lunedì 1 febbraio 2010

FRA TAGLIO E TAGLIO PURE QUALCOSA IN AMERICA SE NE VA...

Pure Barack Obama è stato costretto a qualche scelta difficile. Consapevolmente veicolato dai cali prodotti dalla crisi economica in atto e (forse) in fase di conclusione o quantomeno di miglioramento, ha scelto di imporre tagli rigidi al bilancio Usa per l'anno 2011. Verranno eliminati 20 miliardi di dollari nella spesa interna su un totale di 3800 miliardi. Ci saranno più investimenti in istruzione e ricerca, lasciando anche intatti i programmi su sicurezza nazionale, veterani, Medicare, Medicaid e Social Security. Complici anche i recenti problemi alla sicurezza nazionale, i tagli non hanno riguardato questa "fetta" di sociale. I tagli si tradurranno in sforbiciamenti verso progetti di programmazione aerospaziale, quali ad esempio la nuova missione sulla luna del 2020 ed il razzo Ares1, inteso modernamente come successore dello Shuttle. Tutto ciò in un paese come l'America, dal quale la crisi economica è partita. Se attorno al 2011 si avranno ancora consistenti tagli, chissà a quale stupendo periodo di nuova rinascita potremo mai assistere.

domenica 31 gennaio 2010

BERLUSCONARIO E BERLUSCONI: ELEMENTI DI UN GENIO DELLA COMUNICAZIONE E DEL RIMBAMBIMENTO

Su Silvio Berlusconi e sulla sua figura le parole si sprecano ormai da tanto, troppo tempo. Nonostante tutto, però, oggi una storia italiana senza di lui è difficilmente immaginabile. E' possibile ad oggi pensare ad un'immagine di politica svuotata dalle sue oscene e croniche figuracce? La risposta più triste è anche la più vera attualmente: purtroppo no. E' questo il succo della tesi perorata ne "Berlusconario", raccolta di tutte le gaffe del nostro Presidente del Consiglio. E'un panorama a trecentossessanta gradi delle banalità e delle terribili frasi sparate dallo psiconano in questi ultimi sedici anni. Edito da Melampo Editore, è stato scritto a quattro mani dalla coppia Belfiori-Santelli. E' inclusa una prefazione di Marco Travaglio. Il giornalista, dal Partito dell'Amore definito terrorista mediatico, lo definisce senza troppi epiteti come "logorroico in servizio permanente effettivo.[...] Ha detto e contraddetto praticamente tutto e il contrario di tutto. Lasciando a bocca asciutta la cosiddetta, eventuale, ipotetica, presunta, fantomatica opposizione. [...]Cattolico e massone, devoto e libertino, pacifista e guerrafondaio, filoamericano e filorusso, anticomunista ed amico di Putin e persino di Lukashenko, [...] antimafioso e amico di mafiosi, plurimputato e pluriprescritto e alfiere della "sicurezza" e della "tolleranza zero". Le ha fatte o dette praticamente tutte. Un'opposizione nei suoi confronti rimane troppo e per troppo tempo sbalordita. Perfino qualche italiano elettore, sentendo potenzialmente tutte le sue gaffe e tutti i suoi palesi controsensi, potrebbe dire alla fine di un discorso eventualmente convincente: "e allora?". Silvio Berlusconi ha saputo proprio creare questo nel Belpaese. Ha saputo banalizzare tutto, ridurre ai minimi termini la serietà; ha ridotto al lumicino valori quali moralità e nobiltà d'animo. Con le sue figuracce continue ha stordito qualsivoglia forma di buon senso, di coerenza, di intelligenza. Indro Montanelli sintetizzò ottimamente il punto di vista dell'anomalia italiana messa in atto dallo psiconano: "Ciò che in tutte le democrazie del mondo si chiama opposizione, in Italia diventa subito antiberlusconismo." E' forse questa la chiave del discorso? Fare opposizione significa correre dietro ad un individuo che non finisce mai di stupire in negativo? E' forse per questo che tuttora certe frange di elettorato non vedono nel circoscritto "centrosinistra" forme decise e nette di opposizione. Fa le corna ai vertici europei, ama girare il mondo per evitare i processi. E' allergico alla Giustizia ed alla Costituzione. Dice di amare l'Italia ma poi si allea "fraternamente" con la Lega Nord che vuole far esplodere lo stivale. Dice di essere liberale confermando poi con i fatti di cacciare gente libera dalle televisioni di Stato. Le figuracce sono troppe per essere condensate in poche righe. C'è chi è convinto che lui rappresenti la destra italiana. Silvio Berlusconi non è nè di destra, nè di centro e nè di sinistra. Silvio Berlusconi ha amato cavalcare gli ideali destrorsi per poter rimanere con amore fuori dal carcere e dalla galera. E' stato un fenomenale opportunista. La sola verità è questa. Ha incentivato la semplicità, la risata e l'allegria. Ha saputo portare nella politica quello spirito di leggerezza necessario a devastare le coscienze di un elettorato affibbiatosi a lui in quanto confuso e senza riferimenti. Si aizza contro le voci pure e vere agitando gli spettri sempre validi e sempre utilizzabili del complottismo, rifiutando al contempo qualsivoglia confronto o contraddittorio. Non ha rispettato nessuno dei contratti con gli elettori stipulati ma non si è mai sentito autorizzato a tornare dagli elettori per scusarsi o per dimettersi. Non può dimettersi, in quanto ha costretto lo Stato a lavorare a pieno regime per farlo rimanere fuori dal carcere. Si dichiara disposto al dialogo con l'opposizione e poi continua imperterrito a farsi gli affaracci suoi. Nonostante tutto, stando alla precaria situazione di oggi un'Italia senza di lui è piuttosto difficile da immaginare. Ha plasmato a sua immagine e somiglianza una fetta troppo consistente dello stivale. Povera Italia.

sabato 30 gennaio 2010

ITALIA IN CRISI? PROVE SEMPRE PIU' CERTE...

E'uscito il nuovo rapporto Eurispes Italia 2010. Abbiamo da oggi un'altra certezza in più relativamente allo stato assai precario della nostra povera Italia. Gli stipendi italiani sono attualmente tra i più bassi di quelli dei Paesi industrializzati. Dal rapporto si può leggere che "dalla classifica 2008 relativa alle economie che fanno parte dell'Ocse emerge che, a parità di potere d'acquisto, l'Italia occupa il ventitreesimo posto sui trenta paesi monitorati[...]." Il riferimento "base" è stato preso identificando il salario medio netto annuo per un lavoratore senza carichi familiari. Ci sono Stati con cifre più equilibrate delle nostre; fra le tante, ricordiamo Corea del Sud (39931 dollari), Regno Unito (38147), Svizzera (36063), Lussemburgo (36035), Giappone (34445), Norvegia (33413), Australia (31762), Irlanda (31337), Paesi Bassi (30796) e Usa (30774). Dietro tutti questi, molto più dietro per essere più esatti, c'è la nostra piccolissima Italia. Nel marasma degli stipendi medi dobbiamo accontentarci di 21374 dollari, corrispondenti a circa 14700 Euro. Siamo ventitreesimi, appunto. Ci collochiamo molto dietro tutti quei paesi europei che hanno retribuzioni nette annue che si aggirano mediamente attorno ai 25mila dollari. Fra gli altri Germania (29570), Francia (26010), Spagna (24632). Nonostante tutto, però, riusciamo ancora a superare qualche altro Stato: Portogallo, Turchia, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria e Messico. Siamo a cavallo, appunto. L'inerzia con la quale l'Italia può essere definito Stato ricco ed efficientemente retribuito sta, inesorabilmente, finendo. Percepiamo mediamente un salario inferiore di circa 18600 dollari rispetto ai coreani. Siamo distanti del 44% rispetto ai dipendenti inglesi, guadagnando ancora il 32% in meno di quelli irlandesi. Qualcuno oserà ancora dire che siamo uno Stato in salute? I dati dicono che, dalla base della piramide produttiva, non è affatto vero. Si attendono smentite.

venerdì 29 gennaio 2010

FIAT E CASSA INTEGRAZIONE: GIUSTA O PERVERSA NECESSITA'? QUALCHE LUNGA RIFLESSIONE...

La Fiat ha annunciato cassa integrazione immediata per circa 30mila lavoratori in seguito al dato per previsto calo delle vendite, in seguito alla conclusione della campagna degli ecoincentivi promossa dallo Stato. Cig che ha obiettivamente molto meno potere di presa rispetto a quella concessa all'inizio dell'anno scorso, quando la crisi economica aveva appena iniziato a mordere sulla pelle dei lavoratori costringendoli a qualsivoglia tipo di flessibilità o riqualificazione professionale. Sono passate 52 settimane di appoggio, potranno anche passare due anni. Nonostante tutto la Fiat ha scelto di fermare "momentaneamente" per 2 settimane gli stabilimenti di Mirafiori, Melfi, Termini Imerese, la Sevel, Cassino e Pomigliano. Ciò perchè "dopo il periodo positivo di fine 2009, si stanno drasticamente ridimensionando a un livello ancora più basso di quello registrato a gennaio dell'anno scorso, quando il mercato era in grave crisi". A ciò l'azienda aggiunge che si prevede che "questo andamento negativo continui" ritenendo quindi necessario "adeguare i livelli produttivi alla domanda". Ciò equivale ad un ridimensionamento necessario da imporre al mercato ed, ovviamente, a coloro che in primis compongono la base strutturale dei cicli di produzione stessi: gli operai, principi della forza lavoro. Provvede addirittura il Ministro Scajola ad affermare che la CIG non è opportuna, ma volta a rendere tutto questo periodo più difficile. Di pari passo, appunto, i lavoratori stanno protestando. Viene da chiedersi se tutta questa ribellione sia giusta o, quantomeno, giustificabile. Domanda giusta, quasi spontanea di fronte a situazioni come queste. In questi attimi i cassintegrati stanno assaltando uffici comunali, occupando tetti minacciandosi addirittura di darsi fuoco se non riceveranno ascolto. Tutto ciò prefigura e configura una situazione niente affatto facile, per l'appunto. Nel mentre, però, la Fiat cerca appoggio per consolidarsi oltre Italia, vagliando l'opportunità di entrare nel gruppo Saab. Il profitto industriale, è verità ufficiosa ma universale, è il fine minimo al quale un imprenditore ha l'abitudine di dover far tendere i propri guadagni. Di pari passo, però, pare ovvia la necessità che un gruppo imprenditoriale dovrebbe avere nel pianificare le proprie modalità di produzione e valutare le necessità della propria forza lavoro. L'amministratore delegato Marchionne ha inoltre dichiarato che era tutto quanto ampiamente previsto; nonostante tutto, però, i sindacati sono in notevole allarme e mobilitazione. Guglielmo Epifani è lapidario nel giudicare tale decisione: "C'è un tentativo di Fiat di radicalizzare la situazione, giocare pesantemente per sostenere i propri interessi, aprendo fronti sociali sempre più gravi e tesi. Stuppisce che fino a 2 anni fa si diceva che Termini Imerese andasse rilanciata. [...]Oggi si dice il contrario, con la stessa sicurezza." Dal quadro emerge che i lavoratori sono i primi che devono pagare, in questa situazione senza margine di miglioramento ed azione. Scavando più in fondo emerge la necessità di sapere con sufficiente certezza se la Fiat avesse o meno previsto questa situazione di grandissima crisi d'acquisto. Stando alle parole ufficiali di Marchionne sembra sicuramente di si. Da profano ma interessato, provo ad andarci maggiormente sotto. Per quello che riguarda la Fiat si può scrivere moltissimo. Nel dettaglio, però, è sufficiente soffermarsi su qualche punto di potenziale criticità. La Fiat detiene pacchetti azionari un pò dovunque. Fra le tante società che sono coinvolte dentro tale realtà aziendale emerge il nome della Exor. Tale realtà imprenditoriale si celebra così nel suo sito ufficiale: "EXOR S.p.A. è una delle principali società d’investimento europee ed è controllata dalla Famiglia Agnelli. Nata dalla fusione di IFI e IFIL, EXOR è la sintesi di una storia imprenditoriale fatta di oltre un secolo di investimenti. Quotata alla Borsa Italiana, con un NAV (Net Asset Value) pari a 6 miliardi di euro, ha sede a Torino ed è presente, tra l'altro, a New York e Hong Kong. EXOR è il maggior azionista del Gruppo Fiat e realizza investimenti con un orizzonte temporale di medio-lungo termine in diversi settori, prevalentemente in Europa, Stati Uniti e nei due principali mercati emergenti, Cina e India." Fonte: http://www.exor.com/ Scritto ciò, si osserva sul banner di presentazione un legame con la Juventus, nota squadra militante nella serie A italiana. Ricorrendo al sito ufficiale della formazione bianconera, per quanto riguarda il tema capitale sociale e azionariato emerge quanto segue: a) 60% del capitale gestito da Exor Spa; b) 32,5 % del capitale flottante; c) 7,5% del capitale gestito da LAFICO S.a.l.. Fonte: http://www.juventus.com/site/ita/FIN_infoperazionisti.asp Come si vede, quindi, il legame fra Exor, Fiat e Juventus è testimoniato ed acclarato anche ufficialmente. Se la Fiat deve tagliare, quindi, anche la Juventus avrebbe dovuto fare altrettanto. Non è però stato così, purtroppo. Il 2009 è stato per il club bianconero un anno di spese folli, così come gli anni precedenti e vicini alla nuova promozione in serie A. In totale in pochi anni pare siano stati letteralmente bruciati, anche alla luce degli zero tituli accumulati, oltre 180 milioni di Euro. Soldi che per buona parte provengono da Exor e che, quindi, avrebbero potuto trovare miglior collocazione fra le bocche degli operai attualmente in rivolta. Soltanto quest'anno, comunque, nel calciomercato la Juventus ha fatto registrare un rosso di oltre 37 milioni di Euro. Le domande, dinnanzi a sprechi come questi, sarebbero molte. Delegare Marchionne significa anche farsi rispondere da lui relativamente a sperperi come questi? La responsabilità è nelle mani della sola famiglia Agnelli? Può essere tutto od il contrario di tutto. Ciò di cui non si preoccupano sarà del periodo di cassa integrazione dei 30mila lavoratori FIAT. Belle cose. Pagano Diego dal Werder Brema 25 milioni di Euro e poi ridimensionano le vite di migliaia di operai con riduzioni di busta paga dovute a crollo di produzione. Continuo ad avere più di qualche dubbio.

giovedì 28 gennaio 2010

OLOCAUSTO 2010: UNA TRAGEDIA SILENZIOSAMENTE INFINITA

Ieri 27 gennaio 2010. Qualcosa che viene dimenticato per 364 giorni ritorna a farsi vivo, un giorno all'anno. Non bastano come sempre le buone intenzioni, non servono finti buoni propositi od assurde parole. Giusto ieri Elie Wiesel ha avuto parole di illuminante fuoco nei confronti della tragedia che in maniera ineguagliabile ha il dovere di essere ricordata: "C'è solo una parola che definisce la mia vita, che definisce ciò di cui la nostra generazione ha più bisogno: è la memoria. Senza la memoria la speranza non potrebbe esistere." Memoria e speranza sono, senza troppo guardare al fondo, i soli mezzi per sovvertire i pronostici di dimenticanza che i vincoli del tempo ci impongono. Quello che conta è resistere dinnanzi al passare degli anni, instaurare giorno per giorno importanti rivoluzioni. Cambiamenti che devono in primo luogo investire noi stessi. Non si può neppure rimanere indifferenti dinnanzi a certe tragedie. Il contrario dell'amore non è odio, ma proprio l'indifferenza. Essere vaghi e silenziosi dinnanzi a certi episodi equivale a perpetuarli senza coraggio di ammettere le proprie colpe. Sarebbe un pò come scagliare un'ultima pietra e pretendere poi di cavarsela nascondendo la mano. Un gesto ridicolo, da qualsiasi punto di vista la si guardi. Lo ripete Elie Wiesel in maniera significativa, rinnovando gli appelli a denunciarsi e battersi: "Ai più bassi livelli della politica e al più alto livello della spiritualità il silenzio non aiuta mai la vittima, il silenzio aiuta sempre l'aggressore." Viene da pensare che sia proprio così, senza ombra di dubbio. Qui, fra le mani dell'umanità intera, che tesoro di memoria rimane al 2010? Qualcosa di anche tristemente importante, ma onorato e celebrato in maniera veramente infima. Con il tempo che passa la forbice dei sopravvissuti si assottiglia sempre di più. Quasi tutti i superstiti hanno ormai superato la soglia degli ottant'anni; fra non molto non rimarrà più nessuno capace di raccontare l'esperienza vissuta sulla pelle. Attualmente restano 517mila reduci, concentrati specialmente fra Israele, Stati Uniti ed ex-Unione Sovietica. Sono un patrimonio inestimabile, verrebbe da supporre. In termini assoluti e quasi retorici, sicuramente si. Ciò che colpisce è che per il senso pratico dell'agire umano non è affatto così. Uno studio realizzato dalla Jewish Claim Conference (Jcc, la conferenza delle rivendicazioni ebree) mostra che moltissimi di loro vivono in una situazione di povertà anche estrema. Un numero di indigenti fra i reduci tendenzialmente prossimo alla metà del totale dei superstiti. Fra tutti i reduci se ne contano ben 259500 al di sotto della soglia di povertà. Sono diffusi specialmente fra Israele (74mila) ed ex-Unione Sovietica (120mila). Sul totale ben 104mila sono in povertà totale e necessitano di aiuto immediato. Quali possono essere le cause di questa realtà teoricamente folle? Molteplici, ma contemporaneamente assolutamente innumerabili. Rientrano come fattori di "colpa" l'educazione negata, le esperienze traumatiche del ghetto e dei campi di concentramento così come la perdita della famiglia che ha reso impossibile per i reduci la costruzione di una vita umanamente intesa come il più possibile indipendente. I superstiti sono divenuti testimoni ineguagliabili di un patrimonio che, proprio nel Giorno della Memoria, avrebbe il dovere estremo di venire preservato. Nonostante le moltissime conferenze e le moltissime buone intenzioni spese ieri se fenomeni come questi continuano e continueranno a persistere, qualcosa di piuttosto grande non starà funzionando a dovere. Le promesse come sempre si sprecano, così come si stanno sprecando le opportunità per salvaguardare questo inestimabile patrimonio che il tempo va spazzando via. Piangersi addosso e ricordare il male compiuto non serve a molto in episodi come questi. Sarebbe meglio vedere, in quei 364 giorni che esulano dal 27 gennaio, qualche seme piantato che in altrettanti anni di fatica potrebbe far consapevolmente nascere una pianta stupenda. Nel mentre, non siate indifferenti.

mercoledì 27 gennaio 2010

MEMORIA CHE SA DI SANGUE

L'uomo è la peggiore bestia di questo pianeta Terra. Ogni tanto, nella Storia, è passato di qua qualcuno che ha compiuto atti osceni tramite logiche che a parole è impossibile spiegare. Qualsiasi parola saprebbe di retorica per circoscrivere alla limitata mente umana lo scempio che un periodo storico fu capace di infliggere al genere umano intero. Cosa successe in un tempo ormai lontano è ancora oggi una vicenda su cui dibattono in molti. Si sono compiute riflessioni sulla filosofia (se così può essere purtroppo chiamata, nds) nazista, sul razzismo e sulla rincorsa alla razza ariana che troppo di brutto ha consegnato al genere umano. Devono saper tornare, nella nostra Storia di esseri umani, esistenze e profonde Resistenze. Ricordi di paura, schegge di timore che periodi come quelli possano tornare. La Storia deve essere un monito, una parentesi di chiusura indelebile ed incancellabile dinnanzi a certi indescrivibili trascorsi. Serve far sapere ad ogni costo al Futuro che verrà ciò che certe bestie umane riuscirono a compiere, non moltissimo tempo fa. Specialmente questo lavoro deve essere fatto da adesso in poi, in un periodo che vedrà i protagonisti di queste storie morire seguendo l'inesorabile ruota della vita. La Memoria è il patrimonio più grande che non deve mai volarci via dalle mani, nonostante il tempo possa fare di tutto per farci dimenticare. Di quella fase non voglio cercare nè protagonisti, nè ragioni. Credo che sia stato un gesto di pazzia globale, un periodo di folle incertezza che causò vittime innocenti tutt'ora sconosciute. Non esistono neppure numeri certi, non esistono neanche più molti testimoni disposti a rievocare quello che fu un marchio a fuoco impresso nelle loro anime. Voglio dire a me stesso che nessun autore e pensatore di queste stragi dovrà essere ricordato. Molti di loro, alla fine della recita di vita, non ebbero alcun problema nell'essere consegnati alla Storia per tutto il male compiuto. In fin dai conti che differenza potrà mai esserci in una mente folle fra l'essere ricordati per il male o l'essere celebrati per il bene compiuto? Nessuna diversità, nè tantomeno nessuna perfetta analogia. Le menti follemente negative non voglio ricordarle, fanno male all'equilibrio già precario del mondo. La Storia, la Memoria ed il Dolore sono tutte nei ricordi di coloro che hanno vissuto questa atrocità sulla loro pelle. Più di ogni altro racconto quello che più vorrei riportare alla memoria è la tristissima storia dei 20 bambini di Bullenhuser Damm. E'la storia di giovani vite spezzate per una follia indegna, è una macchia indelebile nei confronti di un periodo storico indefinibile a parole umane. La vicenda rimanda alla mente quanto male possa partorire questa nostra spietata umanità. 20 bambini ebrei - 10 maschi e 10 femmine - provenienti da Francia, Olanda, Jugoslavia, Italia, Polonia con un tremendo inganno furono inviati al campo di concentramento di Neuengamme come cavie umane per esperimenti sulla tubercolosi. In mezzo a questa vicenda la storia riporta anche i nomi di colpevoli che non avranno menzione. La damnatio memoriae latina è un rimedio efficace contro la follia. L'esperimento sui bambini, per un verso o per un altro, fallì. I bambini erano però ormai stremati, malati e fortemente debilitati. Con l'avversario inglese alle porte questi angeli senz'ali vennero tratti via con l'inganno e massacrati. Ci fu un processo, come ci fu quel massacro senza ragioni razionali od umane. Ci fu qualche bestia senza nome che disse: "I prigionieri del lager di Neuengamme ed anche i bambini messi a mia disposizione nell'autunno 1944 li consideravo degli oggetti. Per me non c'era nessuna differenza fra persone e cavie, anzi tra ebrei e cavie." Per chi volesse saperne di più in rete e nell'editoria sono reperibili numerose documentazioni su questo tragico episodio. L'uomo è capace anche di questo. Si può dire che sia tutto un discorso di menti folli, di ricordo che un giorno all'anno ritorna a bussare alle nostre menti. Si potrebbero dire tante cose; ciò che preferisco dire è che credo debba essere tutta una questione di scelte. Potremmo scegliere di non ricordare, potremmo scegliere di non sapere chi erano quei venti bambini trucidati. Potremmo renderci partecipi di una silenziosa e nuova uccisione, potremmo però pure evadere per un attimo dal nostro sordo, assurdo e continuo bisogno di distrazione. Non basta un giorno di fine gennaio a rievocare storie come queste, non basteranno mai nè voci nè altre lacrime per descrivere con sufficiente precisione quei dolori. Niente di umano potrà servirci; nulla che non sia la Memoria. La Memoria, il suo ruolo essenziale per l'essere umano su questa Terra. In nome di un passato oscuro provare a mettere in pratica, ciascuno nel nostro piccolo, quella nuova Dimensione che poco saprebbe rendere giustizia all'oscena oscurità di certi ricordi. Così come nella scuola del massacro c'è una lapide che riporta una scritta troppo eloquente: "Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani parla". Allo stesso modo ciascuno di noi dovrà parlare, ricordare, rievocare ed anche stare male. La Storia ci ha consegnato episodi orrendi come questi. Spetta a noi il compito di tenerli lucidi per le generazioni a venire, ben sapendo che è impossibile tornare indietro.

martedì 26 gennaio 2010

SUL GIORNALISMO E SULL'OPINIONE PUBBLICA: JOSEPH PULITZER INSEGNA ALL'ITALIA...

Sto leggendo un saggio di Joseph Pulitzer intitolato "Sul giornalismo". Nonostante lo abbia iniziato da poco, sono riuscito a capire molto più di quanto potessi mai pensare. Joseph Pulitzer (1847-1911) lasciò questa raccolta di saggi assai brevi a monito del mestiere da lui ritenuto più importante, libero e svincolato di tutti. Citando opinioni passate di autorevoli esponenti storici, Pulitzer riflette con lucidità sull'allora moderno ruolo dell'essere giornalisti. Citando Whitelaw Reid riassume così il mestiere del giornalista: "[...]Le occasioni che si presentano al giornalista sono inestimabili. A lui sono date le chiavi di ogni studio,l'accesso ad ogni famiglia, l'orecchio di ogni cittadino quando questi è tranquillo e in una disposizione d'animo ricettiva, un potere di approccio e persuasione che supera di gran lunga quello del pastore protestante o del confessore cattolico. Non sarà un profeta, però senz'altro- lo diciamo con riverenza- è una voce che grida nel deserto e che mostra la via. Non è un prete, ma le sue parole spaziano più ampie e lontane di quelle del prete, e predica il vangelo dell'umanità. Non è un re, ma del re si prende cura e lo educa, e la terra è governata da un'opinione pubblica che egli genera e plasma. Se attribuite importanza a questa buona terra che il Signore ci ha dato, se volete contribuire a questo straordinario processo di civilizzazione e di elevazione dell'umanità, prendetevi a cuore la cura e l'educazione del vostro sovrano.[...]" Da tale discorso emerge come il giornalista od il redatore debba essere capace di prendersi cura del tutto non mescolandosi però al tutto stesso. E' di fatto un'entità estranea alla massa, visualizzabile in un sistema a sè stante ma consapevolmente capace di essere del tutto libera. Libertà, appunto. Un giornalista libero rende servizio anche alla società stessa, rendendosi capace di costruire e plasmare opinioni e pensieri. Un giornalista deve saper essere protagonista del bene del suo Stato, conoscendo il percorso e le correnti che attraversano il suo popolo sovrano (ciò che meglio preferisco interpretare dal frammento di Reid, nds). Un giornalista degno di tale nome deve riportare a parole l'armonia e la musicalità della coerenza nel caos del mondo intero. Dovrebbe riuscirci, meglio scrivere così. Secondo Pulitzer è pure fortunato a fare un mestiere come quello: "[...]Il giornalista ha una posizione tutta speciale. Lui solo ha il privilegio di plasmare le opinioni, toccare il cuore e fare appello alla ragione di centinaia di migliaia di persone ogni giorno. Una delle prospettive più affascinanti. Il soldato può dover aspettare quarant'anni prima che gli capiti l'occasione giusta. Gran parte degli avvocati, dei medici e dei sacerdoti muore nell'anonimato, mentre ogni giorno si aprono sempre nuove porte per un giornalista che goda della fiducia della comunità e sappia come rivolgersi ad essa.[...]" Un giornalista è speciale, così come è speciale la possibilità che ha di influenzare le masse avendo a disposizione sempre nuove e privilegiate porte con cui conoscere l'opinione del mondo. Per essere speciale deve però essere svincolato, libero. Libertà equivale a filtrare al meglio le modalità per arricchire e far crescere l'opinione pubblica. In caso contrario la preoccupazione aumenterebbe. Ne è convinto lo stesso Joseph Pulitzer: "[...]Per quanto pericoloso possa essere che un plutocrate controlli un giornale per fini di gretto tornaconto, non è certo meno dannoso che siano demagoghi animati da obiettivi ambiziosi ed egoistici ad esercitare tale controllo. La gente sa, per infallibile istinto, quando un giornale è piegato a interessi privati invece che pubblici, e rifiutandosi di acquistarlo ne limita il potenziale nocivo. Ma quando un agitatore demagogico sobilla le "masse" contro le "classi alte" e si erge a fervente paladino del popolo contro i suoi "oppressori", attaccando la legge, l'ordine e la proprietà nell'intento di far proseliti tra gli scontenti e gli sconsiderati, allora il giornale può diventare un pericoloso strumento del male. [...] Il redattore, vero "giornalista" del futuro, deve essere un uomo di tale specchiata integrità da fugare ogni sospetto che possa scrivere o correggere contro le proprie convinzioni. Deve essere conosciuto come uno che preferirebbe rassegnare le dimissioni piuttosto che sacrificare i propri principi a qualche interesse economico. [...]" Guardando criticamente a tale pezzo, è evidente come ciò che ad inizio Novecento era il giornalista del futuro DEVE essere oggi predominante in questo presente. Nel 2010 dovremmo collezionare redattori attorno a noi, similmente alla definizione fatta da Pulitzer. Lo stesso definisce come un "pericoloso strumento del male" nasca quando un agitatore sobilli con la demagogia le masse aizzandole contro le travi portanti di una società. Assieme all'agitatore sono da condannare anche quelle forme di "giornalismo aggregato" che si muovono in direzione del servilismo demagogico disposto a distruggere i pilastri di una società. Non ricorda la situazione di uno Stato a moltissimi di noi familiare questa situazione? Personalmente, credo di si. Attualizzando tale discorso portando al punto centrale una personcina capace di minare la stabilità e l'equilibrio di travi portanti quali Costituzione, magistratura e Giustizia si trova un'evidentissima anomalia italiana. Discorso comunque soggettivo, si intende. Un demagogo mosso dall'egoistico interesse di evitare il carcere può rovinare un Paese, citando ancora Pulitzer. Attualizzando tale figura a quella personcina di cui scrivevo prima, poco altro è necessario scrivere. Influenzare l'opinione pubblica distraendola e debellare le istanze di ribellione annacquando il pensiero collettivo con allucinanti banalità sono modi irresistibili per addormentare il ruolo del giornalista. Pensare che Joseph Pulitzer scriveva cose come queste il secolo scorso fa davvero riflettere. Vedere il peggio di queste cose concentrate nella nostra Italia fa piangere.

domenica 24 gennaio 2010

SUI MERAVIGLIOSI DELIRI DEL MINISTRO BRUNETTA......

Da poco candidato a Sindaco di Venezia su caldo suggerimento dello psiconano, il signor Renato Brunetta non perde occasione per continuare a far parlare di sè. Pare abbia davvero un ego molto fragile per continuare ininterrottamente a sparare cose francamente pessime. Ha bisogno forse di un centro di gravità permanente concentrato su di sè; è incapace forse di rimanere nell'ombra della sana e normale amministrazione. Se Berlusconi ha detto che Rosy Bindi era più bella che intelligente, di Renato Brunetta la qualità che più spicca agli occhi degli italiani potrebbe essere l'altezza. Condizionale obbligatorio, si intende. E'tutta una questione di punti di vista. Intelligenza seconda solo ad un'altezza, intelligenza capace di pensare nell'arco di qualche mese idee che definire balzane è poco. Prima afferma, fra le troppe assurdità pensate, che per legge i 18enni dovrebbero uscire di casa obbligatoriamente. Assaltato da tutto e da tutti si giustifica difendendosi con uno scherzo, evidentemente architettato ad hoc. Ancora prima aveva affermato che una "Repubblica fondata sul lavoro" era una frase priva di senso: prima di tutto occorreva modificare la Costituzione per intero, secondo il suo autorevole parere. Oggi, non ancora pago, arriva ad affermare quanto segue: "[...]Fornire ai giovani 500 euro al mese di "sgravi, detrazioni sugli affitti, prestiti, ecc" per aiutarli a metter su casa da soli, lontani da mamma e papà.[...]" Non serve dirgli di smettere, neppure preoccuparsi per la sua salute mentale o per il suo ego così bisognoso di attenzione e considerazione. Non ci pensa neppure un attimo a continuare. Rincara la dose affermando che i soldi ai giovani sono da prendere "agendo sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni perché si deve dare meno ai genitori e più ai figli.[...]" Il Superman Brunetta afferma inoltre di avere previsto i più che ovvii attacchi dei partiti di opposizione e dei sindacati, rei di difendere i genitori. Evidentemente il supereroe nel fare affermazioni come queste non ha consapevolezza sullo stato attuale del Paese. L'Italia è un paese vecchio, quasi fossilizzato da certi punti di vista. I giovani, più che reclamare soldi da chi già ne ha pochi a disposizione dopo anni di fatiche, cercano posti di lavoro ed occasioni che mancano. Lui stesso, per dare il buon esempio, avrebbe potuto accettare di candidarsi alla poltrona di Sindaco di Venezia dimettendosi da Ministro dell'Innovazione (bella roba..., nds). Lui stesso avrebbe potuto lasciare parte del suo cospicuo stipendio a qualche opera o fondazione che fa l'interesse dei giovani. Borse di studio, corsi di formazione, ecc... La lista dei buoni propositi è molto lunga; nonostante tutto, a lui basta parlare, così tanto per fare. Ogni tanto, ne spara qualcuna. Sarà forse per la necessità di dare aria ai denti? Mi lascio il beneficio del dubbio. Ci pensano le forze dell'opposizione, ultimamente troppo silenziose, a rilanciare i dubbi: "Il governo fa correre il Paese dietro a palle perse e a proposte che si accendono e si spengono in 48 ore, come quella di oggi del ministro Brunetta." è il parere di Pierluigi Bersani, segretario PD. "Sono quindici anni di promesse non mantenute: ci hanno dato lo scudo fiscale invece della riduzione delle tasse, oggi arriva la promessa di 500 euro per i giovani da finanziare con le pensioni invece che con i soldi degli evasori." è l'opinione del leader IdV Antonio di Pietro. I Verdi ricordano all'esimio Brunetta che con 500 Euro al mese è un pò impossibile vivere con i tempi che corrono. Accerchiato da tutti è costretto a difendersi come può. Non servono parole per commentare l'assurdità di proposte come queste. Ciò che è certo è che, in un sistema dove denaro è debito e dove si succhia sempre più ai più indigenti, il collasso è molto facile da raggiungere. Siamo in inverno, un pò di freddo può dare alla testa. Dall'alto della sua statura è facilissimo prendere colpi d'aria pericolosi.

sabato 23 gennaio 2010

Come curare i tumori a costo zero?Chiedere alla Sanità italiana!

Mentre imperversa la necessità di cercare qualsivoglia legge ad-personam per tenere qualcuno fuori dalla galera non pare che gli interessi ed i bisogni dei cittadini siano in fase di ascolto. Fra cali di tasse promessi, revocati e di nuovo veicolati al benessere del bilancio non si vede ancora una luce in fondo al tunnel. Nel 2009 da poco terminato è stato riabilitato il Ministero della Sanità, fra le poche cose ufficialmente fatte per il benessere del popolo italiano. Ferruccio Fazio è diventato Ministro seguendo una logica di merito che ancora mi sfugge non poco. Fra le misure prese dalla Sanità nel 2010, è di ieri il Piano Triennale per la Lotta contro i tumori. Il cancro è un male che infesta i paesi dove il benessere è elevato; pare quasi un pegno da dover pagare per gli Stati più sviluppati. Le statistiche italiane non evocano un buon quadro della situazione in questi ultimi anni. Nel solo 2006 si sono contati 168mila decessi per tumori. Tale quantità è pari al 30% dei decessi totali. Tutto ciò dimostra inevitabilmente e senza appello come il tumore sia la prima causa di morte negli adulti. Sempre nel 2006 sono stati oltre 761mila i ricoveri, pari ad un 9,3% circa del totale. Da queste statistiche si evince, purtroppo, la cruda realtà che vede il cancro come uno dei principali mali italiani. Tumore che è altrettanto non equamente distribuito nelle zone d'Italia. Si hanno rispettivamente un 48% dei casi al Nord, un 26% del Centro ed un 15% nelle isole. Il resto nel Sud Italia. Nel piano triennale di cui riferivo sopra sono stati riassunti una serie di obiettivi riassumibili nei punti che seguono: a) rottamazione dei macchinari già esistenti per facilitare l'acquisto di tecnologie più avanzate; b) impegno a ridurre le liste di attesa; c) sforzo per ridurre le differenze attualmente esistenti fra le differenti zone d'Italia. Dinnanzi a punti importanti come questi non è, però, stato stanziato alcun fondo. Sarà un programma su cui lavorare gratis? Non penso, oppure non voglio crederci. E' tutta una questione di punti di vista. I dubbi possono rimanere, specialmente dopo che ci siamo visti derubare di 184milioni di Euro destinati a combattere un'influenza A che allo stato attuale delle cose ci fa (per fortuna, nds) sorridere. Una cifra imponente e capace al tempo stesso di rendere (de)merito alle logiche di risparmio presenti nel piano per la lotta ai tumori. Sullo stesso piano stanno, ovviamente, i cali ed i tagli alla Ricerca ed all'Università. Se a ciò aggiungiamo i 500milioni di Euro stimati come necessari per salvare lo psiconano dai plotoni d'esecuzione della giustizia, otteniamo un ammontare di cifre bruciate pari a 684 milioni di Euro. Da qualsiasi punto di vista la si osservi, non è affatto un insieme di spese piccole. Il neo-Ministro Fazio non ha fatto riferimento ad alcun soldo destinato a realizzare quei tre punti di cui si accennava poco sopra. Il Tribunale per i Diritti del Malato si mostra contento ma più che mai perplesso. "Siamo felici ogni volta che si predispone un piano pluriennale per la gestione di un'emergenza sanitaria, anche se adesso aspettiamo di vederne con maggior precisione i contenuti e di capire se sarà accompagnato da adeguate risorse finanziarie". E' questo il parere di Teresa Petrangolini, Segretario generale di Cittadinanzattiva. Si mostra, dinnanzi alle tematiche importanti per tutto lo Stato italiano e per gli italiani, un'insospettabile attesa. Dietro a questo grande attendere, invece, c'è però una grandissima fretta. Si sta correndo ad una velocità incredibile per salvare il Premier da qualche plotone che vuole consegnare la sua testa alla Giustizia ed alla Legge, uguale per tutti fuorchè per lui. I malati di tumore, si sa, possono attendere. Che Italia.

venerdì 22 gennaio 2010

STORIA DI UN PICCOLO GENIO(...O FUTURO CASO UMANO?)

Si susseguono storie di bambini che potrebbero essere resi incapaci di distinguere la strada che potrebbe condurli ad essere fenomeni od anche fenomeni da baraccone. Non si sa più da che parte inquadrare la questione: comunque vada, sono dei fenomeni. Hanno qualcosa in più, hanno un qualcosa nel cervello che noi comuni uomini non abbiamo. Scrivete pure quello che vi pare. Qualsiasi complimento si spreca con menti di tale calibro. Ho letto di un bambino che a 9 anni è riuscito a superare tutti gli esami per diventare un ingegnere in Microsoft System. E' indubbio affermare che sarà sicuramente il più giovane al mondo; è altrettanto indubbio affermare che i suoi genitori avrebbero potuto farlo maturare seguendo strade diverse. La sua storia è molto articolata, a dispetto della sua giovanissima età. Si chiama Marko Casalan ed è macedone. Al momento è impegnato a Skopje in un progetto che prevede la creazione di lezioni in HD in lingua inglese per tutti gli studenti. Sta lavorando a tale supporto di studio da circa un anno. La prima certificazione di Microsoft arrivò all'età di 6 anni. Nel mentre Marko è riuscito a diventare insegnante di informatica in una scuola elementare. Al prossimo salone "CeBit" di Hannover verrà presentata una ricerca del nostro giovanissimo ingegnere, nel quale mostrerà un elaborato su come far viaggiare un segnale televisivo in alta definizione attraverso connessioni internet tradizionali, eliminando il fastidioso effetto buffering. Nel mentre il piccolo Marko sogna di trasferirsi negli Stati Uniti, paese dove verrà sicuramente messo più a suo agio per sviluppare le sue già impressionanti doti. Dinnanzi a ciò, ho come sempre molti dubbi. Un bambino di quell'età ha diritto a sognare solo questo o ha soprattutto il dovere di sognare altro? Può buttarsi su qualcosa di meno importante, dall'ultimo gioco uscito all'ultimo capriccio da fare prima dei 10 anni. Il salto è grande, forse davvero troppo per la sua precoce età. Come potrà crescere vessato in un clima così poco consono ad un'anima ancora da plasmare? Come potrà sviluppare quel corredo umano necessario per non sprofondare in un mondo così schifoso? Ho troppi dubbi, davvero. Da fenomeno a caso umano: il passo è davvero brevissimo.

Italia e Giustizia: iniziate la conta delle vittime

Il terremoto è arrivato, come si prevedeva. Tanto per ridurre l'Italia ad un cumulo di macerie e cozzaglie di politicanti, è arrivato il gesto finale di uno psiconano che non vuole farsi processare. Il suo odio per i tribunali lo vede paragonare udienze a plotoni d'esecuzione, manco avessero tutti orrendi fucili puntati contro di lui. La sua credibilità politica è minima, per chi guarda al mondo dei fatti con occhi intelligenti. Sapere di più ciò che ha fatto approvare in questi ultimi giorni conferma ancora di più i sospetti che la parte viva dell'Italia nutre nei suoi confronti. Ha materializzato di fatto il rimedio vincente per la sua ossessione più grande: la sete di rimanere libero ed esente da processi. Va dovunque, scappa in qualsiasi posto pur di evitare il tribunale. Va in Abruzzo a mescolare propaganda populista e bisogni dei terremotati; gira il mondo. Rimane fuori dall'aula giustificandosi, strumentalizzando la brutta aggressione subita il dicembre scorso. Nonostante stia fuori dal tribunale trova però il tempo per stressarsi girando mezza Italia. Vola, viene e va. Passa di qua ed arriva di là, in un impavido gioco di incoerenza. Nel mentre, il Parlamento lavora per lui. Il Governo ormai non fa più gli interessi degli italiani; è diventato una macchina che si adopera a pieno regime per soddisfare le sue più balzane esigenze. Vuole evadere il carcere? Cerchiamo qualsivoglia norma o cavillo che lo renda immune assieme ai suoi più fidi collaboratori. Se qualcosa è anti-Costituzionale cosa importa? Basta rendere la Costituzione più "adeguata" agli interessi di chi vuole rimanere pulito. Confondono il "processo breve" con un miglioramento della giustizia, distraendo quegli elettori scarsamente informati che vedono in loro i patrioti italiani. Quello che non dicono è però che il sistema Italia sta andando a farsi friggere. Stiamo sui costi che questa riforma del "processo breve" porterà al bilancio italiano. Con il taglio, la morte e la sospensione dei processi verranno bruciati qualcosa come 500milioni di Euro. Soldi importanti, cifre imponenti che si sarebbero potute impiegare seguendo direttive migliori. Basti pensare a qualche altra misura anti-crisi, a qualche altro fondo da destinare ad Università e Ricerca. Rimanendo fedeli alle cifre si può mostrare che per qualcosa di più utile al Paese il Governo ha avvallato di spendere meno: a) Università -> 400 milioni di Euro racimolati nell'ultima Finanziaria; b) Agricoltura -> 100 milioni di Euro, nonostante si abbia un settore in profonda crisi e bisognoso di investimenti; c) Scuola -> 300 milioni di Euro. Il confronto è limpido, se rapportato appunto al danno erariale di 500 milioni quantificato dal senatore Casson. Se l'obiettivo è salvare uno solo ci riusciranno. Se volessero invece fare il bene del paese, potrebbero avere più qualche problema. Moriranno processi come quelli sui crac Cirio e Parmalat, se ne andranno processi come quello della scalata alla banca Antonveneta e Bnl. Se ne andranno dimenticate le morti bianche alla Thyssen, i morti per amianto, quelli per la clinica S.Rita a Milano. Tutto ciò per salvare quella stessa personcina che ieri toccava premuroso e quasi innamorato le teste di poveri bambini ignari e terremotati. Quasi quasi mi fa un pò schifo quella povera personcina. Anzi, senza il quasi quasi. E neppure senza l'un pò. Povera Italia.

giovedì 21 gennaio 2010

Italia, influenza A e tanta fortuna...

Gianni Rezza dell'Istituto Superiore della Sanità attribuisce l'insuccesso dell'influenza A ad una nostra fortuna. La pandemia si è auto-limitata, minimizzando il numero di contagiati ed il numero di morti effettivi. Se fino a qualche mese fa si parlava di potenziali milioni di morti, oggi viene detto con più di un beato/beota sorriso in faccia di riderci sopra. "L'influenza A non e' stato un flop, ma in Italia siamo stati abbastanza fortunati" è il suo parere. Poco importa se siano stati letteralmente bruciati 184 milioni di Euro con un contratto beffa per i cittadini italiani. Pochissimo importa se giacciano inutilizzate milioni di dosi in qualche magazzino nel quale vengano magari conservate seguendo trattamenti sbagliati. Poco ci importa di come quei vaccini, in caso di mutazione del virus, potrebbero diventare assolutamente inutili. Li useremo come soprammobili, non serve iniettarli nei corpi delle persone. Ciò che conta è che siamo stati abbastanza fortunati ad avere i nostri 4milioni di contagiati. Ci siamo tenuti per mesi e mesi le nostre belle televisioni ossessionate da fiumi di defunti già affetti da gravissime patologie pregresse. Nonostante tutto ciò, Gianni Rezza parla forse di una fortuna che non ha però contagiato le casse dello Stato italiano. Bilancio sociale sanitario devastato da cifre importanti che sicuramente si sarebbero potute utilizzare in differenti modi. L'epidemia, sempre secondo Rezza, si è auto-limitata. Nonostante tutto, qualche conferenza stampa fa l'allora vice-ministro Ferruccio Fazio parlava di vaccinazione tampona-pandemia. Viene clamorosamente smentito, a distanza di qualche mese, da un'influenza intelligente che ha avuto la capacità di controllare la propria espansione. Mi viene da sorridere, da non conoscitore di medicina quale sono. "Con un numero doppio o triplo di contagi anche i casi gravi sarebbero stati di più". Non ci potevamo arrivare, neppure seguendo la tanto amata legge dei grandi numeri. Avvicinandoci ad un aumento di contagi, pure i casi mortali sarebbero esponenzialmente aumentati. Sullo sfondo, come sempre, qualche rischio da dover mettere come pulci nelle orecchie dei poveri italiani. Si rischia un'altra ondata di contagi e dovremmo prepararci all'eventualità di proseguire le terapie di vaccinazione delle categorie a rischio. Ad ora, viene francamente da sorridere.

mercoledì 20 gennaio 2010

Curiosità e consapevolezza: ciò che non sappiamo

Creatività, operosità e libertà. In un mondo degno di essere vissuto, sono valori cardine su cui costruire una forma importante di cambiamento. Libertà attraverso diecimila forme trasversali, libertà attraverso valori essenziali su cui muovere il nostro tempo su questo pianeta. Più vedo i miei giorni passare, più vedo il mondo intero invecchiare. Lo pensava anche Einstein, quando diceva che "con gli anni capita meno spesso di essere meravigliati o sorpresi, ma anche di rimanere delusi." Il motore del mondo dovrebbe essere quindi la gioventù interiore perenne, intesa come senso quasi sublime capace di riassumere in se meraviglia, sorpresa ma anche cocente delusione. Solo con sentimenti come questi, infatti, il mondo riceve individui propositivi, efficaci e propensi a cambiare le cose od a migliorarle. La vecchiaia interiore prima che fisica degenera quindi il sistema. Ciò che potrebbe servire è la possibilità di continuare ad essere curiosi. La curiosità è il motore del mondo, la sola facoltà di pensiero che permette di tirare fuori dal cilindro dell'anima valori essenziali quali consapevolezza, attenta analisi e fine percezione del mondo esterno. Non smettere mai di interrogarsi per cercare soluzione ai problemi che ci franano, di tanto in tanto, sulla strada della vita. Perdere tempo prezioso a coltivare la sofferenza potrebbe essere anche una risorsa edificante, importante. L'appello e l'invito ad essere curiosi si spande da ogni dove, dall'alba dell'umanità intera. Sin da quando la selce fece scoccare la prima scintilla di fuoco, assieme all'uomo c'era la curiosità. Curiosità è tutto, curiosità è capacità di leggere fra le righe dello spartito musicale dell'universo intero. Curiosità è sforzarsi di non banalizzare nulla, nè predisporre qualche strumento di troppo per facilitarci la comprensione del mondo. Curiosità è pure qualcosa di inafferrabile ed inspiegabile. Curiosità è anticamera della paura, curiosità è anteprima del senso del Sublime che la narrativa inglese tanto ricercava. Nonostante tradizioni passate di primo livello, nel mondo oggi c'è molta meno curiosità a disposizione delle fauci umane. Albert Einstein, sempre lui come sommo genio moderno, descriveva il senso necessario di curiosità con parole essenziali e ponderate: "La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un pò quel mistero. Non perdere mai una sacra curiosità." Sullo sfondo, una pianta bellissima da coltivare e da non fare inaridire. E'troppo importante non farla morire.

martedì 19 gennaio 2010

Inno ai pezzenti del Grande Fratello

Accendendo il teleschermo di lunedì sera si trova il nulla. Per chi ha ancora quella malefica scatola nera in casa e non gode nè del digitale terrestre nè dell'appoggio del satellite, la persecuzione dello spaccio di demenza incombe inevitabile. Conduttrici vestite quasi fossero appena state prese dalla strada, pubblico urlante e delirante all'arrivo in studio del poveretto di turno. Gente che non sa fare un discorso logicamente sensato, persone incapaci di capire quanto schifo possa fare finire lì dentro per poi essere derisi e presi in giro da mezza Italia. Persone patetiche, autori che meriterebbero la galera per tutto il male che stanno facendo a questo Paese con trasmissioni così. Invadono i cervelli delle nuove generazioni con il vuoto pneumatico più assoluto, bombardano le menti dei futuri italiani con messaggi osceni, storielle di sesso e baci plasmate a tavolino e mai davvero provate. Stanno facendo scordare l'essenza dei veri sentimenti, stanno facendo dimenticare valori come la coerenza e la dignità. E' anche colpa di queste trasmissioni se l'Italia è messa così. "Grande Fratello" come trasmissione dei paradossi. Tutti lo criticano ma poi tutti lo guardano...Punte di audience televisiva impressionanti, se rapportate all'importanza dell'osceno messaggio che trasmettono. Vorrei potergli dire quanto mi facciano schifo, vorrei poter far capire a chi li guarda consapevolmente quanta finzione e quale schifo ci sia dietro messaggi privi di un senso umano importante. Vorrei poter vedere certa gente non in televisione, ma all'ufficio di collocamento come i troppi disoccupati di questi ultimi tragici periodi. Vorrei vedere 150 giorni di cultura al posto di cinque mesi di pu..anate come quelle cui stiamo assistendo forzatamente in questi ultimi mesi. Vorrei vedere una televisione che avesse una forte offerta di palinsesto, capace di differenziare la qualità dei contenuti da offrire ai telespettatori. Non vorrei mai sentire qualcuno dire di avere interesse nel vedere il Grande Fratello per il semplice fatto che la sera non ha altro da fare. Leggete un libro, ascoltate musica che faccia volare. Studiate, aprite qualche libro e cacciate i televisori fuori dalla finestra. La mer.a che mandano così potrà almeno stare nella strada. Sullo sfondo il messaggio lasciato da questi pezzenti. Cercano i punti di ascolto dell'AudiTel inventandosi ad ogni edizione qualcosa di più schifoso. Inseriscono personaggi macchiette, plasmano oscene storie di sesso, lacrime e sorrisi patetici. E' il trionfo della finzione che regala ai giovani cervelli sempre più vuoti con i quali fare i conti. Se l'Italia di domani sarà peggiore sarà anche per colpa di questi pezzi di mer.a. Proposte di matrimonio in diretta televisiva, banalizzazione di momenti importanti e sentimenti autentici. Non bastavano dieci anni di consecutive edizioni spacca-intelligenza; serviva abbellire ad ogni edizione il "sublime" contenuto della trasmissione con qualcosa di peggiore, di hot o semi-pornografico. Volgarità, nullafacenza e banalità sono le parole chiave ed i luoghi comuni di quella parte di Italia che emerge da trasmissioni come queste. Ciò che è in televisione è bello, come chi va in televisione è più furbo da chi ne è schifato o ne resta consapevolmente fuori. Non ho parole per descrivere lo schifo e l'indignazione per quella televisione, per quegli autori, per quelle persone che mettono volutamente in piedi carrozzoni osceni come questo. Ogni anno mescolano casi umani, figure patetiche e creature pietose. Insaporiscono il tutto con quel populismo e quella banalità che è tipica di un qualunquismo di fondo che da troppo tempo attraversa questa povera Italia. Pur di non guardarvi continuerò a fare miracoli e peripezie. Ve lo grido il più forte possibile, chissà se potrete mai sentirmi. Mi fate schifo.

lunedì 18 gennaio 2010

Fra cellule staminali e ricerca più di qualche passo in avanti...

La ricerca, qualora qualcuno non lo avesse ancora capito, può far compiere al mondo intero ed alla salute umana passi da gigante. Muovendoci incerti o rancorosi nel finanziarla potremmo a consapevole ragione dare avvio alla nostra involuzione più convinta. E' di un team di Seattle l'ultima grande novità in campo di cellule staminali. Un gruppo di ricercatori ha infatti creato un 'moltiplicatore' di cellule staminali del cordone ombelicale che rivoluzionera' l'esito dei trapianti di midollo per i leucemici. Ciò si traduce in un enorme passo in avanti per la salute degli esseri umani. Potrà coincidere con il salvare nuove vite, potrà coincidere con un'onta positiva immane per questo mondo ormai al palo. In sintesi questo moltiplicatore espande il numero delle staminali di un'unita' di sangue cordonale milioni di volte, cosicche' il trapianto e' molto piu' efficace ed in 14 giorni le cellule attecchiscono e cominciano a riprodurre le cellule del sangue. Tutto ciò proviene da Oltremare, con risultati pubblicati su una delle più importanti riviste di divulgazione scientifica, "Nature Medicine" appunto. A 2010 inoltrato, chi ha ancora dei dubbi sull'efficacia della ricerca e sulla ferma necessità di dover incrementare i suoi finanziamenti? Si attendono giuste e valide motivazioni.

domenica 17 gennaio 2010

Sul Valore della Scienza fra Haiti, Einstein e lacrime mal spese

Scrivere in questi giorni di Scienza e di progresso sostenibile è molto più facile e, sinceramente, largamente perbenista. Presi tutti come siamo a darci da fare per sostenere terremotati e bambini rimasti vittima di un'ingiustizia milioni di volte più grande di loro, non ci interroghiamo su ciò che potrebbe essere il nostro ruolo per evitare certe tragedie in tempo di "pace" o quantomeno tranquillità. Il valore della Scienza e del progresso scientifico è immenso, quantopiù necessario per tutti coloro che sono costretti ad avere meno per certe nostre assurde manie. Si vuole sempre di più, per poi non fermarsi a capire quanto quel di più possa esserci davvero utile. Finiamo come il Mazzarò di Verga, brandendo la nostra "roba" fino al punto di morte. Salvo poi, di quella stessa "roba", non sapere più che farcene. Siamo così, attaccati alla superficialità ed all'auto nuova. Attaccati allo schermo delle partite la domenica ed attaccati al perbenismo per sentirci meno male in tempo di tragedie. Consapevolmente è giusto che l'uomo agisca in tal modo. Altrettanto consapevolmente, però, la scienza potrebbe veicolare in maniera migliore le sue energie positive. Del positivo ruolo della scienza era convinto anche Albert Einstein, quando nel febbraio 1931 dinnanzi al California Institute of Technology affermava che: "La preoccupazione per l'uomo e per la sua sorte deve rimanere l'interesse prevalente della tecnica...perchè le creazioni della nostra mente siano una benedizione e non una maledizione per l'umanità. Non dimenticatelo mai in mezzo ai vostri diagrammi ed alle vostre equazioni". Proprio così, mi verrebbe da scrivere. Laddove la scienza non arriva in maniera positiva l'umanità ha sempre qualche problema. Non sono arrivate ad Haiti le consapevolezze di tecnologie anti-sismiche corrotte dalla mancanza di denaro e dalla povertà facile? Il risultato è sotto gli occhi di tutti, con una strage che si annuncia come una delle peggiori mai vissute dall'umanità intera. Qualora la scienza non bastasse, potrebbero servire efficaci piani di prevenzione od informazione fatti su chi ha veramente bisogno degli scienziati. Il ruolo della scienza e delle invenzioni tecnologiche, da qualsiasi punto la si guardi, è importantissimo. Ne era sempre convinto Einstein, in una lettera a Otto Juliusburger dell'11 ottobre del 1946: "Credo che l'orribile deterioramento nel comportamento etico della gente oggi derivi dalla meccanizzazione e disumanizzazione della nostra vita, un disastroso sottoprodotto della mentalità scientifica e tecnica. Nostra culpa!...L'uomo si raffredda più velocemente del pianeta in cui vive". E' un dato di fatto. Prima della tragedia su Haiti c'erano il gelo e l'ignoranza generale più totali. Molti non ne sapevano niente, fintanto che qualche ministro locale ha affermato che la tragedia ha giovato alla considerazione della situazione terribile dell'isola. La Scienza umanamente dimensionata avrebbe potuto tenere a mente tutto questo. Il compito importante che da molto i tecnici non assolvono è quello di abbassare i costi ed i prezzi delle loro invenzioni. Rendere divulgabile un'opera scientifica equivale a parlare la lingua del mondo: nel 2010 dovremmo saperle cose come queste. Da scienziato in erba ho visto molti tecnici fatti di numeri e non di umanità. Ho visto dimostrare, calcolare e progettare. Pochissime volte ho visto spiegare, responsabilizzare ed educare al peso della materia. Negli anni, dunque, la missione della scienza non è cambiata di molto. Citando sempre il genio Albert Einstein, si hanno dal 1952 parole importantissime e pesantissime: "Il miglioramento delle condizioni di tutto il mondo non dipende in maniera essenziale dalla conoscenza scientifica ma dalla realizzazione delle tradizioni e degli ideali umani." Così facendo si otterrebbero miglioramenti. Laddove scienza possa significare traduzione di altro, si potrebbe arrivare a ciò che abbiamo purtroppo sotto gli occhi. Il peso degli Scienziati e dei divulgatori scientifici in questo mondo infame è impressionante, essenziale e determinante. Se c'è ancora qualche speranza o qualche forma di salvezza, parte del merito va indubbiamente a chi traduce bisogno umano in invenzione tecnologica estesa alle moltitudini. Scienza accessibile, fiumi di consapevolezza e necessità di cambiamento: solo così potremo cambiare il corso di questa Storia umana.

sabato 16 gennaio 2010

Influenza A: il Punto da conoscere

Non è passato neppure un anno da quel giorno di aprile in cui venne riscontrato in un allevamento messicano una virulenta influenza capace di trasmettersi anche da uomo a uomo. Sembra invece passato tantissimo rispetto a tutti i proclami fatti, a tutto il diffuso terrorismo ed a tutte le campagne di "sensibilizzazione" promosse dai mass media. Con il senno di poi si stanno finalmente rivelando gli aspetti più osceni ed oscuri di questa vicenda. C'era chi paventava tesi complottistiche alla voce influenza A; con il senno di poi totalmente torto non avevano. Prima di partire con un'analisi dettagliata del problema e della sua risposta, vorrei fare l'ennesima riflessione sul valore del merito in un paese osceno come l'Italia. Di recente Ferruccio Fazio è stato promosso a Ministro nel riabilitato dicastero della Salute. Scritto ciò, viene spontaneo anche pensare che la sua sia stata una promozione figlia di brillanti risultati conseguiti nella gestione e nella prevenzione dell'allarme influenza A. In tesi alternativa, è più italiano pensare che sia stato investito di una carica piuttosto importante per alleggerire l'agenda appuntamento del pluriministro in-pectore Maurizio Sacconi. A conti fatti, propenderei per la seconda ipotesi che ho scritto. In aggiunta, allego qualche articolo "consapevolizzante", rintracciabile dalla Costituzione che qualcuno ha più volte ammesso di recente di voler modificare. Dall'Articolo 2 riporto quanto segue: "La Repubblica garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale". Da questo emerge dunque qualche caposaldo che dovrebbe essere ben presente in chi amministra o gestisce un bene importante come quello della Salute Pubblica. Muoversi di pari passo con le esigenze degli italiani pur continuando a garantire i diritti inviolabili dell'uomo. La trasparenza è un valore essenziale che riesce ad incastrarsi perfettamente con quella che è la necessità che l'uomo ha di avere diritti inviolabili su cui fare affidamento. Da qui si ritorna al fatto che Ferruccio Fazio è stato promosso a Ministro della Salute. Questione di merito, forse? O questione di evidente snellimento di impegni del collega Sacconi? L'allarme che ha dovuto fronteggiare, mettendoci chiaramente la faccia, è stato quello della già citata influenza A. A distanza di quasi dieci mesi quali somme è possibile tirare dalla modalità che si è adottata per combattere questa tragicomica pandemia? Guardiamo ai numeri della nostra piccola Italia. Sono state acquistate dosi per un totale di 24 milioni, mentre ne sono state distribuite solamente 10. Ciò vuol dire che 14 milioni di dosi sono rimaste COMPLETAMENTE inutilizzate nè potranno sperare di trovare in seguito futuro utilizzo. Difatti il virus dell'influenza A è capace di mutare con alta frequenza. Ciò renderebbe pressochè inutili i vaccini già precedentemente fabbricati. Se poi si potesse guardare alle condizioni nelle quali queste panacee sono state mantenute si scoprirebbero altri osceni scheletri nell'armadio. Fra le 10 milioni di dosi distribuite ne sono state consumate solo 865mila. A conti fatti sul totale di quelle acquistate, ne abbiamo impiegato il 3% circa. Ciò vuol dire che la pandemia ha prodotto vaccini che in Italia sono stati inutili per un buon 97%. Il piano di distribuzione alle regioni è stato fallimentare da qualsiasi punto di vista la si guardi. Scendendo nel dettaglio le percentuali di incidenza del vaccino sono scandalosamente variegate. Si va da un 21,3% dell'Emilia Romagna (154366 dosi somministrate/723784 dosi distribuite) ad un misero 3,1% della Valle d'Aosta (1127 dosi somministrate/21602 dosi distribuite). Accostando a ciò una necessaria riflessione sul come i vaccini siano stati mal distribuiti e mal conservati, abbiamo a sfavore della promozione di Ferruccio Fazio una prima tinta di netto demerito. Di pari passo, a distanza di dieci mesi l'influenza ha causato solo in Italia 210 vittime su un totale di 4,1milioni di contagiati. Ciò equivale a dire un tasso di incidenza dello 0,005% dei malati. Se a ciò si aggiunge la presenza di gravissime e già debilitanti patologie pregresse per i deceduti, il numero diminuisce esponenzialmente ancora. Un allarmismo che pare dunque a tutti gli effetti assolutamente ingiustificato. Specialmente in quei momenti dove le televisioni ed i mass media annunciavano migliaia di possibili morti ogni giorno. Se l'Italia se la passa male, altrove se la passano anche peggio. La Francia ha acquistato circa 94 milioni di dosi, per una spesa totale di circa 675milioni di Euro. Ne sono state impiegate solo 5 milioni, lasciandone 89 milioni inutilizzate. Oltr'Alpe hanno addirittura dovuto prevedere la necessità di "svendere" le dosi acquistate ad altri Paesi come Qatar, Egitto, Messico od Ucraina. Nei Paesi Bassi hanno acquistato 34 milioni di dosi ma attualmente contano di rivenderne circa 19 milioni, ovviamente ad altri Paesi. Pure qui si sta applicando la tematica dello scarica-barile. Ciò che qui giace inutilizzato andiamo prontamente a svenderlo altrove. Sull'altro fronte è possibile analizzare la questione inerente all'acquisto dei vaccini. E' evidente che è mancata da parte delle autorità governative la trasparenza sulle cifre impiegate, oltrechè sugli accordi presi con case farmaceutiche che, guardate la casualità, nella pandemia sono sempre rimaste il più possibile anonime. In Italia pare che la spesa quantificata ammonti a circa 184 milioni di Euro; ora ne parlano tutti. Ogni telegiornale si contende il dovere di cronaca e l'orgoglio di una verità difesa con un puntiglio che fino a ieri era pietoso. Una prima fetta di vergogna spetta a tutti i responsabili della comunicazione. Ieri allarmismo, oggi rivendicazione...per domani che dovremo aspettarci? Meglio non pensarci. Un'altra cosa rimasta sempre nel buio è stata la questione inerente il contratto stipulato con le divine case farmaceutiche. Il contratto, stipulato dal Governo e quindi rivolto in prima istanza a tutelarci, prevedeva fra i punti più discussi quanto segue: a) Possibilità per Novartis di ritardare la consegna delle dosi senza applicazione di penale; b) Pagamento alla Novartis di circa 24milioni di Euro in caso di non ottenimento dell'ok al commercio; c) Segretezza assoluta sul documento contrattuale stipulato; d) Eventuali effetti collaterali del vaccino sui pazienti a carico del Ministero; e) A pagare è lo Stato nel caso vi siano danni a terzi NON attribuibili a difetti di fabbricazione. Da ciò emerge come prima istanza l'assoluta disparità fra le condizioni attribuite agli stipulatori del contratto. Le case farmaceutiche sono state assolutamente esentate da qualsiasi responsabilità in base all'accordo stipulato. Qualcuno si ritrova debilitato in modo più o meno grave dal vaccino somministrato? Cavolacci suoi, la casa farmaceutica produttrice non ne risponde. Un bel modo per tutelare la salute dei cittadini, specialmente dopo che nel rimedio erano presenti in quantità considerevoli pure sostanze metalliche usate come adiuvanti. Alla luce di ciò, altra nota di demerito contraria alla promozione a Ministro di Ferruccio Fazio. Sullo sfondo, le case farmaceutiche appunto. Nessuno le ha mai viste, nessuno sa cosa e come abbiano trattato la questione al loro interno. Silenzio più assoluto, fuorchè un contratto che salta fuori troppo tardi. Nei loro bilanci economici, però, grazie a questa pandemia qualcosa è cambiato. In un contesto che le vede profondamente debilitate dalla riforma sanitaria di Obama demolisci-lobby ed in una situazione di crisi economica stringente e mordente, avevano fortissimamente bisogno di nuova linfa danarosa. Da ciò, verrebbe spontaneo pensare che abbiano concertato questa epidemia quasi ad hoc. Solo supposizioni sentite in giro: niente comunque di ufficiale. Ciò che è certo è che ora i conti delle case farmaceutiche scoppiano di salute. Qualche esempio? Eccoli serviti: a) Big Pharma: in 6 mesi incassati 60 miliardi di Euro; b) Roche: ricavi decuplicati a quota 2,6 miliardi; c) Baxter: 750 milioni di Euro in tasca grazie al business A/H1N1; d) Novartis: 1 miliardo di Euro in più grazie a pandemia; e) Gsk: fatturato extra vicino ai 3 miliardi di Euro. Come emerge dalle cifre sopra scritte, una quantità di incassi veramente impressionante. Di pari passo emergono moltissimi dubbi. Riguardo alla validità della promozione a Ministro di Ferruccio Fazio, altrettante nuvole in più. Ciò che è certo è che è stato uno scandaloso flop. Sul resto, sommate tutte le varie informazioni riassunte al meglio possibile in questa nota ed in quelle rintracciabili un pò in giro. Ai posteri l'ardua sentenza. Ciò che mi pare ovvio è che qualche diritto inviolabile dell'uomo non è stato garantito, a vantaggio del portafoglio gonfiato di qualche casa farmaceutica di troppo.

venerdì 15 gennaio 2010

Caro Berlusconi, non ti smentisci proprio mai...

Si era detto di una nuova fase, si era parlato di un Partito dell'Amore che avrebbe dovuto incarnare le volontà di cambiamento e rinnovamento degli italiani. Si era detto di un nuovo periodo di dialogo, efficace e costruttivo. Si era detto di isolare chi non fa il bene dell'Italia, inglobando nel dialogo politico chi lotta per rendere più positivo il sistema. Si erano dette tante cose da un non lontanissimo 13 dicembre. Nonostante tutto, a lividi e fratture guarite sembra tornato il solito nano di allora. Attacca tutti, accusando la magistratura di essere come quel Massimo Tartaglia che fu autore di quello spregiudicato gesto. Mi dica, signor Berlusconi, non è questo un palese ritorno a quella violenza che nel PdL avete voluto tanto deprecare? Se anche così non fosse, mi dica, l'Italia ha bisogno di queste affermazioni in questi momenti? Non penso proprio. Nonostante tutto, lei galoppa su queste convinzioni. Impegnato a più non posso per evitare processi e carcere, si sta dibattendo anche per illudere tutti quegli italiani che ancora credono in lei. Promette tagli a destra e manca per salvare il disastrato futuro delle famiglie italiane, salvo poi ritrattare tutto parlando di due sole aliquote che spariscono a loro volta in seguito a considerazioni riguardo la tragica situazione (come suo solito data per ereditata, nds) delle casse dello Stato. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani parla giustamente di colossale marcia indietro. Sui difetti di un'opposizione esistente solo quando anti-berlusconista si potrebbero scrivere pagine su pagine, meglio evitare. L'Europa sta svelando, l'uno dopo l'altro, tutti i bluff dello psiconano. Solo un mese fa il Financial Times scriveva fra le sue pagine quanto segue: "Il governo italiano sta trascorrendo più tempo a fare i conti con i problemi di Berlusconi che con quelli del Paese. Le dure decisioni necessarie per riformare l'economia e le istituzioni non verrano prese finchè egli rimarrà primo ministro." Un contratto con gli italiani che Silvio Berlusconi non ha rispettato, mai. Se molti dei suoi elettori avessero piena consapevolezza del fatto che il suo essere sceso in politica, dal 1994 ad oggi, è stato un continuo ricercare trucchi e rimedi per evitare la prigione voglio sperare che potrebbero lasciare quantomeno scheda bianca. Silvio Berlusconi non rappresenta la destra, ma simboleggia il rifiuto di un uomo a piegarsi al giudizio della legge. Ha tirato fuori dal cilindro conigli a tutt'andare assieme ai suoi ministri e tecnici. Signor Berlusconi, non è forse violenza illudere gli italiani per poi tradirli così come ha fatto lei in questi primi giorni di rientro politico? A mio, modestissimo, parere penso di si. Fa costruire un ponte sullo Stretto di Messina non desiderato nè voluto da alcuno, promette riforme utili per il Paese. Andando un pochino oltre, soffermiamoci sulla parola riforme. Tema importantissimo, appunto. Riforma è ricerca del nuovo, riforma è analisi delle condizioni attuali per migliorare il domani. Riforma è tutto ciò che in provvedimenti concreti è utile ad un paese per stare meglio. Ministro delle Riforme, in Italia, è tale Umberto Bossi. Costui è il leggendario "senatùr" della Lega Nord, sottospecie di formazione politica che non ha mai nascosto i suoi desideri di secessione ed indipendenza della grandissima "Padania" rispetto alla povera Italia. Che riforme utili all'Italia INTERA potrai mai far approvare o pensare un uomo che fino a qualche minuto fa diceva di voler fare gli interessi di un Nord estremo a scapito dello Stivale intero? Poco, molto poco... Violenza è pure avvallare le decisioni di un Ministro degli Interni che affronta la tragedia di Rosarno estirpando il problema con la più fervida apparenza. Gli immigrati si ribellano alle condizioni di vita insostenibili anche a causa di infiltrazioni mafiose nei tessuti produttivi? Il governo del fare fa ciò che è più facile fare per tranquillizzare gli animi: espellere tutti gli immigrati rintracciabili ed esistenti. Se poi le cosche mafiose rimangono e alzano alle stelle i prezzi di molti dei prodotti che noi tutti consumiamo, poco importa. Tutto ciò è difficile da estirpare, stando soprattutto ai paurosi tagli imposti alle Forze dell'Ordine che questo governo del fare ha avvallato. Governo che dichiara lo stato di emergenza per le carceri, salvo poi trascurare le cure psicologiche ai detenuti. In 13 giorni di 2010 si contano già 5 suicidi nelle prigioni. Tutti questi sono numeri silenziosi. Sullo sfondo questo nano che continua a lottare contro il carcere. Vuole cambiare la Costituzione, figlia dei valori della Resistenza che oggi ci rendono consapevolmente liberi, vuole cambiare la giustizia intasando le Commissioni Parlamentari per discutere di processo breve e legittimo impedimento. La parola ottimizzazione nel vocabolario del governo pare non esistere, a vantaggio di termini più nobili quali "semplificazione" (affidata, ahinoi, al signor Calderoli...) o "facilitazione". Tutto ciò che si può fare è estirpare i problemi nella loro più fervida e vivace apparenza. Tutto ciò che è complesso tace e non si combatte. Altrove qualcuno lotta per abbattere il muro dei compromessi e dei soffocamenti morali. Qui, invece, poco si fa per aiutare concretamente chi è sempre più al palo. L'importante è vivacchiare fuori dalla galera, per qualcuno che ha però la capacità straordinaria di saper essere uno fra i migliori imbonitori mai passati in questa Italia. Da quel punto di vista il Premier è un fenomeno assoluto. Aver stipulato e continuare a stipulare contratti con gli italiani senza mai rispettare una virgola di quanto promesso fa effetto, a pochi riuscirebbe l'impresa. Nonostante tutto, dopo quasi venti anni di fallimenti lui è ancora lì a combattere. Eppoi qualcuno parla di Partito dell'Amore e di nuova fase di dialogo... "Certi Pm sono peggio di Tartaglia". Per cortesia, abbiate la coscienza d'amor proprio necessaria per rimanere zitti.

giovedì 14 gennaio 2010

Haiti, 12 gennaio 2010: Per non rimanere Indifferenti

Si contano morti probabili a morti certi, dispersi certi fra sopravvissuti dati ormai per improbabili. Si è consumata una tragedia gravissima, in un luogo inadatto. Una tragedia che ha colpito gente ignara, povera fino al midollo, che non aveva alcun mezzo per difendersi o fronteggiare il pericolo sismico. E'stata una scossa di circa 30 volte superiore a quella che in quel di aprile 2009 sconvolse le terre dell'Abruzzo. Ce ne sono state altre, successive, di probabile assestamento. La cosa che più colpisce è che è stato un terremoto a bassissima profondità. E' stato individuato un epicentro a soli 15 o 20 chilometri di profondità da una città che con circa 4 milioni di abitanti racchiude la metà degli abitanti dell'intera Haiti. Haiti, appunto. Una terra strana, capace di vivere di controsensi e di orrende vicende. Una terra che ora sta vedendo cadaveri su cadaveri ammassati lungo le strade, impregnati di una mistura fra sangue e polvere. Haiti è un paese dove ora si sta scavando a mani nude, dove la verità ed il vero progresso non sono mai arrivati. E'stata per troppo tempo la terra di nessuno. Se ne parla solamente oggi, a tragedia ormai più che avvenuta. Ha avuto una storia complessa, articolata e molto definita per essere uno stato così piccolo. Fra i primi ad avere proclamato la propria indipendenza, è stata poi bistrattata dai governanti che fra truffe e brogli si sono susseguiti al comando. Il susseguirsi di amministrazioni incontrollate, silenziose e scellerate ha fatto emergere un paese dagli orribili paradossi, dove la vita media è di circa 50 anni e dove più della metà dei bambini più piccoli muoiono ancora in fasce. Ora non rimangono che terre desolate e devastate da un orribile scherzo del destino. Servono aiuti umanitari concreti, non promessi. Servono, secondo stime ottimistiche, circa 10 miliardi di dollari. Tutto ciò sarà utile in un primo momento, giusto per poter assistere chi ora viaggia pericolosamente fra la vita e la morte. Di ricostruzione, per ora, è impossibile parlare. Tre milioni e mezzo di persone che in un modo o nell'altro verranno colpite in uno Stato fra i più poveri al mondo. Si parla di oltre centomila morti, in quella che comunque andrà si configura come una strage fra le più atroci mai avvenute. Preghiere e pianti si vanno mescolando alle polveri di quelli che una volta erano palazzi di un paese troppo pieno di paradossi osceni. Andando per un attimo oltre alla tragedia avvenuta, è opportuno interrogarsi sul perchè siano così in vertiginosa espansione questi terremoti a bassa profondità. Secondo statistiche di non molto tempo fa, i terremoti erano così percentualmente classificabili: a) 85% a media profondità; b) 12% a bassa profondità; c) 100% - (85+12)% ad alta profondità. ll fatto che le onde sismiche stiano colpendo sempre più a bassa profondità dovrebbe far riflettere sull'attuale stato di salute del Pianeta Terra. Potrebbe anche essere causa di movimenti che coinvolgono anche la polarità presente nei minerali racchiusi nella crosta terrestre, in un periodo che come questo sta vedendo secondo alcuni una progressiva inversione magnetica dei poli terrestri. Sono considerazioni di un non-tecnico, quindi eventualmente assolutamente smentibili. Sullo sfondo rimane una Haiti distrutta. Una terra devastata a cui il nostro continuo silenzio di occidentali sviluppati e presuntuosi non ha mai reso piena giustizia. C'è una Terra che è al 203° posto su 229 fra i più ricchi al mondo, c'è un paese dove il 60% dei nove milioni di abitanti è da sempre senza lavoro. E' bastato un terremoto per scoperchiare il vaso di Pandora degli aiuti necessari? E' molto triste da pensare. In quel paese c'è da sempre una sottomissione dilagante, un'incapacità di reagire ai regimi che si sono susseguiti, l'uno di seguito all'altro. Ernesto Guevara diceva bene quando sosteneva che è facile controllare un popolo immerso in fiumi di ignoranza e non cultura. Ernesto Guevara diceva bene soprattutto perchè ad Haiti il 55% delle persone sono analfabete. Dove manca cultura, l'uomo diventa casualità e non casualmente perde il potere di ribellarsi alle ingiustizie. Il giogo è troppo facile. Haiti è un paese dove l'1% della popolazione controlla più della metà dell'intera ricchezza disponibile. Non c'è elettricità, non c'è acqua potabile. Haiti è la terra di quel Nessuno maiuscolo che fa rima con il nostro osceno ed indegno silenzio. Haiti è un paese che non è mai stato autorizzato ad essere tale. Sono arrivati i saccheggi nelle strade, stanno arrivando sciacallaggio e lotte per sopravvivere in questa terra di Nessuno. E' nostro dovere non rimanere indifferenti di fronte a queste stragi che vedono anche noi come mandanti silenziosi. Le tecnologie anti-sismiche se diffuse avrebbero ridotto il numero di morti. Se solo fossero state impiegate, viene da scrivere tristemente. La tragedia è appena iniziata, il pallottoliere dei morti sta contando sempre più veloce. Di pari passo, proviamo a mobilitarci tutti nel nostro piccolo. Non rimanere indifferenti è un passo enorme.

mercoledì 13 gennaio 2010

Il Cerchio senza Fine si spezza

Non pare esserci più una tregua per questo impalato genere umano. L'essere in balia di una Terra sempre più allo sbando non è assolutamente di conforto. Ogni tanto, giusto per ovviare ai nostri deliri di onnipotenza, arriva qualche tragedia naturale a ricordarci quanto siamo piccoli. In mezzo all'imprevisto il caos diventa totale e le nostre armi di reazione alle difficoltà si azzerano completamente. Passiamo dallo stato di comandanti del mondo a quello, improvviso e mal assimilato, di comandati dal mondo. Corriamo dovunque come biglie impazzite alla ricerca di non so quale logica. Si cerca una salvezza per il Pianeta nascosta poi dietro compromessi e logiche industriali da dover rispettare ad ogni costo. Senza tutto questo rincorrere un nostro bene assoluto pare impossibile. Non si sa più neppure da che parte stia quel Grande Spirito assoluto che fece tremare le anime degli Indiani d'America, quell'essenza concentrata fra rispetto e ringraziamento verso tutto ciò che ci circonda. Sembra addirittura, a giusta ragione, che tutto il progresso raggiunto fino ad ora sia da qualsivoglia punto di vista anche inutile. A nulla serve un'eccelsa conoscenza non radicata e diffusa, a nulla serve sprecare parole su parole per aiuti, soccorso e cooperazione internazionale. Dinnanzi a tutto ciò, si perdono le parole. Ogni tanto ci pensa un terremoto a restituirci la reale dimensione dei fatti. Tragedie che in certi casi si potrebbero evitare, specialmente se le conoscenze antisismiche di certe realtà si potessero "esportare" anche nelle terre più povere del mondo. Non si pensa mai abbastanza, in questo strano mondo. Si temono migliaia di vittime ad Haiti, in quella che prima dei dati certi si annuncia come un'incredibile strage. Quattro scosse tremende hanno fatto vibrare anche le nostre consapevolezze e le nostre finte ed assurde onnipotenze. "Tutto ha ballato, la gente urla, le case hanno cominciato a crollare". Non è un bollettino da film fantascientifico ma è il resoconto di un giorno non troppo straordinario. Si parla già di migliaia di vittime, puntualmente rivendicate da qualche prima pagina sui telegiornali. Basta tutta questa inoppugnabile apparenza? Non penso, non credo sia sufficiente neppure per tutte quelle associazioni umanitarie che da sempre si adoperano per costruire qualcosa anche con chi ha meno di noi. Non penso sia sufficiente soprattutto per tutti quei morti. Ciò che è certo è che il Pianeta sta male. Non è escluso che tutti questi fenomeni siano collegati l'uno all'altro, secondo qualche regola che ancora ci sfugge. Il Cerchio senza fine della Vita potrebbe passare anche da verità mal assimilabili come queste. Aggiorneranno le prime pagine dei giornali come fossero bollettini di guerra, fino a quando non tornerà a trionfare l'assoluto silenzio. Sullo sfondo, elementi di genere umano in rovina. Uomini dimentichi del fatto che tutto è collegato, secondo qualche formula a noi sconosciuta.

martedì 12 gennaio 2010

Che ne sarà di noi quando ve ne sarete andati tutti voi?

C'era, non molto tempo fa, qualcuno che disse che il mondo era in mano ai morti. Da un certo punto di vista, niente di più vero. Sono vissuti nei secoli molti più uomini di quei 6miliardi e rotti che vivono allo stato attuale. Sono state infatti tutte le persone che ci hanno preceduto a tracciare le linee storico-politiche nelle quali muoviamo ed indirizziamo i nostri passi in questa epoca, ritenuta da qualche sconsiderato moderna. Nonostante tutto ritengo che in qualche cosa di grande stiamo pian piano ritornando antichi. Tutto ciò forse perchè qualcuno dei vivi che potrebbe veramente insegnarci qualcosa di davvero importante se ne sta, lentamente ma inesorabilmente, andando. Il mondo è in mano ai defunti così come la nostra memoria ed il nostro essere uomini sono in mani esclusivamente nostre e del pensiero collettivo che ci circonda. Ogni tanto, però, questa memoria storica viene minata, indebolita. In questi ultimi anni, relativamente alla sola Italia, pare in graduale ma costante estinzione la consapevolezza di tutto ciò che il razzismo ed il nazismo apportarono al nostro tessuto sociale. Giusto qualche giorno fa, da ennesima conferma, è arrivato il monito dell'Osservatore Romano. Siamo ancora oggi razzisti, nonostante una Storia che dovrebbe insegnarci il netto contrario. Per colpa di chi? Nonostante tutto i morti che certe follie hanno causato non ci hanno insegnato veramente nulla. Se di tragedie come l'Olocausto non rimane memoria, che ne sarà del mondo e della consapevolezza dei futuri esseri umani? Niente, tragicamente niente. Quartieri su quartieri di indifferenza, ignoranza ed inconsapevolezza. La Storia pare qualcosa di pericoloso, di orribile, di evitabile. La Storia vera, quella fatta dalle persone che hanno tragicamente subito sulle loro piccole vite l'immenso corso degli eventi. Piccole formiche sotto una lente d'ingrandimento collocata in un estivo mezzogiorno: questa è la condizione che la storia ha regalato a molte vite. Ciò che rimane delle figure che hanno fatto il corso degli eventi è di solito poco o niente. Qualcosa che le salva è il loro diventare simboli. Riesci ad andare oltre il muro dell'indifferenza se e solo se vieni ricordato nel tempo, il più eternamente possibile. Un simbolo della Storia che fu e che mai più dovrebbe essere è Anna Frank, la ragazza che scrisse il celeberrimo Diario. Non importa neppure ricordare la sua vita, alle volte. E'sufficiente sapere per cosa divenne famosa per far saltare alla mente fortificanti consapevolezze. Seppe essere il simbolo della follia e della degenerazione di un male assoluto, di un cancro che sparse le sue più orrende metastasi in tutto il mondo. Accanto alla sua figura ci fu qualcuno che cercò di difenderla e nasconderla dalle inarrestabili persecuzioni naziste. Queste figure nella loro Resistenza seppero scrivere, in quella Storia di cui accennavo sopra, pagine davvero importanti. Anna Frank cercò da qualcuno che le era accanto protezione e sicurezza, poi però insufficienti. Ieri si è spenta la sola persona che ancora oggi avrebbe potuto testimoniare la tragedia e la follia di quegli anni. Se ne è infatti andata a 100 anni Miep Gies, l'ultima reduce di quel gruppo di persone che protessero proprio Anna ai tempi della persecuzione razziale. E'morta, ricoverata in un probabile silenzio, in una piccola casa di riposo in Olanda dopo i postumi di una caduta riportata nel periodo natalizio. Si è spenta, purtroppo. La vita come ruota che gira vuole anche questo, per tutti. Ciò che non deve morire mai, però, è la consapevolezza che vite come queste ci devono lasciare dentro nel miglior modo possibile. Se il mondo potesse rimanere solo in mano a queste persone potrebbe essere di gran lunga migliore rispetto a come si presenta oggi. Un ricordo doveroso per una persona che seppe resistere e difendere valori veri in un periodo nero per l'anima, oltrechè per la Storia umana. Indifferenza ed inconsapevolezza crescono putroppo rigogliose nelle nostre lande ormai desolate. Non appena la ruota della vita passerà a prendersi anche tutti i reduci da certe maledizioni mondiali, non oso pensare a quante dimenticanze potrebbero sorgere. Meglio non crederci, qualcosa può ancora cambiare. Guardiamo in alto, basta volere che un altro Sole sorga.

domenica 10 gennaio 2010

Sarà solo genialità?

E' acclarato che certe persone hanno, rispetto alla normalità, una qualche marcia in più. C'è chi in passato ha chiamato quella spinta in più talento, chi genio, chi ancora esercizio. Il solo dato di fatto è che alcuni uomini hanno dentro un qualcosa di superiormente innato. La "colpa" di questo qualcosa in più può essere attribuibile a cause di vario tipo. Ricordo a titolo di esempio la sindrome dell'autismo, che in alcuni casi può condurre ad uno spiccato eccellere in qualche capacità a scapito però di molte altre essenziali per i normodotati. Ne sono esempio la capacità di socializzare, esprimere le proprie emozioni od i propri sentimenti. Chi è puro diamante in qualche disciplina ha quasi sempre problemi di qualche tipo nel gestire e relazionare il proprio sapere e la propria anima con il mondo intero. Quel perenne colpo di genio deriva forse da qualche cellula cerebrale mal collegata, da qualche rete nervosa funzionante ad impulsi elettrici più frequenti. Si può essere talentuosi e diventare poi geniali dopo un assiduo percorso di esercizio, disciplina ed educazione alla fatica. Chi non si abitua allo sforzo prolungato difficilmente può dirsi davvero geniale. Una cosa che mi ha sempre affascinato è l'età alla quale è in grado di manifestarsi l'esistenza di capacità geniali. Dando per assodato che un genio viene riconosciuto come tale solo quando porta le sue idee e le sue concezioni al di fuori di sè, si può affermare con certezza che l'essere geniali è palesemente una virtù che viene assegnata dal mondo esterno. Posso fare riferimento al pittore Vincent Van Gogh, capace di essere riconosciuto come eccelso pittore solo a morte avvenuta; fu definito geniale dopo una vita di fatica, stenti e problemi anche mentali. C'è anche chi oggi però, in questo mondo esterno, si adopera per violentare od ammazzare il genio che è racchiuso in qualcuno di noi. I falsi miti ed i falsi valori nei quali siamo oggi immersi annegano qualsiasi possibilità di emergere, a patto di non sopportare di buon grado quello sforzo prolungato di cui sopra. Per essere genio servono dunque attitudine allo sforzo, riconoscimento e valore attribuiti dal mondo esterno, esercizio con soprattutto stimoli favorevoli provenienti dal cosiddetto "environment". A tal proposito, sono piuttosto scettico ed impaurito quando leggo di certe notizie e di certe vite fatte passare per fenomenali ancora prima della loro effettiva maturazione. Ho letto di quel ragazzino prodigio inglese, tale Arran Fernandez, che ha superato il test di ammissione all'ateneo di Cambridge a soli 14 anni. Ora deve affrontare in più un ulteriore esame per entrare al Fitzwilliam College. Come se non bastasse ho pure saputo che questo ragazzino non ha mai frequentato scuole ed ha imparato tutto da autodidatta a casa. Dinnanzi a fatti come questi, cosa si può pensare? Personalmente, niente di positivo. Con una vita segregato in casa e lontano dalla palestra di vita scolastica come può diventare la visione del mondo per un futuro uomo? Sarà anche dotato, è indiscutibile. Non sarebbe stato meglio, però, lasciare che fossero anche la sua consapevolezza e la sua maturità di uomo ad emergere? La priorità, soprattutto per i genitori, pare la genialità. Ne è convinto sostenitore soprattutto suo padre, non so bene con quale lucidità mentale. Egli è infatti certo che Arran batterà il record di William Pitt the Younger, precoce uomo politico britannico vissuto a cavallo fra '700 e '800. La genialità si misura in necessità di battere record? Non credo proprio, signor Fernandez. Dietro questa "necessità" di test e concorsi non ci sarà una megalomania genitoriale? Ogni dubbio è lecito dinnanzi a fatti come questi. A parer mio così facendo si potrebbe solo costruire un genio condannato per tutta la vita a rimanere "in erba". Impossibilitato a sviluppare maturità e consapevolezza che si acquisiscono solamente NON bruciando le tappe della vita, il piccolo Arran potrebbe rimanere eternamente bambino. Credo che anche questi test imposti siano una forma di violenza. Esempio di genio non umanamente ed adeguatamente formato? Basti pensare a Michael Jackson. Cantante eccelso ma uomo mai divenuto pienamente consapevole di sè. La sua vita fuori dalle luci della ribalta ne è la miglior testimonianza possibile. Dietro tutto la vita di Arran, questo piccolo 14enne condannato a dover essere solo genio della matematica. Se poi diventerà un uomo rovinato, non importa. Ciò che conta è vederlo fra giornali, televisioni ed università. Complimenti ai genitori, davvero di cuore. Vergognatevi, ma è un parere personale.