Nell'ultimo libro di Enzo Biagi, composto ed articolato grazie alla mano di Salvatore Giannella, c'è all'incipit una bellissima lettera che il revisore ha voluto regalare a tutti i lettori, scritta dal compianto giornalista.
Enzo Biagi ebbe, negli ultimi anni della sua esistenza, l'ossessione positiva di voler vedere ad ogni costo un Paese più normale, o quantomeno meno sbagliato di quanto già fosse diventato.
Parafrasando frasi pronunciate dal regista Federico Fellini, Biagi voleva che gli italiani tornassero ad innamorarsi di uno Stato più degno, più normale.
Così pensando, nel Capodanno 2005 scrisse questa lettera che condivido volentieri con tutti gli interessati:
"Io mi auguro che l'Italia possa diventare finalmente un Paese normale, un Paese in cui sia abolita la doppiezza. Io sono dalla parte di Zavattini che diceva: Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
martedì 6 luglio 2010
LETTERA PER UN PAESE NORMALE
Nell'ultimo libro di Enzo Biagi, composto ed articolato grazie alla mano di Salvatore Giannella, c'è all'incipit una bellissima lettera che il revisore ha voluto regalare a tutti i lettori, scritta dal compianto giornalista.
Enzo Biagi ebbe, negli ultimi anni della sua esistenza, l'ossessione positiva di voler vedere ad ogni costo un Paese più normale, o quantomeno meno sbagliato di quanto già fosse diventato.
Parafrasando frasi pronunciate dal regista Federico Fellini, Biagi voleva che gli italiani tornassero ad innamorarsi di uno Stato più degno, più normale.
Così pensando, nel Capodanno 2005 scrisse questa lettera che condivido volentieri con tutti gli interessati:
"Io mi auguro che l'Italia possa diventare finalmente un Paese normale, un Paese in cui sia abolita la doppiezza. Io sono dalla parte di Zavattini che diceva: lunedì 5 luglio 2010
CHE NE SARA' DI NOI? RIFLESSIONE A BOCCE "FERME" SU QUESTI UNDER 30...
Qualcosa di grande nel mondo che ci hanno lasciato non va nè forse ritornerà a funzionare, mai più.
Ci hanno lasciato un sistema marcio dal capitalismo e da un'economia che è riuscita nell'impresa impossibile di ribellarsi al suo creatore.
Ci hanno lasciato una Terra fondata sull'oro nero e non sull'oro verde, impendendoci di poter progettare nel breve termine politiche nuove di risparmio energetico e sostenibilità ambientale.
Ci hanno fatto studiare a scuola di primo, secondo, terzo e quarto mondo, salvo poi farci sapere che nella realtà i mondi di povertà ormai non si contano più. Si parla, non a caso, di generazioni senza alcuna speranza. Mentre scrivo, mentre respiro o mentre faccio sport miliardi di barili fuoriescono da una falla, in quel del Golfo del Messico.
A bocce ferme qualcuno ha preferito salvare il petrolio che "otturare" la falla con una microscopica implosione interna. Ci hanno lasciato questo mondo qui, figlio della mancanza di concetti quali lungo termine o preservazione.
Ci hanno lasciato un mondo dove le necessità per chi decideva non eravamo noi, ma forse qualcosa di diverso che non voglio neppure sapere chi o cosa sia.
Ci hanno lasciato un mondo morso da una crisi paurosamente incontrollabile, al termine della quale forse moltissimi giovani saranno per sempre tagliati fuori da questo sistema "produttivo".
Solo in Italia i dati parlano di un 30% di giovani senza alcuna occupazione nè studio.
Vite parcheggiate, appoggiate al lavoro di altre generazioni che, prima o poi, matureranno il necessario per poter passare gli ultimi anni a vivere di rendita.
A sua volta, purtroppo, qualcuno di quelli una volta giovani avranno maturato anni bruciati, senza lavoro nè occupazione alcuna.
Alla faccia della flessibilità professionale, alla faccia di qualsiasi tipo di formazione o carriera.
Volare da soli e sostenere coloro che voleranno e che avevano volato prima di noi sarà sempre più, terribilmente, difficile.
Costretti a respirare in un sistema marcio, chissà mai quanti di noi potranno dirsi contenti di muovere i propri passi su un mondo come questo. A ciò, purtroppo, è da aggiungere l'inconsapevolezza o l'indifferenza che molti vanno manifestando nei confronti di quello che li circonda.
E' desolante, aberrante, alienante e deprimente.
Per moltissimi fare una famiglia indipendente dal resto del mondo sarà un sogno, destinato forse a rimanere per sempre tale. Ci lasceranno fra le mani animali calpestati, uccisi da aria contaminata e da oro nero che sgorga a fiumi dinnanzi a sonanti petrol-dollari.
Lasceranno nelle teste di molti le convinzioni di uno studio non necessario, di una cultura figlia di fattori che dalla vita di ognuno si possono eliminare.
Ci lasceranno numeri su numeri, ma non di certo colpevoli su colpevoli.
La futura strage è imminente, oppure è già cominciata.
All'ufficio di collocamento dei "senza futuro", se qualcosa non cambierà davvero, noi saremo i primi frequentatori.
Qualcosa deve, o dovrà, rinnovarsi profondamente. Una società vecchia e stantia può essere rimpolpata con il peso di idee potenti e prepotenti, al tempo stesso.
Si dovrà avere il coraggio di osare di più, si dovrebbe avere il coraggio di annullare compromessi secolari che ci hanno portato fino a questo punto.
Sono in ballo, oggi più che mai, futuri destini di donne ed uomini. Sono in gioco, oggi più che mai, i destini di futuri figli.
Non vorrò mai dire ai miei figli che la colpa per avergli consegnato un mondo deturpato e distrutto è anche mia, nostra. Potrei guardarli in faccia con occhi troppo convincenti.
ITALIA ED INFORMAZIONE: TRIBUTO AD ENZO BIAGI
Sul ruolo fondamentale di chi informa, divulga e promuove informazione moltissimi si sono pronunciati.
Più di qualsiasi altra frase parla chiarissimo una sentenza di Theodore Roosevelt, pronunciata il 7 aprile del 1904:
"L'uomo che scrive, l'uomo che mese dopo mese, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno fornisce il materiale destinato a plasmare il pensiero del nostro popolo è sostanzialmente l'uomo che più di chiunqe altro contribuisce a determinare la natura del popolo ed il tipo di governo che esso deciderà di darsi."
Emerge quindi, invevitabilmente, il ruolo essenziale e primario affidato al fare Informazione, appunto in maniera corretta.
Influenzare le masse divulgando notizie è inevitabile; ciò che si deve evitare è il farlo in maniera corrotta.
Il giornalismo corrotto è causa anche di metastasi interne al potere, a quel tipo di governo fuoriuscente dall'opinione collettiva del popolo "plasmato".
Come fare informazione in maniera pura coincide, dunque, sul come organizzare e comporre uno Stato di pieno diritto. Dall'italico punto di vista, l'informazione piange.
Quale "cura" poter seguire per ristabilire corretta divulgazione di notizie e, di conseguenza, migliore restaurazione della classe politica dirigente? In un Paese addormentato come il nostro non è affatto semplice cercare ricetta o rimedio specifico e perfettamente impeccabile.
Tutto giace, silenziosamente ed inavvertitamente, dormiente.
Una qualche luce, tuttavia, non deve mancare.
Non può mancare, specialmente per le generazioni che verranno.
Una "raccolta" di consigli lasciatici in pesantissima eredità proviene dal grandissimo e mai troppo rimpianto Enzo Biagi. Nel suo ultimo, postumo, libro "Consigli per un Paese Normale" il giornalista lascia in testimonianza qualche cenno sul come rendere migliore questa nostra, malridotta e deteriorata, Italia.
In un Paese normale cosa si deve fare e come si deve organizzare l'informazione?
In un Paese normale...
1) il giornalismo è una scuola di libertà;
2) il giornalista ha un solo padrone: il lettore;
3) il giornalismo non è strumento di propaganda;
4) un giornalista non scende a compromessi;
5) la verità non è un mistero;
6) la morte di un Papa non diventa un enigma;
7) i gialli del passato non minacciano il futuro;
8) le risposte non si attendono per decenni;
9) non c'è spazio per diabolici burattinai;
10) la Tv rispetta il suo pubblico;
11) la menzogna non è cosa da ridere;
12) anche la pubblicità parla al cuore.
Di tutti questi punti, ai posteri l'ardua valutazione di quanti vengano, all'oggi, rispettati.
Per il resto, mai abbastanza ringraziamenti per Enzo Biagi. Ci manchi, moltissimo.
sabato 3 luglio 2010
LI STANNO UCCIDENDO
Riecheggiano lamenti, sofferenze, pianti e paura di morte.
In momenti come questi, non ci si può non sentire appesi ad un filo flebile ed inafferrabile: 250 eritrei sono attualmente rinchiusi nel Centro di Detenzione di Brak, guarda caso nel Sud della Libia.
Da là giungono grida d'aiuto non rimandabili nè respingibili al mittente.
"Stiamo morendo di fame e di sete", raccontano da quel lager moderno. Sono pestati e picchiati ogni due ore, ammassati in 90 in una stanzetta piccolissima.
Percossi e malmenati ogni due ore, senza alcuna possibilità nè di fuga nè di ribellione di fronte all'avversario.
Invocano aiuto, vanno implorando di non essere lasciati soli. La loro voce deve diventare anche la nostra, nel denunciare un'atrocità come questa. Voce strozzata che dobbiamo ingigantire, con ogni mezzo possibile.
Dinnanzi ai tentativi di censura e silenzio operati dalle autorità libiche, qualche spiffero c'è stato. E' emersa infatti una eco di libertà ad opera di Mussie Zerai, sacerdote e responsabile dell'agenzia Habesha, ong che si occupa di accogliere i migranti africani.
Eritrei probabilmente respinti o rimandati via anche dalle nostre coste, chi potrà mai scriverlo con certezza. Ciò che purtroppo conta è che sono rinchiusi là dentro, senza alcuna possibilità di fuga.
Il loro inferno è quella stanzetta senza luce, soffocante e dotata di una sola feritoia filtrante un pò di luce ed aria.
Per il resto si tratta di una novantina di individui completamente al buio.
Che colpe hanno? Quali delitti od atrocità avranno mai commesso per essere soggiogati a questo trattamento? Zerai continua, lapidario, denunciando il trattamento subito dai prigionieri:
"Non c'è spazio per vederli stesi, sono ammassati come sardine. Non hanno nulla per coprirsi, neppure."
Sono stati "accolti" a pane ed acqua, presenti in quantità pure insufficiente per tutti. Hanno dovuto sacrificarsi, per darne ai più deboli.
Per le dimensioni della stanza, secondo Mussie Zerai, solo cinque uomini potrebbero respirare. Figuriamoci novanta con che esito usciranno, se mai rivedranno la luce.
Gridano più forte che possono, affinchè la loro voce possa trovare riscontro nelle parole di chi può urlare:
"Fate qualcosa. E fatelo presto. Non sappiamo ancora quanto potremo resistere ancora..."
Individui senza colpe specifiche, eccetto quella di cercare accoglienza ed una vita migliore.
Molti di loro hanno fatto un viaggio attraverso il Sahara dentro camion, sottoposti a caldo ed intemperie di ogni genere.
Sono stati presi di sacco, con un pestaggio lo scorso 30 giugno. Stipati dentro container hanno viaggiato, lungo quella strada bellissima fatta di sabbia ardente.
Colgo senza esitare l'appello lanciato da questi perseguitati, dando a loro il meglio delle mie potenzialità.
L'Unità ha lanciato un appello per farsi sentire.
Date le ottime relazioni fra gli amici intimi Berlusconi e Gheddafi, il Premier è il più indicato a tentare la via della risoluzione pacifica della cosa.
Laddove l'amica Libia calpesta i diritti umani, l'amica Italia deve farsi sentire e, nel caso, farsi pressante.
Il giornale ha raccomandato di inviare al Ministero dell'Interno, all'indirizzo info@interno.it, una mail dal simil testo:
"Io, (nome cognome) sono convinto che un Paese civile non possa essere complice di un crimine contro l'umanità. Fermate il massacro dei prigionieri eritrei in Libia."
Volere è potere, si diceva un tempo.
Nel mio piccolo, regalo a voi tutta la mia voce per urlare.
venerdì 2 luglio 2010
BERLUSCONI E BAVAGLIO: METTERLO A LUI SAREBBE COSA BUONA E GIUSTA...
Tutto ciò che non può comprare a peso d'oro prova e proverà sempre a zittirlo, con ogni mezzo possibile. Il succo della politica berlusconiana è, a fatti, quello di rendere appetibile la sua figura a ritmo di demagogia e consensi.
Dice di lasciare piene le tasche degli italiani, non volendo in alcun modo metterci le mani.
A comportamenti, però, ottiene tutt'altro; gli ultimi rapporti parlano di pressione fiscale aumentata, su famiglie che hanno ancora stipendi fermi ad oltre dieci anni fa.
Ti mette la sopratassa sull'autostrada e sui raccordi autostradali, salvo poi assumere in giugno un'amichetta che può godere di ferie immediate già poche settimane dopo.
Fedele ad un progetto di assottigliamento delle voci critiche e del dissenso, il Premier sta con ogni mezzo tentando di annullare la viva coscienza del Paese.
Amico intimo del leader libico Gheddafi, non proferisce parola riguardo a quei tanti respinti dalle nostre coste che vengono, in terra libica, massacrati anche a morte.
Ottenere consenso in un Paese come l'Italia, adattissimo a distrazione e dittature morbide, è molto facile. E' sufficiente plasmare a propria immagine e somiglianza l'opinione pubblica.
Basta poco, come sostennero anche Pulitzer e Jefferson in tempi non sospetti. Inculcare nello Stato la logica del "se un problema non si vede non esiste" è troppo facile per i mezzi a disposizione del Presidente del Consiglio.
Grazie ad un abile gioco di meriti e spazi televisivi è facile perfino far eclissare l'emergenza terremoto abruzzese e la rinata emergenza rifiuti in quel della Campania. Così, tutto d'un tratto, molte cose diventano normali.
E' normale tutto ciò che non riesce più ad indignare. Per alcuni passa in sordina che un senatore abbia come eroe Mangano, per alcuni passa in sordina che ormai il conflitto di interessi sia, purtroppo, con radici dovunque.
L'ennesimo affronto al diritto d'informazione e d'opinione è la legge-bavaglio, definitivo colpo alla libertà ed alla dignità dello Stato italiano.
Deliri di un folle? Per fortuna molti la pensano in maniera simile a me. La protesta di ieri ha confermato che la condivisione di pensieri dinnanzi ad una follia come questa è essenziale.
"E' un segno di reazione in un paese che sembra tramortito, in stato di trance. E' positiva l'unità attorno alla protesta, un buon segno. Non so se riusciremo a fermare questa legge, ma siamo già sulla buona strada." è l'opinione di Dacia Maraini.
Le fa eco lo scrittore Roberto Saviano: "Ci viene raccontato che questa legge serve per difendere la privacy, che pure è una cosa sacrosanta, che bisogna smetterla di ascoltare le telefonate dei fidanzati, ma vogliono solo impedire che il potere venga raccontato."
Si sommano poi Fiorella Mannoia, Dario Fo e tanti altri personaggi disposti ad aprirsi e schierarsi nei confronti di una porcata come questa.
Si tratta di una legge che serve solo ad una ristretta cricca di persone; gentaglia disposta a fare solo i suoi sporchi interessi. Ci arrivano richieste da ogni dove, per annullare questa oscenità.
Preghiere dall'America: ci viene suggerito di abbandonarla per non compromettere, pure là, battaglie importanti sui fronti mafia e terrorismo.
Con il bavaglio l'Italia diventerebbe zona franca di trattative, dialoghi e loschi intenti.
Il resto, purtroppo, è rima intima con il concetto di prossima dittatura. Nel tempo, si sa, le cose cambiano. Si modificano allo stesso modo i codici ed i comportamenti di chi vuole instaurare un qualcosa di assoluto nel Terzo Millennio.
Il fascismo è, ormai, solo temporalmente lontano. Manca poco per superarlo.
Qualcuno, forse, sta ancora aspettando che Silvio Berlusconi in persona riesca a debellare il cancro.
Dopotutto, lo aveva promesso.
giovedì 1 luglio 2010
1 LUGLIO 2010 : NO BAVAGLIO
I NOSTRI EROI
Questo blog aderisce alla protesta NO BAVAGLIO
E' tutto concatenato. La legge bavaglio, ovvero l'imposizione per legge del silenzio sulla conoscenza e l'informazione e l'elogio dell'omertà; il delirio sull'immortalità (con Don Verzé che urla "si... può... fareee!") e la pretesa dell'intoccabilità assoluta. Tutto al più presto possibile, tanto non ci sono altri che degli incapaci da circonvenire con qualche doppia porzione abbondante di lenticchie federaliste e qualche poltrona d'oro per la progenie somara. La peste manzoniana v.2 sarebbe ancora troppo poco per questi venduti.
E se non abbiamo ancora capito chi sono Loro veramente ci seminano le prove e gli indizi sotto al naso, tanto siamo bambini di sette anni, disse iddu. Per provare. Per provare, per provare la loro insospettabilità.
Ormai dalle facce di settentrionali ghepensimì e meridionali intellettuali la buccia sta cadendo a brandelli per mostrare, come i Visitors dei telefilm di quando eravamo ragazzini, la sottostante pelle della piovra. Ci ridono in faccia: "Guarda, guarda cosa siamo veramente, guarda la pelle viscida" ma noi siamo ancora distratti dalla figura di merda rimediata dai miliardari pallonari.
Vogliono vedere se qualcuno avrà il coraggio di toccarli. E' una sfida, una gara estrema di onnipotenza, uno schiaffo andato a dare, con il saltino, direttamente in faccia a Dio, un Dio che si sta pericolosamente invecchiando, visto che non li fulmina all'istante. Un Dio rammollito, una specie di Mickey Rourke rintronato ed imbolsito lontano millenni da quello di Ezechiele che scatenava sui malvagi il suo furiosissimo sdegno. Un Dio che si sbaglia e ci toglie i giovani, lasciando vivere e ciulare i vecchi maiali.
Il bavaglio urge perchè si comincia a percepire una certa insofferenza tra gli italiani che hanno sciaguratamente votato il nano truccato. La si può sentire, per esempio, ascoltando i discorsi dei bottegai al mercato, una delle zoccole dure dell'elettorato berlusconiano. Stamattina si lamentavano ad alta voce che uno pur condannato per mafia non avrebbe fatto un giorno di galera. Mi pare perfino di aver udito un "è una vergogna". Tutta gente che ha l'abbonamento di Sky, immagino, perchè dal TG1 non l'ha di certo saputo.
Chissà se in qualche angolino recondito del portaneuroni di costoro c'è spazio per un ravvedimento oneroso, per un "Cazzo, ma io non avrò mica votato dei mafiosi?"
Prima che il papiminkia si svegli dal coma e il bottegaio giuri di non votarli mai più è necessario imbavagliare la stampa, quella rimasta a fare il suo lavoro e dovere di informare, dopo aver asservito le televisioni ed averle fatte diventare dei luoghi di fantasia dove le condanne diventano assoluzioni. Perchè gli elettori non vengano a sapere troppo e continuino a credere che ci sia un governo capace di governare.
Ci sono ancora molti nodi da sciogliere e tanti processi che potrebbero riaprirsi. Ecco la fretta di dichiarare l'intoccabilità retroattiva del ghepensimì.
Pisanu, che ama giocare ultimamente nel ruolo del fluidificante, nel senso che dice e non dice, ondivaga, mastica e sputa e ogni tanto butta là con nonchalance la stoccatina, dice che "Ci fu una trattativa", intendendo tra Mafia e Istituzioni. Non dice però tanticchia di più. Dice che non fu lo Stato a trattare ma poi si sa chi risultò vincente dopo la trattativa, e allora? Quale nuora , tra le tante, dovrebbe intendere?
Nel corso della lunga e complessa operazione di demolizione controllata dello Stato italiano, la cosca governativa siculo-brianzola capitanata dal padrino tascabile con la faccia da varano incazzato impiastricciato di fondotinta, piazza, per bocca del cumpari palermitano, un'altra bella carica, una bomba affettuosa, diciamo, sotto al concetto di eroismo.
Aggiornatevi, voi che siete rimasti al carabinierino Salvo D'Acquisto che porge il petto al fuoco del nemico in vece dei civili rastrellati per rappresaglia, oppure ai giudici martiri Falcone e Borsellino che hanno offerto la vita saltando su seicento chili di esplosivo in difesa dell'onore di una nazione minacciata dall'avanzare del cancro del malaffare criminale e mafioso.
Il nuovo eroe, non importa se mafioso conclamato, assassino e trafficante di droga, è, come nella tradizione dell'epica della mala, chi non parla, chi non ha fatto i nomi. Iu ninti sacciu e ninti taliai.
E quali nomi non fece? Quelli eccellenti, quelli dei politici, degli innominabili. Di coloro che alla fine saranno pure innocenti ma sembrano così tanto colpevoli. Di quelli che hanno stampato in fronte il "prova a prendermi".
Lo stalliere muto diventa un eroe, l'eroe personale, l'eroe ad personam del senatore condannato in tribunale ed assolto dai servi mediatici. Quello che sta cominciando a far incazzare il papiminkia modello base.
E' il suo eroe ma non il nostro, credo di poter parlare per tutti coloro che hanno avuto il conato di vomito a sentire l'elogio dell'omertoso. C'è una differenza incolmabile tra noi e questi governanti e lo rivendichiamo e rivendicheremo sempre con orgoglio.
Non riusciranno mai a farci considerare eroi dei delinquenti.
DA: http://ilblogdilameduck.blogspot.com/
INDIZI DI COLPA E PAURA DEL CARCERE? FAI L'AMICO E CHIAMA BERLUSCONI!
Risultata l'ennesima sentenza di colpevolezza a discapito del fedelissimo del Premier, Marcello Dell'Utri è emerso dal processo con una seconda condanna a sette anni di carcere.
Dinnanzi ad una sentenza come questa c'è anche chi ha avuto il coraggio, o la faccia tosta, di esultare. Molti politicanti della "destra" italiana hanno fatto valere motivazioni di grande pregio dinnanzi alla condanna penale del fondatore del Partito madre del PdL, appunto "Forza Italia".
Hai fatto il mafioso fino al 1992 e poi, tutto d'un tratto, smetti. D'improvviso decidi di fare il bravo e di metterti, onestamente, a fondare un partito che nel giro di due anni assume dimensioni nazionali.
Metti a capo di questo partito un imprenditore che, ricercando la fuga dalla galera, fa di tutto per intraprendere la via politica seguendo i precetti della P2 di turno capace di monopolizzare il Paese intero.
Sbatti a destra e manca complotti, mettendo un potere contro l'altro. La magistratura è politicizzata, arrabbiata rossa solo con te che sei il salvatore della Patria.
Accusi la "sinistra", se così ancora si può etichettare, di essere comunista, cattocomunista o quanto altro. Riesci perfino a dare agli italiani dei "coglioni", tanto è strutturato il modello di società che hai creato.
Ci sono tuoi amici che proteggi, con ogni sforzo, dalla galera. Te li trascini in politica, dando loro posti di rilievo e preparando leggi ad-hoc per non farli rinchiudere. Confondi, nei tuoi giornali e telegiornali, le parole prescrizione con assoluzione.
Dai mandato a direttori di testate giornalistiche di difenderti e di parlare a piene mani di tue capacità.
Il direttore di "Studio Aperto" fa un editoriale a difesa di Dell'Utri, Brancher e Berlusconi quando il suo tg è pieno colmo di seni, chiappe al vento e gossip sempre verde.
Dinnanzi a remore come queste, la credibilità è la prima cosa che conta.
I rapporti fra mafia e politica sono, del resto, tutt'altra vicenda. Sono meno importanti, si nascondono meglio.
L'ennesima conferma arriva dalla relazione svolta dalla commissione antimafia sul biennio 1992/1993. Giuseppe Pisanu ha confermato che la relazione fra mafia e politica nelle stragi ci fu. In un Paese normale dovrebbero riemergere fatti quali il mai troppo conosciuto "papello" e quanto altro ancora.
Il Governo, se da un lato si attribuisce meriti sulla lotta alla mafia che non gli competono pienamente, dall'altro vuole affrettare i tempi per bloccare le intercettazioni con l'approvazione della legge bavaglio.
Riducendo all'osso gli "spifferi" informativi si potrà combattere efficacemente la corruzione dilagante, a loro dire. Approvano una manovra fiscale accarezzando per breve tempo l'idea di realizzare un ennesimo condono edilizio.
Mentre la crisi dilaga, il premier "live" in Panama difende il suo Milan affermando di volerne restare presidente per altri 25 anni almeno.
Se le emergenze sono queste, abbiamo da stare freschi...
Mentre la crisi dilaga si fa Ministro l'indiziato Aldo Brancher. Uomo incaricato di misteriose deleghe, partecipa al Consiglio dei Ministri senza nulla di specifico di cui occuparsi.
Mentre l'Italia è indignata per la sua nomina senza specifico incarico, lui si indigna altrettanto perchè tutti si concentrano su di lui anzichè sulla sconfitta dell'Italia al Mondiale sudafricano.
Da ciò è evidente lo spirito che certi loschi individui vorrebbero dominante nel Paese intero. Laddove la politica ha bisogno di luce è sempre meglio portare ombre od armi di distrazione.
Chiama un Ministro inesistente, chiama un ex-mafioso divenuto onesto in meno di un anno e componi un bellissimo puzzle di trasparenza e politica: ne verrà fuori il perfetto Partito dell'Amore.
mercoledì 30 giugno 2010
SERENITA' E (OPPURE E') FELICITA'?
In quanto animale dotato di ragione e razionalità, l'essere umano è costretto a vivere ponendosi domande che, molto spesso, rimangono quasi completamente buie e senza risposte certe.
Di pari passo la sete di certezze fa il resto, annacquando con troppa consapevolezza la continua ricerca dell'essere umano.
Nella ricerca di una risposta a tutte le possibili domande, la questione inerente la ricerca della felicità è un tema tanto importante quanto irrisolvibile. La parola felicità è già di per sè così casuale da non poter avere un'esatta definizione esprimibile a parole.
E' un pò sinonimo concettuale di tutte quelle altre parole che, come ad esempio la parola normalità, hanno bisogno di soggettività ed esperienza per poter essere definite con ragionevole certezza.
In un mondo caotico come quello moderno ciascuno deve avere od almeno inseguire una propria, individuale, felicità. Un altro discorso è poi dove andarla a cercare, quella stessa felicità.
La si può rincorrere cercandola nel mondo, in sè stessi, facendo le scarpe agli altri oppure passando una vita ad inseguire sogni e bene collettivo.
C'è una felicità per tutti, sempre ammesso che questa parola esista anche nella realtà di ogni giorno. Purtroppo o per fortuna, infatti, sono esistiti ed esistono tuttora moltissimi uomini che vivono rinnegando l'esistenza stessa della felicità.
Il mio primo pensiero va a Rita Levi Montalcini. In un'intervista tratta da un libro di Piergiorgio Odifreddi di qualche tempo fa rinnegò infatti la parola felicità, attribuendole la caratteristica di sentimento tipico degli inconsapevoli. Tutto ciò che esiste nel mondo e che rende il mondo così come è oggi secondo lei basta a rendere impossibile l'esistenza e la percezione della felicità in quanto tale.
Un concetto simile era condiviso da Enzo Biagi, seppur rapportato all'amore come fonte di maggior "felicità" possibile.
Ancora oggi la ricerca di questa felicità è un tema sentito, percepito ma purtroppo non condiviso come si dovrebbe. Viene scelto, non a caso, dalle giovani generazioni nel tema della maturità.
E' un argomento di così semplice ed immediata percezione, ma di terribile e temibile ricerca di risposte.
Guardandosi attorno, infatti, si respira tutto tranne che ciò che si dovrebbe.
Il sentimento di depressione diviso e quantomeno condiviso che attanaglia l'umanità da un pò di tempo a questa parte potrebbe far riflettere.
Ammesso per assurdo che felicità non esista, deve esserci però qualche cosa d'altro di più profondo ed immediato capace di farci sognare, sperare e sorridere.
Quel qualcosa viene da molti fatto coincidere con il concetto di serenità. Serenità è, in breve, una microscopica porzione, individuale, di felicità.
Il raggiungere traguardi per noi importanti, il superare ostacoli fino a poco tempo prima ritenuti invalicabili: tutto ciò fa rima stretta con il concetto di serenità.
Serenità come microscopica e personale forma di felicità? Questa è, probabilmente, un'interpretazione meno sbagliata di altre.
Mi sovviene anche l'opinione di Eugenio Scalfari, capace di attribuire al pensiero ed alla consapevolezza umane, pienamente mature e formate, le colpe principali della mancanza di felicità umana.
Tutto ciò che resta è, per fortuna o purtroppo, metafisica.
Immergendosi a mollo nel mondo ci si può bagnare in acque non proprio pulite.
Ma dopotutto, appunto, la felicità è una ricerca senza fine.
martedì 29 giugno 2010
VIAREGGIO, UN ANNO DOPO LA TRAGEDIA
Le storie si sono mescolate, inevitabilmente sovra raccontate ed anche confuse.
La mano umana applicata ad una cattiva tecnica mostrò purtroppo, ancora una volta, i suoi tragici esiti.
La fatalità volle proprio che un treno merci deragliò, causando l'esplosione di due vagoni carichi di gas. Morirono 32 persone, senza una colpa specificatamente attribuita.
C'è chi parlò di caos nelle normative di controllo sugli alberi sorreggenti le bombole, c'è chi parlò di mancato controllo da parte della compagnia responsabile della loro circolazione.
Ad oggi, a quanto pare, le responsabilità sembrano "distribuite nel tempo". Il procuratore di Lucca Aldo Cicala è categorico sulla prosecuzione delle indagini di colpa: "Le cause del disastro ferroviario sono molteplici. Stiamo indagando a tutti i livelli, su diversi ambiti, esaminando via via le varie responsabilità che emergono."
Sono partiti, sulla spinta della strage, circa diciotto avvisi di garanzia. Tre di questi sono i responsabili dell'agenzia tedesca che non fecero controllare a dovere quel maledetto asse del carro.
La causa del deragliamento fu, infatti, tutta lì. Da laureando in ingegneria meccanica qualcosa in merito posso capire e scrivere.
Con oltre trenta esami sulla groppa svolti, ho trascorso tre anni di studio a capire quanto e come la tecnologia sappia essere, alle volte, così tremendamente spiazzante per l'umanità intera.
Quell'albero rotto non ha potuto cedere improvvisamente. In un pezzo meccanico quasi mai una rottura netta avviene improvvisamente.
Un buon 90% dei prodotti realizzati in materiale ferreo resiste, infatti, per una durata superiore ai due milioni di giri. Si possono scegliere poi le dimensioni del pezzo tenendo presenti fattori di sicurezza opportuni, atti a minimizzare rischi e tensioni prodotte internamente al materiale.
Sono state prodotte norme precisissime sulla fatica e su quanto un pezzo possa, a fatica, resistere.
In una materia come ingegneria, per fortuna, nulla dovrebbe essere lasciato al caso.
In quel di Viareggio, eppure, forse più di qualche precauzione mancò. L'aberrante responsabilità di chi non ha fatto quei controlli e quei calcoli, minimi ma fondamentali, ha causato 32 morti e troppo dolore incolmabile nei confronti di tutti coloro che sono rimasti in vita.
Dinnanzi a tragedie come queste chi crede in una tecnologia senz'anima DEVE ricredersi.
In mezzo a questi episodi c'è ancora chi soffre. E' il caso di Ibitsen Ayad, giovane neoitaliana che ha perso tutti i suoi cari nella strage di Viareggio.
E' da poco cittadina italiana a tutti gli effetti, nonostante un precorso di tredici anni nel nostro Paese.
E' giunta qui grazie agli sforzi dei suoi genitori, grazie al lavoro di suo padre che dopo tanto tempo le ha fatto avere il tanto agognato documento di cittadinanza.
E' contenta di essere italiana; il traguardo raggiunto rimanda un pensiero immediato al ricordo del padre:
"E' un sogno che si avvera. Anzi. E' come se si avverasse il sogno di mio padre. Lui ha vissuto 18 anni in Italia, lavorando come verniciatore navale. Noi lo abbiamo raggiunto e siamo cresciuti qui.[...]"
In mezzo alla gioia, un'immancabile tristezza ed un incolmabile vuoto. Le sue parole riecheggiano meglio di qualsiasi altro discorso:
"Mi manca l'affetto e la gelosia di mio fratello quando la nostra sorellina mi voleva tutta per lei. Mi mancano le canzoni del Carnevale che ascoltavamo sempre in casa. E mi mancano le preoccupazioni dei miei genitori quando andavo fuori da sola perchè ormai ero maggiorenne. Ora che non mi dice più niente nessuno mi mancano. Mi mancano tanto."
La tecnologia, se abbinata all'etica, potrebbe addirittura evitare il dolore di certi, spiacevolissimi inconvenienti. Basta perdere un pò di tempo in più a calcolare una deformata, a ricavare una linea elastica.
Basterebbe perdere un pò di tempo consultando qualche norma: UNI 7670, UNI-CNR 10011 solo per fare qualche nome. Basterebbe consumare qualche foglio per verificare a mano un incastro che non torna, una tensione pericolosa, un raccordo da migliorare fra due porzioni di albero meccanico.
Basterebbe davvero poco per evitare un dolore.
La tecnica favorisce tutto questo.
lunedì 28 giugno 2010
"LA DANZA A SPIRALE"- FRAMMENTI DI INDIANA MEMORIA
Madre Terra, madre stella,
tu che sei invocata con migliaia di nomi,
ricordiamo tutti che siamo cellule del tuo corpo e danziamo insieme.
Tu sei il grano e il pane
che ci sostiene ogni giorno.
E come tu sei paziente con i nostri sforzi
per apprendere,
noi saremo pazienti con noi stessi e chiunque altro.
Siamo raggi di luce e buio inviolabile,
l'equilibrio.
Tu sei l'abbraccio che rincuora
e la libertà al di là della paura.
Entro di te nasciamo, cresciamo, viviamo e moriamo.
Tu ci conduci attorno al cerchio per rinascere,
tra di noi danzi
per sempre."
(Starhawk)
INDIVIDUI E PERSONALITA'- FRAMMENTI DA ALBERT EINSTEIN
Essere scienziati ed analisti di sociologia non è cosa affatto semplice; tante e troppe conoscenze diversificate sono richieste al fine di essere maggiormente consapevoli su ogni fronte.
Le speranze sono tante, ancora di più sono da radicare profondamente per un'umanità che deve ritrovarsi su moltissimi fronti.
Dalle eco della Storia giunge, per fortuna ancora oggi, la voce di un intellettuale intellettualmente onnipotente: il grandissimo Albert Einstein.
Individuare una linea "fissa" di pensiero fra le sue infinite ed espresse opinioni è cosa pressochè impossibile: lo scienziato si è infatti destreggiato in tutta la sua vita fra una serie infinita ed indefinita di tematiche, riflessioni, spunti importantissimi e pensieri.
Guardando dall'oblò del suo universo, riporto di seguito qualche frammento di infinito ed infinita umanità.
"La società umana riesce a produrre grandi cose soltanto quando è abbastanza flessibile da consentire il libero sviluppo delle qualità individuali."
"L'elemento prezioso nel grande corteo dell'umanità non è lo Stato, ma è l'individuo creatore e cosciente, la personalità; è questa sola che crea il nobile ed il sublime mentre il gregge è stolido nel pensiero e stolido nei sentimenti."
"E' importante per il bene collettivo incoraggiare l'individualità; perchè soltanto l'individuo può produrre le nuove idee che servono alla comunità per continuare a migliorare ed a soddisfare i propri bisogni, proprio per evitare la sterilità e la pietrificazione."
Da citazioni, preziosissime, come queste, si evince la qualità più grande necessaria ed assolutamente sufficiente per lo sviluppo di una società degna di essere chiamata tale: la crescita dell'individuo, il culto di ogni singola, infinitesima e mitica personalità.
Ogni uomo deve essere fatto sentire e vivere come inestimabile, irrinunciabile. Ciascuno dovrebbe non vedere mai gettato nel vuoto il suo sogno più grande, la sua fervida speranza.
Stando alle tristezze degli ultimi tempi, il condizionale è purtroppo d'obbligo.
lunedì 21 giugno 2010
LEGA NORD ED ITALIA: PIU' INCOERENTI DI COSI' NON SI PUO'...
Descrivere il rapporto fra la Lega Nord e l'Italia intera è un qualcosa di surreale, quasi fantascientifico.
In primo luogo perchè gli stessi esponenti di spicco del verdano non credono nell'Unità d'Italia, invocando rivolte, violente prima e pacifiche poi, per liberare quella Padania che tanto va soffrendo e trainando il Sud Italia.
Al popolo padano fino a qualche anno fa veniva paventata la necessità di imbracciare fucili e forconi per marciare su Roma ladrona. Al popolo padano venivano chieste troppe, incoerenti ed incostanti, cose.
In secondo luogo perchè fanno dichiarazioni allucinanti per qualsiasi forma di umano buonsenso.
Si arrivi, da ultimo, alle affermazioni di Umberto Bossi in quel di Pontida. Intento a celebrare il ventennale anniversario padano, dinnanzi ad una folta schiera di spettatori ha invocato una rivolta pacifica per liberare questa benedetta Padania, affermando inoltre di essere contento per suo figlio che ha, finalmente, trovato la sua vera strada.
In poche parole chi non riesce nella scuola può sempre provare la via maestra della politica, tanto per salvare vita e portafoglio. Che poi l'istruzione possa servire anche per migliorare il modo di fare politica, questo è un altro discorso che con certe menti è più giusto non fare.
La Lega Nord è, per il resto, un "partito" davvero strano, complesso.
Dalla morfologia indefinita, risulterà per molto tempo ancora funzionale solo all'approvazione delle leggi ad-personam utili per Silvio Berlusconi. Predica e chiede ovunque, a gran voce, l'avvento di questo federalismo.
Con la manovra fiscale, infatti, slitterà ancora più lontana la messa in opera di questa così imponente rivoluzione. Leghisti che sono, di tutto punto, ministri nel Governo ITALIANO.
Ministri che, al ritrovo celebrativo di Pontida, hanno consentito l'esposizione di cartelli inneggianti all'Unità d'Italia ed al Risorgimento come "radici della vergogna" per l'orgoglio padano.
Giustamente Silvio Berlusconi non può nè sgridarli nè redarguirli pubblicamente. Appeso più che mai ai loro voti, è costretto a divincolarsi come meglio può per mantenersi attaccato alla poltrona.
Da quest'ultimo ritrovo è emerso il bivio al quale la Lega è giunta: o federalismo oppure secessione.
Quale tragico futuro ci attende?
Predicano il decentramento amministrativo e fiscale quando poi approvano una manovra fiscale che sottrarrà risorse ingenti agli Enti Locali e Regionali. Certi piccoli Comuni arriveranno fino a perdere il 60% dei loro introiti.
Approvano tutto, salvo poi ritrattare le proprie posizioni portando i sindaci leghisti a consegnare le fasce tricolori in segno di protesta per lo strangolamento al quale si sta andando incontro.
La Lega Nord è uno schieramento complesso, troppo eterogeneo appunto.
Fiduciosi in un futuro di maggior profilo e migliore coerenza, guardiamo al pragmatismo della "trota" Renzo Bossi.
Qualcosa mi dice che c'è poco per stare sicuri...
domenica 20 giugno 2010
AVEVA PROPRIO BISOGNO DI UNA VACANZA...
Con una strage ambientale mai vista dal pianeta Terra intero, c'è qualcuno che ha ben pensato di distrarsi un pò da così tanti e gravosi impegni.
Un grande potere comporta grandi responsabilità, diceva in un lontano tempo lo zio a Peter Parker divenuto già Uomo Ragno. Questa è una frase che ad oggi pochi davvero mettono in pratica con rigore ed accortezza.
Laddove una falla farà fuoriuscire per mesi quantità incredibili di combustibile fossile, uccidendo specie animali di ogni sorta, qualcuno pensa di rilassarsi un pò. Il gravoso compito è spettato all'amministratore delegato della multinazionale coinvolta nel disastro, la Bp.
Sto scrivendo di Tony Hayward, precisamente; preso da chissà quali stress ulteriori ha voluto andarsene, per un pò, lontano dall'emergenza. Poco importa se migliaia di persone e milioni di animali vedranno distrutto per sempre un ecosistema che fino a poco tempo fa era uno dei più belli del mondo.
Ironia della sorte, è andato in vacanza per fare una gara di yacht. Guardandosi dal rimanere in America, è ritornato nella più sicura Inghilterra per condurre una competizione assolutamente irrinunciabile.
Inutile scrivere il disagio ed il dissenso di tutti i coinvolti; basta poco a riassumere il pensiero comune emerso da servizi condotti dai mass-media americani dopo una notizia come questa:
" A noi, che per vivere abbiamo bisogno di uscire in mare , [...] da due mesi è vietato adoperare le nostre barche, e lui se ne va su uno yatch? Data la situazione, ci sentiamo offesi”.
Si sentono offesi, a buonissimo diritto. Qualcuno infatti scrive che la marea nera, molto probabilmente, potrà continuare a fuoriuscire fino al 2012.
Qualcuno ha, dinnanzi a notizie come queste, tutto il diritto e quasi tutto il dovere di indignarsi.
Il portavoce del gruppo petrolifero britannico, evidentemente preso da un mostruoso spirito di solidarietà, ha liquidato in fretta e furia la faccenda:
"[...]sta trascorrendo alcune ore di vacanza con la sua famiglia. Dal giorno dell’incidente, il 20 aprile scorso, non ha mai preso una giornata di riposo. Sono certo che chiunque possa capirlo.[...]"
Ne sono altrettanto certo io che chiunque non stia pagando sulla propria pelle errori altrui possa capirlo.
Capire un gesto come questo è, a tutti gli effetti, un mistero.
Se è vero che per meritare potere si deve dimostrare responsabilità, casi come questi insegnano che senza responsabilità deve immediatamente cessare anche il potere.
In ogni caso si è ribellata anche la Casa Bianca, mentre qualcuno per distrarsi pensava a gareggiare con il proprio yacht.
Nel curriculum di Tony Hayward si vedono attestati di ogni tipo: laurea, dottorato di ricerca conseguito presso l'Università di Edinburgo. Di fronte a cotanti titoli, eppure, è mancato qualcosa di meramente umano.
A parer mio un gesto come questo si commenta, purtroppo, da solo. Non ci vuole una gran mente per capire che assistere ad una gara in mare mentre un mare intero, anche per colpa sua, sta morendo è un qualcosa di non commentabile.
Non ci vuole una gran mente, o almeno credo.
Finchè lo yacht va lasciamolo andare e stiamo a guardare, vero signor Hayward?
MESSAGGIO AL MONDO DI AAUNG SAN SUU KYI
Nel giorno del suo 65esimo compleanno la leader dell'opposizione birmana Aaung San Suu Kyi ha rivolto alle pagine dell'Indipendent il suo messaggio, disperato ma concreto, di consapevolezza ed autocoscienza nei confronti del mondo intero.
Lo ricopio di seguito:
"Per favore, usate la vostra libertà per promuovere la nostra. E voglio aggiungere qualcosa di più.
Per favore portateci più libertà, in Birmania. Siamo affamati di libertà e stiamo aspettando che qualche istituzione o Paese la porti."
Per quanto possibile, certi messaggi dovrebbero arrivare al mondo non solo spegnendo le candeline.
venerdì 18 giugno 2010
A MUSO DURO - RICORDANDO PIERANGELO BERTOLI
E adesso che farò, non so che dire
e ho freddo come quando stavo solo
ho sempre scritto i versi con la penna
non ordini precisi di lavoro.
Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani
e quelli che rubavano un salario
i falsi che si fanno una carriera
con certe prestazioni fuori orario
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Ho speso quattro secoli di vita
e ho fatto mille viaggi nei deserti
perchè volevo dire ciò che penso
volevo andare avanti ad occhi aperti
adesso dovrei fare le canzoni
con i dosaggi esatti degli esperti
magari poi vestirmi come un fesso
per fare il deficiente nei concerti.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Non so se sono stato mai poeta
e non mi importa niente di saperlo
riempirò i bicchieri del mio vino
non so com'è però vi invito a berlo
e le masturbazioni celebrali
le lascio a chi è maturo al punto giusto
le mie canzoni voglio raccontarle
a chi sa masturbarsi per il gusto.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
E non so se avrò gli amici a farmi il coro
o se avrò soltanto volti sconosciuti
canterò le mie canzoni a tutti loro
e alla fine della strada
potrò dire che i miei giorni li ho vissuti.
giovedì 17 giugno 2010
VOCI DA L'AQUILA: AL DI LA' DEGLI SCHERMI TELEVISIVI...
A distanza di tempo la situazione abruzzese è tutto tranne che risolta. L'atmosfera surreale e "congelata" di quella città, esplicata anche dal recente film-documentario della Guzzanti, mostra giorno dopo giorno crepe imbarazzanti e deprimenti. Si è passati a descrivere quei momenti con diecimila parole, attraverso miriadi di articoli e reportage televisivi.
Finchè c'era il bisogno, c'erano i riflettori puntati. Legge inevitabilmente confermata, specialmente in un paese tremendamente malato come quello italiano.
Legge poi smentita, d'improvviso. Tutto all'insegna del così italiano motto "ciò che non appare, non esiste". Allo stesso modo, non appena la sete di sondaggi del nano è cessata, tutte le minuziose descrizioni sullo stato delle cose sono cessate.
Dalla città abruzzese, purtroppo, si ricordano abomini compiuti da giornalisti terribili. Basti pensare a quelle menti così brillanti che andavano a bussare in piena notte ai vetri di automobili con dentro terremotati dormienti, giusto per chiedere loro come andavano le cose.
Passata l'emergenza televisiva, nessuno oggi si chiede più con la stessa costanza come stiano andando le cose. Il Governo annuncia altre proroghe su affitti, tasse e stipendi, annunciando che la manovra devierà dalla strada abruzzese.
La città, mentre tutto ciò va avanti, è esattamente come allora. E' stata sostituita da tante "new town", dotate di ogni confort. Ci sono tante casette, così belle, però impossibili da personalizzare. Devi stare in una casa senza poterla sentire tua.
Dal film "Draquila" le voci erano purtroppo tante, e tutte troppo chiare. La priorità per gli ospitati era addirittura conservare il portachampagne donato dal Governo, decorato con i preziosi loghi del duopolio Repubblica Italiana- Protezione Civile.
Al di là di questi, anche inutili, riferimenti, come si sta a L'Aquila oggi?
Avrebbero potuto chiederlo a quei 20mila individui che, ieri, hanno marciato per ricordare che ci sono.
Esistono ancora, nonostante l'assenteismo televisivo. Resi incapaci di timbrare il cartellino mediatico, concentrato più che mai a dare al nano la possibilità di affermare che nello stivale siamo tutti intercettati od intercettabili.
Ce ne erano tanti ieri, ciascuno con storie pesanti e pensanti da raccontare.
C'era Raffaele, nato proprio nella notte del terremoto. C'era sua madre che ancora lo ringrazia per averle fatto passare quei momenti al sicuro nell'ospedale.
Se quel Raffaele non è un angelo, davvero pochissimo ci manca.
C'era il neo presidente Pdl della Provincia, Antonio Del Corvo. C'erano tantissimi sindaci, con tricolori pesanti come macigni.
C'erano tanti e tanti altri, ciascuno con problemi che i mass media sembrano non voler o non poter ascoltare.
"Ho un'azienda con i miei fratelli. Abbiamo 15 dipendenti. Dopo il terremoto, [...] abbiamo dovuto provvedere a tutto da soli. [...] Siamo andanti in banca ed abbiamo fatto ricorso alla nostra disponibilità per andare avanti, l'aiuto dello Stato è stato irrisorio."
E'questa la voce di Giampaolo Cotellessa, imprenditore che annuncia di poter tornare nuovamente a pagare le tasse, salvo dover sacrificare qualcuno dei suoi quindici dipendenti.
"Siamo un pensionato e una casalinga. Siamo stati costretti a mettere da parte il denaro in più che abbiamo avuto a disposizione ogni mese grazie alla sospensione delle tasse. [...] Con un figlio in cassa integrazione, un affitto da pagare ogni mese, l'autonoma sistemazione non siamo riusciti a spendere. [...] Ci avrebbe aiutato semplicemente una linea chiara sul futuro."
Sono queste le voci unite e riassunte di Lidia e Roberto Fusco.
Ci sono poi persone che hanno riaperto negozi in nuovi locali affittati, con una clientela però dispersa in tante altre zone di questa immensa "new-town".
"Il giro d'affari è diminuito: tutti i miei clienti abitavano in centro ed ora sono dislocati in nuovi quartieri."
E' la storia di Ugo Aleandri, proprietario di una ferramenta in piedi solamente per le proroghe nei pagamenti delle tasse. Mancano linee chiare sul futuro, accampando un pò qualche rassicurazione di volta in volta.
Si spendono 500 milioni di Euro per la Maddalena e poi si raschia il fondo del barile per l'Aquila e per tutti quegli altri terremotati che da troppo tempo l'Italia si trascina dietro.
Giuseppe Gasbarri paga ancora i fornitori per la merce che giace sepolta sotto le macerie del terremoto.
Aveva un negozio di articoli sportivi. Non lavora dal 6 aprile 2009; tornare a pagare le tasse è allo stato attuale delle cose una semplice follia.
Non è il solo, purtroppo. Mentre il Premier va sbarellando affermando l'intercettabilità di tutto il Paese rimangono oltre 16mila persone senza lavoro.
Qualcuno è stipato in alberghi, qualcun altro non vorrà neppure tornare in quella città distrutta e deserta. Comunque vada, l'attenzione dei media si è spenta.
Con essa, per fortuna, rimane accesa la speranza di Raffaele.
Ci si potrebbe scrivere il seguito de "L'uomo che verrà".
martedì 15 giugno 2010
SULL'ACUTEZZA DELL'INGEGNO UMANO: FRAMMENTO DAI MASSIMI SISTEMI GALILEIANI
Figlio di una cultura il più possibile contemporaneamente letteraria e tecnico-scientifica, sono da sempre rimasto più che affascinato dal compendio universale scritto da Galileo Galilei qualche secolo fa: "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo".
Scritto da un genio assoluto ed universalmente conosciuto, si presta ad essere teatro di ferventi discussioni, problematiche ed interpretazioni sui rapporti che intercorrono fra scienza, società, pregiudizi ed opinioni alternative alle correnti scientifiche allora conosciute.
Ci sono assaggi di meccanica, di moti celesti, di astronomia e di tutto quell'altro che, appunto, è etichettabile come "massimo sistema del mondo". Laddove c'è un massimo sistema, esiste di pari passo un'infinitesimale capacità dell'essere umano di poter provare a comprendere la complessità di quell'enorme amalgama di concetti e pulsioni universali.
Nel libro galileiano le voci delle possibili opinioni umane sono interpretate da tre differenti personaggi, ciascuno con le loro autonome e differenti caratteristiche di pensiero: Sagredo, Salviati e Simplicio.
Ciascuno ha la sua, inimitabile, parte.
Sagredo rappresenta infatti l'interessato, colui il quale si adopera con orecchio consapevole a certe tematiche pur rimanendone completamente esterno dal punto di vista "specifico".
La sua figura rispecchia, non a caso, la curiosità degli esseri umani e la finalità con cui Galileo volle rivestire la sua opera: attrarre intelligenze curiose a capire i massimi sistemi del mondo, anche se non esperte di quel mondo.
Sullo sfondo dibattono, su poli opposti di pensiero, l'aristotelico Simplicio ed il copernico-galileiano Salviati. Nel libro sono moltissime le occasioni di incontro e scontro fra i protagonisti, moderate ogni volta dal curioso Sagredo. Nel mare di contenuti, emerge un frammento bellissimo riguardante le possibilità e le caratteristiche della mente umana.
Sono parole che Galileo attribuisce, non a caso, a Sagredo. E' un intervento fatto a margine di un capitolo, a segnalare la dovuta presa di consapevolezza che ogni essere umano dovrebbe avere dinnanzi al baratro delle proprie, pressochè infinite, potenzialità. Lo riporto di seguito:
"[...] Io son molte volte andato meco medesimo considerando, [...], quanto sia grande l'acutezza dell'ingegno umano; e mentre io discorro per tante e tanto maravigliose invenzioni trovate dagli uomini, sia nelle arti come nelle lettere, e poi fo riflessione sopra il saper mio, tanto lontano dal potersi promettere non solo di ritrovarne alcuna di nuovo, ma anco di apprendere delle già ritrovate, confuso dallo stupore ed afflitto dalla disperazione, mi reputo poco meno che infelice. Se io guardo alcuna statua delle eccellenti, dico a me medesimo: sabato 12 giugno 2010
BERLUSCONI E MUSSOLINI, NON SIETE POI COSI' LONTANI...
Qualche anno fa qualcuno pronunciava queste parole: "La stampa più libera del mondo intero è la stampa italiana. Il giornalismo italiano è libero perchè serve soltanto una causa ed un regime; è libero perchè, nell'ambito delle leggi del regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione."
Quel qualcuno che pronunciò queste parole fu Benito Mussolini. Oggi, dopo tanto cercare, possiamo dire con certezza di aver trovato il suo erede nella figura del Premier Silvio Berlusconi. Democraticamente eletto dal popolo, si è da sempre caratterizzato per la sua straordinaria capacità di smontare ed attaccare a destra e manca ogni pilastro di quella stessa democrazia.
Colpisce la separazione dei poteri, attacca la magistratura, vede comunisti dovunque. E' un Premier tuttofare: un presidente operaio, ferroviere, imprenditore, artigiano, industriale, allenatore, monopolizzatore.
E' re del conflitto d'interessi, fino al punto in cui ormai è diventato normale parlare di certe cose.
Spara contro tutto e tutti, inondando qualsiasi mass media con le sue prepotenti armi di distrazione di massa. E' incapace di vergogna, oppure è talmente abile e perspicace da confondere la vergogna con la sete di consenso e ricerca di sondaggi. Ieri ne ha sparate altre, accusando la Carta Costituzionale di rallentare l'attività governativa.
La definisce figlia di compromessi cattocomunisti, la definisce datata. Governare il Paese è un inferno, una missione impossibile. E' una missione impossibile guardando alla Costituzione, è una missione impossibile per un vecchietto che si crede onnipotente.
Siamo arrivati al punto che le testate estere ci offrono solidarietà per divulgare i nostri articoli, compromessi dalla prossima legge-bavaglio. Siamo arrivati al punto che c'è un'Italia che, prossima ad una manovra "lacrime, sangue e sacrifici", vede come suoi massimi problemi le intercettazioni da bloccare per i potenti e per le varie cricche di potentati.
Nel mentre, per distrarre dalle infami verità, Silvio Berlusconi procede sparando a zero su tutto e tutti. L'Associazione Nazionale Partigiani Italiani è indignata per le oscenità pronunciate ieri, dando mandato di trasmettere al Paese la propria pietosa consapevolezza delle cose a comunicati stampa.
Nel mentre, il Paese sta sempre peggio. Sta sempre peggio anche Silvio Berlusconi, a quanto sembra.
Ha un volto contrito, raggrinzito e resistente ad ogni possibile plastica facciale. Qualche capello in più viene tradito da una voce sensuale, da un doppiopetto irresistibile e da un'altezza invidiabile ai più.
Il nostro Paese è comodo, ed altrettanto accomodante per accogliere dittature morbide. Siamo in una condizione surreale; definirci Democrazia fra poco sarà, tristemente, un lusso.
Il Parlamento, se così può essere ancora chiamato, approva tutto a colpi di fiducia impedendo dibattiti e dialettiche democratiche. Siamo al punto in cui la manovra che interesserà tutti noi viene mediaticamente nascosta per spostare la gravità del dibattito su altre baggianate galattiche.
Sullo sfondo questo schizofrenico nanetto, capace di attaccare a destra e manca qualsiasi persona o cosa che non condivida le sue idee ed i suoi pensieri.
In periodo di crisi tutto cala: l'occupazione, i redditi dei lavoratori, la produzione, i discorsi seri di Silvio Berlusconi. Ciò che non è mai calato, però, è il suo introito annuale.
Si è innalzato in questo infausto periodo di oltre 8milioni di Euro, passando ad oltre 23milioni per anno.
Si ha ancora il coraggio di succhiare fondi pro-manovra 2010 dal basso, dai più indigenti.
Vergogna.
LEGGE-BAVAGLIO: QUANDO L'INDIGNAZIONE SUPERA QUALSIASI FRONTIERA
Non sapendo più da che parte guardarsi le spalle, qualcuno ha deciso fosse meglio fare piazza pulita di tutto ciò che è voce, libertà e sano controllo in un altrettanto sano Stato di diritto.
Non ci saranno più le condizioni al contorno per un regime fascista, non ci saranno più le condizioni per bardare lo psiconano di nero e mandarlo in giro a fare paragoni con un duce a caso; non ci saranno più molte cose simili ad allora, però l'autoritarismo è di tutto punto simile a quello di una volta.
Mettendo di fatto un bavaglio alle indagini, alle cronache giornalistiche ed alle intercettazioni si impedirà di fatto il reale fluire spontaneo delle correnti di "giusta giustizia" che potrebbero ancora animare il Paese.
La cosa più allucinante è che perfino una legge come questa viene dalla destra demagogicamente e populisticamente giustificata. Alcuni autorevoli esponenti sostengono che il ddl è stato necessario per far stare più tranquilli e sicuri gli italiani, altri ancora hanno invocato un necessario riservo sulla salvaguardia della privacy.
Poco importa se, su numeri concreti, risulta intercettato al 2009 un misero 0,2% della popolazione. Stando a ciò, le ipotesi sono due:
1. Il Governo amministra il Paese e ne percepisce i bisogni limitatamente a quello 0,2%;
2. Il restante 99,8% non conta assolutamente niente per lo sviluppo del Paese.
La più probabile pare, a fatti, la prima. Se fosse verò ciò, quello 0,2% potrebbe rappresentare proprio quella cricca di persone che potrebbero beneficiare di questa legge liberticida.
In cifre, gli intercettati sono risultati essere poco meno di 80mila cittadini su oltre 60milioni. Più che una cosa che faccia paura a molti, pare che le intercettazioni e la loro divulgazione siano cose che facciano molta paura al Premier.
In epoca di pieno berlusconismo si potrà stare comunque sicuri: nessuno verrà mai a spiegarci a voce chiara questa verità. Potranno poi parlare, potranno poi straparlare su una sicurezza che c'è nella legge bavaglio quando poi, in realtà, sulle questioni di reale bisogno di sicurezza tutto piange.
Che ne è, tanto per fare un misero esempio, del tanto conclamato piano carceri? L'impianto sta esplodendo, con un record di suicidi mai così nero e rivelatore.
Nonostante gli 841 posti persi ogni giorno mediamente, il problema principale del Governo è questo ormai mitico bavaglio. Non è un caso se tale legge è, da qualsiasi punto di vista, assurda.
Testate giornalistiche estere si sono offerte di pubblicare i nostri scottanti problemi, in un atto di solidarietà ormai ordinaria. Sky ha minacciato di ricorrere addirittura al Tribunale per i diritti dell'uomo, mentre autorevoli studiosi contano segnali di incostituzionalità ovunque in questo pietoso decreto legge.
Imporre un freno al giornalismo ed alla libertà di pubblicazione cosa produce in prima istanza?
Produce in primissimo luogo ciò che Silvio Berlusconi va, da sempre, cercando: aumento dei consensi per governare e, quindi, scappare alle sue responsabilità penalmente punibili.
Non sapendo più da che parte pararsi, però, pare avere al momento sottovalutato la corrente in piena del web. Internet, diversamente dalle televisioni, pullulerà sempre di voci od informazioni che allo stato attuale delle cose è difficilissimo contrastare.
Il problema ancora più dirimente è, però, che purtroppo oltre l'80% dell'Italia si informa dalle televisioni.
Finchè in televisione si parlerà di come guardare i mondiali o di quali mutande antiscippo scegliere per la propria personale sicurezza, ci sarà ben poca speranza.
Governare o silenziare l'opinione pubblica: sono questi, in parole poverissime, le linee guida di questo vergognoso punto della storia italiana.
La mancanza assoluta di etica politica in un ddl come questo è, sotto ogni aspetto, tristemente scontata.
Cosa comporta, in ultima istanza, porre freni al giornalismo ed al libero fluire delle notizie?
Ce lo ricorda Joseph Pulitzer: "Un'opinione pubblica ben informata è la nostra corte suprema. Perchè ad essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l'indifferenza popolare o gli errori del governo; una stampa onesta è lo strumento efficace di un simile appello."
Uno come Pulitzer è, per fortuna, difficilmente smentibile sul terreno del giornalismo e delle implicazioni stato-opinione pubblica.
Senza opinione pubblica, stando alla sua premessa, in uno Stato finirebbero con il trionfare le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l'indifferenza popolare e, non da ultimo, gli errori del Governo.
La stampa fatta passare per disonesta è lo strumento più efficace per ridurre ogni italiano a persona inconsapevole ed irresponsabile nei confronti dei suoi stessi governanti.
Dopotutto, però, ormai si sa: l'obiettivo del nano è quello di cercare consenso per farlo rimanere, non troppo democraticamente, fuori dalle sbarre.
Tutto il resto è ordinaria noia italiana.
mercoledì 9 giugno 2010
lunedì 7 giugno 2010
COSE CHE HO IMPARATO TROPPO TARDI...MADE FROM PEANUTS
La mia vita se ne va troppo in fretta...L'unica mia speranza è che si facciano gli straordinari.
Quando ci si deve alzare alle 7 in punto, le 6 e 59 sono il momento peggiore del giorno!
Il collo odia l'esercizio fisico. Se i colli fossero piedi, non faremmo un passo.
Le estati volano sempre...gli inverni camminano!
Se sei depresso, è d'aiuto appoggiare la testa al braccio e fissare il vuoto. Se sei insolitamente depresso, forse dovrai cambiare di braccio.
Se tieni le mani all'ingiù, otterrai il contrario di quello per cui stai pregando.
Se nessuno risponde al telefono, fa il numero più forte.
Mai starsene svegli la notte a rivolgersi domande a cui non si sa rispondere...
La vita è più facile se si teme soltanto un giorno alla volta.
Avrei vinto se non fossi incappato in un pessimo finale!
La vita è piena di scelte, ma a te non ne viene data alcuna!
domenica 6 giugno 2010
ITALIA E GUERRA: IN TEMPO DI CRISI NON SI CALANO I COSTI...
La tendenza a risparmiare nei periodi di crisi economica è assolutamente doverosa; lo è altrettanto salvaguardare i principi fondativi di una società che, teoricamente, dovrebbe avere il dovere di dirimere all'individuo le proprie piene facoltà di uomo libero.
A livello ideologico, lo stesso Albert Einstein ci ricorda quanto sia compromessa una società che ha come cardine essenziale di pensiero la "militarità". Leggendo un frammento tratto dal libro "The Militar Mentality" (1947), possiamo trovare quanto segue:
"[...]E' caratteristico della mentalità militare il ritenere essenziali i fattori non umani (bombe atomiche, basi strategiche, armi di ogni genere, possesso delle materie prime, ecc...), mentre l'essere umano, i suoi desideri e i suoi pensieri, in parole povere i fattori psicologici, vengono ritenuti secondari e trascurabili...L'individuo viene degradato a "materiale umano". [...]"
E' proprio, quindi, tipico di una società sorda il bisogno di incuneare logiche guerrafondaie anche in momenti dove non ce ne sarebbe assolutamente necessità.
In un momento di congiuntura economica devastante dovrebbe sorgere, altrettanto spontaneamente, la necessità di stringere i cordoni nei confronti di tutto ciò che già in condizioni normali dovrebbe essere superfluo.
Come stiamo in questa Italia? Pietosamente, come sotto moltissimi altri punti di vista d'altronde.
Nella manovra che avrà il compito di assestare il bilancio si taglierà dovunque, specialmente nel campo culturale; tutto ciò va ad avvallare l'impietosa degradazione dell'individuo a materiale umano con pulsioni dell'anima inutili, secondarie o trascurabili.
Laddove paesi europei come la Germania stiano sforbiciando specialmente in campo bellico, l'Italia continua ad acquistare e produrre in maniera quasi allarmante per il nostro disastrato bilancio statale.
Il deficit pubblico prossimo a sforare il tetto del 120% è incrementato da spese folli, allucinanti per i tempi che stiamo attraversando.
Facendo una specie di "elenco della spesa", riporto di seguito le principali voci di previsione nel bilancio di questo guerrafondaio paese:
a) 15 miliardi di Euro di spesa programmata per l'acquisto di 131 caccia F-35;
b) 915 milioni di Euro di costo programmato per l'acquisti di due sommergibili di nuova generazione;
c) 1,3 miliardi di Euro di costo per l'acquisto di 8 aerei a pilotaggio remoto per acquisire dati dall'alto;
d) 12 miliardi di Euro per dotare di nuovi sistemi digitali le forze militari;
e) 120 milioni di Euro per comprare sistemi anti-carro di nuova generazione.
In totale si parla di oltre 30 miliardi di Euro: più di una manovra aggiusta-crisi, per l'appunto.
Nonostante ciò, però, si taglia nella cultura.
Si chiuderanno teatri, verrà impedito alle compagnie di programmare in anticipo le proprie stagioni. Chi fa cultura viene silenziato, mentre le spese di guerra vengono alacremente incentivate.
E' anche questo uno dei molti aspetti, contraddittori, di questo paese orrendamente malato.
Ma i molti stiano tranquilli, l'Inter ha quasi trovato l'allenatore nuovo e la nazionale ha pareggiato scaramanticamente con la Svizzera come negli anni 1982 e 2006.
Niente paura.
sabato 5 giugno 2010
A LEZIONE DI SCIENZA DALL'ESPERIENZA NEL MONDO...
Mi sono sempre chiesto veramente quanta attinenza avessero con la realtà le formule e le nozioni che vengono assimilate in materie quali fisica, matematica o geometria.
Mi sono sempre chiesto se potesse e come potesse esistere un piano completamente privo di attrito, mi sono sempre chiesto come potesse essere possibile trattare matematicamente numeri con un segno meno davanti. Mi sono chiesto se e quale segreto rimanesse dietro al valore della costante di Nepero, mi sono chiesto se è sempre vero che la sola cosa che ci lega al suolo è la costante di gravitazione g=9,81 m/s^2.
Mi sono chiesto cosa volesse dire fare scienza, come si facesse a semplificare così tanto il caos che regna sovrano attorno a noi. Se formule e fenomeni rappresentati sui libri corrispondono a realtà, il mondo esterno deve essere molto più semplice di quanto realmente appaia.
Il complesso ingegno umano ha, nel corso degli anni, semplificato moltissimo le difficoltà che si incontravano nella "decifrazione" dell'universo. Si è inventato il concetto di zero per raffigurarsi il nulla, si è inventato che ciascun numero è indivisibile per quello stesso zero da lui postulato.
E' insita nella natura umana la tendenza a semplificare, ad approssimare la complessità del mondo circostante. L'uomo è riuscito a fare passi in avanti immensi grazie a questa sua ossessione nel semplificare tutto il possibile.
Ha capito che la precisione alle volte è figlia non di un'esattezza irraggiungibile ma di errori trascurabili, ha capito che più si guarda in profondità nella materia più la curiosità umana viene inghiottita in una spirale senza via d'uscita.
In tutto ciò e per tutto ciò, l'uomo è da sempre stato immenso. Cosa unisce, però, la scienza all'interpretazione della realtà? Ce lo ricordano Albert Einstein e Leopold Infeld, nella chiusura del loro libro "L'evoluzione della fisica":
"Quali sono le conclusioni generali che possono trarsi dallo sviluppo della fisica[...]? La scienza non è una raccolta di leggi, un catalogo di fatti senza nesso. E' una creazione dell'intelletto umano, con le sue libere invenzioni di idee e di concetti. Le teorie fisiche tentano di costruire una rappresentazione della realtà e di determinarne i legami con il vasto mondo delle impressioni sensibili. [...]
Abbiamo assistito alla creazione di nuove realtà, per virtù dei progressi della fisica. Ma la catena di tali creazioni prende inizio molto prima del sorgere della fisica. Uno dei concetti primordiali è quello di oggetto. I concetti di albero, cavallo, oggetto in genere, sono creazioni ricavate dall'esperienza, [...]
La sensazione psicologica e soggettiva del tempo ci mette in grado di ordinare le nostre impressioni e di affermare che un evento ne precede un altro. Ma il collegare ogni istante di tempo ad un numero, usando un orologio, il considerare il tempo come un continuo è già un'invenzione. [...] Con l'aiuto delle teorie fisiche cerchiamo di aprirci un varco attraverso il groviglio dei fatti osservati, di ordinare e d'intendere il mondo delle nostre impressioni sensibili. Aneliamo a che i fatti osservati discendano logicamente dalla nostra concezione della realtà. Senza convinzione che con le nostre costruzioni teoriche è possibile raggiungere la realtà, senza convinzione nell'intima armonia del nostro mondo, non potrebbe esserci scienza.
Questa convinzione è, e sempre sarà, il motivo essenziale della ricerca scientifica. [...]"
Fare scienza, dunque, equivale a ricercare armonia e musicalità nel caos che ci circonda.
Forse sta già tutto là fuori e non in miliardi di possibili formule?
Ai posteri l'ardua sentenza.
venerdì 4 giugno 2010
BUCO IN GUATEMALA, COSA E' SUCCESSO?
Ne hanno parlato moltissimi, alcuni con toni anche apocalittici. Facendo qualche breve ricerca su internet si notano epiteti allucinanti, dalla "porta dell'inferno" ad altri inerenti ad un, ennesimo, annuncio di pre 2012. Svicolando dalle solite tesi complottistiche ed apocalittiche, rinnovo l'invito a pensare a quell'apocalisse che l'essere umano va regalando al mondo da molto tempo a questa parte.
Ci sono luoghi della Terra in cui quel 2012 che ci fa tanto paura è arrivato da un pezzo, per grandissima parte a causa nostra. Il pensiero va alle lande del continente africano che è tanto bello considerare così sperdute e così lontane da noi, il pensiero va a tutti quegli stati che hanno un debito classificato come paesi del "Terzo Mondo" che la Banca Mondiale riesce ad azzerare solo in occasione di un terremoto che fa oltre 200mila vittime.
Il pensiero va molto lontano, in dimensioni umane che sfuggono a moltissimi.
Superando questi, anche ovvi, discorsi, che è successo in quel del Guatemala?
Quella fetta di terra inghiottita nei meandri del pianeta per quali motivi è crollata? Molti hanno, purtroppo, addotto le solite cause mistiche o preventivate dai famosissimi Maya.
In realtà, in maniera molto più semplice, quel fenomeno avvenuto è perfettamente normale ed altrettanto, forse, perfettamente spiegabile.
E' stato classificato come "sinkhole". Che cosa è, innanzitutto, un sinkhole?
Leggendo dal sito dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) si evincono preziose informazioni relativamente alla natura di questi "buchi".
Nel gergo più comune sono appunto indicati come fenomeni di sprofondamento; tutt'al più oggi l'accezione sinkhole è ritenuta troppo generica o confusa per poter circoscrivere fenomeni in realtà più complessi di quanto possano sembrare.
Tale termine venne introdotto per la prima volta attorno al 1968 da Fairbridge, stando ad indicare una forma di depressione sub-circolare dovuta al crollo di cavità carsiche sotterranee.
Stando a tale denominazione, dunque, la natura del sinkhole è legata strettamente alla natura del suolo nel quale tale fenomeno può manifestarsi.
Nel tempo a tale termine sono state accostate terminologie più specifiche, volte a chiarirne maggiormente la genesi. Sono nati, così, termini come: solution sinkhole, collapse sinkhole e subsidence sinkhole.
Sono fenomeni assolutamente improvvisi, e di conseguenza alle volte imprevedibili come avviene per i terremoti. Ci può anche essere, alle volte, una formazione graduale dovuta al progressivo cedimento delle pareti carsiche circostanti.
Prima di procedere, però, è necessario specificare una caratteristica su tutte tipica dei territori cosiddetti "carsici". Tali terreni sono affetti da una solubilità maggiore delle loro rocce se sottoposte ad acque naturali.
Per farla breve, ciò che è "carsico" ha maggiore possibilità di sciogliersi in acqua.
Da ciò, facilmente si spiega come le rocce carsiche abbiano maggior possibilità delle altre di "sciogliersi".
Come mai un fenomeno così proprio in Guatemala? Nei nostri mezzi di informazione, purtroppo, quasi nessuno ne ha parlato fino alla possibilità di innescare terrorismo con l'avvento di questo fantascientifico buco.
La "porta dell'inferno" può suscitare ansia, preoccupazione o stimolare apocalittici pensieri. Nessuno ha quasi mai detto che in questi giorni il Guatemala è uno stato in emergenza. Nel giro di questo inizio 2010, dopo due terremoti piuttosto forti che hanno fatto moltissime vittime, è arrivata l'eruzione del Pacaya con altri 115 morti ed infine, come se non bastasse, l'avvento della tempesta Agatha.
Le precipitazioni sono state molto intense ed il terreno già "in evoluzione" si è tutto in un colpo destabilizzato. Sapendo poi che le precipitazioni aumentano la probabilità di formazione di "sinkhole", da qui si evincono le cause di questo "buco del mistero" guatemalteco.
Fin troppo naturali, per l'appunto. Tutto ciò a testimonianza del fatto che la Terra è un pianeta profondamente vivo ed, al tempo stesso, irritabile.
Che il 2012 abbia o no ragion d'essere, poi, lo scopriremo solo vivendo.
Personalmente ho in merito più di qualche dubbio.
giovedì 3 giugno 2010
FRA UOMO, PROBABILITA' ED EMERGENZA: MEGLIO NON AFFIDARSI SEMPRE ALLA MATEMATICA...
In questi istanti petrolio continua a fuoriuscire; nella migliore delle ipotesi, pare, continuerà fino a dicembre inoltrato. Allo stato attuale una quantità inimmaginabile di idrocarburi sta fuoriuscendo dalla tristemente famosa falla, minando un ecosistema che senza l'aberrante errore umano avrebbe saputo sopravvivere ugualmente.
Prima di quella data di aprile un incidente come questo si poteva evitare? E' questa la domanda, fondamentale, che ci si pone in questi casi. Da uomo interessato alla salvaguardia ambientale dico fermamente si, ma da giovane laureando in ingegneria ho più di un dubbio in merito.
Costruendo con tecniche sempre più all'avanguardia, aumenta inevitabilmente anche il rischio di errore e di annullabilità delle opere umane dinnanzi a certi gesti spontanei della natura: per riferimento si pensi al vulcano islandese ed alla paralisi totale degli aeroporti in tutta quella parte di mondo tecnologicamente "avanzata".
Allo stesso modo costruendo non si può nè si potrà, purtroppo, avere mai la certezza di costruire qualcosa di affidabile in eterno. Tutte le teorie ingegneristiche di funzionamento e vita delle macchine si basano, per fortuna o purtroppo, su probabilità.
Numeri su numeri ci dicono ad esempio che, per qualsiasi pezzo meccanico, la rottura non avverrà prima di 2milioni di cicli d'esercizio in un 90% circa dei casi. Nel restante 10%, purtroppo, ci sarà rottura o conseguenze ben peggiori.
Fare ingegneria e scienza significa, volente o nolente, mettere a disposizione dell'uomo la traduzione in realtà di ipotesi scientifiche. Le ipotesi scientifiche, però, possono sbagliare o venire mancate da qualche "piccolo" sussulto di natura.
Come si possono fare, quindi, scienza ed ingegneria in maniera completamente esente da rischi?
La risposta è molto, forse troppo, semplice. Un 100% di sicurezza in ciò che è artificiale non ci sarà mai.
La percentuale di ragionevole sicurezza cala, ovviamente, in maniera proporzionale agli aberranti errori umani. La falla dalla quale sta fuoriuscendo petrolio ne è, tristemente, l'ennesima conferma.
Da quanto emerge dagli ultimi dossier non erano stati superati parecchi esami per mettere in piena sicurezza il posto.
Qualcosa che non andava c'era e già qualcuno, ai vertici della Bp, sapeva. Qualcuno sapeva di un rischio che ha voluto correre e che, nell'ultimo, è divenuto tragica fatalità. Il direttore generale Tony Hayward lo conferma a mezzi toni in un'intervista al Financial Times:
"[...] Le critiche alla mancanza di preparazione per evitare una simile fuga di petrolio in acque profonde erano pienamente fondate. [...] Eravamo impreparati a un'incidente come la marea nera, che aveva una probabilita' su un milione di verificarsi."
C'era una possibilità, bassissima, ma c'era.
C'era come in ogni possibile scienza od opera ingegneristica. C'erano, assieme a questa probabilità, anche la sete di guadagno e la freddezza di certi uomini nei confronti di una Terra che sta sempre peggio, soprattutto per colpa nostra.
Fino a quando le soluzioni dell'equazione uomo-mondo saranno dettate da soldo, freddezza e matematica non ci sarà mai speranza di miglioramento. E' anche grazie a questo modus vivendi che ci stiamo, lentamente, scavando la fossa.
Se mai ci sarà un'apocalisse che qualcuno paventa da troppi anni, l'uomo potrà fregiarsi del titolo di becchino di sè stesso. La Terra è un ecosistema unico, inestimabile e troppo prezioso per poter essere sottomesso alla logica esclusiva dell'oro nero che ha creato quei pessimi risultati che oggi sono sotto tutti i nostri occhi.
La Terra ci concede ospitalità, riposo e sopravvivenza senza chiedere nulla in cambio.
Nel mentre, grazie a noi, trivellazioni sempre più profonde e sempre meno autorizzate si vanno compiendo alimentando quella malsana tendenza a distruggere qualsiasi forma di vita all'infuori della nostra.
Poco ci importa di fronte alla potenza prepotente dell'oro nero.
Se mai si potrà parlare di oro verde, animale o vegetale, vorrà dire che l'uomo avrà compiuto passi da gigante in avanti.
Ad oggi troppi animali stanno soffrendo, distrutti o attaccabili da questo combustibile fossile che serve solo a mettere in moto gli ultimi residui di un'economia divenuta, ormai, completamente marcia.
Gli effetti li subiremo, in un periodo non troppo lontano, anche noi.
Nell'ecosistema mondiale tutto è un cerchio, tutto è in uno strano equilibrio dove qualcuno disse che anche lo sbatter d'ali di una farfalla era capace di creare qualcosa di grande. Sperando che presto l'uomo possa arrivare a capirlo, possessore solamente di una scienza del tutto imperfetta ma essenziale.
Meglio tardi che mai, si potrebbe dire.
Ma chissà...
mercoledì 2 giugno 2010
CARA ITALIA, NON SEI FORSE UN PAESE PER GIOVANI NE' FORSE PER ONESTI?
In periodo di crisi economica mordente ed opprimente l'Italia non ha saputo guardare al futuro. Contrariamente ai proclami, parlano purtroppo i fatti.
In un giorno di festa come questo le atmosfere risuonano, purtroppo, di tinte funeree. Mentre si avvia a divenire realtà la tragicomica manovra correttiva fatta di ennesime derive populiste, si rivedrà il bilancio per ovviare a quei 24 miliardi di Euro ormai divenuti celeberrimi.
Il tasso italiano di disoccupazione è ritornato al 9%, ai livelli di quasi dieci anni fa.
In mezzo ai giovani, abbiamo nella fascia under 25 un 30% di disoccupati che non fanno, purtroppo, notizia. In un solo anno sono andati completamente bruciati 307mila posti di lavoro, al ritmo di circa 841 al giorno.
Mentre il paese va allo sfascio, perchè di questo problema si tratta, chi governa pensa ad affrettare i tempi per bloccare le intercettazioni e limitarne fortissimamente la pubblicazione e diffusione.
Il problema principale pare, un'altra volta, incrementare i poteri della vera o presunta "casta".
Sullo sfondo, tristemente, l'italiano che scende in piazza solo per il trionfo in Champions League o che protesta per il rigore non dato nel moviolone del lunedì sera.
La fortuna però è che, per fortuna, non tutta l'Italia è affetta da inibizione. Le fibre migliori, per fortuna, continuano a rimanere parzialmente attive.
Prima delle elezioni regionali, a rigor di fulgida propaganda elettorale, qualche Presidente del Consiglio aveva parlato di riforme imminenti, di traguardi importanti da raggiungere con l'aiuto di un'opposizione forte, unita e concreta su tematiche utili per il Paese.
Passata la sbornia elettorale, la sola riforma più imminente diviene quella sulle intercettazioni e sul bavaglio alla stampa. Saranno forse questi i temi che interessano al popolo italiano?
Ho più di qualche dubbio in merito.
Sullo sfondo, non da ultimo, la suprema manovra correttiva. Il governo ha sbandierato con grande pragmatismo la necessità di fornire ai politici una decurtazione nei compensi che non fosse semplicemente un "aperitivo" (Tremonti dixit, nds).
Ad oggi i soli a venire "decurtati" saranno due ministri su 22 e 7 sottosegretari su una trentina di possibili nomi. Il risparmio totale da tale geniale trovata? 72mila Euro circa, su un totale di oltre 24 miliardi.
In percentuale, sperando di non far ridere alcuno, si parla di un colpo alla casta pari a circa lo 0,0003%.
Il restante 99,9997% verrà "manovrato", ovviamente, nel resto del paese.
Il motto italiano è tagliare e tagliare, dovunque si possa. Sforbiciare nella cultura, sforbiciare fra enti "inutili" come quelli teatrali.
Se così andrà, di questo passo la prossima stagione uno degli storici teatri di Bologna come il "Duse" sarà costretto a chiudere i battenti.
La scure che pioverà sugli invalidi porterà a tagli quantificabili in "soli" 460milioni di Euro.
La scure penalizzerà tutti coloro che saranno invalidi al di sotto dell'85%.
Nel mentre, purtroppo, il debito pubblico incalza e la disoccupazione lievita a livelli mai visti da un bel pò di tempo a questa parte. Quelli oggi giovani rimarranno precari a vita, quelli oggi vecchi vedranno un Paese morire sotto la scure di un governo che vede i bavagli come priorità anche mediatica.
Nel mentre, buona Resistenza a tutti.
martedì 1 giugno 2010
FRA EINSTEIN, BETANCOURT E PACE: UN MODO COME UN ALTRO PER EVITARE DI SENTIRSI FIGLI DELLA GUERRA
C'è, un pò ovunque nel mondo, questo serpentone inarrestabile di guerre, vittime innocenti e stragi poco importanti se non trasmesse ai telegiornali. C'è, un pò ovunque nel mondo, una tendenza ad evitare di accostare alla parola guerra le parole "mai più".
E' stata attaccata una nave di pacifisti; davvero poco rimane a disposizione della sete di futuro migliore per l'umanità. Questa è una di quelle vicende per le quali, purtroppo, le parole si possono solamente sprecare.
Qualcuno che cercava di forzare il blocco attorno alla Striscia di Gaza con un carico di merci ed aiuti umanitari è stato aggredito e ridotto al silenzio. Su quel bastimento molto probabilmente carico d'amore c'erano oltre 10000 tonnellate di materiale e 650 attivisti, disposti solamente ad essere utili al prossimo. Episodi come questi dovrebbero, davvero, far riflettere profondamente l'umanità intera.
Potrebbero far riflettere sul peso specifico della pace, sul suo significato e sulla reale importanza che oggi i fatti del mondo le consegnano. Secondo il Premier israeliano si è solo trattato di una difesa derivata da un attacco precedente.
Indignazione e sgomento in casi come questi si sprecano, per l'appunto. Alla lunga diventano quasi retorici, qualora poi ciascuno nel proprio piccolo non combatta fino all'impossibile per "seminare positivo".
Rincrescimento per le vite umane perdute e per la possibilità, ennesimamente perduta, di dialogo fra parti ad oggi lontane secoli luce.
In momenti come questi la confusione regna in una mente che, logicamente, non trova una ragione a gesti così, profondamente, inconsulti.
Sulla pace molti ne hanno detto, scritto o pensato. Se non c'è pace, c'è purtroppo quasi sempre guerra.
Da qualsiasi punto di vista si guardi il mondo, dinnanzi a temi come questi non deve mai esserci indifferenza.
Ciascuna guerra comporta, inevitabilmente, un decadimento verticale di principi positivi. Idee che dovrebbero ispirare pace, pensieri profondamente inclini alla comprensione di chi subisce dal basso le decisioni dei potenti.
Chi è in alto deve avere il dovere di preoccuparsi di rispettare i principi e le voglie di pace di chi è alla base della piramide umana. Ne era convinto, in primo luogo, lo stesso Abert Einstein:
"La pace non può essere mantenuta con la forza, può essere solo raggiunta con la comprensione."
Un raggiungimento che passa per le fibre di una dimensione che, all'oggi, all'essere umano è completamente sconosciuta.
Einstein e la pace: un rapporto vissuto e combattuto che ha attraversato, nella vita dello scienziato, varie fasi. Partito come convinto pacifista, venne devastato dall'arrivo del terribile Hitler.
La lucidissima follia di quel genio del male portò in lui una convinzione alle volte necessaria di azione militare. Il suo primo pensiero era quello di dover salvaguardare la civiltà e la libertà individuali.
In qualche citazione a noi pervenuta lo scienziato si pronuncia, molto consapevolmente, a favore della pace.
"Il mio pacifismo è un sentimento istintivo, un sentimento che mi abita perchè l'omicidio è ripugnante. Non nasce da una teoria intellettualistica, ma da un profondo orrore per ogni forma di odio e crudeltà."
Si tratta di un frammento del luglio 1929, tratto da una lettera a Paul Hutchinson.
Nel suo pensiero, però, arrivò prestissimo la traccia lasciata nel mondo dal perfido genio tedesco. Negli anni posteriori al '40 si proclamò "paficista militante ma non assoluto", capace di resistere "con la violenza a chi tentasse di uccidermi o di portare via a me e ai miei i necessari mezzi di sussistenza."
Tutto ciò avveniva a cavallo fra il 1951 ed il 1953. Le ragioni del saper parlare di pace risiedono invece nella consapevolezza di ciò che sta dentro all'anima dell'essere umano.
E' questa l'opinione di Ingrid Betancourt:
"La pace, che sogniamo, sarà possibile il giorno in cui ci sarà un atteggiamento diverso nei cuori."
Ciò equivale ad affermare che, finchè le condizioni al contorno del mondo rimarranno queste, davvero poca speranza ci sarà per le nuove generazioni.
Ad oggi, purtroppo, non si vede traccia di atteggiamenti diversi a prevalere.
Intanto continuano richieste di chiarimenti e spiegazioni per il gesto di mancata consapevolezza avvenuto ieri in quel di Gaza. Mancano i perchè, mancano le spiegazioni reali anche se purtroppo abbondano quelle "ufficiali".
Poco importa che, ad oggi, oltre 300mila palestinesi vivano in condizioni di povertà con difficile accesso a beni per noi essenziali quali cibo, sapone od acqua potabile.
Poco importa se, in quella sventurata terra, un 41,8% di disoccupati la catapulta al primo posto nel mondo per mancanti d'impiego. Poco importano davvero molte cose, in questo mondo d'oggi.
Fino a quando qualcosa non cambierà, sarà la pace ad avere al suo seguito le parole "mai più."
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