lunedì 27 febbraio 2017

SU CAMPAGNE E SOLITUDINI, CERCANDO(SI)...

"[...] Sono solo, in mezzo alla campagna: in una solitudine reale, scelta come un bene. 
Qui non ho niente da perdere (e perciò posso dire tutto), 
ma non ho neanche niente da guadagnare (e perciò posso dire tutto a maggior ragione). 
Si interpreti come si vuole questa mia sete di solitudine. [...]" 
(P.P.Pasolini, cit.)




sabato 25 febbraio 2017

INSEGUENDO SALVEZZE PER L'ITALIA...CAPENDO IL PASSATO PER (PROVARE AD) INTERPRETARE IL FUTURO

"[...] Cerchiamo di essere realisti/ 
Non lasciamoci trarre in inganno dalla realtà./ 
Italia depressa ma bella d’aspetto/ è un bel paesotto/ 
che tenta di essere tutto/ con dentro tanti modelli/ 
che mischia confonde e concilia/ riesce a non essere niente. [...]"
(Salviamo 'sto Paese, G.Gaber, cit.)

Piccoli patrioti, G.Toma

giovedì 23 febbraio 2017

SU POLITICA, INETTI ED ITALICHE ABITUDINI

 "[...] Tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. [...] Tutte le 'operazioni' che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. [...] molti italiani [...] si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi [...] o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. [...]" (E.Berlinguer, cit.)


lunedì 20 febbraio 2017

SULLA POSSIBILITA' DI CAMBIARE LE COSE...E SUL POTERE CHE CAMBIA CHI NON VORREBBE CAMBIARE?


"[...] I potenti [...] che in questi anni hanno detenuto il potere, dovrebbero andarsene, sparire [...]. Invece non solo restano al potere, ma parlano. Ora è la loro lingua la pietra dello scandalo. [...] La loro lingua è la lingua della menzogna. [...]" 
(Lettere luterane, P.P.Pasolini, cit.)

venerdì 17 febbraio 2017

CERCANDO ANIMA E VITA...NEL MARE

"[...] Ci nascondiamo di notte 
per paura degli automobilisti 
[...] Siamo i gatti neri 
siamo i pessimisti 
siamo i cattivi pensieri 
e non abbiamo da mangiare 
Com'è profondo il mare [...]
E' inutile 
Non c'è più lavoro 
Non c'è più decoro 
Dio o chi per lui 
Sta cercando di dividerci 
Di farci del male 
Di farci annegare [...]
Con la forza di un ricatto 
l'uomo diventò qualcuno 
resuscitò anche i morti
spalancò prigioni [...]
Innalzò per un attimo il povero 
ad un ruolo difficile da mantenere 
poi lo lasciò cadere 
a piangere e a urlare 
solo in mezzo al mare [...]
poi da solo l'urlo 
diventò un tamburo 
e il povero come un lampo 
nel cielo sicuro 
cominciò una guerra 
per conquistare 
quello scherzo di terra 
che il suo grande cuore 
doveva coltivare [...]
Ma la terra 
gli fu portata via 
compresa quella rimasta addosso 
fu scaraventato 
in un palazzo,in un fosso [...] 
Intanto un mistico 
forse un'aviatore 
inventò la commozione 
E rimise d'accordo tutti [...]
Frattanto i pesci 
dai quali discendiamo tutti 
assistettero curiosi 
al dramma collettivo 
di questo mondo 
che a loro [...] doveva sembrar cattivo 
e cominciarono a pensare 
nel loro grande mare [...]
E' chiaro 
che il pensiero dà fastidio 
anche se chi pensa 
è muto come un pesce 
anzi un pesce [...]
Perchè lo protegge il mare 
Com'è profondo il mare [...]"
(Com'è profondo il mare, L.Dalla, cit.)

"Monaco in riva al mare", C.D. Friedrich

mercoledì 15 febbraio 2017

ASCOLTANDO E CERCANDO...IN ACQUA

"[...] Bisogna essere come l’acqua. Niente ostacoli – essa scorre. Trova una diga, allora si ferma. La diga si spezza, scorre di nuovo. In un recipiente quadrato, è quadrata. In uno tondo, è rotonda. Ecco perché è più indispensabile di ogni altra cosa. Niente esiste al mondo più adattabile dell’acqua. E tuttavia quando cade sul suolo, persistendo, niente può essere più forte di lei. [...]" (L.Tzu, att.


lunedì 13 febbraio 2017

CITANDO MUSICA ED ANIMA, VERSO (UNA PROPRIA IDEA DI) CASA


"[...] La musica infine, l'unificatrice - niente di più spirituale, niente di più sensuale, una divinità, eppure completamente umana - che avanza, prevale, occupa il posto più alto; capace di dare, in certe contingenze e campi, ciò che null'altro saprebbe dare. [...]"
(W. Whitman, att.)

domenica 12 febbraio 2017

CERCANDO E SEGUENDO, NEL TENTATIVO DI (NON) RESTARE SOLI?

"[...] L'uomo che sto seguendo/ 
è troppo vile per dedicarsi al male/ 
è troppo altero,/ 
troppo intelligente/ per affidarsi a Dio/ 
l'uomo che sto seguendo/ 
è un uomo normale [...] sono io [...]"
(L'uomo che sto seguendo, G.Gaber, cit.)

Fonte immagine: E.Munch

giovedì 9 febbraio 2017

FRA PRIME PAGINE, NOTIZIE...ED INGIUSTIZIE, ITALIANE

"[...] Prima pagina/ venti notizie/ ventuno ingiustizie/ e lo Stato che fa/ si costerna, s'indigna,/ s'impegna/ poi getta la spugna con gran dignità [...]" (Don Raffaè, F.De André, cit.


 La partenza dei coscritti del 1866, G.Induno

domenica 5 febbraio 2017

"UN POLPO ALLA GOLA", FRA RIMORSI E PROSPETTIVE DI VITA NASCOSTE

Quale può essere il peso dei rimorsi, delle cose non dette e/o non fatte in una sola esistenza?
Attraverso quali passi si possono provare ad allontanare tutte quelle difficoltà derivanti dal non essere riusciti a superare una certa fase della propria vita come si sarebbe voluto/potuto fare?
Il percorso attraverso l'incedere del tempo può essere alquanto complesso, difficoltoso e assai arduo da strutturare e definire. I passi con cui poter (provare a) dimenticare i momenti chiave della nostra vita non andati secondo aspettative sembrano essere tutto fuorché facili da compiere.
Le fasi dell'esistenza di una singola persona si definiscono attraverso parole tanto importanti quanto impossibili da sintetizzare e definire con specifica esaustività: infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia e quant'altro di intermedio qui impossibile da definire.
Ognuna di queste parole definisce un pezzo di vita intriso di domande, incertezze, passi compiuti ed ignorati, traguardi sfiorati e/o volutamente disattesi.
Sullo sfondo, volente o nolente, il peso di una vita nella quale il tempo giunge a lavare via tutto ciò che è possibile (provare ad) eliminare.
E' su queste strade che si articola l'opera "Un polpo alla gola", disegnata da Zerocalcare e pubblicato da Bao Publishing. Il punto di incipit è riportato dallo stesso autore nel retro di copertina:

"[...] Ricorda: nessuno guarisce dalla propria infanzia. [...]"

Da questo punto si dipanano trame narrative differenti, tutte articolate e definite attorno alla vita in itinere del protagonista - nonché autore dello stesso fumetto.
Dietro agli angoli bui di reticenze vicendevoli e per troppo tempo minimizzate o silenziate si muove lo scorrere del tempo, attraverso un incedere tanto incalzante quanto non arginabile.
E' il tempo a rendere sempre più grande ed assoluto quel polpo che domina, stringendolo forte, il collo e la voce di quanti siano sempre propensi a nascondere quel poco di verità in più quando la stessa sia più che mai necessaria.
Fra episodi nascosti ed emergenze mal arginate si muovono, misti al tempo, sensi di colpa e rimpianti non meglio delineabili:

"[...] Chissà poi perché da piccoli ingigantiamo così i nostri segreti, tanto da farceli apparire inconfessabili...poi anni dopo ci ripensi e ti fai una risata. [...]"

Leggerne per saperne di più, eventualmente anche sulla propria vita e su altr(ettant)e modalità per (cercare di) affrontarla al meglio possibile.


venerdì 3 febbraio 2017

CERCANDO QUANTO MANCA AL MONDO...

"[...] Quello che manca al mondo è/ un poco di silenzio/ Quello che manca in questo mondo/ è il perdono che non vedo e non sento [...] Quello che manca al mondo lo vedo bene coi miei occhi/ Quello che manca in questo mondo/ non lo posso raccontare [...] Quello che manca al mondo è un poco di silenzio [...]"


lunedì 30 gennaio 2017

"IL PREGIUDIZIO UNIVERSALE", OLTRE LO SCHEMA COMUNE...E COMUNEMENTE (AB)USATO

Quale potrebbe essere l'impatto del pregiudizio, qualora si potesse effettuare un "conteggio" degli stereotipi e dei luoghi comuni che dominano questo mondo?
Rispondere a questa domanda può essere cosa molto complessa, in quanto tantissime sono le domande alle quali rispondere con consapevolezza in un mondo tanto complesso.
Nonostante complessità e difficoltà, cercare una strada per tentare un approccio non è cosa affatto sbagliata. Su questo fronte si muove il libro "Il pregiudizio universale - Un catalogo d'autore di pregiudizi e luoghi comuni", edito da Editori Laterza e scritto a molte mani.
Il fine di questo testo è contenuto, oltreché nel titolo, anche nell'introduzione all'opera stessa.
Su questo fronte emerge come spontanea la necessità di dover catalogare il pregiudizio come una sostanziale croce, in un mondo tanto complesso quale è quello contemporaneo:

"[...] Pregiudizi, luoghi comuni, credenze 'sono tutte quelle cose che ognuno di noi crede di sapere sula base non di una vera informazione, ma di una percezione più o meno passivamente condivisa. 
Come recita un facile aforisma, d'altronde, il pregiudizio peggiore è quello di chi crede di non avere pregiudizi.' [...]"

Su questo crinale, pertanto, esperti ed addetti ai lavori vengono a definire con esempio e conoscenza concetti pragmaticamente distanti da un imperante e tragi(comi)co luogo comune.
I contenuti sono specificamente richiamati nel seguito, afferendo nello specifico a varie e differenti tematiche: austerità, bambini, biblioteche, cervello umano, cinema, città, clandestinità, competitività, Costituzione, cultura, crescita e debito, democrazia, donne, famiglia, giovani, ideologia, legge, jazz, lettura, matematica, mercato, musica classica, numeri, politica, salute, scuola italiana, tecnica, tecnologia, televisione, uguaglianza, essere umano, web.
Leggerne per saperne di più, dunque.


sabato 28 gennaio 2017

RICERCANDO DOMANDE, FORZA PER (R)ESISTERE...COME UMANI

"[...] Se ci fosse un uomo 
forte di una tendenza senza nome 
se non quella di umana elevazione 
forte come una vita che é in attesa 
di una rinascita improvvisa. 
Se ci fosse un uomo 
generoso e forte 
forte nel gestire ciò che ha intorno 
senza intaccare il suo equilibrio interno 
forte nell'odiare l'arroganza 
di chi esibisce una falsa coscienza 
forte nel custodire con impegno 
la parte più viva del suo sogno
se ci fosse un uomo [...]"
(Se ci fosse un uomo, G.Gaber, cit.)


giovedì 26 gennaio 2017

E SE CI DIRANNO QUALCOSA...COSA RISPONDERE?

"[...] E se ci diranno/ che per rifare il mondo/ c'è un mucchio di gente/ da mandare a fondo/ noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare/ per poi sentire dire che era un errore/ noi risponderemo [...] No [...] E se ci diranno/ che nel mondo la gente/ o la pensa in un modo/ o non vale niente/ noi che non abbiam finito ancora di contare/ quelli che il fanatismo ha fatto eliminare/ noi risponderemo [...] No [...]"


martedì 24 gennaio 2017

FRA SEMPRE E (PER) SEMPRE, CITANDO DE GREGORI...

"[...] Pioggia e sole 
cambiano 
la faccia alle persone [...]
Sempre e per sempre tu 
ricordati 
dovunque sei, 
se mi cercherai 
sempre e per sempre 
dalla stessa parte mi troverai.
Ho visto gente andare, 
perdersi e tornare [...]
E con le stesse scarpe camminare 
per diverse strade 
o con diverse scarpe 
su una strada sola. 
Tu non credere 
se qualcuno ti dirà 
che non sono più lo stesso ormai 
Pioggia e sole abbaiano e mordono 
ma [...] lasciano il tempo che trovano. 
Sempre e per sempre 
dalla stessa parte mi troverai [...]"
(Sempre e per sempre, F. De Gregori, cit.)


sabato 21 gennaio 2017

SU CAMBIAMENTO CLIMATICO, OPINIONI...E LETTERATURE CONVENZIONI

"[...] 'Io credo che ognuno si ricordi avere udito da' suoi vecchi più volte [...] che le annate sono divenute più fredde che non erano, e gl'inverni più lunghi; e che, al tempo loro, già verso il dì di Pasqua si solevano lasciare i panni dell'inverno, e pigliare quelli della state; la qual mutazione oggi, secondo essi, appena nel mese di maggio, e talvolta di giugno, si può patire. 
E non ha molti anni, che fu cercata seriamente da alcuni fisici la causa di tale supposto raffreddamento delle stagioni, ed allegato da chi il disboscamento delle montagne, e da chi non so che altre cose, per ispiegare un fatto che non ha luogo: poiché anzi al contrario è cosa [...] notata da qualcuno per diversi passi d'autori antichi, che l'Italia ai tempi romani dovette essere più fredda che non è ora. [...] La quale immaginazione è così fondata, che quel medesimo appunto che affermano i nostri vecchi a noi [...] per non dir più, già un secolo e mezzo addietro, ai contemporanei del Magalotti, il quale nelle lettere familiari scriveva: 'egli è pur certo che l'ordine antico delle stagioni par che vada pervertendosi. Qui in Italia invece è voce e querela comune che i mezzi tempi non vi sono più; e in questo smarrimento di confini, non vi è dubbio che il freddo acquista terreno [...].' Questo scriveva il Magalotti in data del 1863. 
L'Italia sarebbe più fredda oramai che la Groenlandia, se da quell'anno a questo, fosse venuta continuamente raffreddandosi a quella proporzione che si raccontava allora. [...]
Leopardi ha una parte di ragione e una di torto. 
Ha ragione quando sostiene che i sensi e la memoria dell'uomo sono fallacie si soffermano su dettagli che non sono significativi alla scala dei tempi del clima. [...]
Ha torto invece quando vuole negare a priori i freddi osservati da Lorenzo Magalotti [...] che [...] era [...] Segretario dell'Accademia del Cimento di Firenze, culla del metodo scientifico galileiano, dove tra l'altro si costruirono i primi termometri al mondo, 'strumenti per conoscer l'alterazioni dell'aria derivanti dal caldo e dal freddo.' [...]"
Fonte: Pensieri, n°39 - Zibaldone, G.Leopardi, cit. in "Non ci sono più le mezze stagioni", L.Mercalli - "Il pregiudizio universale - Un catalogo d'autore di pregiudizi e luoghi comuni", Editori Laterza


martedì 17 gennaio 2017

CONSIDERANDO JAZZ, VITA ED ETICA NELLA MUSICA

"[...] La complessità del jazz [...] è intrinseca nell'urgenza espressiva del racconto che lo giustifica. Un racconto duro e a volte violento quello degli anni Quaranta e Cinquanta, quando questo doveva esprimere lo stato d'animo dei neri sopraffatti dai bianchi e l'evoluzione di una civiltà industriale che cresceva a ritmi vertiginosi. [...] 
Se il jazz è difficile dunque è perché ha raccontato la storia di un secolo altrettanto difficile e complesso testimoniandone l'evoluzione, le lotte e le passioni. 
Lotte e passioni che erano degli afroamericani del Sud dell'America e del blues, la loro lingua. [...]
Ha una storia lunga questa musica. Una storia affascinante che solo se vissuta e ricostruita pazientemente rende l'idea di ciò che è stata e di ciò che oggi porta in dote verso il futuro per la sua vocazione antonomastica alla metamorfosi. 
Era la musica del popolo ai primi del Novecento e oggi ritrova quella matrice popolare di cento anni fa [...]. Ecco perché il jazz è facile nonostante possa sembrare difficile. 
Perché basta conoscerlo per apprezzarne le sue diversità scoprendo che ce ne è uno per ogni gusto e che questo supera le mode e diventa una passione emozionante che ci fa ridere e piangere, battere il piede a tempo, schioccare le dita o barcollare al ritmo dello swing. 
Cosa c'è di più naturale e di più semplice che il lasciare andare al ritmo del corpo?
E' difficile fare bene qualsiasi cosa ma è altrettanto facile renderci la vita semplice se si è in grado di uscire dai binari della paura del nuovo e del luogo comune. [...]"
Fonte: Il jazz è difficile, P. Fresu tratto da "Il pregiudizio universale - Un catalogo d'autore di pregiudizi e luoghi comuni", Editori Laterza

Fonte immagine: Jazz, T.Vieux

sabato 14 gennaio 2017

PE(N)SANDO ORIZZONTI ED IDEE, IN VITA

"[...] I vasti orizzonti generano le idee complesse, 
i piccoli orizzonti le idee ristrette. [...]"
(V.Hugo, att.)


lunedì 9 gennaio 2017

SU CRESCITA ED OPPORTUNITA' IN MATERIA DI VITA...

"[...] 'Perché sono salito quassù? Chi indovina?' [...]
'No. Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo [...] guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. 
Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! 
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.'
Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore. Considerate quello che voi pensate. 
Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. 
Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto.
Thoreau dice 'molti uomini hanno vita di quieta disperazione', non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno! [...] 
Osate cambiare, cercate nuove strade. [...]"
(L'attimo fuggente, cit.)




sabato 7 gennaio 2017

"CUORI ED ERRORI NELLA SCUOLA ITALIANA", ALLA RICERCA DEL VALORE DELL'ESEMPIO

Cronache passate ed attuali, plasmate inseguendo anche un'idea di futuro che durante gli anni vede sempre le stesse 'contrapposizioni' modificarsi - di rapporto in rapporto: insegnanti e alunni, insegnanti e genitori, genitori e alunni. Queste poche righe solo per citare alcuni dei rapporti e delle realtà che si plasmano (per plasmare anime) da sempre nell'Istituzione rappresentata dalla scuola italiana.
Scuola che è miniera di futuro, in quanto è da essa e dalle sue capacità di forgiare personalità e competenze che dipende la possibilità di poter avere a disposizione un domani migliore per un Paese.
Paese che - come l'Italia - pare avere un disperato bisogno di talento e disciplina da instillare nelle generazioni che dovranno avere (in quale domani?) oneri ed onori nel prendere sulle proprie spalle le sorti della nazione intera.
Quali competenze dovranno possedere le generazioni future per (contribuire a) costruire un Paese migliore? Attraverso quali passaggi servirà strutturare e muoversi per costruire le carriere dei futuri insegnanti, in un momento socio-storico nel quale svariate riforme sembrano averne minato basi e consapevolezze? Mediante quali 'leve' poter (provare ad) incanalare delusioni ed aspettative non realizzate di insegnanti che hanno visto dilapidare i propri tentativi di rendere migliori le vite dei propri studenti? Attraverso quali strumenti aiutare giovani vite a non perdersi nel fiume delle proprie esistenze, nonostante l'incontro con docenti che sembrano essere (purtroppo spesso) tutto fuorché ferrati nella trasmissione di conoscenze essenziali per diventare esseri umani migliori?
Servirebbe regalare consapevolezze o quantomeno strumenti utili per (cercare disperatamente di) individuarle nel fiume di vicende che quotidianamente si attanagliano e stagliano.
Condizionale d'obbligo, viste certe attitudini ed altrettanti contro-esempi che si potrebbero definire.
A queste e moltissime altre domande cerca di fornire qualche strumento utile l'opera "Il rosso e il blu - Cuori ed errori nella scuola italiana", scritto qualche anno fa da Marco Lodoli e pubblicato da Einaudi Editore.
L'intento del testo, redatto seguendo una serie di cronache dal 'fronte-scuola', cerca di muovere e promuovere riflessioni di metodo e di merito attingendo ad esempi singoli, ad una quotidianità di eventi nella quale immergersi e mescolarsi.
Le intenzioni dello stesso autore si ritrovano nella copertina dell'opera in questione:

"[...] Marco Lodoli [...] ogni giorno, in presa diretta si incontra e scontra con la scuola, con gli studenti e con il difficile e appassionante mestiere di insegnante. In 'Il rosso e il blu' abbandona la finzione narrativa e, attraverso brevi ma folgoranti osservazioni, affronta i molti 'cuori ed errori' che sono disseminati nella scuola italiana, e di cui è testimone quotidiano, esprimendo così il suo punto di vista sui tanti temi che entrano  nel dibattito pubblico sull'educazione scolastica e i giovani di oggi: dal momento topico dell'esame di maturità alla piaga emergente del bullismo; dalla straniante e defatigante esperienza delle gite di classe al problema della droga. 
Dall'angoscia degli studenti per il loro futuro, alla sintonia magica che talvolta si crea con il loro Professore. Si delinea così un percorso mai scontato, dove la chiarezza espressiva è contemperata dalla profondità di giudizio. 
Gli errori sono solo un aspetto della questione. Non avrebbero senso e importanza, se dietro di essi non ci fosse la passione, insomma i cuori. [...]"

Leggere per saperne di più, valutando quante fra le 'tracce' proposte siano a tutt'oggi coerenti, fondate ed attuali. O quantomeno attualizzabili.
Leggere per confutarne eventualmente anche la sostanza, partendo dalle fondamenta di stampo sia tematico che narrativo.



venerdì 6 gennaio 2017

RICERCANDO DI ABBATTERE PREGIUDIZI, DOGMI E/O LUOGHI COMUNI

"[...] Pregiudizi, luoghi comuni, credenze: 'sono tutte quelle cose che ognuno di noi crede di sapere sulla base non di una vera informazione, ma di una percezione più o meno passivamente condivisa. Come recita un facile aforisma, d'altronde, il pregiudizio peggiore è quello di chi crede di non avere pregiudizi. [...]"
Fonte: "Il pregiudizio universale - Un catalogo d'autore di pregiudizi e luoghi comuni", Editori Laterza 

Fonte immagine: Bond of union, M.C. Escher

mercoledì 4 gennaio 2017

CONSIDERANDO FRAMMENTI DI SCUOLA, FRA PASSATO E FUTURO

"[...] La notizia che nelle scuole di Berlino le vecchie lavagne stanno per essere sostituite da lavagne elettroniche ci suscita sentimenti opposti, inconciliabili. Da un lato nostalgia e rimpianto per tutto il tempo passato [...] dietro a quelle lastre nere, per le belle battaglie a cancellinate nei cambi d'ora, tanti anni fa, per il suono stridente che i gessetti liberavano all'improvviso, per le lunghe e complesse spiegazioni che si svolgevano su quel campo di grafite, numeri che si accalcavano fin negli angoli, colonne di declinazioni che si piegavano verso terra, e poi scritte d'amore e di rivoluzione tracciate in fretta e furia, insulti orribili ai Prof cancellati un attimo prima che entrassero, per far ridere i compagni. E da insegnante il piacere di trascrivere un bel verso, bianco su nero, di catalizzare su quella tabula, prima rasa e poi densa di parole, l'attenzione di una classe intera. 
Rimpianto e nostalgia: ma anche tanta invidia per chi già si muove nel futuro, mentre qui da noi troppo spesso anche reperire un moncone di gessetto è un'impresa! [...]"
Fonte: "Il rosso e il blu - Cuori ed errori nella scuola italiana", M.Lodoli, Einaudi Editore

Fonte immagine: Liberi Sogni

martedì 3 gennaio 2017

FRA AMICI, VITA E PROSPETTIVE

"[...] Ma smettila fissato
è chiaro che guarisci
ma che ti metti in mente
vedrai che starai bene 
Vedrai [...]
andremo in giro insieme
e troveremo il bosco pieno di animali 
e poi andremo con la barca 
dove il mare è alto in mezzo ai pescecani. 
 [...] Vedrai vedrai
ci ubriacheremo insieme
e canteremo in coro le nostre canzoni
e poi ci butteranno fuori
e sveglieremo tutti pieni d'allegria. [...]   
Vedrai [...]
ti porterò a ballare
e ti farò sentire in forma come allora 
vedrai le nostre mogli a casa 
andremo in giro soli in cerca d'avventura. 
E come da ragazzi
tu sarai il migliore e mi farai soffrire
mi ruberai la donna
e mi dirai ridendo che ami solo lei
Vedrai Vedrai
ci ubriacheremo insieme
e canteremo in coro le nostre canzoni 
e poi ci butteranno fuori 
e sveglieremo tutti pieni d'allegria. [...]"
(L'amico, G.Gaber, cit.)


venerdì 30 dicembre 2016

CERCANDO NUOVI ANNI E (R)INNOVATI ORIZZONTI, PER RAZZE IN ESTINZIONE



"[...] Non mi piace la finta allegria/ non sopporto neanche le cene in compagnia/ 
e coi giovani sono intransigente/ di certe mode [...] e trasgressioni/ non me ne frega niente.
[...] Non mi piace chi è troppo solidale/ e fa il professionista del sociale [...] 
Ma non vedo più nessuno che s'incazza/ fra tutti gli assuefatti della nuova razza 
[...] Ma forse sono io che faccio parte/ di una razza in estinzione./ 
Non mi piace la troppa informazione/ odio anche i giornali e la televisione/ 
la cultura per le masse è un'idiozia [...] 
E anche il mio paese mi piace sempre meno/ 
non credo più all'ingegno del popolo italiano/ 
dove ogni intellettuale fa opinione/ ma se lo guardi bene/ è il solito coglione. 
[...] Non mi piace il mercato globale/ che è il paradiso di ogni multinazionale/ 
e un domani state pur tranquilli/ 
ci saranno sempre più poveri e più ricchi / 
ma tutti più imbecilli./ 
E immagino un futuro/ senza alcun rimedio/ 
una specie di massa/ senza più un individuo/ 
e vedo il nostro Stato/ che è pavido e impotente/ 
è sempre più allo sfascio/ e non gliene frega niente/ 
e vedo anche una Chiesa/ che incalza più che mai [...]"
(La razza in estinzione, G.Gaber, cit.)

martedì 27 dicembre 2016

"UN VIAGGIO CHE NON PROMETTIAMO BREVE", VERSO LA POSSIBILITA' DI ABBATTERE IL PENSIERO A SENSO UNICO

Raccontare storie e cronistorie di una fra le opere maggiormente controverse e discusse dell'intera Italia può essere una missione possibile in un singolo libro?
In uno Stato come quello italiano è da lungo tempo instaurato ed instillato il dibattito relativo all'utilità o meno delle cosiddette "infrastrutture"; sono tantissime le domande che vengono - poco o meno - affrontate (od evitate?) in termini estremamente poco chiari: meglio poche grandi opere o molte piccole opere finalizzate a colmare arretratezze italiane in settori ritenuti (ancora oggi?) enormemente poco strategici? Quali sono e/o come devono essere riformati i criteri da impiegare per la realizzazione di grandi opere internamente ai singoli livelli istituzionali?
Possono esistere altre ragioni - in aggiunta a quelle definite "ufficiali" - che qualificano la priorità e l'ineluttabilità afferente la realizzazione di certe opere?
Rispondere in termini chiari a domande come queste è cosa impossibile da svolgere in un breve tempo ed in un altrettanto breve spazio - quale è quello caratteristico dei libri abitualmente letti.
Cercare di fornire elementi capaci di far riflettere - sforzando anche di sviluppare nel lettore l'opportunità di costruire elementi utili per pensare fuori dal coro - può però essere una missione lecita, nel tentativo di strutturare un discorso attorno a tematiche che sono troppo spesso strutturate all'insegna di un tanto opprimente quanto deprimente pensiero unico.
Le opportunità per farlo sono moltissime: racconti e cronache provenienti da settori (qualificabili eufemisticamente come) trascurati dall'informazione, resoconti di intrecci afferenti opportunismi di vario genere, elenchi e/o alberi "genealogici" afferenti influenze politico-partitiche nella definizione di meccanismi decisionali di vario genere, cronistoria di analogie infrastrutturali italiane e non solo, [...]. I tratti precedentemente definiti sono solo alcuni fra i pilastri su cui è impostata l'opera "Un viaggio che non promettiamo breve - Venticinque anni di lotte No Tav", scritto dallo scrittore agente sotto lo pseudonimo Wu Ming 1 e pubblicato da Stile Libero Einaudi.
Le finalità di questo libro risultano essere tanto chiare quanto forse necessarie sin dal retro di copertina:

"[...] In Italia mmolti comitati e gruppi di cittadini resistono a grandi opere dannose, inutili, imposte dall'alto. Tra questi, il movimento più grande, radicale e radicato è [...] quello No Tav in Val di Susa, all'estremo occidente del Paese [...]
Un movimento che da venticinque anni sperimenta forme nuove - e al tempo stesso antiche - di partecipazione, autogestione, condivisione. Perché proprio in Val di Susa? 
Per più di tre anni Wu Ming 1 ha cercato la risposta a questa domanda.
Si è immerso nella realtà del movimento No Tav, partecipando a momenti-chiave della lotta, intervistando decine di attivisti, incrociando storia orale e fonti d'archivio, contemplando la valle dall'alto dei suoi monti. [...] La voce del narratore ci fa passare dal romando di non-fiction alla chanson des gestes, dall'inchiesta serrata alla saga popolare di ispirazione latino-americana [...]"

Esaminando l'opera - articolata su scala temporale definendo le fasi principali che da un punto di vista storico hanno descritto le cronache di politica ed informazione in Italia - l'autore trasmette al lettore il senso di esistenze che vanno lottando per avere una voce che punti a difendere il loro territorio. Terre che sono state ripetutamente minacciate ed affrontate, al fine di realizzare infrastrutture reputate necessarie su dati che gli stessi "resistenti" avevano e hanno qualificato come inconsistenti.
I frutti di questo modus operandi hanno contribuito a generare, nel tempo, una solida serie di incertezze e dubbi nel cuore e nelle mani dell'autore dell'opera.
Queste stesse riflessioni sono riassunte sin dalla copertina dell'opera in recensione:

"[...] Io sono appassionato di fotografia e nella mia mente ho immagini, immagini meravigliose di signore con capelli bianchi e grembiule che si fanno spiegare [...] come si sta sui social network. 
L'ho visto ai presidi, più volte. E in altre occasioni ho visto la signora mettere il ragazzo antagonista a fare le pulizie, perché bisogna lasciare pulito, fare la battaglia non vuol dire lasciare sporco in giro. C'è una rappresentazione del centro sociale o del ragazzo incappucciato completamente diversa dalla realtà. Qui in valle cos'è successo? 
Quando sono arrivati quelli dei centri sociali, certamente avevano le loro idee e volevano fare un certo tipo di cose, ma si sono avvicinati al movimento No Tav con umità, non hanno preteso di cavalcare. Si è detto: facciamo un pezzo di strada insieme. 
Ci siamo conosciuti e hanno portato un grande contributo, soprattutto sulla parte organizzativa, su come si fanno certe cose, le manifestazioni...Questo ha avuto una conseguenza importante. 
Quando la sera guardi il Tg, vedi rappresentati i centri sociali in un modo che non riconosci più, e cominci a dubitare di quel che esce da quella scatola. 
Questo vale per tante cose: fai la manifestazione No Tav, la sera guardi e dici: ma io c'ero a quella manifestazione lì? E' tutta diversa, io non l'ho vista, non c'ero.
Dopo un pò pensi: ma se la manifestazione No Tav me l'hanno raccontata così, siamo sicuri che anche su tutto il resto... [...]"

E' proprio su questi dualismi che scorrono i "fili" di lettura dell'opera intera, definendo un metodo specifico di descrizione con cui poter essere portati a dubitare di forme di pensiero unico tanto opprimenti quanto schiaccianti e desolanti.
Leggerne per saperne di più...esercitando il proprio senso e spirito critico, dunque.

  

sabato 24 dicembre 2016

CONSIDERAZIONI SU CAOS, NATALE E COMPORTAMENTI (DIS)UMANI...

"[...] Sono tre anni che faccio in modo di non essere in Italia per Natale. 
Lo faccio di proposito,con accanimento, disperato all'idea di non riuscirci; accettando magari di oberarmi di lavoro, di rinunciare a qualsiasi forma di vacanza, di interruzione, di sollievo.
Non ho la forza di spiegare esaurientemente [...] il perché. 
Ciò implicherebbe il dare la violenza della novità a vecchi sentimenti. 
Ossia una prova 'stilistica' superabile solo attraverso l'ispirazione poetica. 
Che non viene quando si vuole. 
Essa è un genere di realtà che appartiene al vecchio mondo, al mondo dei Natali religiosi: 
e risponde ancora alla sua vecchia definizione.
Mi rendo ben conto che anche quand'ero bambino io, 
le feste natalizie erano una cosa idiota:una sfida della Produzione a Dio. 
Tuttavia, allora, io ero ancora completamente immerso nel mondo 'contadino', 
in qualche misterioso paese tra le Alpi e il mare, o in qualche piccola città di provincia [...]. 
C'era un filo diretto con Gerusalemme. 
Il capitalismo non aveva ancora 'coperto' del tutto il mondo contadino, da cui derivava il suo moralismo, del resto, e su cui fondava del resto, ancora, il suo ricatto: Dio, Patria, Famiglia. 
Tale ricatto era possibile perché corrispondeva, negativamente, come cinismo a una realtà: 
la realtà del mondo religioso sopravvivente.
Ora il nuovo capitalismo, non ha affatto bisogno di quel ricatto - se non ai suoi margini, o in isole sopravviventi, o nell'abitudine (che si va estinguendo). 
Per il nuovo capitalismo, che si creda in Dio, nella Patria o nella Famiglia, è indifferente. 
Esso ha infatti creato il suo nuovo mito autonomo: il Benessere. 
E il suo tipo umano non è l'uomo religioso o il galantuomo, ma il consumatore felice d'esser tale.
Quando ero bambino, dunque, il rapporto tra Capitale e Religione (nei giorni di Natale) era atroce ma reale. Ora tale rapporto non ha più ragione di essere. 
É puramente assurdo. É forse questa assurdità che mi angoscia e mi fa fuggire. [...]
 La Chiesa (in Italia, quando io ero bambino, sotto il fascismo) era asservita al Capitale: ne era strumentalizzata, ed essa si era resa strumento del potere. 
Aveva regalato alle grandi industrie un bambinello tra un asinello e una vaccherella. 
Del resto, non marciava sotto le bandiere di Mussolini, di Hitler, di Franco, di Salazar? 
Ora, però, la Chiesa mi pare, in un certo senso, ancora più asservita di prima al Capitale. 
Infatti prima, la Chiesa, si salvava in quel tanto di autentico che c'era nel mondo preindustriale e contadino (e in quel tanto di artigianale che permaneva nelle vecchie industrie): 
ora invece, essa non ha contropartita. 
Non può nemmeno dire di strumentalizzare a sua volta il Capitale: infatti il Capitale strumentalizza la Chiesa solo per abitudine, per evitare guerre religiose, per comodità. 
In realtà, la Chiesa non gli serve più. Se essa non ci fosse, esso ne potrebbe fare a meno. 
Ora, in casi del genere, la strumentalizzazione deve essere reciproca, perché serva a tutti e due. A questo punto la Chiesa dovrebbe perciò distinguere le proprie festività (se ancora, arcaicamente ci tiene) da quelle del Consumo. Dovrebbe distinguere, per dirla tutta, l'ostia dai panettoni. 
Questo embrassons-nous tra Religione e Produzione è atroce. 
E infatti quello che ne consegue è intollerabile alla vista e a tutti gli altri sensi.
Certo, in realtà Natale è un'antica festa pagana (la nascita del sole) e come tale era originariamente allegra: può darsi che questa ancestrale allegria abbia ancora bisogno, stagionalmente, di esplodere in un uomo che sta per dissodare il Sahara con mostri meccanici.
Ma allora, questa festa pagana ritorni pagana: la sostituzione della natura industriale alla natura naturale, sia completa, anche nelle feste. E la Chiesa se ne distingua. 
Essa non può più essere contadina e ignorante: non può più fingere di non sapere che la festa natalizia è appunto una antica festa celebrata in pagis, pagana, e che l'amalgama è arcaico e medioevale. 
La tradizione dei presepi e degli alberi di Natale, deve essere abolita da una Chiesa che voglia sopravvivere nel mondo moderno. 
E questo non devono saperlo solo dei preti eccentrici, progressisti e colti.
Come festa pagana-neocapitalistica il Natale sarà comunque sempre atroce. 
É un ersatz -con gli week-end, e le altre feste affini - della guerra. 
Nasce in questi giorni una psicosi che è decisamente bellica. 
L'aggressività individuale si moltiplica. 
Aumenta vertiginosamente il numero dei morti. 
É una vera strage. [...]
Appunto, in queste occasioni festive: 
in cui la festa è l'interruzione di un'abitudine allo sfruttamento, all'alienazione, al codice, alla falsa idea di sé: tutte cose che nascono dal famoso lavoro, 
che è rimasto quello cui inneggiavano i cartelli nei campi di concentramento di Hitler.
Da tale interruzione, nasce una falsa libertà, in cui esplode un arcaico istinto di affermazione. 
E ci si afferma, aggressivamente, attraverso una feroce concorrenza, facendo nel modo più medio le cose più medie. Sì, è una nota terribile al Natale, che ho fatto. E non ho nulla da concedere a niente. Niente bonarietà. Niente addolcimenti. Le cose stanno così. É inutile nasconderlo, anche poco. [...]"
(P.P.Pasolini, Il Caos, cit.)


venerdì 23 dicembre 2016

ASPETTANDO UN NATALE...


"[...] C'è la luna sui tetti e c'è la notte per strada 
Le ragazze ritornano in tram 
[...] tra due giorni Natale [...]
E da dietro la porta sento uno che sale 
ma si ferma due piani più giù 
Un peccato davvero ma io già lo sapevo 
Che comunque non potevi esser tu 
E tu scrivimi, scrivimi 
Se ti viene la voglia 
E raccontami quello che fai 
Se cammini nel mattino e ti addormenti di sera 
E se dormi, che dormi e che sogni che fai. 
E tu scrivimi, scrivimi [...]
Se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso 
Quell'allegra tristezza che ci hai [...]"

mercoledì 21 dicembre 2016

CAMMINANDO, DI ATTIMO IN ATTIMO...

"[...] I'm walking away
From the troubles in my life
I'm walking away
Oh, to find a better day [...]"
(Walking away, C. David, att.)


lunedì 19 dicembre 2016

UTILIZZANDO MUSICA E CITAZIONI PER ALLEGGERIRE IL PESO DELLA STORIA...


"[...] La libertà è indivisibile e quando un solo uomo è reso schiavo, nessuno è libero. 
Quando tutti saranno liberi, allora immaginiamo - possiamo vedere quel giorno quando questa città come una sola e questo paese, come il grande continente europeo, sarà in un mondo in pace e pieno di speranza. Quando quel giorno finalmente arriverà, e arriverà, la gente di Berlino Ovest sarà orgogliosa del fatto di essere stata al fronte per quasi due decadi.
Ogni uomo libero, ovunque viva, è cittadino di Berlino. 
E, dunque, come uomo libero, sono orgoglioso di dire 'Ich bin ein Berliner'. [...]"  
(John Fitzgerald Kennedy, att.)

domenica 18 dicembre 2016

FRA UMANI, SCIENZA E NECESSARI "SUPPLEMENTI"

"[...] L'umanità può vivere senza la scienza o anche il pane. Ma senza la bellezza e la leggerezza non potrebbe vivere. [...]" (F.Dostoevskij, att.)

"Giallo, rosso, blu", 
V.V. Kandinskij

giovedì 15 dicembre 2016

ASCOLTANDO MUSICA, FRA AMORE E PASSATI...



"[...] ma l'America e' lontana
dall'altra parte della Luna
che li guarda e anche se ride
a vederla mette quasi paura.
E la Luna in un silenzio
ora si avvicina
con un mucchio di stelle
cade per strada.
Luna che cammina,
Luna di citta'
poi passa un cane che sente qualcosa
li guarda abbaia e se ne va [...]"

domenica 11 dicembre 2016

"IL RISPARMIO ENERGETICO", RICERCANDO INFORMAZIONI IN TEMA DI ENERGIA

Uno fra i problemi più grandi e più sottovalutati dell'intero pianeta Terra riguarda la lotta per avere e/o per ottenere energia. Senza energia larga parte del mondo che oggi conosciamo non potrebbe "funzionare", proprio perché è la stessa ad innescare tutte quelle reazioni che sono essenziali al manifestarsi di una vita tecnologicamente progredita.
L'avanzamento della civiltà è legato molto strettamente all'approvvigionamento di energia; i modi per usufruire della stessa sono vari e molteplici, dannosi e non dannosi per gli ecosistemi, rispettosi e meno rispettosi della stessa "astronave" Terra su cui l'essere umano si trova a galleggiare immerso nell'intero Universo.
L'affrontare argomentazioni legate all'energia può essere una modalità in base alla quale cercare di comprendere - in chiave più allargata - moltissime delle problematiche che coinvolgono l'essere umano ed il pianeta Terra più in generale.
Senza trascurare nessuno, volendo e dovendo includere nel "conto" anche specie animali e vegetali.
L'opportunità di definire un discorso normativo e coerente nei confronti della tematica energetica deve presupporre la necessità di definire - con pragmatica consapevolezza - quali siano gli approcci da dover necessariamente impiegare per descrivere gli approcci sottoscritti ed avvallati dall'umanità e dai singoli Stati in materia di energia.
Sono esempio perfetto di questi approcci gli argomenti relativi alle direttive sottoscritte nelle sedi continentali e mondiali, riguardo alla tematica energetica ed alla necessità di abbattere indici di inquinamento per favorire eventualmente l'impiego di energie definite come rinnovabili.
Accanto a queste tematiche dovrebbe essere affiancata quella - forse più importnte - legata alla presa di consapevolezza relativamente alla necessità di abbattere i consumi di tipo sia elettrico che termico. Consumando meno sarebbe possibile favorire il diffondersi di comportamenti virtuosi, andando ad incidere maggiormente sulla qualità dell'energia a disposizione quotidianamente.
E' su questo argomento - tanto importante quanto sottovalutato - che si articola il libro "Il risparmio energetico - La più economica tra le fonti di energia", scritto da Arturo Lorenzoni e pubblicato da Il Mulino Editore per la collana "Farsi un'idea". Lo scopo del libro si muove attorno ad una ben precisa necessità di informare per rendere consapevoli di un problema ormai dirimente da risolvere:

"[...] Il nostro rapporto con l'energia è complesso e tocca dei tasti sensibili, legati a timori atavici di scarsità delle risorse vitali a disposizione, un vincolo che ha limitato e costretto tutte le civiltà nella storia ed è entrato nel nostro modo di pensare. [...]
L'energia abbondante e a basso costo del XX secolo ha abituato la nostra società a pensare che si possa consumare energia praticamente senza limiti, [...] confidando nell'innovazione tecnologica e nella disponibilità di nuove fonti, non ancora scoperte. 
Ma non è sempre stato così e non lo è oggi per una buona parte dell'umanità: oltre un miliardo e mezzo di persone non ha accesso all'energia elettrica e le automobili sono un privilegio di pochi. 
Il problema dunque che si pone oggi la minoranza dell'umanità che dispone delle risorse energetiche è legato alla sostenibilità dei consumi nel medio-lungo periodo [...]"

La necessità di articolare un libro avente queste premesse concorre - pertanto - al poter definire una serie di punti minimi tanto importanti quanto urgenti da affrontare e definire con concretezza per il futuro più e meno lontano:

  • Risparmio energetico correlato ad ambiente ed innovazione; 
  • Efficienza energetica e costi dell'energia; 
  • Provvedimenti necessari a realizzare risparmio energetico su scala globale; 
  • Fonti di consumo domestico ed industriale; 
  • Azioni concrete per poter generare risparmi specifici ed il più possibile puntuali;
  • Consumi ed opportunità decisionali della Pubblica Amministrazione; 
  • Possibilità di focalizzare i consumi esistenti negli edifici e nel settore delle costruzioni;
  • Prospettive virtuose afferenti le opportunità in materia di efficienza energetica. 
Risparmiare per innovare, risparmiare per migliorare la società e per disporre di nuove opportunità dinanzi ad un mondo che pare essere sempre più complesso. 
Leggerne per saperne di più, dunque. 



giovedì 8 dicembre 2016

GENI UNIVERSALI...SU UN TAXI


"[...] In 1966, filmmaker D.A. Pennebaker was filming Bob Dylan in a documentary called Eat The Document, the follow-up to Don’t Look Back, in which John Lennon appears for less than a minute in conversation with Bob Dylan in the back of a taxi on the morning of May 27, 1966 on the way from John Lennon’s house in Weybridge in to London for the hotel where Dylan was staying. [...]"

lunedì 5 dicembre 2016

SFIORANDO UN TERZO MILLENNIO, DI TEMPO IN UMANITA' DIFFERENTI...


 "[...] E sento che hai ragione/
se mi vieni a dire/ 
che anche i più normali/ 
in mezzo ad una folla/ 
diventano bestiali/ 
e questa specie di calma/ 
del nostro mondo civile/ 
è solo un'apparenza/ 
solo un velo sottile./ 
E tu mi vieni a dire/ 
quasi gridando/ 
che non c'è più salvezza/ 
sta sprofondando il mondo/ 
ma io ti voglio dire/ 
che non è mai finita/ 
che tutto quel che accade/ 
fa parte della vita. [...]"

domenica 4 dicembre 2016

FRA NASCITA DELL'UNIVERSO E CONSAPEVOLEZZE UMANE...DELLO STESSO

"[...] la nascita dell'Universo è una questione sulla quale si è discusso fin dai tempi più remoti. Secondo un certo numero di cosmologi [...] l'Universo è stato creato in un determinato istante, non molto lontano, del passato.
Uno degli argomenti a sostegno di questa tesi era la convinzione che, per spiegare l'esistenza dell'Universo, fosse necessario ammettere una causa prima. 

Un ulteriore argomento viene poi sviluppato da Sant'Agostino ne 'La città di Dio'. 
Il filosofo sottolinea che il cammino della civiltà va progredendo, e che noi ricordiamo i nomi di chi ha compiuto una determinata impresa o ha messo a punto una particolare tecnica. 
Pertanto l'uomo, e forse anche l'intero Universo, non può essere esistito da troppo tempo; in caso contrario [...] i nostri progressi ci avrebbero già condotti ben oltre il punto che abbiamo raggiunto ora. [...] In un'epoca in cui la maggior parte delle persone credevano in un Universo sostanzialmente statico e immutabile, la questione se avesse avuto o meno un inizio apparteneva di fatto al campo della metafisica o a quello della teologia. [...] 
O l'Universo era esistito da sempre, oppure, in un determinato momento, eera stato messo in moto in modo tale da dare l'idea che fosse esistito da sempre. [...]
Nel 1929 [...] Hubble fece un'osservazione che avrebbe avuto un'importanza fondamentale: da qualunque parte si guardi nel cielo, le stelle distanti si allontanano rapidamente da noi.
Detto in altri termini, l'Universo si sta espandendo. 
Ciò significa che i corpi celesti erano più vicini fra di loro; e di fatto pare che, in un tempo molto remoto - fra i dieci e i venti miliardi di anni fa - si trovassero tutti nello stesso punto. [...]"
Fonte: "La teoria del tutto - Origine e destino dell'Universo", S.Hawking, Bur Scienza

Fonte immagine: "Sidereus  Nuncius", G.Galilei

venerdì 2 dicembre 2016

SULL'ESSENZA DELL'ACROBAZIA, NAVIGANDO (A VISTA?)...


"[...] e noi che siamo in mezzo a queste ali impavide
non siamo niente o siamo tutto.
Lasciarci trasportare è stato facile
ma adesso ritornare giù non sembrerebbe giusto. 
Dovremmo resistere [...]
e starcene ancora su.
Se fosse possibile
toccando le nuvole [...]"

mercoledì 30 novembre 2016

SOMMANDO PICCOLE COSE...

"[...] Una somma di passi, che arrivano a cento
di scelte sbagliate, che ho capito col tempo
ogni volta ho buttato ogni centimetro in più
come ogni minuto che abbiamo sprecato
e non ritornerà.
La salvezza in ogni grano di un rosario
ogni lettera del mio vocabolario
scavalchiamo quei cancelli uno ad uno
nelle cellule di un uomo è il suo destino
abbiamo due soluzioni
un bell’asteroide e si riparte da zero
una somma di piccole cose
una somma di passi, che arrivano a cento
di scelte sbagliate, che ho capito col tempo
ogni volta ho buttato ogni centimetro in più
come ogni minuto che abbiamo sprecato
e non ritornerà. [...]"


sabato 26 novembre 2016

DEDICANDO PENSIERI, PENSIERO E MUSICA...


"[...] Ai suonatori un po' sballati 
ai balordi come me 
a chi non sono mai piaciuto 
a chi non ho incontrato 
chissà mai perché 
ai dimenticati [...] 
e anche per me. 
A chi si guarda nello specchio 
e da tempo non si vede più 
a chi non ha uno specchio 
e comunque non per questo 
non ce la fa più 
a chi ha lavorato 
a chi è stato troppo solo 
e va sempre più giù. [...]"

giovedì 24 novembre 2016

"ELOGIO DELLA SCIENZA", RICOSTRUENDO LE RADICI DI UN MONDO DIFFERENTE...

Quali pilastri può annoverare la scienza come suoi fondamentali costituenti?
Quali e quanti sono gli "argomenti" per i quali le discipline scientifiche possono far crescere e migliorare la struttura del mondo? Mediante quali passaggi è possibile strutturare ed articolare un discorso che preveda la possibilità di individuare in tutta la cultura scientifica una delle chiavi per (provare a) rendere maggiormente comprensibile l'intero Universo ed il pianeta Terra?
Le opportunità di analisi, confronto, discussione ed approfondimento non mancano di fronte alla grande complessità che hanno assunto le componenti scientifiche in un mondo tanto complesso quale è quello attuale. Quante "radici" esistono nella scienza? Quali sono le componenti minime che dovrebbe essere opportuno assimilare per rendere maggiormente consapevole e penetrante la scienza nella gestione ordinaria del mondo?
Per rispondere a queste domande dovrebbe essere opportuno definire e tenere a mente alcuni punti fermi afferenti le possibilità che la scienza ha di restituire - all'anima umana - una differente visione del mondo. Citando Seneca, infatti, è possibile scoprire quali possano essere i cambiamenti nel punto di vista inerente la valutazione del mondo intero percepiti da un soggetto "adibito" alla valutazione del punto di vista scientifico:

"[...] L'anima [...] non può disprezzare i porticati, i soffitti a cassettoni splendenti d'avorio, i boschetti ben tosati e i corsi d'acqua fatti arrivare nelle case, prima di aver fatto il giro di tutto il mondo e di aver detto a se stessa, guardando sprezzante dall'alto la superficie terrestre ristretta e in gran parte coperta dal mare, desolata anche nelle regioni emerse o perché bruciata dal Sole, o perché resa rigida dal ghiaccio: 'E' tutto qui quel punto che i popoli si dividono col ferro e col fuoco? Oh, come sono ridicoli i confini dei mortali.' [...]"

E' con queste parole che si imprime - una volta di più - la differenza esistente nella visione del mondo per un occhio abituato alle valutazioni scientifiche. La comprensione di quanto sia precario e distorto il punto di vista di quanti sono prepotenti, presuntuosi e così tanto ambiziosi da pensare di governare un infinitesimo di punto sperduto nell'Universo.
E' con queste parole che inizia il libro "Elogio della scienza", scritto da Sander Baies e pubblicato da Dedalo Editore. La presente opera analizza con pragmatismo e realtà la necessaria visione che chi è scienza deve avere del mondo in un contesto importante ed enormemente in evoluzione quale è quello attuale. Lo sottolinea lo stesso autore nell'introduzione all'opera stessa:

"[...] Qualunque sia la risposta a questi interrogativi, ritengo che si debba fare qualcosa, e che ve ne sia la possibilità. La questione è quanto siamo disposti a investire in termini spirituali e materiali. In altre parole: quanto vale per noi il futuro? [...]"

Si conferma quindi tanto importante quanto urgente la necessità di impiegare la scienza per plasmare il futuro, assegnando alle scoperte ed agli studi stessi un peso che oggi pare essere globalmente assente nelle percezioni collettive.
Il peso della scienza andrà sicuramente migliorato e definito mediante l'applicazione globale di tutte le discipline scientifiche, intese a 360° con ogni possibile compenetrazione.
A questo proposito si ricollegano le tematiche affrontate, perseguendo la visione di un serpente che si morde la coda nel tentativo di rincorrersi: curiosità e capacità di vincere i pregiudizi, tuoni e buchi neri, evoluzione umana ed HIV, doppia elica fra scienza e tecnologia, scienza empirica e macchina della conoscenza, impresa scientifica e suo valore dentro al "peso" del mondo, forze fondamentali e loro ruolo nella "progettazione" dell'Universo intero, impiego delle tecnologie e punti di svolta, evoluzione cosmica ed interconnessioni specifiche.
Queste sono solo alcuni dei "fili" che legano il ragionamento, nel tentativo di definire quali possano essere i moderni strumenti per la ricerca della verità.
Verità che diventa una chiave di volta con la quale (provare a) migliorare il mondo circostante.
Su questo fronte, pertanto, si definiscono ulteriori concetti aperti con cui concorrere a costruire un futuro migliore per le collettività: metodo scientifico, impronta necessaria della scienza e del pensiero scientifico nel mondo, costruzione di un pensiero sociale nell'articolazione di una società differente.
Il portare la scienza nel cuore della cultura e del mondo è un'attività che deve essere compiuta pensando ad un orizzonte di lung(hissim)o termine, nella speranza di poter fare fronte con percezioni differenti ad alcuni fra i drammi tanto urgenti quanto sottovalutati nel dibattito specifico contemporaneo. Su questo fronte, inevitabilmente, la scienza e le sue prospettive tanto precarie quanto fondanti andranno coltivate per (provare a) rendere differente questa piccola astronave Terra.


mercoledì 23 novembre 2016

SULL'ARTE DI NON (POTER) SAPERE...

"[...] una cosa positiva è che sono in grado di convivere con il dubbio, con l'incertezza e con il fatto di non sapere. Credo sia molto più interessante vivere senza sapere che avere, magari, risposte sbagliate. Io ho risposte per approssimazione, possibili credenze e vari gradi di certezza su diverse cose, ma non sono assolutamente certo di nulla e ci sono molte cose di cui non so assolutamente niente, come se abbia significato chiederci perché siamo qui [...]
Non ho paura di non sapere qualcosa, di sentirmi perduto in un misterioso Universo privo di scopo, ed è così che stanno realmente le cose, per quanto posso capire. Non mi fa paura. [...]"
(R.Feynman, cit. in Elogio della Scienza di Sander Bias)

Opera di M.C.Escher

domenica 20 novembre 2016

FRA GIUDICANTI E GIUDIZI UNIVERSALI...



"[...] Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore [...]"
(S.Bersani, cit.)

venerdì 18 novembre 2016

BARATTANDO LIBERTA' PER FORTUNA...PER QUALI CONVENIENZE?

"[...] Non credo di aver aumentato la mia dose di fortuna, ma sono sempre stato libero e questo basta. [...]" (C.Maltese, att.)


sabato 12 novembre 2016

SU QUANTO VALGA E NON VALGA, IN TEMPI CONTRASTANTI


"[...] Il sogno di un uomo che tende la mano,
la speranza reale di una sveglia collettiva. [...]
L'amore che illuminava le nostre notti d'inverno,
la convinzione che tutto fra noi fosse ancora possibile.
Oggi non vale più
Oggi non basta più [...]"

venerdì 11 novembre 2016

"LA CUCCIA DEL FILOSOFO", FRA PEANUTS E REALTA'

Quali filosofie possono (r)esistere dietro ai Peanuts? Quali pensieri muovono Charlie Brown, Lucy, Snoopy, Linus & Co.? Cosa trasmettono ai lettori, vignetta dopo vignetta, le storie e le sensazioni di quelli che Umberto Eco chiamò personcine?
Ad ognuna di queste domande risponde l'opera "La cuccia del filosofo - Snoopy & Co.", scritto da Saverio Simonelli e pubblicato da Ancora. Mediante la lettura di queste pagine è possibile comprendere quali possano essere davvero le situazioni e le specifiche esistenti per (provare ad) identificarsi con quello che è stato, è e sempre sarà uno dei più grandi capolavori scritti e disegnati:

"[...] A più di quindici anni dalla sua scomparsa e dopo decine e decine di riletture, siamo ormai perfettamente in grado di dire che i fumetti di Schulz sono comparabili all'opera omnia di un grande classico alla quale nulla concretamente si può aggiungere, ma dalla quale a ogni lettura emerge qualcosa che dice tanto di noi. Ecco che [...] quel mondo, proprio perché lo consideriamo come un tutt'uno definitivamente archiviato, paradossalmente diventa un pò più nostro se ne prendiamo in prestito qualche scheggia, un assaggino, una porzione utile per la nostra dispensa di sogni. [...]"

Le parole chiave con cui è articolata la trama si dispongono seguendo un filo conduttore tanto concreto quanto specifico e particolare, di pari passo all'analisi di pregi e difetti di ogni singolo personaggio tratteggiato con magistrale bravura da Schulz: fede ed ironia, fede nell'ironia, natura come grazia, potenzialità dell'immaginazione, creatività da scoperchiare, "peso" della tenerezza, amicizia e sue prove, dialogo, felicità come relazione e tentativo, utopie, potere della parola, metafisica, metafore di vita applicata, opportunità della fantasia.
Leggerne per apprendere quali 'ponti' esistano fra le vite dei personaggi tratteggiati da Schulz, leggerne per comprendere quanto sia possibile ritrovare dei Peanuts...in noi.
Ciascuna delle storie riportate - o descritte - può o potrebbe contribuire a definire un percorso specifico con il quale identificarsi, migliorarsi e strutturarsi per poter comprendere al meglio possibile individuali limiti ed opportunità.