Se fosse rimasto a crescere qui, nessuno può ipotizzare quali traguardi avrebbe potuto raggiungere. Mario Balotelli è forse il talento più cristallino che il calcio italiano possa ricordare, da un bel pò di tempo a questa parte.
Dotato di un fisico imponente se rapportato alla sua giovanissima età, non ha mai smesso di stupire, far discutere e deprimere in questa Italia. Non ha mai smesso di far parlare di sè, fino al punto in cui è stato pietosamente ceduto.
Si è messo in mostra sin dalla prima partita, con qualità tecniche assolutamente incredibili.
L'affare nella sua cessione, al di là di lui o dell'Inter, lo ha fatto il procuratore Mino Raiola. Ex pizzaiolo, ha intrapreso la carriera calcistica culminata l'anno scorso con il tira e molla che portò il fuoriclasse Zlatan Ibrahimovic nella balena della Liga Spagnola, il Barcellona appunto.
Al di là dei meriti di questa cessione, ci si può chiedere di chi siano state davvero le colpe.
Gli sceicchi del Mancester City provvederanno a garantire lui un futuro sereno, quantomeno economicamente. Perorando l'astuzia del procuratore precedentemente citato, il giovanissimo campione guadagnerà 17 milioni di Euro spalmati su un contratto di durata quinquennale. Ceduto per 28milioni di Euro, premi a rendimento esclusi al quanto pare.
Nella presentazione di ieri, Mario ha lanciato messaggi sulla sua figura e, più in generale, sul modo che questa Italia ha di trattare coloro che vengono considerati "fuori dall'ordinario".
Accusato da tutti di essere decerebrato, lobotomizzato od ancora stupido, ha provveduto a rispondere con toni estremamente pacati: "Non sono un cattivo ragazzo, sono particolare, nè cattivo nè troppo buono. Non mi interessa da dove viene questa reputazione, comunque è arrivato il momento di maturare."
Maturare, appunto. Viene da chiedersi se un ragazzo ritenuto "particolare" possa maturare adeguatamente solo fuori dal confine. Sulla presunta normalità alla quale il ragazzo avrebbe dovuto tendere, vorrei sfidare parecchi detrattori.
A quanti ragazzi, qualora si provvedesse a dare loro soldi e fama come Mario Balotelli, non verrebbe l'inevitabile tentazione di perdere la testa ogni tanto? Purtroppo o per fortuna, a moltissimi.
E' lecito chiedersi se Balotelli non fosse "cattivo" per colpa degli eccessi del calcio italiano? E' lecito, ma ai vertici queste sono domande ritenute errate. O quantomeno scomode.
Addio alla serie A ed addio all'Inter, spiegato con parole al fulmicotone: "Dopo Inter-Barcellona ho capito che era arrivato il momento di cambiare. C'era troppa attenzione su di me. Era sempre più difficile vivere a Milano, così ho chiesto di andare via. [...]Alla fine i principali problemi arrivavano dall'esterno."
Tutti i suoi problemi venivano dunque da quell'esterno, figlio di una cultura calcisticamente maniacale ed ossessivamente repulsiva nei confronti di un giovanissimo fenomeno. La fuga da un campionato e da un paese che per i giovani non lascia pressochè niente. Ne era convinto anche Mario, nella giornata di ieri: "Ma io non sono stato costretto ad andare via, è stata una mia scelta. Anche se è vero che in Italia per i giovani è più difficile trovare spazio nelle squadre di prima fascia."
Allo stesso modo, per i giovani extra-calcio, è incredibilmente più difficile trovare spazio in società. Sarà in futuro anche molto più difficile viversela, questa nostra stessa vita. Balotelli all'Inter non pativa certo la fame, è risaputo.
All'Inter ha segnato oltre 20 gol, in soli due anni. Simbolo di un italiano "diverso" e di una nazionale nuova che chiede più respiro e freschezza all'allenatore Cesare Prandelli, Mario Balotelli avrebbe potuto rappresentare un simbolo di rivincita, se coltivato adeguatamente. Nonostante tutto, il ragazzo "particolare" è volato oltre la Serie A, oltre un Paese immobilizzato e devastato.
Un'altra cosa significativa è il rimpiazzo cercato ora dall'Inter. Perso un giovanissimo fenomeno, la squadra di Milano va buttandosi su ultratrentenni. E' il momento di giocatori più "a basso costo", come Sculli del Genoa od ancora Kuyt del Liverpool.
Perdere un fenomeno per accontentarsi di giocatori alle briciole, sicuramente più gestibili ed affidabili.
Pensare poi che la non affidabilità di Balotelli potesse derivare dal contesto nel quale era stato inserito, è ragionamento forse troppo complicato per essere metabolizzato a dovere.
Se anche fosse un ragazzo "ingestibile", come confidato dall'ex-allenatore Mourinho, la colpa non potrebbe mai essere del sistema Italia. Avere ad ogni partita telecamere puntate addosso e vedere alla fine di ogni mese centinai di migliaia di Euro materializzarsi nel conto in banca può destabilizzare.
Diventa paradossalmente molto difficile non montarsi la testa, in questo strano paese.
La riflessione sul costo del cartellino è, purtroppo, conseguente al sistema Italia. La cessione è figlia di un "capolavoro" economico abilmente gestito dal procuratore Raiola. Non è un caso che l'ingestibilità di Balotelli sia aumentata dopo il sodalizio, avvenuto qualche mese fa.
Cosa sarebbe successo se Moratti avesse rifiutato l'offerta? Ai posteri l'ardua sentenza, ad ora solo rimorso per l'ennesimo talento perduto. Esiste, inoltre, l'altra faccia del "diverso" Balotelli. Una faccia della quale pochissimi hanno parlato.
Quasi nessuno, preso com'era a giudicare gesta fobiche e mai extra-calcistiche.
L'altro lato della medaglia è riportato al link seguente, proveniente dal suo sito ufficiale:
http://www.mariobalotelli.it/mario-solidarieta/
Ai posteri l'ardua sentenza, appunto.
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
mercoledì 18 agosto 2010
PERDENDO BALOTELLI...
Se fosse rimasto a crescere qui, nessuno può ipotizzare quali traguardi avrebbe potuto raggiungere. Mario Balotelli è forse il talento più cristallino che il calcio italiano possa ricordare, da un bel pò di tempo a questa parte.
Dotato di un fisico imponente se rapportato alla sua giovanissima età, non ha mai smesso di stupire, far discutere e deprimere in questa Italia. Non ha mai smesso di far parlare di sè, fino al punto in cui è stato pietosamente ceduto.
Si è messo in mostra sin dalla prima partita, con qualità tecniche assolutamente incredibili.
L'affare nella sua cessione, al di là di lui o dell'Inter, lo ha fatto il procuratore Mino Raiola. Ex pizzaiolo, ha intrapreso la carriera calcistica culminata l'anno scorso con il tira e molla che portò il fuoriclasse Zlatan Ibrahimovic nella balena della Liga Spagnola, il Barcellona appunto.
Al di là dei meriti di questa cessione, ci si può chiedere di chi siano state davvero le colpe.
Gli sceicchi del Mancester City provvederanno a garantire lui un futuro sereno, quantomeno economicamente. Perorando l'astuzia del procuratore precedentemente citato, il giovanissimo campione guadagnerà 17 milioni di Euro spalmati su un contratto di durata quinquennale. Ceduto per 28milioni di Euro, premi a rendimento esclusi al quanto pare.
Nella presentazione di ieri, Mario ha lanciato messaggi sulla sua figura e, più in generale, sul modo che questa Italia ha di trattare coloro che vengono considerati "fuori dall'ordinario".
Accusato da tutti di essere decerebrato, lobotomizzato od ancora stupido, ha provveduto a rispondere con toni estremamente pacati: "Non sono un cattivo ragazzo, sono particolare, nè cattivo nè troppo buono. Non mi interessa da dove viene questa reputazione, comunque è arrivato il momento di maturare."
Maturare, appunto. Viene da chiedersi se un ragazzo ritenuto "particolare" possa maturare adeguatamente solo fuori dal confine. Sulla presunta normalità alla quale il ragazzo avrebbe dovuto tendere, vorrei sfidare parecchi detrattori.
A quanti ragazzi, qualora si provvedesse a dare loro soldi e fama come Mario Balotelli, non verrebbe l'inevitabile tentazione di perdere la testa ogni tanto? Purtroppo o per fortuna, a moltissimi.
E' lecito chiedersi se Balotelli non fosse "cattivo" per colpa degli eccessi del calcio italiano? E' lecito, ma ai vertici queste sono domande ritenute errate. O quantomeno scomode.
Addio alla serie A ed addio all'Inter, spiegato con parole al fulmicotone: "Dopo Inter-Barcellona ho capito che era arrivato il momento di cambiare. C'era troppa attenzione su di me. Era sempre più difficile vivere a Milano, così ho chiesto di andare via. [...]Alla fine i principali problemi arrivavano dall'esterno."
Tutti i suoi problemi venivano dunque da quell'esterno, figlio di una cultura calcisticamente maniacale ed ossessivamente repulsiva nei confronti di un giovanissimo fenomeno. La fuga da un campionato e da un paese che per i giovani non lascia pressochè niente. Ne era convinto anche Mario, nella giornata di ieri: "Ma io non sono stato costretto ad andare via, è stata una mia scelta. Anche se è vero che in Italia per i giovani è più difficile trovare spazio nelle squadre di prima fascia."
Allo stesso modo, per i giovani extra-calcio, è incredibilmente più difficile trovare spazio in società. Sarà in futuro anche molto più difficile viversela, questa nostra stessa vita. Balotelli all'Inter non pativa certo la fame, è risaputo.
All'Inter ha segnato oltre 20 gol, in soli due anni. Simbolo di un italiano "diverso" e di una nazionale nuova che chiede più respiro e freschezza all'allenatore Cesare Prandelli, Mario Balotelli avrebbe potuto rappresentare un simbolo di rivincita, se coltivato adeguatamente. Nonostante tutto, il ragazzo "particolare" è volato oltre la Serie A, oltre un Paese immobilizzato e devastato.
Un'altra cosa significativa è il rimpiazzo cercato ora dall'Inter. Perso un giovanissimo fenomeno, la squadra di Milano va buttandosi su ultratrentenni. E' il momento di giocatori più "a basso costo", come Sculli del Genoa od ancora Kuyt del Liverpool.
Perdere un fenomeno per accontentarsi di giocatori alle briciole, sicuramente più gestibili ed affidabili.
Pensare poi che la non affidabilità di Balotelli potesse derivare dal contesto nel quale era stato inserito, è ragionamento forse troppo complicato per essere metabolizzato a dovere.
Se anche fosse un ragazzo "ingestibile", come confidato dall'ex-allenatore Mourinho, la colpa non potrebbe mai essere del sistema Italia. Avere ad ogni partita telecamere puntate addosso e vedere alla fine di ogni mese centinai di migliaia di Euro materializzarsi nel conto in banca può destabilizzare.
Diventa paradossalmente molto difficile non montarsi la testa, in questo strano paese.
La riflessione sul costo del cartellino è, purtroppo, conseguente al sistema Italia. La cessione è figlia di un "capolavoro" economico abilmente gestito dal procuratore Raiola. Non è un caso che l'ingestibilità di Balotelli sia aumentata dopo il sodalizio, avvenuto qualche mese fa.
Cosa sarebbe successo se Moratti avesse rifiutato l'offerta? Ai posteri l'ardua sentenza, ad ora solo rimorso per l'ennesimo talento perduto. Esiste, inoltre, l'altra faccia del "diverso" Balotelli. Una faccia della quale pochissimi hanno parlato.
Quasi nessuno, preso com'era a giudicare gesta fobiche e mai extra-calcistiche.
L'altro lato della medaglia è riportato al link seguente, proveniente dal suo sito ufficiale:
http://www.mariobalotelli.it/mario-solidarieta/
Ai posteri l'ardua sentenza, appunto.
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