Viene il dubbio che l'Italia alle volte sia un paese necrofilo, od almeno qualcosa di simile. Il sito del Tg1 va seguendo, minuto per minuto, gli sviluppi inerenti ai cordogli nei confronti del deceduto picconatore Cossiga.
Massimo rispetto per una personalità che, nel bene o nel male, ha segnato la storia dell'Italia. Massima consapevolezza però anche nei confronti di una persona che, nata nel 1928, è morta nel 2010.
Deceduto ad 82 anni, dopo una vita duratura e tutto sommato piena. Si aprono le piste per dichiarazioni d'intenti, la maggior parte delle volte retoriche e spesso piuttosto sconnesse dalla realtà dei fatti.
Fatti in cui il mondo, nonostante tutto e tutti, continua a versare impietoso. Sul picconatore morto si apriranno processi dietro processi, addirittura edizioni speciali di talk-show o simili precedentemente chiusi dinnanzi ad una politica italiana troppo ribollente.
Ci saranno platee di politicanti che, caduti nel dimenticatoio anche d'intenti, torneranno per celebrarlo e ricordarlo.
L'Italia è un paese che ama ricordare per anniversari ed in punti di morte. Tutto ciò è, a mio modestissimo parere, ennesima testimonianza di un qualche cosa che continua a non andare profondamente.
Rotocalchi che spendono, spandono e spanderanno parole su parole nei confronti di qualcosa che si poteva celebrare in ben altri momenti. Nonostante tutto, certe emergenze sono ritenute importanti dalle masse solo in funzione dell'allarme attribuitogli dai mass media. Da questa lacuna emerge un male divenuto tristemente cronico per questa povera Italia. Stanno accadendo nel mondo intero altri allarmi gravissimi che trovano purtroppo spazio in qualche riga di fine pagina od in qualche parola in più spesa dal giornalista di turno dopo la mezz'ora fatidica di conduzione televisiva.
Ci sono emergenze vere e proprie, ridotte al quasi totale silenzio dalle altre notevolissime importanze.
L'esempio tristissimo di questi ultimi giorni riguarda l'allarme Pakistan. Le alluvioni e le pioggie continue delle settimane passate non accennano, purtroppo, a smettere. Fra goccia e goccia aumentano i numeri degli sfollati e dei morti, secondo una silenziosa pandemia che non scorre attraverso alcun mezzo di informazione.
Ad oggi i numeri sono devastanti, per annuncio stesso dell'Onu. L'eco risuona tristissima ma, purtroppo, fin troppo veritiera.
"Non c'è acqua potabile per cinque milioni di persone, e non abbiamo i soldi per assisterne otto milioni. Dai sei agli otto milioni di persone non hanno cibo", ha spiegato senza mezzi termini il portavoce dell'Ocha in Pakistan, Maurizio Giuliano, "in un'area che equivale alla Svizzera e all'Austria messe insieme. Se non si interviene immediatamente, avremo una seconda ondata mortale".
In quelle terre si sta rischiando un'ecatombe senza precedenti, per colpa di una natura che non vuole sentire alcuna ragione.
In mezzo a questo marasma la cosa che più fa male ed uccide è che oltre tre milioni e mezzo di bambini stanno tangibilmente rischiando la vita. Potrebbero morire a causa dell'inquinamento dell'acqua, dovuto a tutte queste continue inondazioni.
Mentre milioni di persone e di giovani vite vanno rischiando di sparire, la nostra televisione ed i nostri media rimangono silenziosi. Sta dilagando anche la paura di epidemie di colera, dopo il primo caso registrato.
La situazione umanitaria è terribile, preoccupante. Tutti i villaggi hanno disperato bisogno di acqua pulita, di latrine e forniture igieniche. Qualche giorno fa la situazione venne definita di gran lunga peggiore rispetto alla già devastante situazione di Haiti. Sono stati stanziati aiuti dalla Banca Mondiale, quantificati in circa 900 milioni di dollari. Secondo gli addetti, però, si tratta di una cifra largamente insufficiente per far fronte a questa devastante emergenza.
Emergenza alla quale è attribuita, purtroppo, una dimensione di secondo od ennesimo piano.
Non è forse anche questo segno dell'ennesima anomalia che attraversa in lungo ed in largo questo malcapitato stivale?
Non è forse anche questo il segno di un paese completamente incapace di pensare al prossimo o di guardare al futuro, preso più che mai a ricordare ed aggrapparsi al proprio passato?
Con un'informazione più capillare si potrebbero aprire raccolte fondi da diffondere altrettanto capillarmente attraverso questi mass-media lobotomizzanti. Con un'informazione più consapevole un'emergenza come questa non dovrebbe prendere pagine su pagine di spazio?
Se così fosse, forse non saremmo in Italia.
E' triste sapere di venti milioni di sfollati che non hanno, purtroppo voce.
Ai posteri l'ardua sentenza, mentre milioni di bambini rischiano la morte.
Nel mentre, si continuino le celebrazioni.
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
martedì 17 agosto 2010
INFORMAZIONE ED ITALIA: CONTINUANDO A PERDERE COLPI SOTTO IL SOLE DI FERRAGOSTO...
Viene il dubbio che l'Italia alle volte sia un paese necrofilo, od almeno qualcosa di simile. Il sito del Tg1 va seguendo, minuto per minuto, gli sviluppi inerenti ai cordogli nei confronti del deceduto picconatore Cossiga.
Massimo rispetto per una personalità che, nel bene o nel male, ha segnato la storia dell'Italia. Massima consapevolezza però anche nei confronti di una persona che, nata nel 1928, è morta nel 2010.
Deceduto ad 82 anni, dopo una vita duratura e tutto sommato piena. Si aprono le piste per dichiarazioni d'intenti, la maggior parte delle volte retoriche e spesso piuttosto sconnesse dalla realtà dei fatti.
Fatti in cui il mondo, nonostante tutto e tutti, continua a versare impietoso. Sul picconatore morto si apriranno processi dietro processi, addirittura edizioni speciali di talk-show o simili precedentemente chiusi dinnanzi ad una politica italiana troppo ribollente.
Ci saranno platee di politicanti che, caduti nel dimenticatoio anche d'intenti, torneranno per celebrarlo e ricordarlo.
L'Italia è un paese che ama ricordare per anniversari ed in punti di morte. Tutto ciò è, a mio modestissimo parere, ennesima testimonianza di un qualche cosa che continua a non andare profondamente.
Rotocalchi che spendono, spandono e spanderanno parole su parole nei confronti di qualcosa che si poteva celebrare in ben altri momenti. Nonostante tutto, certe emergenze sono ritenute importanti dalle masse solo in funzione dell'allarme attribuitogli dai mass media. Da questa lacuna emerge un male divenuto tristemente cronico per questa povera Italia. Stanno accadendo nel mondo intero altri allarmi gravissimi che trovano purtroppo spazio in qualche riga di fine pagina od in qualche parola in più spesa dal giornalista di turno dopo la mezz'ora fatidica di conduzione televisiva.
Ci sono emergenze vere e proprie, ridotte al quasi totale silenzio dalle altre notevolissime importanze.
L'esempio tristissimo di questi ultimi giorni riguarda l'allarme Pakistan. Le alluvioni e le pioggie continue delle settimane passate non accennano, purtroppo, a smettere. Fra goccia e goccia aumentano i numeri degli sfollati e dei morti, secondo una silenziosa pandemia che non scorre attraverso alcun mezzo di informazione.
Ad oggi i numeri sono devastanti, per annuncio stesso dell'Onu. L'eco risuona tristissima ma, purtroppo, fin troppo veritiera.
"Non c'è acqua potabile per cinque milioni di persone, e non abbiamo i soldi per assisterne otto milioni. Dai sei agli otto milioni di persone non hanno cibo", ha spiegato senza mezzi termini il portavoce dell'Ocha in Pakistan, Maurizio Giuliano, "in un'area che equivale alla Svizzera e all'Austria messe insieme. Se non si interviene immediatamente, avremo una seconda ondata mortale".
In quelle terre si sta rischiando un'ecatombe senza precedenti, per colpa di una natura che non vuole sentire alcuna ragione.
In mezzo a questo marasma la cosa che più fa male ed uccide è che oltre tre milioni e mezzo di bambini stanno tangibilmente rischiando la vita. Potrebbero morire a causa dell'inquinamento dell'acqua, dovuto a tutte queste continue inondazioni.
Mentre milioni di persone e di giovani vite vanno rischiando di sparire, la nostra televisione ed i nostri media rimangono silenziosi. Sta dilagando anche la paura di epidemie di colera, dopo il primo caso registrato.
La situazione umanitaria è terribile, preoccupante. Tutti i villaggi hanno disperato bisogno di acqua pulita, di latrine e forniture igieniche. Qualche giorno fa la situazione venne definita di gran lunga peggiore rispetto alla già devastante situazione di Haiti. Sono stati stanziati aiuti dalla Banca Mondiale, quantificati in circa 900 milioni di dollari. Secondo gli addetti, però, si tratta di una cifra largamente insufficiente per far fronte a questa devastante emergenza.
Emergenza alla quale è attribuita, purtroppo, una dimensione di secondo od ennesimo piano.
Non è forse anche questo segno dell'ennesima anomalia che attraversa in lungo ed in largo questo malcapitato stivale?
Non è forse anche questo il segno di un paese completamente incapace di pensare al prossimo o di guardare al futuro, preso più che mai a ricordare ed aggrapparsi al proprio passato?
Con un'informazione più capillare si potrebbero aprire raccolte fondi da diffondere altrettanto capillarmente attraverso questi mass-media lobotomizzanti. Con un'informazione più consapevole un'emergenza come questa non dovrebbe prendere pagine su pagine di spazio?
Se così fosse, forse non saremmo in Italia.
E' triste sapere di venti milioni di sfollati che non hanno, purtroppo voce.
Ai posteri l'ardua sentenza, mentre milioni di bambini rischiano la morte.
Nel mentre, si continuino le celebrazioni.
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