Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
giovedì 22 luglio 2010
GIOVANI E MONDO: QUANDO UNA DELLE POCHE SPERANZE RIMASTE LA SENTIAMO DENTRO...
Dinnanzi allo sfacelo dei tempi moderni i giovani possono immaginare di fare tutto per migliorare quello che, poco o tanto, ancora può essere cambiato. Il sinonimo più azzeccato di futuro all'oggi coincide con la sete che le nuove generazioni hanno di imporsi nel mondo.
Incapaci di accettare lo status quo delle cose, se non distratti, possono incanalare positivamente le loro energie per provare a ricostruire i cattivi argini delle vicende moderne.
Possono acquisire "competenze", se solo così si possono riduttivamente chiamare, per migliorare e migliorarsi. Possono trasformarsi non solo su libri di scuola, su esami universitari o su lavori sempre più precari; possono modificarsi anche seguendo altre piste, differenti e proporzionalmente difficili rispetto alle avversità contemporanee.
I giovani devono, da giovani, coltivare qualcosa dentro di loro. Possono far crescere sapere, cultura e convinzioni. Possono coltivare attentamente e scrupolosamente motivazioni e profonde consapevolezze che riescono a volare sempre un pelo più in alto delle "adulte burocrazie".
Scrivevo, poco sopra, che i giovani hanno sete. Avrei potuto usare altrettanti, infiniti, sinonimi.
Se si ha sete ma manca l'acqua attorno, è davvero dura vivere.
Se si ha sete ma manca l'acqua si finisce con il sopravvivere dinnanzi alle ingiustizie del mondo.
Le motivazioni le trovano immaginando qualcosa che non funziona rinascere e ritornare alle piene funzionalità.
Le consapevolezze le riscoprono cercando rifugio in frammenti di vita felici, in sogni od illusioni ancora non disilluse dalla realtà. Si può ritornare anche bambini, ogni tanto, a corrente alternata.
Il massimo comune denominatore di questa società è la quasi assoluta mancanza di stimoli generazionali e, di conseguenza, anche relazionali.
Se esiste un massimo comune denominatore, il filo scientifico non sottile che è in me mi impone di credere che debba esistere anche un minimo comune multiplo.
Deve per forza esistere una realtà capace di attrarre a sè magneticamente tutti i giovani volenterosi e desiderosi di cambiare il mondo in meglio.
Queste sono purtroppo verità che, anche ingegneristicamente scrivendo, nessuna dimostrazione può insegnare. La meccanica del mondo è troppo complessa per poter essere racchiusa o circoscritta da teoremi e formule di sperimentale validità.
La meccanica del mondo si può solo guardare ed intravedere, per troppo sommi capi.
Tutte queste premesse fanno dell'essere giovani un mestiere difficilissimo.
Timbrando il cartellino del passare del tempo dovremmo essere all'altezza, riparando tutta quell'infinità di errori commessi dalle generazioni precedenti.
Dovremo conoscere o riconoscere la nostra sacra responsabilità di esseri umani, senza perdere di vista cardini di sostenibilità ambientale ed amore verso il prossimo.
Ci sarà da lavorare molto.
Moltissimo.
La paura non prenderà mai il sopravvento se condivideremo la fatica. Sarà sempre più sbagliato isolarsi per provare a cambiare il corso degli eventi.
Mentre petrolio fuoriesce da ogni dove inquinando mari e facendo morire animali dovremo studiare ingegneria con la consapevolezza di ciò che voglia dire ammaestrare il mondo alle nostre esigenze.
Mentre generazioni ancora più future di noi si vedranno tagliare futuro e lavoro dovremo studiare scienze sociali con la consapevolezza di ciò che voglia dire essere differenti da chi è venuto prima.
La logica corrotta di questo tempo dovrà essere, si spera il più irreversibilmente possibile, corretta.
Cambiare è sempre possibile, fino all'annuncio di "Game Over" finale.
Ce lo ricorda anche Enrico Berlinguer, ripreso dalle nebbie di una società che oggi più che mai ha davvero molto bisogno di figure come la sua:
"Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia."
E' giunto il momento di abbatterlo, questo vecchio ordine. Dovremo farlo a suon di picconate morali, a suon di calmi ma decisi passi.
Felpati felpati ci avvicineremo al nemico da migliorare, per poi allargare più che mai gli orizzonti del mondo non appena ci sarà possibile.
Siamo giovani, dopotutto il tempo gioca ampliamente dalla nostra parte.
Coraggio.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento