venerdì 30 aprile 2010

DEDICATO A DIO

Il pensiero dell'uomo sfida la divinità, ed ancora i gesti concreti con cui Dio si manifesta mandano da troppo tempo in crisi la religione e le idee che l'uomo ha su un "eventuale divino". Può esserci religione giusta o meno giusta, può esserci fede consapevole e meno consapevole. Nonostante tutto e tutte le smentite possibili, l'idea di infinito l'uomo se la porterà dietro per sempre. Dietro quella idea di infinità l'essere umano riempie la propria religione, illuminando il proprio mondo ed i propri, intimi, buchi neri. Di seguito ricopio qualche stralcio di pensiero profondissimo, proveniente da quel non-qualunque che fu l'immenso Albert Einstein. La sua idea di Dio e di religione sono fra le più belle e concrete che abbia mai potuto concepire nella mia vita. "La scienza senza la religione è zoppa; la religione senza la scienza è cieca." (forse gioco di parole da una frase di Kant) "Qualunque cosa ci sia di divino e buono nell'universo, deve farsi strada in noi ed esprimersi attraverso di noi. Non possiamo rimanere in disparte ed aspettare che lo faccia Dio." (autunno 1940) "Non ho trovato parola migliore di religione per definire la fiducia nella natura razionale della realtà, per quanto sia accessibile alla ragione. Ogni volta che questo sentimento è assente, la scienza degenera in un piatto empirismo." (gennaio 1951, Lettera a Maurice Solovine) "Sono un non credente profondamente religioso...In un certo senso è un nuovo genere di religione." (30 marzo 1954, Lettera a Hans Muehsam) "La mia religione consiste in una umile ammirazione dello spirito superiore ed infinito, il quale si rivela nei dettagli minuti che riusciamo a percepire con le nostre fragili e deboli menti. Ecco la mia idea di Dio, la convinzione profondamente emotiva della presenza di una razionalità che si rivela nell'universo incomprensibile." Se un divino esiste, è racchiuso per gran parte dietro o dentro parole pesanti e pensanti, immense come queste.

giovedì 29 aprile 2010

COSA POTREBBE ESSERE E COSA E' STATA L'ITALIA: FRAMMENTI DA PIERO CALAMANDREI

"Domandiamoci che cosa è per i giovani la Costituzione. Che cosa si può fare perchè i giovani sentano la Costituzione come una cosa loro, perchè sentano che nel difendere, nello sviluppare la Costituzione continua, sia pure in forme diverse, quella Resistenza per la quale i loro fratelli maggiori esposero, e molti persero, la vita. [...] Nella nostra Costituzione c'è un articolo che è il più impegnativo, impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l'avvenire davanti.
Esso dice: Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sè. La Costituzione è un pezzo di carta: lo lascio cadere e non si muove. Perchè si muova bisogna che ogni giorno, in questa macchina, metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere quelle promesse, la propria responsabilità. [...]
Quindi voi, giovani, alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendervi conto che ognuno di noi non è solo, non è solo; che siamo in più, che siamo parte anche di un tutto, un tutto nei limiti dell'Italia e del mondo. [...]
Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!Dietro ad ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta, Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione."
(da un discorso tenuto nel 1955 ad alcuni giovani studenti milanesi)

...profuma ancora di un Nuovo che non sento più.

mercoledì 28 aprile 2010

DISBOSCAMENTI E DEFORESTAZIONI (NON) SOLO PER MANO UMANA...

Sarebbe un pò come se in soli cinque anni un'area grande come tre volte l'Italia se ne andasse, completamente cancellata.
E' ciò che succede, purtroppo, anche grazie all'animale uomo. L'enorme crollo si riferisce alle aree verdi della nostra piccola Terra, sopraggiunte in pochissimo tempo ad una discesa impressionante.
Tale, triste, verità è il risultato di uno studio basato sulle immagini satellitari e pubblicato dalla rivista Pnas. Secondo tali immagini dal 2000 al 2005 il mondo ha perso il 3% delle sue foreste, pari a un'area di 1 milione di chilometri quadrati.
Il polmone verde del mondo se ne sta, non troppo lentamente, andando dalla nostra piccola astronave. Nel 2000 c'erano oltre 33 milioni di chilometri quadrati di spazi disponibili, miseramente calati di una consistente cifra. Il nostro continente ha rinunciato al 2,8% del suo patrimonio di alberi, assestandosi più o meno sulla media mondiale. Tale percentuale corrisponde indicativamente ad 86mila chilometri quadrati.
"I nostri risultati confermano che in tutto il pianeta si stanno perdendo grandi quantità di foreste - scrivono gli autori dello studio - bisogna dire però che questo metodo non distingue fra le perdite naturali e quelle dovute all'uomo".
L'opinione degli esperti fa presagire che il disboscamento non è solo merito della mano umana; per fortuna o purtroppo, ormai non si sa più cosa dire.
Vorrà a dire che abitueremo i nostri polmoni a respirare solo pietra e smog, viste le aridità degli ultimi tempi.

martedì 27 aprile 2010

BERLUSCONI E L'ENERGIA NUCLEARE: PERCHE' NON FARE UNA BELLA CENTRALE AD ARCORE?

Giunti al 2010 la questione energetica diventa ormai una primaria emergenza per tutto il pianeta. Ci ritroviamo in balia di combustibili fossili ormai in fase di esaurimento, capaci però ancora di infestare l'atmosfera terrestre consegnando il pianeta al più terribile delirio climatico immaginabile.
Il problema dell'energia, con la quale facciamo tutto, è di assoluta urgenza per l'essere umano.
Senza di lei, infatti, la nostra vita quotidiana oggi come oggi si ridurrebbe ad un'assoluta immobilità tecnologico-prestazionale.
L'energia è strana, in quanto riesce sempre e solo a trasformarsi, senza mai nè rinascere nè distruggersi. Si trasforma aumentando sempre più il disordine nel nostro piccolo pianeta, fino ad un probabile punto di collasso.
Qualche anno fa fu lo stesso Ludwig Boltzmann a capire l'importanza che la tematica energetica DEVE avere nel dibattito quotidiano: "La lotta per l'esistenza è la lotta per avere energia."
Dinnanzi a ciò non c'è davvero nulla da dire. Noi stessi, in quanto esseri viventi, siamo mossi da energia. Energia che proviene dal cibo, dalle reazioni elettrochimiche nel nostro corpo e da quanto altro comporti trasformazioni funzionali atte a produrre pensiero e movimento.
Le modalità con le quali avere energia a disposizione sono, oggi, molteplici e molto approfondite a livelli tecnologico-scientifici.
Una di queste è, per fortuna o purtroppo, l'energia nucleare.
E' di ieri l'ennesimo trattato di pseudo cooperazione fra Italia e Russia, stipulato dal Premier Silvio Berlusconi ed il leader russo Vladimir Putin. Berlusconi è stato, come sempre, lapidario e trionfalista nei proclami.
A detta sua, entro tre anni avremo la prima centrale nucleare in costruzione e riusciremo a convincere tutta Italia sull'uso di questa energia attraverso campagne di convincimento e consapevolezza mediatica. Secondo lui in Francia molti cittadini bramano spasmodicamente centrali nucleari vicino casa, dal gran che questa energia è sicura e affidabile.
Preliminarmente alla sicurezza e all'affidabilità, è sufficiente considerare una frase di Carlo Rubbia:
"Non esiste un nucleare sicuro. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di nucleare innovativo."
E' opportuno affermare che facendo scienza la prima cosa che è necessario conoscere è la certezza che manca sempre. Nulla è certo in affidabilità, nè in funzionalità.
Si può parlare invece di funzionalità sulla base di indici di probabilità ritenuti affidabili; il che è molto diverso.
Per Silvio Berlusconi pare che il nucleare sia sicuro solo se riuscirà a comunicarlo efficacemente la televisione. Nel sistema di lavaggio di cervelli italiano questo discorso funziona alla perfezione. Basterà qualche ora e qualche trasmissione costruita ad hoc per abbattere il terrore dell'atomo.
Ciò che stupisce è che tale parere è obiettivamente molto realistico in un'Italia come questa.
Dal nucleare l'Italia potrebbe trarre davvero giovamento? Affidandosi alla produzione di nuova energia e basta, potenzialmente si.
Guardando alla totalità della vicenda, assolutamente no. Il primo punto sul quale concentrarsi è su dove sia possibile reperire il materiale utilizzabile per il processo di fissione nucleare.
La sostanza più adatta è, come risaputo, l'uranio. Si tratta di un tipo di atomo perfettamente adatto a sprigionare enormi quantità di energia se sottoposto a "bombardamento".
La prima domanda da fare è una: dove trovare l'uranio necessario per le nostre centrali?
La soluzione necessaria e sola dovrebbe essere, appunto, importarlo dall'estero in quanto tutto il Paese ne è completamente sprovvisto.
Andando a vedere chi sta ai primi posti per giacimenti di uranio troviamo tutti i paesi possibili, ad eccezione della nostra Italia: Australia, Kazakistan, Canada, Stati Uniti, Sudafrica, Namibia, Brasile, Niger, Federazione Russa, Uzbekistan, Ucraina e qualche altro, escludendo l'Italia.
Dinnanzi alla produzione di energia, un primo forte scompenso sarebbe quindi costituito dai costi di importazione del materiale necessario per far funzionare le nostre, miracolose, centrali.
Il secondo punto, scottante, è costituito dalle modalità di smaltimento delle scorie radioattive, ossia da quei residui/rifiuti derivanti dal ciclo di produzione energetica nucleare.
Il processo utile per ricavare energia dal nucleare è una tipologia di tecnologia pericolosa, inquinante ed assai dispendiosa in termini economici.
Basti pensare che alcune regioni stanno tuttora portando avanti a cifre assai elevate opere di dismissione e smantellamento delle centrali nucleari chiuse dopo il referendum del 1987.
Nonostante tutti questi punti critici, l'opera di convincimento di Silvio Berlusconi DEVE cominciare.
Arrivato all'età di 73anni, del futuro non gliene importa molto.
Futuro che parla di fonti di energia rinnovabile e sicura, al 2007 diffuse solamente sullo 0,7/0,9% della produzione energetica mondiale.
L'energia rinnovabile annovera al suo interno moltissime potenzialità, derivanti dagli elementi che la natura ci ha messo attorno. Si pensi al Sole, al vento, od al calore naturale che la Terra produce grazie al suo infiammato nucleo interno.
Basterebbe poco per soddisfare tutto il fabbisogno energetico di uno Stato, utilizzando le energie rinnovabili. Basti pensare che, in un paese come la sola Italia, tutta l'energia necessaria alla popolazione potrebbe essere fornita ricoprendo di pannelli fotovoltaici lo 0,8% circa del territorio nazionale.
Così facendo potremmo quindi stare lontani da centrali nucleari dispendiose, inquinanti e molto poco redditizie in termini di futuribilità.
Nonostante tutto, di questo il Premier non parla nè parlerà forse mai.
Ciò che conta, per lui, sono queste stramaledette centrali nucleari. Lasciamogliene fare una proprio davanti a casa sua, sia mai che non possa essere contento.

lunedì 26 aprile 2010

CLIMA E DELIRIO TERRESTRE: (GRAN) PARTE DELLA COLPA E' NOSTRA

Qualche mese fa, che pare diventato secolo, c'è stato un vertice di importanza mondiale sul clima.
C'è stato un appuntamento importante, gestito dai rappresentanti politici e tecnici provenienti da tutte le nazioni del mondo.
In quella sede si presero decisioni importanti, promesse consistenti. Decisioni imprescindibili per le future generazioni, alle quali chi sta distruggendo il pianeta Terra dovrà rendere conto.
Si era, all'incirca, preventivata l'adozione di misure urgenti di tutela e sostenibilità ambientale, proporzionate allo stato di emergenza nel quale la nostra astronave versa.
Il pianeta sta sempre peggio, come sempre peggio stanno i buoni intenti e le promesse prese non molto tempo fa. Ad oggi pare, infatti, tutto quanto un miraggio.
I dati di questo ultimo periodo affermano che l'umanità immetterà nell'atmosfera al 2020 il 10/20% di anidride carbonica in più rispetto ai valori di oggi.
L'essere umano si era ripromesso di dimezzare le emissioni entro il 2050. Partire con un aumento del genere in soli 10 anni non è un buon punto di partenza, affatto.
I valori sulle emissioni di gas serra saranno inoltre di molto superiori alle medie ipotizzate, stando agli ultimi modelli matematici elaborati.
Ci si era inoltre detti molto "amichevolmente" di contenere il surriscaldamento climatico a "soli" 2°C. Ad oggi sembra che ci sarà un 50% di probabilità di avere un aumento uguale o superiore a 3°C. In caso di concreta realizzazione di ipotesi ad oggi non affatto lontane dal manifestarsi, gli effetti di delirio climatico per il pianeta diventerebbero assolutamente ingestibili.
In tal caso l'equilibrio termodinamico del sistema Terra diventerebbe solo un lontano ricordo.
Il fascicolo di buone promesse e di famosissime "buone pratiche" aperto a Copenaghen è lontano secoli luce dal realizzarsi.
Mettendo insieme tutti i calcoli fatti e/o fattibili, pare che l'umanità al 2020 passerà ad un'immissione di anidride carbonica nell'aria pari a 53,6 miliardi di tonnellate.
Ad ora staziona su un "misero" valore di 47,9. Un aumento che riuscirebbe inevitabilmente a compromettere il futuro, consegnando il pianeta ad un dissesto senza precedenti nè, probabilmente, potenziali eventi posticipati.
Ad ora il mondo, anche su segnalazione del gruppo di scienziati delle Nazioni Unite (IPCC), rischia il collasso climatico secondo una preoccupante probabilità.
Sta all'uomo giocarla evitando i soliti binari di tragicomici compromessi.
La partita, a quanto pare, è troppo difficile per poter essere giocata.

domenica 25 aprile 2010

BERE, CON RISCHI

Non si capiscono le ragioni di quell'ossessiva ricerca del bisogno di lasciarsi andare che fa capo all'uso e abuso dell'alcol, soprattutto fra giovani e giovanissimi.
L'età di inizio delle bevute è sempre più precoce e sempre più sconsiderata. I dati che emergono dall'Istituto Superiore di Sanità non sono per nulla confortanti; in Italia i bambini si avvicinano all'alcol prima che in tutto il resto d'Europa, diventando consumatori già attorno all'età di 11-12 anni.
L'alcol è tristemente la prima causa di morte tra ragazzi perchè all'origine di moltissimi incidenti stradali.
Si beve e poi con mancanza di responsabilità e consapevolezza si va alla guida di macchine che per l'occasione diventano armi di distruzione incontrollata.
I servizi di alcologia ed il Sert hanno, in questo malcapitato paese, un numero indicativo fra 1600 e 1800 pazienti sotto i 19 anni in cura abituale. Si inizia, in maniera sconsiderata, sempre più precocemente.
Si inizia senza, la maggior parte delle volte, sapere neppure i perchè ed i per come.
L'ebbrezza fa presa soprattutto sui più più giovani e sugli anziani.
I consumatori potenzialmente "a rischio" sono circa 9 milioni, di cui 3 milioni circa hanno superato i 65 anni. Come solito, di un'emergenza come questa in un paese come il nostro si parla poco.
Ai posteri l'ardua sentenza, se saranno abbastanza sobri per poterla pronunciare.

sabato 24 aprile 2010

PRIMAVERA&RESISTENZA

Oggi più che mai si avverte nell'aria l'importantissima missione di vita alla quale è chiamato l'essere umano. Siamo condannati, in quanto animali dotati di semplice pensiero e ragione, a costruire il nostro futuro partendo dagli sbagli fatti nel passato.
Errori a cui qualcuno ha, con sofferenza e morte, trovato un rimedio che riuscisse ad essere il più efficace possibile. La responsabilità che il tempo affida all'uomo è saper trovare la formula migliore per trasmettere ogni vero valore alle future generazioni.
Il tesoro della Memoria è un patrimonio inestimabile che non può essere in alcun modo scalfito dalle nebbie del tempo e del revisionismo.
Resistenza è, fortunatamente, sinonimo stretto di responsabilità, dovere e futuro.
Per poter essere individui forti è necessario applicare con rigore gli insegnamenti provenienti dal passato, esercitando con consapevolezza e moralità il proprio, quasi sacro, potere di uomini.
L'indifferenza che troppo spesso si calpesta oggi è un altro attentato alle vite spezzate di quanti hanno sudato sangue per regalarci la libertà che oggi stiamo respirando.
Lo disse Gramsci, in un monito che più assoluto di così non poteva essere: "Odio gli indifferenti."
Oggi più che mai l'uomo ha il dovere di mobilitarsi, di reagire e di ribellarsi a questo senso di "ordinaria precarietà" che ci avvolge quasi perennemente.
Oltre ai valori, ci sono rimasti i luoghi nei quali "Resistenza fu". Dove trovare ancora oggi tutti questi tesori in terra? Ce lo ricorda, da frasi diventate eterne, Piero Calamandrei:
"Andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perchè lì è nata la nostra Costituzione."
Resistenza che fu, Resistenza diversa che deve e dovrà essere, prepotentemente, anche in futuro.
E' importante non disperdere il patrimonio accumulato nella Storia umana.
Solo così, a rigor di memoria storica, tutto ciò che sarà potrà essere meglio di ciò che è stato.
Il presupposto da tenere in considerazione dovrà essere fisso e perentorio: lasciare qualcosa di migliore alle generazioni che verranno.
Tutto questo calderone di intenzioni deve diventare quasi una consapevolezza istintiva, una certezza nè momentanea nè periodica. Il dovere dell'uomo deve riassumere in sè tutte queste, primitive ed urgentissime, necessità.
Ce lo ricorda anche Albert Einstein, dall'alto della sua genialità: "Dobbiamo fare del nostro meglio. E' questa la nostra sacra responsabilità di esseri umani."
La sola cosa sacra che abbiamo a disposizione è, dunque, la responsabilità. La primitiva responsabilità che abbiamo nei confronti del tutto che ci circonda.
Come uomini abbiamo in mano davvero moltissimo; la sola speranza è ritrovare speranza di lottare fra i timidi raggi di sole della primavera.
Ai giovani come me ed a chi prenderà in mano il mondo negli anni che seguiranno voglio regalare aria importante, dai polmoni di Antonino Caponnetto:
"Ragazzi godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova resistenza, la resistenza dei valori, la resistenza degli ideali. Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare e di agire da uomini liberi e consapevoli."
Il mondo è, più che mai, in mano nostra.

venerdì 23 aprile 2010

IL CROLLO DEL FUMETTO

E' aumentata, da ieri, la consapevolezza italica di dimorare in un fumetto dalle tinte ancora molto vaghe ed indefinite. Siamo in un contesto strano, senza condizioni al contorno chiare e senza un orientamento nitido e chiaramente definibile.
C'è stata aspra battaglia, in quel di Roma ieri. Nella direzione nazionale del PdL, Silvio Berlusconi non la ha mandata a dire all'aspro dissenso espresso da Gianfranco Fini. Reso ormai impossibilitato a fare finta di niente, è stato costretto, come da suo marchio di fabbrica, ad un attacco frontale e spregiudicato nei confronti di un co-fondatore che ha, come lui, gli stessi diritti di confronto e dibattito politico, culturale e valoriale.
Quello che conta, per il Premier, non è nulla di tutto ciò. Ciò che conta per lui sono le bilance della giustizia, rigorosamente sempre pendenti verso la sua innocenza; ciò che conta per lui sono i sondaggi favorevoli ed i finti proclami di un "Partito dell'Amore" che distrugge tutto e tutti a suon di mazzate nei denti.
Fa bene Gianfranco Fini a sottolineare la necessità di evitare il passaggio da un centralismo democratico ad un centralismo carismatico. Fa altrettanto bene, dal suo punto di vista, Silvio Berlusconi ad aizzarsi ed attaccare a spada tratta con tutta la fenomenologia del perfetto comunicatore a lui intimamente connessa.
L'opinione che Berlusconi vorrebbe sempre vedere è a tinte monocromatiche; l'opinione emersa ieri è stata figlia di tinte colorate e colorite che a lui vogliono da sempre sfuggire.
Nonostante offese ed ossessioni di impunità ad-personam, qualche crepa in questo fumetto inizia a mostrarsi. Il Paese addormentato dovrebbe sapere come e cosa volere da un leader che individua nella riforma istituzionale l'emergenza principale di un'Italia stremata.
Entrato in politica per scappare alla galera, il fenomeno Berlusconi è destinato a durare ancora per qualche tempo. E' importante e significativa, anche, la necessità di avere una voce fuori dal coro di silenzi e timidi assensi come Gianfranco Fini.
Esponente in questo momento di un'idea rinnovata ed aggiornata di destra e di politica, ha fatto emergere pluralismo ed una disponibilità al confronto che fanno ben promettere.
Ne ha tuonate moltissime il Premier, ieri. Ha accusato esponenti finiani di aver ridotto il PdL a "pubblico ludibrio".
Non si ricorda di tutte le volte che lui ha rappresentato l'Italia come "pubblico ludibrio", come cloaca o qualsivoglia altro termine impressibo.
Basti ripensare alle corna ai vertici mondiali, basti pensare all'abbronzatura di un certo Obama.
Basti pensare ai discorsi personali fatti dinnanzi alla cortese attenzione di Zapatero e di giornalisti spagnoli assetati di ben altre notizia.
Per immaginare un esempio di ludibrio, paradossalmente, il primo riferimento va a Silvio Berlusconi.
Ridicolizzatore a più non posso, non ama sentirsi nè essere ridicolizzato.
Il solo modo per essere ridicolizzati, secondo lui, si esprime forse attraverso il dissenso ed il contraddittorio. Questi due ingredienti causano una miscela esplosiva, capace di far emergere a più riprese tutta la sua incoerenza e tutta la sua, straordinaria, capacità di recitazione.
Si accontenta di avere dalla sua una platea di silenzi, di mani battenti a comando e di persone che con lui o per lui hanno avuto particolari rapporti.
Affermare prima di essere liberale, contattando poi "direttorissimi" ed esponenti di agenzie di sicurezza e comunicazione per far rimuovere voci "non gradite" al pifferaio magico.
Dall'alto dei suoi 73anni, Silvio Berlusconi si trova con una nuova voce nel coro.
Si ritrova vicino la voce di un co-fondatore con la legittima necessità di esprimere opinioni importanti all'insegna della tanto richiesta pluralità.
Il vero ribelle, rispetto ai valori di politica e moralità richieste, è proprio il Premier.
Potrebbe cogliere, una volta tanto, una buona occasione per vergognarsi.
Nel mentre, la nostra fumettosa e fumosa storia italiana continua.

giovedì 22 aprile 2010

HEART DAY: UN' (ALTRA) OCCASIONE PER PENSARE

La Terra è un pianeta vivo, forse ancora così vivo da poterci sorprendere giorno dopo giorno con le sue manifestazioni reali di vitalità. Fermarsi all'aperto e sentire un moto d'aria provenire da qualche dove, correre e declinare lo scorrere dell'anima al vibrare delle foglie e dell'erba.
Sentire la propria consapevolezza interiore muoversi sotto un cielo velato di stelle lontanissime, forse anche spente.
Capire quanto siamo piccoli potrebbe renderci, al contempo, anche consapevoli di essere speciali. La natura è rigore, la natura è tutto ciò che di più semplice ed al contempo imprevedibile può esistere al mondo.
E' debole quando spezzi rami di albero o calpesti foglie secche, mentre è potente e prepotente quando fa eruttare vulcani o causare terremoti. La natura ci ha consegnato nelle mani un mondo in stabilissimo equilibrio, un regno nel quale noi abbiamo avuto la possibilità di diventare qualcosa di nuovo, al di là dei soliti viventi confini animale e vegetale.
Abbiamo nell'anima la missione di essere tutori del mondo, architetti del suo stesso futuro attraverso quell'ingegneria di pensiero che oggi vedo così poco attorno a noi.
Se c'è un sogno che è diventato realtà, quel sogno per moltissima parte dell'umanità fa da sempre rima con forbice tecnologica che avanza a gran giornate.
Le affilatissime risorse delle quali disponiamo sono ormai così taglienti da ferire addirittura il pianeta stesso. Nonostante ciò, basta davvero pochissimo perchè la natura riesca a ricordarci quanto siamo prepotentemente controllati da lei.
Nel giorno della Terra, che giorno solo non dovrebbe essere, l'uomo dovrebbe avere il supremo potere di riflettere su argomenti come questi. Il calderone di problemi nei quali ci siamo immersi al 2010 non fa più solo rima con squilibri termodinamici, pressioni e temperature fuori controllo; fa rima con effetto serra, con deforestazione e politiche energetiche sconsiderate.
Rincorriamo le energie rinnovabili solo sulle pagine di libri universitari, sentendo professori e docenti predicare un necessario allontanamento dai tanto inquinanti combustibili fossili.
Se la Terra fosse studentessa universitaria non potrebbe sentire consapevolmente certe parole. Con i se e con i ma l'uomo è andato, paradossalmente rispetto alla sua natura, davvero molto lontano.
Dalla selce alla bomba nucleare è stata fatta davvero tanta strada.
Quanta strada potremo ancora fare, per fortuna o purtroppo, non dipende solamente da noi.
Larga parte delle nostre possibilità dipendono dai piani che Madre Natura disegnerà su di noi, dal ruolo sempre più decisivo o sempre più marginale che deciderà di affidarci.
Ciò che deve sapere è che non tutti la hanno delusa o la deluderebbero; a loro dovrebbe arrivare e tornare a parlare, nel mondo intero attorno a lei.
Se tutto è manifestazione di natura, tutto è altrettanto chiaro e semplificabile secondo armoniche leggi matematiche che l'uomo ha analizzato fin dal suo arrivo come essere pensante.
La rinnovata coerenza dell'essere umano, in un frangente come questo, dovrebbe essere imponente.
Dovrebbe essere stabile e perenne, similmente a quanto scrisse l'inarrivabile Albert Einstein in una lettera ad un pastore di Brooklyn del 1950:
"L'aspirazione fondamentale degli uomini consiste nel cercare di agire con coerenza morale. Ne dipendono il nostro equilibrio interiore e persino la nostra stessa esistenza. Solo la moralità delle nostre azioni può conferire alla vita bellezza e dignità."
Allo stesso modo una nuova umana moralità ridarebbe alla Madre Terra quella bellezza, quella dignità e quella consapevolezza che da sconsiderati gli abbiamo tolto, giorno dopo giorno.

mercoledì 21 aprile 2010

A TUTTI I GIOVANI FUMATORI...

Ce ne sono sempre di più di amanti della sigaretta, in un mondo che fa tante battaglie contro tante droghe che non portano profitti certi nei rigonfi portafogli di qualche potente o potentato.
Ci si lava la coscienza con il "deterrente scritto" sulle confezioni di sigarette, riempiendo pacchetti su pacchetti con "Il fumo nuoce gravemente alla salute", "Il fumo uccide" e tanto altro.
Siamo nell'Italia fatta di compromessi impliciti, siamo in un mondo dove fino a poco tempo fa le case produttrici di sigarette erano i principali sponsor sulle vetture di Formula Uno.
Siamo in un mondo dove una mano lava l'altra e tutte e due si rubano poi l'asciugamano.
Il fumo è l'oppio di sempre più giovani individui, alla ricerca di chissà quale soddisfazione da pescare in fiumi di tabacco montato e pronto per l'uso.
Si fuma senza un perchè esatto, senza una scelta consapevole.
Ci si trascina inesorabilmente, sigaretta dopo sigaretta. Il computo delle ceneri accumulate nei polmoni cresce senza sosta, corroborato da quel troppo smog che le nostre automobili ogni benedetto giorno ci obbligano a respirare.
Dal punto di vista della salvaguardia del pericolo fumo il nostro Paese è, come suo solito, indietro secoli luce. Un sondaggio DOXA-Iss, intitolato "Il fumo in Italia" ed aggiornato al 2008, ha al suo interno sacche di preoccupante verità.
Ci sono domande che hanno altissime percentuali di brutte risposte. Contano molto, appunto, anche le responsabilità dei venditori e di chi distribuisce sigarette e quanto altro.
Alla domanda "A Lei è capitato di vedere un tabaccaio che si rifiuta di vendere le sigarette ad un minore di 16 anni o che chiede un documento per verificare l’età?" la maggior parte delle risposte faceva capo ad un generico "No, mai" (83,8% delle persone intervistate).
Lo Stato potrebbe attuare anche alcune misure preventive concrete per arginare tale, potenziale, distruzione di massa futura. I rimedi possibili commissionati dal sondaggio furono disposti così per ordine di importanza:
1) accesso gratuito ai centri di dissuefazione;
2) vietare la vendita ai minori di 18 anni(anziché 16 anni);
3) medicinali per smettere di fumare gratuiti;
4) estendere il divieto di fumare;
5) aumento sensibile del costo delle sigarette.
Sapendo dove tira il soldo in concreto, c'è poco da fare ed ancora meno da commissionare.
Da ieri qualche altra scottante e non fumosa puntualizzazione fatta da Umberto Veronesi, non certo uno sconosciuto. Impegnato nel lancio della campagna "Giovani in Salute" promossa dall'assessorato alla salute milanese, ha affermato che la lotta al fumo è molto più importante di quella conducibile su alcol e droghe.
Tutto ciò soprattutto perchè i morti ogni anno per tumore polmonare sono oltre 50mila.
Nella sola Milano almeno 1 minorenne su 5 fuma, per una prima sigaretta consumata a soli 15 anni.
Mentre appaiono solo esserci "prime sigarette" all'orizzonte, qualcuno ancora attende la fatidica "ultima sigaretta" appartenente alla Coscienza di Zeno di antica memoria.
Ultima sigaretta che potrebbe risparmiarci in futuro guai assolutamente pericolosi, come ad esempio il rischio esponenzialmente superiore di contrarre tumori polmonari.
Secondo Veronesi, infatti, ai fumatori giovani e giovanissimi potrebbe succedere di avere un tumore attorno alla precoce età di 40/45 anni.
Si sa, prevenire è meglio che curare.
Peccato che nessuno pare voglia farlo davvero in concreto.

martedì 20 aprile 2010

DIO E' MORTO, OPPURE SI NASCONDE

Mi ricordo qualche momento d'infanzia passato a guardare con attenzione, riverenza e quasi ammirazione la Sindone che molti definivano e definiscono come prova provata del passaggio di Gesù in Terra. Mi ricordo del velo di paura che mi attraversava pensando all'importanza di tale testimonianza, di quel telo così importante che avrebbe dovuto regalarci certezze riguardo l'importanza del comportarsi per davvero con rettitudine.
Mi ricordo tante, troppe domande che da sempre mi facevo quasi istintivamente.
Mi ricordo di tante certezze non spiegate appieno in tantissime ore di religione, svolte con attenzione e speranza di comprensione fino alla fine del necessario.
Mi ricordo di una religione che sapeva di povertà, mi ricordo di una religione che aveva dentro sè fibre di umana linearità e semplicità. Mi ricordo, di pari passo allo studio, di un uomo sempre più potente e sempre più distruttivo, capace di divenire quel superuomo che secondo qualche filosofo sbiaditamente liceale aveva ucciso l'idea di Dio dalla faccia della Terra.
Mi ricordo di un'esigenza mia di chiarimento, di consapevolezza e chiarificazione.
Mi ricordo di aver visto il divino in cose che non pensavo minimamente potessero nè volessero contenerlo. Mi ricordo molte vicende, molte delle quali per nulla sorprendenti.
Mi ricordo di un signore con la barba bianca e la tunica al quale rivolgermi per ottenere conforto, amore e benevolenza. Mi ricordo di una voglia di luce incredibile al solo pensare alla sua figura, mi ricordo di voci che mi dicevano di andare ciecamente verso la sua figura.
Mi ricordo di compassione, di rispetto, di modelli comportamentali rigidi e rigorosi per divenire sempre più a sua immagine e somiglianza.
Mi ricordo di un libro sacro dalle parole nude e crude, mi ricordo di una voce che mai smetteva di parlare ed interpretare la sua testimonianza.
Mi ricordo tantissime storie, tantissime piccole emozioni che hanno in tutta la mia vita composto la mia necessità di poter credere in un qualcosa di sovrumano.
Qualcosa di sovrumano che sta sempre più coincidendo con i sovrumani silenzi a cui Leopardi faceva riferimento nel contemplare il suo infinito.
Se Dio è infinito e va interpretato secondo le misere possibilità dell'uomo, credo sia diventato infinitamente silenzioso nel suo comunicare con noi.
Mi potrebbero dire che i segnali della sua presenza vanno cercati e capiti, nella vita di ogni giorno.
Mi potrebbero dire tante cose che non riusciranno a confortarmi.
Mi potrebbero dire di cercarlo, di comprendere la sua vera intima natura. Potrei dire loro che, se esiste, alle volte ama nascondersi o non guardarci.
Si è forse sintonizzato su qualche altro pianeta per ricreare un'altra umanità, migliore e diversa dalla nostra. Ci ha bollato con un "sbagliando si impara", dedicandosi ad altro?
La risposta non la ho certamente io, affatto.
Potrei dire a chi dice di cercarlo nei fatti di ogni giorno di dirmi dove stava quando poche ore fa si consumavano le vite di due ragazzine di 13 e 14 anni, uccise sul colpo dalla caduta di una roccia di tufo in quel di Ventotene. Potrei chiedere loro di mostrarmela lì, questa presenza del divino protettore di uomini.
Potrei chiedere di reinsegnare all'umanità intera a credere, dinnanzi ad una Chiesa che si dice ferita perchè accusata di proteggere e custodire preti pedofili.
Potrei chiedere di accendere le antenne della consapevolezza per guardare alle migliaia di morti dei terremoti di Haiti, Cina e Cile fra i tristi ultimi. Potremmo cercare Dio in diecimila uomini confusi, od in quei milioni di disoccupati che a fine mese regalano ai loro figli solo pance vuote e piatti vuoti.
Potrei chiedere loro tanto di tutto ciò, potremmo cercare di nuovo Dio in tutto ciò che scriveva Guccini non molto tempo fa.
Potremo vedere un Dio finalmente risorto in ciò che crediamo, in ciò che vogliamo e nel mondo che faremo custodendo e proteggendo l'amore e lo stupendo patrimonio regalatoci da Madre Natura.
Magari mi sbaglio, Dio esiste e sa di umano molto più di quanto io possa pensare.
Nel caso, ben lieto di accoglierlo in questo mondo disastrato.
Nel mentre, almeno, credo.
Guccini docet.

lunedì 19 aprile 2010

COSA E' L'ESSERE UMANO...

Siamo davvero animali incredibili, con potenzialità enormi che nel corso della Storia si sono tradotti in aberranti errori di percorso. Avevamo, abbiamo ed avremo ancora per chissà quanto possibilità enormi, paurose, incredibilmente uniche.
Sul pianeta Terra siamo quasi unici per intelligenza e possibilità di pensare e ragionare, mentre siamo sicuramente unici per bestialità commesse e connesse alla distruzione della nostra astronave Terra.
Camminiamo a passi non troppo felpati, rincorrendo a più non posso la destabilizzazione di quel precario equilibrio che ha da sempre governato il nostro sistema.
Siamo creature sorprendenti, nel bene e nel male. Tutta la nostra potenza è racchiusa in quel "libro" che scrive ciò che siamo ed ancora di più ciò che saremo.
Governando il nostro sviluppo il nostro DNA sa molto più di qualsiasi Bibbia sul nostro futuro.
Siamo un prodotto di combinazioni di zuccheri, fosfati e basi.
Siamo adenina, timina, citosina e guanina in variabili modalità disposte. Siamo prodotto di questo nostro, incredibile, codice genetico.
Il mistero su quella struttura a doppia elica è ancora enorme e troppo grande per poter essere inquadrato con chiarezza. Ciò che conta, ad oggi, è che dentro qualcosa siamo scritti.
Quel DNA è racchiuso in ogni singola cellula, avendo dati veramente impressionanti dentro sè stesso.
Ciascun DNA ha una lunghezza, se "srotolato", di circa 2 metri.
Il mistero più grande è come faccia a stare in uno spazio di pochissimi millesimi di millimetro.
Esistono tuttavia altri misteri su questo codice genetico, infinitamente più sorprendenti di questo ultimo.
Se potessimo collocare tutto il nostro DNA "srotolato", potremmo ottenere una specie di autostrada lunga oltre 20 milioni di chilometri.
L'essere umano è anche tutto questo. In ciascuna molecola genetica ci sono qualcosa come 3,2 miliardi di lettere in codice, accoppiate secondo i legami sempre stabili Adenina-Timina e Citosina-Guanina.
Dentro sè l'essere umano ha una struttura ad elica; in questo risiede forse la sua straordinaria potenzialità di poter volare e far volare il mondo intero che lo circonda.
Sicuramente non sarà così, però mi affascina pensarlo.
Siamo un mistero enorme, tutt'oggi. Mi fa un certo effetto vedere risuonare sensazioni di assurda onnipotenza, deliri incredibili di sovrumana consapevolezza.
Sentiamo l'esigenza strana di ricercare socialità, di parlare e condividere idee e pensieri.
Sappiamo scambiare opinioni e riusciamo a pensare.
Pensare è tutto ciò che di più meraviglioso potesse capitarci in questo strano percorso evolutivo.
Sia che abbia ragione Darwin o che abbia qualche merito Lamarck, il pensiero è una delle cose più incredibili che sappiamo inconsapevolmente amministrare.
Pensiero potente e prepotente, pensiero che ha saputo costruire architetture ed opere impressionanti.
Ciascuno di noi è, da sempre, ingegnere senza saperlo.
Ciascuno di noi potrebbe, se solo volesse, pensare a quella farfalla che con il suo battito di ali può riuscire a sconvolgere tutto.
Siamo profondamente straordinari, ma altrettanto profondamente inconsapevoli di esserlo.
Tutto questo è, davvero, sconvolgente.

domenica 18 aprile 2010

LUNA PARK ITALIA: DIVERTITEVI!

L'Italia è un paese dove fa scandalo il bicchiere tirato in faccia al fenomeno del Grande Fratello, è il paese dove fanno notizia i provini da 007 di Fabrizio Corona e dove le notizie di gossip vengono mescolate a quelle di cronaca nera.
Dinnanzi a tutto ciò, l'Italia è il paese dell'ordinaria follia. Siamo in uno Stato complesso, particolare. Qui si racconta e si narra di orsi ballerini nei tg nazionali, si vedono servizi che annunciano riforme che mai arrivano.
Se Cristo esiste, si è fermato alla dogana dei nostri confini. Sembra uno stato dove i veri problemi non esistono. Sembra avvolta sotto una torbida cortina di fumo la storia dell'uomo di 44 anni impiccatosi a Bologna per un lavoro che non arrivava mai.
Ha lasciato moglie, disoccupata, e due figlie sole. Ha fatto una scelta, forse, troppo facile o troppo disperata. Di fronte a casi come questo è impossibile stabilire margini e confini netti.
Nessuno parla delle continue morti sul lavoro; ne abbiamo di continue ogni giorno.
Solo ieri un operaio di 26 anni è morto a Vizzini, a causa dell'urto con i cavi dell'alta tensione del braccio semovente di un'autopompa. E' deceduto sul colpo folgorato, lasciando sole moglie e figlia.
L'Italia è il paese dove queste notizie rimangono nei trafiletti, nei fondo pagina, nei sottotitoli.
Questo è il nostro quanto, purtroppo.
L'Italia è il paese dove quindici malati di Parkinson sono al palo perchè i loro "peacemaker" cerebrali si vanno spegnendo. Hanno batterie troppo costose, circa di 10mila Euro cadauna.
Basterebbero le mensilità di quindici deputati per un mese solo, ma il Sistema Sanitario Nazionale non ha soldi. Di pari passo loro marciano verso una tremenda passività.
Franco, 70enne colpito da questa terribile malattia, si piega tristemente al corso degli eventi:
"Sono 53 giorni che non esco di casa, e chi si fida? Non ho più forza nelle gambe, non controllo più il tremore, mi sento calare la voce mentre parlo, anche le palpebre si abbassano da sole: avevo ritrovato una vita quasi normale, nei limiti della mia malattia, adesso è peggio di prima."
Il calvario è iniziato a dicembre, quando le batterie cerebrali hanno iniziato a manifestare i primi segni di cedimento. Batterie importantissime in quanto elettrodi collegati a batteria inserita sotto pelle, all'altezza della clavicola.
Sostituisce gli stimoli alterati della malattia, secondo una tecnica sperimentale chiamata "Deep Brain Simulation". Grazie a questa panacea i malati di Parkinson ritrovano una vita che però sta per arrestarsi nuovamente.
Questi poveri quindici sono stati fatti correre da varie parti; sono state vittime di un pellegrinaggio inarrestabile che non ha prodotto per loro il risultato tanto sperato.
Eppure basterebbe pochissimo davvero.
L'associazione "Azione Parkinson" motiva così tristemente le ragioni di tale ineluttabile disagio:
"A noi risulta che nelle condizioni di Franco siano quindici persone, tutte in lista d'attesa al Cto; il punto è che il chirurgo inoltra le richieste ma la Asl non dà seguito perchè questa spesa non è inserita in bilancio."
L'Italia è purtroppo anche questo e molto altro di triste.
Che fare dunque? Come migliorarlo?
Uno dei pochi modi rimasti, a quanto pare, è risvegliare le coscienze etiche e le sensibilità degli italiani.
Chissà mai che non si fermino solo a fare il tifo per la propria squadra del cuore.
Qualche causa sociale in più non guasterebbe affatto, anzi.

sabato 17 aprile 2010

ISLANDA E CAOS: QUANDO E DOVE L'UOMO PUO' RIFLETTERE

Il mondo è in uno strano stato di paralisi, vincolato ad un vulcano che nel giro di pochi giorni ha messo in crisi l'intero sistema ritenuto immortale dall'essere umano stesso.
Ritrovandoci in balia di un improvviso imprevisto, dobbiamo rimettere in necessario circolo tutte le nostre apparenti convinzioni di onnipotenza. La Terra ci sta mettendo in crisi, facendo eruttare lava mista a ghiaccio in una sperduta isola troppo a Nord.
L'uomo deve o dovrebbe ricredersi, dunque. Dinnanzi a tutto ciò dovrebbe trovare altrettanta necessità per lottare ed invertire il processo di deterioramento e distruzione al quale sta avviando la Terra, ormai da troppo tempo.
Questo pianeta è la nostra unica casa, non possiamo sprecarla nè distruggerla.
Su questa eruzione molti paventano e spaventano inizi di ipotesi apocalittiche, fatte coincidere con l'ormai troppo famoso 2012. Dire in toni assoluti un pensiero certo su questa ipotesi è da sconsiderati.
Ciò che è possibile lasciare dentro ognuno di noi è solo l'inarrestabile beneficio del dubbio.
Se sono bastate poche ore per distruggere l'infallibile rete aerea del Vecchio Continente, altrettanto poco servirebbe per ricondurre l'uomo alla sua precaria ed instabile dimensione.
Fine del mondo o non fine del mondo, ciò che conta è imparare quanto il giocare con Madre Natura possa produrre armi a doppio taglio per l'uomo stesso.
Mi piace pensare a problemi come questi come occasioni per pensare, opportunità che lascino la possibilità per meditare su quanto è stato fatto e si potrebbe di gran lunga migliorare.
La polvere che sta infatti uscendo in questi momenti dal vulcano islandese impronunciabile è pericolosa sotto moltissimi aspetti; in primo luogo l'alto contenuto di zolfo può causare anomalie sotto moltissimi aspetti.
Sono a rischio le persone sofferenti d'asma e non solo, in quanto tale polvere può causare problemi a bronchi e polmoni. Le particelle più piccole possono infine entrare in circolo colpendo il cuore ed aumentando rischi di infarto.
Sono possibilità minime, ma comunque ci sono. Siamo al blocco più grande e grave dal dopoguerra, qualcosa vorrà pur dire. E' stata Madre Natura, questa volta, a bloccarci tutto.
Che cosa potrà accadere ad ora è prematuro dirlo, essendo tutto in mano al precario corso degli eventi.
Ciò che conta, ora più che mai, è riflettere fermamente.
Lo disse anche il supremo Albert Einstein, con una convinzione senza pari tutt'oggi:
"[...]Fuori c'era questo enorme mondo, che esiste indipendentemente da noi esseri umani e che ci sta di fronte come un grande, eterno enigma, accessibile solo parzialmente alla nostra osservazione e al nostro pensiero. LA contemplazione di questo mondo mi attirava come una liberazione, e ho notato ben prsto che, nel dedicarsi ad essa, molti degli uomini che avevo imparato a stimare e ad ammirare avevano trovato la libertà e la sicurezza interiore. [...]"
Analizzare il mondo e comprenderlo nella giusta maniera può essere, senza dubbio, sorgente di benessere e rinnovata speranza per il genere umano intero.
Per sua natura, Islanda o non Islanda, l'uomo può riflettere attentamente su ciò che lo circonda.
Ed è davvero occasione che lo faccia.

venerdì 16 aprile 2010

16 APRILE 1995 - ADDIO, IQBAL.

Il passaggio di certe anime in un mondo terribile come questo riprende l'eco di passi felpati, alle volte timidi ma sempre pesanti.
Nel caos quotidiano il valore di certe figure si perde e si disperde, nella più piena mediocrità. Ci sono stati individui che hanno saputo lanciare un grido di cambiamento concreto, piccolo, costante, potente e prepotente al tempo stesso.
Ci sono stati tantissimi angeli misteriosi che hanno spiegato il loro volo in mezzo alla nostra tremenda ed ossessiva normalità. In questo 16 aprile ricorre il triste anniversario della morte di un ragazzo, una giovane creatura divenuta giustamente eroico Simbolo di lotta e verità.
Nel 1995, ormai quindici anni fa, moriva Iqbal Masih.
Se ne andava, ucciso a colpi di pistola da alcuni sicari, un giovanissimo eroe. Nato nel 1983, se ne è andato a soli 12 anni. Ha avuto una vita grande nella sua brevità, accorta e responsabile nel suo brevissimo passaggio quaggiù.
Fin da piccolo ho da sempre avuto una sterminata ammirazione per questo piccolissimo combattente.
Da qualche foto rimasta di lui si vede una luce particolare negli occhi, uno sguardo complice e sempre positivo.
Diventato simbolo della lotta contro lo sfruttamento minorile, ha vissuto tutta la sua infanzia a ribellarsi e denunciare gli sfruttamenti cui i suoi coetanei erano e sono tutt'ora purtroppo costretti.
La sua storia è complessa e articolata.
Nato nel 1983, venne venduto dal padre ad un fabbricante di tappeti per una cifra prossima ai 12 dollari. Inizia da lì per lui una schiavitù infinita. "Assoldato" dal suo padrone, non riuscirà mai a ripianare "l'investimento" fatto dal fabbricante di tappeti nei suoi confronti.
Fu picchiato, fu più volte sgridato ed umiliato; quale massima ed umiliante condanna venne incatenato al telaio e costretto a lavorare per oltre dodici ore al giorno.
Iqbal, uno schiavo fra tantissimi piccoli schiavi.
La giovane schiavitù, in paesi come il Pakistan, pretende poco: modesti salari per mani giovani e veloci.
Piccoli e giovanissimi costretti ad eseguire ogni tipo di faccenda, qualsiasi sforzo sovrumano per salari irrisori. La campana della consapevolezza per Iqbal suonò prestissimo.
Costretto da una vita orribile a diventare uomo e resistente prima del tempo, si ritrovò nel 1992 già, purtroppo, troppo cresciuto.
In un giorno di quell'anno Iqbal ed altri giovani schiavi fuggirono di nascosto dalla fabbrica dei tappeti per assistere alla celebrazione della giornata della libertà organizzata dal Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato.
Per la prima volta nella sua giovanissima vita Iqbal sentì parlare di lui, della sua dura vita e delle sue orrende condizioni. Scelse di ribellarsi, questa piccola creatura diventata uomo troppo presto.
Racconta la sua storia a tutti, facendo scalpore nei giornali locali.
Iqbal non vuole tornare al lavoro; si fa aiutare da un avvocato del Fronte di Liberazione per preparare una lettera di dimissioni da consegnare al suo ex-padrone.
Preso da una spinta divulgativa impressionante, arrivò a raccontare la sua storia a tutto il mondo.
Divenne simbolo e portavoce di tutti qui bambini che, come lui, venivano massacrati ed uccisi nell'anima in condizioni disumane.
Diventato giovane sindacalista, iniziò a studiare per coltivare un suo grande sogno.
Voleva diventare avvocato e lottare per far lavorare meno i bambini come lui.
La storia della sua libertà fu piuttosto breve; venne ucciso in quel 16 aprile 1995.
Ricevette un premio di 15mila dollari per la sua azione di informazione e protesta nei confronti di quella realtà. Voleva destinare tutti i soldi alla costruzione di una scuola perchè tutti i bambini schiavi potessero tornare a studiare.
Per lui il solo strumento del bambino doveva essere la matita, il solo mezzo per affermarsi doveva essere lo studio. Grazie a lui ed anche ad altri come lui rimasti in silenzio il mondo ha ricevuto schegge di infinito.
Il giovane Iqbal rifiutò borse di studio in America per rimanere nel suo Pakistan a lottare contro l'orribile sistema.
Nella sua breve vita ci ha regalato tanto, forse troppo per la sua giovanissima età.
Se ne andò, vittima di un attentato spregiudicato e folle.
Se ne andò, ma sta a noi non disperdere l'importanza di una vita così prepotentemente grande.
Dal mio basso un piccolo ricordo per te, giovanissimo Iqbal.

giovedì 15 aprile 2010

NON TROPPO LONTANO PULSA L'UNIVERSO...

L'essere umano vive troppo poco per potersi accorgere davvero della sterminata esistenza dell'intero Universo. Calpestare il terreno dei sensi per poco meno di cento anni regala esperienze che non permettono di concepire appieno l'immensità nella quale ci ritroviamo a "galleggiare" impauriti.
Al di fuori della Terra c'è un vuoto che, se conosciuto, potrebbe fare sfiorire tutto quel senso di onnipotenza e prepotenza che domina gesti e caratteri di certi uomini.
Gli strumenti scientifici dell'uomo dovrebbero, anche in questo senso, far calare o annullare certe sciocche presunzioni. Non siamo molto probabilmente nè unici nè inestimabili nell'Universo intero, dato il troppo che non sappiamo e che forse non sapremo mai.
L'ennesimo contributo al nostro, necessario, senso di piccolezza è di qualche giorno fa.
Il telescopio spaziale Herschel, lanciato in orbita lo scorso anno dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ci ha trasmesso "a Terra" le prime immagini di un cosiddetto "giardino stellare" scoperto non proprio vicino a noi: questo ammasso di stelle si trova infatti a "soli" 5000 anni luce dal nostro piccolo pianeta.
Ciò vuol dire che, per essere raggiunto, un uomo dovrebbe viaggiare alla velocità della luce per circa 5000 anni.
Ne servirebbero moltissime di generazioni di uomini per fare un viaggio così incredibilmente lungo.
Le stelle di questo "nido" sono addirittura giganti; ciascuna di loro ha in media una massa pari a 10 volte quella del nostro Sole. Tutte queste stelle, attualmente in formazione, sono localizzate nella nebulosa Rosetta.
Tale ammasso di polveri e gas sarebbe secondo le ultime supposizioni capace di generare oltre 10000 stelle simili al Sole. Pensare che tutto questo avviene mentre molti di noi si credono super-potenti ed onnipotenti fa davvero riflettere.
Quanto è piccolo l'uomo.

mercoledì 14 aprile 2010

STORIA DELLA MULTINAZIONALE CHE NON SAPEVA VERGOGNARSI

Sapere o riuscire a vergognarsi sono due concetti diversi, ma forse intimamente dimenticati nei meandri vaticani. Non paghi del periodo nero al quale sta andando incontro tutto il mondo e tutto il (loro) sistema, i clericali ne stanno sparando ed avvallando l'una dietro l'altra, in un crescendo di schifo e dichiarazioni inaccettabili.
Secondo le ultime novità, a detta del segretario di Stato vaticano la connessione fra omosessualità e pedofilia è dimostrata o quantomeno dimostrabile.
Il cardinale Tarcisio Bertone ha scoperto che molti psichiatri e sociologi sostengono che sia più forte il legame fra omosessualità e pedofilia rispetto a quello che intercorre fra celibato e pedofilia.
Sono piovute critiche a più non posso, come giustamente deve accadere.
Sull'assurdità della questione è meglio sorvolare, condividendo semplicemente i sentimenti (forse ovvi, ma non retorici) di indignazione, preoccupazione e schifo emersi a gran voce da più parti.
Da quanto si può vedere analizzando i comportamenti della Chiesa, si evince una fervida tendenza ad insabbiare e coprire le criticità dalla loro parte. Colpiti fino al cuore dagli ultimi scandali stanno sferrando a destra e manca attacchi a più non posso.
Il Vaticano, come è risaputo, rappresenta il nostro Dio in terra. Se potessi parlare all'Onnipotente, vorrei chiedergli se lui di una Chiesa così non si vergogna.
Vorrei chiedergli se accetta di buon cuore di vedere certi uomini simili a noi, consapevoli di aver offerto la loro vita a lui, compiere gesti osceni come quelli che purtroppo sono ampliamente testimoniati.
Vorrei chiedergli molte, troppe cose.
Dichiarazioni come queste minano l'equilibrio del mondo, oltrechè di singoli uomini già debilitati da "colpe" non loro. Essere omosessuali coincide, tristemente per la morale comune, con l'essere "diversi".
La Chiesa lancia nel cuore di tutti i "diversamente amanti" un concetto di disabilità, instillando semi di potenziale pedofilia in ciascuno di loro.
Una cosa come questa fa francamente e profondamente schifo.
Se esiste un Dio sono sicuro che si vergognerà per dichiarazioni come queste.
Nonostante tutto il Vaticano non si ferma, contribuendo ad appiattire ogni giorno di più la sua immagine di riverenza e fede in tutto il mondo. Pare in lui impagabile la voglia di arroccarsi sempre di più, arricchirsi sempre di più e sparare su tutto ciò che mina la loro definizione di "normalità".
Normalità che per l'uomo "normale" non prevede preti pedofili nè preti che fanno fatica a tenere a freno gli istinti. Per non modernizzarsi la Chiesa gioca col fuoco dell'indignazione e del dolore di omosessuali costretti a sentirsi "scientificamente" etichettare come potenziali pedofili.
Il Vaticano si fa, da troppo tempo ad oggi, portatore di una maschera pesante e pietosa al tempo stesso. Nella tragedia del mondo sa solo parlare, parlare e sparare a zero.
Porta ai terremotati parole di conforto, messe ed omelie fatte da un balcone "live in Rome".
C'è un Papa che deve consultare un'agenda per fissare un "appuntamento" ai terremotati abruzzesi, c'è una Chiesa che predica povertà e che poi sfratta anziani costretti a pagare affitti salatissimi.
C'è poi la Chiesa che prevarica le barriere esistenti fra fede e scienza, volendo fare anche le veci di chi studia con rigore medico ed umano certe situazioni.
La Chiesa giudica i nostri tempi, sempre; li guarda e li osserva senza mai avere ben a mente le condizioni al contorno nelle quali muoversi. Non sa ricredersi, incapace di svecchiarsi per rinnovare i suoi stessi fedeli.
Alla pari di Dio la Chiesa dovrebbe sapere come muoversi nel mondo per essere onnipotente ed onnipresente nelle nostre vite.
Se la maniera più efficace per farlo è accusare omosessuali di essere potenziali pedofili, si dimostra davvero lontana dall'essere fra la gente.
Siamo al 2010, Vaticano.
SVEGLIA.

martedì 13 aprile 2010

ITALIA E DISSESTO IDROGEOLOGICO: RAPPORTO SOLIDO E DURATURO

Siamo uno Stato ad altissimo rischio di dissesto idrogeologico. Dopo il deragliamento del treno in Alto Adige la consapevolezza è tornata, nuovamente, in auge; passate queste due/tre settimane nessuno ne parlerà e ne scriverà più.
A patto che, ovviamente, non avvengano altre stragi.
Tanti morti e troppi feriti, però necessari per riportare un problema agli allarmi della cronaca. Allarmi che non sono onori, in quanto la politica in generale pare non fare nulla di costruttivo per ovviare al necessario utile per salvare vite e/o prevenire stragi.
Il dissesto idrogeologico è un fenomeno allarmante ma sempre meno contrastato. Tutte le azioni di "rimedio" sono, irrimediabilmente, ferme. Di pari passo aumentano, sempre più.
Il parere degli esperti in materia non è affatto confortante, purtroppo. Alessandro Trigila, responsabile dell'Inventario dei Fenomeni franosi in Italia, Iffi, un progetto Ispra, non è davvero ottimista sullo stato della nostra penisola.
Tecnicamente informato della verità, fa parte come già scritto dell'Ispra. Tale realtà è già stata fortemente debilitata in questi ultimi mesi, in quanto i suoi ricercatori precari per avere un pò di attenzione sono stati costretti al presidio permanente sui tetti.
E' divenuta una moda, di questi ultimi tempi. E' triste, ma va per la maggiore.
Secondo la sua opinione in Italia mancano mappe attuali delle zone "a rischio". Lo testimonia il fatto che il disastro di ieri fosse compresa in una zona ritenuta non pericolosa, ossia fazzoletto di territorio tra Laces e Castelbello in Val Venosta.
In Italia le frane, su un arco di tempo molto lungo, sono state circa 485mila.
Sono state individuate, localizzate e perimetrate attentamente.
Tenendo conto della presenza di strade e di centri abitati sono state poi tracciate mappe di rischio.
La metodologia seguita per la mappatura dei pericoli è stata, a detta del responsabile Trigila, proprio questa.
Il risultato di tale mastodontico lavoro deve fare riflettere profondamente.
Su un totale di 8101 Comuni monitorati ben 5708 sono a rischio. Sono percentuali vicine al 70%, mentre quelli a livello di attenzione elevata sono 2940, pari al 36% circa.
I punti più critici si dislocano, infine, lungo rete ferroviaria (1806) e rete autostradale (706).
Mettere in sicurezza tutto il paese, avendo a riferimento ovviamente mappe vecchie, non è cosa da poco. Dove si è già costruito su zone a rischio si può intervenire con opere di ingegneria e/o messa in sicurezza.
Entrambe queste tipologie di intervento sono molto costose; si può procedere però con un costante ma solido monitoraggio delle zone a rischio. Controllare un terreno potenzialmente pericoloso dovrebbe essere normale, oltrechè conveniente in ottica futura.
Investire sulla sicurezza nel tempo impedisce effettivamente di dover poi contare morti su morti accompagnati dal suono di tristi e retoriche condoglianze politiche/politicanti.
Ciò che colpisce però è che il progetto dell'Iffi si ferma all'anno 2006. Da allora sono mancati aggiornamenti costanti e duraturi delle zone a rischio.
Questo perchè? Mancano i soldi, come sempre.
Alessandro Trigila li quantifica in 3/4 milioni di Euro, necessari per aggiornare in chiave ipotetica la mappatura del rischio italiano di dissesto.
Sono ormai anni che li vanno chiedendo, purtroppo invano.
Non c'è, purtroppo, da stupirsi. La realtà italiana scappa da termini quali lungo termine, prevenzione o sicurezza.
Qualcuno, forse, avrà i brividi al solo pensiero.

lunedì 12 aprile 2010

CALCIO ITALIANO E STIPENDI: STIAMO MESSI MALE NOI, LORO MENO...

Mentre si riempiono gli stadi, si svuotano i portafogli dei contribuenti. Per un calcio fatto di abbonamenti, coppe, gol e trionfi non c'è nè speranza positiva nè quasi nessuna squadra che regga il confronto con valori essenziali di moralità e trasparenza. Il tifo è sempre alle stelle, non appena scendono in campo i talenti capaci di rincorrere un pallone. Il più delle volte lo rincorrono senza nè arte nè parte, quasi come se lo spettacolo nel calcio moderno sia diventato superfluo. Divenute incapaci di fluidificare il gioco e di armonizzare le manovre di gioco, le squadre di calcio badano ai punti, ai catenacci ed agli stipendi, senza colpo ferire per lo spettacolo decaduto. Nell'anno in cui abbiamo ancora un'italiana fra le ultime quattro in Champions League, è opportuno riflettere sul ruolo profondo che il calcio riveste nella nostra Italia. I modelli positivi nel campo sono ridotti al lumicino, di pari passo a finte bandiere che come girasoli si voltano verso il "Sol Danaro". Cambiare squadra come petali di margherite è la priorità in questo mondo malato, mentre "giornalisti" si logorano ore intere a discutere su pseudo-trattative od infuocate sessioni di mercato nelle quali perfino respirare può anticipare un "botto" di mercato. Nel mentre il tifo infuoca, i cori razzisti aumentano ed i modelli positivi per le nuove generazioni scarseggiano. Abbiamo avuto una fuga di talenti impressionante negli ultimi anni. Decine di giovanissimi sono fuggiti presso le squadre giovanili dei più grandi club europei; è stata innestata una fuga veramente impressionante. Il calcio è, purtroppo, anche fedele specchio della condizione in cui versa lo stivale. Sono all'ordine del giorno accordi ed accordicchi fra dirigenti ed arbitri, con allenatori che vanno e vengono all'insegna dell'ultimo risultato inutile consecutivo. La sola cosa dalla quale si capisce il distacco secolare dal resto del Paese è la questione stipendi. I calciatori sono semplicemente sempre più strapagati. Laddove nel resto dello stivale i lavoratori stiano sempre più alla canna del gas, gli stipendi dei calciatori stanno lievitando in una maniera esponenziale. Il monte ingaggi nella stagione 2009-2010 ammonta a "soli" 800 milioni di Euro; siamo a quota 31 milioni in più rispetto all'anno 2008-2009 ed addirittura a 133 milioni in più rispetto a quella 2007-2008. Le casse dei club di serie A, B e LegaPro sono alla frutta, spesso indebitate senza possibilità di appello o seconda lettura. Squadre con oltre 300milioni di debito che possono ancora lottare per lo scudetto. Tutto questo è inevitabilmente uno schiaffo alla dignità ed alla moralità, non solo della questione lavoro. Siamo alla frutta anche dal punto di vista del "minimo sindacale". In serie A, al livello di stipendio lordo, si permane attorno ai 28757 Euro. Scendendo nella serie B l'importo annuo lordo minimo si aggira attorno a 24838 Euro. Gli stipendi quindi crescono, con atleti stipendiati a furor di milioni di Euro. Si hanno calciatori con stipendi stratosferici, prossimi addirittura ai 10 milioni di Euro per anno di contratto. Squadre di bassa classifica, già in virtuale retrocessione, consegnano a giocatori cifre fisse di 800mila/900mila Euro per anno. Se tutto ciò non è scandaloso, deve quantomeno far riflettere profondamente.

domenica 11 aprile 2010

EDMONDO BERSELLI:CHE LA TERRA TI SIA LIEVE

«Quante volte abbiamo sentito citare la mesta verità che dice: a vent'anni bisogna essere senza cuore per non essere rivoluzionari; a quaranta, per non essere conservatori bisogna essere senza cervello. Ma rivolto a sinistra è il cuore, da sinistra parte il tiro mancino dei geni del calcio, sinistra è l'eccentricità beffarda, l'ironia priva di rispetto per il sacro e il profano, il dribbling a rientrare, la finta assassina al Maracanà, la smorzata irridente a Wimbledon. Quindi è inutile lamentarsi; sciocco è lasciar prevalere l'angoscia, dolersi senza fine del destino cinico e baro, del mondo stupidamente reazionario, della destra come sempre sorridente e odiosa. Sinistri si nasce, con quel che segue, firmato "Totò". Quindi, asciughiamoci gli occhi, rimettiamo in moto il cervello e diamoci da fare. Tanto, non si esce dalla propria natura, non si sfugge alla propria psicologia. Sinistri si nasce. E anch'io, modestamente, lo nacqui».Edmondo Berselli, Sinistrati, Storia sentimentale di una catastrofe politica) E' morto a Modena, dopo una lunga malattia, Edmondo Berselli.
Aveva 59 anni. Scompare una delle figure più eclettiche dell'editoria e del giornalismo italiano. Editorialista di politica per Repubblica e collaboratore de l'Espresso, osservatore attento della società italiana, fustigatore - se necessario - delle sue debolezze e delle contraddizioni della politica con l'occhio dello spirito libero e, senza tentennamenti, laico e repubblicano. E, insieme, narratore - negli articoli e nei libri - delle passioni ( e delle cadute di stile) dell'Italia della musica, dello sport, del mondo culturale e dei suoi salotti. Fino alla gastronomia. Forse un titolo - Quel gran pezzo dell'Emilia. Terra di comunisti, motori, musica, bel gioco, cucina grassa e italiani di classe - sembra metterle insieme tutte mostrando un osservatore poliedrico e senza paraocchi della società italiana. La stessa vena che ha messo nei suoi libri di analisi della politica - che è riuscito sempre a trasformare in analisi della società - e nei tanti articoli scritti via via per diversi giornali fino all'approdo a Repubblica. Un metodo che nel 2003, con Post-italiani, lo fece considerare come un analista quasi profetico di questa nostra società. Compresa la sua analisi disincantata, e forse per questo ancor più incalzante, del fenomeno Berlusconi nei tanti editoriali per Repubblica. Fino al fondo sul "padrone Berlusconi" del 17 marzo scorso, e alla puntura "La Vacanza" del 3 aprile. Gli ultimi. "...Eppure, credo e penso che nulla gli importasse quanto l’amore per Marzia, la compagna straordinaria di una vita troppo breve: poteva condurre trasmissioni in Rai, essere protagonista qui e là, però aveva sempre i piedi incollati a terra, era emiliano nel senso migliore del termine ed è stato il vero erede di Guareschi.... Guareschi, sì: a dispetto di una collocazione ‘elettorale’ distinta e distante, Berselli esprimeva la stessa, irriducibile, non contestabile umanità.La malattia lo ha prosciugato per un anno intero e mai lui ha alzato bandiera bianca, ancora una settimana fa preparava l’ultimo articolo e controllava la bozza di un libro che verrà. Ci siamo persi in uno sguardo, l’ultimo.E io penso, sommessamente, che tutta l’Italia abbia perso qualcosa"(Leo Turrini) "Leggere Berselli mi fa star bene, anche nel dolore, nel rimpianto: perché usa l'ironia, non solo la conoscenza e la cultura. Il suo ultimo saggio colpisce nel segno, e fa riflettere: Sinistrati, Storia sentimentale di una catastrofe politica , (Mondadori). Io sono un reduce dal disastro delle ultime elezioni, ma non smetto di lottare, di credere in un'Italia diversa. Ci vuole pazienza, e una sinistra ancora capace di parlare all'anima della gente"(D.Pastorin) "..ma gli occhi gli sorridevano con l’ironia di sempre. Certo, merito di Marzia e della labrador Liù, ma soprattutto suo. Voleva vivere ancora, ci ha provato con l’esuberanza della sua volontà e del suo gentile spirito emiliano. L’umorismo con cui custodiva la sua grande cultura ci ha preservati dall’intimidirci al suo... cospetto. Spero che adesso si riposi, là dov’è andata la sua anima. Grazie di quel che.." ci hai dato (Gad Lerner) "Non era un sognatore, ma Berselli i sogni li sapeva raccontare. E parlare con qualcuno che non fosse un 'critico' era importante anche per chi gli concedeva le interviste sapendo che la giusta distanza tra artista e giornalista lui l'avrebbe rispettata. Facendone la sua forza, penna contro plettro. Con ironia. "Noi giornalisti siamo una comunità di maldicenti privati e di elogiatori pubblici. Sparliamo dei personaggi famosi e ne scriviamo bene", disse alla conferenza stampa di presentazione di un suo libro al Mulino. Berselli la musica la ascoltava senza criticarla. Il criticabile era solo un altro aspetto della società....Quello di Berselli è un invito, lo è sempre stato. A ritrovare i pensieri e i sentimenti di allora per cercare, come ha scritto "nelle canzoni di oggi una consapevolezza altra, che ci aiuti a guardare al futuro". La storia non si ferma, non si è fermata mai. Era questo il bello, questo il gioco e Berselli raccontava il presente. Recessione, crisi, ogni cosa poteva avere un senso, lo stesso, vista da caleidoscopi diversi. ..Senza giudizio, apparente, Berselli ha cantato molto forte. Senza esagerare, senza stonare, senza lasciare scie di nostalgia. Nelle ultime righe di Adulti con riserva, scrive: "Anch'io voglio guardare con ottimismo al futuro. Abbinare un colore al senso delle cose che cambiano. Anch'io voglio continuare ad avere una speranza; o magari due o tre. Perché anch'io sono un bambino degli anni Sessanta. Perché anch'io sono un eclettico". (K.Riccardi)

QUANDO L'ESSERE UMANO DEVE CRESCERE SENZA ASPETTARE

In tempo di crisi devono essere messe in accesa discussione anche la moralità e la dignità degli uomini.
Se siamo giunti fino a questo punto la colpa non è solo dei sistemi che noi abbiamo costruito nel corso della nostra storia.
Sia che si parli di capitalismo, sia che si parli di conformismo od antimoralismo, sia che si parli di qualunque altra cosa: il minimo comune denominatore di tutto ciò è, sempre e comunque, l'essere umano.
Il malessere del mondo moderno è attribuibile, senza alcun dubbio, alla degenerazione che noi stessi gli abbiamo imposto.
Siamo riusciti, nel male più che nel bene, a variare le condizioni al contorno del sistema mondiale, a far cambiare principi e valori destinatari di un bene pubblico. Nonostante tutto una parte del mondo sta sempre meglio, mentre un'altra parte infinitamente più grande sta sempre peggio.
C'è dovunque una grande, gravida ed inevitabile crisi.
Come può reagire l'uomo per creare e costruire qualcosa di differente e diverso?
Spesso l'uomo si interroga sul suo stesso futuro, senza quasi mai accorgersi che fino ad oggi tutto il suo passato e larghissima parte del suo presente sono stati figli della sua stessa natura.
L'essere umano ha caratteristiche importantissime che non può sottovalutare.
C'è un libro interessante che parla delle speranze di cambiamento che l'uomo deve accendere dentro di sè per poter cambiare, davvero, le cose.
Si intitola "Sopravvivere alla crisi" ed è scritto da Jacques Attali. Secondo l'opinione dello stesso la battaglia di rinnovamento e cambiamento dell'essere umano si articola attraverso importanti fasi di presa di piena consapevolezza. I punti cardine da inseguire sono essenzialmente sette:
1) Rispetto di sè: l'uomo deve voler vivere e non solamente sopravvivere. Prendere coscienza di sè, cercando di capire quanto la sua stessa vita sia importante per l'universo intero. Si deve vivere la propria ragione di vita;
2) Intensità: vivere significa, oggi più che mai, proiettarsi sul lungo termine. E' necessario reinventarsi infinitamente ed incessantemente, sapendo scegliere e capire davvero l'importanza del tempo e della calma nell'affrontare le nostre questioni;
3) Empatia: avvicinarci al punto di vista degli altri, assimilare dalle situazioni che avvolgono altri uomini sensazioni fondamentali quali dolori e passioni, gioie e traumi. Lo scopo è la costruzione di rapporti ed "alleanze" perenni e durature. Essere capaci di ammettere che anche un "nemico" può avere ragione;
4) Resilienza: attitudine alla sofferenza, al combattimento ed alla resistenza. Ci si deve preparare intensamente, mentalmente, moralmente, fisicamente e non mollare, mai;
5) Creatività: predisposta ad essere "molla" di novità e diversità, è opportuno metterci sotto sforzo per caldeggiare cambiamenti od innescare positive visioni di un mondo migliore e diverso. Si deve, se possibile, pensare positivo e abituarsi a non rassegnarsi. Tutto questo è un perenne allenamento;
6) Ubiquità: per capire il mondo è necessario elevarsi ogni tanto al di sopra di esso. Volare alto per capire e concepire i diritti di vincitori e vinti senza però mai perdere il rispetto di sè stessi. Si deve essere versatili, imponenti e multiformi. In una parola sola, adattabili;
7) Pensiero rivoluzionario: pensare in grande partendo dal nostro piccolo, come sosteneva l'inarrivabile Mahatma Gandhi: "Siate voi stessi il cambiamento che volete vedere nel mondo."

Grazie a valvole positive come queste, qualcosa può forse cambiare davvero

sabato 10 aprile 2010

SUGGERIMENTO ALL'ITALIA: FINANZIA LA RICERCA, FINANZIA LA RICERCA...

Qualcuno ha deciso per noi il ritorno ad un nucleare bandito da "soli" 23 anni; ci hanno fatto sapere che alla Francia regaleremo oltre 20 miliardi di Euro per la costruzione di centrali uniche ed imprescindibili.
Tutto ciò è, purtroppo, scontato. Come se ciò non bastasse si tolgono sempre più finanziamenti alla ricerca che potrebbe, se adeguatamente rifornita, trovare e migliorare tutto ciò che ha a che fare con le fonti rinnovabili.
Coprendo un misero 0,8% del nostro territorio con pannelli solari od impianti fotovoltaici potremmo soddisfare il bisogno energetico di larga parte del Paese.
Nonostante tutto l'Italia riesce, anche in questi campi, a sorprendere ogni giorno di più. Non paga di vedersi finanziata con un miserrimo 0,2% del PIL, ottiene ancora qualche risultato a dir poco sorprendente.
Una prospettiva di studio Mario Negri parla di prossimo addio a terapie quali dialisi e trapianto. Grazie a nuove tecniche mediche di approccio e cura di patologie renali si ovvierà a queste difficili e tortuose terapie provvedendo alla rigenerazione vera e propria dei reni.
Cellule staminali verranno infatti "iniettate" nel tessuto renale del malato, includendo anche cellule staminali del midollo osseo del paziente indotte, tramite l'utilizzo di farmaci, a migrare nel rene per favorirne la rigenerazione spontanea.
Secondo ipotesi probabilmente non molto lontane dal vero ci sarebbe inoltre la possibilità di trovare nel tessuto renale cellule staminali adulte specifiche per il tessuto stesso.
Tutto questo, se mai diverrà anche solo minima realtà, potrà rendere ancora più merito all'ottica ed all'etica italiane.
Tutti questi sono risultati ottenuti con un minimo contributo; figuriamoci con fondi assai incrementati...
La ricerca ha l'ennesimo punto in più di merito e gloria, grazie a tutti quei precari che vengono quotidianamente presi a calci da uno stivale che vede merito e formazione distanti secoli luce dal proprio modus operandi.

venerdì 9 aprile 2010

LIONEL MESSI: ASSAGGI DI CALCIO

Era da tanto che non si vedeva un giocatore così. Nonostante la giovane età, questo fenomeno riesce a sorprendere tutti ogni giorno di più.
Autore di uno strepitoso poker nella partita di Champions League contro l'Arsenal ha fatto parlare di lui tutto il mondo, non solo calcistico. Giocatore di statura molto bassa ma di caratura tecnica sopraffina, è riuscito a vincere già moltissime sfide.
Da molti punti di vista pare un predestinato; ce ne si accorge anche non vedendolo giocare. Dotato di un'aggressività senza pari per il suo tipo di fisicità, riesce a macinare spazi su spazi del campo regalando pennellate di poesia ad ogni possesso palla.
E' difficile dire se nel tempo potrà rendere merito a questi lampi di genio che va mostrando sempre più spesso; ciò che conta al momento è che riesce a trascinare da solo un Barcellona già ultra-stellare.
La storia di questo giocatore è piuttosto articolata.
Lionel Messi è un classe '87, ormai quindi nel fiore della forma fisica e psicologica. Iniziò a giocare a calcio giovanissimo nel Guardoli, squadra giovanile di Rosario, sua città natale.
Il suo primissimo allenatore è stato tale metalmeccanico Jorge Messi, appunto suo padre.
All'età di sette anni è passato ai "Newell's Old Boys" come giocatore delle giovanili.
Da lì iniziò la scalata al River Plate, compromessa però da uno scarso sviluppo delle ossa del ragazzo.
Tale sfortunata vicenda fu dovuta alla mancata produzione di ormoni della crescita nel ragazzo.
Da tale momento di bassa iniziò la scalata del fenomeno Messi. Il padre, non pago della sorte malcapitata, cercò in ogni dove l'aiuto di qualche fondazione che permettesse costosissime cure per il giovanissimo figlio.
Il padre fu senza dubbio il primo a credere davvero in quello che molti dicono essere il nuovo Maradona.
A causa dei problemi economici della famiglia, il padre scelse di portare il figlio in Europa.
Da lì l'ingresso nelle giovanili del Barcellona e la scalata, rapidissima, fino ai vertici del calcio mondiale.
Giocando da quasi cinque anni ha contribuito all'ottenimento di moltissimi dei trionfi conseguiti dalla squadra catalana.
Già vincitore del Pallone d'Oro, del Fifa World Player e di altre onoreficenze non si sa davvero dove potrà arrivare. Ciò che conta, al momento, è che uno come lui faccia parte del calcio.
Potrà essere sua la scelta di divenire nel tempo anche modello umano e sportivo per moltissime giovani generazioni.
Dovrà essere sua la scelta, oltrechè dell'ambiente nel quale potrà dare liberissimo sfogo ad ogni suo colpo di genio. Ciò che conta è che è qui.
Personalmente spero che nel tempo venga ricordato più come nuovo Pelè che come nuovo Maradona.
L'uomo Pelè fu di primissimo ordine, di peso ancora migliore di quello del campione sportivo.
Una critica che molti, soprattutto in patria, gli muovono, è quella di essere incisivo solamente nel club catalano.
In Nazionale infatti non riesce ancora ad illuminare il gioco con quei colpi di classe degni del suo talento.
Il tempo e la maturità ancora da accumulare giocano comunque dalla sua parte.
Un altro dettaglio riguarda ciò che Lionel Messi avrebbe potuto fare in Italia. Anche qui il nostro Paese si conferma, non troppo clamorosamente, agli antipodi.
Il baby fenomeno venne scartato ad un provino per il Como Calcio. A confessare l'errore clamoroso è Enrico Preziosi, attuale Presidente del Genoa ed allora a direzione del club lombardo: "Venne da noi per un provino: aveva 15 anni e lo scartammo. [...] Non si decise di prenderlo per varie situazioni del Como: ogni tanto si fa qualche errore, neanche lo ingaggiammo. [...] Si è pensato di non prenderlo anche per quell'approccio che noi abbiamo, con un po' di disinteresse a seguire i ragazzi giovani. Quasi nessuno prende giocatori così, pensando di fare tutta la trafila per farlo diventare un giocatore importante e poi fargli un contratto da professionista."
La penultima frase è proverbialmente vera, oltrechè emblematica nell'anomalia italiana. Il disinteresse verso i giovani è uno dei più grossi cancri del nostro stivale.
Per far crescere qualcuno ci vuole tempo e passione, che devono essere spese ad ogni costo in progetti che diano fini di guadagno al portafoglio in termini brevissimi.
Nonostante tutto, altre diecimila pagine potrebbero essere scritte.
Ciò che conta, senza troppo senno di poi, è che Lionel Messi ora sia già Calcio.

giovedì 8 aprile 2010

PILLOLA RU486: CIO' CHE MANCA E' UN CONSAPEVOLE SILENZIO

Su questa drammatica e fragilissima questione dell'aborto e della pillola abortiva se ne sentono, da molti giorni, veramente troppe. Ho sentito, letto e ascoltato infinite opinioni, infiniti pareri ed infinite possibilità di comportamento dinnanzi ad una scelta estrema come questa. Per molte di quelle che ho sentito l'uso della pillola Ru486 coincideva con "liberazione da un peso". E' proprio una questione come questa che mi ha fatto pensare, forse anche troppo. Dalle bocche di molti uomini sono uscite frasi assurde, sdoganando quel buon senso e quel senso di responsabilità che avrebbero dovuto prevedere la comprensione e la fattibilità di una scelta così importante alle donne. Il dovere di portare una vita dentro di sè è, purtroppo o per fortuna, solamente loro. In un percorso difficile ed impegnativo come questo l'uomo ed il mondo dovrebbero accostarsi a loro e proseguirle vicino, di pari passo. In un'Italia come questa, purtroppo, siamo costretti a vedere una Chiesa difendere la vita e poi insabbiare gli scandali di clericali pedofili che fanno morire dentro vite da poco iniziate. Questa è una cosa strana alla quale pare davvero molto difficile opporsi. Nonostante tutto, lasciate che un insieme di fatti come questi faccia un pò strano. Lo stivale ha una fortissima fibra cattolica da dover difendere, è indubbio ed assolutamente vero. Nonostante la cattolicissima vena che ci attraversa, però, l'opinione pubblica e religiosa in merito dovrebbe avere la consapevolezza di rinnovarsi, di attualizzare opinioni e pensieri su questioni sempre più spinose. Il senatore Pd Ignazio Marino è sulla questione ponderato ed impegnato, da variegati punti di vista. Al contempo è medico chirurgo e credente. Nonostante tutto questo difese la libertà per Eluana Englaro e tutt'ora sta portando avanti la battaglia per la pillola RU486 e per la legge 194. La sua opinione in merito è l'emblema della consapevolezza umana super-partes: "Abortire per una donna è sempre una sconfitta ma la scelta su quale metodo usare nasce solo dal dialogo intimo fra la donna ed il medico; non può essere un Presidente di Regione, un ministro od una commissione parlamentare ad imporla." Personalmente, condividendo appieno la sua analisi, mi permetto di aggiungere che tutto questo marasma sta calpestando ed offendendo la dignità e la consapevolezza di scelta delle donne. Per questioni pericolose come queste è l'uomo a voler, come sempre, straparlare. Governatori di Regione giocano su percentuali vincenti per promulgare pessimi "editti", personalità influenti fanno fatica a correggere la loro pessima capacità di tiro. Tutto questo clamore fa del male alle donne, in primis. Sempre a loro tocca subire e sorbire le nostre difficoltà di comprensione ed analisi del mondo e dei valori che lo caratterizzano. Percepire l'aria di questi giorni è uno schiaffo in faccia al valore ed all'essenza della donna in primo luogo. E' un'assoluta mancanza di rispetto e di coscienza questo continuo straparlare senza sapere nè dolore nè sentimenti. Da episodi come questi il maschio dimostra di non avere dentro, purtroppo, niente. Giusto ieri, dal Policlinico di Bari, una giovane donna ha deciso di parlare per lasciare una testimonianza che DEVE far riflettere a fondo. La sua scelta di abortire è stata, paradossalmente, obbligatoria. Leggere le sue parole aiuta a capire: "Scusate, ma tutta questa pressione che va avanti da giorni [...] Non abortisco perchè sono disoccupata o non mi sento pronta per un figlio, abortisco perchè rischio la lacerazione dell'utero." "Stamattina mi sentivo svuotata, incapace di formulare un solo pensiero. Ma adesso sento che è giusto spiegare cosa c'è dietro a questa decisione perchè non posso accettare che si descriva il ricorso alla pillola come una scorciatoia. [...] Non avrei mai immaginato di trovare fotografi e telecamere puntati su un fatto così privato, personale, doloroso." Sara e Carlo sono giovani, sposati ed innamorati. Hanno già due figli ed hanno dovuto rinunciare al terzo poichè Sara avrebbe avuto complicanze terribili in caso di gravidanza. Per una forma di consapevole rispetto sorvolerò sui dettagli. Tutto questo clamore fa perdere, purtroppo, di vista il reale linguaggio con cui trattare certe scottanti tematiche. Si combatte per la vita ad ogni costo, dando man forte alle dichiarazioni ed allo spirito cattolico di una Chiesa mai così tanto presente nell'anima di ogni donna prossima all'abortire. Si combatte per tutto, ad eccezione della necessaria scelta da affidare in mano alla donna. Straparlare come sempre non aiuta. Ci si attorciglia attorno alla Croce Cattolica da difendere ad ogni costo, quando poi nel mondo si vanno diffondendo a macchia d'olio episodi di pedofilia a 360 gradi. Giusto ieri un vescovo norvegese si è dimesso per episodi passati di abuso su minore. Giusto in questi giorni, di pari e triste passo, si sollevano oltre cento casi in Messico e miriadi di altri scandali simili in Africa. Da certo ignorante, credo che la pedofilia sia una forma di aborto dell'anima. Credo anche che far morire dentro una giovane vita sia un attentato di una gravità assoluta ed irrevocabile. La verità, molto probabilmente, non si saprà mai. Sono convinto che l'anima di un Dio onnipotente ed onnipresente di fronte al calderone di notizie come queste sussulti e soffra terribilmente. Laddove manchino coerenza, consapevolezza e verità il mondo perde di vista le sue tinte umane. L'universo perde umanità speculando e straparlando su aborto e pillola RU486, reggendo il lume ad una Chiesa non pura e non pesando equamente fatti orrendi come quelli sopra citati. Al 2010 difendere l'anima cattolica di un Paese insabbiando orgoglio e stupenda bellezza della Donna è profondamente inaccettabile. Ancora di più se in gioco ci sono i destini di giovani vite. Nonostante tutto, qualcosa può ancora migliorare. O almeno credo.