sabato 14 maggio 2016

"KOBANE CALLING", LEGGENDO UN DIARIO MISTO FRA GUERRA E VITE

Frammenti di un diario di viaggio, capace di trasmettere anche se tramite fumetto una serie notevole di sensazioni, paradossi e durissime realtà.
Diario di viaggio che, fra spontaneità e schegge di ironia fatta per r-esistere, finisce per trasformarsi in un eloquente diario di vita. Frammenti di viaggio che vengono fatti coincidere con attimi di vita; il tutto viene raccontato e descritto da una penna con quel poco di accento romano che non guasta mai.
Queste sono le linee guida con le quali è stata costruita "Kobane Calling", ultima opera del fumettista Zerocalcare edita da Bao publishing. Il tratto fondante di un libro come questo è definito da poche parole riportate nel retro della copertina dell'opera:

"[...] Un diario di viaggio tra Turchia, Siria e Iraq, verso una coraggiosa utopia possibile: il Rojava. [...]"

Esulando dal definire cosa e come sia affrontato il Rojava nelle descrizioni fatte dagli occhi dell'autore, è possibile chiedersi quale sia il punto di vista grazie al quale questo viaggio sia articolato. Diario di viaggio scritto con capacità e consapevolezza analitica; valori come questi sono, però, ricondotti inevitabilmente all'esperienza ed alle doti nascoste di alcuni uomini.
Uomini che, in questo caso, si identificano proprio con Zerocalcare. E' lo stesso a descrivere il controverso rapporto maturato nell'opera in oggetto:

"[...] A me risulta difficile concepire un'appartenenza diversa dal mio quartiere. Forse però ci sono altre cose che trascendono la geografia e parlano ad altre corde, che manco sappiamo di avere. [...]"

Questa opera si (pro)pone l'obiettivo fondante di parlare proprio a quelle corde nascoste che ognuno di noi ha ma non sa fino in fondo di possedere. Vi sono corde che hanno la metafora di cuori rotti e sconosciuti, altre ancora si ritrovano nei volti disegnati di persone che quotidianamente affrontano realtà estreme. Vi sono ancora corde vibranti impersonate da armadilli che fungono da amici immaginari, od ancora corde rappresentate da mammut e/o da proboscidati non meglio identificati aventi scopi di costruttiva interferenza con il vignettista/protagonista dell'opera.
Si ritrova nei meandri di questa testimonianza una serie di storie che non riescono a trovare esaurimento fra le sole pagine del libro, in quanto ancorate ad una realtà che a tutt'oggi è ancora dentro un'evoluzione fra il rapido ed il torbido:

"[...] E' difficile stabilire quando finisce un libro, se provi a raccontarci dentro la vita vera. 
Perché quella continua a scorrere in un'infinita sequenza di eventi concatenati, e un punto non ce lo puoi mai mettere. [...]"

E' inevitabile scrivere che la vita (ed il sangue, date le crudeltà quotidianamente commesse e raccontate fra le pagine) continuerà(nno) a grondare, scendendo inarrestabile ed oltrepassando il confine giocoforza imposto dalle pagine del libro.
Vi rimangono baratri impossibili da qualificare, dolori che non si possono quantificare come si dovrebbe. In molte di queste pagine sono racchiuse esistenze cessate, vite costrette ad incandescenti "morti in vita", altrettante testimonianze figlie di una realtà che non lascia sconti o margini a ciò che è sostanzialmente tanto imprevedibile quanto durissimo da sopportare.
Queste sono solo alcune delle linee di un racconto che non può essere eccessivamente sintetizzato e, quindi, sminuito della sua costruttiva (pre)potenza. Così come non può essere svilito del suo pe(n)sante significato. Trattasi di racconto immerso in una realtà resa tramite tratto di penna e fumetto:

"[...] Facce, parole e scarabocchi da Rebibbia al confine turco-siriano. [...]"

Leggerne, mantenendosi il più ricettivi e sentimentalmente aperti possibile.


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