moggiane, è stato il campionato dove le tribune calcistiche infiammano molto di più di quelle politiche.
I tifosi si muovono per contestare squadre agli allenamenti ma non muovono nulla per contestare chi dovrebbe amministrare il bene pubblico ed invece si fa, puntualmente, gli affari suoi.
Il calcio muove e mobilita, il malessere italiano molto meno.
Tutti questi sono fenomeni che, a partire dallo sport, non sono sottovalutabili.
Su tutto e tutti, è stato il campionato di Mourinho.
Allenatore, attore e comunicatore senza precedenti, ha saputo con un ego sterminato spezzare l'Italia.
Amato ed odiato, ha saputo vincere e convincere. Da qualsiasi punto lo si guardi è una persona particolare. Odiando, a giusta ragione, il sistema italiano ha saputo in questi due anni scavare e disegnare un nuovo panorama calcistico nel quale far sfogare decine di giornalisti sportivi assetati di colpe e scoop.
Ha fatto gesti di manette, ha preso squalifiche, ha fatto irritare un paese intero.
Nonostante tutto una larga parte dell'Italia non solo calcistica si è innamorata di lui. E' voluto venire qui, ha voluto osare e probabilmente, se tutto andrà per il meglio, vincerà ancora qualcosa.
Cresciuto calcisticamente nel Porto, se ne andò da re dispensando una delle sue prime perle-provocazioni: "Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto, con una bella poltrona blu, la Coppa dei Campioni, Dio e dopo di lui io."
Dotato di un ego sterminato e di un'intelligenza e capacità comunicative incredibili ha rappresentato, comunque, un valore aggiunto per tutto il Paese.
Nonostante tutto, giustamente, quasi certamente se ne andrà.
E' stato un campionato controverso, particolare ed indeterminato.
La sola cosa certa è un Bologna, salvo, al diciassettesimo posto.
Meglio che niente.
lunedì 17 maggio 2010
FRA DISTRUZIONE, DEVOLUZIONE, NOIA E CURIOSITA': PENSIERI SENZA TEMPO
Sulla cura e mantenimento di un piccolo pianeta c'è una citazione, non molto incoraggiante, di Karl Schroeder che, però, sta avendo alla luce dei fatti storici notevolissima aderenza alla realtà:
"Erano condannati. Lo siamo tutti: la civiltà tecnologica rappresenta un disperato tentativo di una specie di costruire una bolla per tenere a bada ambienti ostili. Le specie coscienti inoltre non cooperano mai tra loro a lungo termine, perchè gli ambienti di cui hanno bisogno per vivere sono incompatibili.
Distruzione o devoluzione sono le uniche alternative."
Alternative che l'essere umano smista continuamente per resistere nel marasma di ogni giorno. Essenze che ogni giorno abbiamo dentro e che, per Ellen Parr, sono assolutamente e diametralmente opposte:
"La cura per la noia è la curiosità. Non c'è cura per la curiosità."
domenica 16 maggio 2010
C'ERA GIA' ACQUA SUL PIANETA DISPERSO.....
Iniziò tutto con una grande esplosione di materia che molti hanno poi, forse, chiamato divinità. Iniziò tutto con la formazione di particelle e molecole elementari, partendo da quei pochissimi atomi disposti a volare qua e là, senza particolare ragione.
Iniziò da lì la formazione delle stelle, la composizione di un universo infinito ma ancora in espansione.
Iniziò, così, anche l'avventura lunga milioni di anni che portò alla formazione dello spazio come lo conosciamo, precariamente, oggi.
Arrivarono poi, su un pianeta Terra qualunque, vita e luce. Arrivò tutto da chissà dove, chissà quando, chissà come. Le sole spiegazioni ha provato fino ad ora a darsele l'essere umano, senza neppure riuscire ad avere ben chiaro il quadro complessivo della situazione.
Gli sono sempre mancate le condizioni al contorno da attribuire al proprio percorso su questo pianeta, in questo sistema solare, in questo Universo sterminato. Uomo che, assieme agli altri inquilini dell'astronave, ha ricevuto in dono un patrimonio enorme, un pianeta intero sul quale vivere e dimorare gratuitamente.
Su questo pianeta la vita è (da sempre?) stata possibile grazie ad una molecola fondamentale, incolore ed inodore, che molti chiamano acqua.
Formata da due atomi di idrogeno e da uno di ossigeno, è così importante da non poter essere in alcun modo trascurata. Noi stessi ne siamo fatti, senza accorgercene, per oltre il 60% del nostro peso totale.
Senza acqua non c'è vita, ma senza vita c'è mai stata acqua?
Una domanda importante, dietro alla quale si celano tutte le interpretazioni possibili del nostro passato.
Secondo moltissimi senza vita c'era già acqua, quantomeno sul nostro piccolissimo pianeta.
E' quanto afferma uno studio condotto dalla ricercatrice britannica Maria Schonbachler.
Secondo quanto sostenuto l'acqua sarebbe presente sulla Terra sin dalla nascita del pianeta.
A detta della ricercatrice, e non solo, una tale scoperta sarebbe capace di riscrivere enormemente l'intera storia del nostro pianeta.
Il suo gruppo di ricerca ha scoperto che elementi volatili, che probabilmente comprendevano acqua, erano presenti nel violento processo di nascita della Terra fra 30 e 100 milioni di anni dopo la formazione del Sistema Solare.
Se così fosse potrebbe passare tanta altra acqua sotto i ponti della nostra, precaria ed instabile, visione del mondo...
Iscriviti a:
Post (Atom)
