Come lettura estiva ho optato per un libro di qualche anno fa, ma rispecchiante appieno purtroppo un problema notevolmente diffuso ancor di più nei tempi moderni. Edito da Bur, si intitola "Lavorare uccide" ed è stato scritto da Marco Rovelli, classe '69.
Il contenuto disarmante racchiuso in quelle pagine rende perfettamente l'idea della silenziosa emergenza nella quale il lavoro si immerge, specialmente in certe ed assai precarie condizioni.
E' brutto vedere e sapere quanto certi uomini, costretti a svolgere mansioni già in sè stesse pericolose, non sappiano o siano costetti ad ignorare il problema della sicurezza. Qualcosa basterebbe alle volte sul mondo del lavoro, qualcosa di poco capace di salvare però tantissime vite.
Il libro racchiude un'antologia fatta di volti, di uomini e di famiglie spezzate. Uomini deceduti per motivi magari futili, minimali.
Motivi non curati, poichè sottovalutati. Nel testo si mescolano burocrazie spaventose, di fronte alle quali le famiglie di chi ha perso la vita possono cedere pietosamente.
L'autore sottolinea il baratro nel quale il mondo produttivo moderno sta precipitando. La feroce etica del perseguire esclusivamente produzione e profitto non ha, per troppo tempo, dato i suoi frutti. Dietro appalti e subappalti si nascondono piaghe orrende, delitti innominabili compiuti in nome di un'ignoranza senza nè arte nè parte.
Il tema della sicurezza sul lavoro, secondo l'autore, è un problema dirimente e prioritario. Non è però un dramma di primaria importanza per chi, volente o nolente, deve assumersi la responsabilità di garantire un ambiente adeguato ai rami base della produzione.
Esistono leggi puntualmente disattese, responsabili che si mescolano fra cause ed accuse per essere riassunti su un posto di lavoro che bolle e ribolle di continue ed esasperanti responsabilità.
Ho letto di tanti, troppi uomini morti per problemi che, se affrontati in tempo, si sarebbero potuti risolvere.
Minatori mescolati a lavoratori portuali volati giù da baratri incredibili di meschinità e pressapochismo di certi datori di lavoro.
Uomini deceduti per mesotelioma, quella silenziosa piaga che colpisce chi ha lavorato o vissuto dove c'era troppo amianto.
Uomini morti per quella malattia silenziosa che colpisce anche dopo cinquant'anni di latente e mordente attesa.
Ho letto di un mondo che annovera in sè troppi buchi neri.
Ho letto di responsabilità soffocate, ho letto di ragazze ventenni cadute sotto il peso di tonnellate piovute da qualche sbadata macchina. Ho letto di roghi avvenuti in una ThyssenKrupp mal gestita, mal nata e mal controllata.
Si mescolano, fra quelle pagine, dolori di famiglie spezzate e di donne innamorate, rimaste senza un compagno ed un uomo accanto con il quale condividere un futuro.
Ci sono uomini stranieri morti, sottopagati e penalizzati con contratti capestro da datori di lavoro troppo allenati a rovinare tutte le loro esistenze. Ho letto di una politica alle volte troppo compiacente, ho letto di tantissime esistenze divenute parte di un'antologia del massacro.
Uomini per l'occasione divenuti numeri, quasi fossero semplicemente protagonisti di una devastante cronologia di morte.
Dietro macchine selvagge od uomini spesso non etichettabili come tali si celano responsabilità specifiche da attribuire, colpe ben definite da mostrare. Lo diceva anche Luigi Di Ruscio con un lapidario ma mai più vero "Non possiamo abituarci a morire".
Se la tendenza è quella di continuare così, siamo davanti ad un fenomeno troppo triste e disumano per poter essere accettato.
Ho letto anche di martiri, rimasti miracolosamente vivi dopo gravi infortuni sul lavoro. Uomini ustionati quasi a morte, ritornati alla vita dopo anni di operazioni chirurgiche e travagli infiniti.
Ho sentito di sussidi di invalidità da fame consegnati a questi reduci.
Dalle pagine del libro e da quelle di cronaca recente sembra che il mondo del lavoro sia un universo di guerra.
Se fosse così, qualcosa deve davvero cambiare.
Dinnanzi ad uno dei tanti mali silenziosi di questo paese, consiglio caldamente questa antologia di uomini, vite e famiglie.
Morti tutti per una causa che più ingiusta di così non poteva proprio essere.
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lunedì 16 agosto 2010
QUANDO LAVORARE UCCIDE: CRONACHE DI UOMINI DIVENUTI NUMERI E STATISTICHE
Come lettura estiva ho optato per un libro di qualche anno fa, ma rispecchiante appieno purtroppo un problema notevolmente diffuso ancor di più nei tempi moderni. Edito da Bur, si intitola "Lavorare uccide" ed è stato scritto da Marco Rovelli, classe '69.
Il contenuto disarmante racchiuso in quelle pagine rende perfettamente l'idea della silenziosa emergenza nella quale il lavoro si immerge, specialmente in certe ed assai precarie condizioni.
E' brutto vedere e sapere quanto certi uomini, costretti a svolgere mansioni già in sè stesse pericolose, non sappiano o siano costetti ad ignorare il problema della sicurezza. Qualcosa basterebbe alle volte sul mondo del lavoro, qualcosa di poco capace di salvare però tantissime vite.
Il libro racchiude un'antologia fatta di volti, di uomini e di famiglie spezzate. Uomini deceduti per motivi magari futili, minimali.
Motivi non curati, poichè sottovalutati. Nel testo si mescolano burocrazie spaventose, di fronte alle quali le famiglie di chi ha perso la vita possono cedere pietosamente.
L'autore sottolinea il baratro nel quale il mondo produttivo moderno sta precipitando. La feroce etica del perseguire esclusivamente produzione e profitto non ha, per troppo tempo, dato i suoi frutti. Dietro appalti e subappalti si nascondono piaghe orrende, delitti innominabili compiuti in nome di un'ignoranza senza nè arte nè parte.
Il tema della sicurezza sul lavoro, secondo l'autore, è un problema dirimente e prioritario. Non è però un dramma di primaria importanza per chi, volente o nolente, deve assumersi la responsabilità di garantire un ambiente adeguato ai rami base della produzione.
Esistono leggi puntualmente disattese, responsabili che si mescolano fra cause ed accuse per essere riassunti su un posto di lavoro che bolle e ribolle di continue ed esasperanti responsabilità.
Ho letto di tanti, troppi uomini morti per problemi che, se affrontati in tempo, si sarebbero potuti risolvere.
Minatori mescolati a lavoratori portuali volati giù da baratri incredibili di meschinità e pressapochismo di certi datori di lavoro.
Uomini deceduti per mesotelioma, quella silenziosa piaga che colpisce chi ha lavorato o vissuto dove c'era troppo amianto.
Uomini morti per quella malattia silenziosa che colpisce anche dopo cinquant'anni di latente e mordente attesa.
Ho letto di un mondo che annovera in sè troppi buchi neri.
Ho letto di responsabilità soffocate, ho letto di ragazze ventenni cadute sotto il peso di tonnellate piovute da qualche sbadata macchina. Ho letto di roghi avvenuti in una ThyssenKrupp mal gestita, mal nata e mal controllata.
Si mescolano, fra quelle pagine, dolori di famiglie spezzate e di donne innamorate, rimaste senza un compagno ed un uomo accanto con il quale condividere un futuro.
Ci sono uomini stranieri morti, sottopagati e penalizzati con contratti capestro da datori di lavoro troppo allenati a rovinare tutte le loro esistenze. Ho letto di una politica alle volte troppo compiacente, ho letto di tantissime esistenze divenute parte di un'antologia del massacro.
Uomini per l'occasione divenuti numeri, quasi fossero semplicemente protagonisti di una devastante cronologia di morte.
Dietro macchine selvagge od uomini spesso non etichettabili come tali si celano responsabilità specifiche da attribuire, colpe ben definite da mostrare. Lo diceva anche Luigi Di Ruscio con un lapidario ma mai più vero "Non possiamo abituarci a morire".
Se la tendenza è quella di continuare così, siamo davanti ad un fenomeno troppo triste e disumano per poter essere accettato.
Ho letto anche di martiri, rimasti miracolosamente vivi dopo gravi infortuni sul lavoro. Uomini ustionati quasi a morte, ritornati alla vita dopo anni di operazioni chirurgiche e travagli infiniti.
Ho sentito di sussidi di invalidità da fame consegnati a questi reduci.
Dalle pagine del libro e da quelle di cronaca recente sembra che il mondo del lavoro sia un universo di guerra.
Se fosse così, qualcosa deve davvero cambiare.
Dinnanzi ad uno dei tanti mali silenziosi di questo paese, consiglio caldamente questa antologia di uomini, vite e famiglie.
Morti tutti per una causa che più ingiusta di così non poteva proprio essere.
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