lunedì 5 luglio 2010

ITALIA ED INFORMAZIONE: TRIBUTO AD ENZO BIAGI

Sul ruolo fondamentale di chi informa, divulga e promuove informazione moltissimi si sono pronunciati. Più di qualsiasi altra frase parla chiarissimo una sentenza di Theodore Roosevelt, pronunciata il 7 aprile del 1904: "L'uomo che scrive, l'uomo che mese dopo mese, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno fornisce il materiale destinato a plasmare il pensiero del nostro popolo è sostanzialmente l'uomo che più di chiunqe altro contribuisce a determinare la natura del popolo ed il tipo di governo che esso deciderà di darsi." Emerge quindi, invevitabilmente, il ruolo essenziale e primario affidato al fare Informazione, appunto in maniera corretta. Influenzare le masse divulgando notizie è inevitabile; ciò che si deve evitare è il farlo in maniera corrotta. Il giornalismo corrotto è causa anche di metastasi interne al potere, a quel tipo di governo fuoriuscente dall'opinione collettiva del popolo "plasmato". Come fare informazione in maniera pura coincide, dunque, sul come organizzare e comporre uno Stato di pieno diritto. Dall'italico punto di vista, l'informazione piange. Quale "cura" poter seguire per ristabilire corretta divulgazione di notizie e, di conseguenza, migliore restaurazione della classe politica dirigente? In un Paese addormentato come il nostro non è affatto semplice cercare ricetta o rimedio specifico e perfettamente impeccabile. Tutto giace, silenziosamente ed inavvertitamente, dormiente. Una qualche luce, tuttavia, non deve mancare. Non può mancare, specialmente per le generazioni che verranno. Una "raccolta" di consigli lasciatici in pesantissima eredità proviene dal grandissimo e mai troppo rimpianto Enzo Biagi. Nel suo ultimo, postumo, libro "Consigli per un Paese Normale" il giornalista lascia in testimonianza qualche cenno sul come rendere migliore questa nostra, malridotta e deteriorata, Italia. In un Paese normale cosa si deve fare e come si deve organizzare l'informazione? In un Paese normale... 1) il giornalismo è una scuola di libertà; 2) il giornalista ha un solo padrone: il lettore; 3) il giornalismo non è strumento di propaganda; 4) un giornalista non scende a compromessi; 5) la verità non è un mistero; 6) la morte di un Papa non diventa un enigma; 7) i gialli del passato non minacciano il futuro; 8) le risposte non si attendono per decenni; 9) non c'è spazio per diabolici burattinai; 10) la Tv rispetta il suo pubblico; 11) la menzogna non è cosa da ridere; 12) anche la pubblicità parla al cuore. Di tutti questi punti, ai posteri l'ardua valutazione di quanti vengano, all'oggi, rispettati. Per il resto, mai abbastanza ringraziamenti per Enzo Biagi. Ci manchi, moltissimo.

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