venerdì 16 luglio 2010

CONSIGLI PER UN PAESE NORMALE, RICORDANDO ENZO BIAGI

Vicino all'ultimare la lettura dell'ultimo libro postumo del grandissimo giornalista, posso guardarmi dentro ed attorno con più obiettività per capire come e dove volgere gli occhi per osservare tutto ciò che non va come dovrebbe o potrebbe davvero. Preda di un'analisi dettagliata e visceralmente vissuta, Enzo Biagi e Salvatore Giannella tracciano un quadro stupendo di tutti gli elementi che in questa italiana terra potrebbero girare per un verso più giusto. Usando come solo punto di riferimento la bussola civile di ogni cuore umano, si muovono alla ricerca di una Stella Polare che pare molto più lontana di quanto si possa credere. Ricordano, tanto per iniziare, frammenti dal "De brevitate vitae" di Lucio Anneo Seneca: "C'è chi si logora in una volontaria schiavitù, [...]; i più, privi di bussola, cambiano sempre idea, in balia di una leggerezza volubile ed instabile e scontenta di sè." Allo stesso modo, forse purtroppo, trovano un mondo nel quale la leggerezza ormai predominante non riesce più ad essere scontenta di sè stessa. Espansa a macchia d'olio, ha contaminato diritti, giustizia, informazione, modelli, memoria ed educazione. Cè un mondo normale dove ci sono eroi che lottano ogni giorno in silenzio ma ricevendo meriti, c'è un Paese normale che riesce a sognare cose che poi, più o meno puntualmente, riesce a realizzare. Potrebbe esserci un Paese normale per la semplicità dei suoi abitanti, od ancora normale per una cattiva realtà inaccettabile. Potrebbe esserci una Terra più consapevole, capace di ribellarsi oppure di lottare per vedere qualcosa di sempre nuovo e migliore. Un Paese normale dovrebbe essere prima di tutto innamorato dei propri cervelli migliori, senza farli scappare o demoralizzare al primo tentativo di cercare lavoro. In un Paese normale acquisiscono, più o meno magicamente, meno importanza gli stadi, i locali e le mode del momento. In un Paese normale il cuore della gente può essere ascoltato, fatto aprire e parlare. In un Paese normale il confronto non scappa; non scappa neppure il confronto con la Storia, la passione sfrenata per tutto ciò che faccia rima con giustizia e/o regole. Tutto questo alla ricerca,più o meno perenne, di quella bussola civile che tanto serve per trasformare in meglio il mondo intero. In un Paese normale sono accettabili provincialismo e campanilismo, in un mondo normale la religione deve sapere in quali direzioni rinnovarsi e modificarsi. Dalla miniera di contenuti espressi in quelle pagine è impossibile risalire ad un quadro nitido e definito su come procedere efficacemente per cambiare in meglio ciò che ci circonda. Vengono lanciati in cielo spunti, fuochi luminosi per poter raggiungere la nostra stella positiva più vicina. In un Paese normale televisioni e pubblicità saprebbero degnamente lanciare modelli positivi, parlando alle persone e non esclusivamente agli indici di ascolto. In un Paese non normale, purtroppo, sono sempre meno le persone come Enzo Biagi. Non so se questa sia definibile come malattia contagiosa, non so se il crollo di un sogno possa coincidere con la morte di uomini così tremendamente importanti. So solo che, più mi guardo attorno, più non vedo spunti importanti per potergli dare torto.

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