martedì 6 luglio 2010

LETTERA PER UN PAESE NORMALE

Nell'ultimo libro di Enzo Biagi, composto ed articolato grazie alla mano di Salvatore Giannella, c'è all'incipit una bellissima lettera che il revisore ha voluto regalare a tutti i lettori, scritta dal compianto giornalista. Enzo Biagi ebbe, negli ultimi anni della sua esistenza, l'ossessione positiva di voler vedere ad ogni costo un Paese più normale, o quantomeno meno sbagliato di quanto già fosse diventato. Parafrasando frasi pronunciate dal regista Federico Fellini, Biagi voleva che gli italiani tornassero ad innamorarsi di uno Stato più degno, più normale. Così pensando, nel Capodanno 2005 scrisse questa lettera che condivido volentieri con tutti gli interessati: "Io mi auguro che l'Italia possa diventare finalmente un Paese normale, un Paese in cui sia abolita la doppiezza. Io sono dalla parte di Zavattini che diceva: E, aggiungo io, liberale vuol dire veramente liberale e basta. Un Paese dove funzionino scuole ed ospedali: entrare in corsia e vedere che c'è la scritta "solventi", cioè quelli che pagano, e quelli che non pagano, mi pare poco bello. Un Paese dove treni ed aerei arrivino in orario, perchè la puntualità non è mica una prerogativa fascista. Con una politica normale, che non contempli il trasformismo: [...]. Con un giornalismo che torni a consumare la suola delle scarpe,guidato da quel sentimento potente che è la curiosità, e dalle chiare tendenze ma sempre dalla buona fede e attento al lato umano. [...] Un Paese normale è quello dove non si interpellano i divi della televisione per conoscere il loro parere su qualsiasi argomento, dalla solitudine dell'uomo all'allevamento dei canarini. E' normale un Paese dove non ci siano emergenze come a Napoli o in Sicilia, dove la paura marca persino le arterie. Un Paese normale è un paese in cui l'unico punto di riferimento non è la geografia con i suoi confini, ma la legge uguale per tutti. [...] E' normale il Paese che aiuta quelli ai quali la natura e la politica hanno dato di meno. Un Paese normale è quello in cui gli aiuti non si danno per beneficenza, grazie alle collette per soccorrere chi è colpito dalle sciagure, ma si prevedono con il bilancio dello Stato, con voci apposite. Un Paese normale è quello dal quale non emigrano più i giovani migliori perchè non trovano un lavoro retribuito dignitosamente. E' quello in cui non c'è spazio per il grande tormento di oggi, che è l'apparire. Un'ossessione: chi non entra nello spettacolo ha la sensazione di essere escluso dalla vita. Un Paese normale è quello in cui per stare a galla, per affermarsi, non bisogna più far parte del gruppo, avere il sostegno della corporazione. Un Paese normale è quello in cui nessun bambino sia privo di cibo e cure. Ho incontrato in Romania i piccoli che vivono nelle fognature, come i topi, per sfruttare i tubi di riscaldamento. Un Paese normale, un'Europa normale, un mondo normale, è quello in cui i bambini finiscono le loro giornate in un lettino, con le lenzuola che profumano di pulito." Sono convinto non serva aggiungere altro.

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