domenica 23 ottobre 2016

"SCHIAVI DI UN DIO MINORE", NEL TENTATIVO DI COMPRENDERE QUALI DINAMICHE SIANO DISTRUTTIVE PER L'UMANITA'...

Quanto può il lavoro (arrivare ad) incidere sull'esistenza di una persona?
Dietro ad una domanda simile si sono giocati, si giocano e si continuano a giocare squilibri ed equilibri di tante esistenze che sono state dilaniate da una crisi senza precedenti.
Vite tanto lacerate quanto invisibili, mai segnalate quanto si potrebbe e/o si dovrebbe fare.
Anni di crisi e di dolore hanno lacerato il tessuto sociale del Paese e del mondo, sfibrando oltre il sostenibile le corde di dignità caratteristiche di molti esseri umani.
Tanti vorrebbero avere voce ma non la hanno, nella speranza forse mai del tutto abbandonata di ritrovare un filo di rappresentanza di istanze ad oggi non recepite e qualificate come prioritarie.
Mediante quali passi si potrebbe (cercare di) prestare ascolto alle corde di tante persone ad oggi non valorizzate come si dovrebbe?
A questa e moltissime altre domande cerca di rispondere il libro "Schiavi di un Dio minore - sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro oggi", scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini e pubblicato da Utet.
Quali persone possono essere definite - in un'etica contemporanea non molto lontana da certi sempre più tristi luoghi comuni - come "schiavi" di un Dio minore?
L'impronta data dall'opera risulta essere chiara sin dall'incipit della stessa opera:

"[...] Gli schiavi di un Dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. 
Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l'editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. 
Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. 
D'altra parte [...] l'abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vite dei lavoratori [...]
Ma non si tratta solo di delocalzzare o impiegare manodopera immigrata. 
La schiavitù si insinua nelle pieghe della modernità [...]: non c'è in fondo differenza tra i caporali dei braccianti e i braccialetti elettrinici, i microchip, [...], strumenti pensati per la sicurezza ma votati al controllo. [...]"

E' proprio attraverso queste pieghe che continuano a muoversi le piaghe della schiavitù moderna.
Schiavitù che rende l'uomo non solamente meno libero - ma anche meno consapevole della propria infelice condizione. Troppo spesso lo stordimento incede costante, disperdendosi fra i diecimila impegni che ogni singolo giorno scorrono fra le esistenze di questi 'schiavi'.
Stordimenti non voluti e troppo spesso inconsapevoli finiscono per abbattere certe percezioni, con il fine di rendere molto meno urgenti le necessità di miglioramento.
A questo proposito le storie dei moderni schiavi vengono ad intersecarsi profondamente, le une con le altre, in una sorta di generalizzazione che mai potrà diventare qualunquista:

"[...] E dove manca il padrone, c'è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al loro delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatnati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento. 
Nella trionfante narrazione dell'oggi, tutta sharing economy, start up e 'siate affamati, siate folli', non c'è spazio per questi schiavi moderni. [...]"

Tutto viene così reso sempre meno vivibile e sempre più flessibile, arreso, liquido.
Quali strade far (r)esistere per provare a costruire una società migliore capace di portare certe esperienze e certe battaglie alla luce del sole ed all'altezza della considerazione da parte di Stati alle volte percepiti come troppo distanti e stranianti per gli individui?
Leggerne per saperne di più, con una eco stagnante mai repressa e valorizzata dagli stessi autori dell'opera nell'introduzione al libro:

"[...] La libertà senza giustizia sociale non è che una conquista fragile e si risolve per molti nella libertà di morire di fame. [...]" (Sandro Pertini, Discorso di fine anno, 31 dicembre 1983)


venerdì 21 ottobre 2016

BAMBINI IMMERSI NEL MONDO, FRA FOLLI CRUDELTA'



"[...] Bambino 
armato e disarmato in una foto 
senza felicità [..] 
Crescerò combatterò questa paura 
che ora mi libera.
Ragazzini corrono sui muri neri di città [...]
Io non so quale bambino questa sera 
aprirà ferite e immagini 
aprirà le porte chiuse e una frontiera 
in questa terra di uomini. [...]"

giovedì 20 ottobre 2016

LEGGENDO DOMANDE, DA BRECHT ALL'ARTE

"[...] Chi costruì Tebe dalle Sette Porte? 
Dentro i libri ci sono i nomi dei re. 
I re hanno trascinato quei blocchi di pietra?
Babilonia tante volte distrutta, 
chi altrettante la riedificò? In quali case
di Lima lucente d'oro abitavano i costruttori?
Dove andarono i muratori, la sera che terminarono
la Grande Muraglia?
La grande Roma
è piena di archi di trionfo. Chi li costruì? Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio 
aveva solo i palazzi per i suoi abitanti? 
Anche nella favolosa Atlantide
nella notte che il mare li inghiottì, affogarono
implorando aiuto dai loro schiavi. 
Il giovane Alessandro conquistò l'India. 
Lui solo?
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse, quando la sua flotta
fu affondata. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. 
Chi vinse oltre a lui?
Ogni pagina una vittoria.
Chi cucinò la cena della vittoria? Ogni dieci anni un 
grande uomo. 
Chi ne pagò le spese? 
Tante vicende.
Tante domande. [...]"
Fonte: Domande di un lettore operaio, B.Brecht

"Il vagone di terza classe", H.Daumier

venerdì 14 ottobre 2016

"UNA VITA NELLA SCIENZA", FRA PREMIO NOBEL ED ESIGENZA DI RESTARE (O RESISTERE) UMANI

Quali prospettive vive e sente una persona che sceglie di spendere la propria esistenza per la causa scientifica? Attraverso quali passi può muoversi per rinnovare ed investire quotidianamente un proprio impegno di vita e di mestiere?
Il fare scienza deve essere un'attività da strutturare e costruire nel tempo, inseguendo risultati che possono anche non terminare in un coronamento davanti al mondo per l'impegno e la costanza dimostrati. Qualche volta, però, può anche accadere che un Nobel riesca a materializzarsi.
Cosa e come si "muovono" le scelte di chi vive (e sente) sulle proprie spalle il peso di un premio tanto importante ed imponente? A quante persone sarebbe forse possibile dare consigli ed istruzioni per provare a far percorrere ad altri le stesse orme?
A queste e moltissime altre domande riguardo al come fare e divulgare scienza può rispondere l'opera "Una vita nella scienza - Guida per vincere il Premio Nobel", scritto da Peter Doherty.
Le ragioni di un libro simile sono trasversali e trasversalmente votate ad una polivalenza di intenti e motivazioni da ripercorrere. A questo proposito sarà possibile scrivere quanto riportato dalla copertina del testo in oggetto:

"[...] In questo affascinante viaggio nel mondo della scienza, Peter Doherty, primo veterinario a cui l'Accademia di Svezia abbia conferito il Premio Nobel per la medicina, ci racconta con una prosa divertente e sagace le straordinarie storie dei Premi Nobel passati, offrendoci al contempo le sue considerazioni su alcuni dei cruciali dibattiti scientifici del nostro tempo, tra cui la sicurezza degli alimenti geneticamente modificati e le tensioni tra scienza e filosofia e scienza e religione. 
E conclude con alcuni preziosi consigli ai giovani scienziati su come vincere il Premio Nobel; per ottenere il riconoscimento più ambito non basta studiare, occorre essere curiosi, persistenti, generosi, culturalmente consapevoli e ricercare continuamente prospettive differenti.
Perché, come sosteneva anche Feynman, essere troppo precisi non è sempre una buona idea. [...]"

La possibilità di fare scienza finisce per scontrarsi, inevitabilmente, con la necessità di dover continuare ad essere umani. Questa contrapposizione sintetizza al meglio possibile limiti ed opportunità della ricerca e della sua positiva azione nella società collettiva.
A questo proposito, infatti, il fine del rapporto fra uomo e scienza risulta essere estremamente chiaro:

"[...] La scienza è ricerca della verità. Ma la verità non è certa, come quella che si sarebbero attesi gli antichi filosofi, perché la natura è imprevedibile. Ed è qui che si nasconde la meraviglia della scienza. [...]"

Meraviglie della scienza che si mescolano quindi dentro a quelle degli esseri umani, proprio per provare a descrivere nuove formule con cui (provare ad) interpretare il futuro.
Gli obiettivi del presente testo sono classificati dallo stesso autore della presente opera attraverso le seguenti specifiche corde:

"[...] L'obiettivo di questo libro è offrire ai lettori un'idea generale del mondo della scienza. [...] Racconterò di esistenze che mettono al centro la formulazione di domande e la ricerca di risposte capaci di resistere a verifiche e scrutini. E' possibile avvicinarsi alla verità, anche se è una verità molto piccola? Gli scienziati [...] non sono gli unici al mondo a porsi domande e ad andare in cerca della verità e della conoscenza; molte altre persone straordinarie si pongono l'obiettivo di illuminare le verità ultime e promuovere ciò che ci unisce in quanto esseri umani. 
Poche di loro riescono a vincere il Nobel, ma questo premio, e tutto ciò che rappresenta, è un moo utile per concentrarci su questo tipo di risultati. 
Le diverse culture scientifiche sono molto diverse tra loro, ma tutte hanno lo stesso fine: la scoperta e l'innovazione. Alla base della scienza c'è sempre l'indagine della realtà. [...]"

Sono e saranno sempre proprio questi passi a promuovere un'opera di attenta comprensione del mondo, nel tentativo di comprendere quali siano le dinamiche anche umane atte a regolare fenomeni particolari come quelli descritti nella presente opera.
Senza dimenticare gli impulsi e le influenze specifiche determinate dal resto del mondo e dalla (percepita come opprimente) società esterna:

"[...] La vita, al suo meglio, è un'avventura, un viaggio pieno di scoperte, e cosa può esserci di più gratificante di scoprire, descrivere e spiegare alcuni principi di base dell'esistenza che nessun altro essere umano aveva mai compreso? E' questa la materia di cui è fatta la vera scienza. 
Le società che incoraggiano e sostengono tale passione saranno le prospere economie della conoscenza del futuro. Non tutti possono, o desiderano, diventare scienziati; ma possiamo permetterci di ignorare il funzionamento della scienza e i risultati che può raggiungere? [...]"

Leggerne per capirne di più e per (provare a) concepire quali siano le opportunità ed i mezzi della ricerca stessa in rapporto alle sempre limitate dimensioni umane.

giovedì 13 ottobre 2016

SU AUTUNNO, QUOTIDIANE SENSAZIONI E DEFINIT(IV)E EMOZIONI...

"[...] Un'oca che guazza nel fango, 
un cane che abbaia a comando, 
la pioggia che cade e non cade 
le nebbie striscianti che svelano e velano strade.
Profilo degli alberi secchi, 
spezzarsi scrosciante di stecchi, 
sul monte, ogni tanto, gli spari 
e cadono urlando di morte gli animali ignari.
L'autunno ti fa sonnolento, 
la luce del giorno è un momento 
che irrompe e veloce è svanita: 
metafora lucida di quello che è la nostra vita. 
L'autunno che sfuma i contorni 
consuma in un giorno più giorni, 
ti sembra sia un gioco indolente, 
ma rapido brucia giornate che appaiono lente.
Odori di fumo e foschia, 
fanghiglia di periferia, 
distese di foglia marcita 
che cade in silenzio lasciando per sempre la vita. 
Rinchiudersi in casa a aspettare 
qualcuno o qualcosa da fare, 
qualcosa che mai si farà, 
qualcuno che sai non esiste e che non suonerà. [...]
Rinchiudersi in casa a guardare 
un libro, una foto, un giornale 
e ignorando quel rodere sordo 
che cambia 'io faccio' e lo fa diventare 'io ricordo'. [...]
Le storie credute importanti 
si sbriciolano in pochi istanti: 
figure e impressioni passate 
si fanno lontane e lontana così è la tua estate.
E vesti la notte incombente 
lasciando vagare la mente 
al niente temuto e aspettato 
sapendo che questo è il tuo autunno [...]
adesso è arrivato. [...]"
(Autunno, F.Guccini, cit.)


lunedì 10 ottobre 2016

NEL BEL MEZZO DI (S)FORTUNE, VITE E COLORI...(DA RITROVARE?)

"[...] Eccomi al lavoro 
qui davanti alla tela di un quadro incompiuto 
con un punteruolo intento a distruggerlo 
anche se l'ho venduto.
C'è chi tiene degli inutili trofei 
dritti sopra un ripiano 
e se li lucida personalmente.
C'è chi invece sente di non avere preso parte a nulla di che [...]
Voglio spremere il tubetto fino in fondo 
la fortuna che abbiamo
Ridipingere con un colore più intenso, meno opaco 
e finalmente indelebile
Tu che mi propagavi le onde 
E mi chiedevi 'ma ti piace il surf?' 
cosa sei diventata
Un oceano fatto per i piedi di un grande acrobata 
Una fontana svuotata [...]
Resto ferma sopra il ponte levatoio che si è appena abbassato 
e non so ancora se tornare indietro da sola, un'altra volta 
Oppure attraversarlo con sé.
E correre in discesa fa paura quando manca l'aderenza 
Puoi prendermi le braccia e immaginare siano freni d'emergenza
C'è chi tiene degli inutili trofei 
dritti sopra un ripiano 
E se li lucida personalmente 
C'è chi invece sente di non aver dato agli altri nulla di sè 
E questo è 
Voglio spremere il tubetto fino in fondo. 
La fortuna che abbiamo 
Ridipingere con un colore più intenso, meno opaco 
E finalmente indelebile. [...]"


giovedì 6 ottobre 2016

PER RESISTENZA IN VITA, DIVISIONI INDIVISIBILI ED UNIVERSI IN PERENNI SOFFERENZE

"[...] La rabbia. Cos'è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità.
Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno si presenta come 'normale', privo della eccitazione e dell'emozione degli anni di emergenza. 
L'uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l'abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è.
È allora che va creato, artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica.
Ci sono stati degli avvenimenti che hanno segnato la fine del dopoguerra [...]
Lo statista antifascista e ricostruttore è 'scomparso': l'Italia si adegua nel lutto della scomparsa, e si prepara [...] a ritrovare la normalità dei tempi di pace, di vera, immemore pace.
Qualcuno, il poeta, [...] si rifiuta a questo adattamento.
Egli osserva con distacco - il distacco dello scontento, della rabbia - gli estremi atti del dopoguerra: il ritorno degli ultimi prigionieri, ricordate, in squallidi treni, il ritorno delle ceneri dei morti [...]
È così che ricomincia nella pace, il meccanismo dei rapporti internazionali. I gabinetti si susseguono ai gabinetti, gli aereoporti sono un continuo andare e venire di ministri, di ambasciatori, di plenipotenziari, che scendono dalla scaletta dell'aereo, sorridono, dicono parole vuote, stupide, vane, bugiarde. [...]
E la rabbia del poeta, verso questa normalizzazione che è consacrazione della potenza e conformismo, non può che crescere ancora.
Cos'è che rende scontento il poeta?
Un'infinità di problemi che esistono e nessuno è capace di risolvere: e senza la cui risoluzione la pace, la pace vera, la pace del poeta, è irrealizzabile.
Per esempio: il colonialismo. Questa anacronistica violenza di una nazione su un'altra nazione, col suo strascico di martiri, di morti.
O: la fame, per milioni e milioni di sottoproletari.
O: il razzismo. Il razzismo come cancro morale dell'uomo moderno, e che, appunto come il cancro, ha infinite forme. E' l'odio che nasce dal conformismo, dal culto della istruzione, dalla prepotenza della maggioranza. E' l'odio per tutto ciò che e' diverso, per tutto ciò che non rientra nella norma, e che quindi turba l'ordine borghese. Guai a chi è diverso! questo il grido, la formula, lo slogan del mondo moderno. Quindi odio contro i negri, i gialli, gli uomini di colore: odio contro gli ebrei, odio contro i figli ribelli, odio contro i poeti. [...]
Il mondo sembra, per qualche settimana, quello di qualche anno avanti. [...]
La crisi si risolve, ancora una volta, nel mondo: i nuovi morti sono pianti e onorati, e ricomincia, sempre più integrale e profonda, l'illusione della pace e della normalità. [...]
La cultura occupa terreni nuovi: una nuova ventata di energia creatrice nelle lettere, nel cinema, nella pittura. Un enorme servizio ai grandi detentori del capitale.Il poeta servile si annulla, vanificando i problemi e riducendo tutto a forma.
Il mondo potente del capitale ha, come spavalda bandiera, un quadro astratto.
Così, mentre da una parte la cultura ad alto livello si fa più raffinata e per pochi, questi 'pochi' divengono, fittiziamente, tanti: diventano 'massa'. 
E' il trionfo del 'digest' e del 'rotocalco' e [...] della televisione. 
Il mondo travisato da questi mezzi di diffusione, di cultura, di propaganda, si fa sempre più irreale: la produzione in serie, anche delle idee, lo rende mostruoso.
Il mondo del rotocalco, del lancio su base mondiale anche dei prodotti umani, è un mondo che uccide. [...]
Perché: finché l'uomo sfrutterà l'uomo, finché l'umanità sarà divisa in padroni e in servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui.
E ancora oggi, negli anni sessanta le cose non sono mutate: la situazione degli uomini e della loro società è la stessa che ha prodotto le grandi tragedie di ieri.
Vedete questi? Uomini severi, in doppiopetto, eleganti, che salgono e scendono dagli aeroplani, che corrono in potenti automobili, che siedono a scrivanie grandissime come troni, che si riuniscono in emicicli solenni, in sedi splendide e severe: questi uomini dai volti di cani o di santi, di jene o di aquile, questi sono i padroni.
E vedete questi? Uomini umili, vestiti di stracci o di abiti fatti in serie, miseri, che vanno e vengono per strade rigurgitanti e squallide, che passono ore e ore a un lavoro senza speranza, che si riuniscono umilmente in stadi o in osterie, in casupole miserabili o in tragici grattacieli: questi uomini dai volti uguali a quelli dei morti, senza connotati e senza luce se non quella della vita, questi sono i servi.
È da questa divisione che nasce la tragedia e la morte. [...]
Sembra non esservi soluzione da questa impasse, in cui si agita il mondo della pace e del benessere. Forse solo una svolta imprevista, inimmaginabile... una soluzione che nessun profeta può intuire... una di quelle sorprese che ha la vita quando vuole continuare... forse... Forse il sorriso degli astronauti: quello forse, è il sorriso della vera speranza, della vera pace. Interrotte, o chiuse, o sanguinanti le vie della terra, ecco che si apre, timidamente, la via del cosmo. [...]"
Fonte: P.P.Pasolini, Vie Nuove, 20 settembre 1962


lunedì 3 ottobre 2016

FRA POLITICA, FUOCHI CHE ACCENDONO (E SPENGONO), VITA...E GIORNI CHE SCORRONO



"[...] La politica non è più
la ginnastica delle mie idee
è forse strano a dirsi
ma il mio governo unico
sei tu [...] della fisica che non so
conosco solo il mio disordine
e la tua gravità
che il fuoco è anche scientifico [...]
il mio orgoglio
l'alleanza
la mia soddisfazione
sei tu [...]"

sabato 1 ottobre 2016

FRA REGOLE, LIMITI E CONOSCENZA DEGLI STESSI...CERCANDO UMANI PUNTI DI (PRECARIO) EQUILIBRIO

"[...] Esistono delle regole fondamentali che non vanno dimenticate e che insegnano che, aldilà della bravura e della bellezza nel disegno, è molto importante la coerenza e soprattutto l'onestà, perché se una cosa è sentita, e profondamente, qualunque sia il segno, qualunque sia il messaggio, questa arriva e colpisce sempre l'obiettivo che ci si è posti di raggiungere. [...]"
(A.Pazienza, att.)

"[...] Ho conseguito la perfetta conoscenza di quelli che sono i miei limiti e ho deciso di combattere dentro di essi. Sono limiti che vengono dall'incapacità, ma che determinano allo stesso tempo lo spazio delle mie capacità. Mi arrendo ai confini dei miei limiti, ma combatto strenuamente dentro di essi, onestamente, per quanto mi è dato di fare, cercando di conseguire lo scopo che mi sono prefisso: fare delle storie cariche di sentimento, il più possibile evocative, che raggiungano il cuore del lettore nel modo più diretto possibile. [...]"
(A.Pazienza, att.)

Fonte: "Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro", La Biblioteca di Repubblica - L'Espresso 
Ottobre 2016

Autoritratto in rosa, A.Pazienza, 1975

lunedì 26 settembre 2016

"SNOOPY, AMICI MIEI", SFOGLIANDO PAGINE PER SCOPRIRE PERSONAGGI ED UMANE SENSAZIONI

Rileggere anni di storia e di fumetto può aiutare a comprendere quanta potenza sia stata racchiusa in pagine che sanno - a tutt'oggi - di tantissimi valori: umanità, dignità, curiosità, paura, necessità rapportata alla contemporanea paura di crescere, dubbi esistenziali, domande ancestrali, [...].
In tantissimi anni di strisce e di successi i Peanuts hanno accompagnato generazioni intere in percorsi di crescita, definizione di dubbi sulla vita e sulle sue dinamiche per molto tempo sconosciute a molti, 'anatomia' del cuore umano e delle sue più intime strutture, ricerca della propria dimensione (più o meno ideale) in rapporto agli altri.
Il contenuto di ogni striscia è una realtà che va ben oltre le semplici aspettative di chi legge un fumetto, cercando di mirare al 'cuore' ed alla crescita di quanti ne leggano almeno una.
Ognuno dei personaggi di queste strisce è un protagonista di varie e svariate umanità, cerca di far comprendere appieno quali siano le possibili evouzioni a cui un'anima può andare incontro nel percorso di vita. Ciascuno dei personaggi che hanno accompagnato ogni striscia ha sue caratteristiche, sue peculiarità, suoi pregi e suoi (inevitabili e spesso apprezzati) difetti.
Queste 'personcine' sono le stesse che da anni accompagnano le vite e le storie di tantissimi lettori, accompagnandoli in percorsi di consapevolezza e crescita con cui poter diventare persone migliori e più consapevoli. Sotto questi punti di vista, quindi, la rilettura di un libro già più volte sfogliato può regalare consapevolezze sempre nuove.
Il libro in questione si intitola "Snoopy, Amici miei - i 74 personaggi dei Peanuts", pubblicato da Baldini&Castoldi. Lo scopo della raccolta, accostandosi al titolo ed ampliando il significato dello stesso, è chiaro sin dalle premesse di seguito illustrate:

"[...] Quante persone conosciamo in una vita? Oggi forse i social network ci aiutano a tenere una traccia, ma un cervello non elettronico, senza server e dischi rigidi, tende a semplificare: impossibile ricordarsi tutti. La vita di Charles Monroe Schulz [...] è stata una lunga striscia a fumetti: per cinquant'anni ha scritto e disegnato i Peanuts ogni giorno, è morto poche ore prima che fosse pubblicata quella con cui si congedava dai lettori, e dal mondo di conseguenza. 
Charlie Brown, Snoopy, Linus e Lucy sono stati la sua vita e hanno reso migliore quella di molti altri nei cinque continenti. [...] qui sono solo i Peanuts a parlare. E loro parlano tutti, in coro. 
74 personaggi nati e cresciuti - pur senza mai diventare adulti, beninteso - nel corso di cinquant'anni di Peanuts sono qui raccolti in ordine cronologico di apparizione. [...]
Sono tanti, alcuni hanno vita breve, altri brevissima. Ognuno di loro però fissa sulla carta un frammento di esistenza, una scheggia di vetro capace di far balenare - anche solo per un attimo, riflessa - la banalità della vita. [...] Questo libro è solo una delle tante mappe possibili del mondo dei Peanuts [...]"

Mappa possibile e capace di tracciare una prospettiva sull'evoluzione delle dinamiche umane, sulla necessità di definire una serie di possibili percorsi a cui ispirarsi per condurre la propria esistenza su binari il più possibile consapevoli e strutturati.
Per fare questo può essere di grande utilità definire percorsi che cerchino di approfondire quali possano essere i tratti distintivi di queste piccoli ma straordinari personaggi che rispecchiano al meglio difetti e consapevolezze degli esseri umani nel loro percorso di crescita morale:

"[...] Questo libro [...] rappresenta [...] un'utile introduzione per i nuovi lettori [...] e un catalogo di meraviglie per chi ha già familiarità con Charlie Brown e il resto della banda, capace di gettare luce su angoli poco esplorati e di suscitare ricordi che avevamo dimenticato. 
Tutto grazie a un supporto semplice, [...] fatto di carta e inchiostro: gli stessi strumenti con i quali Charles M.Schulz ha raccontato noi tutti, insieme ai personaggi che popolano la striscia della nostra esistenza. [...]"

Mediante carta ed inchiostro è possibile formarsi una propria opinione, nel merito di prospettive di vita arricchite con infiniti pregi ed altrettanti difetti presenti in ciascuno dei protagonisti di questo meraviglioso universo. Dal 2 ottobre del 1950 al 1 ottobre 1998, una carrellata di protagonisti che portano con loro domande, dubbi e sensazioni con cui plasmare ogni dinamica umana presente e futura. Fra 1950 e 1998, tutti in scena...in ordine rigorosamente cronologico di apparizione.



domenica 25 settembre 2016

SUL PENSIERO CHE NON PUO' FERMARSI...MAI




"[...] I can’t stop thinking about you
I can’t stop wanting you this way
I can’t face dreaming without you
That’s why I’m searching night and day
This heart’s a lonely hunter
These hands are frozen fists
I can’t stop thinking about you
I don’t care if you exist [...]"

venerdì 23 settembre 2016

SU COSE CHE ESISTONO E CHE (PRIMA O POI) APPASSISCONO

"[...] L'erba degli altri 
è sempre la più verde 
ne sei convinto o no 
che quello che manca 
è sempre più bello 
di quello che c'è già [...]
La cosa che già c'è [...]"
(La cosa che già c'è, N.Fabi, cit.)

Quattro girasoli appassiti, V. Van Gogh

mercoledì 21 settembre 2016

SU SCIENZA, ARTE E TUTTO QUEL CHE E' POSSIBILE (PROVARE A) SAPERE

"[...] La scienza ci dice ciò che possiamo sapere, ma ciò che possiamo sapere è poco, e se dimentichiamo quanto non possiamo sapere diventiamo insensibili a molte cose di grandissima importanza. [...]" (B. Russell, cit.)

Composizione VIII, V. Kandinskij

lunedì 19 settembre 2016

FRA COCOMERI, SOGNI E SPERANZE...

"[...] Ho imparato a sognare,
che non ero bambino [...]
Quando un giorno di scuola
mi durava una vita [...]
C'era chi era incapace a sognare
e chi sognava già
Ho imparato a sognare
E ho iniziato a sperare
Che chi c'ha avere avrà.
Ho imparato a sognare
quando un sogno è un cannone,
che se sogni
ne ammazzi metà.
Quando inizi a capire
Che sei solo e in mutande
Quando inizi a capire
Che tutto è più grande [...]"
(Ho imparato a sognare, Negrita, cit.)


sabato 17 settembre 2016

SU INCIDENTI E RAGIONI DI (RICERCA DI UNA) VITA (MIGLIORE)...

"[...] Pionieri disperati di un infame passato di fame,/ 
condannati ad un esilio volontario,/ 
per sbarcare il lunario, pur di avere un salario irrisorio/ 
accettarono di essere deportati come bestie verso un sogno illusorio. [...] 
Naufraghi in balia di una realtà che li rifiuta,/ 
aggrappati ad un relitto d'ideale che li aiuta a resistere, a non mollare:/ 
la terra che hanno lasciato e su cui vogliono ritornare. [...]" 
(Etna, Frankie Hi-Nrg, cit.)

Vignetta di Mauro Biani

giovedì 15 settembre 2016

"META' DELLA TERRA", CONSIDERAZIONI SUL COME (PROVARE A) SALVARE IL FUTURO DELLA VITA

Quale bilancio di convivenza può realizzarsi fra esseri umani ed animali, in un pianeta Terra nel quale tutto sembra essere posto in progressivo avvelenamento e collocato a forte rischio nei confronti di un futuro? Futuro che sembra essere sempre più anteriore, specialmente se osservato alla luce di alcuni concetti chiave: etica, sostenibilità, impatto, pianificazione territoriale o salvaguardia dall'estinzione solo per citarne alcuni.
Le specie animali e vegetali dovrebbero essere salvaguardate e preservate con ogni sforzo possibile, cercando di privilegiare l'opportunità di ascolto di quanti hanno maturato competenze e conoscenze relative al come adoperarsi per salvaguardare qualsiasi forma possibile di biodiversità.
E'attorno a questi temi che si compongono le argomentazioni contenute nel libro "Metà della Terra - Salvare il futuro della vita", scritto dal biologo statunitense Edward O.Wilson.
Lo scopo dell'opera risulta essere chiaro sin dal retro della copertina:

"[...] Sull'impatto dell'uomo sulla natura, che ormai sta creando danni incalcolabili alla biosfera, sono state ipotizzate centinaia di misure, che si sono però rivelate blande e inefficaci e che mai hanno portato risultati concreti. [...] Edward Wilson [...] propone una soluzione radicale, proporzionale alla gravità del problema che abbiamo di fronte: destinare metà del pianeta a noi e metà a un'immensa e inviolabile riserva naturale per milioni di specie animali e vegetali. 
Non è utopia ma un sogno che il progresso umano può realizzare, scrive Wilson, che dedica buona parte del libro a spiegare cosa fare e soprattutto dove farlo: dalle alture della Mongolia al Congo, dall'Amazzonia alla Papua Nuova Guinea. Un viaggio affascinante per salvare il Pianeta. [...]"

E' su questo terreno che si gioca la necessità di articolare una grande sfida per la sopravvivenza dell'umanità stessa, nel tentativo di riabilitare (parte di) quel legame che ad oggi sembra essersi quasi integralmente reciso o spezzato.
Il punto relativo al fare questo è votato al (cercare di) rincorrere l'impossibile prima che sia troppo tardi. Per fare questo le domande da porre riguardano in dettaglio tutti gli esseri umani ed, inevitabilmente, a tutti gli esseri umani ritornano. Senza sosta alcuna, il circolo vizioso è alquanto difficile da spezzare.
Le parole chiave su cui si articola la trama compongono un saggio che denota, dietro alla soluzione forse estrema ma sicuramente più che ragionata data la gravità delle presenti situazioni, la necessità di andare il più possibile incontro a nuove forme di rispetto e consapevolezza nei confronti dell'intera umanità. Da queste stesse si dipartono infinite ramificazioni attorno alle quali (cercare di) ricostruire i moltissimi legami recisi: umanità, biosfera, estinzione, cambiamento climatico, terra, mare, aria, impatto ambientale, scienza della conservazione, mondo vivente o reti di vita solo per citarne alcune.
La rincorsa per la salvezza della biosfera è una missione da compiere nel rispetto di tutti gli attori coinvolti, umanità compresa.
Nessuno può dirsi realmente esente da questo cambio di visione, ormai sempre più urgente da raggiungere ed inseguire. Ai lettori le ulteriormente utili opinioni.



mercoledì 14 settembre 2016

FRA RITORNI E FINE DI ESTATE...


"[...] Another summer day 
has come and gone away [...] 
but I wanna go home 
Maybe surrounded by 
a million people I 
still feel all alone 
I just wanna go home 
I miss you, you know [...] 
I'm fine baby, how are you? 
I would send them 
but I know that it's just not enough [...]"

martedì 13 settembre 2016

CERCANDO FORME DI UMANITA' ED EVOLUZIONE MIGLIORI...

"[...] Non si deve dimenticare che, sebbene un alto livello di moralità non dia che un leggero o nessun vantaggio a ciascun individuo e ai suoi figli sugli altri uomini della stessa tribù, tuttavia un progresso nel livello della moralità e un aumento di numero degli uomini ben dotati recherà certamente un immenso vantaggio a una tribù nei riguardi di un'altra.
Una tribù che include parecchi membri che, in quanto posseggono in misura elevata lo spirito di patriottismo, fedeltà, obbedienza, coraggio e simpatia, siano sempre pronti ad aiutarsi l'un l'altro e a sacrificarsi per il bene comune, potrebbe riuscire vittoriosa su parecchie altre tribù: questa sarebbe la selezione naturale. 
In ogni tempo in tutto il mondo le tribù hanno soppiantato altre tribù; poiché la moralità è un elemento importante del loro successo, un tipo di moralità e un certo numero di individui ben dotati tenderanno così ovunque a formarsi e a crescere. [...]"
Fonte: C.Darwin, L'origine dell'uomo e la selezione sessuale, cit. in "Metà della Terra - Salvare il futuro della vita", Edward O.Wilson, Che cosa occorre fare



sabato 10 settembre 2016

FRA RIBELLIONE, CAMBIAMENTO E RISPETTO PER L'ANIMA...

"[...] Perché sono salito quassù? Chi indovina?' [...] 
Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. [...] 
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. [...] 
quando leggete, non considerate soltanto l’autore. 
Considerate quello che voi pensate. 
Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. 
Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. 
Thoreau dice 'molti uomini hanno vita di quieta disperazione' [...] 
Ribellatevi! [...] 
Osate cambiare, cercate nuove strade. [...]" 
(L'Attimo fuggente, cit.

Icaro, Matisse

lunedì 5 settembre 2016

FRA UMANITA' E CONSAPEVOLEZZE

"[...] In qualche modo stiamo [...] salendo rapidamente verso la grandezza, se non proprio come dèi quanto meno riguardo alla nostra gratificazione emotiva. 
I nostri singoli sé in quanto organismi, la nostra tribù e le nostre specie sono il culmine di ciò che si è realizzato sulla Terra. Noi la vediamo così, è naturale. 
Altrettanto farebbero i membri di qualsiasi altra specie capace di riflettere su di sé al livello umano [...]. Siamo così intelligenti in confronto a tutte le altre forme di vita che ci consideriamo davvero semidèi, a metà strada tra gli animali sotto di noi e gli angeli al di sopra, e in costante ascesa. 
E' facile pensare che il genio della nostra specie proceda con una sorta di pilota automatico, guidandoci verso un imprecisato empireo in cui regnerà l'ordine perfetto e che ci procurerà la felicità personale. Anche se noi viviamo ancora nell'ignoranza, i nostri discendenti giudicheranno l'empireo come il destino dell'umanità quando un giorno [...] vi arriveranno. 
Così procediamo barcollando in un caos pieno di speranze, confidando che la luce all'orizzonte sia l'alba e non il crepuscolo. L'ignoranza del futuro basata sull'incomprensione di sé è tuttavia una condizione pericolosa. [...]
Siamo ancora troppo avidi, miopi e divisi in tribù belligeranti per prendere decisioni sagge a lungo termine. Per buona parte del tempo ci comportiamo come un branco di antropomorfe che litigano per un albero carico di frutti. 
Una delle conseguenze è che stiamo modificando l'atmosfera e il clima spingendoli verso le peggiori condizioni possibili per il corpo e la mente, rendendo le cose molto più difficili per i nostri discendenti. Agendo in tal modo [...] stiamo distruggendo ingiustamente gran parte di tutte le altre forme di vita. [...]
La biodiversità della Terra si è formata in centinaia di milioni di anni e noi la stiamo annientando come se le specie del mondo naturale non fossero altro che erbacce [...].
Per darci una calmata prima di mandare in rovina il pianeta, dovremmo quantomeno comprendere da dove proveniamo realmente come specie e che cosa siamo oggi. 
I dati disponibili dimostrano che [...] nel cervello umano emergono anche obiettivi trascendenti, [...] tutti di origine fondamentalmente biologica. 
Comprendere il significato della vita [...] è la più importante forza motrice di tutte le discipline scientifiche e umanistiche. Vi è grandezza nel comprendere gli elementi fondamentali dell'evoluzione umana e nell'agire saggiamente tenendo conto di come sono collegati. 
La forma che tutto ciò sta assumendo si può esprimere in poche parole: la biosfera ha dato origine alla mente umana, la mente evoluta ha dato origine alla cultura e la cultura troverà il modo di salvare la biosfera. [...]"
Fonte: "Siamo come dèi?", Metà della Terra - Salvare il futuro della vita, Edward O. Wilson, Codice Edizioni


venerdì 2 settembre 2016

FRA STRADE E SCELTE, DA COMPIERE NONOSTANTE TUTTO...E TUTTI

"[...] Due strade divergevano in un bosco d'autunno
e dispiaciuto di non poterle percorrere entrambe,
essendo un solo viaggiatore, a lungo indugiai
fissandone una, più lontano che potevo
fin dove si perdeva tra i cespugli.
Poi presi l'altra, che era buona ugualmente
e aveva forse l'aspetto migliore
perché era erbosa e meno calpestata
sebbene il passaggio le avesse rese quasi uguali.
Ed entrambe quella mattina erano ricoperte di foglie
che nessun passo aveva annerito
oh, mi riservai la prima per un altro giorno
anche se, sapendo che una strada conduce verso un'altra,
dubitavo che sarei mai tornato indietro.
Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra molti anni:
due strade divergevano in un bosco ed io -
io presi la meno battuta,
e questo ha fatto tutta la differenza. [...]"
(R. Frost, cit.)

Fonte immagine: 
mattadaslegare.blogspot.com

giovedì 1 settembre 2016

"LA VERA SECONDA REPUBBLICA", NEL TENTATIVO DI COMPRENDERE IDEOLOGIE E MACCHINE ISTITUZIONALI

Quali sono stati i passi che hanno condotto alla modifica od alle aspirazioni di rinnovamento inerenti le architetture fondamentali dello Stato italiano? 
Chi sono stati, sono e saranno gli attori chiamati in causa per le procedure di cambiamento dei sistemi capaci (teoricamente) di governare e disciplinare il funzionamento del paese Italia? 
Il bilanciare le fasi ed i protagonisti di un tanto vorticoso e sbandierato quanto mai concretamente realizzato cambiamento è un'attività complessa ed intricata da mettere in piedi, proprio perché sarebbe opportuno tracciare una panoramica a 360° di tutti i singoli passi compiuti. 
Durante tutti questi passi il denominatore comune ad ogni procedimento ha finito per fare rima con una sola parola: politica. 
E' stata ed è ancora oggi la politica, con tutti i suoi infiniti difetti, a governare ed articolare forme di cambiamento che finiscono per coinvolgere le vite di milioni di persone. 
Per meglio comprendere quindi i contenuti e le analisi di merito svolte nei confronti dei cambiamenti e/o delle proposte di cambiamento maturate nel sistema Italia, pertanto, servirà definire quali siano state le fasi temporali ed organizzative che hanno contraddistinto in passato e contraddistinguono a tutt'oggi il funzionamento del sistema.
Ciascuna delle proposte elaborate per la modifica dei pilastri fondamentali dello Stato ha finito per fare stretta rima con uno dei testi fondamentali per l'Italia e per gli italiani: la Costituzione. 
Questo testo, pensato ed elaborato per una serie di ragioni in un definito contesto storico, ha avuto negli anni una serie definita di proposte di modifica e di cambiamento. 
E' possibile tracciare un quadro dei contenuti e delle ide(ologi)e di fondo che hanno condotto, nel tempo, alle volute/tentate modifiche degli equilibri siglati internamente alla Costituzione? 
Quali sono stati i protagonisti che hanno tentato, con approcci e mediazioni politiche anche discutibili, di cambiare le architetture dello Stato intervenendo a gamba tesa sulla Costituzione? 
E' possibile rispondere a queste e molte altre possibili domande attingendo alla lettura dell'opera "La vera Seconda Repubblica - L'ideologia e la macchina", scritto da Nadia Urbinati e David Ragazzoni e pubblicato da Raffaello Cortina Editore. 
Il presente testo espone una trattazione dei fondamenti caratteristici delle modifiche che sono state proposte alla Costituzione nel tentativo di disarticolare o "ristrutturare" il funzionamento del sistema Italia. Il dato di fondo per l'analisi dei tentativi passati deve partire da un'analisi circoscritta e limitata all'esposizione delle attuali dinamiche che hanno contraddistinto gli ultimi anni di vita dello Stato italiano: 

"[...] Dalla fine del 2011 [...] si è fatta strada nell'opinione competente e giornalistica l'idea di una cesura: di una transizione da una 'Seconda' a una 'Terza Repubblica'. Tuttavia, se l'inizio di quest'ultima resta oggetto di dibattito, l'esistenza della 'Seconda Repubblica' è stata, e viene tuttora, assunta come dato incontrovertibile. [...]"
Fonte: L'ide(ologi)a della Seconda Repubblica, "La vera Seconda Repubblica - L'ideologia e la macchina, N.Urbinati - D.Ragazzoni

L'analisi delle cronache e delle fasi che hanno contraddistinto il passato della Repubblica italiana deve quindi configurarsi come una modalità necessaria per comprendere quali sviluppi potrebbero avere o presentare le dinamiche future dello Stato italiano. 
Su questa spinta, pertanto, è possibile evincere quali siano realmente le probabilità di nascita di un'eventuale Terza Repubblica - ad oggi tutta da dimostrare e da verificare.
I volti ed i temi che ne vanno inaugurando l'apparente genesi si mescolano con altrettanti dati di fondo che, al netto di opinioni e punti di vista, sembra riescano a limitarne l'agire e le opportunità di successo. Così facendo, pertanto, si finisce per inaugurare un differente punto di vista inerente alla reale (e voluta) non modificabilità di pilastri quali Parlamento, Governo e sistema partitico.
I punti di fondo caratteristici di questa analisi si muovono internamente a concetti che l'opera si propone di chiarire, organizzare e mettere concretamente in luce: fondamenti dell'agonia inerente la transizione fra Prima e Seconda Repubblica, atti d'accusa e di modifica alla democrazia Parlamentare, Commissioni Parlamentari e Bicamerali che hanno condotto/cercato di condurre all'alterazione degli equilibri/squilibri precedenti in tema di Costituzione, definizione delle proposte e delle bozze di proposta formulate nel tempo da Commissioni di esperti. 
Ognuna di queste riflessioni conduce strettamente all'affermazione di specifiche procedure valutative, nel tentativo di comprendere se e quali siano stati i passi capaci di condurre all'affermazione della (presunta) Terza Repubblica. Oppure se, su altro fronte, le modifiche all'architettura Costituzionale siano desiderate, auspicate e proposte per costruire un passaggio formale ad una vera ed 'effettiva' Seconda Repubblica. 
Tutto questo, ovviamente, nel tentativo di affermare concretamente la natura profondamente gattopardesca sia della classe politica che del sistema istituzionale italiano: 

"[...] Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. [...]" (cit.)


mercoledì 31 agosto 2016

FRA NEMICI E GUERRE, DI VITA IN VITA

"[...] il mio nemico non ha divisa 
ama le armi ma non le usa [...] 
e quando uccide non chiede scusa 
il mio nemico non ha divisa 
ama le armi ma non le usa [...] 
e quando uccide non chiede scusa 
il mio nemico non ha nome 
non ha nemmeno religione 
e il potere non lo logora [...]
il mio nemico mi somiglia 
è come me 
lui ama la famiglia 
e per questo piglia più di ciò che da 
e non sbaglierà 
ma se sbaglia un altro pagherà 
e il potere non lo logora [...]"
(Il mio nemico, D.Silvestri, cit.)

Vignetta di Mauro Biani

lunedì 29 agosto 2016

SULLA CONSAPEVOLEZZA (POTENZIALMENTE) EUFORICA DEL SAPER DIRE NO...

"[...] Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. 
I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali, 
i pochi che hanno fatto la storia 
sono quelli che hanno detto di no. [...]"
(P.P.Pasolini, cit.)

Fonte immagine: La Linea, O.Cavandoli

domenica 28 agosto 2016

FRA RIMEDIO E TEMPO CHE SFUGGE...


"[...] I bambini stanno bene 
Per loro ogni giorno è differente 
Ci mancavi alla tua festa 
Ma quello che siamo è quello che abbiamo 
E' come la gente ci vede.
Che vita è questa, che vita è stata 
Mai più saggezza, mai più 
Se c'è un rimedio io corro da te 
Senza una mano che mi sfiori 
Io corro da te [...]"
(Il rimedio, I.Fossati, cit.)

venerdì 26 agosto 2016

SU BRUCE SPRINGSTEEN...E SULLA FUNZIONE SOCIALE DELLA MUSICA

L'elencare le ragioni per le quali la musica può (e deve) avere una funzione sociale è un'attività che rischia di essere infinita; sono infatti moltissime le questioni che permettono di attribuire a certe canzoni e certi artisti una ragione di vita che abbia a che fare con il saper mobilitare le coscienze collettive. Una certa forma di libertà artistica dovrebbe coincide con il saper ispirare sentimenti di consapevolezza e riscatto, emozioni afferenti la libertà e la possibilità di lottare per (cercare/sperare di) migliorare i molti 'lati' storti di questo mondo.
Musica è anche partecipazione, condivisione di un momento nel quale un'artista riesce ad avere fra le mani un'intera schiera di fan per poter comunicare loro qualcosa.
Qualcosa che può essere grande, decisivo ed importante per prendere consapevolezza del loro stesso futuro. Fare musica può significare raccontare storie di tutti i giorni, immergendosi con pragmatica difficoltà fra pieghe e piaghe quotidiane.
Quanto può aiutare concretamente la funzione sociale attribuibile alla musica?
Cosa può riuscire a fare veramente una canzone per la vita di una persona o per provare a riscattare la condizione di una serie di esistenze altrimenti magari addormentate od anestetizzate?
Le domande riguardo questioni simili potrebbero essere pressoché infinite, in quanto troppe sono le sfumature e troppi gli angoli di vita che un Artista può spandere nell'aria cercando un contatto con il suo pubblico. Maiuscola non casuale, in quanto sembrano essere sempre meno coloro che credono veramente nella capacità che la musica ha di interpretare consapevolezza per veicolare cambiamento.
Cosa può portare un artista ad esercitare davvero questa arte, nel tentativo di prendere reale consapevolezza delle potenzialità della propria (altrettanto potenziale, qualora non attuata) vita ed attività? Quanti sono gli artisti che, grazie ad esperienze e vite quotidiane, hanno da sempre cercato di interpretare il proprio ruolo nel mondo votando la propria carriera all'insegna di positive rivoluzioni da instillare - agendo magari pezzo dopo pezzo ed ostacolo dopo ostacolo?
Essere socialmente impegnati può infatti equivalere ad essere - più spesso di quanto si possa pensare - esposti a molteplici critiche ed attività di denigrazione; i detrattori rischiano di essere sempre dietro l'angolo, in quanto la visione di un artista schierato ed impegnato può sicuramente destabilizzare quanti vedano nella musica strumento di esclusivo svago od evasione dalle difficoltà (nei casi migliori). Cosa poter dire o scrivere a proposito delle esistenze di tutti gli artisti che fanno (anche, non solo giustamente e doverosamente) musica impegnata?
Un esempio fra le moltissime vite definibili come appartenenti ad artisti socialmente esposti ed impegnati è quella vissuta da The Boss, altresì Bruce Springsteen.
Comprendere quanto l'impegno sociale sia stato da sempre o sia divenuto nel tempo fondamentale per un'artista è un'attività che si può svolgere prioritariamente osservando ed attingendo ad una iniziale fonte: l'esistenza dello stesso, per scriverla nel più breve modo possibile.
La scoperta delle vicende, delle esperienze e dei dolori che hanno costellato la vita di un artista è una delle maniere migliori per comprendere quanto (pre)potenti possano essere per lo stesso le ambizioni di creare qualcosa di importante anche dal proprio fare musica.
E' a questo punto che si consiglia la lettura del libro "Bruce", scritto da Peter Ames Carlin e pubblicato nell'anno 2012.
Dalle pagine di questa opera è possibile comprendere con mano quanto le vicende di ogni giorno possano come 'marcare a fuoco' l'esistenza di un artista, facendo comprendere allo stesso quanto possano essere importanti e fondamentali i propri passi nel tentativo di far prendere coscienza di certe problematiche e di certi drammi. Problemi su cui, altrimenti, potrebbe finire per regnare un'anestetizzazione ancora più devastante e mortificante per la società contemporanea.
Dalla lettura del libro è possibile intravedere i tormenti  e le vicende di una persona che ha scelto, nel tempo, da che parte stare e con quale ruolo proporsi al grande pubblico di tutto il mondo.
E' un ritratto più o meno fedele di una persona che ha cercato, negli anni, di rimanere sulla tanto celebrata 'cresta' dell'onda non perdendo di vista la 'bussola' costituita dal proprio ruolo da interpretare nel mondo. Facendo il possibile per continuare a restare a dimensione umana, nonostante fosse e sia ancora oggi venerato come un'entità semi-divina da milioni di altri esseri umani in tutto il mondo. Springsteen è quell'artista che, in mezzo a centinaia di migliaia di persone durante un concerto, può chiamare sul palco un bambino per cantare o suonare qualcosa assieme a lui.
Springsteen è riuscito a diventare, nel tempo, una persona tanto composita quanto non comune da incontrare e non facile da inquadrare.
La presente opera cerca di fornire un quadro il più possibile completo dell'esistenza di Bruce Springsteen, attingendo al passato della sua esistenza ed alle principali vicende che ne hanno costellato la crescita prima, la maturità poi e l'invecchiamento attuale.
Un aspetto tanto positivo quanto non scontato nell'opera è il rapporto d'equilibrio che l'autore ha consegnato sia alla vita di Springsteen che alle esistenze di coloro che hanno negli anni costruito la E Street Band, punto di riferimento da sempre nella vita del Boss.
Quali siano state le tappe compiute, quanto siano stati complicati e pe(n)santi alcuni dei passi compiuti negli anni da questo uomo e da coloro che lo hanno accompagnato durante il suo viaggio.
Quali siano le ragioni di un'esposizione coraggiosa su alcuni temi, di un costante impegno musicale verso argomenti su cui i passaggi sono tutto fuorché obbligatori - specialmente in un mondo ove una certa forma di superficialità sembra essere diventata tanto scontata quanto desiderata.
Leggerne per saperne di più, specialmente per quanto riguarda quella funzione sociale tanto celebrata e sulla quale l'artista stesso pare avere idee e percezioni molto chiare:

"[...] Bruce [...] è [...] narcisista, e [...] arciconvinto che la musica, soprattutto la sua, abbia il potere di cambiare la vita delle persone. E considera la sua condizione un grande privilegio e, allo stesso tempo, un fardello quasi insopportabile. 'Stasera sono il custode dei sentimenti e dei ricordi di tutta la gente che ci aspetta là fuori' [...]"
Fonte: "Bruce", P.A.Carlin, Pgg. 479 e sgg.

Cercando un cantante per trovare poi un custode con cui potersi scoprire e, perché no, anche migliorare.







martedì 23 agosto 2016

TOCCANDO IL BASSO PER (PROVARE A) RISALIRE...


"[...] Can't see nothin' in front of me 
Can't see nothin' coming up behind 
I make my way through this darkness 
I can't feel nothing but this chain that binds me 
Lost track of how far I've gone 
How far I've gone, how high I've climbed [...]"

domenica 21 agosto 2016

FRA CORTO MALTESE, FUTURO E BORGHI D'ITALIA...COLTIVANDO UN TEMPO CHE FU

"[...] Corto Maltese è mai stato a Dozza? 
Hugo Pratt, a chi gli domandava che fine avrebbe fatto dopo l’ultima avventura il celebre marinaio-pirata dei suoi fumetti, rispondeva: 
'Corto Maltese non morirà, Corto Maltese se ne andrà perché in un mondo dove tutto è elettronica, è calcolato, tutto è industrializzato, è consumo, non c’è posto per un tipo come lui.'
Forse, proprio per questo, Dozza è un posto che non gli sarebbe dispiaciuto. E in effetti, uno dei murales della cittadina romagnola racconta del suo arrivo qui nel 1997, il giorno del suo trentesimo compleanno. L'ha dipinto Riccardo Ghiribelli, uno dei tanti artisti che negli anni hanno fatto di questo luogo la perla dell’arte muraria italiana.
È dagli inizi degli anni Sessanta, infatti, che le facciate delle case del borgo vengono affrescate da pittori di tutto il mondo. Nel 1965 è nata qui la Biennale del muro dipinto, che da allora, nelle 18 edizioni realizzate, ha visto cimentarsi più di duecento artisti [...] grazie ai quali le pareti degli edifici sono diventate bellissime opere di una mostra permanente a cielo aperto.
E dal 2000, anche la confinante frazione di Toscanella prende parte all'iniziativa, offrendo le proprie case a graffiti e arte di strada.
Qui non è tutto elettronica, non è tutto calcolato o industrializzato. Qui si consuma soprattutto arte.
Corto Maltese ci starebbe benissimo. [...]"
Fonte testo: "Dozza, i muri di Corto Maltese", italianways.com
http://www.italianways.com/dozza-i-muri-di-corto-maltese/

lunedì 15 agosto 2016

A PROPOSITO DI FERRAGOSTO...


"[...] Fai una chiave doppia della stessa porta, 
per qualunque cosa storta si presenterà, 
dopo aver comprato dei lucchetti nuovi per la tua finestra, 
puoi partire, io sto qua, 
a giocare tra le sponde [...]
buttando l'amo nell'acquario della mia fantasia.
Finisco sul pulmino dei miei vecchi ricordi, 
ma il campo sportivo l'ha inghiottito l'edera. 
Seguendo ancora il fiume attracco sul cartone,
piove e mi riparo dietro ad un'edicola 
Ho della sabbia nelle tasche, 
ho delle spighe sulle calze 
e uno straniero che si fida della mia compagnia. [...]"
Ferragosto, S.Bersani, cit.

venerdì 12 agosto 2016

LEGGENDO DELL'UOMO E DEL RAPPORTO CON LA NATURA ED IL MONDO

"[...] Che cos'è l'uomo? Un narratore di storie, creatore di miti e distruttore del mondo naturale, il cui pensiero è un coacervo di ragione, emozione e religione. Un fortunato evento casuale nell'evoluzione dei primati durante il tardo Pleistocene.
La mente della biosfera. Magnifico quanto a potere immaginativo e istinto di esplorazione e tuttavia bramoso di essere il padrone più che il gestore di un pianeta in declino.
Nato con la capacità di sopravvivere e continuare a evolversi, capace di rendere eterna anche la biosfera. E tuttavia arrogante, sconsiderato, letalmente predisposto a favorire sé stesso, la sua tribù e futuri a breve termine. Ossequioso verso esseri superiori immaginari e sprezzante nei confronti di forme di vita inferiori. 
Per la prima volta nella storia [...] si è sviluppata la convinzione che stiamo giocando un finale di partita globale. La presa dell'umanità sul pianeta [...] diventa sempre più debole. 
La popolazione umana è troppo numerosa per sopravvivere al sicuro e in condizioni di benessere. L'acqua potabile è sempre più scarsa e l'atmosfera e i mari sono sempre più inquinati a causa di ciò che è avvenuto sulla terraferma. 
Il clima si sta modificando in modi non propizi alla vita, tranne che per i microbi, le meduse e i funghi. Per molte specie è già fatale. 
Poiché i problemi creati dall'umanità sono globali e progressivi, e dato che la possibilità di un punto di non ritorno si avvicina velocemente, i problemi non possono essere risolti un poco alla volta. [...]
Nel frattempo ci agitiamo, mal guidati, non avendo in mente nient'altro che la crescita economica, il consumo senza restrizioni, la buona salute e la felicità personale. 
L'impatto sul resto della biosfera è ovunque negativo, l'ambiente diventa instabile e meno gradevole e il nostro futuro a lungo termine meno certo. [...]"
Fonte: Prologo, "Metà della Terra - Salvare il futuro della vita", Edward O. Wilson, Codice Edizioni

"Le dernier voyage du Téméraire", W.Turner

domenica 7 agosto 2016

CERCANDO ESPONENTI DI RAZZE IN ESTINZIONE...


"[...] Non mi piace la finta allegria [...] 
sono anche un po' annoiato/ da chi ci fa la morale [...] 
non vedo più nessuno che s'incazza/ fra tutti gli assuefatti della nuova razza/ 
e chi si inventa un bel partito/ per il nostro bene/ 
sembra [...] destinato/ a diventare un buffone. [...] 
Non mi piace la troppa informazione/ odio anche i giornali e la televisione/ 
la cultura per le masse è un'idiozia [...] 
la scuola/ si aggiorna con urgenza/ e con tutti i nuovi quiz/ ci garantisce l'ignoranza./ 
Non mi piace nessuna ideologia/ non faccio neanche il tifo per la democrazia/ 
di gente che ha da dire ce n'è tanta/ la qualità non è richiesta/ è il numero che conta./ 
E anche il mio paese mi piace sempre meno [...] 
ogni intellettuale fa opinione/ 
ma se lo guardi bene/ 
è il solito coglione. [...]"

sabato 6 agosto 2016

PER LA RICERCA DEL LEGAME FRA CAMBIAMENTI CLIMATICI E MIGRAZIONI DI MASSA

La necessità di abbandonare un territorio reso più ostile da guerre, fenomeni sociali estremi ed economie precarie è quel fenomeno che fino ad oggi è conosciuto come maggioritario nella generazione di migrazioni di massa.
Le stesse migrazioni sono fenomeni incontrollabili, demagogicamente sfruttabili a fini di consenso politico e non completamente arginabili.
Potrebbero le stesse essere sfide per una società, nel tentativo di costruire un qualcosa di più inclusivo e capace di minimizzare fenomeni di degenerazione sia sociale che economica.
Possono esistere invece cause più recondite e non chiar(ificat)e nel dibattito, finalizzate al poter fare scoprire eventuali cause ad oggi non ancora comprese ed assimilate dalla collettività?
A questa domanda cerca di rispondere in maniera divulgativa l'articolo "Crisi ambientali e migrazioni forzate, la faccia nascosta del cambiamento climatico", scritto da Luca Aterini e collocato sul sito greenreport. Lo stesso cita le dimensioni di un fenomeno ad oggi inarrestabile ed estesamente capace di coinvolgere ingenti moltitudini:

"[...] Secondo i dati raccolti dall’Organizzazione mondiale per le migrazioni [...], dall’inizio di quest’anno sono 4027 i migranti deceduti in mare nella loro traversata verso l’Europa: il Mediterraneo ha inghiottito i tre quarti dei morti (3120), segnando un drammatico +26% rispetto allo stesso periodo del 2015. In tutto sono invece 257186 i migranti e rifugiati che sono riusciti a mettere piede nel Vecchio continente, quest’anno [...]"
Fonte: "Crisi ambientali e migrazioni forzate, la faccia nascosta del cambiamento climatico", L.Aterini, greenreport.it

Il focus tanto interessante quanto urgente deriva dalla necessità di mettere a fuoco il punto cardine espresso dal dossier "Crisi ambientale e migrazioni forzate - l'ondata silenziosa oltre la fortezza Europa", elaborato dall'Associazione A Sud - CDCA (Centro Documentazione Conflitti Ambientali). L'evidenza più grande di questa realtà è costituita da un frammento dello stesso articolo, nel quale vengono messe in chiaro le reali dimensioni di un fenomeno che sembra minimizzato e sottovalutato:

"[...] La retorica delle 'ondate' utilizzata [...] nella narrazione mediatica dei flussi migratori diretti verso l’Europa e connessi a guerre, persecuzioni politiche e povertà estrema nei Paesi d’origine, cela una realtà diversa e più complessa. [...] I dati Unhcr 2014-2015 stimano un numero di rifugiati nel mondo compreso tra i 14 e i 15 milioni ma ospitati in grandissima parte da Paesi extraeuropei. Ci sono però migrazioni forzate che non fanno rumore, perché difficili da quantificare, non tutelate dal diritto internazionale: rientrano in questa dimensione  40,8 milioni di sfollati interni, il doppio dei rifugiati. [...]"
Fonte: "Crisi ambientali e migrazioni forzate, la faccia nascosta del cambiamento climatico", L.Aterini, greenreport.it

La dimensione di questa tragedia appare quindi legata ad una serie tanto particolare quanto ormai inevitabile di fenomeni, ad oggi non adeguatamente pesati e considerati nella lettura di certe situazioni particolari. Tale quadro di realtà è definito esplicitamente, citando il report, nella definizione di legami sempre più evidenti ed ineliminabili fra migrazioni territoriali e disastri ambientali. Potrebbero esistere legami ed atti finalizzati al mettere in evidenza le tragedie di tipo ambientale legate non solo a calamità naturali ma soprattutto a cambiamenti climatici non più delimitabili. Su questo fronte si vincola lo stesso articolo:

"[...] A disastri e calamità naturali bisogna [...] aggiungere le migrazioni forzate per cause ambientali [...] connesse a fattori di origine antropica. Queste rimangono [...] estranee a statistiche generali perché difficili da quantificare e perché si tratta di migrazioni forzate dovute a più cause interagenti e a lenta insorgenza. [...]"
Fonte: "Crisi ambientali e migrazioni forzate, la faccia nascosta del cambiamento climatico", L.Aterini, greenreport.it

Leggerne per saperne di più, dunque. Il dossier in oggetto può essere letto e visualizzato al link specifico richiamato nel seguito: http://asud.net/wp-content/uploads/2016/07/Crisi-ambientali-e-migrazioni-forzate-def.pdf


Per saperne di più:
"Crisi ambientali e migrazioni forzate, la faccia nascosta del cambiamento climatico", greenreport.it
http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/crisi-ambientali-migrazioni-forzate-la-faccia-nascosta-del-cambiamento-climatico/#prettyPhoto

martedì 2 agosto 2016

NECESSITA' DI INSEGUIRE UN "MAI PIU'"...


"[...] I treni partivano
i treni arrivavano
'al mare' dicevano i treni
'alla montagna' dicevano i treni.
I treni ridevano
cantavano
erano felici i treni.

(Mai più! Mai più! Mai più!)
Il cielo era con nuvole azzurre
all'improvviso
il cielo è diventato nero
il cielo è diventato fuoco
il treno non è più partito
il treno non è più arrivato
il treno si è fermato (è in ginocchio per terra).

(Mai più! Mai più! Mai più!)
A un tratto il cielo
il cielo è diventato di fuoco
i bambini piangevano
le mamme gridavano
stesi per terra in silenzio
uomini donne bambine
mentre il sangue cadeva dal cielo.

(Mai più! Mai più! Mai più!)
Le nubi non erano più bianche
erano rosse di sangue
erano nere di fumo.
Poi il tempo è passato
i morti sono ancora con noi
con noi in partenza col treno
al mare in montagna.

(Mai più! Mai più! Mai più!)
Ascolto
ascolto
ascolto
Quello che vola lassù:
ci porta in vacanza
al mare o in montagna
fra le nuvole bianche

(Mai più! Mai più! Mai più!)
Ascoltate guardate
guardate la grande nave
passare
le onde
le onde calde del mare
nuotare
andiamo al mare.

(Mai più! Mai più! Mai più!)
Ascoltate
ascoltate
guardate
il treno
che arriva a Bologna
noi nella stazione aspettare
allegri per correre al mare. [...]"

R.Roversi






FRA ANNIVERSARIO E BOLOGNA, COSTRETTI A NON POTER MAI DIMENTICARE

"[...] Bologna 2 agosto ore 10.20
Il cielo è un forno di pane pronto per la cottura
scappare sul mare di questa pianura e poi
approdare a isole azzurre felici ma tu
Bologna 2 agosto ore 10.21
dicevi dicevi tu dicevi che hai bisogno di riflettere
se in questi giorni le parole hanno un senso
anche fra noi
Bologna 2 agosto ore 10.22
d’accordo, non si può buttare via niente
d’altra parte non è possibile conservare tutto negli angoli della
memoria
salvare l’indispensabile
Bologna 2 agosto ore 10.23
lo so che non sono migliore o peggiore di tanti
cerco con gli anni di diventare diverso
ho fatto errori tremendi
ma non mi sono mai consolato
la vita non è una prova di formula uno
per guadagnare la prima griglia in partenza
Bologna 2 agosto ore 10.24 
dammi la tua mano
vivere una volta per tutte definitivamente
Bologna 2 agosto ore 10.25
senza un fiato di vento il cielo ha buttato
un grido tremendo
un sole nero corre per le strade
io voglio provare i miei sentimenti come su una lastra di fuoco
Bologna 2 agosto ore 10.26 
ahi il cuore
piange piange adesso piange come un sasso che ha vita
chiamano contiamo i morti
la libertà è lì a terra ferita
non possiamo più dare
soltanto pietà
questa estate è finita
Bologna 2 agosto ore 10.27 
ma dammi la tua mano
io non mi rassegno non mi voglio rassegnare. [...]"
"Notizia", R.Roversi

Vignetta di Mauro Biani