martedì 20 luglio 2010

POESIA IN MUSICA: "GIUDIZI UNIVERSALI" DI SAMUELE BERSANI

Non capita spesso di incontrare canzoni che, se private della musica, rimangono impregnate di quel fascino tutto particolare che un bel componimento sa regalare all'anima. Ancora meno ne possiamo incontrare oggi, di canzoni poetiche e nobilitanti per l'anima umana. Fra le poche canzoni capaci di essere poesie senza musica ne ricordo da sempre una che mi ha profondamente e positivamente sconvolto, fin dal primo ascolto. Si tratta di "Giudizi Universali", canzone scritta qualche anno fa dal grandissimo cantautore bolognese Samuele Bersani. Tratta con parole velate la probabile fine di un amore, fino a qualche momento prima figlio di passione e divenuto poi, non troppo improvvisamente, succo di mille riassunti e mille mila compromessi che rendono l'anima del cantautore non così gemella con quella idealizzata tra i suoi versi. E' una canzone che parla di un sentimento semplice, immediato e consapevole. Pur di tornare ad essere quella che era, l'anima cantante si ribella al sogno d'amore prima intrapreso. Desidera ritornare a sognare da sola, completamente in pace. Di fronte alla sfuggevolezza di certi momenti ricordati come intensi l'anima ferita non ha più alcun ricordo. Dimentica di tutto, vuole togliere di mezzo razionalità e ragione per tornare a volare alto. Sola. Nel mentre, della fiamma della passione ormai spenta rimangono solo cera e buio. Dinnanzi alla ritrovata libertà un'anima, seppur sola, non potrà mai più trovare nulla che possa spostarla dal suo equilibrio, fino a poco prima troppo precario. Preda forse di un'errata interpretazione, preferisco riportare di seguito il sublime testo: "Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l'aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace Liberi com'eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi per tirare la maniglia della porta e andare fuori come Mastroianni anni fa, come la voce guida la pubblicità ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini per scivolare meglio sopra l'odio Torre di controllo, aiuto, sto finendo l'aria dentro al serbatoio Potrei ma non voglio fidarmi di te io non ti conosco e in fondo non c'è in quello che dici qualcosa che pensi sei solo la copia di mille riassunti Leggera leggera si bagna la fiamma rimane la cera e non ci sei più... Vuoti di memoria, non c'è posto per tenere insieme tutte le puntate di una storia piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l'aquilone togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace Libero com'ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà e non c'è niente che mi sposta o vento che mi sposterà Potrei ma non voglio fidarmi di te io non ti conosco e in fondo non c'è in quello che dici qualcosa che pensi sei solo la copia di mille riassunti Leggera leggera si bagna la fiamma rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei..." Rimane così, senza musica, semplicissima poesia.

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