Le storie si sono mescolate, inevitabilmente sovra raccontate ed anche confuse.
La mano umana applicata ad una cattiva tecnica mostrò purtroppo, ancora una volta, i suoi tragici esiti.
La fatalità volle proprio che un treno merci deragliò, causando l'esplosione di due vagoni carichi di gas. Morirono 32 persone, senza una colpa specificatamente attribuita.
C'è chi parlò di caos nelle normative di controllo sugli alberi sorreggenti le bombole, c'è chi parlò di mancato controllo da parte della compagnia responsabile della loro circolazione.
Ad oggi, a quanto pare, le responsabilità sembrano "distribuite nel tempo". Il procuratore di Lucca Aldo Cicala è categorico sulla prosecuzione delle indagini di colpa: "Le cause del disastro ferroviario sono molteplici. Stiamo indagando a tutti i livelli, su diversi ambiti, esaminando via via le varie responsabilità che emergono."
Sono partiti, sulla spinta della strage, circa diciotto avvisi di garanzia. Tre di questi sono i responsabili dell'agenzia tedesca che non fecero controllare a dovere quel maledetto asse del carro.
La causa del deragliamento fu, infatti, tutta lì. Da laureando in ingegneria meccanica qualcosa in merito posso capire e scrivere.
Con oltre trenta esami sulla groppa svolti, ho trascorso tre anni di studio a capire quanto e come la tecnologia sappia essere, alle volte, così tremendamente spiazzante per l'umanità intera.
Quell'albero rotto non ha potuto cedere improvvisamente. In un pezzo meccanico quasi mai una rottura netta avviene improvvisamente.
Un buon 90% dei prodotti realizzati in materiale ferreo resiste, infatti, per una durata superiore ai due milioni di giri. Si possono scegliere poi le dimensioni del pezzo tenendo presenti fattori di sicurezza opportuni, atti a minimizzare rischi e tensioni prodotte internamente al materiale.
Sono state prodotte norme precisissime sulla fatica e su quanto un pezzo possa, a fatica, resistere.
In una materia come ingegneria, per fortuna, nulla dovrebbe essere lasciato al caso.
In quel di Viareggio, eppure, forse più di qualche precauzione mancò. L'aberrante responsabilità di chi non ha fatto quei controlli e quei calcoli, minimi ma fondamentali, ha causato 32 morti e troppo dolore incolmabile nei confronti di tutti coloro che sono rimasti in vita.
Dinnanzi a tragedie come queste chi crede in una tecnologia senz'anima DEVE ricredersi.
In mezzo a questi episodi c'è ancora chi soffre. E' il caso di Ibitsen Ayad, giovane neoitaliana che ha perso tutti i suoi cari nella strage di Viareggio.
E' da poco cittadina italiana a tutti gli effetti, nonostante un precorso di tredici anni nel nostro Paese.
E' giunta qui grazie agli sforzi dei suoi genitori, grazie al lavoro di suo padre che dopo tanto tempo le ha fatto avere il tanto agognato documento di cittadinanza.
E' contenta di essere italiana; il traguardo raggiunto rimanda un pensiero immediato al ricordo del padre:
"E' un sogno che si avvera. Anzi. E' come se si avverasse il sogno di mio padre. Lui ha vissuto 18 anni in Italia, lavorando come verniciatore navale. Noi lo abbiamo raggiunto e siamo cresciuti qui.[...]"
In mezzo alla gioia, un'immancabile tristezza ed un incolmabile vuoto. Le sue parole riecheggiano meglio di qualsiasi altro discorso:
"Mi manca l'affetto e la gelosia di mio fratello quando la nostra sorellina mi voleva tutta per lei. Mi mancano le canzoni del Carnevale che ascoltavamo sempre in casa. E mi mancano le preoccupazioni dei miei genitori quando andavo fuori da sola perchè ormai ero maggiorenne. Ora che non mi dice più niente nessuno mi mancano. Mi mancano tanto."
La tecnologia, se abbinata all'etica, potrebbe addirittura evitare il dolore di certi, spiacevolissimi inconvenienti. Basta perdere un pò di tempo in più a calcolare una deformata, a ricavare una linea elastica.
Basterebbe perdere un pò di tempo consultando qualche norma: UNI 7670, UNI-CNR 10011 solo per fare qualche nome. Basterebbe consumare qualche foglio per verificare a mano un incastro che non torna, una tensione pericolosa, un raccordo da migliorare fra due porzioni di albero meccanico.
Basterebbe davvero poco per evitare un dolore.
La tecnica favorisce tutto questo.
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
martedì 29 giugno 2010
VIAREGGIO, UN ANNO DOPO LA TRAGEDIA
Le storie si sono mescolate, inevitabilmente sovra raccontate ed anche confuse.
La mano umana applicata ad una cattiva tecnica mostrò purtroppo, ancora una volta, i suoi tragici esiti.
La fatalità volle proprio che un treno merci deragliò, causando l'esplosione di due vagoni carichi di gas. Morirono 32 persone, senza una colpa specificatamente attribuita.
C'è chi parlò di caos nelle normative di controllo sugli alberi sorreggenti le bombole, c'è chi parlò di mancato controllo da parte della compagnia responsabile della loro circolazione.
Ad oggi, a quanto pare, le responsabilità sembrano "distribuite nel tempo". Il procuratore di Lucca Aldo Cicala è categorico sulla prosecuzione delle indagini di colpa: "Le cause del disastro ferroviario sono molteplici. Stiamo indagando a tutti i livelli, su diversi ambiti, esaminando via via le varie responsabilità che emergono."
Sono partiti, sulla spinta della strage, circa diciotto avvisi di garanzia. Tre di questi sono i responsabili dell'agenzia tedesca che non fecero controllare a dovere quel maledetto asse del carro.
La causa del deragliamento fu, infatti, tutta lì. Da laureando in ingegneria meccanica qualcosa in merito posso capire e scrivere.
Con oltre trenta esami sulla groppa svolti, ho trascorso tre anni di studio a capire quanto e come la tecnologia sappia essere, alle volte, così tremendamente spiazzante per l'umanità intera.
Quell'albero rotto non ha potuto cedere improvvisamente. In un pezzo meccanico quasi mai una rottura netta avviene improvvisamente.
Un buon 90% dei prodotti realizzati in materiale ferreo resiste, infatti, per una durata superiore ai due milioni di giri. Si possono scegliere poi le dimensioni del pezzo tenendo presenti fattori di sicurezza opportuni, atti a minimizzare rischi e tensioni prodotte internamente al materiale.
Sono state prodotte norme precisissime sulla fatica e su quanto un pezzo possa, a fatica, resistere.
In una materia come ingegneria, per fortuna, nulla dovrebbe essere lasciato al caso.
In quel di Viareggio, eppure, forse più di qualche precauzione mancò. L'aberrante responsabilità di chi non ha fatto quei controlli e quei calcoli, minimi ma fondamentali, ha causato 32 morti e troppo dolore incolmabile nei confronti di tutti coloro che sono rimasti in vita.
Dinnanzi a tragedie come queste chi crede in una tecnologia senz'anima DEVE ricredersi.
In mezzo a questi episodi c'è ancora chi soffre. E' il caso di Ibitsen Ayad, giovane neoitaliana che ha perso tutti i suoi cari nella strage di Viareggio.
E' da poco cittadina italiana a tutti gli effetti, nonostante un precorso di tredici anni nel nostro Paese.
E' giunta qui grazie agli sforzi dei suoi genitori, grazie al lavoro di suo padre che dopo tanto tempo le ha fatto avere il tanto agognato documento di cittadinanza.
E' contenta di essere italiana; il traguardo raggiunto rimanda un pensiero immediato al ricordo del padre:
"E' un sogno che si avvera. Anzi. E' come se si avverasse il sogno di mio padre. Lui ha vissuto 18 anni in Italia, lavorando come verniciatore navale. Noi lo abbiamo raggiunto e siamo cresciuti qui.[...]"
In mezzo alla gioia, un'immancabile tristezza ed un incolmabile vuoto. Le sue parole riecheggiano meglio di qualsiasi altro discorso:
"Mi manca l'affetto e la gelosia di mio fratello quando la nostra sorellina mi voleva tutta per lei. Mi mancano le canzoni del Carnevale che ascoltavamo sempre in casa. E mi mancano le preoccupazioni dei miei genitori quando andavo fuori da sola perchè ormai ero maggiorenne. Ora che non mi dice più niente nessuno mi mancano. Mi mancano tanto."
La tecnologia, se abbinata all'etica, potrebbe addirittura evitare il dolore di certi, spiacevolissimi inconvenienti. Basta perdere un pò di tempo in più a calcolare una deformata, a ricavare una linea elastica.
Basterebbe perdere un pò di tempo consultando qualche norma: UNI 7670, UNI-CNR 10011 solo per fare qualche nome. Basterebbe consumare qualche foglio per verificare a mano un incastro che non torna, una tensione pericolosa, un raccordo da migliorare fra due porzioni di albero meccanico.
Basterebbe davvero poco per evitare un dolore.
La tecnica favorisce tutto questo.
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