lunedì 6 settembre 2010

RITORNA IN VOGA IL NUCLEARE...

La voce trasversale a più schieramenti ritorna in Italia per celebrare il nucleare, ritenuto più che mai necessario.
A detta di veri o presunti "esperti", lo Stato non può più farne a meno.
E' una risorsa troppo preziosa da sfruttare, seconda solo alla sicurezza ed all'affidabilità degli impianti di produzione e smaltimento delle scorie.
Dopo qualche mese di silenzio, la miccia si è infatti riaccesa.
Tutto merito di risultati esposti in una ricerca realizzata da "The European House Ambrosetti" per conto di Enel ed Edf.
Presentandone gli esiti nel Workshop di Cernobbio, sono stati divulgati valori ritenuti di bella speranza.
Secondo lo studio, il nucleare potrebbe portare al disastrato bilancio italiano un risparmio da 4,5 ad 11 miliardi di Euro l'anno.
A conti fatti, nel giro di due anni e qualche mese si potrebbero depennare gratuitamente cifre pari a quella dell'ultima manovra finanziaria, od ancora ai tagli annuali fatti dal duo Gelmini-Tremonti all'Istruzione.
In un arco di tempo pari a 10 anni i costi di produzione si potranno ridurre di oltre 69 miliardi di Euro, mentre le emissioni di anidride carbonica crollerebbero fino a 381mila tonnellate.
Sarebbe inoltre previsto, sul medio termine, un taglio alle bollette relative ai costi dell'energia fatta pervenire nelle realtà italiane.
Il piano attualmente in corso d'opera, previsto e strutturato dal Governo Berlusconi, prevede l'inizio della costruzione entro il 2013.
Saranno, nel numero attualmente previsto, 8 con una capacità da 1600MW raggiunta entro il 2026.
Il costo necessario per accollarsi la costruzione delle centrali ammonterebbe ad oltre 40miliardi di Euro.
Secondo questo "partito" trasversale, il ricorso al nucleare rappresenta la chiave di volta per la competitività del Paese.
Ne è convinto, da esperto assoluto, lo stesso Ministro Tremonti:
"Si dice che l'Italia è un pò debolina sul PIL, ma è perchè noi competiamo con Paesi che hanno il nucleare. Dobbiamo farlo anche noi. [...]"
Dalle parole del ministro si capisce che la causa di debolezza economica è strettamente collegata all'esclusiva mancanza del nucleare.
Concetto da altro mondo, appunto: gli sprechi a bilancio vengono da miriadi di scelte passate sbagliate, non frutto esclusivamente di una cultura dell'atomo mancante.
Il Partito trasversale dell'atomo ha, per fortuna, notevoli detrattori. Uno di essi è Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd:
"Quella della discesa del costo della bolletta è un'enorme frottola. Senza un forte sostegno pubblico l'attuale nucleare non è competitivo ed i costi ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani, che già oggi ogni anno pagano 400milioni di Euro sulle bollette elettriche per smaltire le scorie del vecchio nucleare."

Al partito del nucleare non vanno, però, in testa due problematiche estremamente semplici:
  1. come gestire, ammortizzare e smaltire le scorie nucleari;
  2. con quanti e quali fondi comprare le score di uranio necessarie per avviare il ciclo operativo delle centrali;

L'Italia, votandosi al nucleare, avrebbe come prima urgenza quella di reperire materia prima "necessaria".

Ai primi posti tra i Paesi da cui si potrebbe comprare, l'Italia non c'è.

I primi fornitori mondiali di uranio sono infatti Australia, Kazakistan, Canada, Stati Uniti e Sudafrica.

Altra tematica interessante è che, a fini energetici, il nucleare è una risorsa capace di produrre solo energia elettrica.

Incidendo per un 23% sul bilancio mondiale, non si spiega completamente dove potrà mai avvenire tutto questo calo di emissioni inquinanti.

L'ennesima questione che si evita è, invece, la più importante.

Perchè rincorrere un nucleare potenzialmente rischiosissimo quando si può vincere la sfida energetica ricorrendo ad un incremento della green economy e delle energie rinnovabili?

L'Italia, nello specifico, potrebbe essere uno dei Paesi in cui il fotovoltaico potrebbe ricoprire l'intero fabbisogno energetico senza sforzi.

Sarebbe sufficiente ricoprire lo 0,8% circa del territorio di pannelli d'ultima generazione, per consegnare il Paese in mano ad una risorsa sicura, innocua e, soprattutto, infinita.

Eppure, nonostante le potenzialità, il partito del nucleare rimane purtroppo in voga.

Sarà colpa di esperti un pò troppo improvvisati?

domenica 5 settembre 2010

CONTESTAZIONE A SCHIFANI? ASCOLTARE, SENZA PERO' GIUSTIFICARE, QUESTA "PARTE INTOLLERANTE"...

Schifani contestato alla festa nazionale del Partito Democratico; scritta così, sembrerebbe una cosa assolutamente normale.
Sarebbe quantomeno lecito, specialmente dinnanzi a chi sostiene senza nè pesi nè misure l'avversario corruttore avendo nutrito anche, in passato, conoscenze ed amicizie assai dubbie.
Nonostante tutto questo, però, nella situazione di ieri c'è un qualcosa che fa attrito.
Permane, in situazioni come quella verificatasi, un qualcosa che va oltre il semplice confronto politico.
Era significativo il titolo dell'incontro tra Fassino ed il Presidente del Sentato: "Le istituzioni alla prova".
Titolo significativo in quanto, a fatti avvenuti, qualcuno considera la prova non superata.
Molti altri considerano la prova non superata, ma da troppo tempo.
Purtroppo vuoti e privi di senso certi richiami fatti dall'esponente Pd:
"Provate ad ascoltare...Noi abbiamo definito squadristi quelli che si stavano organizzando per andare a contestare Fini a Mirabello".
Al di là di una ragionevole e dovuta replica, in altre vesti moltissimi esponenti del Pd sono i primi a dire di non ascoltare esponenti del PdL in fibrillazione.
Non si deve mai dimenticare, però, che le Feste de L'Unità (Festa del Pd è un concetto troppo elitario, nds) sono una platea di confronto, ascolto e dibattito.
Dovrebbero essere luoghi in cui gli stessi ascoltanti hanno pieno diritto di esprimere consenso o dissenso.
La chiave di volta deve essere il diritto di espressione, in piena ed assoluta civiltà.
Tutto ciò perchè è la democrazia a dirlo e, giustamente, pretenderlo.
Nonostante tutto, l'intolleranza mostrata ieri da quei pochi o molti contestatori DEVE avere una radice sensata; la parte intollerante in ognuno di noi ha un fascino tutto particolare, ed è capace di sentirsi sollecitata quando è necessario.
Per i contestatori, forse, ieri era necessario. Ce lo ricorda anche Caparezza, in una sua canzone-capolavoro:
"Trovo molto interessante la mia parte intollerante che mi rende rivoltante tutta questa bella gente"
Ciascuna parte intollerante ha una qualche forma di interesse, sempre meritevole di ascolto.
Contestare è lecito, dunque.
E' lecito senza però, mai, oltrepassare limiti di civiltà e convivenza democratica.
Lasciar parlare il Presidente del Senato era doveroso, quantomeno per poter avvertire ancora di più la vera differenza che esiste tra sinistra e destra.
Nonostante tutto ciò, la contestazione è avvenuta con toni esasperati.
Esasperati, così come altrettanto esasperata è la parte intollerante di una larghissima fetta di Italia.
Esasperata è la parte intollerante che è figlia di una condizione sempre più inaccettabile per moltissimi italiani.
Esasperato è il tentativo fatto dal Pd di invitare ad un dialogo costruttivo un Presidente del Senato che, nonostante la diversità di opinione, accetta il confronto.
La difficoltà che risiede nell'accettare passivamente il confronto con certi personaggi risiede, forse, nella plurivalenza che queste persone rivestono nel tessuto statale italiano.
L'attrito risiede forse nel contestare un Presidente Del Senato che, sotto il lato umano, ha avuto frequentazioni e trascorsi piuttosto dubbi con esponenti di dubbia lucidità e trasparenza.
Attrito evidente, nel senso che contestare il primo è ritenuto sbagliato, mentre avere qualcosa da "chiedere" al primo è assolutamente lecito.
Il problema è, forse, tutto qui.
A sentirlo ieri, eppure, qualcosa di buono lo stava anche dicendo:
"E' stata l'estate dello scontro, dell'imbarbarimento. [...] Se non fosse possibile ricomporre (il PdL, nds) tutto torna nelle mani del Capo dello Stato, un grande statista. Lui è garante della Costituzione, lo è sempre stato. Ha dimostrato di esserlo in maniera impeccabile in ogni momento della vita del paese. E'un grande statista, ha un grande senso di responsabilità e saprà lui fare le scelte migliori nel caso in cui la maggioranza dovesse andare in crisi. [...]" Discorso diverso è invece quello di cercare, nel marasma totale, i veri colpevoli di questo imbarbarimento e di questa Italia "intollerante" che va esasperando le proprie manifestazioni di dissenso.
E' forse questo il vero problema.
E' un problema che ha tinte esasperate, drammatiche e senza uscita.
Ha il colore del popolo viola, ha la voce del multimedialmente affermato Beppe Grillo; il male diffusamente percepito è forse lecito che si concretizzi, in modi magari sbagliati, anche in Feste de L'Unità.
Le dichiarazioni rilasciate dal leader del Movimento 5 Stelle dovrebbero, purtroppo, parlare chiaro alla classe politica del Paese:
"Questo è solo l'inizio. Devono rendersi conto che è finita. [...] Io non sono l'autore o il sobillatore, io interpreto quello che vedo e che sento: la gente non ne può più."
Il malessere deve essere affidato alla voce di Grillo e non a quella di rappresentanti politici d'esperienza e, si auspicherebbe, di coerenza?
Il mistero è aperto, la risposta è scontata, a parer mio.
La sobrietà nelle contestazioni va, forse, di pari passo allo stato di sopportazione degli italiani.
Ne è consapevole lo stesso Napolitano, riprendendo una nota alla contestazione svoltasi ieri:
"Il tentativo di impedire con intimidatorie gazzarre il libero svolgimento di manifestazioni e discorsi politici è un segno dell'allarmante degenerazione che caratterizza i comportamenti di gruppi sia pur minoritari (ne siamo poi così sicuri?, nds) incapaci di rispettare il principio del libero e democratico confronto e di riconoscere nel Parlamento e nella stessa magistratura le Istituzioni cui è affidata nel sistema democratico ogni chiarificazione e ricerca di verità."
Allarmante degenerazione, appunto: si tratta forse di una degenerazione, però, a suo modo altrettanto dotata di giustificazioni e ragioni.
Al di là di qualsiasi giudizio, per la parte intollerante italiana "Le istituzioni alla prova" hanno già fallito in partenza.
Non c'è bisogno di dibattere troppo a lungo.

sabato 4 settembre 2010

ECONOMIA, LAVORO CHE MANCA ED ITALIA: DA TRENT'ANNI LA POESIA NON E' CAMBIATA

La crisi economica sarà anche finita, a detta di qualche Ministro.
Passato il picco critico, nulla toglie che rimangano strascichi enormi da rattoppare.
Le soluzioni rincorse dalla politica hanno visto iniezioni di incentivi al mercato dell'automobile, capaci di produrre solamente incrementi a singhiozzo sulla domanda di mercato.
Ad incentivi dismessi ci sono state paurose decrescite, fino a raggiungere minimi storicamente mai toccati.
Chi si ricorda più di quella, tanto pubblicizzata, social card?
Avrebbe dovuto essere panacea nel welfare dei meno abbienti, soprattutto anziani.
Avrebbe dovuto ricostruire, con iniezioni periodiche, il potere d'acquisto minimo di italiani altrimenti alla canna del gas.
La drammaticità della situazione era stata, a propaganda, tappata con il tanto conclamato piano per investimenti sulle case.
Chiunque avesse voluto, avrebbe potuto ampliare casa, con pochi problemi di condono ed abusivismo edilizio.
Crisi economica che ha fatto tacere, poi, il governo, su contratti capestro per i diritti dei lavoratori.
Ad oggi, a picco critico finito, ci ritroviamo con futuri pugni di mosche nelle mani.
Con un Ministero allo Sviluppo Economico affidato ad interim ad un corruttore, ci si ritrova in una situazione drammatica.
Si contano 400mila lavoratori in cerca di un futuro, 200 tavoli di concertazione per la crisi messi in piedi.
Si annoverano,senza alcuna enfasi, più di un milione di lavoratori finiti a casa.
E' triste non poterne fare nomi e cognomi; tutto ciò testimonia ancora di più la visione moderna per la quale l'operaio è solo cartellino o matricola.
E' triste vedere la base della piramide produttiva funzionale solo a catene di montaggio o statistiche.
Si contano 300mila giovani senza lavoro, su percentuali prossimo al 30% del totale.
Giovani disoccupati senza alcun finanziamento minimo, senza alcuna indennità di disoccupazione.
Tutto ciò, ovviamente, all'insegna della più assoluta flessibilità.
La testimonianza di un Paese senza futuro alcuno prende voce, purtroppo, dal trattamento subito dalle basi produttive.
Leggendo il bimestrale MicroMega n°5, ho trovato una poesia scritta da un operaio FIAT.
E' corta, dedicata a tutti coloro i quali già trent'anni fa dovevano sottostare ad equilibri già allora ritenuti critici e precari.
E' un componimento ad opera di tale Raffaele Scali, che riporto nel seguito:
"Addio compagni di lavoro e di lotta
in tanti anni abbiamo imparato
che l'unità di classe è indispensabile
Dobbiamo sempre lottare contro i padroni
ma la fabbrica comunque noi l'amiamo
La vogliamo pù bella e come la casa
per 8 ore al giorno ci viviamo
E nessuno può demolirla
Anzi la vogliamo più bella
più accogliente più pulita
è il luogo dove si passano
i migliori anni della nostra
VITA."
Stando all'attuale modernità, pare che agli uomini divenuti matricole sia stata tolta la vita.
Stando all'attuale modernità, che cosa potrebbe dedicarci il poeta operaio Raffaele Scali?

EINSTEIN E SCIENZA: RAPPORTO UMANO COME FATTORE ESSENZIALE

Operando nella scienza, capita non di rado di identificare il proprio ruolo con un qualcosa di simile al divino.
Chi crea, progetta o plasma un'invenzione realizza infatti, nel concreto, un pensiero; mette in piedi qualcosa che fino a pochi istanti prima poteva sembrare solo utopia.
Regole, neppure forse troppo esatte, permettono all'essere umano di raggiungere valori ideali con cui produrre pezzi meccanici, dimensioni auree e moduli con cui costruire macchine complicatissime.
Regole sperimentate fino all'ennesima potenza hanno, forse, illuso l'uomo di poter governare anche l'incontrollabile.
Nel tempo larga parte dell'umanità si è creduta superiore a qualsiasi, oggettivo, limite della natura.
Realizzando macchine sempre più veloci ha ridotto le necessarie sicurezze e consapevolezze nei guidatori.
Realizzando strutture e palazzi sempre più complessi e sempre più grandi ha trascurato canoni di sostenibilità e tollerabilità ambientale.
Da qualsiasi angolo del sapere si faccia scienza, non andrebbero mai trascurate le necessità di rendere tollerabili e di ridotto impatto negativo i traguardi raggiunti dal progresso scientifico.
In quanto uomini "in prestito" su questo pianeta, dovremmo avere la sacra responsabilità di trasmettere una Terra migliore di quella che abbiamo vissuto, a tutte le future generazioni.
L'umanità scientifica è un concetto che, per come si sono evolute certe dinamiche contemporanee, pare un concetto impossibile da perseguire.
L'aspetto umanista nello scienziato o nel tecnico dovrebbe essere ai primi posti nel "curriculum valoriale", se di questo si può scrivere con sufficiente consapevolezza.
Ce lo ricorda, con monito assoluto, il genio assoluto di Albert Einstein:
"La preoccupazione per l'uomo e per la sua sorte deve rimanere l'interesse prevalente della tecnica...perchè le creazioni della nostra mente siano una benedizione e non una maledizione per l'umanità.
Non dimenticatelo mai, in mezzo ai vostri diagrammi ed alle vostre equazioni.
[...] Perchè questa stupenda scienza applicata che risparmia lavoro e rende la vita più facile ci porta così poca felicità?
La risposta è semplice: perchè non abbiamo ancora imparato a farne un uso assennato." (Discorso al California Institute of Technology, febbraio 1931) "Il miglioramento delle condizioni in tutto il mondo non dipende in maniera essenziale dalla conoscenza scientifica ma dalla realizzazione delle tradizioni e degli ideali umani." (1952) La preoccupazione di chi fa scienza dovrebbe, per sommari capi, coincidere con l'amore per l'uomo e per il tutto che lo circonda. Stando a recenti, non episodici, fenomeni, pare proprio l'assoluta realtà?

giovedì 2 settembre 2010

A.C. MILAN: AMORE RITROVATO O MACCHINA ELETTORALE DA RIAVVIARE?

Il calciomercato di fine estate promosso dal Milan ha fatto sorprendere moltissimi; sono arrivati, nel giro di due giorni, giocatori di calibro internazionale quando per due mesi e ventotto giorni erano giunti in quel di Milano solamente miseri "scarti", provenienti da squadre di media classifica.
Lo strano percorso che ha fatto questa squadra deve far riflettere, ancora di più in proporzione alle devastanti furbizia e falsità del Presidente Silvio Berlusconi.
Deliri di fine estate? Non proprio, o quantomeno esagerazioni largamente condivise da persone intelligenti.
Faccio l'esempio de "Il Guerin Sportivo", unico giornale sportivo rimasto leggibile in mezzo a tutte le oscenità di oggi.
Nel numero di agosto, giudicando la campagna acquisti promossa dalla squadra, esprimeva giudizi impietosi:
"E' la fine di un'epoca
E' un Milan vecchio come il suo presidente, che ormai può solo raccontare quanto ha vinto e speso nel passato, aspettando l'opportunità di passare la mano.
Intanto, ubbidisce alla figlia e cerca di rientrare nei capitali, magari convincendo ex campioni come lui a spalmarsai gli ingaggi milionari su rinnovi spacciati per colpi di mercato.
E' stato imbarazzante vedere l'uomo che volò in Olanda a scoprire Gullit e Van Basten affannarsi per spiegare ai cronisti che Ronalidinho è il migliore calciatore del mondo. Un insulto alla storia rossonera, una prova di più che l'era di Berlusconi è finita da un pezzo, ma non si riesce a trovare l'uscita. Non siamo ancora arrivati allo smantellamento, ma poco ci manca. [...]"
Esprimendo valutazioni oggettivamente negative, l'allora mercato estivo della squadra si basava su pochissimi ed arrangiati acquisti.
Nello specifico, prese in prestito il portiere Marco Amelia dal Genoa con l'intento di fargli fare da secondo al titolare Christian Abbiati.
Sistemata la porta, a sovvertire gli ordini di una difesa invecchiata e distrutta erano arrivati il centrale Mario Yepes dal Chievo ed il difensore tuttofare greco Sokratis Papasthatopoulous, sempre dal Genoa.
Con questi tre arrivi, qualcuno disse che la squadra era al completo.
Non serviva più nessuno, era un Milan competitivo come sempre.
Dinnanzi a proteste e malcontenti dei tifosi, però, qualcosa di ulteriore si è mosso.
E'arrivato, con la formula del prestito oneroso, il centrocampista di contenimento Kevin Boateng. Giunto sempre via Genoa, ovviamente in prestito.
Nonostante questo, le offese e le ingiurie contro questo "amore finito" del Presidente andavano proseguendo.
Invece di confermare questa linea rinnovata di contenimento spese, qualcosa dentro i piani del Presidentissimo è cambiato.
Nel giro di tre giorni sono arrivati il fenomeno Ibrahimovic dal Barcellona ed il funambolo del pallone Robinho, acquistato a peso d'oro dal Manchester City.
Sulla natura dei due calciatori è inutile fare ragionamenti, avendoli ritenuti da sempre fenomeni assoluti del gioco del calcio.
Ci si può interrogare sul perchè siano stati presi, soprattutto perchè siano stati acquistati in così poco tempo.
Molti, salendo sul carro del vincitore come da tradizione italiana, hanno parlato e scritto di "amore ritrovato" del Presidente Berlusconi.
Pochi altri vedono in frasi come queste l'ennesima occasione per schifarsi dinnanzi ad una nuova ondata di servilismo calcistico.
Il Milan, funzionale agli interessi del Cav, è tornato ciò che più era servito negli anni passati: una macchina elettorale pressochè perfetta.
Silenziare le proteste dei tifosi con acquisti di peso è un modo per attrarre voti e consensi.
Minacciato dal crollo pressochè verticale dei sondaggi ed affiancato dalle orde finiane disposte a ristabilire il collegamento tra onestà e politica, il Premier ha ritenuto indispensabile riaprire il portafogli per dispensare nuove trame d'amore.
Deliri di un folle? Purtroppo no.
Ne è convinto a suo modo anche Gennaro Gattuso, in un'intervista su Repubblica di oggi:
"D.: Rino Gattuso, come si sta nel nuovo Milan di Ibra e Robinho? R.: Non ci capisco più niente: sembravamo un club che non aveva più soldi nemmeno per la spesa al supermercato e in 5 giorni è cambiato tutto. Dopo questa campagna acquisti di Berlusconi non abbiamo più scuse, dobbiamo battere l'Inter. La Champions, invece, dipende da troppe variabili. [...]"
Con tutta la sincerità e la spontaneità che lo hanno da sempre contraddistinto, il centrocampista esprime dubbi leciti dinnanzi ad un cambiamento di condotta così repentino.
Campagna d'acquisti sfarzose equivalgono in ritorno mediatico e gradimento politico, in un Paese da Berlusconi abilmente trasformato e manovrato.
Basti pensare che il bacino tifosi del Milan è il terzo d'Italia, con quasi 6 milioni di sostenitori ufficiali.
In questi tempi, si sa che qualche milione di consensi certi in più fanno sempre comodo.
Vero, Berlusconi?

mercoledì 1 settembre 2010

LA FIGLIA DI UN'INSEGNANTE PRECARIA SCRIVE ALL'ITALIA

Gaia Russo è figlia di Daniela Basile, esponente del Comitato dei precari sanniti che vanno, da giorni, attuando uno sciopero della fame per far sentire le loro esigenze; bisogni che andrebbero percepiti e valutati adeguatamente, dando loro spazio e rilievo in quella che dovrebbe essere l'agenda delle "priorità" italiane.
Non usa mezzi termini per denunciare, questa giovane figlia.
Non usa mezzi termini per denunciare anche lo stato di tutti quelli che, come la madre, sanno di lottare senza avere però alcuna voce.
Nel mio piccolo provo a dare voce a lei ed a quelli che, come lei, cercano di squarciare questo orrendo abisso di superficialità e di perenne distrazione:
"Negli ultimi sei giorni di presidio permamente in cui mia madre sta scioperando per avere il diritto di lavoro, ho finalmente aperto gli occhi sulla nostra città.
Non chiedo troppo, voglio solo che qualcuno si accorga che mia madre sta rischiando per voi, non solo per i precari, perchè toccherà agli altri impieghi di lavoro, ed i tagli non ci saranno solo sulla scuola. [...]
A mia madre avete levato il diritto anche di mangiare, dormire in un letto caldo e, soprattutto, le avete levato la dignità. [...]
Una lettera di una ragazzina non credo farà molta notizia, ma per me conta, perchè io lascio mia madre a dormire in una tenda ogni notte e mi sento impotente perchè so che non posso cambiare nulla. [...]
Se rimarrò orfana, la colpa sarà solo vostra."
A tutti coloro che resistono ancora, si aggiunge un urlo in più.

martedì 31 agosto 2010

EMERGENZA PAKISTAN: LA "MAFIA DEL LEGNAME" DIETRO L'AGGRAVARSI DELLA SITUAZIONE

Non è affatto finito il periodo di intemperie che si sta abbattendo sul già disastrato Pakistan.
A quanto pare da ultime notizie, l'animale uomo ha grandi colpe anche su questa strage che sotto il profilo dell'informazione è divenuta più silenziosa che mai.
Immersi come siamo a vedere e, purtroppo, sentire parlare "donne" mentre si accollano l'onere di rappresentare l'italiana media al dittatore Gheddafi, di notizie come queste non se ne sente neppure l'ombra.
Superando l'ennesimo, triste, orribile ed innominabile insulto alla donna, si vengono a sapere dal fronte pakistano notizie non affatto belle.
Il sito www.ecoblog.it riporta una voce secondo cui il disastro avrebbe potuto esseredi gran lunga meno devastante di ciò che purtroppo è diventato.
Sarebbe stato meno grave se la cosiddetta "mafia del legname" non avesse mosso i suoi, mai troppo felpati, passi.
A quanto si apprende da un interessante articolo dell'Herald Scotland, sembra che la deforestazione subita dalle terre pakistane abbia notevolmente ingigantito gli effetti del già preventivato periodo di alluvioni.
Disboscando e disboscando è stata ammazzata anche la possibilità che le foreste avevano di frenare le abbondantissime piogge. E' noto che gli alberi, soprattutto grazie all'azione combinata tra peso e solidità delle radici, possono tenere "ancorato" il terreno.
Limitandone i movimenti, infatti, se ne aumentano solidità e stabilità. I torrenti di fango che stanno in questi istanti uccidendo natura e causando sfollati avrebbero potuto rimanere fissati agli alberi posti a monte delle pianure che stanno subendo ora una forza distruttiva senza precedenti.
L'articolo dell'Herald non dice nulla di nuovo, se non riportare alla luce una sorta di "collage" di tutte quelle notizie riportate per decenni dalle cronache locali e ridotte all'inesistenza da una palese informazione incancrenita.
La massiccia deforestazione che ha portato a fiumi di fango incontrollabili è stata originata e permessa, secondo l'articolo, da questa misteriosa "mafia del legname" che vanterebbe autorevoli appoggi persino dentro il parlamento pakistano.
La situazione attuale era abbondantemente prevedibile, secondo moltissimi.
Erano infatti arrivati dai locali moltissimi moniti, moltissimi annunci di possibili emergenze di rilievo mai visto prima.
Erano però state tutte rigettate o lasciate cadere nel vuoto, chissà per quali, "autorizzate", motivazioni.
E' scienza elementare sapere che la deforestazione produce instabilità permanente nei terreni, causando quindi fenomeni improvvisi ed imprevedibili quali smottamenti, alluvioni, frane o quant'altro.
Grazie alla stupidità ed alla sordità di governanti senza cuore, come stanno le popolazioni incolpevoli oggi?
E' sufficiente ricordare le parole del Segretario Generale dell'ONU Ban-Ki-Moon:
"L'alluvione in Pakistan è un lento tsunami.Il suo potere distruttivo aumenterà e crescerà con il tempo.
Credetemi: questo è un disastro globale, una sfida globale.È una delle più grandi prove per la solidarietà globale dei nostri tempi."
Solidarietà globale pressochè inesistente dato che, purtroppo, i fondi tardano ad arrivare.
All'ultimo aggiornamento del 29 agosto scorso, oltre 18milioni di persone sono rimaste senza niente, in balia delle intemperie e delle malattie infettive che non tarderanno molto ad arrivare a quanto sembra.
I bambini che potenzialmente potranno prendere malattie quali dissenteria, diarrea o colera sono circa 3milioni e mezzo.
"Questo è il più grande disastro naturale che ha colpito il Pakistan a memoria d'uomo.
La popolazione colpita è più numerosa di quella coinvolta dal terremoto di Haiti di gennaio scorso e dallo tsunami del dicembre 2004 messe insieme.
Milioni di donne e bambini stanno lottando per sopravvivere, spesso in condizioni disastrose.
Aiutarli è una corsa contro il tempo, perchè le acque sono in continuo aumento e le pioggie continuano incessanti facendo straripare i fiumi."
E' questo il resoconto di Martin Mongwanja, rappresentante UNICEF in Pakistan.
Mi chiedo come quei qualcuno che abbiano gestito questi anomali traffici di legname possano dormire sonni tranquilli, od ancora trascorrere giorni felici.
Mi chiedo tante cose, augurandone a loro tante altre che è meglio non scrivere.

lunedì 30 agosto 2010

EINSTEIN ED EDUCAZIONE: QUALCHE FRAMMENTO UTILE PER RIFLESSIONI

Definire semplici citazioni certe perle che provengono da grandissimi del passato è cosa incredibilmente riduttiva.
Ci sono stati uomini che, con quella straordinaria intelligenza complessiva che avevano in testa, hanno saputo sfoderare risultati e pensieri straordinari in moltissimi campi.
Ci sono stati individui che sono invece riusciti a capovolgere i paradigmi di un sistema che ha retto per centinai di anni, parendo assolutamente stabile. E' il caso di Albert Einstein, teorico e promotore di teorie incredibili, straordinarie.
Pensare che certe formule e certe dimostrazioni siano venute da un cervello umano, in tutto e per tutto simile al nostro, è qualcosa di pazzesco, di formidabile.
Questo grandissimo uomo era anche molto, forse troppo timido.
Poco convinto nei suoi mezzi, da certe frasi scambiate con amici lasciava intravedere fortissime insicurezze.
Ne è esempio la frase seguente, proveniente da una discussione fatta con il proprio biografo, Carl Seelig. E' datata al 25 ottobre del 1953:
"Nel passato non mi sfiorava mai il pensiero che ogni mia battuta sarebbe stata raccolta e registrata; altrimenti mi sarei ritirato ancora di più nel mio guscio."
Al 2010 viene da dirsi fortunati perchè lui non lo abbia fatto.
Albert Einstein ci ha lasciato, in tutto e per tutto, un patrimonio inestimabile e di ancora sottovalutata importanza.
Molto probabilmente, infatti, gli effetti più dirompenti delle sue scoperte devono ancora essere scoperti.
Con la teoria della relatività vennero demoliti, tutti in un istante, tutti i "dogmi" della fisica classica che aveva fino ad allora dominato l'analisi del mondo.
Al di là delle scoperte, Einstein fu una personalità incredibile.
A tale proposito, riporto di seguito qualche suo pensiero relativo a sue visioni di educazione ed insegnamento.
Si ritrovano perle che, purtroppo, oggi non vengono affatto ritenute valide:
"Non è così importante che una persona impari i fatti. Per questo, basta che studi sui libri, non ha bisogno di andare all'università. Il valore di un educazione superiore nelle discipline umanistiche non sta nell'insegnare molti fatti, ma nell'allenare la mente a pensare ciò che non si può imparare sui manuali." (1921, relativamente ad una critica mossa da Edison all'educazione universitaria)
"Non considerate mai lo studio come un dovere, ma come un'occasione invidiabile di imparare a conoscere l'effetto liberatorio della bellezza spirituale, non solo per il vostro proprio godimento, ma per il bene della comunità alla quale appartiene la vostra opera futura." (dicembre 1933)
"A me, la cosa peggiore in una scuola sembra l'uso di metodi basati sulla paura, sulla forza e sulla falsa autorità. Un tale trattamento distrugge i sentimenti sani, la sincerità e la fiducia in sè stesso dell'allievo. Produce dei soggetti sottomessi." (15 ottobre 1936, da un discorso tenuto ad Albany)
"La scuola deve far si che un giovane ne esca con una personalità armoniosa e non ridotto ad uno specialista." (15 ottobre 1936)
Averne di insegnanti così, oggi.

domenica 29 agosto 2010

COME E' STATO POSSIBILE?

Ho da sempre creduto che la strada della medicina portasse a compiere un grande, grandissimo lavoro.
Essere medico coincide da sempre a parer mio con una vocazione, tutta particolare ed inspiegabile. Specializzarsi nel capire e nell'operare sul corpo umano è una delle cose più difficili ed incredibili che possano accadere.
Non è un lavoro per tutti, questo è assolutamente indubbio.
Non è mestiere di tutti, per moltissimi fattori; la vista del sangue che può dare fastidio, la vista del nostro "interno" può non essere facile per tutti da sopportare.
Gli studi di medicina sono più lunghi del normale, anche per questi motivi.
E' già un'impresa per i tempi che corrono diventare studenti; è necessario superare test dove circa un decimo di coloro che lo provano arrivano alla meta tanto agognata.
E' necessario addentrarsi dentro logiche tutte particolari, comuni anche a moltissime altre facoltà, dove si mescolano continuamente raccomandazioni e meriti tutti particolari, in quanto "figlio" o "parente di".
Mestiere tutto particolare, appunto.
Chi è medico non può permettersi di sbagliare, specialmente quando chi è paziente od assistito ripone la sua vita nelle mani di chi va esercitando la professione.
Si diventa dottori laureandosi, arenandosi su esami scoglio immagino complicatissimi. Si diventa medici sputando sangue, soffrendo attraverso anni di studio e duro lavoro.
So per esperienza anche diretta quanto studi tecnici siano terribili da capire, difficili da comprendere; nell'analisi della realtà a chi affronta la tecnica non può scappare nulla per poter decifrare il tutto.
Non immagino invece quanto sia più impegnativo applicare la tecnica ed il progresso medico-tecnologico direttamente al corpo umano. Essere medico richiede consapevolezza, volontà, capacità di sacrificio ed altre virtù nè commensurabili nè quantificabili.
Per dirla più facile, essere medico richiede una "faccia come il cuore".
Solo così, forse, un paziente potrebbe capire a chi affidare la propria esistenza e sopravvivenza.
Quando leggo di certe notizie, qualsiasi parola mi va via.
Mi assale la volontà di capire come certe "persone", se così si possono chiamare, possano arrivare a compiere certe atrocità.
In quel di Messina, una rissa fra medici per un cesareo ha portato madre e neonato in condizioni terribili.
Tutto il disastro è avvenuto per una lite in sala operatoria, fra questi "medici".
In sala operatoria, con una futura madre a gambe divaricate pronta per l'indescrivibile trionfo, due "uomini" hanno iniziato a picchiarsi.
Si sono afferrati per il collo, rompendo vetri e qualsiasi cosa d'altro capitasse loro a tiro.
Ad un certo punto, preda forse di un raptus di consapevolezza, uno dei due ha chiamato i carabinieri per ristabilire un ordine.
Tutto questo nel bel mezzo di una sala parto. Sono cose allucinanti, da lasciare senza parole.
La lite è stata innescata, a quanto si è appreso dai verbali, da una frase che ha rotto qualsiasi equilibrio: "Tu non sei nessuno, fino a quando ci sono io, non ti puoi permettere di operare nessuno senza il mio consenso." Uno dei due era un giovane ginecologo, già dotato però di discreta fama in città. L'altro era invece un medico, più anziano e per questo, forse, maggiormente "esperto".
L'imperfetto, oltrechè alla loro natura, si riferisce anche al fatto che, a parer mio, ad individui così andrebbero tolti i ferri del mestiere per sempre.
Dovrebbero essere iscritti nell'albo dei "non-medici" a vita natural durante.
La loro lite ha portato ad un caso, non preso in tempo, di emorragia post-cesareo. Grazie a loro, ora, la madre ed il neonato versano in terribili condizioni.
Alla donna è stato asportato l'utero, mentre il bambino giace in coma.
Al quanto trapela da ultime informazioni le loro situazioni stanno clinicamente migliorando. La responsabilità è davvero dei due medici? Esistono pareri discordanti, in un confronto che coinvolge il futuro padre e marito della donna con il direttore di ostetricia e ginecologia.
Esulando dai nomi, il marito ha esposto denuncia ai carabinieri con motivazioni mai più giuste: "Il tracciato era perfetto e prima della lite mia moglie stava bene. Mia moglie ha avuto un'emorragia perchè i due medici hanno tardado l'intervento litigando. Successivamente le hanno dovuto asportare l'utero. Mio figlio, invece, ha avuto due arresti cardiaci ed è in coma."
Ribatte il direttore: "Quel che hanno fatto è grave, ma ci tengo a precisare che la donna è stata male non per la lite o per un eventuale ritardo negli interventi da parte dei medici. Tutto si è svolto regolarmente, l'intervento dei sanitari viste le complicazioni della donna è stato tempestivo. Non c'è alcun rapporto tra la lite e le complicazioni che sono sorte."
Ad ora è prematuro esprimere colpe specifiche, ma è piuttosto ragionevole sopportare un'enorme indignazione ed un intollerabile senso di schifo nei confronti di certi individui.
Litigare in una sala parto, nel bel mezzo di un momento indescrivibile, è un qualcosa di inaccettabile ed inspiegabile al tempo stesso.
Gli ispettori dell'Assessorato Regionale della Salute sono in arrivo, si attendono cartelle ed inchieste per l'attribuzione di colpe specifiche.
Aggressione o no, certi fenomeni fanno capire che per essere medici non bastano curriculum, nè lauree su attestati o quant'altro.
Ad oggi, la donna sarà presto dimessa.
Il bambino potrebbe avere danni cerebrali, a quanto si apprende.
Sono in attesa di esami specifici. Dinnanzi ad episodi come questi, la sola domanda è "Come è stato possibile?" E' allucinante, alla faccia di qualsiasi vocazione medica. Forse mi sono sempre sbagliato io a crederlo, potrebbe starci.

sabato 28 agosto 2010

LIBERTA' E', RICORDANDO GIORGIO GABER

"[...] La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione. [...]"

venerdì 27 agosto 2010

SCIENZA E RELIGIONE: FORSE UNA SOLA DIREZIONE ESISTE...

La fede religiosa in chi si intende di scienza è possibile; paradossalmente, il credo di chi cerca giorno per giorno di decifrare in codice umano il misterioso linguaggio della natura dovrebbe essere più forte e più maturo.
Si tratterebbe di una religione maggiormente "sperimentale", meno figlia di dogmi od invecchiati concetti ampliamente datati. Il credo di coloro i quali mai hanno provato a decifrare il mondo con mezzi umani è molto meno consapevole e pieno.
L'uomo indaga il mondo solo attraverso i sensi: sono infatti le percezioni e le esperienze a regalare di volta in volta una maturità emozionale e pratica dinnanzi al tutto che ci circonda. Alla fine dei conti, per quanto se ne possa dire o scrivere, il divino è per l'uomo rappresentabile solamente come un'idea. E' un concetto astratto, non da tutti visibile.
Se anche esiste, si manifesta all'essere umano tramite idea. L'uomo è un animale pensante, appunto. E' risaputo che il pensiero dipenda strettamente da fattori incontrollabili e determinati spesso dalle esperienze affrontate in vita. Le idee della mente sono indipendenti dai nostri sensi e dalla vita di ogni giorno? A prima impressione sembra di no. Ne era convinto lo stesso Albert Einstein, persona con un credo religioso particolare ed intriso di scienza: "Nessuna idea concepita dalla nostra mente è indipendente dai nostri cinque sensi." Dietro ad un'opinione come questa si nasconde un possibile compromesso tra scienza e religione. Se l'idea di Dio è veicolata alla mente umana, è sillogismo affermare che l'idea divina sia dipendente dai nostri cinque sensi. La fede, alla luce di ciò, è un concetto che non può prescindere dal relativismo. E' accettabile quindi che le esperienze accumulate in vita possano direzionare la fede secondo canoni e strade variabili ed imprevedibili. Si potrebbe obiettare che Einstein non credesse davvero in un'entità superiore. Si potrebbe rispondere a tale obiezione affermando che la fede di Einstein era un concetto maturo ed espresso tramite straordinari studi divisi tra scienza ed analisi del mondo. La religiosità nello scienziato era profondamente radicata. Basti guardare alle seguenti frasi, tratte da lettere o discorsi compiuti in vita dal grandissimo genio: "Non ho trovato una parola migliore di religione per definire la fiducia nella natura razionale della realtà, per quanto sia accessibile alla ragione. Ogni volta che questo sentimento è assente, la scienza degenera in un piatto empirismo." (Lettera a M.Solovine, 1-1-1951)
"Il mio sentimento è religioso nel senso che sono intimamente convinto che la nostra mente sia incapace di capire fino in fondo l'armonia dell'universo, anche se tentiamo di formularla con le nostre leggi di natura." (Lettera a B.Frohlich, 17-12-1952)
"Non ho mai attribuito alla Natura un'intenzione o uno scopo o qualsiasi altra cosa che possa essere interpretata in chiave antropomorfica.
Quello che vedo nella Natura è una struttura magnifica che possiamo capire solo in maniera imperfetta, e che dovrebbe riempire di un senso di umiltà qualsiasi persona razionale. E' un sentimento autenticamente religioso che non ha niente a che fare con il misticismo."
Fede e religione possono, dunque, essere illuminate e rese maggiormente autentiche dalla luce scientifica.
La missione di comprendere gli equilibri delle leggi di natura si sintetizza in un processo capace di condurre, alle volte, al disorientamento.
Ne fu convinto lo stesso scienziato.
Rispondendo ad una ragazza che chiese lui se uno scienziato pregasse mai in vita, rispose nel seguente modo: "Chiunque sia seriamente impegnato nella scienza si convince ben presto che nelle leggi di natura si manifesta uno spirito immensamente superiore a quello umano...L'impresa scientifica porta però ad un sentimento religioso particolare, molto diverso dalla religiosità delle persone più ingenue." (24-1-1936)
Giunti al 2010, è proprio quello spirito di fede particolare che può essere utile al mondo. In svariatissimi contesti.

giovedì 26 agosto 2010

A CENTO ANNI DALLA NASCITA: RICORDANDO MADRE TERESA DI CALCUTTA

Ci sono persone che ti avvicinano al senso profondo di un possibile divino; sono persone particolari, inspiegabili ed altrettanto misteriosamente profonde.
Guardando alle vite ed alle esistenze di certi uomini, si percepisce che forse qualcosa di più grande e puro esiste.
Ciò che rende la mia anima alle volte convinta che un qualcosa di religiosamente inteso possa da qualche parte esistere è la visione di vite e di esistenze come quella di Madre Teresa. Esistenze trascorse in silenzio, spendendosi a favore di un bene mai individuale ma sempre proteso ad un prossimo qualunque. La vita di Madre Teresa fu così, silenziosa ma intrisa di un profondo senso di religiosità che sfugge, tutt'ora, a moltissimi autorevoli "cristiani". Volle, semplicemente, essere goccia di buone azioni in un oceano disposto ad ondeggiare solo in funzione di un miglioramento dell'umanità: "Quello che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano, ma se non ci fosse quella goccia all'oceano mancherebbe." Non riuscì, forse, nella sua impresa di cambiare in positivo questa storta umanità. Ciò che importa è che, in figure come queste, si vede un divino che è capace di attrarre a sè cuori alla ricerca di una fede. In figure come quella di Madre Teresa trovano rifugio moltissime possibile visioni del divino; tutte sono in lei ed a lei adattabili, partendo da quella razionale ed ammirevole espressa da scienziati e studiosi, quale fu ad esempio Albert Einstein.
La fede per gli scienziati è un qualcosa che si rispecchia nell'armonia del mondo, nella perfezione della natura e di questo creato che si deve provare a decifrare, con ogni sforzo di ragione possibile. Di questa particolare religiosità ne era fermamente convinta anche lei, in virtuosa istanza: "Abbiamo bisogno di trovare Dio , ma non possiamo certo trovarlo nel rumore e nell'inquietudine. Dio è amico del silenzio. Osservate la natura- gli alberi, i fiori e l'erba- cresce in silenzio. Osservate le stelle, la luna ed il sole, come si muovono in silenzio. [...]" Il silenzio e la visione di una natura fortissima, anche se senza voce, furono evidentemente per lei simboli fortissimi e vincolanti per una fiamma di buone azioni incrollabile. Incrollabile non fu, invece, la sua fede nel Dio che la spinse ad intrapredere quello straordinario percorso di redenzione e buone azioni. Madre Teresa ebbe, specialmente negli ultimi anni della sua vita, momenti di fortissima crisi religiosa. In una lettera personale indirizzata al reverendo Michael van der Peet, scrisse di un dolore interiore atroce verso quella divinità che la aveva spinta a compiere così tante e straordinarie azioni: "[...]Gesù ha un amore molto speciale per te. Ma per me, il silenzio e il vuoto è così grande che io lo cerco e non lo trovo, provo ad ascoltarlo e non lo sento.[...]" Non sentire un divino dentro e continuare a muovere ogni propria azione in direzione del bene per il prossimo. Fu forse questo il segno più grande ed assoluto di bellezza che avvolse Madre Teresa. Se religiosità ed umanità convivono assieme, prima o poi sono convinto che una qualsiasi forma di relativismo possa far decadere o mettere in dubbio certi, forse assurdi, dogmi o pregiudizi. Venne mossa da un istinto d'amore grandissimo, quasi immenso per poter essere racchiuso in un corpo così minuto ed esile. L'immensità morale non si rispecchiò mai in una fisicità adeguata, per questa piccola grande donna. Dopotutto, però, è stata resa affascinante anche da queste peculiarità. Nell'ultima fase della sua vita, aveva forse visto troppo. Troppo male, troppa violenza e troppo brutto da parte di quell'essere umano che avrebbe dovuto essere plasmato ad immagine e somiglianza di quel Dio che la muoveva verso il prossimo. In quell' 11 dicembre del 1979, quando ricevette il Nobel per la Pace, si battè pacatamente per denunciare quella crisi morale che oggi continua a mietere vittime in questo disperato Occidente. Venne dinnanzi al mondo semplice, vestita con il suo saio bianco bordato di azzurro e con umili sandali ai piedi, sfidando il freddo di Oslo. Sfidò, soprattutto, il freddo "spirituale" di quanti la ascoltavano, pronunciando parole sferzanti per denunciare questo nostro profondo male:"Non è abbastanza per noi dire che amiamo Dio, se poi non amiamo il nostro prossimo". Madre Teresa, a 100 anni dalla nascita, rimane come un qualcosa di straordinario. Un impressionante condensato di umanità, religiosità, santità, bellezza, nobiltà d'animo, gentilezza e troppo altro. Musicalmente è stata una delle anime più rock mai vissute su questo pianeta.

martedì 24 agosto 2010

MATEMATICA E MONDO: UN RAPPORTO DIFFICILE

Se nel mondo l'uomo ha sempre cercato di essere protagonista, ha sempre provato a farlo tentando di dare un ordine a tutto ciò che lo circonda.
Dietro le necessità di stabilità e mancanza di caos, l'uomo ha vissuto provando da sempre a creare scienze "perfette", capaci contemporaneamente di quietare la sua sete di infinito e di dare coerenza al mondo esteriore ed interiore, complesso più di qualsiasi altra cosa. La creazione di architetture di pensiero perfette culmina, da sempre, con l'invenzione/scoperta del caposaldo matematica.
La matematica è da sempre, per eccellenza, scienza meno imperfetta fra tutte quelle esistenti. Dietro l'aritmetica si celano ansie di studenti di ogni tipo, convinti fermamente dell'impossibile rapporto con questa struttura fatta di numeri, valori assoluti, radici n-esime e potenze, insiemi di equazioni e disequazioni. Mescolando al suo interno calcoli, geometria e dimostrazioni rigorose, la matematica si qualifica come un insieme di apparati complicatissimo da poter comprendere appieno.
Fare matematica è complicato, estremamente complicato.
La cosa che più fa effetto è che in campo aritmetico, alla fine delle conoscenze, ciascuna cosa risulta collegata alle altre. Il terrore degli studenti, cosa che poi puntualmente si concretizza se non adeguatamente rattoppata, è quello di avere qualche lacuna. Dotando la formazione matematica di qualche lacuna minima, con il tempo e con il progredire delle conoscenze la forbice di "non saputo" o "non capito" si acuisce, inevitabilmente.
Ciò che più conta, nonostante pareri soggettivi e variabili con l'esperienza, è proprio l'importanza di questo oscuro nemico che chiamiamo matematica. Ne era convinto anche Galileo Galilei, di certo non uno qualsiasi.
Per lui questa scienza perfetta era l'alfabeto con cui Dio aveva scritto l'Universo.
Se così fosse davvero, l'uomo avrebbe ricevuto un grande regalo per capire l'insondabile dalla divinità che sta al di sopra di noi. Se mai qualcuno ci sia, si intenda.
Oltre qualsiasi opinione, la matematica è scienza-alfabeto per moltissime delle cose che ci circondano. Basti pensare, una su tutte, alla musica. Senza ritmi, accordi e possibili parole ogni canzone sarebbe priva di senso. Ciò che è inoltre musicabile deve essere orecchiabile, armonico. In qualche modo dotato di ordine, appunto. Al di là delle formule inutili e, dopo un certo punto dell'esistenza, inutilizzate, il fare matematica regala un ordine mentale tutto particolare. Dagli studi ingegneristici ho capito che l'esame di matematica non potrà mai essere fatto di sintesi.
La matematica vera è alla base di tutto; quello stesso tutto andrà trattato e sezionato nei minimi termini.
Da lì è spontaneo il nome di analisi matematica, appunto. L'importanza della materia non può essere sintetizzato o spiegato frettolosamente, in nessun mondo.
Ho riscoperto parte dello spirito che avevo sepolto a causa del pragmatismo ingegneristico dalla lettura estiva del libro "Che cos'è la matematica?" di Richard Courant ed Herbert Robbins. Attraverso teoremi, formule e congetture viene fornito un quadro dettagliatissimo: un affresco sempre vivo di una scienza, appunto, perfetta. Di pari passo alla bellezza della matematica c'è, anche, la questione di come lei e le sue regole possano essere utili all'uomo in termini concreti. Le applicazioni della matematica, per umana natura, tenderanno inevitabilmente sempre e per sempre all'imperfezione.
Tutto questo soprattutto perchè la mente umana contempla un'azione che nella matematica pura non porta quasi mai a qualcosa di buono: l'approssimazione, appunto. Adeguando qualcosa alla realtà, è necessario approssimare una scienza perfetta solo idealmente. Ne sono casi concreti scienze che, nella storia umana, hanno preso piede innovando e migliorando la nostra vita e le nostre visioni del mondo. E' il caso della fisica, della meccanica razionale, dell'astronomia, di qualche branca della medicina, della biologia, delle scienze naturali e, sopra tutto, dell'ingegneria. La madre delle scienze approssimate ed approssimabili è, appunto, l'ingegneria.
Per la progettazione di infrastrutture o di qualsiasi altra cosa capace di migliorare l'esistenza umana la matematica pura non serve pressochè a niente, se isolata a sè stessa. Si hanno scienze pratiche di grande utilità quando, invece, la matematica si abbina ad approssimazione e qualità etiche importantissime. La matematica, di per sè, in sè stessa accetta l'esistenza di numerosi paradossi o questioni irrisolte.
E' il caso, per esempio, di superfici impossibili da costruire come il nastro di Moebius.
E' il caso di numeri misteriosi sottomessi ad essere semplici simboli, come ad esempio il pi greco od il numero di Nepero, architrave delle teorie atomistico-molecolari. Ciò che conta di più, da qualsiasi punto la si guardi, risiede nella ferma necessità di piegare la matematica al mondo. Incrinandone magari la presunta perfezione, alterandone i paradossi senza mai svilirne la fondamentale importanza. All'uomo è stata concessa come chiave per capire il mondo, secondo regole o formule che ad oggi sono ancora completamente sconosciute. Ne era convinto, in ferma intenzione, Martin Gardner; secondo lui, infatti, "non solo la matematica è reale, ma è l'unica realtà." Unica realtà in un mare infinito da scoprire e decifrare, passo passo.

lunedì 23 agosto 2010

BALENE SPIAGGIATE, ALTRO TRISTISSIMO CASO...

Non sono state, nè saranno le prime ad arrivare sulla terra ferma. Spesso ci giungono anche senza accorgersene; è impossibile da sapere con certezza.
Ciò che è certo è che lo spiaggiamento delle balene rappresenta un problema di gravissima entità, sia animale che ambientale.
I motivi che spingono branchi interi ad abbandonare il mare è tuttora, fondamentalmente, misterioso. Le cause possono essere varie, anche difficilmente individuabili. C'è chi attribuisce colpe umane alla questione, in quanto inquinamento e caos in segnali per le comunicazioni potrebbero contribuire a far "confondere" questi animali nel loro orientamento in acque sconosciute.
C'è chi, oltre all'uomo, vede in batteri parassiti la causa principale di questi continui spiaggiamenti. L'ipotesi al momento più accreditata prevederebbe epidemie collettive in interi branchi, con connessi tentativi di suicidio di massa.
In quanto dotate di un'intelligenza notevolmente sviluppata, secondo alcuni le balene si lascerebbero guidare passivamente dal capobranco verso la costa più vicina per potersi, poi, spiaggiare e lasciar morire.
Nonostante tutte le tesi possibili ed immaginabili, lo spiaggiamento è un fenomeno strano e difficile da comprendere.
Una delle cause più accreditate sembra comunque quella che li porti a spiaggiamento in seguito ad un caotico tilt nel loro sistema di orientamento ad ultrasuoni.
Le colpe, come si sottolineava precedentemente, sembrano essere quasi tutte umane.
Altri parlano di spiaggiamenti in pauroso aumento, connettendo tale questione all'inversione del campo magnetico terrestre. Connettendo tale questione a teorie esoteriche di dubbia veridicità altri arrivano a mettere in relazione gli spiaggiamenti con la fantomatica data del 2012. Oltrepassando verità e bugie, si arriva all'ennesimo caso registrato qualche giorno fa.
E' successo tutto a Karikari Beach, una costa della Nuova Zelanda.
73 balene della razza Globicephala si sono spiaggiate nella zona nord della costa. Arrivate tutte assieme a mare, hanno fatto di tutto per lasciarsi forse morire? Allo stato degli ultimi aggiornamenti, le condizioni degli animali erano disperate.
60 animali sono già morti, mentre si cerca di salvare con ogni disperato tentativo possibile le ultime 13 rimaste vive. E' stato impossibile salvarne di più perchè si sono arenate in piena notte, rendendo quindi impossibile ad alcun soccorritore la visione del fenomeno.
In aggiunta a ciò c'è il maltempo, capace purtroppo di rendere pressochè impossibili le operazioni di soccorso, già di per sè rischiose viste anche le dimensioni e lo stato di disidratazione delle povere balene rimaste vive. Segnale o non segnale, dietro allo spiaggiamento di così tanti animali si cela un disagio.
Ciò che non vorrei mai sapere è se la colpa sia veramente e solamente nostra.

domenica 22 agosto 2010

"GHETTO GOSPEL": QUANDO IL RAP E' CONTAMINAZIONE E PURA POESIA...

Realizzato in duetto con Elton John, si tratta di una delle canzoni più belle e profonde di quell'intero panorama musicale ritenuto "alternativo". Genere sottovalutatissimo e ritenuto inferiore poichè "nato dalla strada", ha saputo comunque nel tempo rivoluzionarsi ed affermarsi. Concreta causa di tale esplosione di pubblico e concetti è stata la contaminazione che quel genere puro è stato capace di compiere. Nato originariamente come musica esclusiva della componente nera americana, ha trovato in Eminem la prima figura di "rottura" ed innovazione. Prima di allora, pochissimi bianchi avevano osato avventurarsi nei meandri di questa musica fatta di eccessi, rime e schiaffi morali ad una società con troppo pochi ribelli. Causa vincente nel mutamento fu, appunto, la contaminazione. Rivoluzionando ritmi ed anche modi di comporre ed esprimersi, il rap ha saputo divenire nel tempo espressione di più trasversali contenuti. Ne sono esempio concreto gli anni più recenti, quando al rap si sono affiliati balli ritmati al testo, fedelmente alla più solida tradizione hip hop. Esempio pratico di contaminazione è dato dalla canzone "Ghetto Gospel", fuoriuscita dalla geniale mente del compositore Tupac Shakur. L'autore, deceduto 25enne, è rimasto nella storia del genere e non solo come massimo esponente di una tipologia di composizione musicale elaborata, geniale, impegnata e purtroppo consapevole. E' stato conosciuto ed approfondito solo dopo la sua morte, avvenuta il 13 settembre del 1996. Dotato di doti compositive ed emozionali al di fuori del normale, è stato accompagnato in una canzone dalla grandissima voce di Elton John. Il testo della canzone è la conferma di un genere vincente, sottovalutato ma nobilitante nei contenuti. Una traduzione sommaria è riportata di seguito: [...] Stupiamoli con un piccolo gospel del ghetto Elton John:A coloro che vogliono seguirmi (il mio gospel del ghetto) dò il ben venuto con le mie mani E il sole rosso infine affonda tra le colline d'oro E la pace sia con questo giovane guerriero Senza il suono dei fucili 2Pac: Se potessi rivivere i miei giorni da teppista Mi siederei a ricordare, amico, la felicità dei tempi andati Mi fermo e osservo i più giovani, il mio cuore va da loro Sono stati testati e ne è stata sottolineata l'inferiorità Ai giorni nostri le cose sono cambiate Tutti si vergognano dei giovani perché la verità appare strana E per me è il contrario, gli abbiamo lasciato Un mondo tormentato, e fa male Perché un giorno qualsiasi premeranno il bottonee urleranno condannati come Malcolm x e Bobby Hunton, Che sono morti per niente Non lasciare che facciano riempire i miei occhi di lacrime,Il mondo sembra monotono Ma quando ti asciughi gli occhi, lo vedi chiaramente Non c'è bisogno che tu abbia paura di me Se ti prendi tempo per ascoltarmi,Forse puoi imparare a fare il tifo per me Non si tratta di nero o bianco, perché siamo umani Spero di vedere la luce prima che vada distrutto Il mio gospel del ghetto Elton John: A coloro che vogliono seguirmi (il mio gospel del ghetto) Dò il ben venuto con le mie mani E il sole rosso infine affonda tra le colline d'oro E la pace sia con questo giovane guerriero Senza il suono dei fucili 2Pac: Dimmi, vedi quell'anziana signora? Non è triste? Sopravvive con una borsa, Ma è contenta delle piccole cose che ha E laggiù c'è una donna, il crack l'ha fatta impazzire Immagino che abbia avuto un bambino Non inciampo né mi faccio impallidire dalla padella Passiamo ad un'altra forma di schiavitù Persino ora continuo ad essere scoraggiato Mi chiedo, se si riprendessero tutto indietro Mentre avrei ancora il mio coraggio Mi rifiuto di essere un modello Raggiungo obiettivi, assumo il controllo, Bevo dalla mia bottiglia, ho commesso errori, Ho imparato qualcosa da ognuno di essi E alla fine scommetto che questo fratello Possa essere migliore Se sono triste, non enfatizzarlo Non dimenticare mai che Dio non ha ancora finito con me Sento la sua mano sul mio cervello Quando scrivo rime, divento cieco, E lascio che il Signore faccia il suo lavoro Ma sono meno santo? Perché ho scelto di fumare e bere birra con i miei fratelli Prima di trovare la pace nel mondo Dobbiamo trovare la pace e porre fine alla guerra nelle strade Il mio gospel del ghetto Elton John: A coloro che vogliono seguirmi (il mio gospel del ghetto) Dò il ben venuto con le mie mani E il sole rosso infine affonda tra le colline d'oro E la pace sia con questo giovane guerriero Senza il suono dei fucili 2Pac:Signore riesci a sentirmi parlare? Loro pagano il prezzo di essere destinati all'inferno... [...] Se non è poesia amara, poco davvero ci manca. Nel mentre, un grandissimo ricordo al rapper purtroppo prematuramente scomparso.

sabato 21 agosto 2010

PD E MOBILITAZIONE: L'ENNESIMA ORA DELLA RISCOSSA...

Lanciato il proclama della mobilitazione "porta a porta", si attendono risposte concrete e funzionali all'emergenza Italia. Il segretario Bersani si è detto convinto di poter attrarre alla causa le migliori forze del paese, per muoverlo e convincerlo totalmente. L'intento buono è indiscutibile, fuori da qualsiasi luogo comune. La sfida è affascinante, anche coinvolgente. Ciò che preoccupa, però, è che forse è troppa. Troppo impegnativa, appunto. Si tratta di un'impresa rischiosa, che potenzialmente non verrà adeguamente recepita dalle basi. In maniera assolutamente giusta e ragionevole, si intenda. Ciò che mi ha colpito è stato l'ottimismo, anche spiazzante, sul coinvolgimento di quei famosi tre milioni e mezzo delle primarie. Stando alle recenti, ennesime, cronache, non mi stupirei se si arrivasse a perdere una stragrande fetta di quel coraggioso elettorato. Da un elemento come questo emerge la quasi ossessiva tendenza che il Pd dimostra nel rincorrere il suo passato, alle volte. Ne è concreta testimonianza anche il traguardo sfiorato e mai più raggiunto di quell'ormai mitologico 33% dei consensi, ad oggi rincorso e perorato a più non posso dalle basi. Spiegare agli italiani il fallimento del Governo Berlusconi presuppone, purtroppo, condizioni al contorno molto rischiose. Spiegare ad un elettore medio di centrodestra gonfiato da slogan, berlusconismo e propaganda i fallaci risultati raggiunti è stata, è e sarà forse sempre un traguardo difficilissimo da raggiungere. Spiegarlo ad uomini convinti di parlare sempre e solo con quei comunisti che il capo attacca di continuo, poi, sarà veramente impossibile. Ho letto della necessità di coinvolgere, anche, eventuali votanti del PdL oggi rimasti delusi. Assimilata la frase, ho approfondito una mia istantanea domanda: come mai non provare anche a coinvolgere quel 40% di astensionisti? Le recentissime elezioni hanno sancito un traguardo mai così negativo, un risultato fatto di una politica sempre più percepita come lontana dalla gente e tendente all'inciucio od agli accordi di palazzo. Se a questo sistema la gente non presta più fede, ha tutte le sue giuste ragioni per farlo. Mi chiedo spesso se, nonostante la discesa nel web, qualche leader politico si fermi a leggere i commenti fatti dagli utenti "comuni" a certi proclami. Nella pagina ufficiale del Segretario Pierluigi Bersani l'annuncio della mobilitazione settembrina ha fatto il pieno di commenti e consensi. Ad ora, i "mi piace" sono 201. I commenti ammontano, invece, a 155. I "mi piace", quantificabili in una cifra irrisoria rispetto a quei quasi 32mila della pagina sostenitori, esprimono la necessità di tornare ad essere raggiunti, coinvolti. La gente ha il cuore immobilizzato da questa politica, è ferma a rimpiangere un passato fatto di statisti od uomini devoti alla Politica come fu Berlinguer. L'elettore medio di centrosinistra, dalla lettura di qualche commento, dimostra un'intelligenza assolutamente al di fuori di certa italianità, divenuta ormai normalità. I commenti sono alle volte piccati, stanchi e depressi. A tali sensazioni ci dovranno pur essere dei ben specifici perchè. Il primo commento, arrivato pochi secondi dopo l'annuncio, cita un galileiano "eppur si muove...". Il secondo, forse non troppi ironicamente, prosegue con "che fate come la raccolta differenziata?". Scendendo la linea dei commenti, se ne trovano in grandissima quantità di scettici o quantomeno critici. "Speriamo che serva a qualcosa sopratutto a chi a perso fiducia nella politica, e vi assicuro sono tanti!" è un altro messaggio che esprime la più franca disillusione dell'elettorato di oggi. Elettorato che è, però, rimasto innamorato non ricambiato di un'idea di centro-sinistra che oggi non vede più, da nessuna parte. "Non venite a casa mia senza Vendola o la vera sinistra." è un monito esule da percentuali o da giochi per l'esclusiva vittoria. L'elettore di sinistra avverte che la vocazione del Pd non dovrà, mai, perdere la voce sinistra dalla sua etichetta politica d'intenti. C'è anche chi invita al porta a porta per poter consegnare al Pd le bollette da pagare, od ancora chi si augura di non riscontrare scivoloni pietosi su importantissimi temi etici come avvenne per il passato Governo Prodi. C'è anche chi è scontento delle sole mobilitazioni verbali: "stavolta poche chiacchiere!!!!Sono pronta a restituire la tessera!". Restituire la tessera è, per un elettore di centrosinistra, un gesto quasi traumatico. E' un'azione permeata di una sfiducia divenuta cronica, patologica e troppo diffusa. C'è poi anche chi vuole Chiamparino come Candidato, chi si mostra indeciso ed ascoltante verso Vendola. Ci sono anche domande laconiche e scritte con tono molto retorico: "Che succede per caso è finito il letargo estivo?[...]". La mobilitazione pare dover avere la funzione di risveglio, tutti sperano definitivo. Esiste anche il commento di qualche squilibrato, si spera in senso positivamente recepibile: "Occho a non suonare il campanello che sparo." Questo commento proviene da un sostenitore di Pierluigi Bersani, orbitante quindi attorno ad ideologie si spera di centrosinistra. C'è anche chi grida alla vergogna per il tardo risveglio: "Ma dove eravate fino ad ora. A cercare di spartirvi le poltrone coi fascisti? [...]". C'è poi un elettorato larghissimo che è stufo di parole senza programma, di poesie senza poi prose concrete. Il dubbio di molti elettori, od internauti che scriver si voglia, è proprio quello attinente al quali proposte e quale programma proporre. Un'alleanza, secondo molti, è oggi una cosa quasi utopica da raggiungere. Altrettanto utopica, pare, la necessità di ristabilire quell'innamoramento di cui necessita l'elettore di centro-sinistra per prestare tempo e fede ad un Partito, od anche ad una Coalizione. C'è, per fortuna, anche gente che si dice a disposizione, interessata. C'è nell'Italia qualcuno interessato a mettersi all'opera per convincere, sperando poi di poter vincere e rendere migliore l'Italia. E' giunta l'ora della riscossa e della definitiva fuga per la vittoria dal baratro del berlusconismo? Lo spero vivamente, dichiarandomi come sempre a disposizione del giusto ideale.

venerdì 20 agosto 2010

BERLUSCONISMO E SERVILISMO: PARENTI MOLTO STRETTI...

E' risaputo, ormai, che Silvio Berlusconi sia al suo posto per fare i suoi (sporchi?) interessi; è altrettanto risaputo che, eccezion fatta per casi di instabilità governativa, il programma di governo è un qualcosa che converge, magneticamente e quasi magicamente, verso la sua figura. Grazie all'apporto della visione imprenditoriale in politica, con Silvio Berlusconi tutto è diventato funzionale alla sua catena produttiva. Catena produttiva funzionale al suo continuo bisogno di accrescere patrimonio e ricchezza. Catena produttiva che ormai ha disseminato metastasi dovunque, in questo sfortunato stivale. La testimonianza più triste di tale deformazione nazionale deriva dal fatto che, purtroppo, una politica e più in generale una società senza di lui non sono immaginabili. Deformando qualsiasi cosa gli capitasse a tiro ed alterando con un carisma fuori dal comune la realtà, lo psiconano è riuscito a partorire quel nuovo modello di impostazione mentale che i più chiamano berlusconismo. Capita così che, grazie all'assoluta mancanza di richieste di spiegazioni, chi è ai vertici della piramide statale possa marciare verso la prosecuzione di ogni suo intento. Indisturbato, appunto. Può anche accadere che chi osa disturbare venga bollato come "comunista" e costretto al silenzio od all'immobilità con decreti legge partoriti ad hoc per poter rimanere più tranquilli. Può accadere di vedere un trattato d'amicizia italo-libica figlio di compromessi ed accordi per il possesso di televisioni od agevolazioni per future attività imprenditoriali. E' il caso, uno fra i tantissimi ormai avvenuti, dell'accordo avvenuto tra Berlusconi ed il dittatore libico Gheddafi. Tramite società partecipate secondo quote variabili, in una sorta di gioco a matrioška, può accadere che la Fininvest arrivi a controllare televisioni nascenti o società connesse ad altri futuri business. Può accadere che, grazie al dicastero ad interim dello Sviluppo Economico, chi è stato eletto dal popolo sovrano possa proseguire azioni volte solamente a perseguire un suo, personalissimo ed individualissimo, bene. Può accadere addirittura che l'azienda guidata da tua figlia arrivi a risparmiare in tasse mancate fino a 165 milioni di Euro. Larghissima parte del merito di tale plusvalenza è, ovviamente, dovuto alle leggi di un padre premuroso disposto a tutelare il patrimonio suo e delle sue giovani generazioni. La cosa più importante è salvaguardare cognome e patrimonio, è risaputo. Può accadere che giornali venduti e sovvenzionati anche da contributi dei cittadini perdano tempo a distrarre pubblico, bersagliando "dissidenti" inventandosi campagne diffamatorie all'insegna di un trattamento "Boffo" mai più incidente di oggi. Può accadere che con lo Sviluppo Economico qualcuno riesca a percorrere e tessere trame sottilissime anche dal punto di vista energetico, ovviamente senza la possibilità di venire scoperto ed incerottato a dovere. Attraverso elementi come questi si individua una società malata e stordita, figlia dell'azione contemporanea di nuove filosofie quali servilismo e berlusconismo. In affari come questi la parola politica non dovrebbe affatto rispecchiarsi. Eppure, se così malauguratamente accade, la colpa è di tutti. Largo demerito va pure a sinistra, per svariati motivi. Si intenda.

giovedì 19 agosto 2010

TRAGEDIA IN PAKISTAN: QUANDO E' IMPOSSIBILE VOLTARE LO SGUARDO...

La situazione è tragica, eppure pochi ne accennano. Da qualche pagina di giornale si evincono scampoli di assoluta tragedia. I resoconti attuali parlano di una metereologia che non lascerà spazio a prossimi miglioramenti. Piogge torrenziali sono attese nei prossimi giorni; piogge che potrebbero far finire sott'acqua altre migliaia di abitazioni. Se ne aggiungerebbero al triste conteggio che, ad oggi, ne annovera come distrutte circa 600mila. In aggiunta al clima ribelle, in alcune regioni ci pensa anche l'uomo a fare danni. Si continua, infatti, anche a combattere. Nella provincia del Khyber-Pakhtunkhwa piovono bombe dal cielo, figlie di quella logica distruttrice che all'essere umano mai potrà sfuggire di mano. Secondo l'emittente WebGeo nella giornata di ieri, a causa di questa spinta militarità, sono morte diciotto persone. La componente talebana, fortissima in alcune zone del Paese, sfrutta la debolezza dell'esercito impegnato in missioni di soccorso per assaltare posti di blocco ed addirittura luoghi di culto. Sparatorie lunghe ore, con ritiri imprevedibili secondo il codice perfetto della guerrigilia. Le cifre della tragedia naturale sono impietose, di gran lunga peggiori di qualsiasi fatalistica previsione. Allo stato attuale giace sotto'acqua un'area vasta quanto l'Inghilterra. Gli alluvionati sono oltre 6milioni e 311mila. Sono persone rimaste senza più casa od altro, uomini e famiglie che hanno perso tutto. Tutte queste persone hanno bisogno urgentissimo di aiuti umanitari per sopravvivere. Aiuti umanitari immediati, appunto. I morti, solamente accertati, sono ad oggi 1540. Le persone genericamente colpite profondamente dal disastro sono oltre 20milioni. Si tratta di individui attualmente senza alcun appiglio, senza alcuna sistemazione. Sono individui ridotti, appunto, allo stato di profughi. Dare sollievo immediato a queste persone, ad oggi, pare utopico. La cifra minima prevista per la ricostruzione ammonta a qualcosa come 10miliardi di dollari. Una previsione fatta dalla Banca Mondiale non avvalorata però dai fatti, attualmente tristissimi. Se con la tragedia di Haiti il mondo mobilitato a dovere riuscì a raccogliere 3,2miliardi di dollari per 3 milioni di sopravvissuti, per l'emergenza Pakistan ad oggi sono stati raccolti solo 229 milioni di dollari. Quanto è, in termini percentuali, ciò che è stato già fatto? Si tratta, ad oggi, solamente di un miserrimo 3%. Intere regioni, ad oltre due settimane dall'arrivo dell'ondata monsonica, non hanno ricevuto ancora alcun aiuto. Eroi silenziosi, come quelli appartenenti al World Food Programme, stanno cercando da tempo di raggiungere le zone isolate anche a dorso di mulo. Nonostante tutto e nonostante ripetuti appelli, gli aiuti non arrivano ancora come dovrebbero. Appello anche dal Papa, affermante che la solidarietà in casi come questi non deve mai mancare. Fosse lui il primo a dare l'esempio concreto e diffuso, magari risulterebbe meno retorico e più credibile... Nel mentre le piogge stanno ricominciando. Farida è l'emblema del bisogno di acqua e risorse immediate di questa gente: "C'è l'acqua buona e quella cattiva- ribadisce- L'acqua buona è quella di cui abbiamo bisogno oggi, quella che non ci fa ammalare. Quella cattiva ci ha portato via tutto." Mentre si scrive, si parla o si pensa, acqua cattiva continua a cadere. Senza sosta. Nizam Ali guarda all'acqua cattiva con odio e rassegnazione: "L'acqua ha colpito la nostra casa di notte e siamo dovuti uscire nuotando il più in fretta possibile. Ho caricato il mio figlio più piccolo sulle spalle. L'alluvione mi ha portato via tutto, anche una delle mie bambine Ha ingerito troppa acqua e non ce l'ha fatta." Tristi cronache, alle quali chi informa dovrebbe dare infinitamente più risalto.

mercoledì 18 agosto 2010

PERDENDO BALOTELLI...

Se fosse rimasto a crescere qui, nessuno può ipotizzare quali traguardi avrebbe potuto raggiungere. Mario Balotelli è forse il talento più cristallino che il calcio italiano possa ricordare, da un bel pò di tempo a questa parte. Dotato di un fisico imponente se rapportato alla sua giovanissima età, non ha mai smesso di stupire, far discutere e deprimere in questa Italia. Non ha mai smesso di far parlare di sè, fino al punto in cui è stato pietosamente ceduto. Si è messo in mostra sin dalla prima partita, con qualità tecniche assolutamente incredibili. L'affare nella sua cessione, al di là di lui o dell'Inter, lo ha fatto il procuratore Mino Raiola. Ex pizzaiolo, ha intrapreso la carriera calcistica culminata l'anno scorso con il tira e molla che portò il fuoriclasse Zlatan Ibrahimovic nella balena della Liga Spagnola, il Barcellona appunto. Al di là dei meriti di questa cessione, ci si può chiedere di chi siano state davvero le colpe. Gli sceicchi del Mancester City provvederanno a garantire lui un futuro sereno, quantomeno economicamente. Perorando l'astuzia del procuratore precedentemente citato, il giovanissimo campione guadagnerà 17 milioni di Euro spalmati su un contratto di durata quinquennale. Ceduto per 28milioni di Euro, premi a rendimento esclusi al quanto pare. Nella presentazione di ieri, Mario ha lanciato messaggi sulla sua figura e, più in generale, sul modo che questa Italia ha di trattare coloro che vengono considerati "fuori dall'ordinario". Accusato da tutti di essere decerebrato, lobotomizzato od ancora stupido, ha provveduto a rispondere con toni estremamente pacati: "Non sono un cattivo ragazzo, sono particolare, nè cattivo nè troppo buono. Non mi interessa da dove viene questa reputazione, comunque è arrivato il momento di maturare." Maturare, appunto. Viene da chiedersi se un ragazzo ritenuto "particolare" possa maturare adeguatamente solo fuori dal confine. Sulla presunta normalità alla quale il ragazzo avrebbe dovuto tendere, vorrei sfidare parecchi detrattori. A quanti ragazzi, qualora si provvedesse a dare loro soldi e fama come Mario Balotelli, non verrebbe l'inevitabile tentazione di perdere la testa ogni tanto? Purtroppo o per fortuna, a moltissimi. E' lecito chiedersi se Balotelli non fosse "cattivo" per colpa degli eccessi del calcio italiano? E' lecito, ma ai vertici queste sono domande ritenute errate. O quantomeno scomode. Addio alla serie A ed addio all'Inter, spiegato con parole al fulmicotone: "Dopo Inter-Barcellona ho capito che era arrivato il momento di cambiare. C'era troppa attenzione su di me. Era sempre più difficile vivere a Milano, così ho chiesto di andare via. [...]Alla fine i principali problemi arrivavano dall'esterno." Tutti i suoi problemi venivano dunque da quell'esterno, figlio di una cultura calcisticamente maniacale ed ossessivamente repulsiva nei confronti di un giovanissimo fenomeno. La fuga da un campionato e da un paese che per i giovani non lascia pressochè niente. Ne era convinto anche Mario, nella giornata di ieri: "Ma io non sono stato costretto ad andare via, è stata una mia scelta. Anche se è vero che in Italia per i giovani è più difficile trovare spazio nelle squadre di prima fascia." Allo stesso modo, per i giovani extra-calcio, è incredibilmente più difficile trovare spazio in società. Sarà in futuro anche molto più difficile viversela, questa nostra stessa vita. Balotelli all'Inter non pativa certo la fame, è risaputo. All'Inter ha segnato oltre 20 gol, in soli due anni. Simbolo di un italiano "diverso" e di una nazionale nuova che chiede più respiro e freschezza all'allenatore Cesare Prandelli, Mario Balotelli avrebbe potuto rappresentare un simbolo di rivincita, se coltivato adeguatamente. Nonostante tutto, il ragazzo "particolare" è volato oltre la Serie A, oltre un Paese immobilizzato e devastato. Un'altra cosa significativa è il rimpiazzo cercato ora dall'Inter. Perso un giovanissimo fenomeno, la squadra di Milano va buttandosi su ultratrentenni. E' il momento di giocatori più "a basso costo", come Sculli del Genoa od ancora Kuyt del Liverpool. Perdere un fenomeno per accontentarsi di giocatori alle briciole, sicuramente più gestibili ed affidabili. Pensare poi che la non affidabilità di Balotelli potesse derivare dal contesto nel quale era stato inserito, è ragionamento forse troppo complicato per essere metabolizzato a dovere. Se anche fosse un ragazzo "ingestibile", come confidato dall'ex-allenatore Mourinho, la colpa non potrebbe mai essere del sistema Italia. Avere ad ogni partita telecamere puntate addosso e vedere alla fine di ogni mese centinai di migliaia di Euro materializzarsi nel conto in banca può destabilizzare. Diventa paradossalmente molto difficile non montarsi la testa, in questo strano paese. La riflessione sul costo del cartellino è, purtroppo, conseguente al sistema Italia. La cessione è figlia di un "capolavoro" economico abilmente gestito dal procuratore Raiola. Non è un caso che l'ingestibilità di Balotelli sia aumentata dopo il sodalizio, avvenuto qualche mese fa. Cosa sarebbe successo se Moratti avesse rifiutato l'offerta? Ai posteri l'ardua sentenza, ad ora solo rimorso per l'ennesimo talento perduto. Esiste, inoltre, l'altra faccia del "diverso" Balotelli. Una faccia della quale pochissimi hanno parlato. Quasi nessuno, preso com'era a giudicare gesta fobiche e mai extra-calcistiche. L'altro lato della medaglia è riportato al link seguente, proveniente dal suo sito ufficiale: http://www.mariobalotelli.it/mario-solidarieta/ Ai posteri l'ardua sentenza, appunto.

martedì 17 agosto 2010

INFORMAZIONE ED ITALIA: CONTINUANDO A PERDERE COLPI SOTTO IL SOLE DI FERRAGOSTO...

Viene il dubbio che l'Italia alle volte sia un paese necrofilo, od almeno qualcosa di simile. Il sito del Tg1 va seguendo, minuto per minuto, gli sviluppi inerenti ai cordogli nei confronti del deceduto picconatore Cossiga. Massimo rispetto per una personalità che, nel bene o nel male, ha segnato la storia dell'Italia. Massima consapevolezza però anche nei confronti di una persona che, nata nel 1928, è morta nel 2010. Deceduto ad 82 anni, dopo una vita duratura e tutto sommato piena. Si aprono le piste per dichiarazioni d'intenti, la maggior parte delle volte retoriche e spesso piuttosto sconnesse dalla realtà dei fatti. Fatti in cui il mondo, nonostante tutto e tutti, continua a versare impietoso. Sul picconatore morto si apriranno processi dietro processi, addirittura edizioni speciali di talk-show o simili precedentemente chiusi dinnanzi ad una politica italiana troppo ribollente. Ci saranno platee di politicanti che, caduti nel dimenticatoio anche d'intenti, torneranno per celebrarlo e ricordarlo. L'Italia è un paese che ama ricordare per anniversari ed in punti di morte. Tutto ciò è, a mio modestissimo parere, ennesima testimonianza di un qualche cosa che continua a non andare profondamente. Rotocalchi che spendono, spandono e spanderanno parole su parole nei confronti di qualcosa che si poteva celebrare in ben altri momenti. Nonostante tutto, certe emergenze sono ritenute importanti dalle masse solo in funzione dell'allarme attribuitogli dai mass media. Da questa lacuna emerge un male divenuto tristemente cronico per questa povera Italia. Stanno accadendo nel mondo intero altri allarmi gravissimi che trovano purtroppo spazio in qualche riga di fine pagina od in qualche parola in più spesa dal giornalista di turno dopo la mezz'ora fatidica di conduzione televisiva. Ci sono emergenze vere e proprie, ridotte al quasi totale silenzio dalle altre notevolissime importanze. L'esempio tristissimo di questi ultimi giorni riguarda l'allarme Pakistan. Le alluvioni e le pioggie continue delle settimane passate non accennano, purtroppo, a smettere. Fra goccia e goccia aumentano i numeri degli sfollati e dei morti, secondo una silenziosa pandemia che non scorre attraverso alcun mezzo di informazione. Ad oggi i numeri sono devastanti, per annuncio stesso dell'Onu. L'eco risuona tristissima ma, purtroppo, fin troppo veritiera. "Non c'è acqua potabile per cinque milioni di persone, e non abbiamo i soldi per assisterne otto milioni. Dai sei agli otto milioni di persone non hanno cibo", ha spiegato senza mezzi termini il portavoce dell'Ocha in Pakistan, Maurizio Giuliano, "in un'area che equivale alla Svizzera e all'Austria messe insieme. Se non si interviene immediatamente, avremo una seconda ondata mortale". In quelle terre si sta rischiando un'ecatombe senza precedenti, per colpa di una natura che non vuole sentire alcuna ragione. In mezzo a questo marasma la cosa che più fa male ed uccide è che oltre tre milioni e mezzo di bambini stanno tangibilmente rischiando la vita. Potrebbero morire a causa dell'inquinamento dell'acqua, dovuto a tutte queste continue inondazioni. Mentre milioni di persone e di giovani vite vanno rischiando di sparire, la nostra televisione ed i nostri media rimangono silenziosi. Sta dilagando anche la paura di epidemie di colera, dopo il primo caso registrato. La situazione umanitaria è terribile, preoccupante. Tutti i villaggi hanno disperato bisogno di acqua pulita, di latrine e forniture igieniche. Qualche giorno fa la situazione venne definita di gran lunga peggiore rispetto alla già devastante situazione di Haiti. Sono stati stanziati aiuti dalla Banca Mondiale, quantificati in circa 900 milioni di dollari. Secondo gli addetti, però, si tratta di una cifra largamente insufficiente per far fronte a questa devastante emergenza. Emergenza alla quale è attribuita, purtroppo, una dimensione di secondo od ennesimo piano. Non è forse anche questo segno dell'ennesima anomalia che attraversa in lungo ed in largo questo malcapitato stivale? Non è forse anche questo il segno di un paese completamente incapace di pensare al prossimo o di guardare al futuro, preso più che mai a ricordare ed aggrapparsi al proprio passato? Con un'informazione più capillare si potrebbero aprire raccolte fondi da diffondere altrettanto capillarmente attraverso questi mass-media lobotomizzanti. Con un'informazione più consapevole un'emergenza come questa non dovrebbe prendere pagine su pagine di spazio? Se così fosse, forse non saremmo in Italia. E' triste sapere di venti milioni di sfollati che non hanno, purtroppo voce. Ai posteri l'ardua sentenza, mentre milioni di bambini rischiano la morte. Nel mentre, si continuino le celebrazioni.

lunedì 16 agosto 2010

QUANDO LAVORARE UCCIDE: CRONACHE DI UOMINI DIVENUTI NUMERI E STATISTICHE

Come lettura estiva ho optato per un libro di qualche anno fa, ma rispecchiante appieno purtroppo un problema notevolmente diffuso ancor di più nei tempi moderni. Edito da Bur, si intitola "Lavorare uccide" ed è stato scritto da Marco Rovelli, classe '69. Il contenuto disarmante racchiuso in quelle pagine rende perfettamente l'idea della silenziosa emergenza nella quale il lavoro si immerge, specialmente in certe ed assai precarie condizioni. E' brutto vedere e sapere quanto certi uomini, costretti a svolgere mansioni già in sè stesse pericolose, non sappiano o siano costetti ad ignorare il problema della sicurezza. Qualcosa basterebbe alle volte sul mondo del lavoro, qualcosa di poco capace di salvare però tantissime vite. Il libro racchiude un'antologia fatta di volti, di uomini e di famiglie spezzate. Uomini deceduti per motivi magari futili, minimali. Motivi non curati, poichè sottovalutati. Nel testo si mescolano burocrazie spaventose, di fronte alle quali le famiglie di chi ha perso la vita possono cedere pietosamente. L'autore sottolinea il baratro nel quale il mondo produttivo moderno sta precipitando. La feroce etica del perseguire esclusivamente produzione e profitto non ha, per troppo tempo, dato i suoi frutti. Dietro appalti e subappalti si nascondono piaghe orrende, delitti innominabili compiuti in nome di un'ignoranza senza nè arte nè parte. Il tema della sicurezza sul lavoro, secondo l'autore, è un problema dirimente e prioritario. Non è però un dramma di primaria importanza per chi, volente o nolente, deve assumersi la responsabilità di garantire un ambiente adeguato ai rami base della produzione. Esistono leggi puntualmente disattese, responsabili che si mescolano fra cause ed accuse per essere riassunti su un posto di lavoro che bolle e ribolle di continue ed esasperanti responsabilità. Ho letto di tanti, troppi uomini morti per problemi che, se affrontati in tempo, si sarebbero potuti risolvere. Minatori mescolati a lavoratori portuali volati giù da baratri incredibili di meschinità e pressapochismo di certi datori di lavoro. Uomini deceduti per mesotelioma, quella silenziosa piaga che colpisce chi ha lavorato o vissuto dove c'era troppo amianto. Uomini morti per quella malattia silenziosa che colpisce anche dopo cinquant'anni di latente e mordente attesa. Ho letto di un mondo che annovera in sè troppi buchi neri. Ho letto di responsabilità soffocate, ho letto di ragazze ventenni cadute sotto il peso di tonnellate piovute da qualche sbadata macchina. Ho letto di roghi avvenuti in una ThyssenKrupp mal gestita, mal nata e mal controllata. Si mescolano, fra quelle pagine, dolori di famiglie spezzate e di donne innamorate, rimaste senza un compagno ed un uomo accanto con il quale condividere un futuro. Ci sono uomini stranieri morti, sottopagati e penalizzati con contratti capestro da datori di lavoro troppo allenati a rovinare tutte le loro esistenze. Ho letto di una politica alle volte troppo compiacente, ho letto di tantissime esistenze divenute parte di un'antologia del massacro. Uomini per l'occasione divenuti numeri, quasi fossero semplicemente protagonisti di una devastante cronologia di morte. Dietro macchine selvagge od uomini spesso non etichettabili come tali si celano responsabilità specifiche da attribuire, colpe ben definite da mostrare. Lo diceva anche Luigi Di Ruscio con un lapidario ma mai più vero "Non possiamo abituarci a morire". Se la tendenza è quella di continuare così, siamo davanti ad un fenomeno troppo triste e disumano per poter essere accettato. Ho letto anche di martiri, rimasti miracolosamente vivi dopo gravi infortuni sul lavoro. Uomini ustionati quasi a morte, ritornati alla vita dopo anni di operazioni chirurgiche e travagli infiniti. Ho sentito di sussidi di invalidità da fame consegnati a questi reduci. Dalle pagine del libro e da quelle di cronaca recente sembra che il mondo del lavoro sia un universo di guerra. Se fosse così, qualcosa deve davvero cambiare. Dinnanzi ad uno dei tanti mali silenziosi di questo paese, consiglio caldamente questa antologia di uomini, vite e famiglie. Morti tutti per una causa che più ingiusta di così non poteva proprio essere.