sabato 12 giugno 2010

LEGGE-BAVAGLIO: QUANDO L'INDIGNAZIONE SUPERA QUALSIASI FRONTIERA

Non sapendo più da che parte guardarsi le spalle, qualcuno ha deciso fosse meglio fare piazza pulita di tutto ciò che è voce, libertà e sano controllo in un altrettanto sano Stato di diritto. Non ci saranno più le condizioni al contorno per un regime fascista, non ci saranno più le condizioni per bardare lo psiconano di nero e mandarlo in giro a fare paragoni con un duce a caso; non ci saranno più molte cose simili ad allora, però l'autoritarismo è di tutto punto simile a quello di una volta. Mettendo di fatto un bavaglio alle indagini, alle cronache giornalistiche ed alle intercettazioni si impedirà di fatto il reale fluire spontaneo delle correnti di "giusta giustizia" che potrebbero ancora animare il Paese. La cosa più allucinante è che perfino una legge come questa viene dalla destra demagogicamente e populisticamente giustificata. Alcuni autorevoli esponenti sostengono che il ddl è stato necessario per far stare più tranquilli e sicuri gli italiani, altri ancora hanno invocato un necessario riservo sulla salvaguardia della privacy. Poco importa se, su numeri concreti, risulta intercettato al 2009 un misero 0,2% della popolazione. Stando a ciò, le ipotesi sono due: 1. Il Governo amministra il Paese e ne percepisce i bisogni limitatamente a quello 0,2%; 2. Il restante 99,8% non conta assolutamente niente per lo sviluppo del Paese. La più probabile pare, a fatti, la prima. Se fosse verò ciò, quello 0,2% potrebbe rappresentare proprio quella cricca di persone che potrebbero beneficiare di questa legge liberticida. In cifre, gli intercettati sono risultati essere poco meno di 80mila cittadini su oltre 60milioni. Più che una cosa che faccia paura a molti, pare che le intercettazioni e la loro divulgazione siano cose che facciano molta paura al Premier. In epoca di pieno berlusconismo si potrà stare comunque sicuri: nessuno verrà mai a spiegarci a voce chiara questa verità. Potranno poi parlare, potranno poi straparlare su una sicurezza che c'è nella legge bavaglio quando poi, in realtà, sulle questioni di reale bisogno di sicurezza tutto piange. Che ne è, tanto per fare un misero esempio, del tanto conclamato piano carceri? L'impianto sta esplodendo, con un record di suicidi mai così nero e rivelatore. Nonostante gli 841 posti persi ogni giorno mediamente, il problema principale del Governo è questo ormai mitico bavaglio. Non è un caso se tale legge è, da qualsiasi punto di vista, assurda. Testate giornalistiche estere si sono offerte di pubblicare i nostri scottanti problemi, in un atto di solidarietà ormai ordinaria. Sky ha minacciato di ricorrere addirittura al Tribunale per i diritti dell'uomo, mentre autorevoli studiosi contano segnali di incostituzionalità ovunque in questo pietoso decreto legge. Imporre un freno al giornalismo ed alla libertà di pubblicazione cosa produce in prima istanza? Produce in primissimo luogo ciò che Silvio Berlusconi va, da sempre, cercando: aumento dei consensi per governare e, quindi, scappare alle sue responsabilità penalmente punibili. Non sapendo più da che parte pararsi, però, pare avere al momento sottovalutato la corrente in piena del web. Internet, diversamente dalle televisioni, pullulerà sempre di voci od informazioni che allo stato attuale delle cose è difficilissimo contrastare. Il problema ancora più dirimente è, però, che purtroppo oltre l'80% dell'Italia si informa dalle televisioni. Finchè in televisione si parlerà di come guardare i mondiali o di quali mutande antiscippo scegliere per la propria personale sicurezza, ci sarà ben poca speranza. Governare o silenziare l'opinione pubblica: sono questi, in parole poverissime, le linee guida di questo vergognoso punto della storia italiana. La mancanza assoluta di etica politica in un ddl come questo è, sotto ogni aspetto, tristemente scontata. Cosa comporta, in ultima istanza, porre freni al giornalismo ed al libero fluire delle notizie? Ce lo ricorda Joseph Pulitzer: "Un'opinione pubblica ben informata è la nostra corte suprema. Perchè ad essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l'indifferenza popolare o gli errori del governo; una stampa onesta è lo strumento efficace di un simile appello." Uno come Pulitzer è, per fortuna, difficilmente smentibile sul terreno del giornalismo e delle implicazioni stato-opinione pubblica. Senza opinione pubblica, stando alla sua premessa, in uno Stato finirebbero con il trionfare le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l'indifferenza popolare e, non da ultimo, gli errori del Governo. La stampa fatta passare per disonesta è lo strumento più efficace per ridurre ogni italiano a persona inconsapevole ed irresponsabile nei confronti dei suoi stessi governanti. Dopotutto, però, ormai si sa: l'obiettivo del nano è quello di cercare consenso per farlo rimanere, non troppo democraticamente, fuori dalle sbarre. Tutto il resto è ordinaria noia italiana.

Nessun commento: