Mi sono sempre chiesto veramente quanta attinenza avessero con la realtà le formule e le nozioni che vengono assimilate in materie quali fisica, matematica o geometria.
Mi sono sempre chiesto se potesse e come potesse esistere un piano completamente privo di attrito, mi sono sempre chiesto come potesse essere possibile trattare matematicamente numeri con un segno meno davanti. Mi sono chiesto se e quale segreto rimanesse dietro al valore della costante di Nepero, mi sono chiesto se è sempre vero che la sola cosa che ci lega al suolo è la costante di gravitazione g=9,81 m/s^2.
Mi sono chiesto cosa volesse dire fare scienza, come si facesse a semplificare così tanto il caos che regna sovrano attorno a noi. Se formule e fenomeni rappresentati sui libri corrispondono a realtà, il mondo esterno deve essere molto più semplice di quanto realmente appaia.
Il complesso ingegno umano ha, nel corso degli anni, semplificato moltissimo le difficoltà che si incontravano nella "decifrazione" dell'universo. Si è inventato il concetto di zero per raffigurarsi il nulla, si è inventato che ciascun numero è indivisibile per quello stesso zero da lui postulato.
E' insita nella natura umana la tendenza a semplificare, ad approssimare la complessità del mondo circostante. L'uomo è riuscito a fare passi in avanti immensi grazie a questa sua ossessione nel semplificare tutto il possibile.
Ha capito che la precisione alle volte è figlia non di un'esattezza irraggiungibile ma di errori trascurabili, ha capito che più si guarda in profondità nella materia più la curiosità umana viene inghiottita in una spirale senza via d'uscita.
In tutto ciò e per tutto ciò, l'uomo è da sempre stato immenso. Cosa unisce, però, la scienza all'interpretazione della realtà? Ce lo ricordano Albert Einstein e Leopold Infeld, nella chiusura del loro libro "L'evoluzione della fisica":
"Quali sono le conclusioni generali che possono trarsi dallo sviluppo della fisica[...]? La scienza non è una raccolta di leggi, un catalogo di fatti senza nesso. E' una creazione dell'intelletto umano, con le sue libere invenzioni di idee e di concetti. Le teorie fisiche tentano di costruire una rappresentazione della realtà e di determinarne i legami con il vasto mondo delle impressioni sensibili. [...]
Abbiamo assistito alla creazione di nuove realtà, per virtù dei progressi della fisica. Ma la catena di tali creazioni prende inizio molto prima del sorgere della fisica. Uno dei concetti primordiali è quello di oggetto. I concetti di albero, cavallo, oggetto in genere, sono creazioni ricavate dall'esperienza, [...]
La sensazione psicologica e soggettiva del tempo ci mette in grado di ordinare le nostre impressioni e di affermare che un evento ne precede un altro. Ma il collegare ogni istante di tempo ad un numero, usando un orologio, il considerare il tempo come un continuo è già un'invenzione. [...] Con l'aiuto delle teorie fisiche cerchiamo di aprirci un varco attraverso il groviglio dei fatti osservati, di ordinare e d'intendere il mondo delle nostre impressioni sensibili. Aneliamo a che i fatti osservati discendano logicamente dalla nostra concezione della realtà. Senza convinzione che con le nostre costruzioni teoriche è possibile raggiungere la realtà, senza convinzione nell'intima armonia del nostro mondo, non potrebbe esserci scienza.
Questa convinzione è, e sempre sarà, il motivo essenziale della ricerca scientifica. [...]"
Fare scienza, dunque, equivale a ricercare armonia e musicalità nel caos che ci circonda.
Forse sta già tutto là fuori e non in miliardi di possibili formule?
Ai posteri l'ardua sentenza.
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sabato 5 giugno 2010
A LEZIONE DI SCIENZA DALL'ESPERIENZA NEL MONDO...
Mi sono sempre chiesto veramente quanta attinenza avessero con la realtà le formule e le nozioni che vengono assimilate in materie quali fisica, matematica o geometria.
Mi sono sempre chiesto se potesse e come potesse esistere un piano completamente privo di attrito, mi sono sempre chiesto come potesse essere possibile trattare matematicamente numeri con un segno meno davanti. Mi sono chiesto se e quale segreto rimanesse dietro al valore della costante di Nepero, mi sono chiesto se è sempre vero che la sola cosa che ci lega al suolo è la costante di gravitazione g=9,81 m/s^2.
Mi sono chiesto cosa volesse dire fare scienza, come si facesse a semplificare così tanto il caos che regna sovrano attorno a noi. Se formule e fenomeni rappresentati sui libri corrispondono a realtà, il mondo esterno deve essere molto più semplice di quanto realmente appaia.
Il complesso ingegno umano ha, nel corso degli anni, semplificato moltissimo le difficoltà che si incontravano nella "decifrazione" dell'universo. Si è inventato il concetto di zero per raffigurarsi il nulla, si è inventato che ciascun numero è indivisibile per quello stesso zero da lui postulato.
E' insita nella natura umana la tendenza a semplificare, ad approssimare la complessità del mondo circostante. L'uomo è riuscito a fare passi in avanti immensi grazie a questa sua ossessione nel semplificare tutto il possibile.
Ha capito che la precisione alle volte è figlia non di un'esattezza irraggiungibile ma di errori trascurabili, ha capito che più si guarda in profondità nella materia più la curiosità umana viene inghiottita in una spirale senza via d'uscita.
In tutto ciò e per tutto ciò, l'uomo è da sempre stato immenso. Cosa unisce, però, la scienza all'interpretazione della realtà? Ce lo ricordano Albert Einstein e Leopold Infeld, nella chiusura del loro libro "L'evoluzione della fisica":
"Quali sono le conclusioni generali che possono trarsi dallo sviluppo della fisica[...]? La scienza non è una raccolta di leggi, un catalogo di fatti senza nesso. E' una creazione dell'intelletto umano, con le sue libere invenzioni di idee e di concetti. Le teorie fisiche tentano di costruire una rappresentazione della realtà e di determinarne i legami con il vasto mondo delle impressioni sensibili. [...]
Abbiamo assistito alla creazione di nuove realtà, per virtù dei progressi della fisica. Ma la catena di tali creazioni prende inizio molto prima del sorgere della fisica. Uno dei concetti primordiali è quello di oggetto. I concetti di albero, cavallo, oggetto in genere, sono creazioni ricavate dall'esperienza, [...]
La sensazione psicologica e soggettiva del tempo ci mette in grado di ordinare le nostre impressioni e di affermare che un evento ne precede un altro. Ma il collegare ogni istante di tempo ad un numero, usando un orologio, il considerare il tempo come un continuo è già un'invenzione. [...] Con l'aiuto delle teorie fisiche cerchiamo di aprirci un varco attraverso il groviglio dei fatti osservati, di ordinare e d'intendere il mondo delle nostre impressioni sensibili. Aneliamo a che i fatti osservati discendano logicamente dalla nostra concezione della realtà. Senza convinzione che con le nostre costruzioni teoriche è possibile raggiungere la realtà, senza convinzione nell'intima armonia del nostro mondo, non potrebbe esserci scienza.
Questa convinzione è, e sempre sarà, il motivo essenziale della ricerca scientifica. [...]"
Fare scienza, dunque, equivale a ricercare armonia e musicalità nel caos che ci circonda.
Forse sta già tutto là fuori e non in miliardi di possibili formule?
Ai posteri l'ardua sentenza.
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