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domenica 11 luglio 2010
PROMOTORI DI QUALI LIBERTA'?
Il Cavaliere ama molto giocare con le parole, ma questo già purtroppo si sapeva. Fonda un grande Partito dell'Amore, capace di vincere e convincere su folte schiere di comunisti e cattocomunisti che hanno ogni colpa possibile.
Insulta a destra e manca qualsiasi Istituzione, che non sia ovviamente la sua. Parla di sacrosanto diritto alla privacy, giusto per salvaguardare tutti quegli italiani che a detta sua moriranno vecchi ed intercettati. Siamo a milioni, per questo con una legge ricolma d'Amore deve tutelarci.
Deve proteggerci, lasciarci quell'intimità necessaria al momento di un confronto fra cornette telefoniche. Parla a folte schiere di giovani, svezzando ed illuminando in loro concetti essenziali quali amore, libertà e passione per la buona politica.
Protegge dinnanzi ad altrettante folte platee l'amico fraterno Dell'Utri, invocando la figura eroica dello stalliere Mangano. Da ieri, le ultime tristi eco di propaganda "politica".
Dal sito dei "Promotori della libertà" attacca la libertà di stampa definendola un diritto non assoluto, ma prescindente da altri diritti: "La libertà di stampa non è un diritto assoluto che prescinde dai diritti degli altri."
La colpa dell'Italia è quella di avere troppa libertà di stampa. Il demerito di questo è, ovviamente, della sinistra. E' tutta colpa di quel rosso che lui vede dovunque: "Dobbiamo togliere il bavaglio alla verità posto da quella stampa schierata con la sinistra e pregiudizialmente ostile al governo."
C'è una stampa che, a detta del Premier, calpesta il sacrosanto diritto alla privacy dei cittadini. E' notoriamente risaputo quanti giornali pubblichino quotidianamente le nostre telefonate, dando risalto alla spesa da fare nel weekend od al figlio da andare a prendere a scuola.
Secondo Silvio Berlusconi la libertà di stampa deve essere subordinata all'uso sereno del telefono.
Siamo arrivati anche a questo punto. Continuando con gli affondi non si ferma, come sua (tristissima) prerogativa: "In democrazia non esistono diritti assoluti, perchè ognuno incontra un limite negli altri diritti."
Fra questi ultimi ricordiamo, appunto, il diritto a non essere intercettati. Da ciò emerge un quadro desolante. Per Berlusconi la priorità delle famiglie italiane è il diritto a non essere intercettati, messo dinnanzi anche al diritto di poter arrivare tranquillamente alla fine del mese.
L'italiano medio si preoccupa di poter avere il telefono libero da spie anzichè di poter dare ogni giorno la vita migliore alla propria famiglia.
Se le nostre preoccupazioni principali fossero queste, ci sarebbe davvero da preoccuparsi.
Dopotutto, nonostante tutto, sono anche questi quegli elementi di perenne barzelletta che il Cavaliere ha importato con il suo modo di fare "politica" imprenditoriale.
Le dichiarazioni inaccettabili provenienti dalla sua bocca sono ormai, purtroppo, all'ordine del giorno.
Stupisce quali siano, per lui, questi inalienabili diritti assoluti prioritari rispetto alla libertà di stampa.
Vista la sua primaria ossessione per limitare la stessa, stupisce che a fatti non consideri in alcun modo quell'altro mondo ritenuto più importante.
Alla fine della fiera, in una democrazia la stampa è quel veicolo che fa giungere alle masse il lavoro fatto dalle massime classi dirigenti. Controllandone, o peggio limitandone, la libertà è purtroppo ovvio che i giudizi della società possano essere falsati o taroccati.
Il libero fluire della libertà di stampa ha prodotto, in questi ultimi tempi, uno scandalo politico dietro l'altro. E' più normale pensare che, per poter salvaguardare una ben determinata "cricca", si stia procedendo ad un bavaglio da imporre alle voci libere rimaste nel Paese.
Negando la libertà di stampa, a dispetto di quanto pensa il Premier, se ne negano moltissime altre. Influenzando in maniera distorta le opinioni di uno Stato si finirebbe con l'influenzare tutto il resto.
Parla di diritti assoluti inerenti alla libertà di stampa, salvo poi tacere sui massacri che l'amico Gheddafi va compiendo in quel della Libia, in barba a qualunque diritto umano.
Libertà di stampa che si ritorce, quasi istantaneamente, sull'opinione pubblica.
Quanto opinione pubblica ed altri "diritti" siano intimamente legati ce lo ricorda Erskine May:
"L'opinione pubblica è al tempo stesso la guida ed il controllo degli uomini di Stato".
Veicolandone una si finisce con l'imprimere guida e controllo falsate, in primo luogo a quei nostri "uomini" di Stato.
Conoscendo benissimo queste dinamiche, Silvio Berlusconi riesce a sollecitare questo tema a comando per poter continuare ad inseguire quelle leggi ad-personam che, esclusive, gli permettono di respirare al di fuori da quattro sbarre.
Sullo sfondo qualche propaganda fatta a giovani Promotori è sufficiente a lavarsi la coscienza.
Siamo una marea di intercettati, con la sola priorità di poter essere liberamente padroni delle nostre conversazioni telefoniche.
Se questi sono i problemi, consiglierei ai Ministri di farsi un giro per le strade lontane dai palazzi romani.
Purtroppo, ormai si sa, questi sono solamente sogni per comuni mortali.
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