In questi istanti petrolio continua a fuoriuscire; nella migliore delle ipotesi, pare, continuerà fino a dicembre inoltrato. Allo stato attuale una quantità inimmaginabile di idrocarburi sta fuoriuscendo dalla tristemente famosa falla, minando un ecosistema che senza l'aberrante errore umano avrebbe saputo sopravvivere ugualmente.
Prima di quella data di aprile un incidente come questo si poteva evitare? E' questa la domanda, fondamentale, che ci si pone in questi casi. Da uomo interessato alla salvaguardia ambientale dico fermamente si, ma da giovane laureando in ingegneria ho più di un dubbio in merito.
Costruendo con tecniche sempre più all'avanguardia, aumenta inevitabilmente anche il rischio di errore e di annullabilità delle opere umane dinnanzi a certi gesti spontanei della natura: per riferimento si pensi al vulcano islandese ed alla paralisi totale degli aeroporti in tutta quella parte di mondo tecnologicamente "avanzata".
Allo stesso modo costruendo non si può nè si potrà, purtroppo, avere mai la certezza di costruire qualcosa di affidabile in eterno. Tutte le teorie ingegneristiche di funzionamento e vita delle macchine si basano, per fortuna o purtroppo, su probabilità.
Numeri su numeri ci dicono ad esempio che, per qualsiasi pezzo meccanico, la rottura non avverrà prima di 2milioni di cicli d'esercizio in un 90% circa dei casi. Nel restante 10%, purtroppo, ci sarà rottura o conseguenze ben peggiori.
Fare ingegneria e scienza significa, volente o nolente, mettere a disposizione dell'uomo la traduzione in realtà di ipotesi scientifiche. Le ipotesi scientifiche, però, possono sbagliare o venire mancate da qualche "piccolo" sussulto di natura.
Come si possono fare, quindi, scienza ed ingegneria in maniera completamente esente da rischi?
La risposta è molto, forse troppo, semplice. Un 100% di sicurezza in ciò che è artificiale non ci sarà mai.
La percentuale di ragionevole sicurezza cala, ovviamente, in maniera proporzionale agli aberranti errori umani. La falla dalla quale sta fuoriuscendo petrolio ne è, tristemente, l'ennesima conferma.
Da quanto emerge dagli ultimi dossier non erano stati superati parecchi esami per mettere in piena sicurezza il posto.
Qualcosa che non andava c'era e già qualcuno, ai vertici della Bp, sapeva. Qualcuno sapeva di un rischio che ha voluto correre e che, nell'ultimo, è divenuto tragica fatalità. Il direttore generale Tony Hayward lo conferma a mezzi toni in un'intervista al Financial Times:
"[...] Le critiche alla mancanza di preparazione per evitare una simile fuga di petrolio in acque profonde erano pienamente fondate. [...] Eravamo impreparati a un'incidente come la marea nera, che aveva una probabilita' su un milione di verificarsi."
C'era una possibilità, bassissima, ma c'era.
C'era come in ogni possibile scienza od opera ingegneristica. C'erano, assieme a questa probabilità, anche la sete di guadagno e la freddezza di certi uomini nei confronti di una Terra che sta sempre peggio, soprattutto per colpa nostra.
Fino a quando le soluzioni dell'equazione uomo-mondo saranno dettate da soldo, freddezza e matematica non ci sarà mai speranza di miglioramento. E' anche grazie a questo modus vivendi che ci stiamo, lentamente, scavando la fossa.
Se mai ci sarà un'apocalisse che qualcuno paventa da troppi anni, l'uomo potrà fregiarsi del titolo di becchino di sè stesso. La Terra è un ecosistema unico, inestimabile e troppo prezioso per poter essere sottomesso alla logica esclusiva dell'oro nero che ha creato quei pessimi risultati che oggi sono sotto tutti i nostri occhi.
La Terra ci concede ospitalità, riposo e sopravvivenza senza chiedere nulla in cambio.
Nel mentre, grazie a noi, trivellazioni sempre più profonde e sempre meno autorizzate si vanno compiendo alimentando quella malsana tendenza a distruggere qualsiasi forma di vita all'infuori della nostra.
Poco ci importa di fronte alla potenza prepotente dell'oro nero.
Se mai si potrà parlare di oro verde, animale o vegetale, vorrà dire che l'uomo avrà compiuto passi da gigante in avanti.
Ad oggi troppi animali stanno soffrendo, distrutti o attaccabili da questo combustibile fossile che serve solo a mettere in moto gli ultimi residui di un'economia divenuta, ormai, completamente marcia.
Gli effetti li subiremo, in un periodo non troppo lontano, anche noi.
Nell'ecosistema mondiale tutto è un cerchio, tutto è in uno strano equilibrio dove qualcuno disse che anche lo sbatter d'ali di una farfalla era capace di creare qualcosa di grande. Sperando che presto l'uomo possa arrivare a capirlo, possessore solamente di una scienza del tutto imperfetta ma essenziale.
Meglio tardi che mai, si potrebbe dire.
Ma chissà...
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
giovedì 3 giugno 2010
FRA UOMO, PROBABILITA' ED EMERGENZA: MEGLIO NON AFFIDARSI SEMPRE ALLA MATEMATICA...
In questi istanti petrolio continua a fuoriuscire; nella migliore delle ipotesi, pare, continuerà fino a dicembre inoltrato. Allo stato attuale una quantità inimmaginabile di idrocarburi sta fuoriuscendo dalla tristemente famosa falla, minando un ecosistema che senza l'aberrante errore umano avrebbe saputo sopravvivere ugualmente.
Prima di quella data di aprile un incidente come questo si poteva evitare? E' questa la domanda, fondamentale, che ci si pone in questi casi. Da uomo interessato alla salvaguardia ambientale dico fermamente si, ma da giovane laureando in ingegneria ho più di un dubbio in merito.
Costruendo con tecniche sempre più all'avanguardia, aumenta inevitabilmente anche il rischio di errore e di annullabilità delle opere umane dinnanzi a certi gesti spontanei della natura: per riferimento si pensi al vulcano islandese ed alla paralisi totale degli aeroporti in tutta quella parte di mondo tecnologicamente "avanzata".
Allo stesso modo costruendo non si può nè si potrà, purtroppo, avere mai la certezza di costruire qualcosa di affidabile in eterno. Tutte le teorie ingegneristiche di funzionamento e vita delle macchine si basano, per fortuna o purtroppo, su probabilità.
Numeri su numeri ci dicono ad esempio che, per qualsiasi pezzo meccanico, la rottura non avverrà prima di 2milioni di cicli d'esercizio in un 90% circa dei casi. Nel restante 10%, purtroppo, ci sarà rottura o conseguenze ben peggiori.
Fare ingegneria e scienza significa, volente o nolente, mettere a disposizione dell'uomo la traduzione in realtà di ipotesi scientifiche. Le ipotesi scientifiche, però, possono sbagliare o venire mancate da qualche "piccolo" sussulto di natura.
Come si possono fare, quindi, scienza ed ingegneria in maniera completamente esente da rischi?
La risposta è molto, forse troppo, semplice. Un 100% di sicurezza in ciò che è artificiale non ci sarà mai.
La percentuale di ragionevole sicurezza cala, ovviamente, in maniera proporzionale agli aberranti errori umani. La falla dalla quale sta fuoriuscendo petrolio ne è, tristemente, l'ennesima conferma.
Da quanto emerge dagli ultimi dossier non erano stati superati parecchi esami per mettere in piena sicurezza il posto.
Qualcosa che non andava c'era e già qualcuno, ai vertici della Bp, sapeva. Qualcuno sapeva di un rischio che ha voluto correre e che, nell'ultimo, è divenuto tragica fatalità. Il direttore generale Tony Hayward lo conferma a mezzi toni in un'intervista al Financial Times:
"[...] Le critiche alla mancanza di preparazione per evitare una simile fuga di petrolio in acque profonde erano pienamente fondate. [...] Eravamo impreparati a un'incidente come la marea nera, che aveva una probabilita' su un milione di verificarsi."
C'era una possibilità, bassissima, ma c'era.
C'era come in ogni possibile scienza od opera ingegneristica. C'erano, assieme a questa probabilità, anche la sete di guadagno e la freddezza di certi uomini nei confronti di una Terra che sta sempre peggio, soprattutto per colpa nostra.
Fino a quando le soluzioni dell'equazione uomo-mondo saranno dettate da soldo, freddezza e matematica non ci sarà mai speranza di miglioramento. E' anche grazie a questo modus vivendi che ci stiamo, lentamente, scavando la fossa.
Se mai ci sarà un'apocalisse che qualcuno paventa da troppi anni, l'uomo potrà fregiarsi del titolo di becchino di sè stesso. La Terra è un ecosistema unico, inestimabile e troppo prezioso per poter essere sottomesso alla logica esclusiva dell'oro nero che ha creato quei pessimi risultati che oggi sono sotto tutti i nostri occhi.
La Terra ci concede ospitalità, riposo e sopravvivenza senza chiedere nulla in cambio.
Nel mentre, grazie a noi, trivellazioni sempre più profonde e sempre meno autorizzate si vanno compiendo alimentando quella malsana tendenza a distruggere qualsiasi forma di vita all'infuori della nostra.
Poco ci importa di fronte alla potenza prepotente dell'oro nero.
Se mai si potrà parlare di oro verde, animale o vegetale, vorrà dire che l'uomo avrà compiuto passi da gigante in avanti.
Ad oggi troppi animali stanno soffrendo, distrutti o attaccabili da questo combustibile fossile che serve solo a mettere in moto gli ultimi residui di un'economia divenuta, ormai, completamente marcia.
Gli effetti li subiremo, in un periodo non troppo lontano, anche noi.
Nell'ecosistema mondiale tutto è un cerchio, tutto è in uno strano equilibrio dove qualcuno disse che anche lo sbatter d'ali di una farfalla era capace di creare qualcosa di grande. Sperando che presto l'uomo possa arrivare a capirlo, possessore solamente di una scienza del tutto imperfetta ma essenziale.
Meglio tardi che mai, si potrebbe dire.
Ma chissà...
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