La fede religiosa in chi si intende di scienza è possibile; paradossalmente, il credo di chi cerca giorno per giorno di decifrare in codice umano il misterioso linguaggio della natura dovrebbe essere più forte e più maturo.
Si tratterebbe di una religione maggiormente "sperimentale", meno figlia di dogmi od invecchiati concetti ampliamente datati.
Il credo di coloro i quali mai hanno provato a decifrare il mondo con mezzi umani è molto meno consapevole e pieno.
L'uomo indaga il mondo solo attraverso i sensi: sono infatti le percezioni e le esperienze a regalare di volta in volta una maturità emozionale e pratica dinnanzi al tutto che ci circonda.
Alla fine dei conti, per quanto se ne possa dire o scrivere, il divino è per l'uomo rappresentabile solamente come un'idea.
E' un concetto astratto, non da tutti visibile.
Se anche esiste, si manifesta all'essere umano tramite idea.
L'uomo è un animale pensante, appunto. E' risaputo che il pensiero dipenda strettamente da fattori incontrollabili e determinati spesso dalle esperienze affrontate in vita.
Le idee della mente sono indipendenti dai nostri sensi e dalla vita di ogni giorno?
A prima impressione sembra di no. Ne era convinto lo stesso Albert Einstein, persona con un credo religioso particolare ed intriso di scienza:
"Nessuna idea concepita dalla nostra mente è indipendente dai nostri cinque sensi."
Dietro ad un'opinione come questa si nasconde un possibile compromesso tra scienza e religione.
Se l'idea di Dio è veicolata alla mente umana, è sillogismo affermare che l'idea divina sia dipendente dai nostri cinque sensi.
La fede, alla luce di ciò, è un concetto che non può prescindere dal relativismo.
E' accettabile quindi che le esperienze accumulate in vita possano direzionare la fede secondo canoni e strade variabili ed imprevedibili.
Si potrebbe obiettare che Einstein non credesse davvero in un'entità superiore. Si potrebbe rispondere a tale obiezione affermando che la fede di Einstein era un concetto maturo ed espresso tramite straordinari studi divisi tra scienza ed analisi del mondo.
La religiosità nello scienziato era profondamente radicata. Basti guardare alle seguenti frasi, tratte da lettere o discorsi compiuti in vita dal grandissimo genio:
"Non ho trovato una parola migliore di religione per definire la fiducia nella natura razionale della realtà, per quanto sia accessibile alla ragione. Ogni volta che questo sentimento è assente, la scienza degenera in un piatto empirismo." (Lettera a M.Solovine, 1-1-1951)
"Il mio sentimento è religioso nel senso che sono intimamente convinto che la nostra mente sia incapace di capire fino in fondo l'armonia dell'universo, anche se tentiamo di formularla con le nostre leggi di natura." (Lettera a B.Frohlich, 17-12-1952)
"Non ho mai attribuito alla Natura un'intenzione o uno scopo o qualsiasi altra cosa che possa essere interpretata in chiave antropomorfica.
Quello che vedo nella Natura è una struttura magnifica che possiamo capire solo in maniera imperfetta, e che dovrebbe riempire di un senso di umiltà qualsiasi persona razionale. E' un sentimento autenticamente religioso che non ha niente a che fare con il misticismo."
Fede e religione possono, dunque, essere illuminate e rese maggiormente autentiche dalla luce scientifica.
La missione di comprendere gli equilibri delle leggi di natura si sintetizza in un processo capace di condurre, alle volte, al disorientamento.
Ne fu convinto lo stesso scienziato.
Rispondendo ad una ragazza che chiese lui se uno scienziato pregasse mai in vita, rispose nel seguente modo:
"Chiunque sia seriamente impegnato nella scienza si convince ben presto che nelle leggi di natura si manifesta uno spirito immensamente superiore a quello umano...L'impresa scientifica porta però ad un sentimento religioso particolare, molto diverso dalla religiosità delle persone più ingenue." (24-1-1936)
Giunti al 2010, è proprio quello spirito di fede particolare che può essere utile al mondo.
In svariatissimi contesti.
Nessun commento:
Posta un commento