giovedì 17 giugno 2010

VOCI DA L'AQUILA: AL DI LA' DEGLI SCHERMI TELEVISIVI...

A distanza di tempo la situazione abruzzese è tutto tranne che risolta. L'atmosfera surreale e "congelata" di quella città, esplicata anche dal recente film-documentario della Guzzanti, mostra giorno dopo giorno crepe imbarazzanti e deprimenti. Si è passati a descrivere quei momenti con diecimila parole, attraverso miriadi di articoli e reportage televisivi. Finchè c'era il bisogno, c'erano i riflettori puntati. Legge inevitabilmente confermata, specialmente in un paese tremendamente malato come quello italiano. Legge poi smentita, d'improvviso. Tutto all'insegna del così italiano motto "ciò che non appare, non esiste". Allo stesso modo, non appena la sete di sondaggi del nano è cessata, tutte le minuziose descrizioni sullo stato delle cose sono cessate. Dalla città abruzzese, purtroppo, si ricordano abomini compiuti da giornalisti terribili. Basti pensare a quelle menti così brillanti che andavano a bussare in piena notte ai vetri di automobili con dentro terremotati dormienti, giusto per chiedere loro come andavano le cose. Passata l'emergenza televisiva, nessuno oggi si chiede più con la stessa costanza come stiano andando le cose. Il Governo annuncia altre proroghe su affitti, tasse e stipendi, annunciando che la manovra devierà dalla strada abruzzese. La città, mentre tutto ciò va avanti, è esattamente come allora. E' stata sostituita da tante "new town", dotate di ogni confort. Ci sono tante casette, così belle, però impossibili da personalizzare. Devi stare in una casa senza poterla sentire tua. Dal film "Draquila" le voci erano purtroppo tante, e tutte troppo chiare. La priorità per gli ospitati era addirittura conservare il portachampagne donato dal Governo, decorato con i preziosi loghi del duopolio Repubblica Italiana- Protezione Civile. Al di là di questi, anche inutili, riferimenti, come si sta a L'Aquila oggi? Avrebbero potuto chiederlo a quei 20mila individui che, ieri, hanno marciato per ricordare che ci sono. Esistono ancora, nonostante l'assenteismo televisivo. Resi incapaci di timbrare il cartellino mediatico, concentrato più che mai a dare al nano la possibilità di affermare che nello stivale siamo tutti intercettati od intercettabili. Ce ne erano tanti ieri, ciascuno con storie pesanti e pensanti da raccontare. C'era Raffaele, nato proprio nella notte del terremoto. C'era sua madre che ancora lo ringrazia per averle fatto passare quei momenti al sicuro nell'ospedale. Se quel Raffaele non è un angelo, davvero pochissimo ci manca. C'era il neo presidente Pdl della Provincia, Antonio Del Corvo. C'erano tantissimi sindaci, con tricolori pesanti come macigni. C'erano tanti e tanti altri, ciascuno con problemi che i mass media sembrano non voler o non poter ascoltare. "Ho un'azienda con i miei fratelli. Abbiamo 15 dipendenti. Dopo il terremoto, [...] abbiamo dovuto provvedere a tutto da soli. [...] Siamo andanti in banca ed abbiamo fatto ricorso alla nostra disponibilità per andare avanti, l'aiuto dello Stato è stato irrisorio." E'questa la voce di Giampaolo Cotellessa, imprenditore che annuncia di poter tornare nuovamente a pagare le tasse, salvo dover sacrificare qualcuno dei suoi quindici dipendenti. "Siamo un pensionato e una casalinga. Siamo stati costretti a mettere da parte il denaro in più che abbiamo avuto a disposizione ogni mese grazie alla sospensione delle tasse. [...] Con un figlio in cassa integrazione, un affitto da pagare ogni mese, l'autonoma sistemazione non siamo riusciti a spendere. [...] Ci avrebbe aiutato semplicemente una linea chiara sul futuro." Sono queste le voci unite e riassunte di Lidia e Roberto Fusco. Ci sono poi persone che hanno riaperto negozi in nuovi locali affittati, con una clientela però dispersa in tante altre zone di questa immensa "new-town". "Il giro d'affari è diminuito: tutti i miei clienti abitavano in centro ed ora sono dislocati in nuovi quartieri." E' la storia di Ugo Aleandri, proprietario di una ferramenta in piedi solamente per le proroghe nei pagamenti delle tasse. Mancano linee chiare sul futuro, accampando un pò qualche rassicurazione di volta in volta. Si spendono 500 milioni di Euro per la Maddalena e poi si raschia il fondo del barile per l'Aquila e per tutti quegli altri terremotati che da troppo tempo l'Italia si trascina dietro. Giuseppe Gasbarri paga ancora i fornitori per la merce che giace sepolta sotto le macerie del terremoto. Aveva un negozio di articoli sportivi. Non lavora dal 6 aprile 2009; tornare a pagare le tasse è allo stato attuale delle cose una semplice follia. Non è il solo, purtroppo. Mentre il Premier va sbarellando affermando l'intercettabilità di tutto il Paese rimangono oltre 16mila persone senza lavoro. Qualcuno è stipato in alberghi, qualcun altro non vorrà neppure tornare in quella città distrutta e deserta. Comunque vada, l'attenzione dei media si è spenta. Con essa, per fortuna, rimane accesa la speranza di Raffaele. Ci si potrebbe scrivere il seguito de "L'uomo che verrà".

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