Risultata l'ennesima sentenza di colpevolezza a discapito del fedelissimo del Premier, Marcello Dell'Utri è emerso dal processo con una seconda condanna a sette anni di carcere.
Dinnanzi ad una sentenza come questa c'è anche chi ha avuto il coraggio, o la faccia tosta, di esultare. Molti politicanti della "destra" italiana hanno fatto valere motivazioni di grande pregio dinnanzi alla condanna penale del fondatore del Partito madre del PdL, appunto "Forza Italia".
Hai fatto il mafioso fino al 1992 e poi, tutto d'un tratto, smetti. D'improvviso decidi di fare il bravo e di metterti, onestamente, a fondare un partito che nel giro di due anni assume dimensioni nazionali.
Metti a capo di questo partito un imprenditore che, ricercando la fuga dalla galera, fa di tutto per intraprendere la via politica seguendo i precetti della P2 di turno capace di monopolizzare il Paese intero.
Sbatti a destra e manca complotti, mettendo un potere contro l'altro. La magistratura è politicizzata, arrabbiata rossa solo con te che sei il salvatore della Patria.
Accusi la "sinistra", se così ancora si può etichettare, di essere comunista, cattocomunista o quanto altro. Riesci perfino a dare agli italiani dei "coglioni", tanto è strutturato il modello di società che hai creato.
Ci sono tuoi amici che proteggi, con ogni sforzo, dalla galera. Te li trascini in politica, dando loro posti di rilievo e preparando leggi ad-hoc per non farli rinchiudere. Confondi, nei tuoi giornali e telegiornali, le parole prescrizione con assoluzione.
Dai mandato a direttori di testate giornalistiche di difenderti e di parlare a piene mani di tue capacità.
Il direttore di "Studio Aperto" fa un editoriale a difesa di Dell'Utri, Brancher e Berlusconi quando il suo tg è pieno colmo di seni, chiappe al vento e gossip sempre verde.
Dinnanzi a remore come queste, la credibilità è la prima cosa che conta.
I rapporti fra mafia e politica sono, del resto, tutt'altra vicenda. Sono meno importanti, si nascondono meglio.
L'ennesima conferma arriva dalla relazione svolta dalla commissione antimafia sul biennio 1992/1993. Giuseppe Pisanu ha confermato che la relazione fra mafia e politica nelle stragi ci fu. In un Paese normale dovrebbero riemergere fatti quali il mai troppo conosciuto "papello" e quanto altro ancora.
Il Governo, se da un lato si attribuisce meriti sulla lotta alla mafia che non gli competono pienamente, dall'altro vuole affrettare i tempi per bloccare le intercettazioni con l'approvazione della legge bavaglio.
Riducendo all'osso gli "spifferi" informativi si potrà combattere efficacemente la corruzione dilagante, a loro dire. Approvano una manovra fiscale accarezzando per breve tempo l'idea di realizzare un ennesimo condono edilizio.
Mentre la crisi dilaga, il premier "live" in Panama difende il suo Milan affermando di volerne restare presidente per altri 25 anni almeno.
Se le emergenze sono queste, abbiamo da stare freschi...
Mentre la crisi dilaga si fa Ministro l'indiziato Aldo Brancher. Uomo incaricato di misteriose deleghe, partecipa al Consiglio dei Ministri senza nulla di specifico di cui occuparsi.
Mentre l'Italia è indignata per la sua nomina senza specifico incarico, lui si indigna altrettanto perchè tutti si concentrano su di lui anzichè sulla sconfitta dell'Italia al Mondiale sudafricano.
Da ciò è evidente lo spirito che certi loschi individui vorrebbero dominante nel Paese intero. Laddove la politica ha bisogno di luce è sempre meglio portare ombre od armi di distrazione.
Chiama un Ministro inesistente, chiama un ex-mafioso divenuto onesto in meno di un anno e componi un bellissimo puzzle di trasparenza e politica: ne verrà fuori il perfetto Partito dell'Amore.
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giovedì 1 luglio 2010
INDIZI DI COLPA E PAURA DEL CARCERE? FAI L'AMICO E CHIAMA BERLUSCONI!
Risultata l'ennesima sentenza di colpevolezza a discapito del fedelissimo del Premier, Marcello Dell'Utri è emerso dal processo con una seconda condanna a sette anni di carcere.
Dinnanzi ad una sentenza come questa c'è anche chi ha avuto il coraggio, o la faccia tosta, di esultare. Molti politicanti della "destra" italiana hanno fatto valere motivazioni di grande pregio dinnanzi alla condanna penale del fondatore del Partito madre del PdL, appunto "Forza Italia".
Hai fatto il mafioso fino al 1992 e poi, tutto d'un tratto, smetti. D'improvviso decidi di fare il bravo e di metterti, onestamente, a fondare un partito che nel giro di due anni assume dimensioni nazionali.
Metti a capo di questo partito un imprenditore che, ricercando la fuga dalla galera, fa di tutto per intraprendere la via politica seguendo i precetti della P2 di turno capace di monopolizzare il Paese intero.
Sbatti a destra e manca complotti, mettendo un potere contro l'altro. La magistratura è politicizzata, arrabbiata rossa solo con te che sei il salvatore della Patria.
Accusi la "sinistra", se così ancora si può etichettare, di essere comunista, cattocomunista o quanto altro. Riesci perfino a dare agli italiani dei "coglioni", tanto è strutturato il modello di società che hai creato.
Ci sono tuoi amici che proteggi, con ogni sforzo, dalla galera. Te li trascini in politica, dando loro posti di rilievo e preparando leggi ad-hoc per non farli rinchiudere. Confondi, nei tuoi giornali e telegiornali, le parole prescrizione con assoluzione.
Dai mandato a direttori di testate giornalistiche di difenderti e di parlare a piene mani di tue capacità.
Il direttore di "Studio Aperto" fa un editoriale a difesa di Dell'Utri, Brancher e Berlusconi quando il suo tg è pieno colmo di seni, chiappe al vento e gossip sempre verde.
Dinnanzi a remore come queste, la credibilità è la prima cosa che conta.
I rapporti fra mafia e politica sono, del resto, tutt'altra vicenda. Sono meno importanti, si nascondono meglio.
L'ennesima conferma arriva dalla relazione svolta dalla commissione antimafia sul biennio 1992/1993. Giuseppe Pisanu ha confermato che la relazione fra mafia e politica nelle stragi ci fu. In un Paese normale dovrebbero riemergere fatti quali il mai troppo conosciuto "papello" e quanto altro ancora.
Il Governo, se da un lato si attribuisce meriti sulla lotta alla mafia che non gli competono pienamente, dall'altro vuole affrettare i tempi per bloccare le intercettazioni con l'approvazione della legge bavaglio.
Riducendo all'osso gli "spifferi" informativi si potrà combattere efficacemente la corruzione dilagante, a loro dire. Approvano una manovra fiscale accarezzando per breve tempo l'idea di realizzare un ennesimo condono edilizio.
Mentre la crisi dilaga, il premier "live" in Panama difende il suo Milan affermando di volerne restare presidente per altri 25 anni almeno.
Se le emergenze sono queste, abbiamo da stare freschi...
Mentre la crisi dilaga si fa Ministro l'indiziato Aldo Brancher. Uomo incaricato di misteriose deleghe, partecipa al Consiglio dei Ministri senza nulla di specifico di cui occuparsi.
Mentre l'Italia è indignata per la sua nomina senza specifico incarico, lui si indigna altrettanto perchè tutti si concentrano su di lui anzichè sulla sconfitta dell'Italia al Mondiale sudafricano.
Da ciò è evidente lo spirito che certi loschi individui vorrebbero dominante nel Paese intero. Laddove la politica ha bisogno di luce è sempre meglio portare ombre od armi di distrazione.
Chiama un Ministro inesistente, chiama un ex-mafioso divenuto onesto in meno di un anno e componi un bellissimo puzzle di trasparenza e politica: ne verrà fuori il perfetto Partito dell'Amore.
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