Quali sono e rimangono i problemi economico-finanziari di cui l'Italia è afflitta, in un momento nel quale permangono crescite pari a vari zerovirgola a dominare report e mezzi di informazione?
Quali potrebbero essere gli impatti derivanti da misure economiche e riforme strutturali da mettere in campo per (cercare di) risollevare le sorti del sistema Italia?
E' possibile affrontare discorsi su argomenti tanto imponenti senza sfociare in semplificazioni estreme di questioni che rimangono tremendamente complesse?
Mediante quali passi si potrebbero (cercare di) spiegare e divulgare i mali che hanno attanagliato il Paese e costretto una popolazione intera a vedersi immersa in uno stato di crisi che pare (purtroppo) non avere avuto nell'opinione pubblica sia colpe che colpevoli ben precisi?
Il primo passo per rispondere a questa e moltissime altre domande simili dovrebbe essere quello di rendere esplicative e chiare sia le indicazioni che le informazioni attribuibili ad una lunga serie di campi: economia, finanza, politica, società, disuguaglianza sociale, meccanismi di Governo e di Amministrazione della res publica solo per scriverne alcune.
Deve essere considerata totalmente e pienamente meritevole quell'attività che preveda la necessità di adoperarsi per enunciare e diffondere conoscenze specifiche in materie simili a quelle citate.
Tutto questo divulgare deve essere svolto al di fuori di ogni possibile tendenza complottista, nel tentativo tanto estremo quanto estremamente importante di far comprendere fino in fondo come si muovano certe dinamiche e quali siano le evoluzioni storiche che le hanno generate.
Grazie a questo incedere si potrebbe meglio comprendere come l'attuale mole di problemi sia in realtà una conseguenza più o meno diretta di situazioni pregresse, di errori non corretti, di strategie non doverosamente assimilate.
E' su queste linee fondamentali che si muove l'opera "Il macigno - Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene", scritto dal passato Commissario alla revisione della spesa pubblica Carlo Cottarelli e pubblicato da Feltrinelli per la collana Serie Bianca.
Il presente testo si richiama direttamente alla prima opera redatta dall'ex Commissario, intitolata "La lista della spesa - La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare" e pubblicata nell'anno 2015. L'intento e la volontà di trasmettere qualche idea molto utile riguarda alla complicatissima situazione italiana sono rese esplicite sin dalla copertina del libro:
"[...] Sono decenni che gli italiani lo sanno: il debito pubblico è un problema spaventosamente grande, tanto che sembra troppo enorme per essere affrontato. Solo Carlo Cottarelli può riuscire a raccontare in termini chiari e trasparenti come stanno davvero le cose, spiegando i concetti fondamentali senza tecnicismi e utilizzando una miriade di esempi che nascono dalla sua esperienza di dirigente al Fondo Monetario Internazionale e di Commissario per la Revisione della spesa. [...] Cottarelli torna [...] ad illuminare i conti pubblici italiani, puntando l'attenzione sul debito: come si forma? Perché è così difficile ridurlo? Come mai è così importante per l'economia delle nazioni? Ci si può convivere, e in che modo? Cottarelli ha avuto esperienza diretta di molte crisi generate dal debito pubblico [...] e può quindi illustrare rischi e opportunità delle varie, possibili soluzioni del problema: da quella più combattiva (non ti pago!) a quella più ortodossa (l'austerità), fino al cauto ottimismo di una possibile via di buon senso, fatta di credibilità, crescita e attenzione al lungo periodo. [...]"
Si definiranno varie pieghe fra le pagine del libro, anticipando possibili soluzioni e definendo quali fra quelle proposte possano risultare più o meno percorribili.
La propaganda di una soluzione viaggia molto oltre la ricerca di una serie di misure reali che sappiano cercare di causare al sistema Italia il male minore fra quelli possibili, sapendo appunto che non è praticamente possibile prendere misure che sappiano generare solo effetti benefici.
Specialmente nel breve e medio termine. I passi mediante i quali si articola l'opera sono specificamente richiamati nel seguito della presente trattazione:
Quantificazione del debito pubblico italiano e delle situazioni che ne hanno condotto ad una elevata generazione;
Contesti nei quali il debito pubblico riesce a generare crisi finanziarie e cali di crescita economica;
Possibili soluzioni impostabili, sia sul breve che sul medio-lungo termine: sovranità monetaria, ripudio del debito, soluzioni intermedie, definizione di errori e di scelte passate;
Riflessioni sul patrimonio pubblico e su forme di austerità differenti da quelle usualmente note nel dibattito pubblico;
Descrizione del regime di regole fiscali ed economiche che costituiscono il corpus normativo a cui sia l'Italia che l'Europa devono adeguarsi nel contesto continentale;
Definizione degli effetti producibili dalla crescita economica in rapporto al potenziale calo degli indici di debito pubblico.
Leggerne per (cercare di) capirne e comprenderne di più.
"[...] Per concludere, insegnate al vostro allievo ad amare tutti gli uomini, anche quelli che disprezzano i loro simili; [...] dinanzi a lui parlate del genere umano con tenerezza, con pietà, ma giammai con disprezzo. O uomo, non disonorare l'uomo. [...]"
Frammenti di un diario di viaggio, capace di trasmettere anche se tramite fumetto una serie notevole di sensazioni, paradossi e durissime realtà.
Diario di viaggio che, fra spontaneità e schegge di ironia fatta per r-esistere, finisce per trasformarsi in un eloquente diario di vita. Frammenti di viaggio che vengono fatti coincidere con attimi di vita; il tutto viene raccontato e descritto da una penna con quel poco di accento romano che non guasta mai.
Queste sono le linee guida con le quali è stata costruita "Kobane Calling", ultima opera del fumettista Zerocalcare edita da Bao publishing. Il tratto fondante di un libro come questo è definito da poche parole riportate nel retro della copertina dell'opera:
"[...] Un diario di viaggio tra Turchia, Siria e Iraq, verso una coraggiosa utopia possibile: il Rojava. [...]"
Esulando dal definire cosa e come sia affrontato il Rojava nelle descrizioni fatte dagli occhi dell'autore, è possibile chiedersi quale sia il punto di vista grazie al quale questo viaggio sia articolato. Diario di viaggio scritto con capacità e consapevolezza analitica; valori come questi sono, però, ricondotti inevitabilmente all'esperienza ed alle doti nascoste di alcuni uomini.
Uomini che, in questo caso, si identificano proprio con Zerocalcare. E' lo stesso a descrivere il controverso rapporto maturato nell'opera in oggetto:
"[...] A me risulta difficile concepire un'appartenenza diversa dal mio quartiere. Forse però ci sono altre cose che trascendono la geografia e parlano ad altre corde, che manco sappiamo di avere. [...]"
Questa opera si (pro)pone l'obiettivo fondante di parlare proprio a quelle corde nascoste che ognuno di noi ha ma non sa fino in fondo di possedere. Vi sono corde che hanno la metafora di cuori rotti e sconosciuti, altre ancora si ritrovano nei volti disegnati di persone che quotidianamente affrontano realtà estreme. Vi sono ancora corde vibranti impersonate da armadilli che fungono da amici immaginari, od ancora corde rappresentate da mammut e/o da proboscidati non meglio identificati aventi scopi di costruttiva interferenza con il vignettista/protagonista dell'opera.
Si ritrova nei meandri di questa testimonianza una serie di storie che non riescono a trovare esaurimento fra le sole pagine del libro, in quanto ancorate ad una realtà che a tutt'oggi è ancora dentro un'evoluzione fra il rapido ed il torbido:
"[...] E' difficile stabilire quando finisce un libro, se provi a raccontarci dentro la vita vera. Perché quella continua a scorrere in un'infinita sequenza di eventi concatenati, e un punto non ce lo puoi mai mettere. [...]"
E' inevitabile scrivere che la vita (ed il sangue, date le crudeltà quotidianamente commesse e raccontate fra le pagine) continuerà(nno) a grondare, scendendo inarrestabile ed oltrepassando il confine giocoforza imposto dalle pagine del libro.
Vi rimangono baratri impossibili da qualificare, dolori che non si possono quantificare come si dovrebbe. In molte di queste pagine sono racchiuse esistenze cessate, vite costrette ad incandescenti "morti in vita", altrettante testimonianze figlie di una realtà che non lascia sconti o margini a ciò che è sostanzialmente tanto imprevedibile quanto durissimo da sopportare.
Queste sono solo alcune delle linee di un racconto che non può essere eccessivamente sintetizzato e, quindi, sminuito della sua costruttiva (pre)potenza. Così come non può essere svilito del suo pe(n)sante significato. Trattasi di racconto immerso in una realtà resa tramite tratto di penna e fumetto:
"[...] Facce, parole e scarabocchi da Rebibbia al confine turco-siriano. [...]"
Leggerne, mantenendosi il più ricettivi e sentimentalmente aperti possibile.
"[...] Mio caro amico, disse,/ qui sono nato,/ in questa strada/ ora lascio il mio cuore./ Ma come fai a non capire,/ è una fortuna, per voi che restate/ a piedi nudi a giocare nei prati,/ mentre là in centro respiro il cemento. [...] Solo case su case,/ catrame e cemento./ Là dove c'era l'erba ora c'è/ una città,/ e quella casa in mezzo al verde ormai/ dove sarà./ Non so, non so perché,/ perché continuano/ a costruire, le case/ e non lasciano l'erba [...]"
"[...] Quanto è alto il debito pubblico rispetto al passato? [...] La serie storica del rapporto tra debito e PIL è stata ricostruita dalla Banca d'Italia dal 1861 [...] cioè dall'Unità d'Italia. Da allora, il rapporto tra debito e PIL ha ecceduto la soglia del 130% tra il 1919 e il 1924, per effetto degli alti deficit accumulati durante la Prima Guerra Mondiale [...]. Il Regno d'Italia iniziò la sua vita con un debito piuttosto basso, intorno al 40% del PIL, ma poi il debito iniziò a crescere per effetto delle spese causate dall'unificazione del Paese e dall'aumento delle infrastrutture pubbliche, sfiorando appunto il 130% de PIL verso la fine del secolo. La crescita fu quasi continua [...]. Inizia poi una discesa fino a un minimo del 77% del PIL prima della Grande Guerra. Ma con il conflitto bellico il debito esplode, sfiorando un picco storico del 160% nel 1920. La discesa successiva viene interrotta dalla Seconda Guerra Mondiale, in cui [...] il debito sale 'solo' al 100% del PIL. L'inflazione del secondo dopoguerra erode il valore del debito pubblico, che crolla sotto il 20% del PIL nel 1947. [...] Siamo virtuosi per circa due decenni: il debito resta su livelli bassi (25-35% del PIL) fino alla fine degli anni Sessanta, quando il rapporto ricomincia a crescere [...] superando il 120% [...] nel 1994. Inizia poi una lenta discesa, ma il debito non scende mai sotto il 100% del PIL. La discesa è interrotta dalla crisi economica del 2008 che spinge il rapporto oltre i 130% [...]"
Fonte: "Il debito pubblico italiano: una cifra astronomica...", "Il macigno - Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene", C.Cottarelli, Feltrinelli Editore
Fonte immagine: "1990-2010: vent'anni, tanto debito e poca crescita", Linkiesta.it
Come possono matematica, fisica e scienza cercare di leggere al meglio possibile la realtà circostante? L'obiettivo principale della conoscenza scientifica dovrebbe essere quello di (pre)occuparsi su come qualificare il mondo esterno, rendendolo maggiormente adatto a prospettive favorevoli per l'essere umano.
Le specificità su cui strutturare un percorso simile sono state caratterizzate, nella storia, da una serie di parole e concetti chiave: ricerca, opportunità, disciplina, metodo scientifico, sperimentazione.
Sullo sfondo è spesso rimasta la necessità di dover prima o poi ridiscutere (più o meno) completamente modelli ritenuti fino a poco prima insindacabili, adeguandosi a redigere nuove forme di conoscenza alla luce di quanto appreso o nuovamente sperimentato.
Scienza, mondo e visione dell'essere umano vengono a legarsi in un percorso capace di raggiungere specifici traguardi con cui inaugurare nuovi potenziali percorsi; ad ognuno di questi spettano molteplici possibilità per migliorare ed amplificare le opportunità che l'umanità ha di rendere maggiormente comprensibile questa Terra e tutto l'Universo circostante.
Vi sono state teorie così come vi sono stati errori.
Errori fatti per far compiere all'umanità intera passi avanti, nella speranza di ottenere miglioramenti con cui (provare a) costruire progresso e futuro.
Sarebbe possibile redigere un diario di viaggio per l'umanità intera, nel quale fossero racchiusi volti e progetti che hanno contribuito a costruire nuove versioni di realtà e d'Universo?
Di quali e quante pagine potrebbe essere fatto un percorso così grande ed imponente?
A queste domande cerca di rispondere l'opera "La realtà non è come appare - La struttura elementare delle cose", scritto da Carlo Rovelli e pubblicato da Raffaello Cortina Editore - Collana Scienza e Idee. Gli scopi della presente opera sono richiamati esplicitamente nella copertina dello stesso libro:
"[...] Tempo, spazio e materia appaiono generati da un pullulare di eventi quantistici elementari. Comprendere questa tessitura profonda della realtà è l'obiettivo della ricerca in gravità quantistica, la sfida della scienza contemporanea dove tutto il nostro sapere sulla natura viene rimesso in questione. Carlo Rovelli, uno dei principali protagonisti di questa avventura, conduce il lettore al cuore dell'indagine in modo semplice e avvincente. [...]"
Le modalità scelte per completare un racconto così ambizioso convergono verso la necessità di definire concretamente quali uomini e quali idee fondanti abbiano contribuito a costruire il percorso unico che l'umanità ha avuto fino a questo momento.
In questo viaggio l'autore sceglie una modalità di racconto e discussione degli elementi fondanti della narrazione capace di rendere merito a protagonisti esistiti ed errori commessi:
"[...] [L'autore] Racconta come sia cambiata la nostra immagine del mondo dall'Antichità alle scoperte più recenti: l'evaporazione dei buchi neri, l'Universo prima del big bang, la struttura granulare dello spazio, il ruolo dell'informazione e l'assenza dl tempo in fisica fondamentale. [...]"
Le modalità per comprendere ed articolare questo viaggio devono scorrere mediante il concetto chiave di divulgazione; l'arte consapevole di rendere semplice e trasmissibile ciò che è difficile o poco comprensibile è un mestiere che non si apprende in poco tempo.
Tale competenza dovrebbe essere vincolante e necessaria quando si cerca di fare scienza in maniera costruttiva ed istruttiva per il prossimo. E' dentro questo cuneo che l'autore cerca di impostare un confronto con il lettore:
"[...] L'autore disegna un vasto affresco della visione fisica del mondo, chiarisce il contenuto di teorie come la relatività generale e la meccanica quantistica, ci porto al bordo del sapere attuale e offre una versione originale e articolata delle principali questioni oggi aperte. Soprattutto, comunica il fascino di questa ricerca, la passione che la anima e la bellezza della nuova prospettiva sul mondo che la scienza svela ai nostri occhi. [...]"
Le potenzialità offerte dalla scienza e dal progresso nei confronti dell'essere umano esprimono un metodo concreto con cui potersi adoperare per costruire progresso in termini concreti.
Per queste ragioni i passi del libro si articolano seguendo un percorso finalizzato a costruire un'impronta storica con cui valutare i passi in avanti fatti compiere da scienza e tecnologia all'umanità intera. I passi compiuti vengono redatti ed analizzati dall'autore mediante capitoli e paragrafi specifici, finalizzati al definire margini per creare interesse ed attenzione.
Concetti e parole chiave impiegate vengono definite, semplificate e divulgate nella consapevolezza di dover tratteggiare un viaggio importantissimo: divisibilità, natura delle cose, rivoluzione della relatività, evoluzioni di matematica e fisica, quanti, campi e particelle, spazio quantistico, tempo relazionale, (in)esistenza del tempo in rapporto alle concezioni umane, big bang e segnali dalla natura circostante. Sullo sfondo buchi neri
I tentativi di esplorazione e scoperta del mondo convergono verso la necessità di definire un quadro che sappia essere utile per rendere merito a quanta strada l'umanità sia riuscita a percorrere fino ad oggi. Sullo sfondo emerge un enorme consapevolezza di divulgazione concreta e coerente:
"[...] In questo libro racconto lo stato attuale della ricerca di questa [...] immagine del mondo, così come lo capisco oggi, cercando di metterne a fuoco i nodi essenziali e i nessi logici. Come lo si racconterebbe a un collega e amico che ti chiedesse 'Ma tu, come pensi che stiano davvero le cose?', camminando lungo il mare in una lunga notte d'estate. [...]"
Leggerne per saperne di più, confutarne od apprendere qualcosa di più.
"[...] Quest’uomo, si disse il piccolo principe, quest’uomo sarebbe disprezzato da tutti, dal re, dal vanitoso, dall'ubriacone, dall'uomo d’affari. Tuttavia è il solo che non mi sembri ridicolo.
Forse perché si occupa di altro che non di se stesso. [...]"
"[...] Questo è un mondo/ che ti logora di dentro/ ma non vedo/ come fare ad essere contro./ Non mi arrendo/ ma per essere sincero/ io non trovo proprio niente/ che assomigli al vero. [...]
Non a caso la nostra coscienza/ ci sembra inadeguata/ quest'assalto di tecnologia/ ci ha sconvolto la vita. [...] Io che non riesco più a giudicare/ non so neanche che cosa dire/ della mia solitudine. [...] Ma noi siamo talmente toccati/ da chi sta soffrendo/ ci fa orrore la fame, la guerra/ le ingiustizie del mondo./ Com'è bello occuparsi dei dolori/ di tanta, tanta gente/ dal momento che in fondo/ non ce ne frega niente. [...] il falso è un'illusione che ci piace/
il falso è quello che credono tutti/ è il racconto mascherato dei fatti/
il falso è misterioso/ e assai più oscuro/ se è mescolato/ insieme a un po' di vero [...]"
Quali e quanti sono i significati che è possibile attribuire a numeri, matematica e discipline scientifiche? Il percorso dell'essere umano è da tantissimo tempo (contras)segnato dal saper fare di conto e dalla possibilità di rendere numerabile tutto ciò che può esserlo.
Di pari passo con questa storia il numero è da sempre invenzione e convenzione, stabilita dall'uomo per poter dare una struttura alla realtà. Contemporaneamente a questo dato di sostanza sono arrivate, nei secoli, altr(ettant)e parole ad accompagnare questo percorso: ricerca, infinitamente grande, infinitamente piccolo.
L'approccio scientifico nei confronti del reale presuppone, in prima istanza, la realizzazione di quel metodo sperimentale di galileiana memoria fondato sull'analisi specifica di modellazioni matematiche o matematico-fisiche. Senza queste nessun tentativo di comprensione e descrizione del reale potrebbe essere possibile. Dietro a tutto questo rimangono, come comuni denominatori, sempre ed identicamente loro: i numeri. Ciò che è numero può rendere pregio e possibilità nell'analisi di ciò che è reale. Cosa si potrebbe scrivere qualora si volesse provare ad effettuare un parallelo fra storia dell'essere umano e diffusione dei numeri?
A questa domanda cerca di rispondere l'opera "Il museo dei numeri - Da zero verso l'infinito, storie dal mondo della matematica", scritto da Piergiorgio Odifreddi e pubblicato da Rizzoli.
Un libro che prova a partire da una serie di domande che, in quanto uomini, prima o poi dovrebbe essere opportuno cercare di porre. Una prima possibilità viene fornita dall'introduzione alla presente opera, riportata sin dalla copertina:
"[...] 'Cos'è il numero, che l'uomo lo può capire? E cos'è l'uomo, che può capire il numero?' A porsi queste domande fu nel 1960 il neurofisiologo Warren McCulloch, evidentemente insoddisfatto delle molte rigide e vuote definizioni che erano state sciorinate fino ad allora dai filosofi. [...]"
Il tentativo fatto dall'autore converge verso la necessità di dare ordine e storia al pensiero che ha costruito e permesso a numeri e scienze matematiche di diffondersi:
"[...] In questo libro Piergiorgio Odifreddi affronta le [...] domande con approccio tecnico e pratico: invece di provare inutilmente a dirci cos'è il numero in astratto, ci mostra utilmente una serie di numeri in concreto. [...]"
Le potenzialità di illustrare cosa possano essere i numeri sia da un punto di vista tecnico che da un aspetto pratico permette di avere, prescindendo dai contesti storici, un terreno sempre fertile per favorire la nascita di un pensiero e la crescita di metodi capaci di favorire una ricerca verso 'porti' a cui ancora nulla è attraccato:
"[...] [L'autore] ne ha scelti una cinquantina tra quelli che meglio si prestano a essere raccontati, e ce li illustra come se fosse la guida di un museo, mostrandoci di ciascuno la struttura globale e i particolari locali. Passeggiando tra i quadri di questa esposizione, il lettore troverà i piccoli grandi numeri da 0 a 9, accorgendosi di non conoscerli così bene come pensava. Scoprirà il fascino di numeri che credeva senza interesse [...]. Proverà a immaginare numeri tanto grandi da essere quasi inafferrabili e inconcepibili. E arriverà infine a intuire perché i matematici pensano che i numeri siano la cosa più vicina al divino che l'uomo possa percepire: perché lo sono. [...]"
Sullo sfondo, fra storie e numeri da esplorare, la possibilità di capirne di più per quanto riguarda la storia umana:
"[...] Che legame c'è [...] fra numeri e uomini? Gli uomini hanno inventato i numeri dal nulla, o li hanno scoperti nell'esistente? E sono gli unici esseri viventi a intenderli, o anche altri li percepiscono? [...]" Fonte: Contare con le dita, "Il museo dei numeri - Da zero verso l'infinito, storie dal mondo della matematica", P.Odifreddi, Rizzoli Editore
"[...] Siamo ossessionati da noi stessi. Studiamo la nostra storia, la nostra psicologia, la nostra filosofia, la nostra letteratura, i nostri dèi. Molto del nostro sapere è un rigirare dell'uomo intorno a se stesso, come fossimo noi a cosa più importante dell'Universo. [...] Quello che vediamo [...] non fa che meravigliarci. Abbiamo imparato moltissimo sull'Universo. Nel corso dei secoli abbiamo riconosciuto molti dei nostri errori. Credevamo che la Terra fosse piatta. Che fosse ferma al centro del mondo. Che l'Universo fosse piccolo e rimanesse sempre uguale a se stesso. Credevamo che gli uomini fossero una stirpe a parte, senza parentele con gli altri animali. Abbiamo imparato che esistono quark, buchi neri, particelle di luce, onde di spazio e straordinarie architetture molecolari in ogni cellula del nostro corpo. L'umanità è come un bimbo che cresce e scopre con stupore che il mondo non è solo la sua stanzetta e il suo campo giochi, ma è vasto, ci sono mille cose da scoprire e idee da conoscere diverse da quelle fra le quali è cresciuto. L'Universo è multiforme e sconfinato, e continuiamo a scoprirne nuovi aspetti. Più impariamo sul mondo, più ci stupiamo della sua varietà, bellezza e semplicità. Ma più scopriamo, più ci rendiamo anche conto che quello che ancora non sappiamo è più di quanto abbiamo già capito. Più potenti sono i nostri telescopi, più vediamo cieli strani e inaspettati. Più guardiamo i dettagli minuti della materia, più scopriamo cose profonde. [...]"
Fonte: Camminando lungo il mare - Premessa, "La realtà non è come ci appare - La struttura elementare delle cose", C.Rovelli, Scienza e Idee - Raffaello Cortina Editore
"[...] Costruiremo un bel castello/ e poi lo sfasceremo/ in seguito a un duello immaginario./ Saremo due turisti col naso sempre in aria/ e le valigie che aspettano in albergo./ Sei una creatura di prima scelta [...] Ti piacciono i difetti e ascolti/ il lato b dei dischi vecchi/ che stendi sopra il letto./ Sei una creatura di primavera/ fuori intanto sta soffiando una bufera [...]" (Pensandoti, S.Bersani, cit.)
Quale sia l'effetto che la candidatura di Bernie Sanders stia producendo nella società americana è cosa ormai risaputa ed acclarata, in quanto molto grandi sono le eco che sta riuscendo a produrre una figura fuori dalle tradizionali convenzioni.
Le ragioni di un certo modo di fare ed interpretare la politica sembrano essere dirette conseguenze di un'esistenza vissuta dalla parte di convinzioni ben precise, dilazionate sui differenti livelli istituzionali rivestiti.
Alcune di queste sfaccettature sono contenute nell'opera "Quando è troppo è troppo - contro Wall Street, per cambiare l'America", raccolta di scritti e frammenti d'esistenza del candidato alla Casa Bianca curata da Rosa Fioravante e pubblicata da Castelvecchi per la collana Radar.
La forza che promuove un'opera simile è imperniata su convinzioni che hanno prodotto (o cercato di produrre), grazie ad una serie di battaglie tanto imponenti quanto frontali su alcuni squilibri chiave, precise consapevolezze in seno alla società americana.
La ventata di novità che ha trascinato questa candidatura ad un progressivo affermarsi nei confronti di precisi segmenti della società americana è stata dettata da linee cardine che il presente testo concorre al definire sin dalla copertina:
"[...] Un socialista alla Casa Bianca? Bernard [...] Sanders sta sconvolgendo l'America e il mondo. Primo candidato nella storia USA a rifiutare i finanziamenti dei grandi donatori, delle lobby e di Wall Street, Sanders ha presentato un programma di cambiamento radicale, una vera e propria 'rivoluzione politica', come lui stesso la definisce, dalla parte dei giovani, dei disoccupati, dei lavoratori, della classe media impoverita dalla crisi. [...]"
Mediante una selezione dei suoi maggiori discorsi è quindi possibile delineare un pensiero politico, capace di incidere in maniera importante su una serie di squilibri non sanati (e/o forse non sanabili?) sia nel contesto americano che nelle sfere legate al contesto mondiale.
La storia del candidato concorre a definire una rilevante figura che ha saputo istituzionalizzarsi senza forse perdere la spinta propulsiva data dal percepire ciò che di distorto esiste nella società come essenziale da abbattere. Leggendo una sua brevissima biografia è possibile accorgersi di quale portata siano state le battaglie intraprese negli anni di politica, prescindendo dai livelli istituzionali strutturati nel tempo:
"[...] Nato nel 1941 a Brooklyn da genitori ebrei emigrati dalla Polonia, viene eletto Sindaco per un pugno di voti come candidato indipendente a Burlington (Vermont) nel 1981.
Dopo l'elezione a Deputato nel 1990, entra in Senato, sempre nel Vermont, nel 2006, dove porta avanti dure battaglie contro gli sgravi fiscali ai più ricchi e a favore di politiche sociali più avanzate. Nel maggio 2015 si candida alla Presidenza degli Stati Uniti. [...]"
Fra discorsi e citazioni viene tratteggiata la serie di intenzioni e di progetti che la sua candidatura cerca di portare all'attenzione della società americana (ma non solo), concorrendo al definire una serie di obiettivi non privi di problematiche, controversie e difficoltà sostanziali da (provare ad) abbattere:
"[...] E' ora che milioni di famiglie di lavoratori si uniscano per ridare vita alla democrazia americana, eliminare i privilegi delle oligarchie economico-finanziarie, fermare il collasso della classe media, assicurare ai nostri figli e nipoti una vita di qualità, garantendo loro salute, benessere, sicurezza e felicità. [...]"
Leggere per approvare, discutere, approfondire ed anche confutare.
Rendersi conto che l'unico obiettivo non può essere il miglioramento delle nostre condizioni economiche, perché la vera posta in gioco, è la nostra vita.
Basterebbe smettere di sentirsi vittime del denaro, del destino del lavoro, e persino della politica, perché anche i cattivi governi sono la conseguenza della stupidità degli uomini.
Basterebbe rifiutare, rifiutare la libertà di calpestare gli altri, ma anche la finta uguaglianza. Smascherare le nostre presunte sicurezze. [...]"
Quali potrebbero e possono essere le implicazioni che il cambiamento climatico causerà sul pianeta Terra e, conseguentemente, sull'essere umano e sulle intere specie animali e vegetali?
Attraverso quali ambiti specifici è possibile comprendere le serie di degenerazioni e peggioramenti a cui l'umanità può o potrebbe andare incontro qualora non venissero pienamente comprese le questioni attualmente in corso di progressiva concretizzazione?
Il punto sul cambiamento climatico contribuisce ad innescare un circolo vizioso che potrebbe condurre ad implicazioni fortemente negative su un'altra grande serie di settori: società, politica, economia, sopravvivenza delle specie, sviluppo economico e dinamiche regolanti lo sviluppo nei Paesi poveri solo per citare alcune delle potenziali conseguenze.
Le domande da muovere attorno ad una questione sostanziale come questa possono, alla luce delle questioni riferite, essere potenzialmente sterminate: quali sono le misure prese dalle Istituzioni per far fronte a politiche di mitigazione e/o di adattamento verso ciò che è appare ormai inevitabile?
Quali potrebbero essere le questioni più scottanti da regol(ament)are, tenendo presenti le concrete problematiche di azione e definizione di provvedimenti che sappiano incidere sulla carne viva del dibattito? Mediante quali perimetri sarebbe necessario adoperarsi per effettuare opere di formazione e sensibilizzazione in materia di energia e cambiamento climatico?
Quali sono le modalità attivabili o già presenti di finanziamento e promozione economica, vincolate alla necessità di affrontare con capacità critica le degenerazioni derivanti dal cambiamento climatico?
A queste ed a molt(issim)e altre domande risulterà sempre più puntuale ed urgente rispondere in futuro, proprio in virtù del fatto che certe forme di cambiamento ed inasprimento saranno inevitabili.
Su queste linee si muove il libro "Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale", scritto da Carlo Carraro ed Alessandra Mazzai ed edito da Il Mulino - Upm.
Le serie di punti ed argomentazioni che si muovono attorno ai cambiamenti climatici sono citate esplicitamente dagli stessi autori come inevitabili:
"[...] La temperatura media globale è in crescita ormai da più di cent'anni. Con sempre maggiore frequenza eventi estremi come uragani, piogge torrenziali o siccità prolungate rovesciano sul nostro habitat e le nostre vite i loro effetti disastrosi. Al pari della disoccupazione e delle crisi monetarie internazionali, il cambiamento climatico è uno dei grandi problemi economici (oltre che etici) da fronteggiare. Possiamo ancora farlo? La direzione giusta [...] è quella dello sviluppo sostenibile: una strada che, agendo con urgenza, è ancora possibile percorrere. [...]"
L'urgenza di prendere una "direzione giusta" si muove verso la possibilità di costruire una strada che sappia essere strutturalmente imperniata su una serie di dati di fatto dai quali è impossibile ormai prescindere. Da questi dati discendono una lunga serie di questioni a cui, allo stato attuale, è essenziale rispondere con pragmatica operatività:
"[...] Quali sono le origini del cambiamento climatico? Quali sono le sue conseguenze, quelle che già osserviamo e quelle a cui ci dovremo adattare? Siamo ancora in grado di controllare i cambiamenti climatici in corso, almeno parzialmente? E cosa si potrebbe fare, in tempi rapidi e senza penalizzare troppo la nostra crescita economica? E' solo sull'innovazione tecnologica che dobbiamo puntare? In che modo affrontare il cambiamento climatico può aiutarci a migliorare i sistemi economici per renderli più sostenibili ed inclusivi, per ridurre lo spreco di risorse e le disuguaglianze? [...]"
Fonte: Premessa, Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale, C.Carraro - A.Mazzai, Il Mulino
Il limitare sprechi e disuguaglianze deve essere un imperativo strutturale entro il quale circoscrivere scelte future e provvedimenti attuali, proprio perché si dovrà cercare di costruire percorsi nei quali strutturare progressivamente nuovi modi di percepire sia l'ambiente che l'economia ambientale legata alle potenziali perdite subite dalla società e dal mondo intero.
Diffusione e sensibilizzazione su questo argomento ruotano attorno ad una serie di imperativi che è e sarà in futuro sempre più complicato nascondere e/o sottovalutare:
"[...] Da un lato, è necessario cambiare i nostri comportamenti di consumo e i nostri sistemi produttivi, in particolare in campo energetico, per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, principale causa del cambiamento climatico. Dall'altro, dobbiamo costruire quelle infrastrutture e sviluppare quelle tecnologie che ci difenderanno dagli impatti dei cambiamenti del clima. Le conseguenze del clima che cambia rappresentano sicuramente un problema ambientale e sociale, ma costituiscono soprattutto una fondamentale questione economica, che pervade ogni possibile decisione di Governi, Istituzioni e imprese. Controllare il clima che cambia significa orientare oggi, con urgenza, investimenti per uno sviluppo sostenibile e inclusivo. Non servono molte spese aggiuntive: serve soprattutto ri-direzionare quelle già messe in campo, in modo che tengano conto della minaccia del cambiamento climatico. [...]"
Fonte: Premessa, Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale, C.Carraro - A.Mazzai, Il Mulino
Risulterà quindi sostanziale adoperarsi per definire concretamente gli ambiti d'azione entro i quali poter procedere, andando ad innescare progressivi miglioramenti su una definita serie di argomentazioni concrete. Da queste specificità sarà possibile descrivere una serie di capitoli e peculiarità pienamente strutturate:
Cosa dice la scienza, in materia di cambiamento climatico e di specificità riguardo a mitigazione ed adattamento;
Quali politiche per il controllo dei cambiamenti climatici è possibile mettere progressivamente in atto, pesando con attenzione possibilità ed opportunità in materia operativa;
Quali potrebbero essere gli impatti legati ai cambiamenti climatici, includendo nell'ipotetico "conteggio" sia rischi per la salute che pericoli legati ad insicurezza alimentare e crescita della popolazione;
Definizione, trascorso ed evoluzione dei cambiamenti climatici in rapporto ad alcune zone critiche e fragili del pianeta Terra;
Specificità sui provvedimenti sempre più urgenti e necessari da adottare in materia di cambiamenti climatici, cercando parimenti di comprendere quanto possa essere fondamentale fronteggiare le strade complementari di mitigazione ed adattamento strutturali;
Metodi per quantificazione e riduzione di gas serra ed emissioni, cercando di inquadrare da vicino le tematiche legate sia al prezzo delle emissioni che ai progressi climatici da assegnare ai Paesi emergenti ed alla loro crescita soprattutto futura;
Prospettive legate all'adattamento ai cambiamenti climatici, inquadrando sia strategie europee che cosiddette "buone pratiche" urbane per favorire percorsi di presa di consapevolezza e miglioramento;
Provvedimenti e misure intraprese e/o da poter intraprendere per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile e la cosiddetta green economy.
La necessità di direzionare e strutturare percorsi entro cui (cercare di) strutturare il futuro è un procedere che non dovrebbe, in nessun modo, prescindere dalla possibilità di definire come prioritari i provvedimenti da realizzare in tema di mitigazione ed adattamento legati al cambiamento climatico.
Non solo un problema ambientale, appunto. Come da titolo.
"[...] alcuni dei numeri che raccontano la povertà energetica nel mondo di oggi [...]:
oltre 1.3 miliardi di persone, pari a circa il 19% della popolazione globale, non ha accesso a forniture affidabili ed efficienti di energia elettrica;
oltre l'80% della popolazione mondiale che non ha accesso a forme energetiche moderne vive in aree rurali;
nonostante gli investimenti previsti, al 2030 ancora 1 miliardo di persone non avrà accesso all'elettricità, a causa della crescita della popolazione mondiale;
l'area geografica più penalizzata è l'Africa Sub-Sahariana, in cui è localizzata la gran parte delle popolazioni senza accesso all'energia.
La povertà energetica è allo stesso tempo un problema economico, sociale e ambientale.
In assenza di moderne reti elettriche, l'uso massivo di fonti energetiche quali legna e carbone [...] produce inquinanti nocivi per la salute di bambini ed adulti, accresce il problema della deforestazione e rilascia in atmosfera sostanze che contribuiscono a peggiorare ulteriormente il problema del riscaldamento globale [...].
Senza contare che, senza accesso all'energia, mancano le precondizioni per uscire dalla povertà.
Non c'è istruzione, non ci sono comunicazione, trasporto, produzione. Non c'è crescita economica, non c'è benessere. E i cambiamenti climatici che colpiranno le aree più povere del pianeta non faranno che rendere ancora più drammatiche le conseguenze della povertà energetica. [...]"
Fonte: "La sfida globale alla povertà energetica", "Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale", C. Carraro - A. Mazzai, Il Mulino
Quali (e quanti) sono i vincoli che gestiscono mo(vi)menti e dinamiche capaci di regolare 'flussi' e specifiche caratteristiche dell'informazione?
Le dinamiche percepite da persone ed uomini sono vincolate strettamente ai contenuti espressi dall'informazione, in quanto la stessa dovrebbe (quantomeno teoricamente) essere veicolo di verità od almeno di conoscenza rispetto alle decisioni chiave prese dal (reputato o fondato) potere.
I conflitti che l'informazione può (contribuire ad) accendere in un contesto estremamente complesso come quello attuale possono essere potenzialmente dirompenti: cosa potrebbe accadere qualora l'informazione non riuscisse ad effettuare al meglio possibile il suo dovere?
Mediante quali 'leve' sarebbe possibile esercitare un controllo il più capillare e consapevole possibile dei mezzi e canali di informazione esistenti? Quali 'dinamiche' potrebbero sopravvivere in eventuali rapporti malati e/o compromessi fra poteri, informazione e percezione degli stessi nei confronti dei vari destinatari esistenti? Per rispondere a domande simili dovrebbe essere importante fornire esempi specifici e dinamiche puntuali mediante i quali riferirsi alla costruzione di un quadro generale utile per comprendere alcune dinamiche specifiche altrimenti (inevitabilmente) sottovalutate.
Risulta possibile agire nel solco di questi contenuti per (cercare di) definire cosa sia e come si qualifichi l'informazione nel contesto attuale, potendo attingere all'opera "Senza filtro - Chi controlla l'informazione" scritta dal saggista Alessandro Gazoia e pubblicata dall'editrice Minimum Fax.
Il contenuto del libro appare estremamente chiaro sin dal fondo dello stesso:
"[...] Chi ha, oggi, il potere sulla comunicazione? I canali tradizionali stanno perdendo sempre più peso a favore dei nuovi attori, i social media e il web, e lo strumento dominante non è più rinchiuso nelle pareti domestiche ma nelle nostre mani e nelle nostre tasche, lo smartphone. Nel ricambio tecnologico, gli strumenti di interpretazione e le nostre stesse coscienze stanno subendo una mutazione profonda. Il crollo delle usuali mediazioni fa sì che concetti fondamentali della democrazia, quali il diritto di parola e la libertà d'informazione, vengano ridiscussi accanto a nuove categorie, come l'imperante sharing economy e i dati azionari, e parole come 'inconscio' e 'mercato' si miscelino in combinazioni diverse. Tutti siamo coinvolti: la stessa salute democratica passerà dalla nostra consapevolezza di fruitori e produttori di informazione. [...]"
La necessità di inserirsi al meglio possibile nel dibattito esistente rischia di essere una strada alquanto ripida e scoscesa da percorrere, proprio perché moltissime sono le variabili che rischiano di non essere controllabili o definibili in un quadro estremamente fluido quale è quello contemporaneo.
Alcuni elementi chiave di incertezza ci vengono forniti dal quadro generalmente presente a livello globale, proprio perché tante sono le dinamiche di opportunità e di realtà attualmente incerte.
Dinamiche che è impossibile chiarire con certezza, in quanto può (purtroppo spesso) succedere che i controllati dell'informazione ne siano anche controllanti.
Il punto cruciale di questo circolo vizioso può (contribuire a) produrre un cortocircuito potenzialmente devastante, su una lunghissima serie di realtà: credibilità, etica, affidabilità dell'informazione, competenza od accrescimenti culturali mancati solo per citare alcuni fra gli esempi maggiormente definibili.
I settori su cui si definisce l'opera riguardano la definizione di un'importante serie di esempi specifici entro i quali poter rilevare specifiche e dinamiche capaci di spiegare e/o di compromettere le componenti informative esistenti nella società. Le realtà illustrate portano a convergenze e rapporti stretti l'informazione con una precisa serie di argomenti concreti:
Rapporti esistenti fra informazione e potere;
Relazioni tra frammentazioni del quadro informativo, filtri nella percezione della realtà esistente e convergenza verso argomenti strutturalmente predominanti in campi vicini a quello dell'informazione;
Attività legate a presa di parola, innovazione ed ideologia nel campo informativo in richiamo a coesistenza di più sfere d'influenza nel campo dell'informazione;
"Passioni" e componenti specifiche dell'informazione, in rapporto a settori ad essa solo apparentemente estranei.
L'approfondimento di argomenti tanto vicini quanto importanti e legati al settore dell'informazione dovrà essere un compito radicalmente importante da gestire, in quanto è attraverso quel canale che 'scorrono' le opportunità principali di lettura ed analisi della realtà circostante.
Il contenuto contenuto sia nel libro che nella realtà dei fatti esistenti può contribuire ad innescare, come già affermato, un circolo vizioso dal quale una società molto difficilmente può riprendersi:
"[...] Se i media vigilano sul potere politico, chi vigila sul potere dei media?
Un saggio che ci racconta la realtà complessa che sta dietro quello che ogni giorno si affaccia sui nostri schermi e ci costruisce come esseri sociali.
Una critica culturale ai pericoli della tecnocrazia, per affermare che non può esistere libertà senza conoscenza. [...]"
L'impossibilità di annullare le componenti di libertà e conoscenza di una società non può prescindere da un'informazione il più possibile corretta e svincolata da qualsivoglia dinamica di potere possibile.
"[...] Che il clima sia cambiato e stia cambiando è sotto gli occhi di tutti. Il termometro della temperatura media globale segna valori in crescita da oramai più di cent'anni e gli impatti del clima che cambia stano diventando concreta realtà. Osserviamo con sempre maggior frequenza eventi estremi come gli uragani negli Stati Uniti e nelle Filippine, la siccità in Iraq, in California o in Brasile, le piogge intense e disastrose in Francia o in Italia. Non si tratta di eventi sorprendenti o mai accaduti, ma il cambiamento climatico li ha trasformati da eventi rari a situazioni da affrontare quasi con regolarità. E i danni sono sotto gli occhi di tutti. L'uragano Sandy, in poche ore, distrusse nel 2012 il 9% del PIL dello Stato del New Jersey e il 4.5% del PIL dello Stato di New York. Peggio di una crisi economica durata cinque anni. Oppure basta pensare agli enormi danni alle produzione agricole nel sud degli Stati Uniti, o in Russia, o nell'Africa Sub-Sahariana, generati da lunghi periodi di siccità. O alla perdita della superficie dei ghiacci dell'Artico, in soli dieci anni ridottasi del 75%. Alla fine della scorsa estate, rimaneva un quarto del ghiaccio che solo dieci anni prima copriva la calotta artica. Quali sono le origini del cambiamento climatico? Quali sono le sue conseguenze, quelle che già osserviamo e quelle a cui ci dovremo adattare? Siamo ancora in grado di controllare i cambiamenti climatici in corso, almeno parzialmente? E cosa si potrebbe fare, in termini rapidi e senza penalizzare troppo la nostra crescita economica? E' solo sull'innovazione tecnologica che dobbiamo puntare? In che modo affrontare il cambiamento climatico può aiutarci a migliorare i sistemi economici per renderli più sostenibili ed inclusivi, per ridurre lo spreco di risorse e le disuguaglianze? [...]"
Fonte: Premessa, "Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale", C.Carraro, A.Mazzai, Il Mulino Società Editrice