lunedì 5 luglio 2010

CHE NE SARA' DI NOI? RIFLESSIONE A BOCCE "FERME" SU QUESTI UNDER 30...

Qualcosa di grande nel mondo che ci hanno lasciato non va nè forse ritornerà a funzionare, mai più. Ci hanno lasciato un sistema marcio dal capitalismo e da un'economia che è riuscita nell'impresa impossibile di ribellarsi al suo creatore. Ci hanno lasciato una Terra fondata sull'oro nero e non sull'oro verde, impendendoci di poter progettare nel breve termine politiche nuove di risparmio energetico e sostenibilità ambientale. Ci hanno fatto studiare a scuola di primo, secondo, terzo e quarto mondo, salvo poi farci sapere che nella realtà i mondi di povertà ormai non si contano più. Si parla, non a caso, di generazioni senza alcuna speranza. Mentre scrivo, mentre respiro o mentre faccio sport miliardi di barili fuoriescono da una falla, in quel del Golfo del Messico. A bocce ferme qualcuno ha preferito salvare il petrolio che "otturare" la falla con una microscopica implosione interna. Ci hanno lasciato questo mondo qui, figlio della mancanza di concetti quali lungo termine o preservazione. Ci hanno lasciato un mondo dove le necessità per chi decideva non eravamo noi, ma forse qualcosa di diverso che non voglio neppure sapere chi o cosa sia. Ci hanno lasciato un mondo morso da una crisi paurosamente incontrollabile, al termine della quale forse moltissimi giovani saranno per sempre tagliati fuori da questo sistema "produttivo". Solo in Italia i dati parlano di un 30% di giovani senza alcuna occupazione nè studio. Vite parcheggiate, appoggiate al lavoro di altre generazioni che, prima o poi, matureranno il necessario per poter passare gli ultimi anni a vivere di rendita. A sua volta, purtroppo, qualcuno di quelli una volta giovani avranno maturato anni bruciati, senza lavoro nè occupazione alcuna. Alla faccia della flessibilità professionale, alla faccia di qualsiasi tipo di formazione o carriera. Volare da soli e sostenere coloro che voleranno e che avevano volato prima di noi sarà sempre più, terribilmente, difficile. Costretti a respirare in un sistema marcio, chissà mai quanti di noi potranno dirsi contenti di muovere i propri passi su un mondo come questo. A ciò, purtroppo, è da aggiungere l'inconsapevolezza o l'indifferenza che molti vanno manifestando nei confronti di quello che li circonda. E' desolante, aberrante, alienante e deprimente. Per moltissimi fare una famiglia indipendente dal resto del mondo sarà un sogno, destinato forse a rimanere per sempre tale. Ci lasceranno fra le mani animali calpestati, uccisi da aria contaminata e da oro nero che sgorga a fiumi dinnanzi a sonanti petrol-dollari. Lasceranno nelle teste di molti le convinzioni di uno studio non necessario, di una cultura figlia di fattori che dalla vita di ognuno si possono eliminare. Ci lasceranno numeri su numeri, ma non di certo colpevoli su colpevoli. La futura strage è imminente, oppure è già cominciata. All'ufficio di collocamento dei "senza futuro", se qualcosa non cambierà davvero, noi saremo i primi frequentatori. Qualcosa deve, o dovrà, rinnovarsi profondamente. Una società vecchia e stantia può essere rimpolpata con il peso di idee potenti e prepotenti, al tempo stesso. Si dovrà avere il coraggio di osare di più, si dovrebbe avere il coraggio di annullare compromessi secolari che ci hanno portato fino a questo punto. Sono in ballo, oggi più che mai, futuri destini di donne ed uomini. Sono in gioco, oggi più che mai, i destini di futuri figli. Non vorrò mai dire ai miei figli che la colpa per avergli consegnato un mondo deturpato e distrutto è anche mia, nostra. Potrei guardarli in faccia con occhi troppo convincenti.

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