Circa trent'anni e qualche ora fa avveniva quell'episodio destinato a minare, ulteriormente, l'equilibrio di uno Stato e di una città già da allora troppo precario.
Nonostante tutto il dolore e tutto il male sprigionato da quella bomba, ancora mancano le necessarie luci sulla verità. Non bastano gli appelli fatti anche dal Presidente della Repubblica Napolitano, per il quale è necessario, oggi più che mai, dissipare ombre e dubbi su questa tragedia.
Quale fu il motivo di tale, sordo, gesto? Quali furono le ragioni che causarono 85 morti e 200 feriti? Quanti osceni ed oscuri motivi rimangono ancora oggi per impedire il raggiungimento della vera verità?
Il pensiero va subito a tutte quelle famiglie che hanno atteso, attendono ed attenderanno ancora per chissà quanto una seppur minimale, ma definitiva, forma di giustizia.
Si potrebbe, dati i tempi, invocare una giustizia che sappia essere meno sbagliata rispetto a quelle fino ad ora usate per indagare. Muoversi continuamente fra batture d'arresto e ritorni indietro, per citare Napolitano, non sarà mai facile.
Ai postumi verrà l'onere di tramandare una strage come questa, apprendendo come sempre la "lezione" che si cela dietro ad episodi tragici come questi.
Da giovane 22enne non posso avere memoria piena e consapevole dell'Italia che fu in quei giorni. Ho da sempre, però, letto e parlato di un paese che in quegli anni vide tramortite e distrutte le proprie linfe vitali e consapevoli.
Scrivere di colpevoli o di colpe certe sarebbe sbagliato, in un caso fragile e flebile come questo.
Ciò che so, che posso scrivere e che mi chiedo però è come sia possibile, per chi ha compiuto o fatto compiere quel gesto, dormire ancora sereno la notte.
Mi chiedo come sia possibile, a distanza di così troppo tempo, guardarsi allo specchio senza sprofondare; mi chiedo come possa essere possibile permettere ciò che qualcuno vocifera riguardo presunte coperture nei confronti dei reali mandanti.
La nebulosa attorno a quella strage ed attorno alle altre stragi che attanagliarono il Paese in quegli anni è di sempre più difficile comprensione.
Mi chiedo, sicuramente assieme a tantissimi altri, davvero troppe cose.
Di chiunque possano essere realmente le colpe.
Ripenso al dolore delle famiglie ed a tutte quelle persone che quel giorno presero un treno diretto per il cielo. Ripenso a quel bus numero 7 che fece per ore ed ore la spola fra la stazione, distrutta, e l'obitorio, sempre più pieno.
Ripenso, schifato, ad un governo che dopo trent'anni ha scelto di mancare alle celebrazioni.
Ripenso, inconsapevole ed ignorante, a quanto una strage così abbia lasciato nel cuore di coloro che allora vivevano.
Il 2 agosto del 1980 scoppiò un ordigno che colpì profondamente e nell'intero tutta la straordinaria città di Bologna e tutto quello stupendo Paese che ho imparato a chiamare Italia.
Quale sia l'alchimia che regni dietro tragedie come queste la ignoro, senza mai però dimenticare tutto il dolore umano per i morti che sa andare, purtroppo, oltre qualsiasi definizione di giustizia, di torto o di ragione.
A parole scrivere o parlare di senso d'impotenza o di dolore mi è, purtroppo, impossibile.
Ciò che so è che non sappiamo davvero tante, troppe cose.
Nè forse le sapremo mai.
Senza distinzione alcuna di età.
Siamo ancora fermi, come l'orologio rimasto morto da allora.
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
lunedì 2 agosto 2010
2 AGOSTO 1980: QUANTE FERITE ANCORA APERTE...
Circa trent'anni e qualche ora fa avveniva quell'episodio destinato a minare, ulteriormente, l'equilibrio di uno Stato e di una città già da allora troppo precario.
Nonostante tutto il dolore e tutto il male sprigionato da quella bomba, ancora mancano le necessarie luci sulla verità. Non bastano gli appelli fatti anche dal Presidente della Repubblica Napolitano, per il quale è necessario, oggi più che mai, dissipare ombre e dubbi su questa tragedia.
Quale fu il motivo di tale, sordo, gesto? Quali furono le ragioni che causarono 85 morti e 200 feriti? Quanti osceni ed oscuri motivi rimangono ancora oggi per impedire il raggiungimento della vera verità?
Il pensiero va subito a tutte quelle famiglie che hanno atteso, attendono ed attenderanno ancora per chissà quanto una seppur minimale, ma definitiva, forma di giustizia.
Si potrebbe, dati i tempi, invocare una giustizia che sappia essere meno sbagliata rispetto a quelle fino ad ora usate per indagare. Muoversi continuamente fra batture d'arresto e ritorni indietro, per citare Napolitano, non sarà mai facile.
Ai postumi verrà l'onere di tramandare una strage come questa, apprendendo come sempre la "lezione" che si cela dietro ad episodi tragici come questi.
Da giovane 22enne non posso avere memoria piena e consapevole dell'Italia che fu in quei giorni. Ho da sempre, però, letto e parlato di un paese che in quegli anni vide tramortite e distrutte le proprie linfe vitali e consapevoli.
Scrivere di colpevoli o di colpe certe sarebbe sbagliato, in un caso fragile e flebile come questo.
Ciò che so, che posso scrivere e che mi chiedo però è come sia possibile, per chi ha compiuto o fatto compiere quel gesto, dormire ancora sereno la notte.
Mi chiedo come sia possibile, a distanza di così troppo tempo, guardarsi allo specchio senza sprofondare; mi chiedo come possa essere possibile permettere ciò che qualcuno vocifera riguardo presunte coperture nei confronti dei reali mandanti.
La nebulosa attorno a quella strage ed attorno alle altre stragi che attanagliarono il Paese in quegli anni è di sempre più difficile comprensione.
Mi chiedo, sicuramente assieme a tantissimi altri, davvero troppe cose.
Di chiunque possano essere realmente le colpe.
Ripenso al dolore delle famiglie ed a tutte quelle persone che quel giorno presero un treno diretto per il cielo. Ripenso a quel bus numero 7 che fece per ore ed ore la spola fra la stazione, distrutta, e l'obitorio, sempre più pieno.
Ripenso, schifato, ad un governo che dopo trent'anni ha scelto di mancare alle celebrazioni.
Ripenso, inconsapevole ed ignorante, a quanto una strage così abbia lasciato nel cuore di coloro che allora vivevano.
Il 2 agosto del 1980 scoppiò un ordigno che colpì profondamente e nell'intero tutta la straordinaria città di Bologna e tutto quello stupendo Paese che ho imparato a chiamare Italia.
Quale sia l'alchimia che regni dietro tragedie come queste la ignoro, senza mai però dimenticare tutto il dolore umano per i morti che sa andare, purtroppo, oltre qualsiasi definizione di giustizia, di torto o di ragione.
A parole scrivere o parlare di senso d'impotenza o di dolore mi è, purtroppo, impossibile.
Ciò che so è che non sappiamo davvero tante, troppe cose.
Nè forse le sapremo mai.
Senza distinzione alcuna di età.
Siamo ancora fermi, come l'orologio rimasto morto da allora.
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