venerdì 23 aprile 2010

IL CROLLO DEL FUMETTO

E' aumentata, da ieri, la consapevolezza italica di dimorare in un fumetto dalle tinte ancora molto vaghe ed indefinite. Siamo in un contesto strano, senza condizioni al contorno chiare e senza un orientamento nitido e chiaramente definibile.
C'è stata aspra battaglia, in quel di Roma ieri. Nella direzione nazionale del PdL, Silvio Berlusconi non la ha mandata a dire all'aspro dissenso espresso da Gianfranco Fini. Reso ormai impossibilitato a fare finta di niente, è stato costretto, come da suo marchio di fabbrica, ad un attacco frontale e spregiudicato nei confronti di un co-fondatore che ha, come lui, gli stessi diritti di confronto e dibattito politico, culturale e valoriale.
Quello che conta, per il Premier, non è nulla di tutto ciò. Ciò che conta per lui sono le bilance della giustizia, rigorosamente sempre pendenti verso la sua innocenza; ciò che conta per lui sono i sondaggi favorevoli ed i finti proclami di un "Partito dell'Amore" che distrugge tutto e tutti a suon di mazzate nei denti.
Fa bene Gianfranco Fini a sottolineare la necessità di evitare il passaggio da un centralismo democratico ad un centralismo carismatico. Fa altrettanto bene, dal suo punto di vista, Silvio Berlusconi ad aizzarsi ed attaccare a spada tratta con tutta la fenomenologia del perfetto comunicatore a lui intimamente connessa.
L'opinione che Berlusconi vorrebbe sempre vedere è a tinte monocromatiche; l'opinione emersa ieri è stata figlia di tinte colorate e colorite che a lui vogliono da sempre sfuggire.
Nonostante offese ed ossessioni di impunità ad-personam, qualche crepa in questo fumetto inizia a mostrarsi. Il Paese addormentato dovrebbe sapere come e cosa volere da un leader che individua nella riforma istituzionale l'emergenza principale di un'Italia stremata.
Entrato in politica per scappare alla galera, il fenomeno Berlusconi è destinato a durare ancora per qualche tempo. E' importante e significativa, anche, la necessità di avere una voce fuori dal coro di silenzi e timidi assensi come Gianfranco Fini.
Esponente in questo momento di un'idea rinnovata ed aggiornata di destra e di politica, ha fatto emergere pluralismo ed una disponibilità al confronto che fanno ben promettere.
Ne ha tuonate moltissime il Premier, ieri. Ha accusato esponenti finiani di aver ridotto il PdL a "pubblico ludibrio".
Non si ricorda di tutte le volte che lui ha rappresentato l'Italia come "pubblico ludibrio", come cloaca o qualsivoglia altro termine impressibo.
Basti ripensare alle corna ai vertici mondiali, basti pensare all'abbronzatura di un certo Obama.
Basti pensare ai discorsi personali fatti dinnanzi alla cortese attenzione di Zapatero e di giornalisti spagnoli assetati di ben altre notizia.
Per immaginare un esempio di ludibrio, paradossalmente, il primo riferimento va a Silvio Berlusconi.
Ridicolizzatore a più non posso, non ama sentirsi nè essere ridicolizzato.
Il solo modo per essere ridicolizzati, secondo lui, si esprime forse attraverso il dissenso ed il contraddittorio. Questi due ingredienti causano una miscela esplosiva, capace di far emergere a più riprese tutta la sua incoerenza e tutta la sua, straordinaria, capacità di recitazione.
Si accontenta di avere dalla sua una platea di silenzi, di mani battenti a comando e di persone che con lui o per lui hanno avuto particolari rapporti.
Affermare prima di essere liberale, contattando poi "direttorissimi" ed esponenti di agenzie di sicurezza e comunicazione per far rimuovere voci "non gradite" al pifferaio magico.
Dall'alto dei suoi 73anni, Silvio Berlusconi si trova con una nuova voce nel coro.
Si ritrova vicino la voce di un co-fondatore con la legittima necessità di esprimere opinioni importanti all'insegna della tanto richiesta pluralità.
Il vero ribelle, rispetto ai valori di politica e moralità richieste, è proprio il Premier.
Potrebbe cogliere, una volta tanto, una buona occasione per vergognarsi.
Nel mentre, la nostra fumettosa e fumosa storia italiana continua.

giovedì 22 aprile 2010

HEART DAY: UN' (ALTRA) OCCASIONE PER PENSARE

La Terra è un pianeta vivo, forse ancora così vivo da poterci sorprendere giorno dopo giorno con le sue manifestazioni reali di vitalità. Fermarsi all'aperto e sentire un moto d'aria provenire da qualche dove, correre e declinare lo scorrere dell'anima al vibrare delle foglie e dell'erba.
Sentire la propria consapevolezza interiore muoversi sotto un cielo velato di stelle lontanissime, forse anche spente.
Capire quanto siamo piccoli potrebbe renderci, al contempo, anche consapevoli di essere speciali. La natura è rigore, la natura è tutto ciò che di più semplice ed al contempo imprevedibile può esistere al mondo.
E' debole quando spezzi rami di albero o calpesti foglie secche, mentre è potente e prepotente quando fa eruttare vulcani o causare terremoti. La natura ci ha consegnato nelle mani un mondo in stabilissimo equilibrio, un regno nel quale noi abbiamo avuto la possibilità di diventare qualcosa di nuovo, al di là dei soliti viventi confini animale e vegetale.
Abbiamo nell'anima la missione di essere tutori del mondo, architetti del suo stesso futuro attraverso quell'ingegneria di pensiero che oggi vedo così poco attorno a noi.
Se c'è un sogno che è diventato realtà, quel sogno per moltissima parte dell'umanità fa da sempre rima con forbice tecnologica che avanza a gran giornate.
Le affilatissime risorse delle quali disponiamo sono ormai così taglienti da ferire addirittura il pianeta stesso. Nonostante ciò, basta davvero pochissimo perchè la natura riesca a ricordarci quanto siamo prepotentemente controllati da lei.
Nel giorno della Terra, che giorno solo non dovrebbe essere, l'uomo dovrebbe avere il supremo potere di riflettere su argomenti come questi. Il calderone di problemi nei quali ci siamo immersi al 2010 non fa più solo rima con squilibri termodinamici, pressioni e temperature fuori controllo; fa rima con effetto serra, con deforestazione e politiche energetiche sconsiderate.
Rincorriamo le energie rinnovabili solo sulle pagine di libri universitari, sentendo professori e docenti predicare un necessario allontanamento dai tanto inquinanti combustibili fossili.
Se la Terra fosse studentessa universitaria non potrebbe sentire consapevolmente certe parole. Con i se e con i ma l'uomo è andato, paradossalmente rispetto alla sua natura, davvero molto lontano.
Dalla selce alla bomba nucleare è stata fatta davvero tanta strada.
Quanta strada potremo ancora fare, per fortuna o purtroppo, non dipende solamente da noi.
Larga parte delle nostre possibilità dipendono dai piani che Madre Natura disegnerà su di noi, dal ruolo sempre più decisivo o sempre più marginale che deciderà di affidarci.
Ciò che deve sapere è che non tutti la hanno delusa o la deluderebbero; a loro dovrebbe arrivare e tornare a parlare, nel mondo intero attorno a lei.
Se tutto è manifestazione di natura, tutto è altrettanto chiaro e semplificabile secondo armoniche leggi matematiche che l'uomo ha analizzato fin dal suo arrivo come essere pensante.
La rinnovata coerenza dell'essere umano, in un frangente come questo, dovrebbe essere imponente.
Dovrebbe essere stabile e perenne, similmente a quanto scrisse l'inarrivabile Albert Einstein in una lettera ad un pastore di Brooklyn del 1950:
"L'aspirazione fondamentale degli uomini consiste nel cercare di agire con coerenza morale. Ne dipendono il nostro equilibrio interiore e persino la nostra stessa esistenza. Solo la moralità delle nostre azioni può conferire alla vita bellezza e dignità."
Allo stesso modo una nuova umana moralità ridarebbe alla Madre Terra quella bellezza, quella dignità e quella consapevolezza che da sconsiderati gli abbiamo tolto, giorno dopo giorno.

mercoledì 21 aprile 2010

A TUTTI I GIOVANI FUMATORI...

Ce ne sono sempre di più di amanti della sigaretta, in un mondo che fa tante battaglie contro tante droghe che non portano profitti certi nei rigonfi portafogli di qualche potente o potentato.
Ci si lava la coscienza con il "deterrente scritto" sulle confezioni di sigarette, riempiendo pacchetti su pacchetti con "Il fumo nuoce gravemente alla salute", "Il fumo uccide" e tanto altro.
Siamo nell'Italia fatta di compromessi impliciti, siamo in un mondo dove fino a poco tempo fa le case produttrici di sigarette erano i principali sponsor sulle vetture di Formula Uno.
Siamo in un mondo dove una mano lava l'altra e tutte e due si rubano poi l'asciugamano.
Il fumo è l'oppio di sempre più giovani individui, alla ricerca di chissà quale soddisfazione da pescare in fiumi di tabacco montato e pronto per l'uso.
Si fuma senza un perchè esatto, senza una scelta consapevole.
Ci si trascina inesorabilmente, sigaretta dopo sigaretta. Il computo delle ceneri accumulate nei polmoni cresce senza sosta, corroborato da quel troppo smog che le nostre automobili ogni benedetto giorno ci obbligano a respirare.
Dal punto di vista della salvaguardia del pericolo fumo il nostro Paese è, come suo solito, indietro secoli luce. Un sondaggio DOXA-Iss, intitolato "Il fumo in Italia" ed aggiornato al 2008, ha al suo interno sacche di preoccupante verità.
Ci sono domande che hanno altissime percentuali di brutte risposte. Contano molto, appunto, anche le responsabilità dei venditori e di chi distribuisce sigarette e quanto altro.
Alla domanda "A Lei è capitato di vedere un tabaccaio che si rifiuta di vendere le sigarette ad un minore di 16 anni o che chiede un documento per verificare l’età?" la maggior parte delle risposte faceva capo ad un generico "No, mai" (83,8% delle persone intervistate).
Lo Stato potrebbe attuare anche alcune misure preventive concrete per arginare tale, potenziale, distruzione di massa futura. I rimedi possibili commissionati dal sondaggio furono disposti così per ordine di importanza:
1) accesso gratuito ai centri di dissuefazione;
2) vietare la vendita ai minori di 18 anni(anziché 16 anni);
3) medicinali per smettere di fumare gratuiti;
4) estendere il divieto di fumare;
5) aumento sensibile del costo delle sigarette.
Sapendo dove tira il soldo in concreto, c'è poco da fare ed ancora meno da commissionare.
Da ieri qualche altra scottante e non fumosa puntualizzazione fatta da Umberto Veronesi, non certo uno sconosciuto. Impegnato nel lancio della campagna "Giovani in Salute" promossa dall'assessorato alla salute milanese, ha affermato che la lotta al fumo è molto più importante di quella conducibile su alcol e droghe.
Tutto ciò soprattutto perchè i morti ogni anno per tumore polmonare sono oltre 50mila.
Nella sola Milano almeno 1 minorenne su 5 fuma, per una prima sigaretta consumata a soli 15 anni.
Mentre appaiono solo esserci "prime sigarette" all'orizzonte, qualcuno ancora attende la fatidica "ultima sigaretta" appartenente alla Coscienza di Zeno di antica memoria.
Ultima sigaretta che potrebbe risparmiarci in futuro guai assolutamente pericolosi, come ad esempio il rischio esponenzialmente superiore di contrarre tumori polmonari.
Secondo Veronesi, infatti, ai fumatori giovani e giovanissimi potrebbe succedere di avere un tumore attorno alla precoce età di 40/45 anni.
Si sa, prevenire è meglio che curare.
Peccato che nessuno pare voglia farlo davvero in concreto.

martedì 20 aprile 2010

DIO E' MORTO, OPPURE SI NASCONDE

Mi ricordo qualche momento d'infanzia passato a guardare con attenzione, riverenza e quasi ammirazione la Sindone che molti definivano e definiscono come prova provata del passaggio di Gesù in Terra. Mi ricordo del velo di paura che mi attraversava pensando all'importanza di tale testimonianza, di quel telo così importante che avrebbe dovuto regalarci certezze riguardo l'importanza del comportarsi per davvero con rettitudine.
Mi ricordo tante, troppe domande che da sempre mi facevo quasi istintivamente.
Mi ricordo di tante certezze non spiegate appieno in tantissime ore di religione, svolte con attenzione e speranza di comprensione fino alla fine del necessario.
Mi ricordo di una religione che sapeva di povertà, mi ricordo di una religione che aveva dentro sè fibre di umana linearità e semplicità. Mi ricordo, di pari passo allo studio, di un uomo sempre più potente e sempre più distruttivo, capace di divenire quel superuomo che secondo qualche filosofo sbiaditamente liceale aveva ucciso l'idea di Dio dalla faccia della Terra.
Mi ricordo di un'esigenza mia di chiarimento, di consapevolezza e chiarificazione.
Mi ricordo di aver visto il divino in cose che non pensavo minimamente potessero nè volessero contenerlo. Mi ricordo molte vicende, molte delle quali per nulla sorprendenti.
Mi ricordo di un signore con la barba bianca e la tunica al quale rivolgermi per ottenere conforto, amore e benevolenza. Mi ricordo di una voglia di luce incredibile al solo pensare alla sua figura, mi ricordo di voci che mi dicevano di andare ciecamente verso la sua figura.
Mi ricordo di compassione, di rispetto, di modelli comportamentali rigidi e rigorosi per divenire sempre più a sua immagine e somiglianza.
Mi ricordo di un libro sacro dalle parole nude e crude, mi ricordo di una voce che mai smetteva di parlare ed interpretare la sua testimonianza.
Mi ricordo tantissime storie, tantissime piccole emozioni che hanno in tutta la mia vita composto la mia necessità di poter credere in un qualcosa di sovrumano.
Qualcosa di sovrumano che sta sempre più coincidendo con i sovrumani silenzi a cui Leopardi faceva riferimento nel contemplare il suo infinito.
Se Dio è infinito e va interpretato secondo le misere possibilità dell'uomo, credo sia diventato infinitamente silenzioso nel suo comunicare con noi.
Mi potrebbero dire che i segnali della sua presenza vanno cercati e capiti, nella vita di ogni giorno.
Mi potrebbero dire tante cose che non riusciranno a confortarmi.
Mi potrebbero dire di cercarlo, di comprendere la sua vera intima natura. Potrei dire loro che, se esiste, alle volte ama nascondersi o non guardarci.
Si è forse sintonizzato su qualche altro pianeta per ricreare un'altra umanità, migliore e diversa dalla nostra. Ci ha bollato con un "sbagliando si impara", dedicandosi ad altro?
La risposta non la ho certamente io, affatto.
Potrei dire a chi dice di cercarlo nei fatti di ogni giorno di dirmi dove stava quando poche ore fa si consumavano le vite di due ragazzine di 13 e 14 anni, uccise sul colpo dalla caduta di una roccia di tufo in quel di Ventotene. Potrei chiedere loro di mostrarmela lì, questa presenza del divino protettore di uomini.
Potrei chiedere di reinsegnare all'umanità intera a credere, dinnanzi ad una Chiesa che si dice ferita perchè accusata di proteggere e custodire preti pedofili.
Potrei chiedere di accendere le antenne della consapevolezza per guardare alle migliaia di morti dei terremoti di Haiti, Cina e Cile fra i tristi ultimi. Potremmo cercare Dio in diecimila uomini confusi, od in quei milioni di disoccupati che a fine mese regalano ai loro figli solo pance vuote e piatti vuoti.
Potrei chiedere loro tanto di tutto ciò, potremmo cercare di nuovo Dio in tutto ciò che scriveva Guccini non molto tempo fa.
Potremo vedere un Dio finalmente risorto in ciò che crediamo, in ciò che vogliamo e nel mondo che faremo custodendo e proteggendo l'amore e lo stupendo patrimonio regalatoci da Madre Natura.
Magari mi sbaglio, Dio esiste e sa di umano molto più di quanto io possa pensare.
Nel caso, ben lieto di accoglierlo in questo mondo disastrato.
Nel mentre, almeno, credo.
Guccini docet.

lunedì 19 aprile 2010

COSA E' L'ESSERE UMANO...

Siamo davvero animali incredibili, con potenzialità enormi che nel corso della Storia si sono tradotti in aberranti errori di percorso. Avevamo, abbiamo ed avremo ancora per chissà quanto possibilità enormi, paurose, incredibilmente uniche.
Sul pianeta Terra siamo quasi unici per intelligenza e possibilità di pensare e ragionare, mentre siamo sicuramente unici per bestialità commesse e connesse alla distruzione della nostra astronave Terra.
Camminiamo a passi non troppo felpati, rincorrendo a più non posso la destabilizzazione di quel precario equilibrio che ha da sempre governato il nostro sistema.
Siamo creature sorprendenti, nel bene e nel male. Tutta la nostra potenza è racchiusa in quel "libro" che scrive ciò che siamo ed ancora di più ciò che saremo.
Governando il nostro sviluppo il nostro DNA sa molto più di qualsiasi Bibbia sul nostro futuro.
Siamo un prodotto di combinazioni di zuccheri, fosfati e basi.
Siamo adenina, timina, citosina e guanina in variabili modalità disposte. Siamo prodotto di questo nostro, incredibile, codice genetico.
Il mistero su quella struttura a doppia elica è ancora enorme e troppo grande per poter essere inquadrato con chiarezza. Ciò che conta, ad oggi, è che dentro qualcosa siamo scritti.
Quel DNA è racchiuso in ogni singola cellula, avendo dati veramente impressionanti dentro sè stesso.
Ciascun DNA ha una lunghezza, se "srotolato", di circa 2 metri.
Il mistero più grande è come faccia a stare in uno spazio di pochissimi millesimi di millimetro.
Esistono tuttavia altri misteri su questo codice genetico, infinitamente più sorprendenti di questo ultimo.
Se potessimo collocare tutto il nostro DNA "srotolato", potremmo ottenere una specie di autostrada lunga oltre 20 milioni di chilometri.
L'essere umano è anche tutto questo. In ciascuna molecola genetica ci sono qualcosa come 3,2 miliardi di lettere in codice, accoppiate secondo i legami sempre stabili Adenina-Timina e Citosina-Guanina.
Dentro sè l'essere umano ha una struttura ad elica; in questo risiede forse la sua straordinaria potenzialità di poter volare e far volare il mondo intero che lo circonda.
Sicuramente non sarà così, però mi affascina pensarlo.
Siamo un mistero enorme, tutt'oggi. Mi fa un certo effetto vedere risuonare sensazioni di assurda onnipotenza, deliri incredibili di sovrumana consapevolezza.
Sentiamo l'esigenza strana di ricercare socialità, di parlare e condividere idee e pensieri.
Sappiamo scambiare opinioni e riusciamo a pensare.
Pensare è tutto ciò che di più meraviglioso potesse capitarci in questo strano percorso evolutivo.
Sia che abbia ragione Darwin o che abbia qualche merito Lamarck, il pensiero è una delle cose più incredibili che sappiamo inconsapevolmente amministrare.
Pensiero potente e prepotente, pensiero che ha saputo costruire architetture ed opere impressionanti.
Ciascuno di noi è, da sempre, ingegnere senza saperlo.
Ciascuno di noi potrebbe, se solo volesse, pensare a quella farfalla che con il suo battito di ali può riuscire a sconvolgere tutto.
Siamo profondamente straordinari, ma altrettanto profondamente inconsapevoli di esserlo.
Tutto questo è, davvero, sconvolgente.

domenica 18 aprile 2010

LUNA PARK ITALIA: DIVERTITEVI!

L'Italia è un paese dove fa scandalo il bicchiere tirato in faccia al fenomeno del Grande Fratello, è il paese dove fanno notizia i provini da 007 di Fabrizio Corona e dove le notizie di gossip vengono mescolate a quelle di cronaca nera.
Dinnanzi a tutto ciò, l'Italia è il paese dell'ordinaria follia. Siamo in uno Stato complesso, particolare. Qui si racconta e si narra di orsi ballerini nei tg nazionali, si vedono servizi che annunciano riforme che mai arrivano.
Se Cristo esiste, si è fermato alla dogana dei nostri confini. Sembra uno stato dove i veri problemi non esistono. Sembra avvolta sotto una torbida cortina di fumo la storia dell'uomo di 44 anni impiccatosi a Bologna per un lavoro che non arrivava mai.
Ha lasciato moglie, disoccupata, e due figlie sole. Ha fatto una scelta, forse, troppo facile o troppo disperata. Di fronte a casi come questo è impossibile stabilire margini e confini netti.
Nessuno parla delle continue morti sul lavoro; ne abbiamo di continue ogni giorno.
Solo ieri un operaio di 26 anni è morto a Vizzini, a causa dell'urto con i cavi dell'alta tensione del braccio semovente di un'autopompa. E' deceduto sul colpo folgorato, lasciando sole moglie e figlia.
L'Italia è il paese dove queste notizie rimangono nei trafiletti, nei fondo pagina, nei sottotitoli.
Questo è il nostro quanto, purtroppo.
L'Italia è il paese dove quindici malati di Parkinson sono al palo perchè i loro "peacemaker" cerebrali si vanno spegnendo. Hanno batterie troppo costose, circa di 10mila Euro cadauna.
Basterebbero le mensilità di quindici deputati per un mese solo, ma il Sistema Sanitario Nazionale non ha soldi. Di pari passo loro marciano verso una tremenda passività.
Franco, 70enne colpito da questa terribile malattia, si piega tristemente al corso degli eventi:
"Sono 53 giorni che non esco di casa, e chi si fida? Non ho più forza nelle gambe, non controllo più il tremore, mi sento calare la voce mentre parlo, anche le palpebre si abbassano da sole: avevo ritrovato una vita quasi normale, nei limiti della mia malattia, adesso è peggio di prima."
Il calvario è iniziato a dicembre, quando le batterie cerebrali hanno iniziato a manifestare i primi segni di cedimento. Batterie importantissime in quanto elettrodi collegati a batteria inserita sotto pelle, all'altezza della clavicola.
Sostituisce gli stimoli alterati della malattia, secondo una tecnica sperimentale chiamata "Deep Brain Simulation". Grazie a questa panacea i malati di Parkinson ritrovano una vita che però sta per arrestarsi nuovamente.
Questi poveri quindici sono stati fatti correre da varie parti; sono state vittime di un pellegrinaggio inarrestabile che non ha prodotto per loro il risultato tanto sperato.
Eppure basterebbe pochissimo davvero.
L'associazione "Azione Parkinson" motiva così tristemente le ragioni di tale ineluttabile disagio:
"A noi risulta che nelle condizioni di Franco siano quindici persone, tutte in lista d'attesa al Cto; il punto è che il chirurgo inoltra le richieste ma la Asl non dà seguito perchè questa spesa non è inserita in bilancio."
L'Italia è purtroppo anche questo e molto altro di triste.
Che fare dunque? Come migliorarlo?
Uno dei pochi modi rimasti, a quanto pare, è risvegliare le coscienze etiche e le sensibilità degli italiani.
Chissà mai che non si fermino solo a fare il tifo per la propria squadra del cuore.
Qualche causa sociale in più non guasterebbe affatto, anzi.

sabato 17 aprile 2010

ISLANDA E CAOS: QUANDO E DOVE L'UOMO PUO' RIFLETTERE

Il mondo è in uno strano stato di paralisi, vincolato ad un vulcano che nel giro di pochi giorni ha messo in crisi l'intero sistema ritenuto immortale dall'essere umano stesso.
Ritrovandoci in balia di un improvviso imprevisto, dobbiamo rimettere in necessario circolo tutte le nostre apparenti convinzioni di onnipotenza. La Terra ci sta mettendo in crisi, facendo eruttare lava mista a ghiaccio in una sperduta isola troppo a Nord.
L'uomo deve o dovrebbe ricredersi, dunque. Dinnanzi a tutto ciò dovrebbe trovare altrettanta necessità per lottare ed invertire il processo di deterioramento e distruzione al quale sta avviando la Terra, ormai da troppo tempo.
Questo pianeta è la nostra unica casa, non possiamo sprecarla nè distruggerla.
Su questa eruzione molti paventano e spaventano inizi di ipotesi apocalittiche, fatte coincidere con l'ormai troppo famoso 2012. Dire in toni assoluti un pensiero certo su questa ipotesi è da sconsiderati.
Ciò che è possibile lasciare dentro ognuno di noi è solo l'inarrestabile beneficio del dubbio.
Se sono bastate poche ore per distruggere l'infallibile rete aerea del Vecchio Continente, altrettanto poco servirebbe per ricondurre l'uomo alla sua precaria ed instabile dimensione.
Fine del mondo o non fine del mondo, ciò che conta è imparare quanto il giocare con Madre Natura possa produrre armi a doppio taglio per l'uomo stesso.
Mi piace pensare a problemi come questi come occasioni per pensare, opportunità che lascino la possibilità per meditare su quanto è stato fatto e si potrebbe di gran lunga migliorare.
La polvere che sta infatti uscendo in questi momenti dal vulcano islandese impronunciabile è pericolosa sotto moltissimi aspetti; in primo luogo l'alto contenuto di zolfo può causare anomalie sotto moltissimi aspetti.
Sono a rischio le persone sofferenti d'asma e non solo, in quanto tale polvere può causare problemi a bronchi e polmoni. Le particelle più piccole possono infine entrare in circolo colpendo il cuore ed aumentando rischi di infarto.
Sono possibilità minime, ma comunque ci sono. Siamo al blocco più grande e grave dal dopoguerra, qualcosa vorrà pur dire. E' stata Madre Natura, questa volta, a bloccarci tutto.
Che cosa potrà accadere ad ora è prematuro dirlo, essendo tutto in mano al precario corso degli eventi.
Ciò che conta, ora più che mai, è riflettere fermamente.
Lo disse anche il supremo Albert Einstein, con una convinzione senza pari tutt'oggi:
"[...]Fuori c'era questo enorme mondo, che esiste indipendentemente da noi esseri umani e che ci sta di fronte come un grande, eterno enigma, accessibile solo parzialmente alla nostra osservazione e al nostro pensiero. LA contemplazione di questo mondo mi attirava come una liberazione, e ho notato ben prsto che, nel dedicarsi ad essa, molti degli uomini che avevo imparato a stimare e ad ammirare avevano trovato la libertà e la sicurezza interiore. [...]"
Analizzare il mondo e comprenderlo nella giusta maniera può essere, senza dubbio, sorgente di benessere e rinnovata speranza per il genere umano intero.
Per sua natura, Islanda o non Islanda, l'uomo può riflettere attentamente su ciò che lo circonda.
Ed è davvero occasione che lo faccia.

venerdì 16 aprile 2010

16 APRILE 1995 - ADDIO, IQBAL.

Il passaggio di certe anime in un mondo terribile come questo riprende l'eco di passi felpati, alle volte timidi ma sempre pesanti.
Nel caos quotidiano il valore di certe figure si perde e si disperde, nella più piena mediocrità. Ci sono stati individui che hanno saputo lanciare un grido di cambiamento concreto, piccolo, costante, potente e prepotente al tempo stesso.
Ci sono stati tantissimi angeli misteriosi che hanno spiegato il loro volo in mezzo alla nostra tremenda ed ossessiva normalità. In questo 16 aprile ricorre il triste anniversario della morte di un ragazzo, una giovane creatura divenuta giustamente eroico Simbolo di lotta e verità.
Nel 1995, ormai quindici anni fa, moriva Iqbal Masih.
Se ne andava, ucciso a colpi di pistola da alcuni sicari, un giovanissimo eroe. Nato nel 1983, se ne è andato a soli 12 anni. Ha avuto una vita grande nella sua brevità, accorta e responsabile nel suo brevissimo passaggio quaggiù.
Fin da piccolo ho da sempre avuto una sterminata ammirazione per questo piccolissimo combattente.
Da qualche foto rimasta di lui si vede una luce particolare negli occhi, uno sguardo complice e sempre positivo.
Diventato simbolo della lotta contro lo sfruttamento minorile, ha vissuto tutta la sua infanzia a ribellarsi e denunciare gli sfruttamenti cui i suoi coetanei erano e sono tutt'ora purtroppo costretti.
La sua storia è complessa e articolata.
Nato nel 1983, venne venduto dal padre ad un fabbricante di tappeti per una cifra prossima ai 12 dollari. Inizia da lì per lui una schiavitù infinita. "Assoldato" dal suo padrone, non riuscirà mai a ripianare "l'investimento" fatto dal fabbricante di tappeti nei suoi confronti.
Fu picchiato, fu più volte sgridato ed umiliato; quale massima ed umiliante condanna venne incatenato al telaio e costretto a lavorare per oltre dodici ore al giorno.
Iqbal, uno schiavo fra tantissimi piccoli schiavi.
La giovane schiavitù, in paesi come il Pakistan, pretende poco: modesti salari per mani giovani e veloci.
Piccoli e giovanissimi costretti ad eseguire ogni tipo di faccenda, qualsiasi sforzo sovrumano per salari irrisori. La campana della consapevolezza per Iqbal suonò prestissimo.
Costretto da una vita orribile a diventare uomo e resistente prima del tempo, si ritrovò nel 1992 già, purtroppo, troppo cresciuto.
In un giorno di quell'anno Iqbal ed altri giovani schiavi fuggirono di nascosto dalla fabbrica dei tappeti per assistere alla celebrazione della giornata della libertà organizzata dal Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato.
Per la prima volta nella sua giovanissima vita Iqbal sentì parlare di lui, della sua dura vita e delle sue orrende condizioni. Scelse di ribellarsi, questa piccola creatura diventata uomo troppo presto.
Racconta la sua storia a tutti, facendo scalpore nei giornali locali.
Iqbal non vuole tornare al lavoro; si fa aiutare da un avvocato del Fronte di Liberazione per preparare una lettera di dimissioni da consegnare al suo ex-padrone.
Preso da una spinta divulgativa impressionante, arrivò a raccontare la sua storia a tutto il mondo.
Divenne simbolo e portavoce di tutti qui bambini che, come lui, venivano massacrati ed uccisi nell'anima in condizioni disumane.
Diventato giovane sindacalista, iniziò a studiare per coltivare un suo grande sogno.
Voleva diventare avvocato e lottare per far lavorare meno i bambini come lui.
La storia della sua libertà fu piuttosto breve; venne ucciso in quel 16 aprile 1995.
Ricevette un premio di 15mila dollari per la sua azione di informazione e protesta nei confronti di quella realtà. Voleva destinare tutti i soldi alla costruzione di una scuola perchè tutti i bambini schiavi potessero tornare a studiare.
Per lui il solo strumento del bambino doveva essere la matita, il solo mezzo per affermarsi doveva essere lo studio. Grazie a lui ed anche ad altri come lui rimasti in silenzio il mondo ha ricevuto schegge di infinito.
Il giovane Iqbal rifiutò borse di studio in America per rimanere nel suo Pakistan a lottare contro l'orribile sistema.
Nella sua breve vita ci ha regalato tanto, forse troppo per la sua giovanissima età.
Se ne andò, vittima di un attentato spregiudicato e folle.
Se ne andò, ma sta a noi non disperdere l'importanza di una vita così prepotentemente grande.
Dal mio basso un piccolo ricordo per te, giovanissimo Iqbal.

giovedì 15 aprile 2010

NON TROPPO LONTANO PULSA L'UNIVERSO...

L'essere umano vive troppo poco per potersi accorgere davvero della sterminata esistenza dell'intero Universo. Calpestare il terreno dei sensi per poco meno di cento anni regala esperienze che non permettono di concepire appieno l'immensità nella quale ci ritroviamo a "galleggiare" impauriti.
Al di fuori della Terra c'è un vuoto che, se conosciuto, potrebbe fare sfiorire tutto quel senso di onnipotenza e prepotenza che domina gesti e caratteri di certi uomini.
Gli strumenti scientifici dell'uomo dovrebbero, anche in questo senso, far calare o annullare certe sciocche presunzioni. Non siamo molto probabilmente nè unici nè inestimabili nell'Universo intero, dato il troppo che non sappiamo e che forse non sapremo mai.
L'ennesimo contributo al nostro, necessario, senso di piccolezza è di qualche giorno fa.
Il telescopio spaziale Herschel, lanciato in orbita lo scorso anno dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ci ha trasmesso "a Terra" le prime immagini di un cosiddetto "giardino stellare" scoperto non proprio vicino a noi: questo ammasso di stelle si trova infatti a "soli" 5000 anni luce dal nostro piccolo pianeta.
Ciò vuol dire che, per essere raggiunto, un uomo dovrebbe viaggiare alla velocità della luce per circa 5000 anni.
Ne servirebbero moltissime di generazioni di uomini per fare un viaggio così incredibilmente lungo.
Le stelle di questo "nido" sono addirittura giganti; ciascuna di loro ha in media una massa pari a 10 volte quella del nostro Sole. Tutte queste stelle, attualmente in formazione, sono localizzate nella nebulosa Rosetta.
Tale ammasso di polveri e gas sarebbe secondo le ultime supposizioni capace di generare oltre 10000 stelle simili al Sole. Pensare che tutto questo avviene mentre molti di noi si credono super-potenti ed onnipotenti fa davvero riflettere.
Quanto è piccolo l'uomo.

mercoledì 14 aprile 2010

STORIA DELLA MULTINAZIONALE CHE NON SAPEVA VERGOGNARSI

Sapere o riuscire a vergognarsi sono due concetti diversi, ma forse intimamente dimenticati nei meandri vaticani. Non paghi del periodo nero al quale sta andando incontro tutto il mondo e tutto il (loro) sistema, i clericali ne stanno sparando ed avvallando l'una dietro l'altra, in un crescendo di schifo e dichiarazioni inaccettabili.
Secondo le ultime novità, a detta del segretario di Stato vaticano la connessione fra omosessualità e pedofilia è dimostrata o quantomeno dimostrabile.
Il cardinale Tarcisio Bertone ha scoperto che molti psichiatri e sociologi sostengono che sia più forte il legame fra omosessualità e pedofilia rispetto a quello che intercorre fra celibato e pedofilia.
Sono piovute critiche a più non posso, come giustamente deve accadere.
Sull'assurdità della questione è meglio sorvolare, condividendo semplicemente i sentimenti (forse ovvi, ma non retorici) di indignazione, preoccupazione e schifo emersi a gran voce da più parti.
Da quanto si può vedere analizzando i comportamenti della Chiesa, si evince una fervida tendenza ad insabbiare e coprire le criticità dalla loro parte. Colpiti fino al cuore dagli ultimi scandali stanno sferrando a destra e manca attacchi a più non posso.
Il Vaticano, come è risaputo, rappresenta il nostro Dio in terra. Se potessi parlare all'Onnipotente, vorrei chiedergli se lui di una Chiesa così non si vergogna.
Vorrei chiedergli se accetta di buon cuore di vedere certi uomini simili a noi, consapevoli di aver offerto la loro vita a lui, compiere gesti osceni come quelli che purtroppo sono ampliamente testimoniati.
Vorrei chiedergli molte, troppe cose.
Dichiarazioni come queste minano l'equilibrio del mondo, oltrechè di singoli uomini già debilitati da "colpe" non loro. Essere omosessuali coincide, tristemente per la morale comune, con l'essere "diversi".
La Chiesa lancia nel cuore di tutti i "diversamente amanti" un concetto di disabilità, instillando semi di potenziale pedofilia in ciascuno di loro.
Una cosa come questa fa francamente e profondamente schifo.
Se esiste un Dio sono sicuro che si vergognerà per dichiarazioni come queste.
Nonostante tutto il Vaticano non si ferma, contribuendo ad appiattire ogni giorno di più la sua immagine di riverenza e fede in tutto il mondo. Pare in lui impagabile la voglia di arroccarsi sempre di più, arricchirsi sempre di più e sparare su tutto ciò che mina la loro definizione di "normalità".
Normalità che per l'uomo "normale" non prevede preti pedofili nè preti che fanno fatica a tenere a freno gli istinti. Per non modernizzarsi la Chiesa gioca col fuoco dell'indignazione e del dolore di omosessuali costretti a sentirsi "scientificamente" etichettare come potenziali pedofili.
Il Vaticano si fa, da troppo tempo ad oggi, portatore di una maschera pesante e pietosa al tempo stesso. Nella tragedia del mondo sa solo parlare, parlare e sparare a zero.
Porta ai terremotati parole di conforto, messe ed omelie fatte da un balcone "live in Rome".
C'è un Papa che deve consultare un'agenda per fissare un "appuntamento" ai terremotati abruzzesi, c'è una Chiesa che predica povertà e che poi sfratta anziani costretti a pagare affitti salatissimi.
C'è poi la Chiesa che prevarica le barriere esistenti fra fede e scienza, volendo fare anche le veci di chi studia con rigore medico ed umano certe situazioni.
La Chiesa giudica i nostri tempi, sempre; li guarda e li osserva senza mai avere ben a mente le condizioni al contorno nelle quali muoversi. Non sa ricredersi, incapace di svecchiarsi per rinnovare i suoi stessi fedeli.
Alla pari di Dio la Chiesa dovrebbe sapere come muoversi nel mondo per essere onnipotente ed onnipresente nelle nostre vite.
Se la maniera più efficace per farlo è accusare omosessuali di essere potenziali pedofili, si dimostra davvero lontana dall'essere fra la gente.
Siamo al 2010, Vaticano.
SVEGLIA.

martedì 13 aprile 2010

ITALIA E DISSESTO IDROGEOLOGICO: RAPPORTO SOLIDO E DURATURO

Siamo uno Stato ad altissimo rischio di dissesto idrogeologico. Dopo il deragliamento del treno in Alto Adige la consapevolezza è tornata, nuovamente, in auge; passate queste due/tre settimane nessuno ne parlerà e ne scriverà più.
A patto che, ovviamente, non avvengano altre stragi.
Tanti morti e troppi feriti, però necessari per riportare un problema agli allarmi della cronaca. Allarmi che non sono onori, in quanto la politica in generale pare non fare nulla di costruttivo per ovviare al necessario utile per salvare vite e/o prevenire stragi.
Il dissesto idrogeologico è un fenomeno allarmante ma sempre meno contrastato. Tutte le azioni di "rimedio" sono, irrimediabilmente, ferme. Di pari passo aumentano, sempre più.
Il parere degli esperti in materia non è affatto confortante, purtroppo. Alessandro Trigila, responsabile dell'Inventario dei Fenomeni franosi in Italia, Iffi, un progetto Ispra, non è davvero ottimista sullo stato della nostra penisola.
Tecnicamente informato della verità, fa parte come già scritto dell'Ispra. Tale realtà è già stata fortemente debilitata in questi ultimi mesi, in quanto i suoi ricercatori precari per avere un pò di attenzione sono stati costretti al presidio permanente sui tetti.
E' divenuta una moda, di questi ultimi tempi. E' triste, ma va per la maggiore.
Secondo la sua opinione in Italia mancano mappe attuali delle zone "a rischio". Lo testimonia il fatto che il disastro di ieri fosse compresa in una zona ritenuta non pericolosa, ossia fazzoletto di territorio tra Laces e Castelbello in Val Venosta.
In Italia le frane, su un arco di tempo molto lungo, sono state circa 485mila.
Sono state individuate, localizzate e perimetrate attentamente.
Tenendo conto della presenza di strade e di centri abitati sono state poi tracciate mappe di rischio.
La metodologia seguita per la mappatura dei pericoli è stata, a detta del responsabile Trigila, proprio questa.
Il risultato di tale mastodontico lavoro deve fare riflettere profondamente.
Su un totale di 8101 Comuni monitorati ben 5708 sono a rischio. Sono percentuali vicine al 70%, mentre quelli a livello di attenzione elevata sono 2940, pari al 36% circa.
I punti più critici si dislocano, infine, lungo rete ferroviaria (1806) e rete autostradale (706).
Mettere in sicurezza tutto il paese, avendo a riferimento ovviamente mappe vecchie, non è cosa da poco. Dove si è già costruito su zone a rischio si può intervenire con opere di ingegneria e/o messa in sicurezza.
Entrambe queste tipologie di intervento sono molto costose; si può procedere però con un costante ma solido monitoraggio delle zone a rischio. Controllare un terreno potenzialmente pericoloso dovrebbe essere normale, oltrechè conveniente in ottica futura.
Investire sulla sicurezza nel tempo impedisce effettivamente di dover poi contare morti su morti accompagnati dal suono di tristi e retoriche condoglianze politiche/politicanti.
Ciò che colpisce però è che il progetto dell'Iffi si ferma all'anno 2006. Da allora sono mancati aggiornamenti costanti e duraturi delle zone a rischio.
Questo perchè? Mancano i soldi, come sempre.
Alessandro Trigila li quantifica in 3/4 milioni di Euro, necessari per aggiornare in chiave ipotetica la mappatura del rischio italiano di dissesto.
Sono ormai anni che li vanno chiedendo, purtroppo invano.
Non c'è, purtroppo, da stupirsi. La realtà italiana scappa da termini quali lungo termine, prevenzione o sicurezza.
Qualcuno, forse, avrà i brividi al solo pensiero.

lunedì 12 aprile 2010

CALCIO ITALIANO E STIPENDI: STIAMO MESSI MALE NOI, LORO MENO...

Mentre si riempiono gli stadi, si svuotano i portafogli dei contribuenti. Per un calcio fatto di abbonamenti, coppe, gol e trionfi non c'è nè speranza positiva nè quasi nessuna squadra che regga il confronto con valori essenziali di moralità e trasparenza. Il tifo è sempre alle stelle, non appena scendono in campo i talenti capaci di rincorrere un pallone. Il più delle volte lo rincorrono senza nè arte nè parte, quasi come se lo spettacolo nel calcio moderno sia diventato superfluo. Divenute incapaci di fluidificare il gioco e di armonizzare le manovre di gioco, le squadre di calcio badano ai punti, ai catenacci ed agli stipendi, senza colpo ferire per lo spettacolo decaduto. Nell'anno in cui abbiamo ancora un'italiana fra le ultime quattro in Champions League, è opportuno riflettere sul ruolo profondo che il calcio riveste nella nostra Italia. I modelli positivi nel campo sono ridotti al lumicino, di pari passo a finte bandiere che come girasoli si voltano verso il "Sol Danaro". Cambiare squadra come petali di margherite è la priorità in questo mondo malato, mentre "giornalisti" si logorano ore intere a discutere su pseudo-trattative od infuocate sessioni di mercato nelle quali perfino respirare può anticipare un "botto" di mercato. Nel mentre il tifo infuoca, i cori razzisti aumentano ed i modelli positivi per le nuove generazioni scarseggiano. Abbiamo avuto una fuga di talenti impressionante negli ultimi anni. Decine di giovanissimi sono fuggiti presso le squadre giovanili dei più grandi club europei; è stata innestata una fuga veramente impressionante. Il calcio è, purtroppo, anche fedele specchio della condizione in cui versa lo stivale. Sono all'ordine del giorno accordi ed accordicchi fra dirigenti ed arbitri, con allenatori che vanno e vengono all'insegna dell'ultimo risultato inutile consecutivo. La sola cosa dalla quale si capisce il distacco secolare dal resto del Paese è la questione stipendi. I calciatori sono semplicemente sempre più strapagati. Laddove nel resto dello stivale i lavoratori stiano sempre più alla canna del gas, gli stipendi dei calciatori stanno lievitando in una maniera esponenziale. Il monte ingaggi nella stagione 2009-2010 ammonta a "soli" 800 milioni di Euro; siamo a quota 31 milioni in più rispetto all'anno 2008-2009 ed addirittura a 133 milioni in più rispetto a quella 2007-2008. Le casse dei club di serie A, B e LegaPro sono alla frutta, spesso indebitate senza possibilità di appello o seconda lettura. Squadre con oltre 300milioni di debito che possono ancora lottare per lo scudetto. Tutto questo è inevitabilmente uno schiaffo alla dignità ed alla moralità, non solo della questione lavoro. Siamo alla frutta anche dal punto di vista del "minimo sindacale". In serie A, al livello di stipendio lordo, si permane attorno ai 28757 Euro. Scendendo nella serie B l'importo annuo lordo minimo si aggira attorno a 24838 Euro. Gli stipendi quindi crescono, con atleti stipendiati a furor di milioni di Euro. Si hanno calciatori con stipendi stratosferici, prossimi addirittura ai 10 milioni di Euro per anno di contratto. Squadre di bassa classifica, già in virtuale retrocessione, consegnano a giocatori cifre fisse di 800mila/900mila Euro per anno. Se tutto ciò non è scandaloso, deve quantomeno far riflettere profondamente.

domenica 11 aprile 2010

EDMONDO BERSELLI:CHE LA TERRA TI SIA LIEVE

«Quante volte abbiamo sentito citare la mesta verità che dice: a vent'anni bisogna essere senza cuore per non essere rivoluzionari; a quaranta, per non essere conservatori bisogna essere senza cervello. Ma rivolto a sinistra è il cuore, da sinistra parte il tiro mancino dei geni del calcio, sinistra è l'eccentricità beffarda, l'ironia priva di rispetto per il sacro e il profano, il dribbling a rientrare, la finta assassina al Maracanà, la smorzata irridente a Wimbledon. Quindi è inutile lamentarsi; sciocco è lasciar prevalere l'angoscia, dolersi senza fine del destino cinico e baro, del mondo stupidamente reazionario, della destra come sempre sorridente e odiosa. Sinistri si nasce, con quel che segue, firmato "Totò". Quindi, asciughiamoci gli occhi, rimettiamo in moto il cervello e diamoci da fare. Tanto, non si esce dalla propria natura, non si sfugge alla propria psicologia. Sinistri si nasce. E anch'io, modestamente, lo nacqui».Edmondo Berselli, Sinistrati, Storia sentimentale di una catastrofe politica) E' morto a Modena, dopo una lunga malattia, Edmondo Berselli.
Aveva 59 anni. Scompare una delle figure più eclettiche dell'editoria e del giornalismo italiano. Editorialista di politica per Repubblica e collaboratore de l'Espresso, osservatore attento della società italiana, fustigatore - se necessario - delle sue debolezze e delle contraddizioni della politica con l'occhio dello spirito libero e, senza tentennamenti, laico e repubblicano. E, insieme, narratore - negli articoli e nei libri - delle passioni ( e delle cadute di stile) dell'Italia della musica, dello sport, del mondo culturale e dei suoi salotti. Fino alla gastronomia. Forse un titolo - Quel gran pezzo dell'Emilia. Terra di comunisti, motori, musica, bel gioco, cucina grassa e italiani di classe - sembra metterle insieme tutte mostrando un osservatore poliedrico e senza paraocchi della società italiana. La stessa vena che ha messo nei suoi libri di analisi della politica - che è riuscito sempre a trasformare in analisi della società - e nei tanti articoli scritti via via per diversi giornali fino all'approdo a Repubblica. Un metodo che nel 2003, con Post-italiani, lo fece considerare come un analista quasi profetico di questa nostra società. Compresa la sua analisi disincantata, e forse per questo ancor più incalzante, del fenomeno Berlusconi nei tanti editoriali per Repubblica. Fino al fondo sul "padrone Berlusconi" del 17 marzo scorso, e alla puntura "La Vacanza" del 3 aprile. Gli ultimi. "...Eppure, credo e penso che nulla gli importasse quanto l’amore per Marzia, la compagna straordinaria di una vita troppo breve: poteva condurre trasmissioni in Rai, essere protagonista qui e là, però aveva sempre i piedi incollati a terra, era emiliano nel senso migliore del termine ed è stato il vero erede di Guareschi.... Guareschi, sì: a dispetto di una collocazione ‘elettorale’ distinta e distante, Berselli esprimeva la stessa, irriducibile, non contestabile umanità.La malattia lo ha prosciugato per un anno intero e mai lui ha alzato bandiera bianca, ancora una settimana fa preparava l’ultimo articolo e controllava la bozza di un libro che verrà. Ci siamo persi in uno sguardo, l’ultimo.E io penso, sommessamente, che tutta l’Italia abbia perso qualcosa"(Leo Turrini) "Leggere Berselli mi fa star bene, anche nel dolore, nel rimpianto: perché usa l'ironia, non solo la conoscenza e la cultura. Il suo ultimo saggio colpisce nel segno, e fa riflettere: Sinistrati, Storia sentimentale di una catastrofe politica , (Mondadori). Io sono un reduce dal disastro delle ultime elezioni, ma non smetto di lottare, di credere in un'Italia diversa. Ci vuole pazienza, e una sinistra ancora capace di parlare all'anima della gente"(D.Pastorin) "..ma gli occhi gli sorridevano con l’ironia di sempre. Certo, merito di Marzia e della labrador Liù, ma soprattutto suo. Voleva vivere ancora, ci ha provato con l’esuberanza della sua volontà e del suo gentile spirito emiliano. L’umorismo con cui custodiva la sua grande cultura ci ha preservati dall’intimidirci al suo... cospetto. Spero che adesso si riposi, là dov’è andata la sua anima. Grazie di quel che.." ci hai dato (Gad Lerner) "Non era un sognatore, ma Berselli i sogni li sapeva raccontare. E parlare con qualcuno che non fosse un 'critico' era importante anche per chi gli concedeva le interviste sapendo che la giusta distanza tra artista e giornalista lui l'avrebbe rispettata. Facendone la sua forza, penna contro plettro. Con ironia. "Noi giornalisti siamo una comunità di maldicenti privati e di elogiatori pubblici. Sparliamo dei personaggi famosi e ne scriviamo bene", disse alla conferenza stampa di presentazione di un suo libro al Mulino. Berselli la musica la ascoltava senza criticarla. Il criticabile era solo un altro aspetto della società....Quello di Berselli è un invito, lo è sempre stato. A ritrovare i pensieri e i sentimenti di allora per cercare, come ha scritto "nelle canzoni di oggi una consapevolezza altra, che ci aiuti a guardare al futuro". La storia non si ferma, non si è fermata mai. Era questo il bello, questo il gioco e Berselli raccontava il presente. Recessione, crisi, ogni cosa poteva avere un senso, lo stesso, vista da caleidoscopi diversi. ..Senza giudizio, apparente, Berselli ha cantato molto forte. Senza esagerare, senza stonare, senza lasciare scie di nostalgia. Nelle ultime righe di Adulti con riserva, scrive: "Anch'io voglio guardare con ottimismo al futuro. Abbinare un colore al senso delle cose che cambiano. Anch'io voglio continuare ad avere una speranza; o magari due o tre. Perché anch'io sono un bambino degli anni Sessanta. Perché anch'io sono un eclettico". (K.Riccardi)

QUANDO L'ESSERE UMANO DEVE CRESCERE SENZA ASPETTARE

In tempo di crisi devono essere messe in accesa discussione anche la moralità e la dignità degli uomini.
Se siamo giunti fino a questo punto la colpa non è solo dei sistemi che noi abbiamo costruito nel corso della nostra storia.
Sia che si parli di capitalismo, sia che si parli di conformismo od antimoralismo, sia che si parli di qualunque altra cosa: il minimo comune denominatore di tutto ciò è, sempre e comunque, l'essere umano.
Il malessere del mondo moderno è attribuibile, senza alcun dubbio, alla degenerazione che noi stessi gli abbiamo imposto.
Siamo riusciti, nel male più che nel bene, a variare le condizioni al contorno del sistema mondiale, a far cambiare principi e valori destinatari di un bene pubblico. Nonostante tutto una parte del mondo sta sempre meglio, mentre un'altra parte infinitamente più grande sta sempre peggio.
C'è dovunque una grande, gravida ed inevitabile crisi.
Come può reagire l'uomo per creare e costruire qualcosa di differente e diverso?
Spesso l'uomo si interroga sul suo stesso futuro, senza quasi mai accorgersi che fino ad oggi tutto il suo passato e larghissima parte del suo presente sono stati figli della sua stessa natura.
L'essere umano ha caratteristiche importantissime che non può sottovalutare.
C'è un libro interessante che parla delle speranze di cambiamento che l'uomo deve accendere dentro di sè per poter cambiare, davvero, le cose.
Si intitola "Sopravvivere alla crisi" ed è scritto da Jacques Attali. Secondo l'opinione dello stesso la battaglia di rinnovamento e cambiamento dell'essere umano si articola attraverso importanti fasi di presa di piena consapevolezza. I punti cardine da inseguire sono essenzialmente sette:
1) Rispetto di sè: l'uomo deve voler vivere e non solamente sopravvivere. Prendere coscienza di sè, cercando di capire quanto la sua stessa vita sia importante per l'universo intero. Si deve vivere la propria ragione di vita;
2) Intensità: vivere significa, oggi più che mai, proiettarsi sul lungo termine. E' necessario reinventarsi infinitamente ed incessantemente, sapendo scegliere e capire davvero l'importanza del tempo e della calma nell'affrontare le nostre questioni;
3) Empatia: avvicinarci al punto di vista degli altri, assimilare dalle situazioni che avvolgono altri uomini sensazioni fondamentali quali dolori e passioni, gioie e traumi. Lo scopo è la costruzione di rapporti ed "alleanze" perenni e durature. Essere capaci di ammettere che anche un "nemico" può avere ragione;
4) Resilienza: attitudine alla sofferenza, al combattimento ed alla resistenza. Ci si deve preparare intensamente, mentalmente, moralmente, fisicamente e non mollare, mai;
5) Creatività: predisposta ad essere "molla" di novità e diversità, è opportuno metterci sotto sforzo per caldeggiare cambiamenti od innescare positive visioni di un mondo migliore e diverso. Si deve, se possibile, pensare positivo e abituarsi a non rassegnarsi. Tutto questo è un perenne allenamento;
6) Ubiquità: per capire il mondo è necessario elevarsi ogni tanto al di sopra di esso. Volare alto per capire e concepire i diritti di vincitori e vinti senza però mai perdere il rispetto di sè stessi. Si deve essere versatili, imponenti e multiformi. In una parola sola, adattabili;
7) Pensiero rivoluzionario: pensare in grande partendo dal nostro piccolo, come sosteneva l'inarrivabile Mahatma Gandhi: "Siate voi stessi il cambiamento che volete vedere nel mondo."

Grazie a valvole positive come queste, qualcosa può forse cambiare davvero

sabato 10 aprile 2010

SUGGERIMENTO ALL'ITALIA: FINANZIA LA RICERCA, FINANZIA LA RICERCA...

Qualcuno ha deciso per noi il ritorno ad un nucleare bandito da "soli" 23 anni; ci hanno fatto sapere che alla Francia regaleremo oltre 20 miliardi di Euro per la costruzione di centrali uniche ed imprescindibili.
Tutto ciò è, purtroppo, scontato. Come se ciò non bastasse si tolgono sempre più finanziamenti alla ricerca che potrebbe, se adeguatamente rifornita, trovare e migliorare tutto ciò che ha a che fare con le fonti rinnovabili.
Coprendo un misero 0,8% del nostro territorio con pannelli solari od impianti fotovoltaici potremmo soddisfare il bisogno energetico di larga parte del Paese.
Nonostante tutto l'Italia riesce, anche in questi campi, a sorprendere ogni giorno di più. Non paga di vedersi finanziata con un miserrimo 0,2% del PIL, ottiene ancora qualche risultato a dir poco sorprendente.
Una prospettiva di studio Mario Negri parla di prossimo addio a terapie quali dialisi e trapianto. Grazie a nuove tecniche mediche di approccio e cura di patologie renali si ovvierà a queste difficili e tortuose terapie provvedendo alla rigenerazione vera e propria dei reni.
Cellule staminali verranno infatti "iniettate" nel tessuto renale del malato, includendo anche cellule staminali del midollo osseo del paziente indotte, tramite l'utilizzo di farmaci, a migrare nel rene per favorirne la rigenerazione spontanea.
Secondo ipotesi probabilmente non molto lontane dal vero ci sarebbe inoltre la possibilità di trovare nel tessuto renale cellule staminali adulte specifiche per il tessuto stesso.
Tutto questo, se mai diverrà anche solo minima realtà, potrà rendere ancora più merito all'ottica ed all'etica italiane.
Tutti questi sono risultati ottenuti con un minimo contributo; figuriamoci con fondi assai incrementati...
La ricerca ha l'ennesimo punto in più di merito e gloria, grazie a tutti quei precari che vengono quotidianamente presi a calci da uno stivale che vede merito e formazione distanti secoli luce dal proprio modus operandi.

venerdì 9 aprile 2010

LIONEL MESSI: ASSAGGI DI CALCIO

Era da tanto che non si vedeva un giocatore così. Nonostante la giovane età, questo fenomeno riesce a sorprendere tutti ogni giorno di più.
Autore di uno strepitoso poker nella partita di Champions League contro l'Arsenal ha fatto parlare di lui tutto il mondo, non solo calcistico. Giocatore di statura molto bassa ma di caratura tecnica sopraffina, è riuscito a vincere già moltissime sfide.
Da molti punti di vista pare un predestinato; ce ne si accorge anche non vedendolo giocare. Dotato di un'aggressività senza pari per il suo tipo di fisicità, riesce a macinare spazi su spazi del campo regalando pennellate di poesia ad ogni possesso palla.
E' difficile dire se nel tempo potrà rendere merito a questi lampi di genio che va mostrando sempre più spesso; ciò che conta al momento è che riesce a trascinare da solo un Barcellona già ultra-stellare.
La storia di questo giocatore è piuttosto articolata.
Lionel Messi è un classe '87, ormai quindi nel fiore della forma fisica e psicologica. Iniziò a giocare a calcio giovanissimo nel Guardoli, squadra giovanile di Rosario, sua città natale.
Il suo primissimo allenatore è stato tale metalmeccanico Jorge Messi, appunto suo padre.
All'età di sette anni è passato ai "Newell's Old Boys" come giocatore delle giovanili.
Da lì iniziò la scalata al River Plate, compromessa però da uno scarso sviluppo delle ossa del ragazzo.
Tale sfortunata vicenda fu dovuta alla mancata produzione di ormoni della crescita nel ragazzo.
Da tale momento di bassa iniziò la scalata del fenomeno Messi. Il padre, non pago della sorte malcapitata, cercò in ogni dove l'aiuto di qualche fondazione che permettesse costosissime cure per il giovanissimo figlio.
Il padre fu senza dubbio il primo a credere davvero in quello che molti dicono essere il nuovo Maradona.
A causa dei problemi economici della famiglia, il padre scelse di portare il figlio in Europa.
Da lì l'ingresso nelle giovanili del Barcellona e la scalata, rapidissima, fino ai vertici del calcio mondiale.
Giocando da quasi cinque anni ha contribuito all'ottenimento di moltissimi dei trionfi conseguiti dalla squadra catalana.
Già vincitore del Pallone d'Oro, del Fifa World Player e di altre onoreficenze non si sa davvero dove potrà arrivare. Ciò che conta, al momento, è che uno come lui faccia parte del calcio.
Potrà essere sua la scelta di divenire nel tempo anche modello umano e sportivo per moltissime giovani generazioni.
Dovrà essere sua la scelta, oltrechè dell'ambiente nel quale potrà dare liberissimo sfogo ad ogni suo colpo di genio. Ciò che conta è che è qui.
Personalmente spero che nel tempo venga ricordato più come nuovo Pelè che come nuovo Maradona.
L'uomo Pelè fu di primissimo ordine, di peso ancora migliore di quello del campione sportivo.
Una critica che molti, soprattutto in patria, gli muovono, è quella di essere incisivo solamente nel club catalano.
In Nazionale infatti non riesce ancora ad illuminare il gioco con quei colpi di classe degni del suo talento.
Il tempo e la maturità ancora da accumulare giocano comunque dalla sua parte.
Un altro dettaglio riguarda ciò che Lionel Messi avrebbe potuto fare in Italia. Anche qui il nostro Paese si conferma, non troppo clamorosamente, agli antipodi.
Il baby fenomeno venne scartato ad un provino per il Como Calcio. A confessare l'errore clamoroso è Enrico Preziosi, attuale Presidente del Genoa ed allora a direzione del club lombardo: "Venne da noi per un provino: aveva 15 anni e lo scartammo. [...] Non si decise di prenderlo per varie situazioni del Como: ogni tanto si fa qualche errore, neanche lo ingaggiammo. [...] Si è pensato di non prenderlo anche per quell'approccio che noi abbiamo, con un po' di disinteresse a seguire i ragazzi giovani. Quasi nessuno prende giocatori così, pensando di fare tutta la trafila per farlo diventare un giocatore importante e poi fargli un contratto da professionista."
La penultima frase è proverbialmente vera, oltrechè emblematica nell'anomalia italiana. Il disinteresse verso i giovani è uno dei più grossi cancri del nostro stivale.
Per far crescere qualcuno ci vuole tempo e passione, che devono essere spese ad ogni costo in progetti che diano fini di guadagno al portafoglio in termini brevissimi.
Nonostante tutto, altre diecimila pagine potrebbero essere scritte.
Ciò che conta, senza troppo senno di poi, è che Lionel Messi ora sia già Calcio.

giovedì 8 aprile 2010

PILLOLA RU486: CIO' CHE MANCA E' UN CONSAPEVOLE SILENZIO

Su questa drammatica e fragilissima questione dell'aborto e della pillola abortiva se ne sentono, da molti giorni, veramente troppe. Ho sentito, letto e ascoltato infinite opinioni, infiniti pareri ed infinite possibilità di comportamento dinnanzi ad una scelta estrema come questa. Per molte di quelle che ho sentito l'uso della pillola Ru486 coincideva con "liberazione da un peso". E' proprio una questione come questa che mi ha fatto pensare, forse anche troppo. Dalle bocche di molti uomini sono uscite frasi assurde, sdoganando quel buon senso e quel senso di responsabilità che avrebbero dovuto prevedere la comprensione e la fattibilità di una scelta così importante alle donne. Il dovere di portare una vita dentro di sè è, purtroppo o per fortuna, solamente loro. In un percorso difficile ed impegnativo come questo l'uomo ed il mondo dovrebbero accostarsi a loro e proseguirle vicino, di pari passo. In un'Italia come questa, purtroppo, siamo costretti a vedere una Chiesa difendere la vita e poi insabbiare gli scandali di clericali pedofili che fanno morire dentro vite da poco iniziate. Questa è una cosa strana alla quale pare davvero molto difficile opporsi. Nonostante tutto, lasciate che un insieme di fatti come questi faccia un pò strano. Lo stivale ha una fortissima fibra cattolica da dover difendere, è indubbio ed assolutamente vero. Nonostante la cattolicissima vena che ci attraversa, però, l'opinione pubblica e religiosa in merito dovrebbe avere la consapevolezza di rinnovarsi, di attualizzare opinioni e pensieri su questioni sempre più spinose. Il senatore Pd Ignazio Marino è sulla questione ponderato ed impegnato, da variegati punti di vista. Al contempo è medico chirurgo e credente. Nonostante tutto questo difese la libertà per Eluana Englaro e tutt'ora sta portando avanti la battaglia per la pillola RU486 e per la legge 194. La sua opinione in merito è l'emblema della consapevolezza umana super-partes: "Abortire per una donna è sempre una sconfitta ma la scelta su quale metodo usare nasce solo dal dialogo intimo fra la donna ed il medico; non può essere un Presidente di Regione, un ministro od una commissione parlamentare ad imporla." Personalmente, condividendo appieno la sua analisi, mi permetto di aggiungere che tutto questo marasma sta calpestando ed offendendo la dignità e la consapevolezza di scelta delle donne. Per questioni pericolose come queste è l'uomo a voler, come sempre, straparlare. Governatori di Regione giocano su percentuali vincenti per promulgare pessimi "editti", personalità influenti fanno fatica a correggere la loro pessima capacità di tiro. Tutto questo clamore fa del male alle donne, in primis. Sempre a loro tocca subire e sorbire le nostre difficoltà di comprensione ed analisi del mondo e dei valori che lo caratterizzano. Percepire l'aria di questi giorni è uno schiaffo in faccia al valore ed all'essenza della donna in primo luogo. E' un'assoluta mancanza di rispetto e di coscienza questo continuo straparlare senza sapere nè dolore nè sentimenti. Da episodi come questi il maschio dimostra di non avere dentro, purtroppo, niente. Giusto ieri, dal Policlinico di Bari, una giovane donna ha deciso di parlare per lasciare una testimonianza che DEVE far riflettere a fondo. La sua scelta di abortire è stata, paradossalmente, obbligatoria. Leggere le sue parole aiuta a capire: "Scusate, ma tutta questa pressione che va avanti da giorni [...] Non abortisco perchè sono disoccupata o non mi sento pronta per un figlio, abortisco perchè rischio la lacerazione dell'utero." "Stamattina mi sentivo svuotata, incapace di formulare un solo pensiero. Ma adesso sento che è giusto spiegare cosa c'è dietro a questa decisione perchè non posso accettare che si descriva il ricorso alla pillola come una scorciatoia. [...] Non avrei mai immaginato di trovare fotografi e telecamere puntati su un fatto così privato, personale, doloroso." Sara e Carlo sono giovani, sposati ed innamorati. Hanno già due figli ed hanno dovuto rinunciare al terzo poichè Sara avrebbe avuto complicanze terribili in caso di gravidanza. Per una forma di consapevole rispetto sorvolerò sui dettagli. Tutto questo clamore fa perdere, purtroppo, di vista il reale linguaggio con cui trattare certe scottanti tematiche. Si combatte per la vita ad ogni costo, dando man forte alle dichiarazioni ed allo spirito cattolico di una Chiesa mai così tanto presente nell'anima di ogni donna prossima all'abortire. Si combatte per tutto, ad eccezione della necessaria scelta da affidare in mano alla donna. Straparlare come sempre non aiuta. Ci si attorciglia attorno alla Croce Cattolica da difendere ad ogni costo, quando poi nel mondo si vanno diffondendo a macchia d'olio episodi di pedofilia a 360 gradi. Giusto ieri un vescovo norvegese si è dimesso per episodi passati di abuso su minore. Giusto in questi giorni, di pari e triste passo, si sollevano oltre cento casi in Messico e miriadi di altri scandali simili in Africa. Da certo ignorante, credo che la pedofilia sia una forma di aborto dell'anima. Credo anche che far morire dentro una giovane vita sia un attentato di una gravità assoluta ed irrevocabile. La verità, molto probabilmente, non si saprà mai. Sono convinto che l'anima di un Dio onnipotente ed onnipresente di fronte al calderone di notizie come queste sussulti e soffra terribilmente. Laddove manchino coerenza, consapevolezza e verità il mondo perde di vista le sue tinte umane. L'universo perde umanità speculando e straparlando su aborto e pillola RU486, reggendo il lume ad una Chiesa non pura e non pesando equamente fatti orrendi come quelli sopra citati. Al 2010 difendere l'anima cattolica di un Paese insabbiando orgoglio e stupenda bellezza della Donna è profondamente inaccettabile. Ancora di più se in gioco ci sono i destini di giovani vite. Nonostante tutto, qualcosa può ancora migliorare. O almeno credo.

mercoledì 7 aprile 2010

FIUME LAMBRO, EMERGENZA CESSATA?

Fino ad un mese fa se ne parlava dovunque, fino al punto che giornali e televisioni sembravano non vedere più altro. Poi, forse per par condicio o per chissà quali altri motivi, l'emergenza sembra cessata.

Uno dei mali principali dell'informazione contemporanea sta proprio in questa sua disastrosa capacità di valutare gli allarmi e le emergenze a "corrente alternata".
Se c'è un'emergenza, quella rimane tale finchè gli schermi televisivi e le pagine dei giornali ne parlano. Non appena il silenzio arriva, tutto passa.
L'informazione italiana pare un pò come la filosofia di Democrito, all'insegna del più assoluto "tutto scorre". Un altro tutto pare essere passato, in questo sfortunato paese.
Giusto un mese fa, come scrivevo sopra, l'emergenza Lambro doveva essere di impronta e di emergenza nazionale.
2800 tonnellate di idrocarburi finiti nel Po, una massa velenosa che avrebbe potuto far morire animali ed acque fluviali. Con l'arrivo della campagna elettorale e delle elezioni regionali, molto gradualmente, quasi nessuno ne ha più parlato. Allo stato attuale delle cose la marea velenosa è stata arginata, gradualmente "smembrata". Persistono veleni che viaggiano lenti fra anse ed isolotti, di concentrazione e visibilità nettamente minori.
Si disperdono nelle acque ma viaggiano ancora, lente ma inesorabili.
Nonostante tutto, prima o poi arriveranno al mare. E' questo il succo di un reportage redatto il 30 marzo scorso, al quale hanno collaborato i redattori di Focus e gli esperti di alcune fra le massime associazioni ambientali italiane.
I punti cruciali della marea nera sono, all'oggi, i seguenti:
- il grosso della marea nera riversata nel Po è stata frenata ed arginata dal depuratore di Monza;
- l'acqua corrente ha di per sè provveduto a diminuire di moltissime volte l'avvelenamento delle acque;
- molti residui oleosi si sono fermati in "nicchie", anse ed isolotti. Tutto ciò potrebbe concretamente compromettere la stagione degli amori delle specie migratorie;
- migliaia di vongole nell'Adriatico continuano a morire per motivi molteplici. Che ne sarà di loro non appena i residui di veleno giungeranno al mare?
Allo stato attuale delle cose i residui inquinanti, stando alle utlime rilevazioni, si stanno accumulando presso le lanche dei fiumi. In gergo scientifico-ambientale le lanche non sono altro che diramazioni dove la corrente rallenta fino quasi a fermarsi, creando lingue di sabbia ed isolotti dove il fiume deposita ciò che trasporta.
Di pari passo, sulle lanche avviene ogni anno la riproduzione di molte delle specie migratorie che giungono nel nostro Paese. Nessuno ha detto nè scritto che la loro stagione degli amori sarà certamente rovinata da residui di combustibile ed idrocarburi.
Nel mentre, nel Delta del Po e nell'Adriatico continuano a morire le vongole. La causa non è ancora riconducibile alla presenza di idrocarburi, almeno stando al giudizio degli esperti: "La causa è l'abbassamento della salinità delle acque salmastre per le piogge dei giorni scorsi, ed è da escludere ogni correlazione con lo sversamento di idrocarburi."
E' questa l'opinione di Attilio Rinaldi, presidente del Centro Ricerche Marine di Cesenatico, a cui collabora anche il Corso di Laurea in Acquacoltura dell'Università degli studi di Bologna e la nave oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna.
Nessuno ha scritto nè detto sulle prime pagine dei giornali che Arpa Emilia-Romagna ha deciso di intensificare i controlli di monitoraggio e prevenzione ambientale sulle acque del Po per i prossimi 18-24 mesi.
Come sempre più incredibilmente si mostra, sono le campagne elettorali ed i volti di politici e politicanti ad intasare le acque del fiume Italia. Non tutte sono inquinanti, ma moltissime sono disturbanti.
A detta degli esperti,sentiremo ripercussioni a distanza di anni su tutto il bacino idrofluviale del Po e dell'Adriatico. Comunque sia, moltissimi se ne erano dimenticati.
Saranno, come sempre, gli animali a pagare il prezzo più alto di nostri errori.
Bello il coraggio dell'essere umano.

martedì 6 aprile 2010

ALBERT EISTEIN, FRA RELATIVITA' ED UMANA NECESSITA' DI RELATIVITA'

Ci fu un uomo che nella sua vita scelse di rompere con il passato, con una tradizione scientifica figlia di una tanto citata "fisica classica" che poco spazio lasciava all'inventiva.
Ci fu questo piccolo, grandissimo uomo, capace di regalare all'umanità intera una nuova versione del mondo esterno. Spese un'intera vita a riflettere sulla natura circostante, sorprendendosi di essa e ricercando in essa quell'armonia che molto aveva a che fare con il divino, almeno a suo dire.
Mescolò in essa teorie impressionanti, capaci di avere un unico denominatore comune: lo scorrere del tempo.
Secondo questa teoria, tutto è relativo. Tutto è relativo rispetto a come lo viviamo, a quanto il tempo scorra, a quanto la gravità ci renda "prigionieri" del suolo.
Secondo Albert Einstein la dimensione umana ed il suo comprendere il mondo sono e saranno sempre schiavi della relatività. In un analisi meticolosa e specifica durata decenni, l'immenso scienziato trovò parametri e paradigmi di valutazione della realtà allora impensabili.
Scoprì che la velocità di ogni corpo è capace di influenzare qualsiasi caratteristica fisica: forza, accellerazione, massa, ecc...
Facendo variare la velocità v con la quale ci muoviamo ogni giorno, incidiamo sul sistema mondo con parametri variabili e legati anche all'irraggiungibile velocità della luce.
Oltre tutto ciò Einstein scoprì anche un nostro, profondo, limite: il valore dell'espressione 1-(v/c)^2.
In tale contesto la velocità del corpo v non potrà MAI essere superiore alla velocità c della luce, diffusamente estesa verso valori per la nostra mente inimmaginabili.
La cosa ancora più grande che caratterizzò questa teoria fu la grande, immensa, preoccupazione che ebbe Albert Einstein nel divulgarla in modo corretto.
Scrisse appositamente esposizioni "divulgative" sulla materia, preoccupandosi di volta in volta di giustificare ovvie spiegazioni fisiche con fenomeni semplicissimi e comprensibili anche ai non-esperti in materia.
Per giustificare la variazione soggettiva delle velocità ci collocò su un treno in moto alla stazione, con un osservatore che fermo ci guarda partire. Studiò al centimillesimo ogni sua singola ipotesi, non lasciando niente nelle mani del caso.
Albert Einstein seppe razionalizzare ogni suo sforzo, investendo larga parte della sua vita nella sperimentazione concreta delle sue ipotesi. Taluni pensano, forse non a torto, che larga parte delle sue ipotesi siano etichettabili anche come intuizioni.
Ciò che conta è che un genio da quei giorni rivoluzionò profondamente il nostro modo di capire il mondo.
Scoprì anche che la relatività influenza la composizione dello spazio, lasciando campo libero alle teorie sconvolgenti che ancora oggi fanno paura per loro potenziali complessità e pericolosità.
Si pensi alle cosiddette "buche di potenziale" spazio-temporali, si pensi ai tanto temuti buchi neri ed a modelli matematici di indubbio fascino.
Arrivò ad ottenere tantissimi traguardi, anche sorprendenti.
Grazie a lui, l'umanità è riuscita a concepire il valore dell'energia potenziale a riposo di corpi anche minimali, come una mela o chissà quale altro.
Grazie a lui, capace di venire ritratto in celeberrime linguacce, l'umanità ha distrutto veramente tantissimi preconcetti fino ad allora di scontata verità.
La relatività deve essere intesa, per fortuna o purtroppo, anche in senso umano.
L'umanità intera dovrebbe accorgersi, similmente a quanto fece lui, che c'è una "variabile" oltre la quale non può spingersi.
La variabile può essere un pò tantissime cose: dalla sostenibilità ambientale alla tolleranza verso il mondo, dalla sola vita nella quale siamo immersi alla necessità quotidiana di fare qualcosa di importante.
Le ipotesi sono tante, ma di ognuna di queste l'umanità pare più o meno perfettamente inconsapevole.
A ciascuna umanità la sua, altrettanto relativa, variabile.
Dopotutto grazie ad Einstein sappiamo che la nostra relatività è ancora da riscoprire.

lunedì 5 aprile 2010

ANELLO MANCANTE UOMO-SCIMMIA: NUOVE PAGINE DI STORIA

Dai libri della storia ricordo l'Homo Habilis, ricordo i nostri antenati delle grotte e i nostri antenati non ancora abbastanza evoluti da poter essere chiamati uomini.
Ricordo un cervello che macinava centimetri cubici con il passare di migliaia di anni, ricordo di un'evoluzione lenta ma così costante da non lasciare spazio al più debole.
Ricordo dello scheletro della piccola Lucy, colei che avrebbe dovuto essere la prima di noi o l'ultima di chi esisteva prima di noi. Tutto ciò non è mai stato davvero chiaro, neppure agli scienziati più ferrati.
Ricordo di un'evoluzione inarrestabile, di un progresso umano che ci sta consegnando tuttora alla storia, attimo dopo attimo.
Da qualche giorno, forse, le pagine della nostra primissima storia sono state in parte riscritte.
E' stato scoperto uno scheletro quasi completo, forse testimonianza definitiva dell'anello mancante fra uomo e scimmia. Lo scheletro rinvenuto comprende quasi per intero bacino ed arti interi che potranno rivelare se l'antenato camminava già su due zampe, o se ancora doveva accontentarsi di rimanere quadrupede.
Il reperto scoperto ha "circa" due milioni di anni. Ha spento tantissime candeline a quanto pare dalle prime datazioni. E' stato rinvenuto in Sudafrica e potrebbe mostrare appieno quando l'essere umano iniziò a camminare su due piedi.
Le ossa sono state trovate nella grotta Malapa Sterkfontein nella regione del Sudafrica dal professor Lee Berger, dell' Università di Witwatersrand a Johannesburg. La scoperta è stata raccontata come meravigliosa, emozionante e piena di stupore.
Il passo storico potenzialmente compibile con questo scheletro è determinante ed imponente.
L'analisi delle ossa delle mani e della loro conformazione potrebbero fornirci importanti informazioni sulla capacità degli allora primati di sollevare e manovrare strumenti in pietra con gli arti superiori.
Lo scheletro sarà esposto probabilmente nella giornata di giovedì, per consegnare al mondo un altro capitolo imponente della storia umana. Al momento giace solo nella cronaca on-line del Daily Mail ed in qualche quotidiano che fino a data certa potrà immergersi in dibattiti e supposizioni.
Se potrà davvero essere riscritta per intero, ancora non si sa.
Nonostante tutto, è sufficiente attendere. L'essere umano, contrariamente alla sua storia recente, merita anche questo.

domenica 4 aprile 2010

ALBERT EINSTEIN, RELIGIONE E FEDE: UN PENSIERO VICINO ALLA REALTA'

Nelle liturgie e nei formalismi pasquali, in mezzo a miliardi di consumistici bisogni, si perde di vista quello che "dovrebbe" essere il fine fondamentale di questa ricorrenza. Se un Dio esiste mi chiedo cosa possa pensare nel vederci così distanti da certi modelli e da certi paragoni che proprio la religione "dovrebbe" insegnarci. I condizionali sono d'obbligo, in tempi come questi. L'insieme di valori che rievocano la fuga dal dolore dell'umanità grazie al sacrificio di Gesù è un argomento su cui moltissimi fanno leva. Peccato che, dinnanzi a prediche sterminate e quasi minacciose, sentire parlare e vedere questa chiesa all'opera fa davvero rimanere di sasso. Se un divino c'è, in questa ricorrenza pasquale, mi piace pensarlo e rievocarlo dagli scritti dell'immenso Albert Einstein. Convinto dubitatore della trasparenza e del divino motore del mondo, amava cercare Dio nelle immagini e nei paesaggi che il mondo quotidianamente ci regala. Convinto sostenitore dell'armonia del mondo e di leggi che lo descrivono semplici e quasi "musicali", aveva un rapporto tutto suo con la religione. Nell'augurare Buona Pasqua a tutti gli interessati, riporto di seguito un suo frammento di consapevolezza ed eternità: "[...]Io non sono ateo e non penso di potermi definire panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino che è entrato in una immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri, ma non sa come e non conosce le lingue in cui sono stati scritti. Sospetta però che vi sia un misterioso ordine nella disposizione dei volumi, ma non sa quale sia. Questa mi sembra la situazione dell'essere umano, anche il più intelligente, di fronte a Dio. La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell'incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio.[...]" (citato in Isaacson, Einstein: His Life and Universe) Ancora Buona Pasqua a tutti.

sabato 3 aprile 2010

UBRIACHI E SBALLATI: UNA MODA SENZA RAGIONI

Ogni tanto mi chiedo cosa si provi e perchè si ricerchi la sbronza cronica, quasi come fosse una fonte di conoscenza assoluta e miracolosa. Grazie all'alcol chi o cosa potrai mai diventare? A volte me lo domando, ma non trovo mai risposte. Potrei pensare che si beve per danneggiare il proprio corpo, potrei pensare che si beve per moda o per sentirsi anche grandi, chi lo sa. Potrei pensare tante cose, con un condizionale dentro senza possibilità di smentita. Il momento del primo drink è sempre più anticipato, arrivando a toccare di recente perfino gli under 15. Alle volte ci si sballa sotto i 14 anni, per chissà quali motivazioni. Bevendo si pensa forse di dare miglior voce ad un dolore, di colmare meglio un vuoto che non è nè mai sarà riempibile in alcun modo. Si beve per dimenticare, si beve per dimenticarsi di sè stessi. Sull'alcol si ride anche, per fortuna o purtroppo. Qualche volta compaiono dei "quiz" in televisione, dove a giovani e meno giovani tramortiti da alcol e chissà cos'altro vengono poste domande semplicissime che non trovano mai risposta. In tutta Europa abbiamo, secondo cifre ottimistiche, oltre 55 milioni di persone a rischio. Quelli già colpiti dalla malattia si rivelano essere oltre 23 milioni. Sono cifre spaventose. L'essere umano, in tutto questo, pare sottovalutare la natura precaria ed instabile dell'involucro corporeo che racchiude tutto quello che molti chiamano anima. Bere troppo significa rovinare in termini biologici l'equilibrio di un corpo umano, debilitandone definitivamente le funzioni vitali sul lungo termine. Testimonianze concrete di queste speculazioni? Basti scrivere che ogni anno oltre 195000 persone muoiono in tutt’Europa per una delle sessanta cause di morte legate all’uso di alcol. Nonostante tutto, soprattutto tra i giovanissimi, se ne usa e se ne abusa. Qualcuno potrebbe, in assoluta sincerità, spiegarmi i perchè di questi abusi. Dal mio punto di vista c'è un rischio che non vale la candela. Laddove un tempo si cercavano fiumi di parole per spiegare dolori e per parlare con il mondo oggi si cercano laghi di alcol per dimenticarsi della propria natura di animali sociali. Passata la sbornia tornano dolore, problemi e quanto altro fosse stato "dimenticato". Da ultimo il triste episodio avvenuto a Bologna qualche giorno fa. Una quindicenne è stata ricoverata all'ospedale Sant'Orsola per imminente coma etilico. Aveva un tasso di alcol nel sangue pari ad 1,8 grammi/litro, di troppo superiore al "tollerabile". I baristi del locale incriminato si sono giustificati dicendo di averle perfino chiesto i documenti. Era lei invece a non averli. Di pari passo, presi da chissà quale istinto di fiducia, le hanno concesso l'impossibile. Nove cicchetti ed oltre sono stati consumati. Piccoli "assaggi" di sostanze alcoliche, per lei appositamente caricate di vodka e mojito. La stessa ragazzina aveva più volte detto di essere maggiorenne. Poverini, i baristi si erano fidati. Con la loro fiducia, la giovane ha rischiato davvero grosso. Soffermandosi sui dettagli della storia, si possono capire meglio le radici di un malessere purtroppo diffuso. La ragazzina, a detta della mamma, giovedì sera era uscita la prima volta con le amiche. Il programma originario era "Alice nel paese delle meraviglie" più pizza post-film. E' spesso un mio modello di programma serale. Eccezion fatta che io ho ventidue anni. Più o meno "misteriosamente", la serata è poi cambiata. Finito il film, di corsa in questo locale in Piazza Maggiore e dritto a consumare alcolici senza che nessuno chiedesse a lei ed alle amiche documenti od altro. La probabile causa era l'eccitazione mal gestita della "prima volta". Subito dopo lo svenimento e la folle rincorsa all'ospedale. Si beve per sentirsi leggeri, si beve per chissà quali altri motivi che fanno, non a caso, rima con i malesseri di una generazione incapace di parlare ed ascoltarsi. Nel mentre, è arrivata la primavera. Nel cuore di certi giovani permane l'inverno più rigido. Serve solo capire i perchè.

giovedì 1 aprile 2010

FRINGUELLI E LINGUAGGIO, QUANDO LA RICERCA AIUTA A CAPIRE

Uno studio Usa ha affermato una cosa piuttosto insolita ma potenzialmente importantissima per l'intero genere umano. Spesso si sottovaluta che la corretta soluzione a problemi gravi può venire da fattori insoliti, situati proprio dietro l'angolo o sotto il nostro naso. Altrettanto spesso la natura concepisce la verità promulgata con onere ed onore dal grandissimo Albert Einstein, per la quale le leggi del mondo non sono mai complesse o di difficile comprensione. Il linguaggio che l'essere umano usa per comprendere il mondo è una comunicazione in continua comprensione, in perenne divenire. Il concetto chiave è utilizzare forme comunicative mai uguali per concepire la struttura dell'universo a noi celato. Lo studio diffuso qualche giorno fa dimostra proprio con assoluta lucidità la capacità che l'essere umano ha di sorprendersi per i risultati ottenuti dalla sua ricerca. Studiosi e ricercatori hanno scoperto che il genoma di un piccolo fringuello australiano potrebbe darci preziosissime informazioni su come l'essere umano apprenda le proprie ed abituali forme di linguaggio. Dallo stesso innocuo uccellino gli studiosi potrebbero arrivare a capire come l'apprendimento influisca sull'essere umano, arrivando a concepire le origini genetiche e molecolari dei disordini della parola. In breve, grazie allo studio del suo genoma potrebbero trovare luce e risposte domande oggi irrisolvibili su tragedie attualmente irrisolte: autismo, ictus, balbuzie e malattia di Parkinson fra le tante possibili. Secondo le più ottimistiche previsioni si potranno avere anche importantissimi risultati su ricerche relative alla sordita'. Tutto questo da un piccolo uccello di dolcissimo aspetto. Se solo l'uomo potesse capire davvero quanto di sconosciuto è disseminato e conoscibile nel mondo, qualcosa potrebbe cambiare davvero.