“[...] Madre Terra [...]”
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martedì 30 gennaio 2018
sabato 27 gennaio 2018
FRA FARFALLE E NECESSITA' DI NON DIMENTICARE...
“[...] L’ultima, proprio l’ultima,/
di un giallo così intenso, così/
assolutamente giallo.La farfalla/
come una lacrima di sole quando cade/
sopra una roccia bianca/
così gialla, così gialla!/
L’ultima, volava in alto leggera,/
aleggiava sicura/
per baciare il suo ultimo mondo./
Fra qualche giorno/
sarà già la mia settima settimana di ghetto:/
i miei mi hanno ritrovato qui/
e qui mi chiamano i fiori di ruta/
e il bianco candeliere del castagno/ nel cortile./
Ma qui non ho visto nessuna farfalla./
Quella dell’altra volta fu l’ultima:/
le farfalle non vivono nel ghetto. [...]”
giovedì 25 gennaio 2018
CONFESSANDO, FRA AMORE E MUSICA
“[...] I'm confessin' that I love you,
Tell me, do you love me too?
I'm confessin' that I need you,
Honest I do, need you every moment. [...]”
domenica 21 gennaio 2018
CERCANDO GRIDA ED UMANITA', SUL MONDO
"[...] E voi così innocenti
colpevoli d'esser nati
in giro per le strade gli sguardi vuoti
e i gesti un po' sguaiati
Si vede da lontano
che siete privi di ideali
con quello spreco di energia
dei giovani normali [...]
E voi che rincorrete
decisi e intraprendenti
l'idea di una carriera tipo imprenditori
sempre più rampanti
disponibili a tutto
all’occorrenza anche disonesti
con tutta la meschinità
dei giovani arrivisti. [...]
L'eroico vittimismo
da barboni finti e un po' frustrati
e col cervello in avaria
dei giovani scoppiati. [...]
Aggrappatevi al sogno
di una razza che potrebbe opporsi
per costruire una realtà
di giovani diversi.
C’è nell’aria
un’energia che non si sblocca
come se fosse un grido
in cerca di una bocca. [...]"
(Il grido, G. Gaber, cit.)
Fonte immagine:
"Festival teatro canzone Giorgio Gaber"
Wikipedia
martedì 16 gennaio 2018
DI PROBLEMA IN (NECESSARIA) ANALISI, RICORDANDO...
“[...] Don’t analyse [...]
Don’t go that way, don’t live that way,
that would paralyze your evolution [...]”
mercoledì 10 gennaio 2018
CERCANDO IDEE ED ANIME, PER (PROVARE A) RIMANERE IN EQUILIBRIO
"[...] E' meglio fingersi acrobati che sentirsi dei nani [...]
Finché il tuo cuore è intatto e il tuo coraggio non mente,
ti ritroverai uomo dietro un fantasma di niente.
Ti mostrano il sorriso e poi li scopri...assassini [...]
C'era rimasto un buco solamente...
La tua idea, [...] Non mollare, ma difendi la tua idea!
Ricordi quando ti nasceva una canzone
E quando la speranza aveva gli occhi tuoi?
Vincerai, se lo vuoi
Ma non farti fregare gli anni tuoi! [...]
Prendi la gioia al volo prima che sia rimpianto...
La tua macchina rossa potrai averla anche tu,
ma non è a trecento all'ora che vivrai di più!
La tua idea [...]
quando sparisce col sorriso la paura [...]
Il tuo destino non è nella ruota, ma è nelle tue mani.!
...ed è per questo, credimi,
che è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani. [...]"
(La tua idea, R. Zero, cit.)
"Acrobata e giovane equilibrista", P. Picasso
domenica 7 gennaio 2018
"MACERIE PRIME", CERCANDO RIMEDI ALLE COSE FEROCI...PER CURARE LE ANIME
"[...] Ma pure prima era così? - Sì, è sempre stato così. Ma adesso ci siamo un po' abituati. [...] -
Ed è bene, no? Che ci siamo abituati, dico. - Non è bene o male. E' normale. Sennò eravamo morti. [...] Basta che non ci scordiamo proprio tutto. Per questo studiamo. [...]"
Aprire una pagina di un libro e ritrovarci dentro una simil-panacea adattabile a qualsivoglia problema od ostacolo della vita, succedendo ad un dialogo breve come quello riportato in precedenza.
Quale lezione imparare dal tempo, dalle enormità e dalle difficoltà che (pur)troppo spesso la vita mette in circolo? Appare nitida una sola, tanto corta quanto semplice:
"[...] Riconoscere le cose feroci [...]"
Riconoscere le cose feroci per muoversi meglio nelle zone buie, riconoscere le zone feroci per capire come sopravvivere meglio nel mare che quotidianamente invade e pervade le vite di molt(issim)i.
Il sapere come districarsi presuppone la necessità di individuare i limiti che ogni esistenza può chiedere al tempo, alle quotidiane vicissitudini, alle vite altrui...perseguendo una forma di libertà che impedisca il danneggiare sia gli altri che gli stessi "esistenti".
Questi sono solo alcuni dei concetti di fondo che muovono l'opera "Macerie prime", scritta da ZeroCalcare ed edita - nella sua prima parte, stando a quanto richiamato alla fine dell'opera - da Bao publishing. Trovare in un'opera d'arte - in quanto definirla semplicemente fumetto può apparire come cosa alquanto ridicola - una ricerca di un fattore sconosciuto che possa rendere il passaggio del tempo meno opprimente non è affatto cosa da poco.
Su scene varie e variegate l'incedere temporale procede su vari piani e differenti livelli, mostrando in ognuno dei personaggi coinvolti quali siano gli effetti e le conseguenze pensate/prodotte dalle (mancate) scelte sia proprie che altrui.
Muoversi in un mare di complicati pensieri, vicende ed eventi può costituire fattore vincolante per la propria assenza/sopravvivenza nel mondo. Leggerne per confutarne, approvarne od individuarne le analogie/differenze con le proprie, di esistenze.
Tutto questo per fare in modo che ognuno possa, in fondo ma non troppo, trovare esiti favorevoli nel "tribunale della Santa Inquisizione degli affari interni alla [propria] coscienza [...]".
Vicenda tanto complessa quanto inesorabilmente difficoltosa da circoscrivere.
Ed è bene, no? Che ci siamo abituati, dico. - Non è bene o male. E' normale. Sennò eravamo morti. [...] Basta che non ci scordiamo proprio tutto. Per questo studiamo. [...]"
Aprire una pagina di un libro e ritrovarci dentro una simil-panacea adattabile a qualsivoglia problema od ostacolo della vita, succedendo ad un dialogo breve come quello riportato in precedenza.
Quale lezione imparare dal tempo, dalle enormità e dalle difficoltà che (pur)troppo spesso la vita mette in circolo? Appare nitida una sola, tanto corta quanto semplice:
"[...] Riconoscere le cose feroci [...]"
Riconoscere le cose feroci per muoversi meglio nelle zone buie, riconoscere le zone feroci per capire come sopravvivere meglio nel mare che quotidianamente invade e pervade le vite di molt(issim)i.
Il sapere come districarsi presuppone la necessità di individuare i limiti che ogni esistenza può chiedere al tempo, alle quotidiane vicissitudini, alle vite altrui...perseguendo una forma di libertà che impedisca il danneggiare sia gli altri che gli stessi "esistenti".
Questi sono solo alcuni dei concetti di fondo che muovono l'opera "Macerie prime", scritta da ZeroCalcare ed edita - nella sua prima parte, stando a quanto richiamato alla fine dell'opera - da Bao publishing. Trovare in un'opera d'arte - in quanto definirla semplicemente fumetto può apparire come cosa alquanto ridicola - una ricerca di un fattore sconosciuto che possa rendere il passaggio del tempo meno opprimente non è affatto cosa da poco.
Su scene varie e variegate l'incedere temporale procede su vari piani e differenti livelli, mostrando in ognuno dei personaggi coinvolti quali siano gli effetti e le conseguenze pensate/prodotte dalle (mancate) scelte sia proprie che altrui.
Muoversi in un mare di complicati pensieri, vicende ed eventi può costituire fattore vincolante per la propria assenza/sopravvivenza nel mondo. Leggerne per confutarne, approvarne od individuarne le analogie/differenze con le proprie, di esistenze.
Tutto questo per fare in modo che ognuno possa, in fondo ma non troppo, trovare esiti favorevoli nel "tribunale della Santa Inquisizione degli affari interni alla [propria] coscienza [...]".
Vicenda tanto complessa quanto inesorabilmente difficoltosa da circoscrivere.
mercoledì 3 gennaio 2018
lunedì 1 gennaio 2018
SU LIBERO PENSIERO, (PRESENTI E FUTURI) ESSERI UMANI, SCUOLA E DIGNITA'
"[...] A volte si vede nella scuola semplicemente lo strumento per tramandare una certa quantità massima di conoscenza alla generazione che sta formandosi.
Ma questo non è esatto. La conoscenza è cosa morta; la scuola, invece, serve a vivere.
Essa dovrebbe sviluppare nei giovani quelle qualità e quelle capacità che rappresentano un valore per il benessere della comunità [...] l'obiettivo deve essere l'educazione di individui che agiscano e pensino indipendentemente [...].
[...] il più importante metodo di educazione, di conseguenza, è sempre stato quello dal quale l'allievo veniva spinto ad agire realmente. [...]"
(Pensieri degli anni difficili, A.Einstein, cit.)
Fonte immagine: "Dentro l'opera: 'Il Pensatore' di Auguste Rodin",
Restaurars - Dalla parte dell'Arte
domenica 24 dicembre 2017
DI NATALE IN LEGGENDA, FRA MUSICA E TRISTI POLIVALENZE
"[...] Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l'età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea [...].
E venne l'inverno che uccide il colore
e un babbo Natale che parlava d'amore
e d'oro e d'argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni [...].
Coprì le tue spalle d'argento e di lana
di pelle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare [...].
E adesso che gli altri ti chiamano dea
l'incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare [...]
la storia d'un fiore appassito a Natale. [...]"
(Leggenda di Natale, F. De Andrè, cit.)
sabato 23 dicembre 2017
"NON E' LAVORO, E' SFRUTTAMENTO", INDAGANDO OLTRE LUOGHI COMUNI E COMUNEMENTE SCONOSCIUTI
Lettere e considerazioni sul lavoro - proveniendo dal "pianeta" Italia.
Considerazioni per esprimere condizioni, spesso dure e difficili, dalle quali è (pur)troppo frequentemente molto difficile alzare la testa.
Il ribellarsi a certe iniquità parimenti in maniera sia positiva che propositiva è una missione che dovrebbe spettare a quanti esseri umani si sentano sia capaci che investiti di un obiettivo che non può non prescindere - prima di tutto - dalla conoscenza il più globale possibile dell'intero sistema.
Senza un apprendimento specifico delle leggi e delle disparità che governano il mondo del lavoro sembra impensabile poterne riscrivere le fondamenta od analizzarne le disparità integralmente.
A quali canali poter attingere per una disamina specifica?
Servirebbero sia libri di matrice tecnico-giuridica che opere di stampo divulgativo, al fine di poter raccontare in maniera esauriente pieghe e piaghe di un sistema tanto complesso quale è quello in oggetto. Un testo recente da cui poter trarre spunti in materia è l'opera "Non è lavoro, è sfruttamento", scritto da Marta Fana e pubblicato da Tempi nuovi - Laterza Editore.
L'intento dell'opera sembra essere chiaro sin dalla copertina:
"[...] Dicevano: meno diritti, più crescita. Abbiamo solo meno diritti.
La modernità paga a cottimo. Così dilaga il lavoro povero, spesso gratuito, la totale assenza di tutele e di stabilità lavorativa. E' una condizione che coinvolge più di una generazione.
Non più solo la generazione Erasmus e Millennials, ai quali si è ripetuto il mantra dei giovani schizzinosi o emigranti per scelta. Ma anche sulle generazioni precedenti.
Da troppo tempo si tace sulla perdita di diritti e sul crescente sfruttamento, la chiamano pace sociale. Ora è il momento di fare pulizia: il lavoro è la questione fondamentale del nostro tempo. [...]"
Come questione fondamentale dovrebbe essere ineludibile informarsi, documentarsi adeguatamente ed in dettaglio su quante siano le "leve" più adeguate per ristrutturare un sistema che appare declinante come quello italiano. Le storie negative e le vicende - qualificabili al miglioramento come "migliorabili" - narrate descrivono un quadro inesorabile, per il quale dovrebbe essere prioritario intervenire. Sembrano essere infatti troppe le voci senza un adeguato peso, sembrano essere molte le persone intrappolate in un'infinita serie di pesanti vicende:
"[...] Giovani e meno giovani costretti a lavorare gratis, uomini e donne assuefatti alla logica della promessa di un lavoro agato domani, lavoratori a 3 Euro l'ora nel pubblico e nel privato: questa è la modernità che paga a cottimo.
Sottoccupazione da un lato e ritmi di lavoro mortali dall'altro.
Diritti negati dentro e fuori le aziende per quanti non vogliono cedere al ricatto.
Storie di ordinario sfruttamento, legalizzato da vent'anni di flessibilizzazione del mercato del lavoro.
Malgrado la retorica della flessibilità espansiva e del merito come ingredienti indispensabili alla crescita sia stata smentita dai fatti, il potere politico ha avallato le richieste delle imprese.
Il risultato è stato una cornice legislativa e istituzionale che ha prodotto uno sfaldamento del mercato del lavoro [...]"
Leggerne per approfondire, confutare od almeno conoscere nei meandri ed in alcuni dettagli un mondo sul quale si imperniano e si forgiano altrettanti universi che dal primo strettamente dipendono. Fino a vita contraria, ovviamente.
Considerazioni per esprimere condizioni, spesso dure e difficili, dalle quali è (pur)troppo frequentemente molto difficile alzare la testa.
Il ribellarsi a certe iniquità parimenti in maniera sia positiva che propositiva è una missione che dovrebbe spettare a quanti esseri umani si sentano sia capaci che investiti di un obiettivo che non può non prescindere - prima di tutto - dalla conoscenza il più globale possibile dell'intero sistema.
Senza un apprendimento specifico delle leggi e delle disparità che governano il mondo del lavoro sembra impensabile poterne riscrivere le fondamenta od analizzarne le disparità integralmente.
A quali canali poter attingere per una disamina specifica?
Servirebbero sia libri di matrice tecnico-giuridica che opere di stampo divulgativo, al fine di poter raccontare in maniera esauriente pieghe e piaghe di un sistema tanto complesso quale è quello in oggetto. Un testo recente da cui poter trarre spunti in materia è l'opera "Non è lavoro, è sfruttamento", scritto da Marta Fana e pubblicato da Tempi nuovi - Laterza Editore.
L'intento dell'opera sembra essere chiaro sin dalla copertina:
"[...] Dicevano: meno diritti, più crescita. Abbiamo solo meno diritti.
La modernità paga a cottimo. Così dilaga il lavoro povero, spesso gratuito, la totale assenza di tutele e di stabilità lavorativa. E' una condizione che coinvolge più di una generazione.
Non più solo la generazione Erasmus e Millennials, ai quali si è ripetuto il mantra dei giovani schizzinosi o emigranti per scelta. Ma anche sulle generazioni precedenti.
Da troppo tempo si tace sulla perdita di diritti e sul crescente sfruttamento, la chiamano pace sociale. Ora è il momento di fare pulizia: il lavoro è la questione fondamentale del nostro tempo. [...]"
Come questione fondamentale dovrebbe essere ineludibile informarsi, documentarsi adeguatamente ed in dettaglio su quante siano le "leve" più adeguate per ristrutturare un sistema che appare declinante come quello italiano. Le storie negative e le vicende - qualificabili al miglioramento come "migliorabili" - narrate descrivono un quadro inesorabile, per il quale dovrebbe essere prioritario intervenire. Sembrano essere infatti troppe le voci senza un adeguato peso, sembrano essere molte le persone intrappolate in un'infinita serie di pesanti vicende:
"[...] Giovani e meno giovani costretti a lavorare gratis, uomini e donne assuefatti alla logica della promessa di un lavoro agato domani, lavoratori a 3 Euro l'ora nel pubblico e nel privato: questa è la modernità che paga a cottimo.
Sottoccupazione da un lato e ritmi di lavoro mortali dall'altro.
Diritti negati dentro e fuori le aziende per quanti non vogliono cedere al ricatto.
Storie di ordinario sfruttamento, legalizzato da vent'anni di flessibilizzazione del mercato del lavoro.
Malgrado la retorica della flessibilità espansiva e del merito come ingredienti indispensabili alla crescita sia stata smentita dai fatti, il potere politico ha avallato le richieste delle imprese.
Il risultato è stato una cornice legislativa e istituzionale che ha prodotto uno sfaldamento del mercato del lavoro [...]"
Leggerne per approfondire, confutare od almeno conoscere nei meandri ed in alcuni dettagli un mondo sul quale si imperniano e si forgiano altrettanti universi che dal primo strettamente dipendono. Fino a vita contraria, ovviamente.
venerdì 22 dicembre 2017
INDAGANDO SUL LAVORO, PER (RI)CERCARE VOCI E FORME DI NUOVI SFRUTTAMENTI
"[...] Indagare sulle condizioni di lavoro e non lavoro in Italia è una vera e propria discesa agli inferi. Il dilagare del lavoro povero, spesso gratuito, la totale assenza di tutele e stabilità lavorativa sono fenomeni all'ordine del giorno, che si abbattono su più di una generazione, costretta a lavorare di più ma a guadagnare sempre di meno, nonostante viviamo in una società il cui potenziale produttivo già permetterebbe di ridurr e distribuire il tempo di lavoro mantenendo e/o raggiungendo un tenore di vita più che dignitoso.
E' la realtà contro cui si infrange la narrazione dominante [...]. Come se fosse un fatto naturale, ma soprattutto irreversibile, e non invece il risultato di scelte politiche ben precise, che hanno precarizzato il lavoro, la possibilità di soddisfare bisogni che dovrebbero essere considerati universali come l'istruzione, la sanità, la casa, il trasporto pubblico.
Le stesse politiche che hanno provocato l'inasprirsi delle disuguaglianze sociali spostando reddito e ricchezza dei lavoratori, che li producono, alle imprese, che a loro volta hanno scelto di trasformarli in vere e proprie rendite. [...]"
(Fonte: Di precariato si muore - Prologo, "Non è lavoro, è sfruttamento", M. Fana, Tempi Nuovi)
E' la realtà contro cui si infrange la narrazione dominante [...]. Come se fosse un fatto naturale, ma soprattutto irreversibile, e non invece il risultato di scelte politiche ben precise, che hanno precarizzato il lavoro, la possibilità di soddisfare bisogni che dovrebbero essere considerati universali come l'istruzione, la sanità, la casa, il trasporto pubblico.
Le stesse politiche che hanno provocato l'inasprirsi delle disuguaglianze sociali spostando reddito e ricchezza dei lavoratori, che li producono, alle imprese, che a loro volta hanno scelto di trasformarli in vere e proprie rendite. [...]"
(Fonte: Di precariato si muore - Prologo, "Non è lavoro, è sfruttamento", M. Fana, Tempi Nuovi)
"Lavoratori che tornano a casa", E. Munch
mercoledì 20 dicembre 2017
DI RIVOLUZIONE IN RIVOLUZIONE, CERCANDO UMANITA' E PERCORSI
"[...] Don't you know
talkin' bout a revolution
it sounds like a whisper
don't you know
talkin' about a revolution.
It sounds like a whisper.
While they're standing in the welfare lines
crying the doorsteps of those armies of salvation
wasting time in the unemployment lines
sit around wait for a promotion
Poor people gonna rise up
And get their share [...]"
(cit.)
venerdì 15 dicembre 2017
SUL RUOLO DEL “NOI”...E DEI VINCITORI DI DOMANI?
“[...] A chi si deve, se dura l’oppressione? A noi.
A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi.
Chi viene abbattuto, si alzi!
Chi è perduto, combatta!
Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà fermare?
Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani
e il mai diventa: oggi! [...]”
(Lode della dialettica, B. Brecht)

lunedì 11 dicembre 2017
FRA VALIGIA E VITA, CERCANDO LEGAMI E PROFONDITA'...
"[...] Siamo una grande famiglia
abbiam lasciato soltanto un momento
la nostra valigia [...]
nel camerino già vecchio
tra un lavandino ed un secchio
tra un manifesto e lo specchio [...]"
giovedì 7 dicembre 2017
"RENZUSCONI", SU ARGOMENTAZIONI DI SOMIGLIANZA...E DI DELUSIONE, PER UN'ITALIA INDEFINITAMENTE CROLLATA
Ritratti fra politic(ant)i che si susseguono, immedesimandosi, con l'anima di un'Italia immersa in una crisi socio-valoriale prima che economica.
Sono molti gli elementi che accomunano la scarsa qualità dei governanti con le altrettanto scarse qualità dei governati, in un Paese disperso ed alla deriva come quello italiano.
Le responsabilità delle classi dirigenti dovrebbero essere esplorate in maniera trasversale, andando oltre il dare sempre (e solo) la colpa alla politica.
Non potendo esplorare certe dinamiche in maniera completa, è sufficiente soffermarsi su una delle anomalie che caratterizza - da tempo immemore - la costruzione ed il mantenimento del consenso politico in Italia: la figura del leader, sulla quale il sistema partitico ha da sempre e progressivamente cercato di implementare le più fredde logiche "ad personam".
Il consenso viene indissolubilmente legato ad un leader o - nella migliore delle ipotesi - ad un ristretto numero di persone direttamente "dipendenti" dal primo; quanto ha giocato tale anomalia nelle distorsioni e nei controsensi caratteristici della (non) politica che ha caratterizzato (e sta caratterizzando) questa Italia?
Si potrebbero fornire infinite risposte a questa domanda, facendo magari seguire altrettante questioni non risolte o - forse - non risolvibili certamente in poche righe.
Un punto di vista in più - dimensionato rispetto al presente o passato (più e meno) recente - può essere dato guardando alle caratteristiche fondamentali ed alle figure principali che sono giunte a conseguire il ruolo di leader nella politica nazional(popolar)e.
Persone che - in quanto aspiranti alla figura di leader senza magari poterselo permettere - cercano di fare il possibile per applicare su di loro il non dover passare mai di moda.
Il riferimento neppure troppo velato alla contemporaneità italiana attuale si riprende con il richiamo alla politica (ed alle figure) promosse in Italia da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.
Non volendo entrare nel merito (sempre ammesso che sia possibile farlo) delle proposte politiche afferenti ai singoli leader, è possibile ragionare riguardo al contesto esplicato da alcuni difetti che li fanno apparire molto meno lontani di quanto non sembrino.
E' su questa linea che cerca di muoversi il libro "Renzusconi - L'allievo ripetente che (non) superò il maestro", scritto da Andrea Scanzi e pubblicato da PaperFirst.
Sullo sfondo vi è una tendenza ad accomunarsi per accumulare consensi, miranti a tutto fuorché al medio-lungo termine; si coltiva l'attimo, cercando la spinta per andare un punto percentuale più avanti dell'altro. Su questo fronte il giornalista (o polemista?) Marco Travaglio risponde con toni inequivocabili nella prefazione alla presente opera:
"[...] B. ha sempre tentato di mettere insieme tutte le forze di centrodestra e, quando ci è riuscito, ha vinto; Renzi ha sempre tentato di distruggere tutte le forze di centrosinistra e alla fine è riuscito là dove persino B. aveva fallito: distruggere il Pd. B. ha impiegato vent'anni prima di stufare gli italiani; a Renzi ne sono bastati quattro. [...]"
Il presente libro illustra un catalogo di considerazioni, citazioni e gesti su cui dovrebbe essere essenziale porsi e porre - se non confutazioni - qualche dubbio più che lecito riguardo alle qualità di quel "leader" (virgolette a rigor di decenza, nds) che si era proposto come autore del nuovo e rivelatosi poi un rottam-attore sin nel profondo.
Ragionando nel merito di trascorsi e percorsi di entrambi i personaggi (o figuri che scriver si preferisca) vengono tracciate specifiche riguardo ad indignati a senso unico, con riferimento a persone che con un corso nuovo nella forma ma identico nella sostanza hanno perso quasi completamente i loro istinti di ribellione e protesta.
Vi è parimenti un richiamo più specifico e dolorosamente vero riguardo alla fine di un senso d'appartenenza che legava le opinioni ed i "destini" di una fetta di elettorato sensibile e - ad oggi - sensibilmente disperso per quei tanti tratti comuni che sembrano essere divenuti granitici e non scindibili per questi rottamandi:
"[...] con Renzi [...] l'appartenenza crolla. Perché? Perché l'appartenenza 'è avere gli altri dentro di sé', dicevano Gaber e Luporini [...] tutto questo accade perché, con Renzi, il voto a (centro)sinistra diventa più che altro [...] un voto per abitudine.
L'appartenenza c'entra ben poco: si vota Pd, e quindi Renzi, perché 'tanto ormai ho sempre fatto così'. Per tutta la vita. E se cambiassi proprio adesso, significherebbe rimettere in discussione tutta la mia vita. [...]"
Leggerne per discuterne, per confutarne e per dirimerne aspetti puntuali e/o puntualmente contrastanti rispetto ad uno "status quo" sempre più appiattito ed uniforme.
Internamente ad un'Italia che - al netto delle sue classi dirigenti incapaci - si crede possa meritare molto di più rispetto all'appiattimento attuale.
Sono molti gli elementi che accomunano la scarsa qualità dei governanti con le altrettanto scarse qualità dei governati, in un Paese disperso ed alla deriva come quello italiano.
Le responsabilità delle classi dirigenti dovrebbero essere esplorate in maniera trasversale, andando oltre il dare sempre (e solo) la colpa alla politica.
Non potendo esplorare certe dinamiche in maniera completa, è sufficiente soffermarsi su una delle anomalie che caratterizza - da tempo immemore - la costruzione ed il mantenimento del consenso politico in Italia: la figura del leader, sulla quale il sistema partitico ha da sempre e progressivamente cercato di implementare le più fredde logiche "ad personam".
Il consenso viene indissolubilmente legato ad un leader o - nella migliore delle ipotesi - ad un ristretto numero di persone direttamente "dipendenti" dal primo; quanto ha giocato tale anomalia nelle distorsioni e nei controsensi caratteristici della (non) politica che ha caratterizzato (e sta caratterizzando) questa Italia?
Si potrebbero fornire infinite risposte a questa domanda, facendo magari seguire altrettante questioni non risolte o - forse - non risolvibili certamente in poche righe.
Un punto di vista in più - dimensionato rispetto al presente o passato (più e meno) recente - può essere dato guardando alle caratteristiche fondamentali ed alle figure principali che sono giunte a conseguire il ruolo di leader nella politica nazional(popolar)e.
Persone che - in quanto aspiranti alla figura di leader senza magari poterselo permettere - cercano di fare il possibile per applicare su di loro il non dover passare mai di moda.
Il riferimento neppure troppo velato alla contemporaneità italiana attuale si riprende con il richiamo alla politica (ed alle figure) promosse in Italia da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.
Non volendo entrare nel merito (sempre ammesso che sia possibile farlo) delle proposte politiche afferenti ai singoli leader, è possibile ragionare riguardo al contesto esplicato da alcuni difetti che li fanno apparire molto meno lontani di quanto non sembrino.
E' su questa linea che cerca di muoversi il libro "Renzusconi - L'allievo ripetente che (non) superò il maestro", scritto da Andrea Scanzi e pubblicato da PaperFirst.
Sullo sfondo vi è una tendenza ad accomunarsi per accumulare consensi, miranti a tutto fuorché al medio-lungo termine; si coltiva l'attimo, cercando la spinta per andare un punto percentuale più avanti dell'altro. Su questo fronte il giornalista (o polemista?) Marco Travaglio risponde con toni inequivocabili nella prefazione alla presente opera:
"[...] B. ha sempre tentato di mettere insieme tutte le forze di centrodestra e, quando ci è riuscito, ha vinto; Renzi ha sempre tentato di distruggere tutte le forze di centrosinistra e alla fine è riuscito là dove persino B. aveva fallito: distruggere il Pd. B. ha impiegato vent'anni prima di stufare gli italiani; a Renzi ne sono bastati quattro. [...]"
Il presente libro illustra un catalogo di considerazioni, citazioni e gesti su cui dovrebbe essere essenziale porsi e porre - se non confutazioni - qualche dubbio più che lecito riguardo alle qualità di quel "leader" (virgolette a rigor di decenza, nds) che si era proposto come autore del nuovo e rivelatosi poi un rottam-attore sin nel profondo.
Ragionando nel merito di trascorsi e percorsi di entrambi i personaggi (o figuri che scriver si preferisca) vengono tracciate specifiche riguardo ad indignati a senso unico, con riferimento a persone che con un corso nuovo nella forma ma identico nella sostanza hanno perso quasi completamente i loro istinti di ribellione e protesta.
Vi è parimenti un richiamo più specifico e dolorosamente vero riguardo alla fine di un senso d'appartenenza che legava le opinioni ed i "destini" di una fetta di elettorato sensibile e - ad oggi - sensibilmente disperso per quei tanti tratti comuni che sembrano essere divenuti granitici e non scindibili per questi rottamandi:
"[...] con Renzi [...] l'appartenenza crolla. Perché? Perché l'appartenenza 'è avere gli altri dentro di sé', dicevano Gaber e Luporini [...] tutto questo accade perché, con Renzi, il voto a (centro)sinistra diventa più che altro [...] un voto per abitudine.
L'appartenenza c'entra ben poco: si vota Pd, e quindi Renzi, perché 'tanto ormai ho sempre fatto così'. Per tutta la vita. E se cambiassi proprio adesso, significherebbe rimettere in discussione tutta la mia vita. [...]"
Leggerne per discuterne, per confutarne e per dirimerne aspetti puntuali e/o puntualmente contrastanti rispetto ad uno "status quo" sempre più appiattito ed uniforme.
Internamente ad un'Italia che - al netto delle sue classi dirigenti incapaci - si crede possa meritare molto di più rispetto all'appiattimento attuale.
mercoledì 6 dicembre 2017
domenica 3 dicembre 2017
CERCANDO LUCI, NEL QUOTIDIANO
"[...] facciamo un cambio prenditi pure
quel po' di soldi quel po' di celebrità
ma dammi indietro la mia seicento,
i miei vent'anni e una ragazza che tu sai [...]
luci a San Siro non ne accenderanno più. [...]"
venerdì 1 dicembre 2017
sabato 25 novembre 2017
FRA SCIENZA E RICERCA DEL NUOVO...VERSO QUALCHE (MUTEVOLE) VERITA'?
"[...] La scienza è una continua ricerca della verità, un perpetuo tentativo di scoprire come funziona l'Universo, che risale agli albori della civiltà e che, stimolato dalla curiosità umana, si è affidato al ragionamento, all'osservazione e alla sperimentazione. [...]
La scienza raramente procede per passaggi semplici e logici.
Le scoperte possono essere compiute simultaneamente da scienziati che operano in maniera indipendente, ma la maggior parte dei progressi dipende in qualche misura dagli studi e dalle teorie precedenti. [...] Per dirlo con le celebri parole del grande fisico inglese Isaac Newton: 'Se ho visto più lontano è perché stavo sulle spalle di giganti.' [...]
Mentre gli scienziati odierni fanno affidamento su queste ed altre conquiste, continua l'inesorabile ricerca della verità. E' probabile che ci saranno sempre più domande che risposte, ma le scoperte future non mancheranno mai di sorprenderci. [...]"
Fonte: "Il libro della scienza" - Introduzione, Gribaudo Editore
La scienza raramente procede per passaggi semplici e logici.
Le scoperte possono essere compiute simultaneamente da scienziati che operano in maniera indipendente, ma la maggior parte dei progressi dipende in qualche misura dagli studi e dalle teorie precedenti. [...] Per dirlo con le celebri parole del grande fisico inglese Isaac Newton: 'Se ho visto più lontano è perché stavo sulle spalle di giganti.' [...]
Mentre gli scienziati odierni fanno affidamento su queste ed altre conquiste, continua l'inesorabile ricerca della verità. E' probabile che ci saranno sempre più domande che risposte, ma le scoperte future non mancheranno mai di sorprenderci. [...]"
Fonte: "Il libro della scienza" - Introduzione, Gribaudo Editore
Fonte immagine: Albert Einstein
mercoledì 22 novembre 2017
"IL LIBRO DELL'ASTRONOMIA", FRA SCOPERTE E STORIE DI ESSERI UMANI (CHE LE HANNO FATTE)
Il racchiudere in una sola opera l'intera storia dell'astronomia può essere questione alquanto complessa da definire, in quanto grandi sono stati i passi compiuti dall'essere umano nel tempo trascorso dalle prime forme di esplorazione ed indagine sull'infinitamente grande.
Prescindendo dalle analisi di merito su un percorso infinitamente lungo e complesso quale è quello in questione, possiamo dire che sia su questo terreno che cerca di muoversi l'opera "Il libro dell'Astronomia", edito da Gribaudo Editore.
Cercando di circoscrivere appieno il percorso fatto dalla presente opera gli autori cercano di tracciare l'intero percorso fatto dall'essere umano nell'indagine del cielo e dell'infinitamente grande - andando ad incidere sulle strade tracciate in varie epoche storiche che hanno un minimo comune denominatore comune fra loro:
Prescindendo dalle analisi di merito su un percorso infinitamente lungo e complesso quale è quello in questione, possiamo dire che sia su questo terreno che cerca di muoversi l'opera "Il libro dell'Astronomia", edito da Gribaudo Editore.
Cercando di circoscrivere appieno il percorso fatto dalla presente opera gli autori cercano di tracciare l'intero percorso fatto dall'essere umano nell'indagine del cielo e dell'infinitamente grande - andando ad incidere sulle strade tracciate in varie epoche storiche che hanno un minimo comune denominatore comune fra loro:
- Dal mito alla scienza: 600 a.C - 1550 d.C.;
- La rivoluzione del telescopio: 1550 - 1750;
- Da Urano a Nettuno: 1750 - 1850;
- L'ascesa dell'astrofisica: 1850 - 1915;
- Atomi, stelle e galassie: 1915 - 1950;
- Nuove finestre sull'Universo: 1950 - 1975;
- Il trionfo della tecnica: 1975 - oggi.
Ognuna di queste fase è definita nella sua completezza, attingendo anche a brevi presentazioni bibliografiche delle persone e degli scienziati che hanno contribuito a rendere grande e strutturata questa disciplina scientifica in continua evoluzione.
Focus particolare merita la ricerca, presente in ogni singola fase storica fra quelle presentate; i passi in avanti compiuti sono stati - nei fatti - figli di anni ed anni di meticolosa attività di ricerca corredata da gesti pe(n)santi commessi da uomini che hanno anche fatto una quantità di errori proporzionale all'importanza dei traguardi globalmente raggiunti.
E' proprio su questa opera che si innestano anche specifici paragoni ed "incastri", in rapporto alle definite realtà storiche ed economiche con le quali (cercare di) ridefinire orizzonti grazie a cui migliorare la comprensione dei contesti nei quali certe portentose menti sono state costrette ad esprimersi - magari anche per lungo tempo.
Leggerne per saperne di più, per confutare o per informarsi relativamente alla grande importanza assunta da una scienza come quella astronomica in rapporto alla difficoltà globale nell'effettuare doverosa attività di ricerca.
lunedì 20 novembre 2017
CERCARE UNA PARTE...SEMPRE E COMUNQUE
"[...] Dalla parte di Spessotto
dalla parte finita di sotto.
Ma siamo tutti finiti per terra
tutti a reggerci le budella.
Gli ubriachi, i brutti, i dannati
ma pure i sobri, i belli, i fortunati.
E quando verrà il giorno che avrò il giudizio
dirò da che parte ho intricato il mio vizio,
per che pena pagherò il dazio [...]
Da che zolla ho levato il mio canto
da che pietra ho dato fuoco al pianto
per che cielo ho sparso il mio botto [...]
Il paradiso nostro è questo qua
fino alla notte che verrà [...]"
(Dalla parte di Spessotto, V. Capossela, cit.)
"Soir Bleu", E. Hopper
venerdì 17 novembre 2017
A PROPOSITO DI ESSERI UMANI...E DI (IN)CONSAPEVOLI TRASFORMAZIONI CONTEMPORANEE
"[...] Cari [...] polli di allevamento/
che odiate ormai per frustrazione e non per scelta/
cari cari polli di allevamento/
con quell’espressione equivoca e sempre più stravolta/
che immaginando di passarvi accanto/
in una strada poco illuminata/
non si sa se aspettarsi un sorriso o una coltellata [...]
In questa vostra vita sbatacchiata/
che sembra una coda di lucertola tagliata/
per riflesso involontario vi agitate continuate ad urlare [...]"
(Polli d'allevamento, G.Gaber, cit.)
martedì 14 novembre 2017
"DIVENTI INVENTI", CITANDO NICCOLO' FABI IN MUSICA
"[...] fino al centro della vita
fino al male che fa male
la ricerca più ostinata
di quel bene esistenziale
che è cercare di piacersi
e di riuscire a fare in tempo.
Io ci sono stato attento
ho provato a starci attento
fare assomigliare la tua vita ai desideri
e ricordarsi di essere sinceri [...]"
(Diventi inventi, N. Fabi, cit.)
sabato 11 novembre 2017
"CHILD IN TIME", VIAGGIANDO FRA EPOCHE E DIFFERENTI MUSICALITA'
"[...] Sweet child in time
You'll see the line [...]
that's drawn between
good and bad.
See the blind man
Shooting at the world [...]"
venerdì 10 novembre 2017
RICORDANDO NOTTI, LUNE E MONTI...
“[...] Notte scura, notte senza la sera
Notte impotente, notte guerriera [...]”
martedì 7 novembre 2017
CERCANDO COSE IN COMUNE, DI AMORE E DI MUSICA
"[...] Quando io dormo - tu dormi
quando io parlo - tu parli
quando io rido - tu ridi
e quando io piango - tu ridi [...]"
lunedì 6 novembre 2017
venerdì 3 novembre 2017
CERCANDO ANIME IN FUGA, FRA COSE CAMBIATE ED IN COSTANTE TRASFORMAZIONE
"[...] I've been walkin' forty miles of bad road
If the Bible is right the world will explode
I'm tryin' to get as far away from myself as I can
Some things are too hot to touch
The human mind can't only stand so much
You can't win with a losing hand
Feel like falling in love with the first woman I meet
Puttin' her in a wheelbarrow and wheelin' her down the street
People are crazy and times are strange
I'm locked in tight, I'm out of range
I used to care but - things have changed. [...]"
(Things have changed, Bob Dylan, cit.)
giovedì 2 novembre 2017
"COLTIVARE L'INTELLIGENZA EMOTIVA", INSEGUENDO (SPERANZE DI) MIGLIORAMENTO COLLETTIVO
Cogliere la necessità di modificare i propri comportamenti nella quotidianità dovrebbe essere un obiettivo al quale far tendere gli sforzi della collettività.
Solamente interagendo su questa leva, nei fatti, si potrebbe attuare parte dei cambiamenti necessari per permettere all'umanità intera di non rovinare (ulteriormente) il pianeta Terra ed i suoi equilibri.
Al fine di preservare l'esistente servirebbe conseguire più di tutto quell'urgenza comportamentale che preveda la necessità di individuare quanto molta parte dei problemi esistenti siano - alla fine - intimamente ed intrinsecamente collegati l'uno all'altro.
Comprendere quanto e come sia possibile, risolvendo una piccola parte delle questioni spinose che compromettono l'equilibrio del pianeta Terra, dare un aiuto enormemente più strutturato all'intera umanità. Salvaguardare equilibri per rinnovare la solidità e la stabilità dell'astronave su cui uomini, piante ed animali sono costretti a "viaggiare" per mantenere intatte le loro esistenze.
L'approccio integrato a tematiche simile deve essere perseguito con estrema attenzione, analizzando pro e contro che mettono gli esseri umani in condizione di poter decidere con maggior peso rispetto a quello di altre specie viventi le sorti del pianeta Terra.
La necessità di puntualizzare l'approccio costruttivo da definire dovrebbe riguardare - nei fatti - quello di conseguire un modello collettivamente strutturato di definizione dei criteri impiegati per accrescere la propria 'intelligenza emotiva'.
E' su questo contesto possibile trarre spunto dall'opera intitolata "Coltivare l'intelligenza emotiva - Come educare all'ecologia", scritto da Daniel Goleman, Lisa Bennett e Zenobia Barlow e pubblicato da Edizioni Tlon.
Lo scopo prefissato dell'opera è quello di definire, mediante un approccio strutturato, la necessità di fornire modelli adeguati per impostare rinnovati metodi di definizione di criteri utili alla salvaguardia dell'umanità intera e del pianeta Terra:
"[...] Un nuovo modello educativo basato sul successo dell'apprendimento emotivo e sociale, in grado di raccogliere le storie di educatori, studenti e attivisti e affrontare i più importanti problemi ecologici del nostro tempo. [...]"
Si tratterà pertanto di completare - mediante azioni polivalenti - la definizione di un piano volto a fornire esempi per (ri)conquistare quello spazio adeguato a fronteggiare i pericoli che abbiamo ed avremo sempre più davanti. Tale procedura d'azione va realizzata ricorrendo ad una specifica serie di parole chiave a cui è ineludibile far fronte, assimilandoli al meglio possibile ricorrendo ad esempi tratti da altrettante storie ed esperienze realizzate nel mondo:
Solamente interagendo su questa leva, nei fatti, si potrebbe attuare parte dei cambiamenti necessari per permettere all'umanità intera di non rovinare (ulteriormente) il pianeta Terra ed i suoi equilibri.
Al fine di preservare l'esistente servirebbe conseguire più di tutto quell'urgenza comportamentale che preveda la necessità di individuare quanto molta parte dei problemi esistenti siano - alla fine - intimamente ed intrinsecamente collegati l'uno all'altro.
Comprendere quanto e come sia possibile, risolvendo una piccola parte delle questioni spinose che compromettono l'equilibrio del pianeta Terra, dare un aiuto enormemente più strutturato all'intera umanità. Salvaguardare equilibri per rinnovare la solidità e la stabilità dell'astronave su cui uomini, piante ed animali sono costretti a "viaggiare" per mantenere intatte le loro esistenze.
L'approccio integrato a tematiche simile deve essere perseguito con estrema attenzione, analizzando pro e contro che mettono gli esseri umani in condizione di poter decidere con maggior peso rispetto a quello di altre specie viventi le sorti del pianeta Terra.
La necessità di puntualizzare l'approccio costruttivo da definire dovrebbe riguardare - nei fatti - quello di conseguire un modello collettivamente strutturato di definizione dei criteri impiegati per accrescere la propria 'intelligenza emotiva'.
E' su questo contesto possibile trarre spunto dall'opera intitolata "Coltivare l'intelligenza emotiva - Come educare all'ecologia", scritto da Daniel Goleman, Lisa Bennett e Zenobia Barlow e pubblicato da Edizioni Tlon.
Lo scopo prefissato dell'opera è quello di definire, mediante un approccio strutturato, la necessità di fornire modelli adeguati per impostare rinnovati metodi di definizione di criteri utili alla salvaguardia dell'umanità intera e del pianeta Terra:
"[...] Un nuovo modello educativo basato sul successo dell'apprendimento emotivo e sociale, in grado di raccogliere le storie di educatori, studenti e attivisti e affrontare i più importanti problemi ecologici del nostro tempo. [...]"
Si tratterà pertanto di completare - mediante azioni polivalenti - la definizione di un piano volto a fornire esempi per (ri)conquistare quello spazio adeguato a fronteggiare i pericoli che abbiamo ed avremo sempre più davanti. Tale procedura d'azione va realizzata ricorrendo ad una specifica serie di parole chiave a cui è ineludibile far fronte, assimilandoli al meglio possibile ricorrendo ad esempi tratti da altrettante storie ed esperienze realizzate nel mondo:
- montagne di carbone;
- questioni e deliri di potere;
- petrolio;
- superare la protesta;
- costruire proposta;
- guerre e (forme di) pace per bisogno d'acqua;
- ripristino di forme viventi;
- resilienza;
- cambio del sistema;
- nutrimento di sistemi e comunità;
- cambiamento del sistema alimentare;
- creazione di percorsi adeguati per la giustizia alimentare;
- strategie di sviluppo umano e professionale.
Leggerne per scoprirne, capirne, confutarne e saperne di più.
giovedì 26 ottobre 2017
INSEGUENDO LIBERTA', FRA EPOCHE BUIE E (NON DESIDERATE) POVERTA'
"[...] Mi trovi qui,
io vivo tra la gente
non chiudo mai
non ho da perder niente
son buono sì ma qualche volta mordo [...]
so che ha un prezzo alto la mia libertà
so cos'è la fame in un mondo che non ha pietà [...]
La dignità è il premio di chi spende
quello che può, senza rubare niente [...]
resta un conto aperto con la società
senza un volto senza un passaporto per uscir di qua
nella notte la mia vita se ne va [...]
Non ho più illusioni ma non ho padroni tutto qua [...]"
(Cane sciolto, O. Pedrini, cit.)
"La ronda dei carcerati", V. Van Gogh
martedì 24 ottobre 2017
DI ENERGIA IN AMBIENTE, CERCANDO RIMEDI E VOCAZIONI PER (FORME DI) SOSTENIBILITA'
"[...] l'energia è un tema davvero cruciale per capire il mondo in cui viviamo.
E' la grande disponibilità energetica a permetterci di condurre una vita immensamente più comoda di quella che vivevano i nostri nonni. Allo stesso tempo però il nostro stile di vita può aggravare il degrado del pianeta e compromettere seriamente la qualità della vita dei nostri nipoti.
La più grande sfida e opportunità che l'umanità ha davanti, per provare a mitigare i principali problemi che l'affliggono, è quella di mettere a punto nuove tecnologie energetiche sostenibili.
Conoscere le leggi fondamentali dell'energia, disporre di alcune informazioni basilari sull'attuale sistema energetico, avere un'idea delle prospettive delle nuove tecnologie può aiutarci a diventare persone più consapevoli e responsabili. [...]"
Fonte: Introduzione, "Energia per l'astronave Terra - L'era delle Rinnovabili", Zanichelli Editore
E' la grande disponibilità energetica a permetterci di condurre una vita immensamente più comoda di quella che vivevano i nostri nonni. Allo stesso tempo però il nostro stile di vita può aggravare il degrado del pianeta e compromettere seriamente la qualità della vita dei nostri nipoti.
La più grande sfida e opportunità che l'umanità ha davanti, per provare a mitigare i principali problemi che l'affliggono, è quella di mettere a punto nuove tecnologie energetiche sostenibili.
Conoscere le leggi fondamentali dell'energia, disporre di alcune informazioni basilari sull'attuale sistema energetico, avere un'idea delle prospettive delle nuove tecnologie può aiutarci a diventare persone più consapevoli e responsabili. [...]"
Fonte: Introduzione, "Energia per l'astronave Terra - L'era delle Rinnovabili", Zanichelli Editore
Italia, dall'alto - P. Nespoli
domenica 22 ottobre 2017
mercoledì 18 ottobre 2017
DI STRADA IN STRADE, CITANDO GABER...
“[...] C’è solo la strada su cui puoi contare
La strada è l’unica salvezza [...]”
venerdì 13 ottobre 2017
"SPRINGSTEEN IN CLASSE", SPUNTI DIDATTICI PER ACCRESCERE LE ANIME IN FORMAZIONE
Può la musica attraversare vari "canali", nel tentativo di farsi comprendere ed apprezzare anche da coloro che non sono propensi ad ascoltarla nel senso primario del termine?
Se c'è musica ci sono sempre cantanti o gruppi che si fanno ammirare, realizzando magari contaminazioni fra vari generi ed innovazioni tecniche; laddove ci sia musica possono a maggior ragione esistere contenuti importanti e pe(n)santi.
Quanto potrebbe risultare imponente e difficile - per un artista come per una canzone - schierarsi apertamente e liberamente nei confronti di certi argomenti, così come di certe fasce (definite) deboli della popolazione e/o delle persone più in generale?
Scrivendo e cantando è possibile rendersi partecipe di percorsi di consapevolezza, creare occasioni (potenzialmente) utili per far migliorare la coscienza collettiva di una schiera di persone interessate all'evoluzione ed all'aumento delle proprie competenze umano-sociali.
Al tempo stesso la musica può contribuire a definire - nel dettaglio - un enorme e strutturato corredo pedagogico-formativo con il quale alimentare sogni e speranze delle future generazioni.
Mediante quali "leve" è possibile contribuire a sollevare le ambizioni dei giovani, rivestendole di quel necessario processo di specificità caratteriali con le quali (cercare di) incanalare le esistenze nella giusta maniera? Tante sarebbero le domande potenzialmente da porre, nel rapporto strutturato fra umanità e musica.
In mezzo agli artisti capaci di prendere una posizione - difendendola e migliorandola nel corso del tempo senza mai corrompere tanto la propria anima quanto il proprio pubblico - emerge troneggiando la figura di Bruce Springsteen.
Cercare di sintetizzare con poche parole un artista simile rischia di essere un'attività tanto impossibile quanto sbagliata da compiere, proprio perché in una carriera tanto duratura e strutturata l'effettuare una sintesi sarà sempre tanto limitante quanto - profondamente - errato e distorto.
Su questo fronte è possibile promuovere in ugual modo riflessioni attorno al valore educativo che l'opera di Bruce Springsteen può possedere.
E' su queste parole che si muove l'opera "Springsteen in classe", scritto da Andrea Monda e pubblicato da Emi Editore. Il fine di questa opera è chiaro sin dalla copertina:
"[...] Una strada notturna, per andarsene da una città di perdenti e solcare la terra, spinti da una speranza e una promessa. Basta ascoltare il capolavoro di Bruce Springsteen 'Thunder road' per trovarvi tutti i temi del suo grande romanzo americano.
'The Boss', che da ragazzo 'odiava la scuola', può farla amare grazie a questo percorso che evidenzia nelle sue canzoni i tanti riferimenti utili alla didattica: la geografia, l'ancoraggio alla storia, il debito verso poeti, scrittori, filosofi...Così, il maestro del rock diventa un vicino di banco che moto può insegnare sulla vita. [...]"
Di pari passo si dipana e si (ri)costruisce quindi una trama, fatta di episodi e di frammenti di testo che rievocano metafore di ampio respiro.
Similitudini strutturate ed allargate su una società in perenne trasformazione che chi è giovane ha il dovere superbo di comprendere ed annettere alle proprie aspirazioni di cambiamento.
Dipanare spunti in musica per ricollegarsi ad argomenti strutturati è un'impresa che il libro definisce su una larga serie di concetti ed ambiti - solo apparentemente lontani gli uni dagli altri: vita, opere, poetica, impronta nel mondo, temi didattici, economia, società, storia, politica, diritto e diritti dei più deboli, musica, letteratura, poesia, filosofia, etica e religione solo per citare alcune di queste voci.
Da questo profilo emerge una necessità di lettura, al fine di incrementare o strutturare - in maniera specifica ed approfondita - qualsivoglia consapevolezza caratteristica di una potenziale anima in formazione. Educazione in Musica dunque, con una maiuscola per nulla casuale.
giovedì 12 ottobre 2017
PERSEGUENDO RISPETTO PER L'AMBIENTE, LA TERRA...E DI CONSEGUENZA PER L'ESSERE UMANO
"[...] Con l'obiettivo di insegnare agli studenti a diventare Eco-istruiti il Center for Ecoliteracy ha identificato cinque pratiche attive che integrano l'intelligenza emotiva, sociale ed ecologica.
Lavoriamo per ispirare gli insegnanti a usare una varietà di opportunità per l'apprendimento che aiutino gli studenti a considerare e applicare queste pratiche in una diversa gamma di contesti.
Questi cinque punti permettono agli studenti di rafforzare e estendere la loro capacità, e vivere in modo sostenibile.
Lavoriamo per ispirare gli insegnanti a usare una varietà di opportunità per l'apprendimento che aiutino gli studenti a considerare e applicare queste pratiche in una diversa gamma di contesti.
Questi cinque punti permettono agli studenti di rafforzare e estendere la loro capacità, e vivere in modo sostenibile.
1. Sviluppare empatia per tutte le forme di vita
Incoraggia gli studenti a espandere il loro senso di compassione verso altre forme di vita.
Spostandosi dall'atteggiamento mentale dominante della nostra società [...] verso una prospettiva che riconosce gli esseri umani come membri della rete dell'esistenza, gli studenti allargano la loro cura e preoccupazione per vedere un sistema più inclusivo di rapporti.
2. Adottare la sostenibilità come una pratica comune
Emerge dal sapere che gli organismi non esistono isolati.
L'essenza della rete di relazioni all'interno di ogni comunità di esseri viventi determina la sua abilità di sopravvivere e andare avanti. [...]
3. Rendere visibile l'invisibile
Aiuta gli studenti nel riconoscere la miriade di effetti del comportamento umano sulle altre persone e sull'ambiente. Gli impatti del comportamento umano sono cresciuti esponenzialmente nel tempo, nello spazio e in grandezza, rendendo i risultati difficili [...] da comprendere del tutto. [...]
4. Anticipare conseguenze non volute
E' una sfida duplice: predire le implicazioni potenziali dei nostri comportamenti e allo stesso tempo accettare di non poter vedere in prospettiva tutte le associazioni causa-effetto. [...]
costruiamo capacità di recupero nel sostenere l'abilità delle comunità naturali e sociali a riprendersi da conseguenze involontarie.
5. Capire come la natura sostiene la vita
E' imperativo per gli studenti che vogliano far crescere una società che tiene conto delle generazioni future e delle altre forme di vita. La natura ha sostenuto con successo la vita sulla Terra per miliardi di anni. Esaminando quindi i processi della Terra impariamo le strategie che si possono applicare nel progettare gli forzi umani. [...]"
Fonte: Coltivare l'intelligenza emotiva - Come educare all'ecologia, D.Goleman, L.Bennett, Z.Barlow, Edizioni Tlon
Mezzogiorno - Riposo dal lavoro, V. Van Gogh
domenica 8 ottobre 2017
RILEGGENDO POESIA, MUSICA E PE(N)SANTI PAROLE...DEDICATO A BRUCE SPRINGSTEEN
"[...] Chi e cosa ha cantato Bruce Springsteen negli anni Duemila? [...] il raggio dell'indagine si è allargato: dal singolo alla famiglia, dalla famiglia alla società.
Quello del Terzo Millennio è uno Springsteen più sociale che continua a cantare il proprio amore rabbioso per la sua nazione e la compassione per il suo popolo, a partire dall'ultimo grande capolavoro, The Rising del 2002, che lo ha consacrato come un artista tra i più grandi nel panorama della cultura americana degli ultimi cinquant'anni.
C'è compassione nelle [...] canzoni dell'album uscito nel luglio del 2002 come risposta alla tragedia delle Torri Gemelle, compassione e speranza, voglia di riscatto, di 'risurrezione' [...].
C'è rock potente in queste canzoni e molto uso delle sonorità gospel e blues, a indicare il doppio binario della speranza e della tristezza: 'Muovendosi su tali schemi, Springsteen utilizza la tristezza del blues nelle strofe - dove descrive le vicende delle vittime dell'attacco terroristico - per poi trascendere, col ritornello gospel, fino a invocare la fede, la speranza di una rinascita, la volontà di non arrendersi.'
In alcuni brani la sensazione che la canzone si trasformi in preghiera è vibrante, tangibile, come nel caso di Into the Fire o My City of Ruins, per fare gli esempi più vistosi.
Nella prima, alla strofa blues che narra la morte di un pompiere nel tentativo di salvare qualche vita dall'incendio delle Torri Gemelle:
Quello del Terzo Millennio è uno Springsteen più sociale che continua a cantare il proprio amore rabbioso per la sua nazione e la compassione per il suo popolo, a partire dall'ultimo grande capolavoro, The Rising del 2002, che lo ha consacrato come un artista tra i più grandi nel panorama della cultura americana degli ultimi cinquant'anni.
C'è compassione nelle [...] canzoni dell'album uscito nel luglio del 2002 come risposta alla tragedia delle Torri Gemelle, compassione e speranza, voglia di riscatto, di 'risurrezione' [...].
C'è rock potente in queste canzoni e molto uso delle sonorità gospel e blues, a indicare il doppio binario della speranza e della tristezza: 'Muovendosi su tali schemi, Springsteen utilizza la tristezza del blues nelle strofe - dove descrive le vicende delle vittime dell'attacco terroristico - per poi trascendere, col ritornello gospel, fino a invocare la fede, la speranza di una rinascita, la volontà di non arrendersi.'
In alcuni brani la sensazione che la canzone si trasformi in preghiera è vibrante, tangibile, come nel caso di Into the Fire o My City of Ruins, per fare gli esempi più vistosi.
Nella prima, alla strofa blues che narra la morte di un pompiere nel tentativo di salvare qualche vita dall'incendio delle Torri Gemelle:
Un cielo striato di sangue cadeva in pezzi
Ti ho sentito chiamare il mio nome
poi sei svanito nella polvere
In cima alle scale, nel fuoco
risponde un ritornello gospel, composto da 'un refrain che per sette volte, in forma litanica, gira intorno alle parole forza, fede, speranza, amore:
Ci dia la forza la tua forza
Ci dia fede la tua fede
Ci dia speranza la tua speranza
Ci dia amore il tuo amore [...]
Un'immersione nella realtà, questo disco che ha rilanciato e consacrato [...] il mito di Springsteen; un vero faccia a faccia con la verità nuda e cruda, anche quando è insostenibile un confronto serrato che però può portare anche oltre la verità, verso uno 'sfondamento' che ha come approdo l'amore.
Così canta in World Apart:
Certe volte la verità non è abbastanza
O ce n'è anche troppa in tempi come questi
Buttiamo via la verità la troveremo in questo bacio
Nella tua pelle sopra la mia nel battito dei nostri cuori
La vita ci accolga prima che la morte ci divida
Riassume efficacemente Leonardo Colombati: 'Per Springsteen, l'unico modo per sublimare un'esperienza - anche la più drammatica - è quello di ricorrere all'amore. La verità è nell'amore.' [...]" Fonte: Springsteen in classe, A. Monda, Emi Editore, pgg. 73-76 - La poetica
Bob Dylan e Bruce Springsteen
sabato 7 ottobre 2017
“WE ARE THE CHAMPIONS”, FRA ARTE E RICORDO
“[...] We are the Champions - My Friend
And we’ll keep on fighting till the end [...]
No time for losers [...]”
giovedì 5 ottobre 2017
SUL VALORE DEI RICORDI, FRA MUSICA ED UMANE MEMORIE
"[...] Now we went walking in the rain
talking about the pain from the world we hid
now there ain’t nobody nowhere
nohow gonna ever understand me the way you did
maybe you’ll be out there on that road somewhere
in some bus or train traveling along
in some motel room there’ll be a radio playing
and you’ll hear me sing this song
well if you do you’ll know I’m thinking of you
and all the miles in between
and I’m just calling one last time not to change your mind
but just to say I miss you [...]
good luck goodbye, Bobby Jean [...]"
martedì 3 ottobre 2017
TRA (FORME DI) POVERTA' E VICOLI, DI MUSICA IN ARTE
"[...] Il circo è già arrivato qui in città
io e la mia signora ci affacciamo stasera
da via della Povertà [...]
Arriva Romeo sconsolato
e si lamenta 'la mia donna sei tu'
ma qualcuno gli dice
'sei nel posto sbagliato, non farti rivedere più' [...]
Adesso si nasconde la luna
anche le stelle sono quasi nascoste
l'indovina che legge la fortuna
se ne sta andando con le sue risposte [...]"
domenica 1 ottobre 2017
DI MUSICA IN MUSICHE, FRA JAZZ E CITAZIONI
“[...] La vera musica è il silenzio.
Tutte le note non fanno che incorniciare il silenzio. [...]”
(M. Davis, cit.)
martedì 26 settembre 2017
(CERCARE DI) STARE BENE, DI ATTIMO IN ATTIMO
"[...] Ho bisogno almeno di un motivo che mi faccia stare bene
sono stufo dei drammi in tele, delle lamentele, delle star in depre
del nero lutto di chi non ha niente a parte avere tutto [...]
Soffiano venti caldi, siamo rimasti in venti calmi [...]
Ora che mi fido di te come di chi fa autostop in manette [...]
Con le mani sporche fai le macchie nere
vola sulle scope come fan le streghe
devi fare ciò che ti fa stare bene [...]
Ho bisogno almeno di un motivo che mi tiri su il morale
prima che la rabbia mi strozzi mentre premo sul collare
pare che il brutto male nasca spontaneo da un conflitto irrisolto
vadano a dirlo a chi ha raccolto l'uranio dal conflitto in Kosovo.
Chi se ne sbatte
di diete famose, di strisce nel cielo e di banche [...]
Sono tutti in gara e rallento fino a stare fuori dal tempo
superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene. [...]"
(Ti fa stare bene, Caparezza, cit.)
sabato 23 settembre 2017
NON INSEGNARE AI BAMBINI, FRA MUSICA E TRADUZIONE DI REALTA'...
"[...] Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza. [...]
se proprio volete
raccontategli il sogno di
un'antica speranza. [...]"
giovedì 21 settembre 2017
"LA MEDIOCRAZIA", CERCANDO PUNTI DI MIGLIORAMENTO PER GLI ESSERI UMANI
Quale potrebbe essere l'approccio involutivo a cui questa Terra potrebbe andare incontro nei prossimi anni? Se il mondo non procede per il verso corretto le colpe appartengono (esclusivamente) agli esseri umani, fautori da sempre della larg(hissim)a parte delle sorti dell'intero pianeta.
Qualora la politica e le Istituzioni non diano un contributo positivo e propositivo alla collettività mai si dovrebbe dimenticare che - nei fatti - le stesse sono figlie delle scelte umane e dei meccanismi di rappresentazione su varie "scale".
Condizioni simili sono forzatamente costrette a viverle realtà quali ambiente, società, realtà produttive solo per citarne alcune.
Dove potrebbero nascondersi le minime "componenti" che rendono negative tutte queste strutture?
Quali e quante saranno le persone (ir)responsabili che potrebbero finire per far degenerare l'intero pianeta Terra? Rispondere a queste domande rischia di essere impresa titanica, proprio per la stragrande varietà di questioni attribuibili a queste potenziali discussioni.
Spunti interessanti e potenzialmente dirompenti potrebbero provenire dalla lettura del libro "La mediocrazia", scritto da Alain Deneault e pubblicato da Neri Pozza - I Colibrì.
Lo scopo dell'opera viene definita sin dalla copertina dello stesso:
"[...] 'Non c'è stata nessuna presa della Bastiglia, niente di paragonabile all'incendio del Reichstag, e l'incrociatore Aurora non ha ancora sparato un solo colpo di cannone. Eppure di fatto l'assalto è avvenuto, ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere.'
Così questo libro annuncia l'oggetto delle sue pagine: la presa del potere dei mediocri e l'instaurazione globale del loro regime, la mediocrazia, in ogni ambito della vita umana.
La trattazione che ne segue è una sorta di genealogia di questo evento che [...] tocca campi differenti - dalla politica [...] all'economia, al sistema dell'educazione, alla stessa vita sociale - offrendo differenti modulazioni di questa forma di potere.
Tuttavia, per Deneault, l'avvento della mediocrazia è impensabile senza l'avvento dell'industrializzazione del lavoro - sia manuale che intellettuale - e, in particolare, della sua espressione ultima, [...] quella religione d'impresa che pretende, nella nostra epoca, di 'unificare tutto' sotto la sua egida.
Oggi il termine 'mediocrazia' designa standard professionali, protocolli di ricerca, processi di verifica attraverso i quali la religione d'impresa organizza il suo culto, quell'ordine grazie al quale 'i mestieri cedono il posto a una serie di funzioni, le pratiche a precise tecniche, la competenza all'esecuzione pura e semplice.'
E' il risultato di un lungo percorso che è cominciato quando il lavoro è diventato 'forza-lavoro' [...] Il risultato è che oggi, nela società delle funzioni 'tecniche' [...] per lavorare 'bisogna saper far funzionare un determinato software, riempire un modulo senza storcere il naso, fare propria con naturalezza l'espressione 'alti standard di qualità nella governance di società nel rispetto dei valori di eccellenza' e salutare oppotunamente le persone giuste. Non serve altro.
Non va fatto nient'altro'. E per affacciarsi alla vita pubblica in ogni sua forma [...] non occorre altro che occupare 'il punto di mezzo, il centro, il momento medio elevato a programma' e abbracciare nozioni feticcio quali 'provvedimenti equilibrati', 'giusto centro' o 'compromesso'.
Insomma, essere perfettamente, impeccabilmente mediocri. [...]"
Ridefinire le questioni precedentemente poste sotto una più impostata luce votata a mostrare i rilievi di quanti sono mediocri può essere - forse - la chiave per cercare di interpretare differentemente quanto ci circonda per provare a cambiarlo in maniera strutturale.
Per individuare chi sia mediocre e cosa sia la mediocrità occorre partire - in incipit ma non solo - da un'analisi strutturale dei tratti maggiormente caratteristici di questo 'male' tanto oscurante quanto poco riconosciuto dalla collettività:
"[...] Mediocrità è un sostantivo che indica una posizione intermedia tra superiore e inferiore, ovvero suggerisce uno stare nel mezzo, una qualità modesta, non del tutto scarsa ma certo non eccellente; indica insomma uno stato medio tendente al banale, all'incolore, e la mediocrazia è di conseguenza tale stato medio innalzato al rango di autorità...In tale regime, definirsi libero sarà solo un modo di manifestarne l'efficacia. [...]"
Le qualità di quanti possono definirsi davvero liberi da certi stereotipi collettivi dove potrebbero essere ricercate? Quanto si dovrà migliorare ancora per uscire dalle condizioni di mediocrità precedentemente delineate e definite?
Il desolante e asfittico quadro si configura come strutturato all'insegna di possibili peggioramenti, qualora le forze specificamente tratteggiate precedentemente non dovessero affinare le proprie competenze e specificità.
Ribellione alle mediocrità o gestione perentoria delle mediocrazie verso vomitevoli ribassi?
Quali potrebbero essere gli ulteriori punti di crollo caratteristici di un sistema così tanto votato a forme tanto statiche quanto poco statistiche di peggioramento strutturale?
Seppur in forme anche poco condivisibili quali potrebbero essere le ragioni di una diagnosi tanto infausta quanto poco tendente al compromesso ed all'ipocrita?
"[...] Curiosità, coraggio, talento? No, per essere cooptati, nelle imprese come nelle organizzazioni e nei posti decisionali, vince il conformismo [...]"
Gli aspetti vincolati e vincolanti del conformismo potrebbero e potranno sempre più in futuro sembrare alquanto complessi da squilibrare e scardinare.
E' altrettanto vero che la non-azione potrebbe comportare un notevole peggioramento delle cose, in risposta ad uno stato di cose tanto precario quanto palesemente inadatto e deficitario.
L'equilibrio delle quotidiane vicende consegnate alla collettività costituirà sempre tributo agli errori compiuti da un'infinita marea di singole individualità.
Leggerne per confutarne, leggerne per risponderne o per documentarsi riguardo a forme di mediocrità estese a molti settori e - pertanto - non più circoscrivibili con efficacia e convinzione:
Qualora la politica e le Istituzioni non diano un contributo positivo e propositivo alla collettività mai si dovrebbe dimenticare che - nei fatti - le stesse sono figlie delle scelte umane e dei meccanismi di rappresentazione su varie "scale".
Condizioni simili sono forzatamente costrette a viverle realtà quali ambiente, società, realtà produttive solo per citarne alcune.
Dove potrebbero nascondersi le minime "componenti" che rendono negative tutte queste strutture?
Quali e quante saranno le persone (ir)responsabili che potrebbero finire per far degenerare l'intero pianeta Terra? Rispondere a queste domande rischia di essere impresa titanica, proprio per la stragrande varietà di questioni attribuibili a queste potenziali discussioni.
Spunti interessanti e potenzialmente dirompenti potrebbero provenire dalla lettura del libro "La mediocrazia", scritto da Alain Deneault e pubblicato da Neri Pozza - I Colibrì.
Lo scopo dell'opera viene definita sin dalla copertina dello stesso:
"[...] 'Non c'è stata nessuna presa della Bastiglia, niente di paragonabile all'incendio del Reichstag, e l'incrociatore Aurora non ha ancora sparato un solo colpo di cannone. Eppure di fatto l'assalto è avvenuto, ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere.'
Così questo libro annuncia l'oggetto delle sue pagine: la presa del potere dei mediocri e l'instaurazione globale del loro regime, la mediocrazia, in ogni ambito della vita umana.
La trattazione che ne segue è una sorta di genealogia di questo evento che [...] tocca campi differenti - dalla politica [...] all'economia, al sistema dell'educazione, alla stessa vita sociale - offrendo differenti modulazioni di questa forma di potere.
Tuttavia, per Deneault, l'avvento della mediocrazia è impensabile senza l'avvento dell'industrializzazione del lavoro - sia manuale che intellettuale - e, in particolare, della sua espressione ultima, [...] quella religione d'impresa che pretende, nella nostra epoca, di 'unificare tutto' sotto la sua egida.
Oggi il termine 'mediocrazia' designa standard professionali, protocolli di ricerca, processi di verifica attraverso i quali la religione d'impresa organizza il suo culto, quell'ordine grazie al quale 'i mestieri cedono il posto a una serie di funzioni, le pratiche a precise tecniche, la competenza all'esecuzione pura e semplice.'
E' il risultato di un lungo percorso che è cominciato quando il lavoro è diventato 'forza-lavoro' [...] Il risultato è che oggi, nela società delle funzioni 'tecniche' [...] per lavorare 'bisogna saper far funzionare un determinato software, riempire un modulo senza storcere il naso, fare propria con naturalezza l'espressione 'alti standard di qualità nella governance di società nel rispetto dei valori di eccellenza' e salutare oppotunamente le persone giuste. Non serve altro.
Non va fatto nient'altro'. E per affacciarsi alla vita pubblica in ogni sua forma [...] non occorre altro che occupare 'il punto di mezzo, il centro, il momento medio elevato a programma' e abbracciare nozioni feticcio quali 'provvedimenti equilibrati', 'giusto centro' o 'compromesso'.
Insomma, essere perfettamente, impeccabilmente mediocri. [...]"
Ridefinire le questioni precedentemente poste sotto una più impostata luce votata a mostrare i rilievi di quanti sono mediocri può essere - forse - la chiave per cercare di interpretare differentemente quanto ci circonda per provare a cambiarlo in maniera strutturale.
Per individuare chi sia mediocre e cosa sia la mediocrità occorre partire - in incipit ma non solo - da un'analisi strutturale dei tratti maggiormente caratteristici di questo 'male' tanto oscurante quanto poco riconosciuto dalla collettività:
"[...] Mediocrità è un sostantivo che indica una posizione intermedia tra superiore e inferiore, ovvero suggerisce uno stare nel mezzo, una qualità modesta, non del tutto scarsa ma certo non eccellente; indica insomma uno stato medio tendente al banale, all'incolore, e la mediocrazia è di conseguenza tale stato medio innalzato al rango di autorità...In tale regime, definirsi libero sarà solo un modo di manifestarne l'efficacia. [...]"
Le qualità di quanti possono definirsi davvero liberi da certi stereotipi collettivi dove potrebbero essere ricercate? Quanto si dovrà migliorare ancora per uscire dalle condizioni di mediocrità precedentemente delineate e definite?
Il desolante e asfittico quadro si configura come strutturato all'insegna di possibili peggioramenti, qualora le forze specificamente tratteggiate precedentemente non dovessero affinare le proprie competenze e specificità.
Ribellione alle mediocrità o gestione perentoria delle mediocrazie verso vomitevoli ribassi?
Quali potrebbero essere gli ulteriori punti di crollo caratteristici di un sistema così tanto votato a forme tanto statiche quanto poco statistiche di peggioramento strutturale?
Seppur in forme anche poco condivisibili quali potrebbero essere le ragioni di una diagnosi tanto infausta quanto poco tendente al compromesso ed all'ipocrita?
"[...] Curiosità, coraggio, talento? No, per essere cooptati, nelle imprese come nelle organizzazioni e nei posti decisionali, vince il conformismo [...]"
Gli aspetti vincolati e vincolanti del conformismo potrebbero e potranno sempre più in futuro sembrare alquanto complessi da squilibrare e scardinare.
E' altrettanto vero che la non-azione potrebbe comportare un notevole peggioramento delle cose, in risposta ad uno stato di cose tanto precario quanto palesemente inadatto e deficitario.
L'equilibrio delle quotidiane vicende consegnate alla collettività costituirà sempre tributo agli errori compiuti da un'infinita marea di singole individualità.
Leggerne per confutarne, leggerne per risponderne o per documentarsi riguardo a forme di mediocrità estese a molti settori e - pertanto - non più circoscrivibili con efficacia e convinzione:
- Commercio;
- Finanza;
- Cultura;
- Civiltà;
- Società;
- Politica.
Tutto sembra essere al tempo stesso avvolto e coinvolto in un collettivo disinteresse.
Quali ricette per confutare e/o per ribaltare questa devastante diagnosi?
martedì 19 settembre 2017
FRA POTERI E MEDIOCRI, CERCANDO UN PUNTO DI (NON) RITORNO
"[...] Mettete da parte i testi difficili, basteranno i libri contabili. Non siate né fieri né faceti, e nemmeno a vostro agio: rischierete di apparire arroganti. Mitigate la passione, il fervore, perché potrebbe spaventare. Soprattutto, non fatevi venire nessuna 'buona idea': il tritadocumenti ne è già pieno. E poi, quello sguardo penetrante, che intimidisce, smorzatelo, diluitelo, e rilassate le labbra contratte; bisogna essere flessibili e anche mostrarsi tali, e poi parlare di sé riducendo il pronome io a poca cosa - dovete essere pronti per trovare un impiego. I tempi sono cambiati. [...]
Eppure di fatto l'assalto è avvenuto, ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere. La principale competenza di un mediocre? Riconoscere un altro mediocre.
Insieme organizzeranno scambi di favori per rendere potente un clan destinato a crescere, perché i mediocri fanno presto ad attirare i loro simili.
L'importante non è tanto evitare la stupidità, quanto agghindarla con i simboli e i simulacri del potere. 'Se la stupidità non somigliasse così tanto al progresso, al talento, alla speranza o al miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido', osservava Robert Musil.
Si tratta di essere soddisfatti di nascondere le proprie carenze attraverso un comportamento normale, di vantarsi di essere pragmatici e non stancarsi mai di progredire in tal senso, perché la mediocrazia non sopporta né i cialtroni né gli incompetenti.
Bisogna saper far funzionare un determinato software, riempire un modulo senza storcere il naso, fare propria con naturalezza l'espressione 'alti standard di qualità nella governance di società nel rispetto dei valori di eccellenza' e salutare opportunamente le persone giuste.
Non serve altro, non va fatto nient'altro. Mediocrità è un sostantivo che [...] suggerisce uno 'stare nel mezzo', una qualità modesta, non del tutto scarsa ma certo non eccellente; indica insomma uno stato medio tendente al banale, all'incolore [...]. In tale regime, definirsi libero sarà solo un modo di manifestarne l'efficacia. [...]"
Fonte: Introduzione, La Mediocrazia, A. Deneault, Neri Pozza - I colibrì
Eppure di fatto l'assalto è avvenuto, ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere. La principale competenza di un mediocre? Riconoscere un altro mediocre.
Insieme organizzeranno scambi di favori per rendere potente un clan destinato a crescere, perché i mediocri fanno presto ad attirare i loro simili.
L'importante non è tanto evitare la stupidità, quanto agghindarla con i simboli e i simulacri del potere. 'Se la stupidità non somigliasse così tanto al progresso, al talento, alla speranza o al miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido', osservava Robert Musil.
Si tratta di essere soddisfatti di nascondere le proprie carenze attraverso un comportamento normale, di vantarsi di essere pragmatici e non stancarsi mai di progredire in tal senso, perché la mediocrazia non sopporta né i cialtroni né gli incompetenti.
Bisogna saper far funzionare un determinato software, riempire un modulo senza storcere il naso, fare propria con naturalezza l'espressione 'alti standard di qualità nella governance di società nel rispetto dei valori di eccellenza' e salutare opportunamente le persone giuste.
Non serve altro, non va fatto nient'altro. Mediocrità è un sostantivo che [...] suggerisce uno 'stare nel mezzo', una qualità modesta, non del tutto scarsa ma certo non eccellente; indica insomma uno stato medio tendente al banale, all'incolore [...]. In tale regime, definirsi libero sarà solo un modo di manifestarne l'efficacia. [...]"
Fonte: Introduzione, La Mediocrazia, A. Deneault, Neri Pozza - I colibrì
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